{"id":27078,"date":"2022-06-15T17:36:52","date_gmt":"2022-06-15T15:36:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=27078"},"modified":"2022-06-15T18:50:27","modified_gmt":"2022-06-15T16:50:27","slug":"chi-era-giorgio-armillei-la-voce-critica-del-cattolicesimo-riformista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/chi-era-giorgio-armillei-la-voce-critica-del-cattolicesimo-riformista.html","title":{"rendered":"Chi era Giorgio Armillei, la voce critica del cattolicesimo riformista"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessi indicare una delle preoccupazioni costanti di Giorgio direi che \u00e8 il suo sguardo sul laicato cattolico che, purtroppo, lui vede smarrirsi progressivamente, mentre cresce l\u2019interventismo della\u00a0<strong>Cei<\/strong>\u00a0nella vita del paese. Questo nuovo corso della Chiesa italiana Giorgio lo individua nel\u00a0<strong>Convegno di Loreto<\/strong>\u00a0del\u00a0<strong>1985.<\/strong>\u00a0Rispetto al protagonismo laicale degli anni 70, \u00abcominciava la stagione del monopolio episcopale della presenza pubblica della Chiesa\u00bb. In effetti \u00e8 chiara la discontinuit\u00e0 con la prima stagione post-conciliare della\u00a0<strong>Chiesa italiana<\/strong>\u00a0avviata nel Convegno del 1976 promosso dal segretario della Cei, mons. Bartoletti. Ed \u00e8 il cardinale Ruini l\u2019interprete principale di questa nuova fase che vede un interventismo accentratore dei vescovi nella vita del paese, \u00abmettendo da parte pezzi di concilio e magistero di Paolo VI\u00bb, commenta amaramente Giorgio. Pi\u00f9 volte Giorgio interviene sugli anni di presidenza della Cei del cardinale Ruini e poi del cardinale Bagnasco. La sua analisi non \u00e8 banale.<\/p>\n<p>Nel 2010 scrive:\u00a0<strong>Ruini<\/strong>\u00a0e il ruinismo hanno \u2013 nel loro complesso \u2013 fatto compiere qualche passo in avanti alla\u00a0<strong>Chiesa<\/strong>\u00a0e al movimento cattolico italiano, in una fase post-conciliare complessa e in una stagione politica assai confusa. Certo, in forme non sempre condivisibili, procurando pi\u00f9 di un effetto perverso, penso alla situazione dell\u2019associazionismo laicale, non a quella dei movimenti. Ma non sono classificabili come fenomeni regressivi, come esempi di neo-intransigentismo, come difensori dello status quo. Hanno accettato di giocare una partita \u00abin attacco\u00bb nella lunga transizione politico-ecclesiale degli ultimi venti anni. All\u2019inizio l\u2019hanno subita, pensiamo alla \u00ablucida\u00bb \u2013 in un\u2019ottica democristiana \u2013 resistenza di Ruini al referendum elettorale. Poi, con altrettanto lucido realismo, l\u2019hanno egregiamente gestita. Forse avrebbero meritato competitori altrettanto efficaci, anzich\u00e9 cantori della stagione post-conciliare del\u00a0<strong>dissenso<\/strong>\u00a0e del<strong>\u00a0dossettismo politico<\/strong>, cose per altro significative che stanno benissimo in un quadro plurale di dialogo e di confronto.<\/p>\n<p>Giorgio si chiede se\u00a0<strong>Ruini<\/strong>\u00a0non sia il leader di un partito liberal conservatore di massa, custode dell\u2019ethos giudaico cristiano, come qualche commentatore politico suggeriva in qualche quotidiano. Lascio alla lettura degli articoli del\u00a0<strong>2011.<\/strong>\u00a0Giorgio si dilunga nell\u2019analisi dell\u2019azione del cardinale Ruini, nonch\u00e9 nel vivace dibattito all\u2019interno del cattolicesimo politico e delle nuove geometrie politiche che si accavallavano. Per Giorgio \u00e8 cruciale il tema della identit\u00e0 del laicato cattolico italiano. Nel 2013 si domanda se non sia stata messa in questione. Preoccupato del fallimento del cattolicesimo politico, si interroga: Siamo dunque destinati ad una sorta di cattolicesimo politico anonimo, fatto di elaborazione e testimonianza individuale, i\u00a0<strong>\u00abcattolici d\u2019Italia\u00bb<\/strong>? Legittimamente