{"id":26497,"date":"2021-03-24T15:27:24","date_gmt":"2021-03-24T14:27:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=26497"},"modified":"2021-03-24T15:27:39","modified_gmt":"2021-03-24T14:27:39","slug":"il-mondo-digitale-sta-riscrivendo-il-nostro-rapporto-con-la-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/il-mondo-digitale-sta-riscrivendo-il-nostro-rapporto-con-la-morte.html","title":{"rendered":"Il mondo digitale sta riscrivendo il nostro rapporto con la morte"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Marco Grieco<\/strong><\/p>\n<p>Mentre in Europa negli anni Quaranta imperversava la Seconda Guerra Mondiale, nei teatri americani veniva proiettato\u00a0<i>Fantasia<\/i>: Disney narrava la morte del mondo nella danza dei demoni sul monte Calvo, eppure lasciava il finale alle note dell\u2019<i>Ave Maria\u00a0<\/i>di Schubert su un mondo aperto alla vita. Come scrive Susan Sontag in\u00a0<i>Davanti al dolore degli\u00a0<\/i><a href=\"https:\/\/www.lafeltrinelli.it\/libri\/susan-sontag\/davanti-dolore-altri\/9788804551126#:~:text=Davanti%20al%20dolore%20degli%20altri%20%2D%20Libro&amp;text=Con%20acuto%20saggio%2C%20Susan%20Sontag,contro%20la%20prosecuzione%20degli%20scontri.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><i>altri<\/i><\/a>\u00a0(Mondadori, 2006), la morte ha quel potere di muovere l\u2019uomo e schiuderlo.<\/p>\n<p>Ma cosa accade quando la societ\u00e0 tende a rimuovere la morte? Perch\u00e9 si d\u00e0 il caso che questo stia avvenendo nel digitale, almeno nella radiografia implacabile che ne d\u00e0 il filosofo coreano Byung-Chul Han: \u00abLa morte presuppone che la vita stessa abbia una conclusione, quindi se si priva la vita di qualsiasi possibilit\u00e0 di conclusione, essa finir\u00e0 nel momento meno opportuno\u00bb (<i>La scomparsa dei riti<\/i>, Nottetempo, 2021).<\/p>\n<p>Nella riproposizione di spazi virtuali apparentemente infiniti, il virtuale illude in una morte ridimensionata, addirittura scomparsa: \u00abVincere la morte rimane il sogno proibito dell\u2019uomo e poterla rimandare ci illude di poterla superare \u2013 spiega monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la Vita -. D\u2019altra parte, abbiamo superato limiti che tempo addietro ritenevamo intoccabili. I desideri sembrano essere divenuti tutti realizzabili e non ci saremmo mai immaginati, nel nostro mondo occidentale, di soccombere davanti ad un misero e invisibile virus. Ci credevamo troppo evoluti per dover lottare contro un parassita che pensavamo potesse mettere in crisi, al massimo, qualche disgraziato confine del sud dimenticato del mondo. S\u00ec, la pandemia rovescia con forza su di noi una questione antica: la Bibbia dice che abbiamo \u2018i giorni contati e un tempo fissato\u2019. Forse si tratta di viverli meglio, non solo di affannosamente di aumentarli\u00bb.<\/p>\n<div class=\"banner-inread\">\n<div id=\"outstream\" data-google-query-id=\"CP6WwLWQye8CFRKGgwcdxDsPpw\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5180\/linkiesta\/onsite\/ros\/top_3__container__\">Con un progetto <a href=\"https:\/\/www.academia.edu\/36998733\/Classification_of_the_approaches_to_the_technological_resurrection\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">utopico<\/a>, ma in fase di progettazione, i ricercatori Alexey Turchin e Maxim Chernyakov, affiliati al Movimento Transumanista Russo, stanno gettando le basi teoretiche per una\u00a0<a href=\"https:\/\/science.sciencemag.org\/content\/131\/3414\/1667.abstract\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">tecnologia<\/a>\u00a0in grado di utilizzare una grande fonte di energia per duplicare l\u2019avatar dei defunti attraverso tecniche di\u00a0<i>deep learning<\/i>. Quella che sembra un\u2019avanguardia, parte da presupposti gi\u00e0 concreti. Alla base del ragionamento c\u2019\u00e8 l\u2019accumulazione dei dati, tipica dell\u2019Intelligenza Artificiale (IA): \u00abUna volta che l\u2019IA crea la tua precisa copia digitale, tutto \u00e8 possibile, persino ripristinare la vita biologica\u00bb ha spiegato Turchin a\u00a0<i>Popular Mechanics<\/i>.