{"id":26470,"date":"2021-03-12T17:18:55","date_gmt":"2021-03-12T16:18:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=26470"},"modified":"2021-03-12T18:11:31","modified_gmt":"2021-03-12T17:11:31","slug":"il-mediterraneo-e-le-tre-religioni-monoteiste-la-sfida-del-dialogo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/il-mediterraneo-e-le-tre-religioni-monoteiste-la-sfida-del-dialogo.html","title":{"rendered":"Il mediterraneo e le tre religioni monoteiste: la sfida del dialogo"},"content":{"rendered":"<p>Il Mediterraneo pur essendo uno dei mari pi\u00f9 piccoli del pianeta, \u00e8 uno dei \u201cmondi vitali\u201d del pianeta: crocevia di ricchezze e di contraddizioni a livello culturale, politico, economico, sociale e religioso. Ci sono ricchezze da individuare e sollecitare nello sviluppo come anche contraddizioni da risolvere e rimuovere. Il Mediterraneo \u00e8 una sfida da raccogliere: pu\u00f2 beneficare o danneggiare il nuovo ordine mondiale. Insomma, il \u201cmare nostrum\u201d potrebbe diventare il \u201cmare monstrum\u201d.<\/p>\n<p>In questa mia breve riflessione mi fermo soprattutto sulla dimensione religiosa che traversa il Mediterraneo. Con una premessa: se \u00e8 vero che le grandi ideologie politiche del XX secolo (liberalismo, socialismo, anarchismo, corporativismo, marxismo, democrazia d&#8217;ispirazione cristiana\u2026) hanno un\u2019impronta occidentale, \u00e8 anche vero che dall\u2019Occidente non \u00e8 venuta nessuna grande religione. E\u2019 infatti dal Mediterraneo che sono nate le tre grandi religioni monoteiste che hanno condizionato e continuano a condizionare l\u2019Occidente, e ovviamente lo stesso Mediterraneo. Esse, in certo modo, sono nello stesso tempo motivo di coesione e di divisione. Fanno certamente pensare i lunghi secoli di coabitazione tra cristiani e musulmani, come mostra la storia della Sicilia, di Malta, della Spagna; oppure la vicenda di citt\u00e0 come Istanbul, Alessandria, Gerusalemme, Sarajevo.<\/p>\n<p>Oggi, il Mediterraneo \u00e8 molto cambiato, e sembra sottolineare piuttosto la difficolt\u00e0 della coabitazione. Il viaggio di Papa Francesco in Irak \u00e8 di caratura storica perch\u00e9 vuole cambiare verso a quanto sino ad ora \u00e8 accaduto. Possiamo datare l\u2019inizio di tale cambiamento tra Otto e Novecento, quando le nazioni sono entrate prepotentemente nella scena, fissando frontiere, riorganizzando territori, rendendo pi\u00f9 omogenee popolazioni e ristabilendo nuove barriere. E sappiamo che le nazioni si costruiscono con un popolo, con una tradizione, con una religione, con una terra, con la separazione da altri popoli che magari vivevano fino a ieri negli stessi territori. Abbiamo cos\u00ec assistito alla ridefinizione dei Balcani (un cambiamento che continua sino ai nostri giorni) e a quella della lunga riva orientale e meridionale del Mediterraneo, con una situazione completamente nuova. E\u2019 un fatto che alla fine della Prima Guerra Mondiale la coabitazione tra gente di fede diversa \u00e8 stata sconvolta, soprattutto nella riva Sud del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni di questo secolo, con il Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica innova profondamente la sua riflessione e il suo rapporto con le tre religioni monoteiste. Il dialogo ecumenico e interreligioso diviene un elemento costitutivo della missione stessa della Chiesa cattolica, e un appuntamento importante per porre alle religioni monoteiste la questione della mutua comprensione e collaborazione. Sono tre i campi ove si attua questo sviluppo. Il primo \u00e8 quello che riguarda le Chiese ortodosse e le antiche Chiese d\u2019Oriente (i cristiani precalcedonesi), le cui sedi ci dicono gi\u00e0 quale sia la loro condizione di vita e quale la loro vocazione: Istanbul, Alessandria, Antiochia, Damasco, Atene. Non \u00e8 qui il caso di affrontare l\u2019attuale condizione del cammino ecumenico, ma certo \u00e8 urgente un salto qualitativo per poter affrontare un nuovo e pi\u00f9 efficace cammino. Viene poi il ritrovato rapporto con l\u2019ebraismo. Non si deve dimenticare il peso che ha avuto nei rapporti con il cristianesimo la tragedia