{"id":26584,"date":"2021-04-23T18:42:56","date_gmt":"2021-04-23T16:42:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=26584"},"modified":"2021-04-23T18:49:11","modified_gmt":"2021-04-23T16:49:11","slug":"basta-carcere-basta-vendetta-la-giustizia-e-pieta-e-speranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/basta-carcere-basta-vendetta-la-giustizia-e-pieta-e-speranza.html","title":{"rendered":"Basta carcere, basta vendetta: la giustizia \u00e8 piet\u00e0 e speranza"},"content":{"rendered":"<p>Quello tra il sociologo ed attivista politico\u00a0<strong>Luigi Manconi<\/strong>\u00a0e l\u2019arcivescovo\u00a0<strong>Vincenzo Paglia<\/strong>, Presidente della\u00a0<strong>Pontificia<\/strong>\u00a0<strong>Accademia per la Vita<\/strong>, \u00e8 un confronto tra due concezioni del mondo distanti e, per certi versi, inconciliabili: una ispirata da un profondo senso religioso, l\u2019altra immersa nella societ\u00e0 e nella concretezza delle sue contraddizioni e delle sue sofferenze. Ma entrambe tese a cercare, di fronte ai dilemmi che attraversano la vita quotidiana, il significato delle scelte di ognuno. Ecco un \u201cassaggio\u201d del dialogo, tratto dal capitolo 6 e 7 del libro\u00a0<strong><em>\u201cIl senso della vita\u201d<\/em><\/strong>\u00a0Einaudi, 2021.<\/p>\n<p><strong>Manconi.<\/strong>\u00a0Il male (sia esso la droga o il crimine) non pu\u00f2 essere messo al bando dalla societ\u00e0. Quel male e il dolore che porta con s\u00e9 pu\u00f2 venire ridotto e \u00abgovernato\u00bb attraverso strategie che ne limitino gli effetti pi\u00fa dirompenti e dannosi per il singolo e la collettivit\u00e0. Discendono da qui le politiche e gli interventi sociali che vengono definiti di \u00abriduzione del danno\u00bb. (\u2026) \u00c8 un\u2019idea di societ\u00e0 che tende a includere e ad accogliere, a rendersi permeabile alle nuove identit\u00e0 culturali e sociali, ai movimenti interni e a quelli provenienti dall\u2019esterno. Ci\u00f2 comporta che si limitino allo stretto indispensabile i provvedimenti e gli istituti del controllo e dell\u2019esclusione, destinati solo a chi si riveli socialmente pericoloso.<\/p>\n<p><strong>Paglia.<\/strong>\u00a0Sono d\u2019accordo con te che nella societ\u00e0 bisogna accettare la compresenza del bene e del male. (\u2026) E, sarai d\u2019accordo con me, il bene e il male traversano ciascuno di noi, al suo interno. Non c\u2019\u00e8 il bene assoluto da una parte e il male assoluto dall\u2019altra. E che nella societ\u00e0 convivano ambedue \u00e8 giocoforza. In tal senso, che la societ\u00e0 debba essere inclusiva mi pare inoppugnabile. (\u2026)<\/p>\n<p><strong>Manconi.<\/strong>\u00a0In realt\u00e0, attribuisco tanta importanza a questa riflessione perch\u00e9, come dicevo, da essa discendono non solo diversi modelli di policy, ma anche differenti idee sul futuro della nostra societ\u00e0 e su un sistema dei diritti di cittadinanza adeguato ai tempi e alla nuova composizione sociale delle comunit\u00e0 contemporanee. Insomma, penso che una societ\u00e0 dell\u2019inclusione debba prevedere la convivenza con i diversi mali sociali per ridurre al minimo la sofferenza individuale e collettiva che producono. Qualche decennio fa partecipai a un convegno dal titolo davvero eloquente: Dare un posto al disordine. In altre parole, adottare strategie sociali capaci di \u00abnegoziare\u00bb con tutti i soggetti (penso ai centri sociali), i gruppi e le minoranze (per esempio i rom), ma pure con ogni forma di trasgressione e devianza (ancora il consumo di sostanze), al fine di \u00abdare un posto\u00bb anche a loro nella vita sociale, escludendo solo le manifestazioni di violenza e di sovversione delle regole democratiche. Se, poi, trasferiamo un simile discorso su un piano generale, \u00e8 ancora questa strategia la pi\u00fa adeguata ad affrontare problematiche di difficilissima composizione, come quella dei flussi migratori o quella rappresentata dalla popolazione detenuta. (\u2026) Prendiamo la questione del carcere, forse la pi\u00fa \u00abintrattabile\u00bb. Come si fa a non essere abolizionisti?