{"id":27275,"date":"2023-03-22T17:28:12","date_gmt":"2023-03-22T16:28:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=27275"},"modified":"2023-03-22T17:28:12","modified_gmt":"2023-03-22T16:28:12","slug":"introduzione-allassemblea-della-pontificia-accademia-per-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/introduzione-allassemblea-della-pontificia-accademia-per-la-vita.html","title":{"rendered":"Introduzione all&#8217;assemblea della Pontificia Accademia per la vita"},"content":{"rendered":"<p>Care amiche e cari amici, permettetemi di chiamarvi con questo appellativo dal sapore anche evangelico. Ci ritroviamo assieme in presenza in maniera consistente e siamo molto lieti. E mi fa piacere il contatto con i numerosi ospiti collegati con noi on line.<\/p>\n<p>Il tema che affrontiamo in questa nostra Assemblea Generale fa parte di un insieme di questioni di cui si sente parlare in modo sempre pi\u00f9 diffuso sia negli ambienti accademici che negli organi di stampa che raggiungono la sfera pubblica. Si tratta peraltro di questioni che per la loro novit\u00e0, ampiezza e portata non si lasciano risolvere con risposte schematiche, ingenuamente semplicistiche, che ricorrono a categorie di pensiero prefabbricate. Le rapide trasformazioni che stiamo vivendo, richiedono da parte nostra anzitutto un ascolto attento e disponibile di questi fenomeni. Gli interrogativi che emergono da queste incalzanti novit\u00e0, e le drammatiche contraddizioni che vi sono implicate, chiedono di essere messi a fuoco con molta cura. Di qui la decisione \u2013 condivisa all\u2019interno del nuovo Consiglio Direttivo &#8211; di affrontare il tema delle tecnologie emergenti e convergenti, che del resto papa Francesco cita esplicitamente nella Lettera <em>Humana communitas<\/em>, che ci ha scritto per il 25\u00b0 anniversario dell\u2019Accademia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mio compito in apertura dei lavori proporre delle risposte alle questioni che affronteremo. Ma credo utile indicare alcune coordinate sulle quali si collocano diversi degli interrogativi principali che ci troviamo di fronte.<\/p>\n<p><em>Conoscenza e responsabilit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Il primo asse di discernimento riguarda l\u2019atteggiamento conoscitivo necessario per affrontare in modo pi\u00f9 adeguato le questioni relative ai nostri temi. Gi\u00e0 negli anni scorsi abbiamo cercato di lavorare in questa direzione, parlando di bioetica globale, di macchine automatiche (robot), di algoritmi (AI) e di salute pubblica nel tempo della pandemia. Lo stesso papa Francesco pi\u00f9 volte ha sottolineato la necessit\u00e0 di adottare un orizzonte ampio e flessibile di interfacciamento dei nuovi fenomeni. L\u2019effetto congiunto della loro interazione, infatti, \u00e8 superiore alle parti: l\u2019interconnessione chiede un approccio alla complessit\u00e0 poliedrica dell\u2019insieme, che impone un deciso avanzamento verso un approccio conoscitivo transdisciplinare. Il dialogo tra le discipline, infatti, \u00e8 necessario, ma anche insufficiente: perch\u00e9 ci sono aspetti che possono essere inquadrati, gi\u00e0 solo fenomenologicamente, con uno sguardo in cui gli strumenti disciplinari concorrono e si integrano nella descrizione stessa dei fenomeni che devono essere identificati.<\/p>\n<p>Questa attenzione alle modalit\u00e0 con cui apprendiamo e conosciamo la realt\u00e0, per altro, non \u00e8 un discorso solo teorico, metodologico o epistemologico, ma ha una profonda rilevanza etica. Tanto maggiore quanto pi\u00f9 i processi della conoscenza scientifica e gli sviluppi dell\u2019evoluzione tecnica riguardano direttamente le stesse facolt\u00e0 umane di conoscere e di apprendere, di sentire e di volere, di valutare e di decidere. Dal modo in cui conosciamo dipende anche l\u2019identificazione dei luoghi della nostra responsabilit\u00e0, che continuano a dilatarsi grazie a tecnologie sempre pi\u00f9 potenti. Nello studiare e nel conoscere i fenomeni della natura e della societ\u00e0 non va perci\u00f2 trascurata la riflessione critica sulle categorie di pensiero con cui diamo loro forma. \u00c8 oggi quanto mai necessaria una \u00abcomunicazione tra le discipline\u00bb (<em>Fratelli tutti<\/em>, 204) per scongiurare \u00abil rischio che un progresso scientifico venga considerato l\u2019unico approccio possibile per comprendere un aspetto della vita, della societ\u00e0 e del mondo. Invece, un ricercatore che avanza fruttuosamente nella sua analisi ed \u00e8 anche disposto a riconoscere altre dimensioni della realt\u00e0 che indaga, grazie al lavoro di altre scienze e altri saperi si apre a conoscere la realt\u00e0 in maniera pi\u00f9 integra e piena\u00bb (<em>ibidem<\/em>). Per fare un esempio che riguarda i temi di cui ci occupiamo, pensiamo ai diversi modi di comprendere la malattia e la salute. Essi dipendono dal tipo di scienze di cui ci serviamo: se trascuriamo l\u2019ambiente, la societ\u00e0, l\u2019economia e la cultura, saremo spinti a dare risposte solo mediche o biologiche. Ma la pandemia ci ha insegnato quanto tale prospettiva sia insufficiente. Per questo si \u00e8 parlato anche di \u00absindemia\u00bb: per indicare la molteplicit\u00e0 di dimensioni \u2013 non solo fisiche \u2013 che hanno interagito nella diffusione del contagio. I determinanti della salute (e della malattia) richiedono un approccio ben pi\u00f9 articolato per essere efficacemente compresi e responsabilmente gestiti.