{"id":25442,"date":"2019-11-21T20:11:35","date_gmt":"2019-11-21T19:11:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=25442"},"modified":"2019-11-21T20:30:23","modified_gmt":"2019-11-21T19:30:23","slug":"43esimo-congresso-societa-italiana-trapianti-organi-e-tessuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/43esimo-congresso-societa-italiana-trapianti-organi-e-tessuti.html","title":{"rendered":"43esimo Congresso Societ\u00e0 Italiana Trapianti Organi e Tessuti"},"content":{"rendered":"<p>Sono lieto di portare il saluto della Pontificia Accademia per la Vita e mio personale al vostro 43 Congresso Nazionale. Il tema dei trapianti d\u2019organi e di tessuti interessa in maniera particolare l\u2019Accademia per la Vita sia per il suo valore meedico-scientifico sia per il suo senso etico-antropologico. In questo breve saluto vorrei sottolineare, come mio piccolo contributo al Congresso, questo secondo aspetto che qualifica in maniera alta il senso del dono che iscritto nella prospettiva dei trapianti d\u2019organi e di tessuti. Lo faccio partendo dal saluto che Benedetto XVI, rivolse ai partecipanti al Congresso Internazionale sul tema: &#8220;Un dono per la vita. Considerazioni sulla donazione di Organi&#8221; promosso dalla Pontificia Accademia per La Vita, il 7 Novembre 2008. Queste alcune delle parole di Papa Benedetto: \u201cin un periodo come il nostro, spesso segnato da diverse forme di egoismo, diventa sempre pi\u00f9 urgente comprendere quanto sia determinante per una corretta concezione della vita entrare nella logica della gratuit\u00e0. L&#8217;atto d&#8217;amore che viene espresso con il dono dei propri organi vitali permane come una genuina testimonianza di carit\u00e0 che sa guardare al di l\u00e0 della morte perch\u00e9 vinca sempre la vita\u201d.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Qualche anno prima, nell\u2019<em>Evangelium vitae<\/em> (25.3.1995), al n. 86, san Giovanni Paolo II aveva parlato del dono degli organi come di un atto che, tra i \u00abtantissimi gesti di donazione\u00bb di cui \u00e8 intessuta la vita di molti uomini e donne, merita un \u00abparticolare apprezzamento\u00bb. Ed \u00e8 una caratteristica del magistero di Giovanni Paolo II l\u2019insistenza nell\u2019iscrivere il trapianto di organi nella prospettiva del dono.<\/p>\n<p>In effetti, nella nostra fattispecie non si tratta semplicemente di donare qualcosa di proprio, \u201csi dona qualcosa di s\u00e9, dal momento che \u2018in forza della sua unione sostanziale con un&#8217;anima spirituale, il corpo umano non pu\u00f2 essere considerato solo come un complesso di tessuti, organi e funzioni&#8230;, ma \u00e8 parte costitutiva della persona, che attraverso di esso si manifesta e si esprime\u2019 (Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum vitae, 3). E\u2019 per questo che ogni azione tendente a commercializzare gli organi umani o a considerarli come unit\u00e0 di scambio o di vendita, risulta moralmente inaccettabile, poich\u00e9viola la stessa dignit\u00e0 della persona\u201d.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Il dono non \u00e8 riducibile ad un puro atto esteriore, impegna la libert\u00e0 stessa del donante: egli offre se stesso, diventa presente come persona nel dono che compie.