{"id":26151,"date":"2020-08-18T19:03:13","date_gmt":"2020-08-18T17:03:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=26151"},"modified":"2020-08-18T19:52:45","modified_gmt":"2020-08-18T17:52:45","slug":"dialogo-tra-un-non-credente-e-un-religioso-il-papa-voleva-abolire-la-proprieta-privata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/dialogo-tra-un-non-credente-e-un-religioso-il-papa-voleva-abolire-la-proprieta-privata.html","title":{"rendered":"Dialogo tra un non credente e un religioso: il Papa voleva abolire la propriet\u00e0 privata?"},"content":{"rendered":"<p><em>Caro monsignore, da ragazzo leggevo tutte le encicliche. Ora non pi\u00f9. Mi \u00e8 rimasta impressa soprattutto la <strong>Populorum Progressio,<\/strong>\u00a0credo che sia del \u201867. Un libricino piccolo, giallo, lo tenevo sul comodino insieme alle lettere dal carcere di Gramsci. Paradosso: quello di\u00a0<strong>Montini<\/strong> era un testo teorico, quello di Gramsci una testimonianza di umanit\u00e0. Ricordo in particolare una frase di quella enciclica: Categorica l\u2019affermazione: \u00abLa propriet\u00e0 privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno \u00e8 autorizzato a riservarla a suo uso esclusivo\u201d. Poi venne il \u201868. Poi ancora grandi lotte, grande riforme. Per\u00f2\u2026 Che intendeva dire Montini? Cosa signific\u00f2 quell\u2019enciclica?<br \/>\n<\/em><strong>Piero Sansonetti<\/strong><\/p>\n<div class=\"teads-inread teads-display\">\n<div id=\"teads0\" class=\"teads-player\">Caro Direttore, con questa domanda tocchi davvero il \u201ccuore\u201d dell\u2019impegno della Chiesa per promuovere un \u201cordine sociale\u201d pi\u00f9 equilibrato e giusto. Non a caso la <strong>\u201cDottrina sociale\u201d<\/strong>\u00a0inizia con\u00a0<strong>Leone XIII<\/strong>\u00a0e con la sua enciclica\u00a0<strong>Rerum Novarum<\/strong>\u00a0del 1891. Erano gli anni dell\u2019industrializzazione, della nascita del socialismo, delle emigrazioni dalle campagne alle citt\u00e0. Fenomeni nuovi, appunto, rerum novarum, che interrogavano la Chiesa ed il Papa. Ma tutto era ancora circoscritto nell\u2019Occidente. Con il<strong>\u00a0Concilio Vaticano II\u00a0<\/strong>la Chiesa si confronta con l\u2019incipiente globalizzazione. E\u00a0<strong>Paolo VI \u2013<\/strong>\u00a0a seguito della<em>\u00a0Gaudium et Spes<\/em>, il testo conciliare che metteva la Chiesa in relazione alla comunit\u00e0 umana \u2013 si pone sulla soglia della globalizzazione. Lo scrive gi\u00e0 all\u2019inizio: \u00abOggi, il fatto di maggior rilievo, del quale ognuno deve prendere coscienza, \u00e8 che la questione sociale ha acquistato dimensione mondiale\u00bb (3). Era la Pasqua del 1967 (26 marzo). La pace dei popoli \u00e8 legata allo sviluppo di \u201ctutti\u201d i popoli, non di qualcuno a scapito di altri.<\/div>\n<\/div>\n<p>La frase che tu citi sulla \u201cpropriet\u00e0 privata\u201d \u00e8 uno dei punti salienti del testo \u2013 e divenne anche il focus delle pretestuose polemiche ideologiche che inevitabilmente hanno favorito letture riduttive del testo. Erano gli anni in cui iniziava la \u201ccontestazione\u201d, come tu giustamente ricordi. Non furono molti a rendersi conto in maniera adeguata del grande fenomeno della globalizzazione che stava ormai prendendo piede. C\u2019era stato<strong>\u00a0McLuhan<\/strong>\u00a0che aveva usato gi\u00e0 nel 1964 l\u2019espressione \u201cglobal village\u201d nel volume\u00a0<em>The Gutenberg galaxy<\/em>\u00a0tradotto in italiano nel 1976 con \u201cvillaggio planetario\u201d. E il grande patriarca\u00a0<strong>Atenagora<\/strong>\u00a0\u2013 con il quale<strong>\u00a0Paolo VI<\/strong>\u00a0si abbracci\u00f2 nel memorabile incontro a Gerusalemme \u2013 che ammoniva \u00abguai se i popoli raggiungessero un giorno l\u2019unione al di fuori delle strutture e della teologia della Chiesa\u00bb. Per lui sarebbe stata un\u2019unificazione senz\u2019anima.