dell\u2019Olocausto; e poi, sebbene siamo su un versante pi\u00f9 schiettamente politico, non si deve dimenticare il riverbero sul piano religioso della questione palestinese e di Gerusalemme. Tuttavia si debbono registrare passi notevoli nella comprensione e nella collaborazione reciproca. Il terzo fronte \u00e8 stato quello del dialogo islamo-cristiano, il pi\u00f9 complesso dei tre, considerando anche la vastit\u00e0 del mondo islamico. Sono state tuttavia superate barriere di incomprensione secolare. Ma quest\u2019ultimo \u00e8 forse il campo in cui le distanze tra Nord e Sud si accentuano maggiormente anche per le incidenze civili, culturali e legislative che l\u2019Islam porta con s\u00e9; basti pensare alla diversa concezione del rapporto tra religione e societ\u00e0 che c\u2019\u00e8 tra cristianesimo e islam. Oggi, all\u2019interno dell\u2019Islam, stiamo assistendo ad una lotta intestina, quella ad esempio che divide gli sciiti dai sunniti, ma non solo, che ha portato il terrorismo sino alla edificazione di uno stato islamico che fortunatamente \u00e8 stato sconfitto.<\/p>\n<p>L\u2019accettazione cristiana dell\u2019Islam e dell\u2019ebraismo come interlocutori religiosi ha portato buoni frutti ma molto cammino resta da fare: dalla met\u00e0 degli anni Cinquanta agli anni Settanta \u2013 periodo di intenso dialogo interreligioso \u2013 si assiste in verit\u00e0 alla crisi della convivenza. Il fenomeno dell\u2019emigrazione cristiana dai paesi arabi avviene in modo sempre pi\u00f9 massiccio; iniziano le <em>\u00e9lites<\/em>, colpite economicamente dalle nazionalizzazioni, e poi anche gli strati pi\u00f9 umili della popolazione. Non si deve ovviamente dimenticare l\u2019attrattiva dell\u2019Occidente per i cristiani che trovavano sempre pi\u00f9 difficile vivere in paesi a maggioranza musulmana. La realt\u00e0 che appare alla fine degli anni Settanta \u00e8 quella della crisi della coabitazione tra ebrei, cristiani e musulmani nella riva Sud del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Il problema della coabitazione non si ferma solo sulla riva Sud ed Est, si allarga anche sulla riva Nord. Gi\u00e0 nel 1962 su \u201cConfluent\u201d si leggeva che il problema dell\u2019emigrazione in Europa sarebbe stato il pi\u00f9 importante della fine secolo: \u201cl\u2019europeo \u00e8 un industriale ricco che invecchia e che fa pochi figli; l\u2019africano \u00e8 un giovane contadino\u2026 alla testa di una famiglia bisognosa\u201d. In effetti lo sviluppo dell\u2019economia del Nord, il calo demografico delle popolazioni europee, la spinta migratoria dal Sud fanno s\u00ec che, negli anni Ottanta, il problema della coabitazione tra cristiani e musulmani si ponga appunto sulla riva Nord, come un fatto inedito nella storia degli ultimi secoli. Questa esperienza avviene all\u2019interno di Stati laici, in cui le frontiere nazionali non coincidono con quelle religiose. Quando la laicit\u00e0 sembra essere arrivata al termine del suo viaggio storico in Occidente, si trova di fronte all\u2019emigrazione islamica che sembra mettere in forse tale concezione. Questo fatto suscita non poche preoccupazioni tanto pi\u00f9 che in tutto il Mediterraneo, e non solo, il mondo musulmano \u00e8 caratterizzato da una forte ripresa di coscienza riguardo al ruolo della religione nella societ\u00e0. Questa non \u00e8 dovuta, come talora si crede, unicamente alle correnti integriste, alla rivoluzione komeinista o ai Fratelli Musulmani; la sua origine risale molto addietro, e sarebbe necessario analizzarla con cura per evitare facili e pericolose incomprensioni.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che in un secolo la geografia del Mediterraneo \u00e8 cambiata: le minoranze si sono assottigliate nella riva musulmana, mentre sono comparse comunit\u00e0 islamiche sulla riva Nord. Ma \u00e8 cambiata anche la geografia del mondo. E\u2019 ormai solo un ricordo l\u2019euforia dell\u201989. E la miscela di ansiet\u00e0, preoccupazione, incertezza e diffidenza per il futuro dell\u2019intero pianeta \u00e8 esplosa con la pandemia. Il mondo \u00e8 travolto come da una grande tempesta: facciamo fatica a non esserne travolti e ancor pi\u00f9 a uscirne. Certo \u00e8 che il futuro di ciascuno sar\u00e0 legato alla capacit\u00e0 che avremo di costruire una civilt\u00e0 della convivenza.