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Sappiamo bene che nell\u2019ambito dei trapianti, si realizzano tre differenti modalit\u00e0, in cui il legame \u2013 nel dono vi \u00e8 il riconoscimento di un legame \u2013 tra donatore e ricevente assume forme diverse. Nella donazione da vivente, il donatore offre un organo in ragione del legame \u2013 di sangue o affettivo \u2013 che lo lega al ricevente; ad esempio, un genitore dona al figlio, la moglie al marito. Tale gesto \u00e8 motivato primariamente dal beneficio per il proprio congiunto, riconoscendo che ci\u00f2 concorrer\u00e0 a migliorare la vita del ricevente. Nella donazione da cadavere, il donatore \u2013 e, ove non sia espresso, gli aventi diritto \u2013 dona alla comunit\u00e0, che attraverso enti preposti distribuisce gli organi secondo parametri specifici. Il donatore non sceglie chi sar\u00e0 il ricevente, non lo conosce. Infine, c\u2019\u00e8 una modalit\u00e0 di donazione chiamata <em>buon Samaritano. <\/em>Un soggetto vivente dona un suo organo senza voler sapere chi sar\u00e0 il destinatario, che sar\u00e0 scelto secondo criteri stabiliti dalla comunit\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p>Siamo di fronte a modalit\u00e0 diverse di donazione, in cui si passa da un legame molto forte tra donatore e ricevente ad una assenza di legame specifico. Come rendere ragione di questi gesti, in apparenza cos\u00ec diversi? E cosa accomuna la donazione fatta a persona conosciuta alla donazione fatta a uno sconosciuto? A mio parere \u00e8 necessario scendere pi\u00f9 in profondit\u00e0 e cogliere quella dimensione della circolarit\u00e0 del dono che \u00e8 legata alla sostanza stessa delle relazioni umane. In tale prospettiva, nota Pierangelo Sequeri, il dono \u201cnon \u00e8 una separazione da qualcosa a senso unico: come fosse una sporgenza di qualcuno che va a riempire la cavit\u00e0 di un altro. Il dono \u00e8 sempre una forma di scambio e di corrispondenza il cui fondamento non \u00e8 la ricchezza o la povert\u00e0. Il suo fondamento \u00e8 sempre, in vario modo, il riconoscimento della qualit\u00e0 umana dei rapporti umani: per la quale vale la pena di voler bene e di soffrire, di imporsi dei limiti e di avere il coraggio di superarli, di accettare il rischio della relazione propriamente umana e di apprezzare la capacit\u00e0 di onorare i legami che la giustificano\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Possiamo cos\u00ec dire che, in occasione del trapianto degli organi, si realizza \u2013 in un modo quasi nascosto \u2013 qualcosa che rivela una delle dimensioni centrali del vivere: la dimensione della gratuit\u00e0. \u00abIl trapianto \u00e8 il processo di un dono, che riguarda contemporaneamente il donatore, il donatario e quell\u2019oggetto simbolico che \u00e8 il dono. Ogni dono \u00e8 tale perch\u00e9 implica l\u2019atto del donare, l\u2019atto del ricevere e l\u2019atto di donare un \u2018donato\u2019. In questo intreccio di relazioni, il dono di qualcosa diventa per il donatore la forma concreta del dono di s\u00e9, a favore di un altro, il donatario\u00bb<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Quanti gesti di gratuit\u00e0 hanno cambiato l\u2019identit\u00e0 di chi li ha posti in essere. Molte persone che hanno dato il consenso alla donazione di un organo di un proprio caro hanno testimoniato che quel gesto ha influito, talvolta in modo rilevante, sulla loro esistenza. Il dono non solo non \u00e8 a senso unico, ma configura una logica circolare. Il rapporto di dono \u00e8 attivo-passivo sui due fronti: di chi dona e di chi riceve e a sua volta ri-dona, a sua volta, una seconda volta. E\u2019 esemplare questa parabola evangelica.<\/p>\n<p>Scrive l\u2019evangelista Luca: \u201cEntrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: \u2018Ges\u00f9 maestro, abbi piet\u00e0 di noi!\u2019. Appena li vide, Ges\u00f9 disse: \u2018Andate a presentarvi ai sacerdoti\u2019. E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, torn\u00f2 indietro lodando Dio a gran voce; e si gett\u00f2 ai piedi di Ges\u00f9 per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Ges\u00f9 osserv\u00f2: \u2018Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si \u00e8 trovato chi tornasse a render gloria a Dio,all\u2019infuori di questo straniero?\u2019. E gli disse: \u2018Alzati e va\u2019; la tua fede ti ha salvato!