{"id":25402,"date":"2019-10-20T17:11:00","date_gmt":"2019-10-20T15:11:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=25402"},"modified":"2019-10-20T17:11:52","modified_gmt":"2019-10-20T15:11:52","slug":"fame-benedetta-fame-maledetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/fame-benedetta-fame-maledetta.html","title":{"rendered":"Fame benedetta, fame maledetta"},"content":{"rendered":"<p>LA BENEDIZIONE DELLA FAME<\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 un\u2019esperienza che tocca in profondit\u00e0 la vita umana \u00e8 quella della fame. Il primo gesto dell\u2019amore \u00e8 nutrire il generato. E l\u2019essere nutriti \u00e8 la prima esperienza dell\u2019essere amati.<\/p>\n<p>La fame, in s\u00e9 stessa \u00e8 esperienza basilare del senso relazionale della vita. L\u2019uomo non vive di s\u00e9 stesso! Ha bisogno che qualcos\u2019altro sostenga la sua vita: il segno di questo appello \u00e8 gi\u00e0 scritto nel corpo. La fame ha la forma di un bisogno che ci fa vivere soltanto a condizione che il mondo riconosca il nostro desiderio di vivere come un\u2019invocazione. La fame impone a ogni uomo e donna di alzare lo sguardo \u2013 quel miracoloso scambio di sguardi che trasforma il seno della madre in vita dello spirito \u2013 di guardare oltre s\u00e9 stessi, di riconoscersi nella forma domestica del mondo, nella forma familiare della vita, nella forma sociale della convivenza.<\/p>\n<p>Quando Papa Francesco, nell\u2019Enciclica <em>Laudato S\u00ec <\/em>ha chiesto di tornare a considerare le questioni della vita umana dentro la cornice essenziale e costitutiva del creato, ha indicato questa relazionalit\u00e0 primaria, che Lui chiama <em>Humana Communitas<\/em>, quale luogo di radicale comprensione del senso della vita. La risposta umana ai suoi problemi dovr\u00e0 continuamente passare e ripassare di qui.<\/p>\n<p>La fame, il quotidiano bisogno di nutrimento \u2013 un desiderio tra i pi\u00f9 forti e meno controllabili della vita &#8211; \u00e8 l\u2019orologio che scandisce il tempo della sua cura. Ogni otto ore circa ricorda all\u2019essere umano la sua dipendenza dal mondo della vita: provvedere il cibo, guadagnarsi il pane, nutrirsi per s\u00e9 e per gli altri, gettano le basi della convivenza familiare e della casa comune. Secondo gli studiosi, una delle forme primarie dello strutturarsi della cultura sociale nella specie umana \u00e8 legata appunto alla potenza simbolica dell\u2019estetica del nutrimento. Nel suo poderoso saggio intitolato \u201cCotto\u201d Michael Pollan ci ricorda che la scoperta della possibilit\u00e0 di cuocere il cibo, ha introdotto una prassi tecnologica che ha riformulato tempi e relazioni della vita umana: si mangia a tempi prestabiliti e insieme, attorno a una tavola arricchita dai segni del piacere del dono reciproco e dell\u2019empatia condivisa. La tavola, cui la fame ci conduce, \u00e8 luogo sociale per eccellenza e le giovani generazioni sono introdotte a una socialit\u00e0 promettente anche proprio attraverso questa esperienza, dove ognuno sa di avere un posto e sperimenta che qualcuno si fa carico, quotidianamente, della sua fame, si prende cura di lui. E\u2019 singolare, ad esempio, leggere nei Vangeli i racconti degli innumerevoli pranzi di Ges\u00f9. E dell\u2019importanza che vi attribuiva.<\/p>\n<p>LA MALEDIZIONE DELLA FAME<\/p>\n<p>Tutto questo, naturalmente, non ha nulla a che fare con l\u2019ossessione debordante per l\u2019odierna estetizzazione commerciale del nutrimento, dove la cura del cibo si concentra sulla sua trasformazione nell\u2019erotica di un godimento fine a s\u00e9 stesso. In tale tendenza, non per caso, la simbolica del nutrimento si trasforma in esibizione del godimento, la cui \u201cesclusivit\u00e0\u201d estetica della tavola trascina con s\u00e9 una cultura di \u201cesclusione\u201d. Riscoprire la fame, e il bisogno di vita umana che essa suscita e sostiene, \u00e8 una benedizione per la parte pi\u00f9 ingorda del pianeta alla quale apparteniamo. La ricercata bulimia dei pochi \u00e8 strettamente connessa con la forzata anoressia dei molti. L\u2019appello alla sobriet\u00e0 che accompagna alcune interessate campagne salutistiche ed ecologiche, non ha ancora lo spirito giusto della <em>Laudato si\u2019<\/em>. L\u2019ospitalit\u00e0 della tavola \u00e8 una di quelle forme del \u201cnoi\u201d che siamo chiamati a custodire e a promuovere.