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Raccolte di informazioni dettagliate hanno gi\u00e0 permesso a un\u2019IA di generare l\u2019avatar di una bambina di sei anni morta per una malattia rara. L\u2019esperimento virtuale, mandato in onda sulla tv sudcoreana e su <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?time_continue=578&amp;v=uflTK8c4w0c&amp;feature=emb_logo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">YouTube<\/a>, mostra l\u2019incontro tra la madre (reale) e la figlia (virtuale) in un interscambio emotivamente toccante, ma biologicamente impossibile. L\u2019avatar della bambina morta interagisce con la madre attraverso la ricostruzione della sua voce, ma nessuno considera finora gli effetti sulla psiche della madre.<\/p>\n<p>\u00abLe nuove tecnologie e gli sviluppi della robotica ripropongono nella modernit\u00e0 la sfida di Icaro: farsi delle ali e volare, anche al di l\u00e0 del tempo. Poter sopravvivere a me stesso in una macchina, nella memoria dei megabyte,\u00a0 cedere ad una macchina la funzione di rimanere accanto al dolore e alla sofferenza, fuggendo da ci\u00f2 che ci spaventa: star male e veder soffrire \u2013 spiega mons. Paglia, autore del\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/sorella-morte-2.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">libro<\/a>\u00a0<i>Sorella morte\u00a0<\/i>(Piemme, 2017) -. Con la Pontificia accademia per la Vita abbiamo promosso un manifesto per dare un\u2019anima alla relazione tra l\u2019uomo e le nuove tecnologie e per restituire una chiarezza: la macchina rimane un mezzo e uno strumento nelle mani dell\u2019uomo, il fine resta il bene della persona e quello pubblico. Cancellare il dolore rende disumani. Ma non serve certo l\u2019IA per diventare disumani: basta girarsi dall\u2019altra parte quando si incontra una persona che vive per strada o non si visita un anziano che vive da solo la stagione del tramonto\u00bb spiega.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic\">\n<div id=\"ad_dyn1\" data-google-query-id=\"CJ3lxbWQye8CFRKGgwcdxDsPpw\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5180\/linkiesta\/onsite\/ros\/dynamic\/1_0__container__\">Per sfidare la morte, l\u2019IA ha bisogno di un\u2019immensa mole di dati. \u00abMia nonna \u00e8 morta quattro anni fa per Alzheimer. Poco dopo la sua morte, ero frustrato: tutta la sua vita, piena di lotte, gioie, amore, disperazione e fede ha lasciato il posto solo a qualche foto ricordo. Tutto il resto \u00e8 andato perduto per sempre\u00bb scriveva nel 2015 sul suo <a href=\"https:\/\/medium.com\/@mariusursache\/the-journey-to-digital-immortality-33fcbd79949\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">blog<\/a>\u00a0Marius Ursache. Pi\u00f9 tardi, ha co-fondato Eterni.me, una piattaforma progettata per replicare avatar in 3D delle persone defunte.