{"id":26048,"date":"2020-06-20T20:20:42","date_gmt":"2020-06-20T18:20:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=26048"},"modified":"2020-06-20T20:21:44","modified_gmt":"2020-06-20T18:21:44","slug":"come-essere-cristiani-senza-dio-non-con-la-fede-ma-con-lamore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/come-essere-cristiani-senza-dio-non-con-la-fede-ma-con-lamore.html","title":{"rendered":"Come essere cristiani senza Dio? Non con la fede ma con l&#8217;amore"},"content":{"rendered":"<p>Caro Direttore, grazie della tua lettera che pone non una ma molte domande e forse richiede non una ma molte risposte. E forse vale la pena \u2013 in questo tempo di\u00a0<strong>pandemia<\/strong>\u00a0\u2013 mentre siamo costretti a tenere la mascherina sulla bocca, scambiarci un dialogo su questioni davvero serie. \u00c8 una opportunit\u00e0 preziosa. Anche perch\u00e9 \u00e8 quanto mai opportuno evitare che la mascherina la mettiamo sugli occhi, magari per chiacchierare a vanvera o, peggio, per scambiarci per lo pi\u00f9 solo accuse vicendevoli. Per non perdere tempo, partirei dall\u2019ultima domanda: \u201cSi pu\u00f2 essere cristiani senza credere in Dio?\u201d In prima battuta \u00e8 ovvio che non \u00e8 possibile. Ges\u00f9 stesso \u201ccrede\u201d nel Padre che sta nei cieli. Se togliamo dai Vangeli il riferimento a \u201cDio-Padre\u201d, cade l\u2019intero Vangelo. Come sappiamo i discepoli di Ges\u00f9 furono chiamati \u201ccristiani\u201d ad Antiochia nei primi anni dopo la morte di Ges\u00f9. I \u201ccristiani\u201d perci\u00f2 sono quelli che accolgono Ges\u00f9 e il suo mistero di Figlio del Padre. In questa prospettiva dovremmo gi\u00e0 discutere su cosa significa il termine \u201cDio\u201d. Potremmo parlarne un\u2019altra volta.<\/p>\n<div class=\"post-content-wrap\">\n<div class=\"post-content-inner\">\n<div class=\"post-content\">\n<p>Ma mi preme dire immediatamente che tanto spesso il Dio che molti non credenti rifiutano, lo rifiuto anch\u2019io e anche la stessa Chiesa. Ad esempio quando scrivi del Dio che diventa una autorit\u00e0 oppressiva, ebbene devo dire che io stesso non credo in quel Dio l\u00ec! Lo dice Ges\u00f9 stesso pi\u00f9 volte nei Vangeli.\u00a0 Ti presenti come il \u00abvecchio comunista\u00bb che mi legge con attenzione (e ti ringrazio per questa stima). E aggiungi che sei \u201cfortissimamente ateo\u2026\u201d. Sono molti anni che cerco di intessere dialoghi e incontri tra credenti e non credenti: sin dagli inizi degli anni Novanta. E conosco le inquietudini che agitano tanta cultura del nostro tempo. Mi colpirono le riflessioni di un noto teologo del Novecento, il gesuita\u00a0<strong>Henry De Lubac<\/strong>, la cui tesi si riassumeva nel titolo: \u201cIl dramma dell\u2019umanesimo ateo\u201d. L\u2019uomo contemporaneo ha pensato fosse necessaria la morte di Dio per affermare la sua libert\u00e0. La conclusione? Oggi parliamo anche della morte dell\u2019uomo.<\/p>\n<p><strong>Luigi Zoja<\/strong>, con acuta analisi, ha pubblicato un bel volumetto: La morte del prossimo. Scrive: \u00abLa morte di Dio ha svuotato il cielo\u2026 il posto di Dio \u00e8 preso dall\u2019uomo e dalle sue opere\u00bb. Nella pagina di copertina scrive: \u00abAma Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento. Ma gi\u00e0 per<strong>\u00a0Nietzsche<\/strong>\u00a0Dio era morto. Nel\u00a0<strong>mondo pre-tecnologico<\/strong>\u00a0la vicinanza era fondamentale. Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. Il comandamento si svuota. Perch\u00e9 non abbiamo nessuno da amare\u00bb. Caro Direttore, vorrei iniziare proprio di qui una prima riflessione. Zoja ha colto nel segno: \u201cNon abbiamo pi\u00f9 nessuno da amare\u201d. \u00c8 un\u2019affermazione che mi porta a focalizzare meglio le riflessioni e ad accogliere la tua domanda se un ateo pu\u00f2 essere cristiano.