Lettera di convocazione dell’Assemblea Diocesana

Lettera di convocazione dell'Assemblea Diocesana

 


Carissime sorelle, carissimi fratelli in Cristo,


 


 


“Oggi Terni, assieme a questa terra, sta vivendo un momento delicato della sua storia; un momento di passaggio, di faticoso travaglio. Tutti siamo consapevoli che il passato non può tornare e che il futuro non è dietro l’angolo; richiede anzi una creatività ben più generosa di quella che mostriamo. Certo è facile rinchiudersi in una avara pigrizia o magari dire con Geremia: “Ahimé, Signore, ecco io non so parlare”(Ger 1,4). Ma il profeta Isaia ci mostra un altro atteggiamento: “Per amore di Gerusalemme non tacerò”(Is 62,1).  Sì, per amore della nostra città non possiamo tacere, non possiamo ripiegarci in noi stessi”(Omelia per la festa di S.Valentino, 14 febbraio 2008).


 


“Il Vangelo ci suggerisce che non ci sono due storie, una di Dio e l’altra degli uomini, e neppure due città, quella della terra e quella del cielo. C’è una sola storia, quella di Dio e dell’uomo che si cercano. E non ci sono due città, ma una sola: quella che viviamo e che il Vangelo ci invita a rendere nuova”. (La via dell’amore, Lettera pastorale 2007-2008, p. 75)


 


Per la forza e la luce che ci viene sempre di nuovo dalla partecipazione attraverso la Messa all’evento culminante della storia della Salvezza, non abbiamo potuto chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà che noi, le nostre famiglie, la nostra comunità cittadina in questo momento storico stiamo sperimentando, a partire da quelle sociali ed economiche. Nello stesso tempo, abbiamo potuto aprire ancor più i nostri occhi e vedere altresì le risorse e i “talenti” che abbiamo per costruire il futuro comune di questa nostra città perché sia migliore per tutti, a partire dai più deboli e svantaggiati.


 


Questo abbiamo compreso sempre meglio nel cammino di questi anni attraverso il mistero della Domenica e della sua liturgia, cammino che ci ha condotto all’evento del 14 Giugno scorso, che ci ha condotto a riconoscere e provare ad assumere tutte e tutti le nostre responsabilità, insieme a tutte le donne e tutti gli uomini di buona volontà, per il futuro della nostra città, delle nostre città.


 


Mentre procedeva il cammino di discernimento ci rendevamo conto di come esso chiamasse tutta la città – e noi Chiesa in essa – ad un profondo rinnovamento.


In particolare, mentre scoprivamo quale forza e quale luce l’Eucaristia dona allo sforzo civile, e come l’Eucaristia sia anche matrice di socialità nuova, conoscevamo e riconoscevamo sempre meglio la nostra inadeguatezza di cristiani e di Chiesa a quella stessa Eucaristia: noi non abbiamo la sua forma, non abbiamo la sua mente, non ci apriamo abbastanza alla sua forza rinnovante e riorientante.


Dire questo, in fondo, non è altro che dire quanto Giovanni Paolo II ci aveva chiesto di ricordare nella preparazione al Giubileo del 2000, ovvero quanto ancora insufficiente fosse da parte della Chiesa la ricezione e la fedeltà al Concilio che appunto Le chiedeva di tornare alle sue radici: l’Eucaristia, la Parola, la condivisione e la passione per l’umanità.


 


Dobbiamo semplicemente riconoscere che se ci chiediamo quale sia il rapporto tra Eucaristia e città – perché l’Eucaristia stessa ci obbliga a farlo! – non possiamo non chiederci quale sia il rapporto tra Eucaristia e Chiesa.


Non possiamo dire che questa seconda domanda viene prima, proprio perché non possiamo dimenticare che è impossibile amare chi non vedi se non ami chi vedi, e perché non possiamo dimenticare che la Chiesa è “segno e strumento” di qualcosa che la supera: l’intima unione con Dio e l’unità del genere umano (LG 1). Possiamo, anzi dobbiamo dire che dalla verità e dalla forza del rapporto fra Eucarestia e Chiesa dipende, per noi comunità di battezzati, la verità e la forza del rapporto fra Eucarestia e città.


 


Per questo vi propongo di vivere questi prossimi due anni, mentre proseguiamo il cammino attraverso e verso il cuore del mistero della Domenica e della sua Messa, avendo varcato la soglia dell’ “offertorio” ed affrontando ora il cuore stesso della celebrazione eucaristica, di porci ancora più seriamente il problema del rapporto tra Eucaristia e Chiesa.


 


Costruiremo insieme una lettera pastorale, come le altre volte, meditando insieme questo nodo cruciale della nostra fede e della nostra vita, su questo perno e non altrove faremo integrazione e rinnovamento della nostra azione pastorale e della nostra vita spirituale.


 


Cominceremo dall’Assemblea Ecclesiale diocesana del Novembre 2008, alla quale chiedo a tutti: parrocchie, uffici e commissioni diocesani, associazioni gruppi e movimenti, fedeli, di partecipare e di prepararsi al meglio di quanto possono.


Sarà un’Assemblea con grande spazio al dialogo. Chiedo a tutti una riflessione a partire dai semplici interrogativi che seguono.


 


Quali sono i soggetti ed i percorsi che attualmente aiutano la nostra Chiesa a lasciarsi conformare all’Eucaristia ed a divenire meglio strumento e segno dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano, secondo la sua vocazione?


 


Quali elementi, invece, sono per noi ostacolo in questo cammino? Cosa dobbiamo avere la forza ed il coraggio di lasciarci alle spalle?


 


Pensando alla nostra Chiesa diocesana, innanzitutto, ed alle sue parrocchie, quali poche e più urgenti azioni di rinnovamento pastorale suggeriresti?


 


Mi confronterò con le vostre risposte, chiederò innanzitutto a tutti i nostri sacerdoti ed al Consiglio Pastorale Diocesano di aiutarmi, proverò a mia volta ad interloquire con le forme che abbiamo già – e con successo – sperimentato in passato.


 


Sento con particolare forza, in questo momento, le parole iniziali della Gaudium et Spes, uno dei più significativi testi del Vaticano II: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono anche le gioia e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (n.1).


 


Non è qualcosa lontano da noi o per noi impossibile se ci lasciamo raggiungere e rinnovare dalla forza dell’Eucarestia che rinnova la vita e scalda il cuore.


 


         Terni, 14 Settembre 2008


                                                       


                                                        + Vincenzo Paglia