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Il progetto, ancora in fase di test, ha suscitato numerosi interrogativi etici, a cui egli stesso ha dato una risposta: \u00abNon stiamo cercando di sostituire una persona morta. L\u2019avatar \u00e8 come un bibliotecario: aiuta gli utenti a dare un senso alle informazioni che sono state memorizzate\u00bb. Da qualche anno, <a href=\"https:\/\/techcrunch.com\/2019\/03\/04\/facebook-is-introducing-a-new-tributes-section-for-memorialized-accounts\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Facebook<\/a>\u00a0ha introdotto la possibilit\u00e0 di ricordare gli account delle persone scomparse con un profilo commemorativo. Sulla piattaforma, chi vuole pu\u00f2 lasciare un messaggio e pubblicarlo a seconda delle impostazioni sulla privacy. Il social segue le orme di\u00a0<a href=\"https:\/\/techcrunch.com\/2013\/04\/11\/googles-afterlife\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Google<\/a>, che gi\u00e0 nel 2013 lanciava una gestione dell\u2019account inattivo per amministrare i dati degli utenti scomparsi.<\/p>\n<p>In questo caso, l\u2019account della persona morta poteva essere collegato ad alcuni contatti fidati, che avrebbero potuto avere accesso anche ad altri tipi di dati, come i\u00a0<em>drive<\/em>, se consentito dalle norme di rispetto della\u00a0<em>privacy<\/em>. Ma Google e Facebook non hanno creato una Spoon River digitale, semmai scatenato un\u2019elaborazione del lutto infinita. Questo \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente in un caso controverso riportato da<a href=\"https:\/\/www.theverge.com\/a\/luka-artificial-intelligence-memorial-roman-mazurenko-bot\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00a0<i>The Verge<\/i><\/a><i>.\u00a0<\/i>Eugenia Kuyda, ingegnera russa che ha perso il suo migliore amico Roman Mazurenko in un incidente stradale, ha realizzato un bot tramite cui amici e parenti possono interagire come se fosse ancora vivo.<\/p>\n<p>Il bot commemorativo assembla frasi della persona che Kuyda ha caricato per anni e anni su un database. Prima di morire, Mazurenko stava lavorando a un progetto simile. Nel 2015 aveva fatto richiesta di borsa di studio per realizzare un nuovo tipo di cimitero, Taiga. I morti sarebbero stati seppelliti in capsule biodegradabili e i corpi avrebbero fertilizzato gli alberi. Sotto ogni albero ci sarebbe stato un\u00a0<em>display<\/em>\u00a0digitale con tutte le informazioni biografiche sul defunto. \u00abRidisegnare la morte \u00e8 una pietra angolare del mio costante interesse per le esperienze umane urbana\u00bb scriveva Mazurenko sul suo diario, commentando la resistenza degli statunitensi ai funerali.<\/p>\n<div class=\"banner-inread\">\n<div id=\"outstream\">Per il filosofo Byung-Chul Han, invece, c\u2019\u00e8 uno stretto legame tra la scomparsa dei riti e il capitalismo tracciato dal digitale: \u00abI riti modellano i passaggi fondamentali della vita. Sono forme di chiusura, senza le quali scivoliamo attraverso\u00bb <a href=\"https:\/\/www.edizioninottetempo.it\/it\/la-scomparsa-dei-riti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">scrive<\/a>, descrivendo cos\u00ec una societ\u00e0 senza contorni, dove l\u2019uomo resta un consumatore finalizzato alla produzione infinita di dati, anche da morto. Eugenia Kuyda non la pensa cos\u00ec: \u00abQuesto \u00e8 sicuramente il futuro\u00bb risponde a chi ha trovato il suo bot disturbante.<\/div>\n<\/div>\n<p>L\u2019IA non rischia di sostituire il ricordo con un agglomerato di dati gestito da un algoritmo di <i>deep learning<\/i>?