<\/p>\n<p>La condizione umana sta diventando sempre pi\u00f9 complessa e plurale. I popoli e le culture, le civilt\u00e0 e le religioni sono ormai legate tra loro. Non c\u2019\u00e8 altro futuro che quello della convivenza. Altrimenti viene il conflitto. L\u2019unica via possibile \u00e8 dunque la capacit\u00e0 di convivere tra diversi. Papa Francesco con el due encicliche Laudato s\u00ec e Fratelli tutti ha delineato il cammino dell\u2019umanit\u00e0: abbiamo una sola casa (il pianeta) e siamo tutti un\u2019unica famiglia (la famiglia dei popoli). Certo, la convivenza richiede una notevole capacit\u00e0 relazionale. La globalizzazione spaventa e tutti cerchiamo di rinchiuderci nei nostri recinti. La gente si sente spaesata di fronte a nuovi vicini e il mondo appare troppo grande. Ed ecco persone, gruppi e popoli innalzare barriere, vicino e lontano da noi. Dopo il crollo del muro di Berlino abbiamo costruito 40.000 kilometri di muri (in mattoni e filo spinato). E non pochi chiedono alle religioni di proteggere la loro paura, magari con le mura della diffidenza. Nascono cos\u00ec fondamentalismi di generi diversi che, come fantasmi, pullulano e inquietano. Crescono anche fondamentalismi di carattere etnico o nazionalista, che giungono sino al terrorismo. Il fondamentalismo \u00e8 una grande semplificazione che affascina giovani disperati, gente spaesata per cui questo mondo \u00e8 troppo complesso, inospitale, ma che pu\u00f2 interessare politici spregiudicati alla ricerca di scorciatoie per il potere. E i fondamentalismi hanno il marchio dell\u2019odio, se non della lotta al diverso religiosamente o etnicamente. Ma la sfida del futuro, anche se il terrorismo viene domato, \u00e8 racchiusa nella capacit\u00e0 che i popoli hanno di vivere assieme pur restando diversi. Questo sta a dire che la prima e pi\u00f9 urgente educazione da fare \u00e8 quella, appunto, del convivere tra diversi.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il dialogo appare come l\u2019unica via per comprenderci gli uni gli altri. Non dobbiamo perci\u00f2 lasciarsi sopraffare dalle ondate di pessimismo, generatrici di diffidenza, di chiusura, di ripiegamenti amari su di s\u00e9. Le religioni sono decisive per stabilire un legame di fraternit\u00e0 tra i popoli. \u00c8 vero che possono essere coinvolte nell\u2019alimentare i conflitti, nel sacralizzare i confini, nel benedire le diffidenze ataviche e nel battezzare quelle nuove. E in effetti dobbiamo rilevare che le religioni sono attualmente sottoposte all\u2019ambigua pressione delle passioni di parte e di quelle nazionalistiche. Tanti cercano, anche nelle religioni, motivi per elevare muri protettivi e per tagliare ponti ritenuti pericolosi. Ne nascono temibili fondamentalismi (che sono la malattia infantile delle religioni) per cui la vita umana pu\u00f2 essere sacrificata. Tutti ci rendiamo conto della crescita del tasso di odio e di risentimento lungo le strade del mondo ed \u00e8 facile che qualcuno imbocchi i sentieri della violenza e perfino del terrorismo folle. Non c\u2019\u00e8 dubbio che ci siano motivi per dire che \u00e8 l\u2019ora di chiudersi e non di dialogare, che \u00e8 l\u2019ora del ferro e non della mano tesa. Ma non \u00e8 questo comunque l\u2019atteggiamento che le religioni, pur nella differenza della loro spiritualit\u00e0 e dei loro cammini di fede, hanno verso l\u2019uomo. Esse, nella loro diversit\u00e0, parlano ad un uomo che considerano debole e peccatore e a cui indicano una via (o delle vie) per raggiungere la perfezione. Le religioni comunicano all\u2019uomo la speranza che, con le armi spirituali della fede, pu\u00f2 divenire migliore. E\u2019 la grande lezione di Papa Francesco in Irak.