{"id":26669,"date":"2021-06-17T12:37:58","date_gmt":"2021-06-17T10:37:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=26669"},"modified":"2021-06-17T12:37:58","modified_gmt":"2021-06-17T10:37:58","slug":"il-senso-della-vita-conversazioni-tra-un-religioso-e-un-pococredente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/il-senso-della-vita-conversazioni-tra-un-religioso-e-un-pococredente.html","title":{"rendered":"Il senso della vita. Conversazioni tra un religioso e un pococredente"},"content":{"rendered":"<div class=\"td-author-by\">di\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ildomaniditalia.eu\/author\/francesco\/\">Francesco Provinciali<\/a><\/div>\n<p><b>Mons. Paglia, nelle pagine di esordio del Vostro dialogo Lei spiega in modo netto che \u201cil futuro si edifica sulla via di una fraternit\u00e0 universale\u201d. Questa affermazione, che potrebbe essere la chiusa di un ragionamento, diventa il fondamento di una prospettiva da imboccare per governare i destini dell\u2019uomo, far prevalere le ragioni del bene comune e della concordia, immaginare un modello di sostenibilit\u00e0 planetaria che poggi sulla condivisione di alcuni valori essenziali: il rispetto, la benevolenza, la solidariet\u00e0, la sconfitta dell\u2019indifferenza attraverso il \u201cvaccino\u201d dell\u2019umana comprensione. Sono peraltro temi che Papa Francesco ha considerato nella sua enciclica \u2018Fratelli tutti\u2019. Eppure permangono alcune difficolt\u00e0. Dopo il tempo della post-modernit\u00e0, dello spaesamento, della liquidit\u00e0 non ricomponibile con cui ci ha affascinato e spaventato Zygmunt Bauman, il declino delle ideologie, la globalizzazione e la deriva tecnocratica avvertiamo il fallimento della stagione dei diritti, del relativismo etico che favorisce prevaricazioni e ingiustizie, dell\u2019individualismo sfrenato in cui radicano interessi confliggenti, il dominio del \u2018dio denaro\u2019.\u00a0<\/b><b>Mi disse Mons Giovanni Barbareschi, sacerdote della Resistenza: \u201cOggi tutto si vende e tutto si compra, perch\u00e9 tutto \u00e8 cedibile\u201d e aggiunse \u201dTe lo dice un prete: il primo atto di fede\u00a0<\/b><b>che l\u2019uomo deve compiere \u00e8 nella sua libert\u00e0, nella sua capacit\u00e0 di essere e di diventare sempre di pi\u00f9 una persona libera\u201d.<\/b><b>\u00a0<\/b><b>C\u2019\u00e8 coerenza tra questa affermazione che riguarda la persona con il Suo richiamo alla fraternit\u00e0, dato che Lei stesso ammette non trattarsi di un \u201cidillio ma di una conquista ardua e faticosa\u201d?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Risposta Mons. Paglia.<\/i><\/b><i>\u00a0 Il libro nasce a partire dalla pandemia, a partire cio\u00e8 dalle questioni, anche concrete, esistenziali, che in questo difficile tempo siamo costretti ad affrontare e che riguardano diversi settori della vita sociale, produttiva, politica. Siamo in un profondo cambiamento d\u2019epoca, come ama dire papa Francesco e non semplicemente in un\u2019epoca di cambiamento. Ne usciremo, certamente, ma dipende dalle scelte che gi\u00e0 facciamo oggi per uscirne rinnovati. Per parte mia sono convinto che dobbiamo impegnarci perch\u00e9 il mondo sia migliore, pi\u00f9 solidale, a partire dai rapporti tra di noi. Il virus non ha frontiere, non viene fermato da barriere fisiche, da confini o da muri. Le barriere le abbiamo costruite noi, sono artificiali e non servono. L\u2019altro, gli altri, non \u00e8 mio nemico, non sono nemici. Dobbiamo allearci tra tutti, esseri umani, donne ed uomini, per costruire una nuova civilt\u00e0. Certamente \u00e8 una conquista, ardua e anche faticosa. Pensiamo agli ideali universali dell\u2019Illuminismo: fraternit\u00e0, libert\u00e0, uguaglianza. Sono trascorsi pi\u00f9 di 200 anni e non li abbiamo realizzati, se non in minima parte, e non in tutto il mondo. Ma il messaggio della Bibbia e del Vangelo oggi ci spingono con maggiore forza a riscoprirci un unico genere umano, fratelli e sorelle tra noi, e a trarne le conseguenze politiche, economiche, sociali.<\/i><\/p>\n<p>Domanda per l\u2019On.le Prof. Luigi Manconi<\/p>\n<p><b>Caro Professore, Lei lo chiede esplicitamente, gi\u00e0 nell\u2019aforisma d\u2019esordio e poi il Suo discorso mantiene questo tema sottotraccia, come un filo conduttore che attraversa tutta la Sua riflessione:\u00a0 la\u00a0<\/b><b>condizione umana ed esistenziale nella civilt\u00e0 contemporanea, dominata in maniera estensiva e irreversibile dalla dimensione tecnologica, esprime un senso di precariet\u00e0, un\u2019assenza di approdi, siamo un po\u2019 attori e un po\u2019 spettatori del naufragio cos\u00ec ben descritto da Hans Blumenberg.