Un futuro di speranze

Un futuro di speranze

Un futuro di speranze


di Elisabetta Lomoro

Una testimonianza quella di S.Valentino che segna, ancora oggi, in profondità le radici della città, al punto da poter dire che non c’è la Terni vera senza queste radici. Esse vanno riscoperte nella loro forza e ricchezza, quella segnata da una cultura che deve sempre tendere al bene comune. Vincenzo Paglia, vescovo della diocesi di Terni Narni Amelia invita la città a ripartire dall’amore, sottolineando l’importanza delle radici spirituali del santo patrono.  

Quale il senso della festa di san Valentino per la città?

La festa di S. Valentino è coincisa con un momento particolarmente delicato per la nostra città: la chiusura del reparto magnetico dell’acciaieria. Ha colpito particolarmente la freddezza con cui tale decisione è stata presa e comunicata dalla dirigenza tedesca della Thyssen-Krupp. La reazione è stata inizialmente piuttosto drammatica, ma abbiamo scoperto poi una solidarietà e compattezza incredibile, sia da parte di tutti i cittadini, che del governo, dell’Europa, della Chiesa italiana, lo stesso card. Ruini che ha espresso la sua solidarietà e interessamento. E poi il Santo Padre che ha rivolto solidali e toccanti parole ai lavoratori giunti in pellegrinaggio a piedi in piazza S.Pietro, ma rivolte anche al mondo intero ponendo l’accento sull’importanza e la dignità del lavoro. Gli stessi lavoratori-pellegrini hanno poi inteso ringraziare il Santo Padre con una lettera nella quale esprimono immensa gratitudine per le toccanti parole espresse nell’Angelus: “che ci hanno ridato sicuramente fiducia e speranza per un esito positivo della  crisi che sta investendo il nostro reparto dell’acciaieria di Terni – queste le loro parole – Non può neanche immaginare quanta commozione hanno suscitato in noi le Sue inaspettate parole; tutta la fatica accumulata durante il pellegrinaggio si è dissolta, ed i nostri occhi si sono riempiti di lacrime”.
Vorrei anche ricordare che al loro ringraziamento al Santo Padre si è aggiunto quello di tutta la comunità ternana per l’affetto e la vicinanza dimostrata in questo momento di crisi.
Devo dire che lo spirito d’amore di S.Valentino si è manifestato in questa compattezza e vicinanza agli operai. Siamo tutti ben coscienti che toccare le acciaierie significa toccare il cuore stesso della città. Oggi, come è accaduto anche in altri periodi di crisi della produzione dell’acciaio, difendere questo patrimonio della città è assolutamente necessario. Ecco perché abbiamo guardato con grande favore alla decisone che ha annullato, per ora, la chiusura e che ha riconfermato i livelli occupazionali, l’apertura di un tavolo di trattative per cercare di risolvere  in modo degno  e soddisfacente l’intera questione.

La sua esortazione ad una rinascita spirituale che senso acquista ora?

La mia affermazione di ripartire tutti da S. Valentino, cioè da un amore appassionato, attento, solidale, è quanto mai importante. Ritengo necessario un risveglio spirituale, una ritrovata energia evangelica, un rinnovato amore per la città, una rinnovata audacia che si fonda solo su uno spirito nuovo. Da questo rinnovamento interiore può nascere una creatività diversa per la città e lontana dall’attenzione esclusiva ai propri interessi. Una energia creativa che, mentre ci fa radicare nella tradizione, permette anche di trovare nuove forme di sviluppo, di occupazione, di futuro. Credo che il rischio che la città ha vissuto in passato sia stato provocato da una sorta di pigrizia interiore, di sclerosi spirituale, di conservatorismo pigro. Per essere buoni cittadini si deve ritrovare una nuova anima nella vita spirituale. Solo se i cristiani sono veri discepoli del vangelo riescono anche ad essere buoni cittadini che amano lo sviluppo, la pace, la giustizia e la serenità.

Una crescita che investe solo la cultura?

Questo passaggio storico che Terni sta vivendo ci deve far pensare in modo rinnovato la città, sviluppando un nuovo modo concepire e di amministrare. In questo senso, credo che tutti, dagli amministratori ai cittadini, da chi crede e chi non crede, debbano cercare un’originale attenzione e  modo di pensare in cui prevalgano competenza, onestà, serietà e cultura, ma anche un’audacia della politica che sappia tendere anzitutto al bene comune.

Come vede il futuro della città e cosa spera?

Il futuro della città deve ripartire dalla compattezza dimostrata in questi giorni. Questo non vuol dire assenza di dibattito e di dialettica, tutt’altro. Vuol dire una accentuazione del dialogo, ossia uscire dalle secche di rivendicazioni corporative, uscire dalle trame di logiche ferree di gruppi, di partiti, di appartenenze, per entrare in una prospettiva nella quale, ciascuno con le proprie potenzialità, ricchezze e punti di vista, sia teso alla costruzione di un futuro comune, che, come è accaduto in questa occasione, va individuato partendo innanzi tutto dalle parti più deboli, perché è di lì che si deve immaginare un futuro nuovo per tutti.
La chiesa in questo deve essere ancor più attiva nel far proprio il futuro di questa città, non vivendo per se stessa e legata ad una sorta di routine autoreferenziale. C’è bisogno che tutti ci apriamo con un respiro vasto al futuro, portando attenzione, contributi, idee, energie di novità, tenendo presente sia delle parti più deboli ma anche delle prospettive universali che fanno aprire gli orizzonti della città oltre i suoi confini fino a quelli internazionali.