<\/p>\n<p>Credo che dobbiamo andare oltre il pur serio dibattito attorno al polo alternativo di fede e ragione: dispositivo che ha finito per far valere una politica di reciproca esclusione tra credenti e raziocinanti come se fossero mutazioni antropologiche incompatibili tra loro. Se rimaniamo in questo orizzonte rischiamo il corto circuito. Insomma, il credente \u2013 dice il non credente \u2013 rinuncia alla ragione per amore della sua fede; e gli atei \u2013 dicevano i credenti \u2013 stanno lontano dalla fede, per amore della ragione. E cos\u00ec nessuno incontra l\u2019altro, per di pi\u00f9 avallando l\u2019idea di un fossato incolmabile. Bene, \u00e8 venuto il tempo di dire chiaramente, con tutto il rispetto per le buone intenzioni, che se cos\u00ec fosse, sarebbero entrambi amori \u201csbagliati\u201d.<\/p>\n<p>E alla lunga, dannosi. In ogni singolo essere umano c\u2019\u00e8 in realt\u00e0 uno spazio attorno a cui \u201cpensare\u201d e \u201caffidarsi\u201d si devono incontrare: per l\u2019onest\u00e0 intellettuale di una coscienza che riconosce nella testimonianza del mistero che ci parla, spoglia della presunzione di possederlo, lo stesso struggimento del senso della vita di cui il pensiero \u00e8 amante, senza poter esserne padrone. Quando la ragione riconosce la presenza del mistero non si indebolisce. Al contrario, \u00e8 forte. Ha intravisto la luce e ne \u00e8 rimasta abbagliata. Le vie della ragione, perci\u00f2, vanno percorse tutte e fino in fondo. E la fede non \u00e8 cieca e non pu\u00f2 pretendere il possesso esclusivo e pieno del mistero. Non mi dilungo: il credente e il non credente si trovano assieme \u2013 proprio uno nell\u2019altro, nel profondo dell\u2019interiorit\u00e0 di ciascuno \u2013 sulla soglia del mistero.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 a questo punto che mi pare si debba registrare in maniera nuova il dialogo. Pi\u00f9 che tra ragione e fede, tra ragione e amore, appunto. Ed \u00e8 sulla via dell\u2019amore che \u00e8 possibile non solo l\u2019incontro ma anche l\u2019alleanza per trasformare il mondo. L\u2019indicazione viene chiara dal<strong>\u00a0Vangelo della Misericordia<\/strong>\u00a0che in questo tempo stiamo comprendendo ancor pi\u00f9 profondamente. Nella tradizione cristiana l\u2019amore (ag\u00e0pe) \u00e8 il cuore del mistero. \u00c8 Dio stesso che si comunica in maniera storica, effettiva, trasformante. Nell\u2019inno all\u2019amore di Paolo \u2013 quello della prima lettera ai<strong>\u00a0Corinzi<\/strong>\u00a0\u2013 l\u2019amore \u00e8 superiore a tutte le virt\u00f9. Non c\u2019\u00e8 null\u2019altro al di sopra. N\u00e9 la profezia della tradizione ebraico-cristiana; n\u00e9 l\u2019ineffabile lingua degli angeli, quella che estasiava i\u00a0<strong>Corinzi<\/strong>; e nemmeno la speranza; e neppure la conoscenza, la quale in questo mondo \u00e8 cos\u00ec misera s\u00ec che conosciamo Dio solo confusamente, come attraverso uno specchio, dentro \u00abenigmi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019amore \u00e8 superiore persino alla fede.<\/strong>\u00a0Nel\u00a0<strong>Vangelo di Matteo<\/strong>, Cristo ha detto: \u00abSe avrete fede quanto un granellino di senape potrete dire a questo monte spostati da qui a l\u00ec, ed esso si sposter\u00e0. Niente vi sar\u00e0 impossibile\u00bb. E san Paolo con un incredibile capovolgimento: \u00abSe avessi tutta la fede tanto da poter trasportare i monti, ma non avessi l\u2019amore, non sarei nulla\u00bb. Tutto passer\u00e0, anche la fede e la speranza. Al termine rester\u00e0 solo l\u2019amore. \u00c8 dottrina cristiana, ma il suo riverbero tocca ogni religione. Manifestazione peculiare dell\u2019amore \u00e8 quella che spinge a piegarsi verso i deboli, i malati, gli esclusi, gli indigenti, i poveri. Questa \u00abvia\u00bb \u00e8 davvero \u00absanta\u00bb nel senso pi\u00f9 ampio del termine. Essa comporta un\u2019energia interiore che sfocia sempre nell\u2019Altro. Mai permette di chiudersi in se stessi, perch\u00e9 \u00e8 sempre \u00aboltre\u00bb. \u00c8 la vera energia di libert\u00e0. Costringe, se la si pratica, ad andare oltre se stessi e il proprio gruppo, persino oltre la stessa appartenenza religiosa, fosse anche cristiana.