<\/p>\n<p>Grande \u00e8 la responsabilit\u00e0 delle religioni, oggi. Forse, per la prima volta nella storia, le comunit\u00e0 religiose debbono considerare la comune responsabilit\u00e0 della pace tra i popoli. Non nell\u2019uniformit\u00e0 delle fedi. Ma nella in una loro comune tensione di fraternit\u00e0. Di qui l\u2019esemplarit\u00e0 della enciclica di Papa Francesco: Fratelli tutti. I credenti, se scendono nel profondo del loro credo, trovano nelle diverse religioni una scuola di convivenza e di pace. Tutte le religioni conservano almeno la regola d\u2019oro: non fare agli altri ci\u00f2 che non si vuole sia fatto a se stessi. \u00c8 vero che le religioni non hanno la forza politica per imporre la pace ma, trasformando l\u2019uomo dal di dentro, invitandolo a distaccarsi dal male e lo guidano verso un atteggiamento di pace. Le religioni hanno pertanto una responsabilit\u00e0 decisiva nella convivenza tra i popoli: il loro dialogo tesse una trama pacifica, respinge le tentazioni a lacerare il tessuto civile e libera dalla strumentalizzazione delle differenze religiose a fini politici. Ma questo richiede audacia e coraggio. E spinge ad abbattere con la forza morale, con la piet\u00e0, con il dialogo, tutti i muri che separano gli uni dagli altri. Grande \u00e8 anche il compito delle religioni nel ricordare che il destino dell\u2019uomo va al di l\u00e0 dei propri beni terreni \u2013 come molte insegnano -, e che si inquadra in un orizzonte universale, nel senso che tutti gli uomini sono creature di Dio, da Dio tutti veniamo e a Dio tutti torniamo. E da sempre i loro santi e i loro saggi scrutano un orizzonte globale.<\/p>\n<p>Certo, la fede, le diverse fedi debbono diventare cultura di riconciliazione e di dialogo, ossia un modo di vedere largo, un modo di amare senza confini, un modo di vivere che non riduce le cose ai nostri schemi, che non restringe il mondo alle nostre abitudini mentali. Ognuno deve aprire le finestre della propria mente e allargare le pareti del proprio cuore. E\u2019 facile, molto facile, essere sensibili solo a quello che ci sta vicino, solo a quello che ci tocca e ci commuove; e ignorare ci\u00f2 che sta lontano da noi. L\u2019amore \u00e8 anche un cuore ospitale a ci\u00f2 che non ci tocca direttamente. L\u2019ignoranza \u00e8 funzionale all\u2019egoismo. E nell\u2019ignoranza appassiscono l\u2019amore, la generosit\u00e0, l\u2019audacia, la passione. La forza dell\u2019amore spinge ad uscire da s\u00e9 per recarsi nei cuori degli altri al fine di creare una cultura d\u2019amore, una civilt\u00e0 dell\u2019amore. La forza della riconciliazione \u00e8 una energia concreta che fa superare ogni ripiegamento su di s\u00e9 e aiuta ad alzare il proprio sguardo e la propria azione verso l\u2019universalit\u00e0 della famiglia umana. E questo chiede ascolto rinnovato del Vangelo e attenzione critica a quel che accade nel mondo. Ci troviamo, infatti, in una situazione complessa che chiede a noi di essere uomini e donne evangelici che sono esperti di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Nonostante tutte le inquietudini di questo inizio di millennio, dobbiamo conservare intatta la nostra speranza in Dio, Signore della Pace e della Misericordia. L\u2019arte del dialogo \u00e8 un\u2019arte della profondit\u00e0 spirituale, del confronto con i problemi odierni, ma \u00e8 anche arte dell&#8217;incontro umano. Un poeta brasiliano, Vinicius de Moraes, che esprime bene il sentire di quel paese di convivenza tra culture che \u00e8 il Brasile, diceva: \u201cla vita, amico mio, \u00e8 l&#8217;arte dell&#8217;incontro\u201d. Ed ecco perch\u00e9 coloro che hanno praticato questa arte hanno compreso quello che molti anni fa, nel 1961, diceva Martin Luther King: \u201cHo cercato la mia anima, ma non l&#8217;ho vista, ho cercato il mio Dio, ma mi \u00e8 sfuggito, ho cercato mio fratello, e ho trovato tutti e tre, l\u2019anima, Dio e il fratello\u201d. Cari amici, l&#8217;anima, Dio e il fratello, sono tappe della ricerca decisiva di ogni religione e della stessa vita vissuta appunto come l\u2019arte di sapersi incontrare, scoprire e amare.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/lBD6BVEFYdI\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Mediterraneo pur essendo uno dei mari pi\u00f9 piccoli del pianeta, \u00e8 uno dei \u201cmondi vitali\u201d del pianeta: crocevia di ricchezze e di contraddizioni a livello culturale, politico, economico, sociale e religioso. 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