privi di un unico progetto politico ma inesorabilmente disarmati di fronte all\u2019equazione per cui la politica \u00e8 essenzialmente organizzazione e senza organizzazione non c\u2019\u00e8 influenza politica? Oppure non si \u00e8 ancora esaurito, tra individualizzazione della fede ed esaurimento delle grandi narrazioni politiche, lo spazio teorico e pratico per un moderno riformismo di ispirazione cristiana, attraverso cui dare rilevanza collettiva alla fede nello spazio pubblico? Attraverso cui operare quel discernimento ecclesiale dei segni di tempi, esercizio fondamentale del giudizio morale e dell\u2019azione pratica, personale e comunitaria?<\/p>\n<p>Come ho accennato, il\u00a0<strong>Convegno della Chiesa italiana<\/strong>\u00a0a\u00a0<strong>Firenze<\/strong>\u00a0rappresent\u00f2 per Giorgio l\u2019occasione per una svolta. Si augurava che l\u2019assemblea ecclesiale di Firenze diventasse un cantiere nel quale coinvolgere, in una logica sinodale, tutti i territori, a partire dalle citt\u00e0: Un nuovo percorso a partire dalle citt\u00e0 potrebbe essere la direzione da far assumere al cammino per una nuova generazione di cattolici impegnati in politica [\u2026] ripartendo dalla mistica sociale dell\u2019eucaristia di<strong>\u00a0Benedetto XVI<\/strong>\u00a0(Deus caritas est) alla sfida della citt\u00e0 come forma privilegiata dell\u2019organizzazione sociale e politica dopo la fine della coincidenza e della sovrapposizione tra stato, politica e societ\u00e0. \u00c8 una preziosa occasione per riscoprire il ruolo autenticamente conciliare dell\u2019apostolato dei laici, dopo che dinamiche ecclesiali e sociali \u2013 soprattutto un certo stile di partecipazione religiosa come consumo di beni religiosi \u2013 l\u2019hanno rinchiuso nei confini dell\u2019ecclesiastico, dentro le curie e i movimenti, in una dimensione cosiddetta religiosa che \u00e8 esattamente l\u2019opposto di quanto\u00a0<strong>Paolo VI<\/strong>\u00a0e l\u2019<strong>Azione cattolica nella Chiesa<\/strong>\u00a0degli anni 60 e 70 avevano definito come \u00abscelta religiosa\u00bb.<\/p>\n<p>La scelta religiosa \u2013 scrive a chiare lettere Giorgio \u2013 \u00e8 stata poco capita, spesso equivocata come una fuga dalla sfera pubblica, ma in realt\u00e0 chiedeva al laicato cattolico di prendersi le sue responsabilit\u00e0 proprie nella vita sociale e politica. Purtroppo cos\u00ec non \u00e8 stato. Ed ecco l\u2019interrogativo di Giorgio: \u00abCosa ne \u00e8 e ne deve essere dell\u2019apostolato dei laici esercitato in forma associata di cui parlano i capitoli dal 18 al 20 di\u00a0<strong>Apostolicam actuositatem<\/strong>, il decreto conciliare sull\u2019apostolato dei laici?\u00bb. E per parte sua giustamente e acutamente ribadisce: L\u2019apostolato dei laici non \u00e8 una faccenda intraecclesiale. Al contrario \u00e8 il cuore della comprensione del ruolo del laicato nella Chiesa e nella storia. Rinunciarvi o darne una declinazione individualistica o, peggio ancora, clericalizzata significa perdere molto.\u00a0<strong>Papa Francesco<\/strong>\u00a0con l\u2019<strong>Evangelii gaudium<\/strong>\u00a0irrompe nella Chiesa (anche italiana) perch\u00e9 vescovi e laici riprendano uno stile di sinodalit\u00e0. E a Firenze indica \u00abnella eucarestia, citt\u00e0 e discernimento\u00bb i tre temi chiave del cattolicesimo italiano. Con la presidenza della\u00a0<strong>Cei<\/strong>\u00a0del\u00a0<strong>cardinale Bassetti,<\/strong>\u00a0Giorgio vede le possibilit\u00e0 per un cambiamento di linea. Mi paiono significative queste sue parole: Bassetti cambia le parole d\u2019ordine. Non sono la specialit\u00e0 del suo modello retorico ma certamente ne abbiamo di nuove. Ecco allora apparire una \u00abnuova questione sociale\u00bb fatta di pericoli per il dominio della tecnica, per l\u2019eclissi dell\u2019umanesimo, per la minaccia all\u2019equilibrio ambientale del pianeta. Passando per la centralit\u00e0 dell\u2019annuncio e del Vangelo sine glossa. Per essere fermento di nuovo umanesimo in questo contesto i cristiani debbono praticare una \u00abspiritualit\u00e0 dell\u2019unit\u00e0\u00bb che \u00e8 il modo con il quale valorizzare le diversit\u00e0 e il pluralismo nella Chiesa.