Epifania del Signore

La manifestazione del Signore al mondo



Care sorelle e cari fratelli,


con la festa dell’epifania celebriamo la manifestazione del Signore al mondo. La Chiesa da sempre ha visto nei magi i rappresentanti dell’intera umanità e, con la celebrazione dell’epifania, vuole quasi guidare ogni uomo e ogni donna verso il Bambino ch’è nato. C’è, in questa festa, un’ansia di universalità e assieme di urgenza. E’ l’ansia di dire ai popoli e alle nazioni della terra che non debbono aspettare ancora troppo tempo per incontrare Gesù. Egli è appena nato, non sa ancora parlare, ma tutti possono già incontrarlo, vederlo e accoglierlo. E i magi dicono: “Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”, dissero i magi ad Erode. Chi erano? I Magi erano ricchi intellettuali che, dall’Oriente, l’attuale Irak, si erano incamminati verso la terra d’Israele per adorare il “re” ch’era nato. Il Vangelo non indica né il numero, né la patria, né i nomi di questi singolari personaggi; ci fa capire però che non erano ebrei e che pertanto non conoscevano le Scritture.


Nella notte di Natale Gesù si è manifestato ai pastori, uomini d’Israele, anche se tra i più disprezzati; furono loro i primi a portare un po’ di calore in quella fredda stalla di Betlemme. Ora giungono i magi dal lontano Oriente e anch’essi possono vedere il Signore. I pastori e i magi, sono molto diversi tra loro, ma questa volta hanno una cosa in comune: il cielo. I pastori non si mossero perché erano buoni, ma perché, alzando gli occhi al cielo, videro gli angeli, ascoltarono la loro voce ed obbedirono. Così pure i magi. Non partirono per una sorta di nuova avventura; certo, speravano e attendevano un mondo diverso, più giusto, e per questo scrutavano il cielo: videro una “stella” e fedelmente la seguirono. Gli uni e gli altri ci suggeriscono che per incontrare Gesù è necessario alzare lo sguardo da se stessi e scrutare le parole e i segni che il Signore ci propone. Per i magi, come del resto anche per i pastori, non fu tutto chiaro dall’inizio. L’evangelista non a caso nota che la stella ad un certo punto scomparve. Ma non si persero d’animo. Andarono da Erode per chiedere spiegazioni; le ascoltarono con attenzione e continuarono subito il loro cammino. E all’uscire da Gerusalemme la stella ricomparve, “ed essi provarono una grandissima gioia”, nota l’evangelista. A noi, che tanto spesso ci autocondanniamo ad essere guide di noi stessi, oppure a sentirci grandi e indipendenti ad ogni costo, viene rubata la gioia di avere la “stella”. Sì, c’è un sollievo nel vedere la stella, ossia nel sentirsi guidati e non abbandonati al proprio destino. I magi ci esortano a riscoprire la gioia di dipendere dalla stella, ch’è anzitutto il Vangelo, la Parola del Signore: “La Tua parola è luce sul mio cammino”, canta il salmo 119. E’ il Vangelo infatti che ci conduce verso quel Bambino. Senza vedere, senza leggere, senza seguire il Vangelo non è possibile incontrare Gesù. I magi, appena giunti, entrarono nella casa, “videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Arrivati a quel singolare santuario essi, pur essendo re, si inginocchiarono davanti a quel Bambino indifeso. Probabilmente era la prima volta che si prostravano davanti ad un bambino, loro ch’erano abituati a ricevere onori ed ossequi. Resta senza dubbio un gesto strano. Per loro non fu così. Avendo saputo guardare oltre se stessi riconobbero, in quel Bambino, il Salvatore. Assieme a Maria, a Giuseppe e ai pastori, anche i magi avevano compreso che la salvezza era accogliere quel Bambino, debole e indifeso.


Ben diversa fu la reazione di Erode e degli abitanti di Gerusalemme. Appena seppero del Bambino non sentirono gioia come i magi o i pastori; al contrario, si turbarono ed Erode addirittura decise di uccidere quel Bambino. Il re e tutto il popolo non volevano essere disturbati. Il primo aveva paura di perdere il potere, i secondi, gli abitanti della città, non volevano che le loro abitudini subissero scosse o cambiamenti, nonostante che vivessero una situazione di occupazione. Non vollero alzare gli occhi da loro stessi e non poterono vedere la stella. Gesù, non solo non aveva trovato posto a Betlemme, non trovava posto neppure nel cuore degli abitanti di Gerusalemme. Sono i magi ora a salvare quel Bambino, a sottrarlo alla ferocia di Erode, il quale pur di conservare il suo potere non ebbe scrupolo di uccidere innocenti. Scrive Matteo che i magi, per un’altra strada, fecero ritorno al loro paese; del resto, quando si ha il Signore nel cuore non si può più percorrere la stessa strada di prima. I Magi sono oggi accanto a noi, un po’ più avanti, per guidarci verso le tante mangiatoie di questo mondo ove giacciono i piccoli e i deboli. E sono accanto a noi perché possiamo difendere quei piccoli dalla furia di Erode. Quell’Erode che in modo subdolo entra nella coscienza di tanti per eliminare quel Bambino che ha portato turbamento a lui e a tutta Gerusalemme. Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. Sì, quando si incontra Gesù non siamo più  come prima, non seguiamo più i sentieri dell’egocentrismo, ma ci incamminiamo per le strade dell’amore, per le vie dell’amicizia e della fraternità.