{"id":26070,"date":"2020-06-26T15:09:17","date_gmt":"2020-06-26T13:09:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=26070"},"modified":"2020-07-01T00:44:31","modified_gmt":"2020-06-30T22:44:31","slug":"che-cose-la-pena-vendetta-a-rilascio-lento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/che-cose-la-pena-vendetta-a-rilascio-lento.html","title":{"rendered":"Che cos&#8217;\u00e8 la pena? Vendetta a rilascio lento. Senza misericordia non serve."},"content":{"rendered":"<p><em>Caro Monsignore, ricopio un piccolo brano del Vangelo che tu, naturalmente, conosci benissimo. Io lo ricordo perch\u00e9 mi colp\u00ec molto quando, da ragazzino, andavo ancora a messa, ascoltavo le prediche di don Anella e studiavo anche <\/em><em>un po&#8217; di religione (prima di perdermi nel pi\u00f9 cupo ateismo&#8230;). \u00c8 il brano dell&#8217;adultera: &#8220;Gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: \u00abMaestro, questa donna \u00e8 stata <\/em><em>sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mos\u00e8,nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?\u00bb. Dicevano questo permetterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Ges\u00f9 si chin\u00f2 e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poich\u00e9 insistevano nell&#8217;interrogarlo, si alz\u00f2 e disse loro: \u00abChi di voi \u00e8 senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei\u00bb. E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ci\u00f2, se ne andarono uno per <\/em><em>uno, cominciando dai pi\u00f9 anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era l\u00e0 in mezzo. Allora Ges\u00f9 si alz\u00f2 e le disse: \u00abDonna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?\u00bb. Ed ella rispose: \u00abNessuno, Signore\u00bb. E Ges\u00f9 disse: \u00abNeanch&#8217; io ti <\/em><em>condanno; va&#8217; e d&#8217;ora in poi non peccare pi\u00f9&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ti chiedo, caro amico, tre cose. Primo: ma allora Ges\u00f9 metteva in discussione la stessa possibilit\u00e0 di giudicare?<\/em><br \/>\n<em>Non credeva cio\u00e8 all&#8217;autorevolezza dei giudici e faceva discendere da questo la non legittimit\u00e0 del giudizio? Mi<\/em><br \/>\n<em>sbaglio? Secondo. Non solo mette in discussione il diritto dei giudici a condannare ma mette in discussione la stessa <\/em><em>condanna. Perch\u00e9 anche lui, che pure &#8211; a occhio &#8211; \u00e8 senza peccato,neppure lui la condanna. Terzo. Ges\u00f9 esclude la <\/em><em>pena. L&#8217;unica pena \u00e8 l&#8217;esortazione: non peccare pi\u00f9. A me piace molto questo Ges\u00f9, cos\u00ec moderno. Lo vedo isolato, <\/em><em>isolatissimo, nel senso comune di oggi.Penso a quante volte ho sentito gridare: certezza della pena, &#8220;certezza della <\/em><em>pena!&#8221; E mi pare molto dolce, persuasiva, quella frase detta quasi sottovoce: &#8220;non peccare pi\u00f9&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Dimmi un po&#8217;, Monsignore: forse non ho capito niente? <\/em><\/p>\n<p><strong>Piero Sansonetti<\/strong><\/p>\n<p>Caro Direttore, il tema della giustizia \u00e8 sempre attuale. Lo vediamo ogni giorno, in tutti i fatti di cronaca e nei dibattiti accesi che si aprono. La giustizia rappresenta forse uno dei pi\u00f9 grandi desideri che abbiamo, continuamente disatteso di fronte alle mancanze delle persone, delle istituzioni nazionali e internazionali, e di fronte agli interessi economici, politici, sociali, e di fronte alle discrezionalit\u00e0 che inevitabilmente si riflettono sull&#8217;esercizio e sull&#8217;applicazione delle leggi.