\u00a0Non trova che si sia realizzata una sorta di rivoluzione copernicana per cui non la persona in quanto tale ma il contesto in cui vive \u00e8 il centro dell\u2019universo simbolico nel quale siamo immersi?\u00a0 Abbiamo davvero bisogno di nuovo Umanesimo, di un nuovo Rinascimento? Qual \u00e8 il percorso storico che dobbiamo culturalmente\u00a0 ripensare e quali le possibili immaginazioni di un futuro che continuiamo a rimandare? Il tramonto delle ideologie ci consegna destini incerti: come possiamo avere una visione di modelli comportamentali e sociali da perseguire se stiamo diventando orfani del pensiero critico e dell\u2019immaginazione? Ricordo Rita Levi Montalcini nell\u2019intervista che mi concesse: conta pi\u00f9 l\u2019immaginazione e la creativit\u00e0 della mente umana rispetto alla scienza codificata, in quanto apre nuove virtualit\u00e0. Ma siamo capaci di proiettarci in questa dimensione di libert\u00e0 intellettuale che rimetta l\u2019uomo e non il profitto o il prodotto al centro dei nostri interessi?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Risposta Prof. Manconi.\u00a0<\/i><\/b><i>Purtroppo l\u2019immagine del naufragio ha perso da tempo la sua dimensione metaforica per tradursi, piuttosto, in una realt\u00e0 concreta e in una tragica emergenza umanitaria. Nel nostro mare, nel \u201cmare nostro\u201d, i naufragi si contano a centinaia e migliaia e migliaia sono le persone che affogano in quelle acque. Ne emerge una sconsolata verit\u00e0: a livello inconscio, coloro che naufragano sono percepiti da noi come esseri umani inferiori. Solo ammettere questa crudele evidenza pu\u00f2 aiutare a comprendere perch\u00e9 mai la strage nel Mediterraneo possa riprodursi da decenni senza che noi italiani ed europei vi poniamo rimedio: e nemmeno, in realt\u00e0, tentiamo di farlo. Finiamo, dunque, per accettarlo. Basterebbe questo per rispondere alla sua domanda. C\u2019\u00e8 stato un totale spaesamento morale degli attuali abitanti del nostro continente. Dico spaesamento e non, ad esempio, crollo, perch\u00e9 ci\u00f2 che mi pare evidenziarsi \u00e8 qualcosa di simile a uno stato confusionale, a una condizione di scissione psicologica e intellettuale dai nostri elementari punti di riferimento, dai nostri principi e, direi, dalle nostre stesse convinzioni. Insomma, come facciamo a riconoscerci in questo agnosticismo etico che ci suggerisce l\u2019inerzia davanti alle tragedie, non solo del mondo, ma a quelle propriamente domestiche, \u201cdi casa nostra\u201d, delle stesse acque in cui ci bagniamo. Di conseguenza, l\u2019umanesimo cui tendere non \u00e8 altro che la volont\u00e0 di mettere al centro di tutto \u2013 della politica e della filosofia, dell\u2019economia e del nostro quotidiano agire \u2013 l\u2019uomo, nient\u2019altro che l\u2019uomo. Ad esempio, se colloco l\u2019uomo al centro di ogni mio sentimento e di ogni mio operare, consegue che l\u2019obiettivo di \u201cabolire il carcere\u201d diventa un\u2019assoluta priorit\u00e0: e l\u2019esigenza di controllare i soggetti socialmente pericolosi viene dopo. Sia chiaro: viene, deve venire, ma solo a patto che il controllo, la pena, la messa in stato di inoffensivit\u00e0 siano misure tutte interne alla prospettiva dell\u2019abolizione della cella chiusa. \u00c8 un esempio estremo, ma, mi auguro, aiuti a comprendere la mia idea di azione pubblica e di politica.<\/i><\/p>\n<p>Domanda per S.E. Mons. Vincenzo Paglia<\/p>\n<p><b>Mons Paglia, in un passaggio importante del Vostro libro Lei evoca le due encicliche di Papa Francesco, Laudato s\u00ec e Fratelli tutti, in ci\u00f2 esprimendo la visione del Pontefice e la presenza della Chiesa rispetto a problematiche di grande attualit\u00e0, a partire dalla crisi pandemica che sta affliggendo il pianeta, fino alla dimensione ecumenica delle relazioni umane, ispirata ad un afflato di fratellanza universale ma non priva di riflessioni sulle solitudini e le diaspore del nostro tempo.