{"id":26183,"date":"2020-09-14T16:59:22","date_gmt":"2020-09-14T14:59:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=26183"},"modified":"2020-09-14T17:32:49","modified_gmt":"2020-09-14T15:32:49","slug":"la-chiesa-e-luguaglianza-che-ci-difende-dalle-sirene-sovraniste-la-chiesa-e-luguaglianza-che-ci-difende-dalle-sirene-sovraniste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-chiesa-e-luguaglianza-che-ci-difende-dalle-sirene-sovraniste-la-chiesa-e-luguaglianza-che-ci-difende-dalle-sirene-sovraniste.html","title":{"rendered":"La Chiesa \u00e8 l\u2019uguaglianza che ci difende dalle sirene sovraniste. La Chiesa \u00e8 l\u2019uguaglianza che ci difende dalle sirene sovraniste"},"content":{"rendered":"<p><em>Monsignore, quando venne gi\u00f9 il muro di Berlino il vecchio Norberto Bobbio, liberale, avvert\u00ec la sinistra: attenzione \u2013 disse \u2013 voi siete i custodi del valore dell\u2019uguaglianza, non dovete disperderlo. La caduta del comunismo non significa che quel valore fosse marcio. La sinistra invece lo disperse. La Chiesa ha sempre avuto un rapporto conflittuale, nervoso con quel valore. L\u2019uguaglianza, secondo te, \u00e8 un valore, o \u00e8 solo un\u2019opzione che riguarda gli uomini e non lo spirito e la religione?<\/em><\/p>\n<p><strong>Piero Sansonetti<\/strong><\/p>\n<p>Caro Direttore, vorrei prima di tutto sgomberare il campo dagli equivoci della tua affermazione secondo cui la<strong>\u00a0Chiesa<\/strong>\u00a0ha sempre avuto un rapporto \u00abconflittuale\u00bb o \u00abnervoso\u00bb con l\u2019uguaglianza. Ovviamente non sono mancati cristiani che nel corso della storia hanno messo l\u2019uguaglianza in fondo alla scala dei valori. La stessa Chiesa \u2013 mi riferisco agli anni a cavallo tra Otto e Novecento \u2013 si \u00e8 concepita come \u201csociet\u00e0 perfetta, gerarchica e ineguale\u201d, una formula giuridica che in effetti non faceva giustizia della ricchezza della realt\u00e0 ecclesiale. Negli scritti del<strong>\u00a0Nuovo Testamento<\/strong>\u00a0\u00e8 ben pi\u00f9 ricca la visione profonda della comunit\u00e0 cristiana. Nei Vangeli l\u2019uguaglianza tra tutti gli uomini \u00e8 uno dei pilastri della predicazione di\u00a0<strong>Ges\u00f9.<\/strong>\u00a0Basti pensare all\u2019affermazione di Ges\u00f9 che presenta il Padre del cielo che fa piovere e splendere il sole su tutti, sia sui giusti che sugli ingiusti. Dobbiamo al\u00a0<strong>Concilio Vaticano II<\/strong>\u00a0\u2013 che ritorna pi\u00f9 volte nelle nostre conversazioni \u2013 una consapevolezza pi\u00f9 chiara del mistero della Chiesa: un popolo di fratelli e sorelle senza confini. Sono passati da allora 55 anni. E l\u2019uguaglianza si staglia come un valore assoluto: \u00abOgni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona [\u2026] in ragione del sesso, della stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o della religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio\u00bb (Gaudium et Spes, 171).<\/p>\n<p>Sono peraltro convinto che l\u2019uguaglianza tra tutti gli uomini sia una dimensione da riscoprire e riproporre nella sua forza profetica anche oggi. Anzi, oggi pi\u00f9 di ieri. La\u00a0<strong>disuguaglianza \u201ccrescente\u201d<\/strong>\u00a0\u00e8 uno dei frutti amari della attuale globalizzazione. \u00c8 una grande sfida da raccogliere. Anche per la Chiesa. Non possiamo perdere tempo: siamo infatti di fronte ad uno squilibrio drammatico. Se non lo correggiamo rischiamo conflitti planetari difficilmente governabili.<br \/>\nBasti pensare che mai il mondo ha raggiunto una globalizzazione cos\u00ec larga, mai \u00e8 stato cos\u00ec ricco, eppure mai ci sono stati tanti poveri e una disuguaglianza cos\u00ec iniqua. Certo, si deve ribadire che la\u00a0<strong>globalizzazione<\/strong>\u00a0ha permesso un incredibile sviluppo all\u2019umanit\u00e0. Basti pensare alla crescita della popolazione del mondo: se siamo arrivati a 7,3 miliardi di persone (e saremo 9,7 miliardi nel 2045-2050) \u00e8 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 stata una produzione di ricchezza adeguata assieme ad un forte sviluppo della medicina e della igiene.