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 evidente dalla pagina evangelica di\u00a0<strong>Matteo 25<\/strong>, che il cardinale Martini amava chiamare il \u00abVangelo dei non credenti\u00bb (spesso Ges\u00f9 porta a esempio persone estranee alla religiosit\u00e0 ebraica, talora anche nemiche). L\u2019evangelista scrive esplicitamente che colui che offre il bicchiere d\u2019acqua \u00e8 un non credente; eppure proprio lui, mentre professa davanti a Dio di non essere credente, si sentir\u00e0 ripetere: \u00abQuello che hai fatto ad uno di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli l\u2019hai fatto a me\u00bb. In questa\u00a0<em>\u201cvia amoris\u201d<\/em>\u00a0tutti possiamo ritrovarci, credenti in Dio e credenti solo religiosi, credenti laici e non credenti affatto. Ovviamente, non ci si ritrova per caso, ma per scelta; ed \u00e8 una scelta talora impegnativa, mai comunque banale. L\u2019istinto (come fidarsi di esso?) \u00e8 tirare diritti per la propria via, quella dell\u2019individualismo: e oggi sono numerosissimi i \u201cpreti e leviti\u201d che vedono e passano oltre; pochi, troppo pochi, i samaritani che vedono, si commuovono e si fermano. L\u2019amore (anche e soprattutto quello per i poveri) \u00e8 una scelta che porta a guardare il cielo che sta sopra e non le mura che stanno sotto.<\/p>\n<p>Per questo, l\u2019agape che impariamo da Dio pu\u00f2 abitare ogni amore: e persino i suoi limiti di potenza e i suoi debiti di giustizia: perch\u00e9 la tenuta della fede, qui, significa che non siamo disposti a mollare il nostro attaccamento all\u2019amore ferito dell\u2019altro, e alla giustizia della sua redenzione, neppure di fronte alla morte. E neppure dopo. Questo amore, nella visione cristiana, non \u00e8 un arredo mistico del sentimento. E la fede che si impegna per la sua verit\u00e0 non coltiva nessuna presunzione o disprezzo nei confronti della ragione della vita degna dell\u2019uomo, indomabile e al tempo stesso vulnerabile, nella quale abitiamo insieme. Per i credenti ha un nome,\u00a0<strong>Ges\u00f9 di Nazareth<\/strong>; per chi non crede forse \u00e8 senza nome, ma sempre cielo \u00e8.<\/p>\n<p>L\u2019amore \u00e8 il presente assoluto, e l\u2019assoluto futuro. Alla fine della storia, quando tutto avr\u00e0 termine, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessuna virt\u00f9 umana,https:\/\/www.ilriformista.it\/come-essere-cristiani-senza-dio-non-con-la-fede-ma-con-lamore-118971\/?refresh_ce nessuna divisione. Solo l\u2019amore. Solo la misericordia. Gli uomini e le donne non si dividono tra chi crede tanto, poco, pochino, molto, quasi per niente. No! Si dividono, semmai, tra chi si ferma (il\u00a0<strong>Samaritano del Vangelo<\/strong>) e chi va oltre (tutti gli altri, il prete dell\u2019epoca compreso!); tra chi ha uno sguardo di misericordia e si preoccupa della sofferenza dell\u2019altro e chi tira dritto. Ma chi tira dritto oggi, domani potr\u00e0 comprendere di avere sbagliato. Ce lo ricorda\u00a0<strong>papa Francesco<\/strong>\u00a0con la sua insistenza sul dialogo, sull\u2019incontro, che scandalizza i tanti secondo i quali la Chiesa oggi dovrebbe continuare a fare proseliti e lanciare anatemi. Non \u00e8 cos\u00ec dal\u00a0<strong>Concilio Vaticano II<\/strong>: la strada \u00e8 un dialogo che non abbandona la ragione ma trasforma il mondo secondo la forza dell\u2019amore.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.ilriformista.it\/come-essere-cristiani-senza-dio-non-con-la-fede-ma-con-lamore-118971\/?refresh_ce\">IL RIFORMISTA<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Direttore, grazie della tua lettera che pone non una ma molte domande e forse richiede non una ma molte risposte. E forse vale la pena \u2013 in questo tempo di\u00a0pandemia\u00a0\u2013 mentre siamo costretti a tenere la mascherina sulla bocca, scambiarci un dialogo su questioni davvero serie. \u00c8 una opportunit\u00e0 preziosa. 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