\u00a0 La pandemia\u00a0 in atto, i suoi effetti a livello planetario, le restrizioni alle libert\u00e0 nella vita quotidiana dei cittadini di tutto il mondo impongono degli interrogativi ai quali mi pare la Chiesa non voglia restare estranea. Lei stesso, citando Karl Jaspers, parla di un momento \u201cassiale\u201d per i destini dell\u2019uomo. Si ha la percezione (il Rapporto ONU del 2019 lo ha confermato) di vivere una lunga transizione verso un radicale mutamento del concetto di sostenibilit\u00e0 ambientale. Ci\u00f2 significa che l\u2019uomo ha vissuto in modo distorto, speculativo e consumistico il suo rapporto con la natura: si impone un ripensamento drastico. Senza entrare negli aspetti scientifici del tema non Le pare necessario un recupero di consapevolezza sull\u2019importanza della vita, in tutti i suoi aspetti, anche nei rapporti inevitabilmente imposti dalle derive tecnologiche che incidono sull\u2019ecosistema? Quale uomo e quale modello di umanit\u00e0 la Chiesa intende proporre al dibattito culturale e al senso poietico della creativit\u00e0 spirituale che ne deriva, con l\u2019autorevolezza delle proprie deduzioni?\u00a0In fondo questa emergenza asseconda lo scopo del vostro libro: capire e spiegare il senso della vita.<\/b><\/p>\n<p><b><i>Risposta Mons. Paglia<\/i><\/b><b>.\u00a0<\/b><i>Il senso della vita! \u00c8 una domanda che implica una risposta lunga tutta una vita. Per il credente l\u2019orizzonte \u00e8 suggerito dal messaggio di Ges\u00f9 sulla destinazione dell\u2019umanit\u00e0 che va oltre la morte, come scrive l\u2019Apocalisse verso \u201ccieli nuovi e terra nuova\u201d. Come si pu\u00f2 intuire il messaggio \u00e8 pienamente umano. E\u2019 a dire che la destinazione universale non \u00e8 disincarnata. Al contrario l\u2019azione per il futuro inizia gi\u00e0 da ora e la dimensione della risurrezione \u00e8 umana, non spirituale o astratta. Per questo il credo cristiano parla di \u201crisurrezione della carne\u201d, non semplicemente di immortalit\u00e0 dell\u2019anima. Il cuore del cristianesimo \u00e8 l\u2019agape, la carit\u00e0, verso Dio e verso il prossimo. Papa Francesco con le sue due encicliche che lei cita fornisce l\u2019orizzonte nel quale collocare la nostra azione. Dire \u2018vita\u2019 significa interessarci delle condizioni di vita, della qualit\u00e0 della vita, di tutti i nostri compagni di viaggio, uomini e donne del nostro tempo. Abbiamo una sola vita da vivere e che sia umana, degna, possibile. Ed abbiamo un solo pianeta sul quale vivere, che non \u00e8 \u2018nostro\u2019 ma lo abbiamo in prestito dalle generazioni future. E le tecnologie incidono sui rapporti, sulla\u00a0 qualit\u00e0 della vita, sulle condizioni di vita. Il nome che papa Francesco \u2013 e non solo \u2013 ha dato a questa prospettiva \u00e8 efficace e profondo: Bioetica Globale. Ed \u00e8 un cambiamento di prospettiva radicale, che chiama ognuno a una revisione e conversione, a partire dai comportamenti quotidiani fino alle scelte politiche.\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Domanda per l\u2019On.le Prof. Luigi Manconi<\/p>\n<p><b>Professore, rileggendo le riflessioni di Pierre Bourdieu sulla violenza simbolica trovo che ripensandola oggi la ritroviamo affinata, diversificata, esponenzialmente cresciuta dalla preponderanza pervasiva del \u201cpensiero calcolante\u201d.\u00a0 Mi sembra che tutto diventi strumentale sia rispetto ai processi che ai prodotti.\u00a0 Ad esempio una malintesa valutazione dei principi di privacy e trasparenza sta mettendo le manette ai polsi delle relazioni sociali. La gente \u2013 pur disponendo di mezzi straordinari e potenzialit\u00e0 impensabili un tempo- non si parla e non si comprende pi\u00f9. Emergono solitudini nuove che non hanno target sociali o riferimenti anagrafici, poich\u00e9 in fondo viviamo un\u2019esistenza dominata dalla globalizzazione che ci spinge alla diffidenza, ad appartarci dentro nicchie di incomunicabilit\u00e0.\u00a0<\/b><b>Non pensa che ci sia \u2013 nella nostra situazione esistenziale \u2013 un prepotente ritorno dei meccanismi di condizionamento dei comportamenti, fino a renderci schiavi del \u2018pensiero pensato\u2019 piuttosto che creatori e artefici di un \u2018libero pensiero pensante\u2019?\u00a0Nella stessa quotidianit\u00e0 molta parte di ci\u00f2 che facciamo non \u00e8 dettata da ragionati convincimenti ma da luoghi comuni, stereotipi, opinioni, modelli precostituiti. Per dare un senso alla vita dobbiamo recuperare l\u2019uso del discernimento?