<br \/>\nGiustizia e legge: quale \u00e8 il rapporto che lega due elementi centrali di ogni ordinamento statale? La legge \u00e8 \u00abgiusta\u00bb?<br \/>\nA mio avviso le leggi che abbiamo, nell&#8217;Italia del XXI secolo, raccontano della dimensione storica del nostro ordinamento. Pensiamo al 29 gennaio 1945, tanto ma non tantissimo tempo fa. Fino a quella datale donne non<br \/>\navevano diritto di voto e ne erano impedite da una legge. Superata dal 30 gennaio 1945,con l&#8217;avvio di una norma civile e moderna. Un piccolo esempio, per dire che la legge \u00e8 sempre perfettibile, migliorabile, \u00e8 in evoluzione con il sentire dei tempi. Pensiamo ancora alla normativa italiana cosiddetta legge Gozzini, che introduce l&#8217;idea che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit\u00e0 e devono tendere alla rieducazione del condannato. E vediamo quanta fatica continuiamo a fare dal 1975, anno di introduzione della legge, a superare l&#8217;idea che la pena sia semplicemente una \u00abpunizione\u00bb la cui durata identifica, come tale, una sorta di\u00abrisarcimento\u00bb permanente per le vittime e i loro familiari.<\/p>\n<p>La giustizia \u00e8 il grande sfondo ideale in cui si collocano le leggi: \u00e8 il nome che diamo al nostro desiderio di una societ\u00e0 \u00abgiusta\u00bb. Ma cosa vuol dire \u00abgiusta\u00bb? Sar\u00e0 giusta una societ\u00e0 dove le leggi vengono applicate a prescindere dal potere, dal rango, dal denaro degli imputati. Sar\u00e0 giusta una societ\u00e0 dove i procedimenti siano rigorosamente solleciti ed equi, inclusivi di procedure e di monitoraggio della rieducazione delle persone giudicate colpevoli. In una parola sar\u00e0 giusta una societ\u00e0 in cui la legge sia \u00abuguale per tutti\u00bb e riabilitante per ciascuno. In altri termini, si tratta di dare all&#8217;applicazione della \u00abgiustizia\u00bb la forza, non solo la forma, di una \u00abricerca\u00bb della giustizia stessa: che fa i conti con la fallibilit\u00e0 umana e con la capacit\u00e0 di riscatto, accettando la complessit\u00e0 delle situazioni da verificare e da affrontare per stabilire la prima e ristabilire la seconda.<\/p>\n<p>In questo ragionamento forse ci aiutano due elementi dell&#8217;alto magistero ecclesiale moderno. Il primo viene da quel<br \/>\ngrande papa che \u00e8 stato Giovanni XXIII quando, nella Enciclica <em>Mater et Magistra<\/em>, mise a punto la celebre distinzione tra l&#8217;errore e l&#8217;errante. L&#8217;errore \u00e8 da rilevare (lui aveva in mente il comunismo, a quell&#8217;epoca, ma si pu\u00f2 certamente applicare in modo pi\u00f9 vasto) e da far notare. Ma dobbiamo sempre salvare la persona concreta che sbaglia: pu\u00f2 comprendere l&#8217;errore, pu\u00f2 redimersi &#8211; se vogliamo esprimerci in termini religiosi. Ovvero le persone possono cambiare e rivedere la loro vita.<\/p>\n<p>Fai riferimento a Ges\u00f9, alle sue parole ed azioni tramandate nei Vangeli, considerando con piacevole sorpresa la<br \/>\nsintonia che ti procura. Diciamo anzitutto che nel Vangelo c&#8217;\u00e8 qualcosa di cos\u00ec vivo e di cos\u00ec vitale, che anche per i<br \/>\ncredenti &#8211; per la Chiesa stessa &#8211; rimane gioiosa fonte di sorpresa, di apprendimento, di ammirazione, che sempre si<br \/>\nrinnova. Per quanti sforzi sono stati fatti in passato,Ges\u00f9 non \u00e8 mai riconducibile a una \u00abetichettatura\u00bb. Ges\u00f9 non \u00e8<br \/>\nmai \u00abmoderno\u00bb nel senso di adeguamento all&#8217;oggi. Il Vangelo \u00e8 sempre \u00aboltre\u00bb; il suo messaggio invita ad andare aldil\u00e0 dei pregiudizi, dei preconcetti, delle nostre certezze. Il Vangelo indica un orizzonte di senso pi\u00f9 ampio ed \u00e8<br \/>\nnostro compito \u00abutilizzare\u00bb le parole di Ges\u00f9 per andare oltre le certezze.