Pasqua 2009 – Messa a Narni

Pasqua 2009 - Messa a Narni


Era mattino presto quando Maria decise di andare al sepolcro. Voleva fare un ultimo gesto di amore verso quel Maestro che l’aveva capita e liberata da sette demoni. Lei, attratta dal suo insegnamento e dalla sua vita, aveva preso a seguirlo dalla Galilea. Ora tutto era finito. Tristemente si recava al sepolcro. Ma appena giunta vede che è stata tolta dall’ingresso la pietra che lo chiudeva. Senza neppure entrare corre da Pietro e da Giovanni per riferire loro che avevano portato via Gesù. E, aggiunge impensierita, “non sappiamo dove l’hanno posto!”. E già questo ci è di grande insegnamento. Quale differenza con questa donna che non cessa di cercare Gesù neppure da morto, mentre noi non lo cerchiamo neppure da vivo, anzi con una incredibile facilità ci dimentichiamo di lui. Forse dovremmo imparare un po’ più da lei a cercare Gesù per incontrarlo, per ascoltarlo, per dirgli che gli vogliamo bene, per imitarlo, per invocare il suo aiuto. Senza questo desiderio è difficile dirsi cristiani e ancor più gustarne la bellezza. Ma l’incontro con Gesù segue tutte le logiche di ogni rapporto umano: se ci si frequenta ci si ama, se non ci si incontra ci si dimentica. Oggi, questa donna ci sta davanti perché tutti noi che siamo venuti qui possiamo rivolgere i nostri occhi e il nostro cuore verso Gesù. E’ lui che può aiutarci e renderci felici. E lei va a chieder aiuto anche a Pietro e a Giovanni, i due apostoli, per comprendere dove sia Gesù. Abbiamo bisogno di aiuto se vogliamo sapere dove sta Gesù. Abbiamo bisogno di fratelli, dei sacerdoti, del catechista, di qualche amico più avanti nella fede che ci dica dov’è il Signore.


     Pietro e Giovanni corrono verso il sepolcro. Appena arrivati entrano e vedono solo le bende con il sudario senza più il corpo di Gesù. E il discepolo più giovane “vide e credette”. Cosa vide? Vide che c’erano le bende senza più il corpo di Gesù. Quindi non era stato trafugato. Gli eventuali ladri avrebbero preso corpo e bende. Per di più le bende erano rimaste dov’erano ma come svuotate del corpo, eccetto il sudario che stava però piegato a parte. Non era accaduto come per Lazzaro al quale – come ricordiamo – vennero sciolte le bende perché camminasse. Giovanni vide questo e credette. Gesù era risorto dai morti, come del resto più volte aveva detto loro, anche non lo avevano preso sul serio.


     Gesù era risorto dai morti. Questo è l’annuncio della Pasqua. La storia di Gesù non finisce con la sua morte come accade per tutti gli uomini. Gesù era tornato in vita, ma in una maniera ormai definitiva: era risuscitato con la sua carne, con il suo corpo. Questo significava che loro potevano ritornare con lui, riprendere quella vita che sembrava terminata. E infatti i Vangeli riportano varie apparizioni di Gesù che sembra continuare la vita precedente: si ferma con loro a magiare, va con loro sul lago, cammina con loro. Ora iniziavano a comprendere che non li avrebbe mai lasciati soli.


     Ma facciamo torniamo a questi giorni che la Liturgia della Chiesa ci ha fatto rivivere. La risurrezione è avvenuta al termine di un cammino talora anche drammatico. Nei giorni scorsi infatti abbiamo assistito ad una lotta terribile tra Gesù e il diavolo, tra il bene e il male, tra l’odio e l’amore. Nell’inno pasquale prima del Vangelo si canta: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello”. E sembrava che la morte avessero prevalso: Gesù, l’uomo mite e buono, l’uomo misericordioso e benigno, era stato ucciso sulla croce, sconfitto dal diavolo. E non sembra che il male continui a vincere anche oggi? Come non pensare a quel che è accaduto in Abruzzo? E come dimenticare l’incredibile catena di ingiustizie che come una corona di spine circonda il mondo? E la violenza sembra crescere. Quante prevaricazioni, anche tra noi, qui a Narni, nelle nostre città, nelle nostre case, tra familiari e conoscenti! E per di più sembra prevalere la convinzione che a vincere siano sempre i prepotenti, i forti. Il Vangelo della mitezza, dell’amicizia e dell’incontro appare sbeffeggiato dalla cultura dominante, come accadde anche con Gesù. I discepoli si erano lasciati prendere dalla paura forse proprio perché avevano visto che vinceva la violenza: avevano vinto i sacerdoti, i romani, la maggioranza. Sembrava che Gesù avesse perso per sempre.


     Ma quel mattino si ricredettero: Gesù non era stato vinto dalla morte, è lui che l’aveva vinta per sempre. Non fu semplice crederlo. Gli stessi apostoli all’inizio erano diffidenti. Domenica prossima ascolteremo il Vangelo di Tommaso l’incredulo. Ma i credenti ora sanno che il male può essere sconfitto, che la violenza può essere allontanata, che l’ultimo nemico, la morte, non ci distrugge definitivamente. Insomma, non dobbiamo rassegnarci alla avanzata del male. Ecco cos’è la Pasqua: la vittoria del bene. Non siamo più schiavi del demonio e della sua cattiveria contro di noi e l’umanità che conduce sino alla morte. Ora Gesù è più forte del demonio. Lo ha sconfitto.


     Comprendete allora perché è bene avere oggi davanti ai nostri occhi Maria di Magdala, Pietro e Giovanni che vanno cercare Gesù. Noi siamo facilitati rispetto a loro. Con il battesimo siamo stati accolti in quella corrente di amore sgorgata nel mattino di Pasqua. Siamo immersi in questa comunità – la Chiesa – sgorgata dalla risurrezione di Gesù. Chi accoglie il Signore ha già vinto la morte, ha già nel cuore i germi della risurrezione. Per questo l’apostolo Paolo può dire che siamo risorti con Cristo. Sì, chiunque accoglie nel cuore l’amore di Gesù ha in sé la vita che non finisce. E l’apostolo aggiunge: “Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù”, ossia cercate l’amore, diventate uomini e donne che sanno voler bene, che sanno amarsi, che sanno amare gli altri. La vita eterna, il paradiso, inizia dove finisce l’amore per sé e inizia l’amore per gli altri. Se resti chiuso in te stesso, sei prigioniero del diavolo, resti chiuso nel tuo sepolcro; ma se ti lasci amare da Gesù ti viene tolta la pietra pesante dal cuore e inizi a vedere gli altri. Inizia così la vita eterna, le cose del cielo, quelle di lassù, come di Paolo l’apostolo. Care sorelle cari fratelli, accogliamo il dono della Pasqua. Rinnoveremo ora le nostre promesse battesimali: è il nostro no al diavolo e il nostro si a Gesù. E’ la nostra Pasqua, la Pasqua dell’amore.