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Risposta Prof. Manconi.\u00a0\u00a0<\/i><\/b><i>Uno dei testi della mia formazione \u00e8 stato \u201cLa folla Solitaria\u201d di David Riesman. Aggiornare il volume di Riesman alla situazione attuale e, in particolare, alla incontenibile diffusione del web e dei social sarebbe assai interessante. Si scoprirebbe che il ruolo del soggetto nell\u2019attuale infosfera conferma il paradigma di Riesman nella forma pi\u00f9 esasperata e acuta. Mai come oggi, all\u2019interno di un campo affollatissimo e di una comunicazione incessante e prepotente, l\u2019individuo conosce la propria solitudine. \u00c8 come se lo sviluppo formidabile delle relazioni sul web finisse con l\u2019esaltare l\u2019atomizzazione delle persone e l\u2019alienazione dell\u2019una rispetto all\u2019altra. L\u2019essere permanentemente connessi costituisce il surrogato del legame sociale in via di accelerato deperimento. A questa crisi, i social network non riescono in alcun modo ad opporsi e il massimo delle interrelazioni convive con la pi\u00f9 profonda scissione inter-individuale. Rispetto a questo processo, sembra esservi poco o nulla da fare: \u00e8 una tendenza incoercibile che non sembra possibile contenere. E, tuttavia, alcune misure di profilassi sono realizzabili e potenzialmente efficaci. Ad esempio, dopo l\u2019insopportabile tendenza a ridurre l\u2019azione politica allo scambio online e alla retorica del click e del like, gi\u00e0 sarebbe utile favorire tutte le forme di partecipazione politica dal vivo e di mobilitazione fisica dei corpi nell\u2019incontro diretto, nello scambio in presenza, nell\u2019\u201cassembramento\u201d intorno a opzioni condivise e a movimenti comuni. Ed \u00e8 solo un esempio.<\/i><\/p>\n<p>Domanda per S.E. Mons. Vincenzo Paglia<\/p>\n<p><b>Mons. Paglia, argomentando sulla necessit\u00e0 di ricostruire un nuovo Umanesimo Lei evidenzia le difficolt\u00e0 di questo progetto ponendo una questione centrale: \u201c<\/b><b><i>sono convinto che la societ\u00e0 contemporanea fatichi a uscire dalla deriva nella quale \u00e8 caduta, perch\u00e9 ha rimosso Dio dal suo orizzonte<\/i><\/b><b>\u201d. Ho apprezzato la citazione di Luigi Zoja \u2013 che ho la fortuna di conoscere e di aver intervistato- il quale offre un\u2019interpretazione decisiva su questo tema nel suo libro \u201c<\/b><b><i>La morte del prossimo\u201d.\u00a0<\/i><\/b><b>Afferma Zoja che \u201cnel mondo attuale dopo la morte di Dio, la morte del prossimo \u00e8 la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell\u2019uomo. L\u2019uomo cade nell\u2019individualismo o peggio nella solitudine. \u00c8 un orfano senza precedenti nella storia. Lo \u00e8 in senso verticale \u2013 \u00e8 morto il suo Genitore Celeste \u2013 ma anche in senso orizzontale: \u00e8 morto chi gli stava vicino. \u00c8 orfano dovunque volti lo sguardo. Da quando il mondo si \u00e8 fatto laico\u2026Il prossimo si \u00e8 trasformato in lontano, uscendo dallo spazio. E il vivo in morto, uscendo dal tempo\u201d. Zoja individua due aree critiche: una sociologica, che descrive una societ\u00e0 dominata dai media e \u2013 nello stesso tempo \u2013 la tendenza all\u2019individualismo, alla separazione, come reazione ai fenomeni di globalizzazione con un ritorno ai localismi. Il secondo aspetto \u00e8 l\u2019invadenza della tecnologia. Se sono queste\u00a0 le cause e gli effetti di questo fenomeno cos\u00ec dilagante proprio nell\u2019epoca dell\u2019immediatezza e della potenzialit\u00e0 comunicativa,\u00a0 quali sono a Suo parere\u00a0 i possibili rimedi?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Risposta Mons.Paglia.<\/i><\/b><i>\u00a0Vedo all\u2019orizzonte \u2013 ma un orizzonte prossimo, vicino, molto vicino \u2013 la necessit\u00e0 di riannodare due fili: da un lato il sapere scientifico e dall\u2019altro la visione umanistica. La Pontificia Accademia per la Vita l\u2019anno scorso ha espresso in maniera plastica questa unione quando abbiamo parlato di Intelligenza Artificiale e della necessit\u00e0 di una visione etica delle tecnologie. Abbiamo parlato di renaissance! Perch\u00e9 siamo nell\u2019epoca in cui l\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 distruggere se stessa attraverso il nucleare o con gli interventi genetici, ma pu\u00f2 anche uscire dalla strettoia di un dominio esasperato del profitto e delle tecnoscienze capaci di manipolare molti a vantaggio di pochi. E possiamo farlo, potremo farlo, nell\u2019alleanza di scienza ed umanesimo, nell\u2019unit\u00e0 fondamentale dei saperi in favore di un approccio umano alla vita, per offrire spazio, possibilit\u00e0, speranza a ciascuno e a tutti.