<\/p>\n<p>Cultura della carit\u00e0 e inclusione sociale dei poveri diventano la traccia per il cammino della comunit\u00e0 cristiana in mezzo agli uomini e alle donne di questo tempo. Lavoro, giovani, famiglia e migrazioni sono cos\u00ec ambiti \u00abda non disertare\u00bb, questioni urgenti con le quali fare i conti. La Chiesa esperta in umanit\u00e0, un\u2019espressione della\u00a0<em>Popolorum progressio<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Paolo VI<\/strong>, giustifica l\u2019orizzonte della ricognizione di Bassetti: l\u2019esigenza di unit\u00e0, di coesione, di riduzione dei conflitti prevale su ogni altra cosa. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u00a0<strong>\u00abscelta religiosa\u00bb<\/strong>\u00a0ma una specie di scelta pastorale. Non ci sono pi\u00f9 valori non negoziabili e questione antropologica, se non come parte della pi\u00f9 ampia questione sociale. Al loro posto troviamo l\u2019appello a evitare una divisione tra cattolici dei principi morali e cattolici dell\u2019impegno sociale. E l\u2019uso per cos\u00ec dire sintetico del discernimento come modalit\u00e0 delle relazioni tra la Chiesa e il mondo, secondo l\u2019insegnamento di papa Francesco e in parziale continuit\u00e0 con il discernimento ecclesiale del\u00a0<strong>Convegno nazionale di Verona<\/strong>\u00a0del\u00a0<strong>2006,<\/strong>\u00a0al termine dell<strong>\u2019era Ruini<\/strong>. Questo il piatto servito da Bassetti (Conflitto e unit\u00e0. Chiesa e paese al tempo di Bassetti).<\/p>\n<p>Giorgio non smette con i suoi interventi di spingere i laici cattolici italiani a riscoprire il loro ruolo nella vita del paese. E ne vede una nuova opportunit\u00e0 con il pontificato di papa Francesco, mettendo tuttavia in guardia dal rischio di ridurre il cattolicesimo a un bene di consumo e basta. Legge nel messaggio di<strong>\u00a0papa Francesco<\/strong>\u00a0l\u2019invito ai vescovi e ai laici di intraprendere la via per un discernimento comune in vista di un nuovo protagonismo del laicato. Potremmo dire \u2013 ed \u00e8 la storia di questi giorni \u2013 che \u00e8 proprio questo il senso della scelta sinodale per l\u2019intera\u00a0<strong>Chiesa,<\/strong>\u00a0compresa quella italiana, voluta da papa Francesco. Il papa ha voluto sottolineare pi\u00f9 di una volta che auspica un \u00absinodo della Chiesa\u00bb e non semplicemente un sinodo dei vescovi. Tutto il popolo di Dio al cui interno, come scrive il concilio, c\u2019\u00e8 anche la gerarchia, deve essere coinvolto. Le prospettive delineate da Giorgio sono attualissime per il compito della Chiesa in questo tempo. \u00c8 dalla comunit\u00e0 dell\u2019altare che si deve ripartire \u2013 \u00e8 la Chiesa eucaristica \u2013 perch\u00e9 il popolo dei credenti \u2013 in tutta la variet\u00e0 dei suoi carismi \u2013 aiuti la citt\u00e0 ad essere pluriforme. Sentiamo la mancanza di Giorgio. Eccome! Onoriamone la memoria, mettendo a frutto quanto ha generosamente seminato.<\/p>\n<p>(tratto dal libro <em><strong>La forza mite del riformismo \u2013 Riflessioni di un cattolico liberale sulla crisi di inizio secolo<\/strong>\u00a0a cura di <strong>Stefano Ceccanti<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Isabella Nespoli, Il Mulino)<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessi indicare una delle preoccupazioni costanti di Giorgio direi che \u00e8 il suo sguardo sul laicato cattolico che, purtroppo, lui vede smarrirsi progressivamente, mentre cresce l\u2019interventismo della\u00a0Cei\u00a0nella vita del paese. 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