<\/p>\n<p>Le \u201ctecnologie emergenti e convergenti\u201d sfidano i nostri atteggiamenti mentali e il modo con cui il nostro sapere \u00e8 organizzato. Esse portano anzitutto allo scoperto il collegamento tra saperi e tra diversi tipi di tecnologie. Ma, a un livello pi\u00f9 fondamentale, mettono in luce con particolare forza la reciproca interazione tra l\u2019essere umano e l\u2019ambiente: ogni cambiamento dell\u2019uno retroagisce sull\u2019altro, per cui evolvono sempre insieme. Trasformare l\u2019ambiente nelle sue molteplici dimensioni naturali, culturali, tecnologiche, significa sempre anche trasformare noi stessi. Dobbiamo considerare pi\u00f9 attentamente questi aspetti per tenere meglio conto della complessit\u00e0 dei fenomeni ed evitare classificazioni astratte tra personale e artificiale, tra umano e tecnologico, tra diverse forme viventi della biosfera. Solo in questo modo potremo impostare una riflessione che ci permetta di comprendere e sviluppare un rapporto con le macchine che non segua, magari surrettiziamente, la logica della sostituzione dell\u2019uomo da parte della macchina, ma piuttosto quella di un\u2019effettiva cooperazione che mette capo all\u2019umano.<\/p>\n<p><em>Persona e comunit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Un simile rapporto di mutua implicazione vale anche per l\u2019interrogativo che orienta la riflessione di questi giorni, richiamato nel titolo del nostro <em>Workshop<\/em> dal riferimento al \u201cbene comune\u201d. Cio\u00e8 il rapporto tra individuo e comunit\u00e0. Anche qui si tratta di superare ogni impostazione dualistica: occorre evitare una prospettiva che contrappone interesse generale e diritti individuali, come se la promozione dell\u2019uno andasse a scapito degli altri. La via \u00e8 piuttosto quella di pensarli e promuoverli insieme, nella consapevolezza che si sostengono reciprocamente. Questo vale non solo in termini di qualit\u00e0 delle cure ed efficacia dei sistemi sanitari, ma anche nella pratica stessa del consenso informato, che non pu\u00f2 essere considerato solo come espressione della libert\u00e0 del singolo, ma anche del legame sociale. Questo nesso indissociabile, implica l\u2019attenta valutazione delle condizioni pratiche di carattere intersoggettivo, che definiscono, da un lato, il mondo effettivo \u2013 e affettivo \u2013 del singolo individuo; e dall\u2019altro chiamano in causa la responsabilit\u00e0 etica e di sostegno della comunit\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Del resto, la salute stessa si manifesta sempre pi\u00f9 come uno dei beni comuni fondamentali che nessuno pu\u00f2 salvaguardare da solo. Richiede infatti un impegno condiviso per essere promossa e tutelata. Si tratta dunque di elaborare una nozione di bene comune che non si limiti a considerarlo come somma degli interessi individuali (in senso utilitarista), ma come condizione in cui in tutti, nessuno escluso, possono realizzare s\u00e9 stessi. Cio\u00e8 una comprensione che si basa sulla reciprocit\u00e0 nei rapporti non solo interpersonali, ma anche di ciascuno nei confronti dalla societ\u00e0, come luogo di una convivenza solidale. Senza questo riferimento costitutivo al bene comune verr\u00e0 eroso quel patrimonio di fiducia che sta alla base di ogni convivenza umana e di ogni forma di \u00abamicizia sociale\u00bb, di cui ci parla l\u2019enciclica <em>Fratelli tutti<\/em> (cf <em>FT<\/em>, n. 168) e a cui anche il mondo scientifico \u00e8 chiamato a contribuire.<\/p>\n<p>In questo quadro si pone anche il tema della sicurezza degli artefatti prodotti dalle nuove tecnologie. Quanto gi\u00e0 detto sulla complessit\u00e0 delle loro interazioni e l\u2019impossibilit\u00e0 di prevedere e controllare in modo adeguato gli effetti, soprattutto a lungo termine, introducono un\u2019incertezza che richiede particolare prudenza. Sappiamo che questi dispositivi entrano spesso in circolazione nella vita ordinaria senza un\u2019adeguata valutazione, come invece avviene per i farmaci o le apparecchiature mediche, che sono sottoposti a un controllo stringente prima di essere approvati.