<\/p>\n<p>Il carcere \u00e8 una istituzione insostenibile sotto il profilo giuridico e politico, sociale e finanziario. Deve essere quindi abolito e sostituito da altre misure, capaci di soddisfare tanto la domanda di giustizia dei cittadini, quanto il diritto del condannato al pieno reinserimento sociale al termine della pena, che \u00e8 proprio quanto il carcere \u2013 non solo per cause contingenti \u2013 impedisce. Ma voglio sottolineare qualcosa che viene costantemente ignorato. La Costituzione non parla mai di carcere, n\u00e9 di pena detentiva. Anche se i costituenti conoscevano solo il carcere (e molti tra essi lo avevano sperimentato in prima persona) e la pena capitale, in modo saggio e lungimirante non aggettivarono le pene, lasciando campo libero a un legislatore che volesse cambiare radicalmente la fisionomia delle sanzioni penali. (\u2026) Dunque, una pena moderna, razionale e adeguata non pu\u00f2 che essere totalmente diversa ed esprimersi attraverso forme sanzionatorie diverse, partendo dall\u2019assunto che la privazione della libert\u00e0 deve limitarsi solo ed esclusivamente allo strumento e al tempo indispensabili per contenere la violenza del condannato pericoloso per la comunit\u00e0. (\u2026) In questo quadro, i meccanismi dell\u2019esclusione e della reclusione devono riguardare solo i socialmente pericolosi e solo per il tempo in cui lo siano. Convivere e negoziare con il male rappresentato dai crimini e dai criminali significa elaborare una politica penale totalmente diversa da quella finora adottata. Una politica fondata, piuttosto, su quella che chiamiamo \u00abgiustizia riparativa\u00bb, e che a me piace definire \u00abristoratrice\u00bb. \u00abRistorare\u00bb \u00e8 parola dolce e forte, rassicurante e allo stesso tempo gratificante, capace di offrire sollievo e lenimento. Richiama non solo la soddisfazione di un bisogno (di cibo, acqua, riposo, conforto), ma anche il ristabilirsi di un equilibrio. La giustizia riparativa mira a sanare la ferita determinata nelle relazioni sociali dalla commissione di un reato. Non si limita a sanzionare la lesione inferta, ma opera per curarla. Si basa sulla responsabilizzazione dell\u2019autore del reato nei confronti della parte offesa: e, di conseguenza, sull\u2019esigenza di porre rimedio al danno inflitto attraverso il risarcimento alla vittima e alla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Paglia.<\/strong>\u00a0Giovanni Battista Scanaroli, sovrintendente delle carceri dello Stato pontificio, nel suo trattato di tre volumi, scrive sconsolato che nella sua vita non ha mai visto un carcerato uscire dalla prigione migliore di quando era entrato. Nulla di nuovo sotto il sole! Eppure noi continuiamo imperterriti a costruire carceri, spesso malamente, quasi sempre sovraffollate\u2026 Intanto \u00e8 decisivo anche promuovere una coscienza nuova circa la giustizia umana e la concezione della pena. Tu parli della giustizia riparativa o, come tu preferisci, \u00abristoratrice\u00bb (pure a me piace pi\u00fa questo termine). Sono ancora una volta pienamente consenziente. \u00c8 solo cos\u00ed che si sconfigge l\u2019idea di una pena che condanna senza speranza alcuna di riabilitazione. Va recuperata la prospettiva di una pena che aiuti il condannato a cambiare nel senso opposto ai fatti criminosi che ha commesso. (\u2026) Anche la pena non deve sottrarsi alla sfida della progettualit\u00e0, n\u00e9 pu\u00f2 essere avulsa dal giudizio morale sui suoi contenuti e le sue conseguenze: giudizio, quest\u2019ultimo, che dipende dalla sua capacit\u00e0 di perseguire il bene comune rispondendo alle esigenze della dignit\u00e0 umana di tutti i soggetti (vittime e agenti) coinvolti nel reato. (\u2026) Per sanare in profondit\u00e0 le ferite che lacerano la convivenza tra gli uomini sono necessari sia la giustizia sia il perdono. Una giustizia \u00abspietata\u00bb, cio\u00e8 senza la pietas, non aiuta a cambiare. E purtroppo lascia una ferita nella societ\u00e0. Bisogna scendere nelle profondit\u00e0 dell\u2019animo sia del colpevole che dell\u2019offeso. In modi ovviamente diversi, ambedue sono chiamati ad atteggiamenti nuovi che evitino sia la vendetta sia l\u2019indurimento. E in questo \u00e8 parte in causa anche la stessa societ\u00e0 di cui entrambi gli attori fanno parte. (\u2026)<\/p>\n<p><strong>Manconi.