<\/p>\n<p>Ma assieme sono cresciute disuguaglianze insopportabili. Ci sono troppi figli di questa larga famiglia che non siedono \u2013 e non potranno sedere \u2013 alla tavola comune. I processi di marginalizzazione continuano a moltiplicarsi. E non \u00e8 solo una disparit\u00e0 economica. Le<strong>\u00a0disuguaglianze<\/strong>\u00a0crescono anche sul versante sociale, conoscitivo, relazionale, intra-generazionale. Povert\u00e0 significa sempre pi\u00f9 emarginazione, esclusione dalla vita e dalla speranza di un futuro. Le disuguaglianze sono globalizzate e trasversali. E riguardano diverse centinaia di milioni di persone costrette a sopravvivere spartendosi, anche qui in maniera diseguale, le briciole e i resti che cadono dalla tavola della maggioranza. \u00c8 un vasto popolo ammassato in condizioni di vita subumane; tutti vittime innocenti di situazioni che l\u2019ordine politico mondiale non \u00e8 in grado di regolare: sono \u201cscarti\u201d che nessuno vuole.<\/p>\n<p>Il rischio odierno \u00e8 dato dall\u2019aver superato il limite oltre il quale le disuguaglianze non debbono andare, pena uno squilibrio ingestibile. Si capisce al volo: com\u2019\u00e8 possibile convivere in pace se l\u20191% della popolazione mondiale possiede il 46% delle risorse disponibili? Se il 10% ne possiede l\u201980% e il 50% \u2013 la met\u00e0 della popolazione del mondo \u2013 non possiede nulla? Le\u00a0<strong>Nazioni Unite<\/strong>\u00a0posero come uno degli obiettivi per il\u00a0<strong>Millennio<\/strong>\u00a0la vittoria sulla povert\u00e0. Non solo l\u2019obiettivo non \u00e8 stato raggiunto, ma si \u00e8 allargata ancor pi\u00f9 la forbice della disuguaglianza. Va ripensato il rapporto tra economia e politica. \u00c8 uno dei nodi pi\u00f9 ardui da sciogliere. Ma \u00e8 l\u2019unica via per riavviare una convivenza pacifica tra i popoli.<\/p>\n<p>Quando nel passato la politica ha tentato di governare ideologicamente il sistema economico del mercato, impedendo che esso applicasse la sua carica di sviluppo della creazione di ricchezza e il suo incentivo alla razionalizzazione dello scambio di beni, ha prodotto guasti notevoli. Ma altrettanti se ne producono quando il mercato, vincolato esclusivamente all\u2019obiettivo della massimizzazione del profitto economico, pretende di porsi come suprema legge della distribuzione sociale del reddito e del governo politico della moneta. La prevaricazione di un apparato statale che toglie forza alla libert\u00e0 economica, \u00e8 un errore simmetrico a quello della rassegnazione di un sistema civile che consegna la comunit\u00e0 civile al libero mercato.<\/p>\n<p>La democrazia politica che si offre in leasing alla<em>\u00a0lex mercatoria<\/em>\u00a0\u2013 dietro adeguato corrispettivo economico \u2013 non genera affatto pi\u00f9 libert\u00e0 e pi\u00f9 uguaglianza. Il<strong>\u00a0capitalismo monopolistico<\/strong>\u00a0<strong>e finanziario<\/strong>\u00a0si proclama amico dell\u2019individuo libero imprenditore di se stesso, ma prospera generando assoggettamento di massa e selezione delle \u00e9lites sempre pi\u00f9 ristrette. L\u2019inadeguatezza culturale della rappresentanza politica e della cultura democratica, incapaci di fronteggiare questa trasformazione del sistema, genera frustrazione e risentimento. Si accendono guerre tra \u201ci poveri\u201d, contraffazione perversa della lotta di classe, ingenuit\u00e0 ideologica che ora presenta\u00a0<strong>controfigure razziste, sovraniste, xenofobe,<\/strong>\u00a0che la critica\u00a0<strong>\u201csocialista\u201d<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>\u201ccomunitaria\u201d<\/strong>\u00a0non \u00e8 in grado di governare e disinnescare; e si ingrossano le fila dei \u201cperdenti\u201d, pronti a riconoscere come un \u201csalvatore\u201d chiunque cavalchi la loro rabbia, facendo promesse di libert\u00e0 e di uguaglianza che non \u00e8 assolutamente in grado di mantenere. \u00c8 la deriva del\u00a0<strong>\u201cpopulismo\u201d demagogico.