<\/p>\n<p>Il messaggio di Ges\u00f9 \u00e8: non giudicate. Nel senso, appunto, di non sostituire la chiusura nella condanna all&#8217;apertura della salvezza. Il Figlio stesso, dice Ges\u00f9, non \u00e8 venuto per condannare il mondo, ma per salvarlo. Ovviamente non vuol dire: liberi tutti!<br \/>\nVuol dire anche &#8211; per riprendere un detto evangelico &#8211; \u00abdare a Cesare ci\u00f2 che \u00e8 di Cesare\u00bb e,ovviamente \u00aba Dio quel che \u00e8 di Dio\u00bb. Il denaro \u00e8 nel potere della giustizia di Cesare, ma la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo rimane ma la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo rimane affidata alla giustizia di Dio. (E ma la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo rimane affidata alla giustizia di Dio. (E esonerato alla giustizia nella sua amministrazione del denaro! Anzi, di essa, in rapporto alla dignit\u00e0 dell&#8217;uomo, risponder\u00e0 a Dio!). Ma riprendo il racconto dell&#8217;adultera che ti ha colpito molto.In effetti \u00e8 una perla di Ges\u00f9 da gustare.<\/p>\n<p>Senza bruciarla con scorciatoie. \u00c8 sorprendente che Ges\u00f9, l&#8217;unico senza peccato, l&#8217;unico che avrebbe potuto scagliare<br \/>\nuna pietra contro di lei, dica parole di perdono e nello stesso tempo di esortazione al cambiamento. \u00c8 questo il<br \/>\nVangelo dell&#8217;amore che i discepoli debbono accogliere e comunicare al mondo in un secolo cos\u00ec bisognoso di perdono<br \/>\ne anche di cambiamento. Non si tratta assolutamente di accondiscendere al peccato. Tutt&#8217;altro. Ciascun discepolo lo<br \/>\nsa per s\u00e9 stesso. La vicenda dell&#8217;adultera riguarda tutti noi: siamo invitati ad ascoltare l&#8217;esortazione di Ges\u00f9 a quella<br \/>\ndonna: \u00abVa&#8217; e non peccare pi\u00f9!\u00bb. La misericordia di Dio non \u00e8 la facile copertura al male. Essa esige per sua stessa<br \/>\nnatura il cambiamento dell&#8217;animo, dell&#8217;interiorit\u00e0 e anche della societ\u00e0. La misericordia non \u00e8 un semplice \u00abarredo\u00bb del sentimento: accoglierla significa far iniziare la \u00abrivoluzione\u00bb della giustizia di Dio dentro di me. E se inizia dentro di me \u00e8 iniziata anche nel mondo.<br \/>\nIl tema del perdono, della legge, della giustizia, lega insieme diversi aspetti e mostra la \u00abqualit\u00e0\u00bbumana e civile della<br \/>\nnostra societ\u00e0. I cristiani, come dice la Lettera a Diogneto &#8211; un documento straordinario della prima comunit\u00e0 cristiana &#8211; vivono \u00abnel mondo\u00bb ma non sono \u00abdel mondo\u00bb. Rispettano le leggi, le fanno applicare, ma allo stesso tempo sanno che c&#8217;\u00e8 un \u00abdi pi\u00f9\u00bb dato dalla misericordia di Dio. E sanno che le leggi sono uno strumento storico, da migliorare e da \u00abperfezionare\u00bb. E a volte uno Stato pu\u00f2 legiferare in maniera non rispettosa del sentire dei credenti e dunque sono loro a dover incalzare le autorit\u00e0 in base al principio superiore del rispetto della libert\u00e0 di coscienza.<br \/>\n\u00c8 il caso che ha portato in Italia alla normativa civile dell&#8217;obiezione di coscienza.