<\/strong> Come si sa, la questione della giustizia richiama quella della diseguaglianza, che si esprime attraverso varie manifestazioni e, in primo luogo, attraverso la pi\u00fa antica e irreparabile di esse: la penuria di mezzi materiali. (\u2026) Se meno individui muoiono di fame e cresce il reddito minimo pro capite \u00e8 un grande risultato, ma se la distanza tra poveri e ricchi aumenta e in parallelo un rilevante numero di individui passa da uno stato di sicurezza economica a uno di precariet\u00e0, quella che chiamiamo \u00abpercezione\u00bb rende ancora pi\u00fa cruda e stridente la presenza della povert\u00e0 nel mondo.<\/p>\n<p><strong>Paglia.<\/strong>\u00a0Il rischio odierno \u00e8 dato dall\u2019aver superato il limite oltre il quale le diseguaglianze non debbono andare, pena uno squilibrio ingestibile. Di qui l\u2019urgenza di una politica che prenda responsabilmente il suo compito di regolare la convivenza evitando di lasciare al solo mercato il potere sulla distribuzione del reddito e sul controllo della moneta. Purtroppo una prolungata assenza della politica nella vita della societ\u00e0 contemporanea ha avuto come conseguenza la crescita di quel \u00abpopolo di vittime\u00bb \u2013 per dirla con\u00a0<strong>Slavoj \u017di\u017eek<\/strong>\u00a0\u2013, che subisce negativamente il potere del mercato. (\u2026) Mentre ci avviamo alla conclusione di questo capitolo sento l\u2019urgenza di fissare un punto chiaro sulla pena di morte. E so che ti trovo d\u2019accordo con me. \u00c8 un tema a mio avviso essenziale per la qualit\u00e0 di una societ\u00e0. Finalmente, dopo secoli, negli ultimi tempi la Chiesa ha respinto una volta per tutte la legittimit\u00e0 morale della pena di morte. I dati Istat che ho citato all\u2019inizio, per\u00f2, ci dicono purtroppo che molti italiani sono favorevoli alla reintroduzione della pena di morte nel nostro ordinamento giuridico. Questa tendenza va contestata con decisione: sarebbe una regressione barbarica.\u00a0<strong>Cesare Beccaria<\/strong>\u00a0\u2013 un grande italiano \u2013 lo ha mostrato per primo nel secolo XVIII. Segn\u00f2 uno spartiacque nella cultura giuridica e umanistica circa il rapporto tra i delitti e le pene e la conseguente critica radicale alla legittimit\u00e0 della pena di morte.<\/p>\n<p>\u00c8 una lezione \u2013 venuta dall\u2019interno del pensiero illuminista \u2013 che va riscoperta, proprio mentre assistiamo alla risorgenza di una mentalit\u00e0 vendicativa che dimentica l\u2019obbligo morale di aiutare il colpevole a riabilitarsi. Nessuno pu\u00f2 essere mai identificato con il delitto che ha compiuto. Eppure, fin dall\u2019antichit\u00e0 classica vengono sostenuti non solo la legittimit\u00e0 della pena di morte ma addirittura l\u2019obbligo di comminarla, convincendo gli stessi condannati a ritenerla una misura lodevole. Il nodo si stringeva attorno al principio del primato del bene della societ\u00e0 su quello dell\u2019individuo. Non \u00e8 questa la sede per ripercorrere il tema della pena di morte nella tradizione biblica e nella storia cristiana, anche se la predicazione cristiana e la teologia, fin dagli inizi, si sono distinte per tenere fermo il comandamento: non uccidere. E comunque nessuno ha potuto mai cancellare il passo della Bibbia: \u00abChiunque uccider\u00e0 Caino subir\u00e0 la vendetta sette volte!