\u00a0 \u00abLa fuga di fronte al dolore, alla debolezza, alla fragilit\u00e0, ossia il tentativo di anestetizzare la vita \u00e8 una sciocca e, alla fine, crudele illusione \u2013 spiega mons. Paglia -. Intendiamoci: che il dolore vada combattuto \u00e8 pi\u00f9 che positivo, E in questo senso un\u2019alleanza tra etica e tecnologia \u00e8 pi\u00f9 che utile. Ma la pretesa di eliminare dalla nostra vita il dolore \u2013 con tutto ci\u00f2 che in esso \u00e8 implicato e non solo sul piano fisico ma anche su quello dei sentimenti \u2013 \u00e8 pericolosissimo: significherebbe essere in balia del male. Sentire dolore aiuta a reagire, rende pi\u00f9 prudenti, sollecita lo sdegno per combattere il male che si abbatte su di noi e sulla societ\u00e0\u00bb.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic\">\n<div id=\"ad_dyn2\" data-google-query-id=\"CICXwLWQye8CFRKGgwcdxDsPpw\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5180\/linkiesta\/onsite\/ros\/dynamic\/2_0__container__\">Per sua natura, l\u2019<i>open source<\/i>\u00a0digitale si oppone alle chiusure. Le informazioni sono additive, mai narrative, e vengono accumulate dai sistemi. Le coordinate della dimensione virtuale sono le percezioni di infinito ed eternit\u00e0, che annullano quelle schiettamente umane di spazio \/ tempo. \u00c8 per questo motivo che qualsiasi trauma diventa motivo di prestazione. Il ribaltamento della prospettiva \u00e8 sottile: ciascun cambiamento non \u00e8 pi\u00f9 accolto con spirito critico, ma diventa pretesto per dimostrare le proprie capacit\u00e0 di resilienza: il blocco, l\u2019inciampo, diventa cos\u00ec il blocco di partenza per una maratona infinita e logorante.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Il gi\u00e0 citato Han la chiama <i>societ\u00e0 palliativa<\/i>: \u00abCi si sfrutta da soli credendo di autorealizzarsi. Mediante il culto dell\u2019autenticit\u00e0\u0300, il regime neoliberista si appropria della persona e la trasforma in un sito produttivo ad altissima efficienza\u00bb. Nella positivit\u00e0 della produzione non c\u2019\u00e8 posto per la naturalissima morte, archetipo della negativit\u00e0. Per cui, anche gli eventi pi\u00f9 drammatici, diventano pretesto di un possesso morboso.<\/p>\n<p>Lo spiega bene Michela Murgia in una\u00a0<a href=\"http:\/\/www.pagina99.it\/2017\/04\/24\/bruciare-tutto-walter-siti-libro-prete-perofilo-teologia-michela-murgia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">recensione<\/a>\u00a0al romanzo di Walter Siti,\u00a0<i>Bruciare tutto<\/i>, commentando il disturbante risvolto della foto del piccolo naufrago siriano Aylan nel\u00a0<em>deep web<\/em>: \u00abLa foto di Aylan \u00e8 pornografica in s\u00e9, perch\u00e9 della pornografia ha la natura: produce la sensazione senza la relazione. Quella foto ha offerto al senso di colpa collettivo la forma autoconclusiva tipica del porno: ha generato l\u2019illusione che dispiacersi per quel corpicino bidimensionale equivalesse a occuparsi del suo dramma. Il pianto collettivo su Aylan \u00e8 dunque desiderio \u2013 che \u00e8 uno dei nomi dell\u2019assenza \u2013 ma anche abuso, perch\u00e9 compiuto fuori da ogni possibile reciprocit\u00e0. Se Aylan sono tutti, Aylan non \u00e8 pi\u00f9 nessuno, perch\u00e9 la mimesi dell\u2019intimit\u00e0 rende estraneo chiunque e dell\u2019estraneo puoi fare qualunque uso, persino piangerlo, persino desiderarlo\u00bb. Questo spiega perch\u00e9 la foto degli autocarri con le bare impilate, scattata a Bergamo nella notte del 18 marzo 2020, non solo non ci colpisce pi\u00f9 di tanto a un anno di distanza, ma nella sua riproposizione collettiva viene addirittura sconfessata.