{"id":25459,"date":"2019-11-28T19:22:58","date_gmt":"2019-11-28T18:22:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=25459"},"modified":"2019-11-28T21:33:02","modified_gmt":"2019-11-28T20:33:02","slug":"lurgenza-non-sia-garantire-il-fine-vita-ma-le-cure-palliative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/lurgenza-non-sia-garantire-il-fine-vita-ma-le-cure-palliative.html","title":{"rendered":"\u201cL\u2019urgenza non sia garantire il fine vita, ma le cure palliative\u201d"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di D<strong>OMENICO AGASSO<\/strong> JR<\/p>\n<p>CITT\u00c0 DEL VATICANO.\u00a0Perch\u00e9 il dibattito pubblico si svolga in un clima pi\u00f9 sereno e prendere decisioni sagge sui temi del fine vita, il punto di partenza \u00e8 \u00abgarantire effettivamente l\u2019accesso alle cure palliative\u00bb. Dopo la pubblicazione delle\u00a0motivazioni\u00a0della sentenza con cui la Consulta ha escluso in determinati casi la punibilit\u00e0 dell&#8217;aiuto al suicidio, parla monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita.<\/p>\n<p><strong>Monsignor Paglia, qual \u00e8 la sua valutazione sulla decisione della Consulta?\u202f\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abVorrei anzitutto metterne in luce gli aspetti positivi. Il primo \u00e8 che la Consulta non riconosce un diritto all\u2019aiuto al suicidio, che continua a rimane un crimine. Quanto si stabilisce \u00e8 solo la sua non punibilit\u00e0 in ben precise e stringenti condizioni: malattia irreversibile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, sofferenza fisica o psichica intollerabile, capacit\u00e0 di prendere decisioni libere e consapevoli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Questo che cosa significa?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl medico che riceve la richiesta non ha l\u2019obbligo di fornire questa prestazione, ma la risposta \u00e8 affidata alla sua libert\u00e0 di coscienza. Inoltre, fra le condizioni previe si enumera anche l\u2019avvio di un percorso di cure palliative, che devono essere garantite al paziente insieme a una adeguata terapia del dolore\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Le cure palliative sono una novit\u00e0 delle motivazioni della sentenza?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn realt\u00e0, la Consulta l\u2019aveva gi\u00e0 menzionato nell\u2019ordinanza n. 207 del 2018. Ma ora viene definito come vincolante. Lo ritengo un punto della massima importanza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un elemento di accordo molto ampio. Il Comitato nazionale per la bioetica nel suo parere sul suicidio assistito del luglio scorso, che pur riportava opinioni differenziate, auspica in modo unanime la diffusione delle cure palliative e della terapia del dolore. Ma anche la Dichiarazione congiunta delle tre religioni abramitiche sulle questioni di fine vita, che abbiamo firmato in ottobre in Vaticano alla presenza di papa Francesco, afferma con forza un comune impegno su questo fronte. In Italia poi abbiamo la legge n. 38\/2010, che viene considerata molto valida dagli esperti, ma che \u00e8 ampiamente disattesa e inapplicata\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che cosa si pu\u00f2 fare per diffondere le cure palliative?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMi lasci dire che il primo passo \u00e8 di tipo culturale. Si tratta di promuovere una cultura della cura come stile di relazione con gli altri, soprattutto i pi\u00f9 fragili e i pi\u00f9 vulnerabili. \u00c8 un compito che coinvolge l\u2019intera societ\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E la medicina?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNaturalmente la medicina \u00e8 particolarmente sollecitata da questa prospettiva. Occorre passare dalla logica della prestazione e della guarigione a tutti i costi alla presa in carico della persona in tutte le sue dimensioni. Si tratta di un accompagnamento che si protrae nel tempo e che implica il riconoscimento del limite. Ci sono situazioni in cui non si pu\u00f2 pi\u00f9 guarire, ma si pu\u00f2, anzi si deve, continuare a curare la persona e le relazioni in cui \u00e8 inserita, soprattutto quelle familiari\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono i passi da compiere?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCome accennavo, il primo fronte \u00e8 quello di promuovere una mentalit\u00e0 all\u2019interno della societ\u00e0 nel suo complesso. Per dirlo con l\u2019espressione ormai molto nota di a papa Francesco, dobbiamo superare la \u201ccultura dello scarto\u201d e la \u201cglobalizzazione dell\u2019indifferenza\u201d. Il tessuto sociale e familiare \u00e8 molto importante e in questo le diverse comunit\u00e0 religiose, come \u00e8 affermato nella Dichiarazione sopra citata, possono costituire un valido sostegno. Come Accademia per la vita abbiamo pubblicato un libro bianco che si rivolge ai diversi soggetti che possono contribuire in questa linea a livello internazionale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quali sono?