\u00bb (Gn 4,13-15). Nei catechismi della Chiesa cattolica, da quello di Trento sino a quelli di\u00a0<strong>Pio X<\/strong>\u00a0e del catechismo del 2017 viene per\u00f2 ammessa la legittimit\u00e0 del ricorso alla pena di morte per il bene della societ\u00e0. Nel corso del Novecento, la crescita della cultura dei diritti umani e la consapevolezza della intangibilit\u00e0 della vita umana hanno sgretolato man mano quella granitica convinzione che portava ad ammettere la pena di morte, anche se solo in casi eccezionali. Nella seconda met\u00e0 del Novecento \u00e8 cresciuta sempre pi\u00fa nella Chiesa la coscienza della \u00abinammissibilit\u00e0\u00bb della pena di morte. Ultimamente \u00e8 stato decisivo papa Francesco: ha cambiato il catechismo (n. 2267) mettendo la parola fine a un lungo dibattito di revisione circa la legittimit\u00e0 della pena di morte. \u00c8 un traguardo che pone termine a ogni ambiguit\u00e0: la pena di morte \u00e8 inammissibile perch\u00e9 contraria al Vangelo. Potrei dire che finalmente abbiamo compreso in senso pieno le pagine della Bibbia.\u00a0<strong>Papa Giovanni XXIII<\/strong>\u00a0amava dire a coloro che gli rimproveravano i cambiamenti: \u00abNon \u00e8 il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio\u00bb. (\u2026)<\/p>\n<p><strong>Manconi.<\/strong>\u00a0Non mi spaventa parlare anche delle \u00abcose ultime\u00bb, secondo la definizione del teologo Romano Guardini. \u00c8 una formula che mi piace molto perch\u00e9 contiene quel termine \u00abcose\u00bb che toglie alla riflessione ogni astrattezza e riporta alla ruvida materialit\u00e0 delle esperienze di fine vita. D\u2019altra parte, chiamarle \u00abultime\u00bb sottolinea una contraddizione proprio con la dottrina cattolica, che vorrebbe quelle \u00abcose\u00bb non ultime, bens\u00ed premessa di una nuova vita. Noi \u2013 tutta la ciurma degli atei, agnostici, increduli, scettici, perplessi, miscredenti, bestemmiatori, fino ai pococredenti \u2013 viviamo oscuramente tutto ci\u00f2 come un deficit. C\u2019\u00e8 poco da dire: quella nuova e ulteriore vita ci manca. Dunque, viviamo con un senso di inferiorit\u00e0 il fatto che altri, anche vicini a noi, o, addirittura nostri familiari, abbiano la fortuna di credere. (\u2026)<\/p>\n<p><strong>Paglia.<\/strong>\u00a0La nuova nascita di cui parla la fede \u00e8 la grazia di una vita il cui \u00abmondo\u00bb sar\u00e0 disponibile per la piena espansione dei doni della vita di Dio, che vuole diventare la nostra. In tal senso saremo creati \u2013 generati \u2013 di nuovo. Stavolta, per\u00f2, oltre la lotta e la fatica di fare nostra la vita ricevuta: l\u2019iniziazione ha termine, la destinazione ha il suo compimento. Ma siamo sempre noi il soggetto di questa metamorfosi: la \u00abresurrezione\u00bb \u00e8 il compimento segretamente sperato, nel quale la nostra vita si riconosce e si \u00abritrova\u00bb. Noi amiamo le sostituzioni, i replicanti, i super corpi e le super menti che rimpiazzano gli esseri umani che fino a poco prima ci erano cari. Dio non sostituisce! \u00abNuovo\u00bb qui significa \u00abriparato\u00bb, \u00absistemato una volta per tutte\u00bb, \u00abrinnovato\u00bb, \u00abmesso a nuovo per sempre\u00bb. Per questo la \u00abcarne\u00bb e la sua destinazione rimangono centrali nel cristianesimo. Le \u00abcose ultime\u00bb sono terra, cielo e carne definitivamente riconciliati. \u00abEcco, io faccio nuove tutte le cose\u00bb \u2013 non solo le anime e le menti \u2013 \u00e8 la parola finale della nostra rivelazione (Ap 21,5).<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.ilriformista.it\/basta-carcere-basta-vendetta-la-giustizia-e-pieta-e-speranza-212769\/?refresh_ce\">IL RIFORMISTA<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello tra il sociologo ed attivista politico\u00a0Luigi Manconi\u00a0e l\u2019arcivescovo\u00a0Vincenzo Paglia, Presidente della\u00a0Pontificia\u00a0Accademia per la Vita, \u00e8 un confronto tra due concezioni del mondo distanti e, per certi versi, inconciliabili: una ispirata da un profondo senso religioso, l\u2019altra immersa nella societ\u00e0 e nella concretezza delle sue contraddizioni e delle sue sofferenze. 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