Alla riscoperta della famiglia per una nuova fratellanza

di Marco Grieco

«Familia est principium urbis», “la famiglia come cellula della società”. L’arcivescovo Vincenzo Paglia sceglie un autore latino, non cristiano, come Cicerone per spiegare gli orizzonti odierni della famiglia e lo sguardo di una Chiesa che torna alle sorgenti della sua vocazione materna. A margine dell’evento «Laudata Economia» organizzato dalla rivista «Formiche», il presidente della Pontificia Accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio Istituto teologico San Giovanni Paolo ii   per le Scienze sul matrimonio e sulla famiglia, si sofferma su quest’ultima, vedendone il sintomo di società, oggi più che mai, smarrita, specialmente fra i Paesi europei: «La famiglia è un po’ come l’universale concreto del pianeta e di coloro che lo abitano. Io mi domando se la povertà della dimensione solidaristica universale non derivi anche dall’indebolimento della cultura della familiarità nella sua articolazione plurale»  afferma.
Perché di indebolimento si tratta. Lo rilevano i dati recenti dell’Annuario Statistico della Chiesa , relativi ai battezzati fra 2013 e 2018: se in Africa, i cattolici hanno registrato un aumento del 15%, in Europa è evidente un calo dello 0,4%. Il continente europeo non è mai stato così vecchio, stretto nella morsa di un inverno demografico esacerbato dalla recente pandemia di covid-19.

Papa Francesco coglie appieno questa dicotomia evidente nell’enciclica Fratelli tutti : nel Nord del mondo, la famiglia chiusa nel suo recinto domestico rischia di cadere nella tentazione di localizzazione, arrivando a quella che chiama «meschinità casalinga […]. Quando la casa non è più famiglia, ma recinto, cella» (142). Monsignor Paglia rilancia lo spunto del Santo Padre: «Ecco perché, in questo contesto, è indispensabile riscoprire non tanto la coppia iscritta in un orizzonte di amore romantico, quanto la famiglia con tutte le sue articolazioni affettive, sentimentali e di responsabilità, che certamente la rendono un’immagine molto più concreta rispetto all’universale» sottolinea.

Fratelli tutti
 , rileva il presule, si comprende nel solco della precedente enciclica sociale Laudato si’ , ma risponde implicitamente alla Caritas in veritate  di  Benedetto xvi , in cui la prossimità che si riduce a scarna uguaglianza non è sufficiente ad alimentare la famiglia: «La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità» (19). Per questo — sottolinea Paglia — leggere Fratelli tutti  con la Laudato si’  può contribuire a «riscoprire una nuova forza semantica della dimensione familiare. Quando si parla di casa comune, si parla con un’eco di essa, che è difficile ritrovare nella famiglia mononucleare del tempo. In famiglie la cui maggioranza ha il figlio unico, può suonare problematico anche il termine “fratello”, sicché ad essere minacciato può essere il senso stesso della relazione familiare» aggiunge. Ecco, allora, che il documento del Pontefice allarga la prospettiva: il Creato, analizzato da una prospettiva “poliedrica” nella Laudato si’ , diventa la casa comune che accoglie una famiglia universale, che nell’unione trova la sua appartenenza. Da cosa bisogna partire, quindi? «La cultura marcata dall’individualismo diventa matrigna e arresta il desiderio profondo della famiglia, che tutti — anche in Europa — hanno. Mi auguro che questo profondo desiderio di famiglia venga facilitato a uscire all’aperto e crescere» spiega l’arcivescovo.

Il presule ha ben chiaro il pensiero del Papa latinoamericano, abituato a vivere nelle megalopoli dove la realtà familiare spesso si disintegra. Da ciò — conclude  — l’importanza di riscoprire uno “spirito di famiglia” allargandone la prospettiva a contesti più grandi, che ci accomunano. Riecheggiano, nelle sue parole, quelle del Pontefice quando, ritirando il premio Carlo Magno il 6 maggio 2016, auspicò la crescita dell’Europa quale “famiglia di popoli”.

L’OSSERVATORE ROMANO