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abOperatori sanitari, universit\u00e0, politici, giornalisti e altri. \u00c8 cruciale l\u2019impegno formativo nelle universit\u00e0, dove la medicina palliativa viene vista ancora come una soluzione di ripiego, mentre occorrono competenze e capacit\u00e0 molto avanzate e multidisciplinari. Garantire effettivamente l\u2019accesso alle cure palliative \u00e8 una condizione importante perch\u00e9 il dibattito su questi temi possa svolgersi in un clima di maggiore serenit\u00e0 e senza la paura di sofferenze che possono invece essere eliminate\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Vede altri punti su cui insistere?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abAnzitutto, ribadisco quanto gi\u00e0 detto sul s\u00ec all\u2019accompagnamento e il no all\u2019abbandono della persona malata, anche quando non \u00e8 pi\u00f9 guaribile. Al contempo vedo la necessit\u00e0 di fare chiarezza sul no all\u2019accanimento terapeutico o, meglio, \u00abostinazione irragionevole\u00bb dei trattamenti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ci spiega?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abBisogna affermare che \u00e8 legittimo per il paziente non iniziare o sospendere i trattamenti quando, attraverso un adeguato dialogo con i medici (e con i familiari), egli giudica che siano sproporzionati. In questo caso non si intende procurare la morte, ma si riconosce di non poterla impedire (cfr. Catechismo Chiesa Cattolica 2278). Certo l\u2019elaborazione di questo giudizio va sostenuto con saggezza, favorendo una comunicazione equilibrata con tutti coloro che circondano il paziente. La menzione dei comitati etici mi sembra interessante in questa linea, anche se il loro ruolo sar\u00e0 da precisare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quindi la sua valutazione della Sentenza \u00e8 totalmente positiva o vede qualche elemento che suscita difficolt\u00e0?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn effetti, ci sono anche delle domande, su cui bisogna riflettere pi\u00f9 approfonditamente. In generale, vedo il rischio che si percorrano scorciatoie e diminuisca l\u2019impegno nel prendersi cura della vita umana l\u00e0 dove \u00e8 pi\u00f9 fragile e vulnerabile. Ritengo un grave errore pensare che la scelta di togliersi la vita riguardi solo chi la compie: siccome siamo necessariamente in relazione con gli altri, i nostri comportamenti hanno sempre anche effetti sulle persone che ci circondano e sulla societ\u00e0, verso cui siamo quindi responsabili\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ci sono anche aspetti che riguardano pi\u00f9 direttamente il mondo della sanit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer le professioni sanitarie vedo il rischio che sia messa in questione la loro stessa natura. Infatti, il loro compito riguarda i trattamenti da somministrare per far fronte alla malattia e migliorare la salute. Nel caso del suicidio assistito, invece, oggetto della decisione diventa la vita stessa, e ci si pone l\u2019obiettivo di sopprimerla. Questo \u00e8, tra l\u2019altro, uno dei motivi per cui la Associazione medica mondiale ha riaffermato proprio il mese scorso (70a Assemblea generale, a Tbilisi\u00a0in Georgia), la sua opposizione all\u2019eutanasia e al suicidio assistito. Inoltre, noto che nella sentenza non \u00e8 chiaramente riconoscibile la differenza tra suicidio assistito ed eutanasia: c\u2019\u00e8 una certa indeterminazione sulle modalit\u00e0 e sul soggetto che somministra il farmaco letale. Infine vedo una difficolt\u00e0 nel collegare i comportamenti non punibili alle norme della L. 219, che legittimano il rifiuto di qualunque trattamento, cio\u00e8 pongono condizioni molto meno restrittive di quelle stabilite dalla Consulta. Occorre fare attenzione al possibile ampliarsi di questo perimetro\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/vatican-insider-it\/2019\/11\/27\/news\/paglia-l-urgenza-non-sia-garantire-il-fine-vita-ma-le-cure-palliative-1.38020899\">(<strong>LA STAMPA<\/strong>)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di DOMENICO AGASSO JR CITT\u00c0 DEL VATICANO.\u00a0Perch\u00e9 il dibattito pubblico si svolga in un clima pi\u00f9 sereno e prendere decisioni sagge sui temi del fine vita, il punto di partenza \u00e8 \u00abgarantire effettivamente l\u2019accesso alle cure palliative\u00bb. 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