\u201d (Lc, 17, 12-19). Il ringraziamento da parte di uno straniero mostra che quel destinatario ha apprezzato e compreso il senso del dono; la riconoscenza dice al donatore che il suo gesto \u00e8 stato apprezzato \u2013 e quindi lui stesso si sente riconosciuto \u2013 attestando la bont\u00e0 della sua azione.\u00a0 Non \u00e8 stato cos\u00ec per gli altri nove. Ogni persona chiede di essere riconosciuta nella propria identit\u00e0 pi\u00f9 autentica. Nota Paul Ricoeur: \u201cE se, per fortuna, mi capita di esserlo, la mia gratitudine non va forse rivolta a tutti coloro i quali, in una maniera o nell\u2019altra, hanno riconosciuto la mia identit\u00e0 riconoscendomi?\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> Il dono autentico porta sempre con s\u00e9 la speranza della gratitudine: \u00e8 attesa e accolta, non \u00e8 pretesa. Altrimenti tradirebbe il significato del dono.<\/p>\n<p>Nella prospettiva del nesso tra gratuit\u00e0 e gratitudine, della logica circolare del dono, occorre essere avvertiti che ci sono alcune modalit\u00e0 che tradiscono il senso autentico del dono. Non sarebbe un dono, ad esempio, se fosse realizzato per opportunismo o per costrizione, strumentalizzando l\u2019ignoranza o la fragilit\u00e0 del ricevente, ricattandolo pi\u00f9 o meno subdolamente. E ancora, non sarebbe un dono, se esso esigesse la restituzione materiale forzosa di quanto si \u00e8 donato, se non corresse il rischio di non ricevere nulla in cambio o di rimetterci del proprio, se anzi non liberasse ritualmente l\u2019altro dall\u2019obbligo di restituire coattivamente.<\/p>\n<p>Va ribadito che nella logica del dono quel che apparentemente \u00e8 una restituzione, in realt\u00e0 \u00e8 un \u00absecondo primo dono\u00bb, come dice Paul Ricoeur<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, perch\u00e9 \u00e8 fatto liberamente, \u201cin risposta\u201d ad un dono che precede. Come poco sopra ho sottolineato, il riconoscimento del dono, con un secondo primo dono, \u00e8 desiderato, auspicato, ma non esigito: cos\u00ec, si accetta e si accoglie il rischio di un \u201cnon ritorno\u201d, pur nella speranza che, ricevendo il dono, l\u2019altro diventi a sua volta capace di donare ad altri, pi\u00f9 che al donatore stesso. Nell\u2019esperienza del donare, alla cui origine c\u2019\u00e8 sempre l\u2019esperienza del ricevere, l\u2019uomo raggiunge il vertice delle sue possibilit\u00e0, impegnando il suo bene pi\u00f9 prezioso, la libert\u00e0; per questo il dono \u201crimane un\u2019esperienza legata all\u2019amore e alla gratuit\u00e0: esso non potrebbe nascere in forza del comando della legge o assicurato dalla paura di una possibile punizione \u2026 Non pu\u00f2 essere favorito da uno stile direttivo, autoritario, o improntato alla paura, ma piuttosto alla fiducia e all\u2019assunzione di responsabilit\u00e0\u201d.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> Pi\u00f9 il soggetto \u00e8 convinto che l\u2019altro non \u00e8 obbligato a restituire, pi\u00f9 viene liberato da questo obbligo, pi\u00f9 il suo gesto sar\u00e0 libero, sar\u00e0 fatto in forza del rapporto, nutrir\u00e0 il legame, custodir\u00e0 la relazione.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima osservazione vorrei fare circa la \u201cordinariet\u00e0\u201d della dimensione del dono o, se si vuole, della gratuit\u00e0 nelle relazioni umane. Si deve abbandonare una impostazione culturale che porta a qualificare l\u2019atto del donare come una scelta eroica, unidirezionale, una sorta di altruismo esasperato, che alla fine rende il dono impossibile<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, irreale. Non si tratta, infatti, di compiere gesti straordinari, ma di continuare e prolungare quella trama di cui ogni vita \u00e8 intessuta. L\u2019esperienza del dono, infatti, rammenta a ciascuno \u201cla propria identit\u00e0 filiale: non vivrei se non avessi ricevuto e se non continuassi a ricevere\u201d.