<br \/>\nD&#8217;altro canto una giustizia degna di questo nome &#8211; e le leggi che ne sono strumento applicativo -devono (dovrebbero)<br \/>\ncontemplare l&#8217;istanza dell&#8217;uguaglianza, dell&#8217;equit\u00e0, della fraternit\u00e0, del cambiamento e anche della riparazione. \u00c8<br \/>\nl&#8217;evoluzione civile moderna, altrimenti avremmo una versione evoluta della \u00ablegge del taglione\u00bb: erogata legalmente<br \/>\ndallo Stato, invece che inflitta arbitrariamente dal singolo. E non credo che, per questo, sia meno brutale e incivile.<br \/>\nLa giustizia riparativa, di cui si parla sempre di pi\u00f9 in anni recenti, mira esattamente a introdurre anche nel diritto penale questa logica. Essa intende promuovere la rinuncia all&#8217;idea di una pena subita passivamente dal condannato con il solo fine di rendere manifesta la gravit\u00e0 dell&#8217;illecito. In tal modo si recupera la prospettiva di una pena che rappresenti un percorso significativo per la persona cui viene inflitta, con riguardo ai rapporti sociali sui quali la condotta ingiusta ha inciso. In tal modo si valorizza la stessa capacit\u00e0 giuridica della sanzione di esprimere, riaffermandoli, valori antitetici a quelli contraddetti dal fatto criminoso e quindi ricomporre sul terreno dei rapporti inter soggettivi &#8211; e non appagando supposti bisogni di ritorsione &#8211; la frattura rappresentata dal fatto criminoso. La legge non \u00e8 cancellata, si compie. Del resto, non esiste una pena giusta in s\u00e9, capace di pareggiare il danno e di misurare la colpa. Da s\u00e9 sola, la pena non ripara il danno e non trasforma l&#8217;ingiustizia in giustizia. Questo \u00e8 il suo enigma e il suo dramma.Anche la pena non si sottrae alla sfida della progettualit\u00e0, n\u00e9 pu\u00f2 esimersi dal giudizio morale circa i suoi contenuti e le sue conseguenze: giudizio, quest&#8217; ultimo, che dipende dalla sua capacit\u00e0 di perseguire il bene comune rispondendo alle esigenze della dignit\u00e0 umana di tutti i soggetti(vittime e agenti) coinvolti nel reato. Una giustizia \u00abspietata\u00bb, ossia senza la pietas, non aiuta a cambiare. Anzi lascia una ferita nella societ\u00e0. \u00c8 necessario scendere nelle profondit\u00e0 dell&#8217;animo sia del colpevole sia dell&#8217;offeso. In modi ovviamente diversi, ambedue sono chiamati ad atteggiamenti nuovi che interrompano il circolo vizioso della vendetta e dell&#8217;indurimento. E in questo \u00e8 chiamata in causa anche la societ\u00e0 di cui ambedue gli attori fanno parte. Si tratta di ritessere un tessuto lacerato. \u00c8 evidente che tendiamo a pensare alla pena come una sorta di vendetta a lento rilascio. Siamo esseri umani! Per questo tuttavia possiamo e dobbiamo cambiare. Lo Stato civile non ricorre alla vendetta:applica le sue leggi e punta al recupero della persona condannata. Il credente ha dalla sua parte il\u00abpungolo\u00bb continuo di Ges\u00f9 e del Vangelo: c&#8217;\u00e8 una giustizia \u00abmaggiore\u00bb basata sul principio \u00abama il prossimo tuo come te stesso\u00bb. Per funzionare, la societ\u00e0 ha bisogno di entrambi gli aspetti: una\u00abgiustizia\u00bb della legge capace di certezza della sua applicazione e una \u00abmisericordia\u00bb che sappia guardare alle persone e reintegrarle nel consesso civile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Monsignore, ricopio un piccolo brano del Vangelo che tu, naturalmente, conosci benissimo. 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