<\/i><\/p>\n<p>Domanda per l\u2019On.le Prof. Luigi Manconi<\/p>\n<p><b>Nel paragrafo dove Vi confrontate sul senso dell\u2019amore, la sua gratuit\u00e0 e la sua appropriazione Lei stigmatizza alcuni atteggiamenti della Chiesa ancora diffusi: come l\u2019usare il termine \u2018misericordia\u2019 per le relazioni omosessuali o la concezione punitiva del godimento sessuale poich\u00e9\u00a0 \u201cfare l\u2019amore\u201d deve essere\u00a0 finalizzato alla procreazione. Ecco che il dibattito degli ultimi giorni sul DDL Zan pone questioni nuove e forse capaci di dividere anche il fronte pi\u00f9 progressista e libertario. Mi riferisco ai temi delle differenze di genere, dell\u2019identit\u00e0 sessuale biologica e di quella elettiva: \u201csentirsi\u201d uomo o donna a prescindere dal requisito anagrafico, una sorta di situazionismo elettivo che a mio parere non contribuisce alla costruzione di una identit\u00e0 affettiva e sentimentale che metta ordine alla dimensione relazionale.\u00a0<\/b><b>Mi domando se ci\u00f2 non crei una confusione persino fraudolenta. Come possiamo affidare lo statuto biologico della natura ad un atto di volont\u00e0? Con quali garanzie di orientamento e di radicamento identitario introduciamo a scuola questa variante opzionale che legittima la teoria \u2018gender\u2019, blandendo e solleticando il senso della trasgressione? Lasciamo perdere Dante e l\u2019amor cortese, qualcuno parla di azioni legali per estromettere dai programmi scolastici dell\u2019infanzia le favole di \u201cBiancaneve\u201d e della \u201cBella addormentata\u201d perch\u00e9 il bacio del Principe non \u00e8 consenziente e diventa abuso sessuale.\u00a0<\/b><b>Mi pare che si stiamo travalicando i limiti del buon senso comune: io non ho un concetto chiaro di cosa sia normale o trasgressivo in un rapporto a due (o a tre e pi\u00f9). Ma avverto il rischio di una paralisi dei sentimenti e dei gesti di affetto per il timore di sanzioni penali inflitte da giudici cervellotici, cos\u00ec come pavento il pericolo di crescere una generazione di soggetti asessuati e defedati, insicuri e infelici. Cosa ne pensa Professore?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Risposta Prof. Manconi.<\/i><\/b><i>\u00a0Credo che il mio interlocutore, Monsignor Vincenzo Paglia, grazie anche una mia affettuosa aggressivit\u00e0, abbia detto cose assai importanti e, credo, inedite, sul possibile approccio della Chiesa Cattolica al tema, sempre censurato o almeno trascurato, del piacere. Ma spetta a lui ribadire e approfondire. Per quanto riguarda la\u00a0 questione dell\u2019identit\u00e0 sessuale \u2013 uso intenzionalmente questo termine perch\u00e9 mi sembra il pi\u00f9 asettico \u2013 non sono proprio d\u2019accordo sulla critica a ci\u00f2 che viene definito come \u201csituazionismo elettivo\u201d. S\u00ec, penso che si possa \u201caffidare lo statuto biologico della natura\u201d ad un \u201catto di volont\u00e0\u201d, per il semplice motivo che in realt\u00e0 si tratta d\u2019altro. Si tratta, cio\u00e8, di riconoscere la possibilit\u00e0 di definire il proprio genere prescindendo dal mero dato biologico-anatomico. \u00c8 la stessa natura che porta alcune persone a voler cambiare e ad affermare una propria identit\u00e0, sulla base della propria inclinazione e del proprio desiderio, diversa da quella indicata dall\u2019atto di nascita. Questo \u00e8 differente da ci\u00f2 che viene detto \u201cfluidit\u00e0 di genere\u201d. Non si vuole rivendicare un capriccio e trascriverlo normativamente: si intende, piuttosto, nel definire l\u2019identit\u00e0, far valere la propria esperienza, il proprio vissuto, la propria cultura, i propri bisogni. E, a proposito, non c\u2019\u00e8 alcuna \u201cideologia gender\u201d da combattere, tanto meno nelle nostre scuole. Si tende, invece, a chiamare ideologia gender ci\u00f2 che \u00e8, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che la formazione al rispetto: anche delle identit\u00e0 sessuali che appaiono irregolari e, magari, incerte.