<\/p>\n<p><em>Contributo esperienza religiosa e riflessione teologica<\/em><\/p>\n<p>Il terzo filone di interrogativi indaga sul contributo che come credenti possiamo fornire al dibattito su questi argomenti. L\u2019esperienza religiosa in ambito cristiano ci offre un orizzonte di significato che coniuga la trascendenza dell\u2019umano (ossia, il creato) e l\u2019immanenza del divino (l\u2019incarnazione): la prima (il creato) ci ricorda che la nostra origine ci precede e la nostra destinazione va oltre il confine del tempo; la seconda (l\u2019incarnazione) ci rivela che il Signore Ges\u00f9 assume e redime il tutto della condizione umana. In questo quadro siamo chiamati a contribuire con mediazioni concettuali che non temano di avvalersi delle risorse dei saperi contemporanei, inclusa la filosofia, sia per approfondire la comprensione delle esperienze fondamentali che sono comuni a tutti gli esseri umani, sia per rendere comunicabili e argomentabili le risorse di significato che la rivelazione e la tradizione ci offrono.<\/p>\n<p>Si tratta di abitare la tensione insuperabile che si instaura tra diverse polarit\u00e0: da una parte, la logica scientifico tecnologica che intende il mondo come riserva di materiali disponibili, dall\u2019altra, il desiderio di riconoscerlo nel suo darsi spontaneo come portatore di vita e di senso. Una tensione che si manifesta in tutti i percorsi e le fasi in cui la vita si svolge, dalla nascita alla morte.<\/p>\n<p>L\u2019apertura della coscienza religiosa alla trascendenza potr\u00e0 essere sviluppata come uno stimolo che alimenta la fiducia nell\u2019atto creatore di Dio a favore della sua creazione. La legittima esigenza di sperimentare nuove possibilit\u00e0 non giustifica in nessun modo tecniche dannose per la dignit\u00e0 dell\u2019essere umano oppure orientate a sviluppare il progetto delirante del suo totale controllo. Trovare le vie per proteggere la prima e arginare il secondo \u00e8 il compito di una ricerca umana degna di questo nome, portata avanti con rigore e onest\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>Come credenti siamo anche chiamati a una vigilanza del tutto speciale sul dramma dell\u2019uso delle nuove tecnologie poste al servizio di operazioni distruttive sempre pi\u00f9 ampie e sofisticate. Quanto sta avvenendo su numerosi fronti di guerra ce lo ripete con sempre maggior forza. Anche approssimandoci alla triste ricorrenza del primo anniversario della guerra in Ucraina, non possiamo accontentarci di denunciare gli orrori di questi conflitti; siamo chiamati a fare tutto quanto \u00e8 in nostro potere per fermare la loro continuazione e per scongiurarne le premesse. Non voglio qui entrare nelle distinzioni tra difesa legittima e guerra (illecita perch\u00e9 sempre ingiusta). Desidero solo sottolineare come la disponibilit\u00e0 di armamenti sempre pi\u00f9 sofisticati esponga alla tentazione \u2013 paradossale \u2013 di affrontare i conflitti potenziandone la violenza: una via che al primo sguardo sembra talora pi\u00f9 facile della ricerca di soluzioni alternative. Ma come ci ha detto papa Francesco: &#8220;Usare le\u00a0<strong>armi\u00a0<\/strong>per risolvere i conflitti \u00e8 segno di<strong>\u00a0debolezza e di fragilit\u00e0<\/strong>. Negoziare, procedere nella mediazione e avviare la conciliazione richiede coraggio&#8221; (Udienza con i membri della Ong &#8220;Leader pour la Paix&#8221;, 2.12.2022). Dobbiamo superare quella sorta di pigrizia mentale che ostacola la ricerca di modalit\u00e0 alternative di legittima difesa e di risoluzione dei conflitti, che cerchino di parlare alla coscienza del nemico e non di abbatterlo con la violenza che lo costringe solo dall\u2019esterno. Questo atteggiamento richiede una lunga preparazione, e \u2013 anche in questo caso \u2013 l\u2019adozione di un approccio intelligente e multifocale alla complessit\u00e0: capace di individuare la debolezza delle semplificazioni pulsionali e in grado di far evolvere la percezione dei loro vicoli ciechi. Un sapere veramente creativo non va investito soltanto nell\u2019upgrade dei telefonini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Care amiche e cari amici, permettetemi di chiamarvi con questo appellativo dal sapore anche evangelico. Ci ritroviamo assieme in presenza in maniera consistente e siamo molto lieti. E mi fa piacere il contatto con i numerosi ospiti collegati con noi on line. Il tema che affrontiamo in questa nostra Assemblea Generale fa parte di un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":27276,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,8],"tags":[],"class_list":["post-27275","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi","category-news"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/pav2.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27275","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27275"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27275\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":27277,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27275\/revisions\/27277"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/27276"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}