<\/p>\n<p>Ciononostante, negli ultimi anni si sta diffondendo un nuovo approccio al digitale. La pandemia di Covid-19, che ha atomizzato la gi\u00e0 deteriorate relazioni sociali, ha spinto alcuni\u00a0<em>designer<\/em>\u00a0ad occuparsi dell\u2019interazione tra l\u2019uomo e le tecnologie attraverso la materia. \u00c8 il cosiddetto\u00a0<em>material\u00a0<\/em><em><a href=\"https:\/\/incarnazionedigitale.blogspot.com\/2021\/02\/moralia-blog-material-design-tu.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">design<\/a><\/em><em>,<\/em>\u00a0un sistema che progetta contenuti riproducendo nel digitale l\u2019esperienza virtuale della carta, con la creazione di pulsanti e leve per aumentare l\u2019effetto tangibile. \u00c8 quanto realizzano Matteo Dacome e Jessica Valanzano, fondatori di Jesma.it: \u00abLa sfida del\u00a0<i>product design<\/i>\u00a0\u00e8 trasformare la consapevolezza dell\u2019utente in formato digitale, aumentando cos\u00ec l\u2019esperienza immersiva\u00bb spiega Dacome. Ma non si tratta dell\u2019ennesimo modo di manipolare la consapevolezza? \u00abOggi \u00e8 impossibile pretendere a livello materico l\u2019esperienza che ci dava un pallone\u00a0<i>supersantos<\/i>, che per la sua leggerezza ci illudeva di essere Holly e Benji \u2013 spiega -. Oggi invece deleghiamo i nostri rapporti umani all\u2019esperienza utente, ma manca la percezione dell\u2019user experience: noi cerchiamo di spiegarla, anche se manca un\u2019alfabetizzazione generale delle persone\u00bb.<\/p>\n<p>Come rivela il rapporto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/alfabetizzazione-digitale-d-italia-missione-urgente-e-necessaria-ACgjYN3\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Istat<\/a>\u00a0\u201cCittadini, imprese e Ict\u201d (2019), in Italia almeno 18 milioni di italiani non utilizza Internet. A questo dato, se ne aggiunge un altro peggiore, che riguarda la mancanza di consapevolezza dello strumento: solo il 13% dei cittadini sbriga le pratiche amministrative online e il 40% dei dipendenti di imprese private non sa utilizzare bene i software. \u00abIntanto, dall\u2019altra parte del mondo, vediamo robot umanoidi come Sophia e una tendenza sempre maggiore a delegare alla tecnologia. L\u2019intrattenimento dei social colma una mancanza di consapevolezza\u00bb spiega Matteo Dacome.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic\">\n<div id=\"ad_dyn3\">Oggi la pandemia mondiale ci permette di sperimentare la nostra umanit\u00e0 fragile e mortale, sradicando il culto della <em>performance<\/em>\u00a0del web. La realt\u00e0 si presenta sempre come l\u2019altra faccia della medaglia. Occorre all\u2019uomo contemporaneo farne tesoro per costruire una societ\u00e0 onlife fondata su valori schiettamente umani, che nessuna IA potr\u00e0 mai sostituire. In fondo, come scriveva il luterano Dietrich Bonhoeffer, ucciso dai nazisti, \u00abDio in Cristo non ci salva in virt\u00f9 della sua onnipotenza, ma in forza della sua impotenza\u00bb.<\/div>\n<\/div>\n<div><strong><a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/2021\/03\/morte-social-digital\/?fbclid=IwAR1e0KYd-tvx5OXlPiIBnLobDIPzqbCHrYs9mRnJ3LAV85VG2GEi_GXBf2w\">LINKIESTA<\/a><\/strong><\/div>\n<div class=\"banner-dynamic\">\n<div id=\"ad_dyn4\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Grieco Mentre in Europa negli anni Quaranta imperversava la Seconda Guerra Mondiale, nei teatri americani veniva proiettato\u00a0Fantasia: Disney narrava la morte del mondo nella danza dei demoni sul monte Calvo, eppure lasciava il finale alle note dell\u2019Ave Maria\u00a0di Schubert su un mondo aperto alla vita. 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