\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Domanda per S.E. Mons. Vincenzo Paglia<\/p>\n<p><b>Risposta Mons Paglia nel libro Lei considera ad un certo punto come sia mutato il contesto generazionale a motivo dell\u2019allungarsi\u00a0 della vita, che comprende \u201c i ragazzi, i giovani gli adulti e gli anziani\u201d. Le et\u00e0 della vita sono pi\u00f9 differenziate che in passato e la pandemia ha posto alcuni problemi etici rispetto ad esempio ai tempi e ai modi delle cure, alla somministrazione dei vaccini\u00a0 in relazione ad una condizione di fragilit\u00e0 degli anziani, confermata purtroppo dalle statistiche sui decessi, specie nelle RSA, ad un certo punto apicale si \u00e8 adombrato il pericolo di quali vite salvare: quelle lungamente vissute sono alla fin fine risultate soccombenti. Accanto all\u2019et\u00e0 anagrafica esiste un\u2019et\u00e0 mentale che offre una chiave di lettura diversa al concetto di\u00a0 \u201cvita piena\u201d, si parte dalla precarizzazione del lavoro giovanile, alla sua labilit\u00e0 nel mantenerlo in et\u00e0 adulta, al trascorrere del tempo nella terza et\u00e0 deprivata di autosufficienza e dello status di pienezza esistenziale. Ci\u00f2 era pur vero anche prima che il flagello pandemico investisse il pianeta. In una interessante Ricerca curata da G.B.Sgritta e M.Raitano il tema della sostenibilit\u00e0 generazionale \u00e8 considerato sotto il profilo della compatibilit\u00e0 economica. Negli studi sulle et\u00e0 della mente di A.Benini e G.Maira viene evidenziato il problema del lento declino delle potenzialit\u00e0 cognitive e relazionali degli anziani. Si aggiunga che in una societ\u00e0 globalizzata e competitiva chi non \u00e8 produttivo finisce inesorabilmente per essere marginalizzato: questo ha delle conseguenze sul piano relazionale, emotivo e riguarda proprio il concetto di \u201csenso della vita\u201d nella sua quarta fase (per usare il suo paradigma). Lei \u00e8 stato nominato dal Ministro della salute in qualit\u00e0 di Presidente di una Commissione incaricata di studiare nuove modalit\u00e0 di assistenza agli anziani, tenuto conto di tutte le fragilit\u00e0 connesse all\u2019et\u00e0. Come intende procedere in tale veste verso una pi\u00f9 dignitosa considerazione di questa parte finale della vita? Quale \u201csenso\u201d attribuirle? Quali iniziative assumere?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Mons. Paglia.<\/i><\/b><i>\u00a0Serve, oggi, un cambiamento radicale nell\u2019assistenza andando a recuperare lo spirito originario con cui sono nate le residenze: luoghi di recupero, ristoro e cura, e dunque necessariamente temporanee, per poter poi tornare a casa. \u00c8 necessario mettere al\u00f2 centro l\u2019assistenza domiciliare sanitaria e sociale degli anziani con servizi a domicilio, il cohousing, i centri diurni ad alta qualificazione, capaci di terapie occupazionali e cognitive e processi di inclusione e socialit\u00e0, formazione ed educazione. \u00c8 necessario prevenire. Non lasciamo soli gli anziani, non li scartiamo. Gli anziani sono una risorsa preziosa da valorizzare, non da buttar via.<\/i><\/p>\n<p>Domanda per l\u2019On.le Prof Luigi Manconi<\/p>\n<p><b>Il Vostro dialogo sul \u201csenso della vita\u201d tocca inevitabilmente i temi della procreazione, della crescita demografica,\u00a0 della bioetica, del dolore e della morte. Mi ha colpito il Suo ricorrente richiamo al pensiero di Alex Langer, pensatore poco conosciuto come Lei stesso ammette, che tuttavia pone come cruciale il concetto del \u201climite\u201d. In realt\u00e0 riflettendo su di esso si potrebbero maturare convincimenti risolutivi per le nostre scelte esistenziali: come collocarci nel mondo, che rapporto mantenere con la natura, quali codici etici considerare imprescindibili, quali tassonomie graduare. Estensivamente potremmo utilizzare alcune sue riflessioni per spiegare la crisi epocale che stiamo attraversando, quella pandemia che ci sta radicalmente cambiando, nelle possibilit\u00e0 del presente e nelle prospettive che dovremo affrontare, non escludendo scelte drastiche o sviluppi ingovernabili. Vuole completare il gi\u00e0 esaustivo riferimento a questo autore e l\u2019incidenza che conserva nei Suoi convincimenti personali?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Prof. Manconi.