<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>Il dono rimanda al generare e all\u2019essere generati, di generazione in generazione. In radice, la \u201clogica\u201d del dono rivela la verit\u00e0 profonda dell\u2019umano, che \u00e8 la \u201clogica\u201d della generazione, che \u00e8 insieme essere generati e generare. Infatti, generare, \u00ab\u00e8, anzitutto, un atto umano nel quale si istituisce una relazione: e in questa relazione c\u2019\u00e8 chi d\u00e0, chi riceve, e sempre c\u2019\u00e8 in gioco \u2018ci\u00f2 che si d\u00e0\u2019. Insomma, dobbiamo riscoprire con maggiore consapevolezza che \u201cvoler bene\u201d significa \u201cfar essere\u201d. Reciprocamente, all\u2019origine di ogni scelta generante, c\u2019\u00e8 il riconoscimento (grato) di essere stati generati (passivo): \u00abessere generato \u00e8 fare esperienza di ci\u00f2 che anzitutto ricevo: e ricevo non qualcosa, bens\u00ec addirittura me stesso \u2026 Ogni uomo, in quanto figlio, \u00e8 donato a se stesso. Egli \u00e8 radicalmente dono\u00bb<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p>In questa prospettiva si comprende il nesso tra donare a chi si conosce, la donazione da vivente, e donare alla comunit\u00e0, la donazione da cadavere e la donazione del buon samaritano: riconoscere quanto si \u00e8 ricevuto dall\u2019altro, dagli altri, dalla comunit\u00e0 tutta. \u00c8 in ragione della costitutiva relazione ad altri, che in libert\u00e0 ci si apre al dono. Per cui dare e ricevere, gratuit\u00e0 e gratitudine, si richiamano e si garantiscono reciprocamente, secondo un circolo virtuoso, nel quale si realizza lo splendore della verit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>Discorso di Benedetto XVI:Ai Partecipanti al Congresso Internazionale sul tema: &#8220;Un dono per la vita. Considerazioni sulla donazione di Organi&#8221; promosso dalla Pontificia Accademia per La Vita<strong>, <\/strong>7 Novembre 2008.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II: Al 18\u00b0 Congresso Internazionale della Societ\u00e0 dei Trapianti,\u00a0 29 Agosto 2000.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Benedetto XVI, Deus Caritas Est, n. 34.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> P. Sequeri, <em>L\u2019umano alla prova. Soggetto, identit\u00e0, limite<\/em>, Milano: Vita e pensiero, 2002, 129.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> M. Chiodi, <em>Etica della vita. Le sfide della pratica e le questioni teoriche<\/em>, Glossa, Milano 2006, 380.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> P. Ricoeur, <em>Percorsi del riconoscimento<\/em>, Milano: Cortina, 2005, 5.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> P. Ricoeur, <em>Percorsi del riconoscimento<\/em>, 270.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> G. Cucci, <em>Altruismo e gratuit\u00e0. I due polmoni della vita<\/em>, Assisi, Cittadella, 2014, 197-198<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> J. Derrida, <em>Donare il tempo<\/em>, Milano, Cortina, 1996; ID., <em>Donare la morte<\/em>, Milano, Jaca Book, 2002.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> G. C. Pagazzi<em>, La carne<\/em>, Cinisello Balsamo: San Paolo, 2018, 27-28.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Ibid., 27.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono lieto di portare il saluto della Pontificia Accademia per la Vita e mio personale al vostro 43 Congresso Nazionale. Il tema dei trapianti d\u2019organi e di tessuti interessa in maniera particolare l\u2019Accademia per la Vita sia per il suo valore meedico-scientifico sia per il suo senso etico-antropologico. 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