<\/p>\n<p>Quella \u201cvisione\u201d cristiana e assieme umanistica della globalizzazione Paolo VI l\u2019aveva offerta. Come non ricordare la coraggiosa e splendida affermazione fatta davanti all\u2019assemblea dell\u2019<strong>ONU<\/strong>\u00a0nella visita del 1964 quando presentava la Chiesa \u201cesperta in umanit\u00e0\u201d. Il magistero papale successivo non ha certo eluso la \u201cquestione sociale\u201d ormai aperta anche per la Chiesa come un tema di critica e di autocritica necessario: in primo luogo per l\u2019Occidente cristiano e post-cristiano.\u00a0<strong>Giovanni Paolo II<\/strong>\u00a0non l\u2019ha elusa. Con la sua enciclic<em>a Centesimus Annus<\/em>\u00a0\u2013 datata\u00a0<strong>Primo maggio 1991<\/strong>, con la quale intese celebrare i 100 anni dalla\u00a0<strong>Rerum Novarum<\/strong>\u00a0\u2013 Giovanni Paolo II presentava un\u2019analisi delle cause che avevano condotto al declino e alla caduta dei regimi nell<strong>\u2019Est europeo<\/strong>. Quindi chiariva la distinzione tra economia di mercato ed economia capitalista. Nella sostanza diceva: \u201cLa Chiesa ha rifiutato le ideologie totalitarie e atee associate, nei tempi moderni, al \u2018comunismo\u2019 o al \u2018socialismo\u2019. Peraltro essa ha pure rifiutato, nella pratica politica del \u2018capitalismo\u2019, l\u2019individualismo e il primato della legge del mercato sul lavoro umano\u201d (CCC, par. 2425).<\/p>\n<p>Sono affermazioni chiare sull\u2019umanesimo che guida il pensiero della Chiesa che \u2013 in rapporto al tema della propriet\u00e0 privata \u2013 privilegia l\u2019antica affermazione cristiana della \u201cdestinazione universale dei beni\u201d. Una convinzione che viene da lontano e che \u00e8 radicata nella prassi tramandataci dalla gi\u00e0 dal\u00a0<strong>Primo Testamento<\/strong>\u00a0con l\u2019istituzione dell\u2019anno sabbatico e del giubileo: anno in cui la storia ri-iniziava da capo, la terra veniva ridistribuita in maniera egualitaria, i debiti venivano condonati, e persino la terra doveva essere risparmiata contro un eccessivo sfruttamento.\u00a0<strong>Papa Benedetto XVI<\/strong>\u00a0\u2013 nell\u2019enciclica\u00a0<strong>Caritas in Veritate<\/strong>\u00a0\u2013 arricchisce questa antica tradizione con il concetto pi\u00f9 moderno di \u201cbene comune\u201d che lega strettamente alla centralit\u00e0 della persona umana, alla solidariet\u00e0, alla sussidiariet\u00e0. Il bene comune \u00e8 il bene di tutti gli esseri umani e di tutta la persona umana, nelle sue dimensioni fondamentali: materiale, socio-relazionale, spirituale. Tre dimensioni che vanno di pari passo: nessuna prevale sull\u2019altra.