<\/i><\/b>\u00a0<i>Via via che trascorrono gli anni, mi rendo conto di essere assai pi\u00f9 Langeriano di quanto fossi quando Langer era vivo ed era tra i miei amici. Oltre al concetto di limite, dal quale \u2013 penso \u2013 si possa ricavare un\u2019intera e ricca strategia politica, mi riferisco all\u2019altro termine, \u201cmitezza\u201d, che in genere si accompagna al ricordo di lui. La mitezza in Langer non aveva alcunch\u00e9 di dolciastro e, nemmeno, di retorico. Era l\u2019espressione, ancora, di quella consapevolezza del limite (limiti della politica e limiti del conflitto) che innervava tutta la sua azione pubblica e la sua vita privata. Una mitezza che, lungi dallo sminuirla, sottolineava la radicalit\u00e0 delle sue opzioni e dei suoi obiettivi. Ecco, tardivamente e confusamente, cerco di mettere in pratica questa sua importantissima lezione.<\/i><\/p>\n<p>Domanda per S.E. Mons. Vincenzo Paglia<\/p>\n<p><b>Mons. Paglia, come Lei sottolinea nel libro non \u00e8 pi\u00f9 tempo di conflitto tra fede e ragione. Abbiamo il diritto-dovere di usare il pensiero critico agendo nella ricerca della verit\u00e0\u00a0 e conciliando questo atteggiamento razionale con una scelta di \u201caffidamento\u201d: questo \u00e8 il senso della Fede che mi pare di percepire dal Suo pensiero. Potremmo affermare che i<\/b><b>l \u201cVelut si Christus daretur\u201d ha prodotto i migliori risultati, infatti la scelta cristiana di darsi a Dio ha grandi vantaggi anche nell\u2019etica pubblica: dare senso e dignit\u00e0 alle nostre azioni, operare secondo coscienza, agire per realizzare con onest\u00e0 il bene comune. Sono questi i fondamenti etici cui possiamo ispirarci per\u00a0 restituire una direzione di marcia a questa epoca cos\u00ec ibrida e attraversata da mille conflitti e contraddizioni morali, per dare \u201cun senso alla vita\u201d? Senza un \u201cfaro\u201d che illumini la via della verit\u00e0 e del bene riusciremmo ad orientarci da soli?\u00a0<\/b><b>Possiamo infine dire con \u00a0Charles Peguy\u00a0 \u201cla fede che pi\u00f9 amo \u00e8 la speranza\u201d?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Risposta Mons. Paglia<\/i><\/b><i>.\u00a0 Qui a mio avviso \u201ctocchiamo\u201d lo snodo fondamentale che ha a che fare con il \u201csenso della vita\u201d. La fede \u00e8 ragionevole, \u00e8 possibile, \u00e8 sensata. E il cambiamento d\u2019epoca in cui siamo ci rende pi\u00f9 responsabili nei confronti delle sorti di tutta l\u2019umanit\u00e0. Se penso agli ultimi tre Papi, questa linea mi sembra esplicitarsi in maniera molto chiara. San Giovanni Paolo II \u00e8 il pontefice della Fides et Ratio, della grande sintesi che unifica fede e ragione come due poli della ricerca dell\u2019umanit\u00e0. Benedetto XVI \u00e8 il pontefice della Deus Caritas Est, che inscrive la logica della fede all\u2019interno dell\u2019amore, dell\u2019agape, della cura e dell\u2019interesse verso l\u2019altro. Papa Francesco oggi esplicita ancora di pi\u00f9 questa dinamica ecclesiale e la approfondisce, la rende imprescindibile come via della Chiesa \u201cin uscita\u201d verso le periferie reali ed esistenziali. Il fatto nuovo \u00e8 decisamente forte e decisamente semplice: abbiamo superato il binomio tra fede e ragione. La fede non deve pi\u00f9 mostrare la sua \u201cragionevolezza\u201d. E non vale il ragionamento di una volta secondo cui chi aveva fede ad un certo punto \u201cspengeva\u201d la razionalit\u00e0 per affidarsi a qualcosa di anti-razionale. D\u2019altro canto chi seguiva la ragione doveva essere ateo \u201cper forza\u201d. Cos\u00ec si \u00e8 detto per secoli. Oggi di fronte alle sfide epocali che abbiamo di fronte, la via da seguire ci porta verso un trinomio: fede e ragione si incontrano nella dimensione fraterna, della carit\u00e0, dell\u2019amore per il prossimo e della cura per il Creato.\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Le domande di chi non crede sono domande di senso per la vita, come ho potuto verificare negli incontri e nei dialoghi con tanti non credenti. Basti, per tutti, l\u2019ultimo libro, l\u2019ampio e approfondito colloquio con Luigi Manconi di cui stiamo parlando. Anche nel libro noi due alle domande che ci siamo posti non rispondiamo con la dialettica. Non \u00e8 una sorta di incrocio di spade dove qualcuno vince e l\u2019altro perde! Alle domande, alla ricerca di senso, non si risponde con la dialettica e basta, non \u00e8 un confronto di \u201cscuole\u201d di pensiero. Per il credente non \u00e8 mai cos\u00ec. Il credente si fa compagno di strada e di vita, \u00e8 in cammino, in ascolto, in dialogo, sa che la \u201cverit\u00e0\u201d della fede non si impone, si mostra nella vicinanza, nel Samaritano che si ferma ed ha un atteggiamento di compassione senza chiedere nulla in cambio. La grande via su cui procediamo \u00e8 l\u2019amore per il prossimo. Da quello vedrete che siete miei discepoli, come ci dice il Vangelo. Lo verifico ogni giorno nel mio impegno di vescovo, di credente, di uomo di Chiesa e di essere umano.