<\/strong><\/p>\n<p>Oggi, se nel versante della politica si deve parlare di un\u00a0<strong>\u00abdisordine\u00bb mondiale<\/strong>, su quello del mercato, invece, si deve registrare l\u2019imposizione di un \u00abordine\u00bb mondiale, con costi sociali e umani incredibili. Il mercato \u00e8 una sorta di nuovo impero a cui tutti, politica compresa, di fatto rischiamo di soggiacere. Tutto viene trasformato in merce e competitivit\u00e0 e il mondo si divide: da una parte i potenti (molto pochi), poi i consumatori (la maggioranza) e quindi esclusi (anche questi numerosissimi). I consumatori, in crescita, sono coloro che di fatto sostengono questo nuovo sistema: del resto \u00e8 l\u2019effettiva pratica del consumo ad essere fondamentale per il funzionamento del sistema. Gli uomini e le donne, condannati a vivere solo per avere e per consumare, diventano nello stesso tempo schiavi e merce. Ognuno per s\u00e9, naturalmente, da farla sembrare autonomia: falsa uguaglianza, che assomiglia piuttosto alla produzione in serie di modelli dichiarati esclusivi e venduti in milioni di esemplari identici.<\/p>\n<p>Solo il rilancio della passione per le imprese comuni, capace di attrarre entusiasmo per le emozioni generate dalla complicit\u00e0 degli esseri umani intorno ai legami di solidariet\u00e0 partecipe e condivisa, pu\u00f2 contrastare la dittatura del mercato che ci divide proprio mentre ci ammucchia disperde nella massa. Utopia? Forse. Un\u2019avventura obbligata, per\u00f2. Del fatto che il delirio dell\u2019individualismo narcisistico sia un disturbo grave, socialmente nocivo, siamo certi: se non ci riprendiamo dall\u2019incantesimo finiremo in campi di rieducazione gestiti da robottini politicamente corretti. Un altro mondo umano va voluto: sognato, pensato, abitato. E va avviato con la moltiplicazione di nuove relazioni capaci di ritessere dal basso un ordito di relazioni solidali impegnate ad immunizzare la societ\u00e0 civile dal virus di un egoismo diffuso e distruttore.<\/p>\n<p><strong>Papa Francesco<\/strong>, nel messaggio a<strong>\u00a0Vancouver,<\/strong>\u00a0sottolineava l\u2019importanza della ri-creazione dei legami tra la gente che, lui, nei fatti tesse personalmente ripartendo dalle lacerazioni delle periferie: \u00abSpesso non ci pensiamo, ma in realt\u00e0 tutto \u00e8 collegato e abbiamo bisogno di risanare i nostri collegamenti: anche quel giudizio duro che porto nel cuore contro mio fratello o mia sorella, quella ferita non curata, quel male non perdonato, quel rancore che mi far\u00e0 solo male, \u00e8 un pezzetto di guerra che porto dentro, \u00e8 un focolaio nel cuore, da spegnere perch\u00e9 non divampi in un incendio e non lasci cenere.<\/p>\n<p>Molti oggi, per diversi motivi, sembrano non credere che sia possibile un futuro felice. Questi timori vanno presi sul serio. Ma non sono invincibili. Si possono superare, se non ci chiudiamo in noi stessi. Perch\u00e9 la felicit\u00e0 si sperimenta solo come dono di armonia di ogni particolare col tutto. Anche le scienze \u2013 lo sapete meglio di me \u2013 ci indicano oggi una comprensione della realt\u00e0, dove ogni cosa esiste in collegamento, in interazione continua con le altre\u00bb.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.ilriformista.it\/la-chiesa-e-luguaglianza-che-ci-difende-dalle-sirene-sovraniste-156013\/\">IL RIFORMISTA<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Monsignore, quando venne gi\u00f9 il muro di Berlino il vecchio Norberto Bobbio, liberale, avvert\u00ec la sinistra: attenzione \u2013 disse \u2013 voi siete i custodi del valore dell\u2019uguaglianza, non dovete disperderlo. La caduta del comunismo non significa che quel valore fosse marcio. La sinistra invece lo disperse. 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