<\/p>\n<p>In concreto, secondo la visione del bene comune, l\u2019organizzazione del lavoro, il funzionamento dei mercati, le forme della politica devono essere tali da favorire uno sviluppo umano integrale. E mi pare pi\u00f9 che opportuno notare l\u2019innesto di\u00a0<strong>Papa Francesco<\/strong>\u00a0in questa tradizione. E\u2019 nota la sua attenzione ai movimenti popolari e, ancor pi\u00f9, alla convinzione che il progresso dei popoli inizia a partire dalla attenzione alle periferie, ai popoli e ai pi\u00f9 emarginati. E non cessa di ribadirlo. Aprendo anche un nuovo fronte che possiamo chiamare della<strong>\u00a0\u201cBioetica Globale\u201d<\/strong>: la giustizia \u00e8 non solo \u201cil nuovo nome della pace\u201d ma \u00e8 giustizia se consente lo sviluppo e la promozione della vita umana in maniera globale. Quando nella Laudato Si\u2019 parla di vita umana, ha in mente non solo la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale; ha in mente la \u201cqualit\u00e0 della vita\u201d \u2013 uno sviluppo culturale, sociale, economico, politico per tutti i popoli, per tutte le nazioni \u2013 in un quadro di rispetto dell\u2019ambiente e dell\u2019intera vita nel pianeta.<br \/>\nCaro direttore, perdonami questo rapido excursus del pensiero della Chiesa sulla questione sociale.<\/p>\n<p>Sono solo dei rapidissimi cenni. Li ho richiamati perch\u00e9 appaiano ancor pi\u00f9 evidenti alle nostre coscienze le violazioni del principio della destinazione universale in questa nostra societ\u00e0, e possa crescere lo sdegno per lo scandalo di una globalizzazione capitalistica e mercantile che \u00e8 diventata \u201cmatrigna\u201d dei popoli visto che continua a far crescere disuguaglianze e costrizioni insopportabili tra i popoli. Di fatto, questo significa che la riscoperta della \u201cquestione sociale\u201d nessuna delle forme di governance a noi note, anche quelle democratiche di cui abbiamo sperimentato i vantaggi umanistici, pu\u00f2 essere esonerata dall\u2019impegno di una seria trasformazione, che le renda adeguate alla giustizia del legame sociale che tiene in vita il \u201cdemos\u201d, rendendolo soggetto comunitario del suo stesso sviluppo.<\/p>\n<p>Ovviamente non voglio negare i notevoli progressi che la modernizzazione economica e tecnologica ha portato nel pianeta. Ma gli effetti collaterali che essa sta generando sono talmente grandi che rischiano di far saltare in aria la pacifica convivenza tra i popoli. La fraternit\u00e0 tra i popoli \u00e8 di fatto in ostaggio delle aristocrazie del denaro e del benessere: i nazionalismi totalitari odierni sono i figli atei delle guerre di religione di ieri. Non \u00e8 affatto un caso che la\u00a0<strong>globalizzazione economica<\/strong>\u00a0abbia un rapporto sempre pi\u00f9 stretto con nazionalismi populistici. Ed \u00e8 paradossale che gli eredi della cultura della critica sociale di ieri (Gramsci, tu dicevi) mostrino indignazione di circostanza per i\u00a0<strong>sovranismi<\/strong>\u00a0(fino a dimenticarsi di sostenere la cultura popolare delle comunit\u00e0 locali) e poi si trovino con le armi cos\u00ec spuntate a fronteggiare seriamente la religione del denaro (che ormai ha istillato nel nostro inconscio il diritto all\u2019accumulo: senza riguardo per il bene comune e, in ogni caso, \u201cprima per i nostri\u201d).<\/p>\n<p>Il magistero sociale dei papi del Novecento e di questo inizio di secolo, in effetti, ha portato un contributo \u201cteorico\u201d \u2013 come tu dici di<strong>\u00a0Paolo VI<\/strong>\u00a0\u2013 e contiene stimoli notevoli per tutti, per i credenti e per il grande mondo dei credenti in altro modo e dei laici. E anche l\u2019avvertimento \u00e8 chiaro: non ci sar\u00e0 una giusta distribuzione dei beni della terra tra i popoli se non si affermer\u00e0 quella visione (utopica!?) della fraternit\u00e0 universale che papa Francesco sta proponendo proprio in questi ultimi mesi.