\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>Domanda per l\u2019On.le Prof. Luigi Manconi<\/i><\/p>\n<p><b>Caro Professore, mi ha colpito nel sottotitolo del libro\u00a0 la sua autodefinizione di \u201cpococredente\u201d , per\u00a0 descriversi nel contesto dell\u2019interlocuzione con Mons. Paglia. Non voglio pensare ad una \u201cdiminutio\u201d quantitativa, non \u00e8 un problema di pesi e contrappesi materiali ma di convincimenti spirituali. La fede implica un processo di affidamento e di trascendenza, mi permetto di pensare che il dubbio riguardi anche l\u2019aspetto dogmatico, certi orpelli e corollari che esprimono una dimensione di esteriorit\u00e0 alla quale sono in molti a non aderire. Ritengo che nel nostro transito esistenziale la vita sia l\u2019unica certezza di cui disponiamo: considerarla un dono o un compito da realizzare (lei afferma \u201cun dono di cui possiamo disporre come vogliamo\u201d)\u00a0 non inficia il senso del dovere che deve spingerci ad operare per il bene. Il dubbio di vivere rettamente, disse Corrado Alvaro, \u00e8 una grande disperazione che ci allontana dalla ricerca della verit\u00e0. Mi piacerebbe perci\u00f2 che Lei commentasse queste parole del nostro scrittore Mario Rigoni Stern: \u201c<\/b><b><i>Come vivere? Questa domanda ce la dobbiamo porre non soltanto alla fine di un millennio, di un secolo, di un anno, ma tutti i giorni, e tutti i giorni svegliandoci, si dovrebbe dire: oggi che cosa ci aspetta? Allora io considero che si dovrebbero fare le cose bene, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto<\/i><\/b><b>\u201d.\u00a0Le chiedo questo perch\u00e9 sono certo che la Sua \u201cpococredenza\u201d sia un\u2019ammissione di inadeguatezza (non un senso di colpa) che tutti dovremmo condividere poich\u00e9 reca implicito e taciuto il senso di una finitudine creaturale di cui \u2013 confido- anche Lei sia consapevole, come l\u2019avvertire un bisogno di completamento che Le rende onore e che forse tra le pieghe nasconde una \u201cfede\u201d magari non ortodossa ma certamente ricca di dignit\u00e0, onest\u00e0 intellettuale e volont\u00e0 di fare sempre \u201ccose ben fatte\u201d. Sono convinto infatti che la coscienza morale che abita in ciascuno di noi sia il vero discrimine di tutto ci\u00f2 che ci riguarda,\u00a0 per misurare se stessi e commisurarci agli altri. Ci riassume il senso di questa \u201cautodefinizione\u201d?<\/b><\/p>\n<p><b><i>Prof. Manconi.\u00a0<\/i><\/b><i>Come molte volte mi accade le mie definizioni e autodefinizioni, si esprimono in un negativo: in un non seguito da un termine declamatorio o, come in questo caso, in quell\u2019avverbio di quantit\u00e0, poco. Ma anche il mio motto personale \u2013 \u201climitare il disonore\u201d \u2013 indica esattamente una misura e la definizione di male minore \u00e8, in qualche modo, il titolo della mia strategia politica, se mai ne abbia una. Dunque, pococredente, innanzitutto perch\u00e9 non sono credente. Ma non sono noncredente, n\u00e9 agnostico n\u00e9 ateo, e quella formula pococredente allude a una postura di ascolto \u2013 di tutto ci\u00f2 che \u00e8 fatto religioso \u2013 e di problematica attesa. Pi\u00f9 orientata pessimisticamente verso la probabile delusione, ma non per questo meno interessata all\u2019imprevedibile e all\u2019inaspettato che l\u2019attesa pu\u00f2 infine rivelare.<\/i><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ildomaniditalia.eu\/il-senso-della-vita-conversazioni-tra-un-religioso-e-un-poco-credente\/\">(<em><strong>IL DOMANI<\/strong><\/em>)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0\u00a0Francesco Provinciali Mons. Paglia, nelle pagine di esordio del Vostro dialogo Lei spiega in modo netto che \u201cil futuro si edifica sulla via di una fraternit\u00e0 universale\u201d. 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