<\/p>\n<p><em>Populorum progressio,<\/em>\u00a0da rileggere insieme con\u00a0<em>Octogesima adveniens<\/em>, ancora pi\u00f9 incisiva, aveva aperto una visione propositiva \u2013 ma anche critica e autocritica \u2013 di maggiore respiro: dopo le accese e futili polemiche sulla sua autentica ispirazione, il tema della \u201cnuova\u201d globalizzazione dell\u2019umanesimo e della fraternit\u00e0 si \u00e8 annacquato anche nella teologia. Esso va affrontato in termini ampi, concreti, radicali. Il magistero cattolico aveva intuito che si apriva una \u201cnuova epoca\u201d (Rerum novarum): le raccomandazioni generiche e gli aggiustamenti giuridici sono insufficienti. Francesco riapre il tema in questi termini: non \u00e8 semplicemente questione di una nuova ideologia critica del \u201csistema\u201d, che ormai sta a zero; si tratta di assecondare la domanda globale di buon \u201cgoverno\u201d che viene dai popoli, in tutto il mondo. Questa domanda, in cui i popoli si riconoscono ormai, non ha ancora interpreti all\u2019altezza della sua urgenza e della sua trasversalit\u00e0 umanistica.<\/p>\n<p>Per l\u2019intellettuale europeo \u2013 teologi compresi \u2013 \u00e8 una vera e propria questione di responsabilit\u00e0 morale che deve onorare i loro privilegi (e non per esercizi di retorica moralistica, che immunizzano dalla critica la buona coscienza: come abbiamo visto in occasione della crisi economica del 2008).<strong>\u00a0Paolo VI<\/strong>\u00a0aveva aperto questo orizzonte: Octogesima adveniens, per lo pi\u00f9 ignorata anche dai suoi, indicava con precisione anche il metodo. La pandemia \u2013 nella sua drammaticit\u00e0 \u2013 tiene in sospeso il sistema-mondo al quale ci stavamo rassegnando e che si stava aggrovigliando su s\u00e9 stesso. Siamo tutti nella stessa tempesta: ma oggi \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente che stiamo remando su barche molto differenti: le pi\u00f9 fragili affondano ogni giorno. Una straordinaria opportunit\u00e0 per ripensare il modello di sviluppo. Tutti siamo interpellati, la politica, l\u2019economia, la societ\u00e0 intera, le religioni stesse, per un nuovo assetto sociale che metta al centro il bene comune di tutti i popoli. Ricordandoci che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla di \u201cprivato\u201d, che non metta in gioco anche la forma \u201cpubblica\u201d dell\u2019intera comunit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019amore per il \u201cbene comune\u201d non \u00e8 una fissazione cattolica: la sua articolazione concreta, adesso, \u00e8 una questione di vita o di morte, per la convivenza all\u2019altezza della dignit\u00e0 personale di ciascun membro della comunit\u00e0. Per i credenti la fraternit\u00e0 solidale \u00e8 una passione evangelica, certo: ed essa apre l\u2019orizzonte per un\u2019origine pi\u00f9 profonda e per una destinazione pi\u00f9 alta. Ormai, per\u00f2, il pensiero e l\u2019azione di una politica su misura di un\u2019umanit\u00e0 vulnerabile e di una prossimit\u00e0 disponibile, deve diventare cultura diffusa: e fare giustizia delle vecchie retoriche populistiche e dei nuovi libertinismi individualistici che istupidiscono le creature<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro monsignore, da ragazzo leggevo tutte le encicliche. Ora non pi\u00f9. Mi \u00e8 rimasta impressa soprattutto la Populorum Progressio,\u00a0credo che sia del \u201867. Un libricino piccolo, giallo, lo tenevo sul comodino insieme alle lettere dal carcere di Gramsci. Paradosso: quello di\u00a0Montini era un testo teorico, quello di Gramsci una testimonianza di umanit\u00e0. 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