<\/p>\n<p>L\u2019ombra orribile del cavallo nero dell\u2019Apocalisse, che annuncia la carestia, non \u00e8 un archetipo buono soltanto per qualche sceneggiatore di film dell\u2019orrore o di qualche fantasia sul <em>day after<\/em>. \u00c8 realt\u00e0, \u00e8 realt\u00e0 di oggi. Oggi, nel XXI secolo, 870 milioni di persone soffrono la fame. Sappiamo andare su Marte, sappiamo curare malattie fino a pochi decenni del tutto intrattabili, abbiamo tecnologie raffinatissime per ogni genere di bisogno, ma non riusciamo a provvedere cibo sufficiente per un ottavo della popolazione del pianeta. La fame \u00e8 una maledizione per loro e una vergogna per la civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Nonostante le nostre ripetute vanterie a proposito della inevitabile ricaduta benefica del nostro sistema economico, l\u2019enormit\u00e0 della condanna di interi popoli all\u2019insufficienza alimentare ci giudica senza attenuanti. La fame imposta \u00e8 una maledizione scandalosa perch\u00e9 non dipende dalla mancanza di risorse alimentari ma solo da un sistema economico sociale che produce popolazioni in sovrappeso da una parte e denutrite dall\u2019altra. I dati prodotti dalla FAO affermano che ogni giorno circa 24.000 persone muoiono per fame o per cause ad essa correlate. Certo i dati sono migliorati rispetto alle 35.000 persone di dieci anni fa o alle 41.000 di venti anni fa. Ma tre quarti dei decessi interessano bambini al di sotto dei cinque anni d&#8217;et\u00e0: 18.000 bambini, 750 all\u2019ora, 12 al minuto, circa 100 da quando ho iniziato questo mio discorso. Come si chiamavano? Quali erano i loro sogni? E le loro mamme? E i loro fratelli? I medici che fino all\u2019ultimo hanno tentato di salvarli, talvolta con un eroismo da lasciare davvero a bocca aperta?<\/p>\n<p>La maledizione della fame \u00e8 un pozzo senza fondo di dolore, dove anche il mistero di Dio rimane invischiato, dove la vita umana \u00e8 esposta al suo limite biologico e alla violenza del peccato. Da quando la provvista di cibo per l\u2019intero pianeta \u00e8 diventata scientificamente e tecnicamente sostenibile, le nostre statistiche sulle previsioni del benessere sono diventate moralmente insostenibili.<\/p>\n<p>LA RESPONSABILITA\u2019 DEGLI UOMINI<\/p>\n<p>Noi oggi siamo chiamati ad abitare la tensione tra benedizione e maledizione che l\u2019esperienza della fame introduce nella storia tutta dell\u2019umanit\u00e0. \u00c8 possibile sostenere tale tensione solo nella forma di una sapiente responsabilit\u00e0, che coinvolge ognuno di noi in quanto singoli e in quanto rappresentanti dei diversi soggetti sociali.<\/p>\n<p>\u201cNon sei solo sulla terra e non tutto \u00e8 a tua disposizione!\u201d. La fame umana \u00e8 benedetta, perch\u00e9 la connessione che essa suscita \u00e8 un argomento di comunione inconfutabile, oggettivo, persuasivo nell\u2019orizzonte di qualsiasi cultura. Il relativismo dei valori, qui, sta a zero. Non esiste un benessere umano che non sia personale e condiviso insieme: ogni sofisma contrario \u00e8 ideologia dagli esiti nefasti. La nostra fame quotidiana, in cerca di soddisfazione, \u00e8 memoria della privazione di altri, che induce alla disperazione. L\u2019assunzione della responsabilit\u00e0 davanti alla maledizione della fame che ancora oggi provoca scandalo in tutti gli uomini e le donne che cercano di vivere in modo umano la propria esistenza deve fare i conti con un mondo globalizzato.<\/p>\n<p>L\u2019orizzonte della cos\u00ec detta Global Bioethics, entro cui la Pontificia Accademia per la Vita, ha recentemente ricollocato la domanda etica sulla vita umana, chiede un saggio bilanciamento tra una visione globale, che vive di statistiche, e attenzione al locale, che muore di fame. Dobbiamo fuggire ogni omologazione culturale, fosse anche motivata da una presunta efficacia a risolvere problemi. Bisogna chiedere pi\u00f9 seriamente: \u201cQuali problemi\u201d e \u201cdi chi?\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una buona notizia la drastica riduzione, ad esempio, della variet\u00e0 biologica delle sementi utilizzate in agricoltura. L\u2019umanit\u00e0 cresce solo nell\u2019incontro fra culture e tradizioni: ogni chiusura su s\u00e9 stessi, fosse anche motivata da un sincero desiderio di custodire una tradizione millenaria, \u00e8 sterile per tutte le tradizioni. Il sabato \u00e8 per l\u2019uomo, dice Ges\u00f9, non il contrario. La produzione agricola e industriale, i processi di trasformazione del cibo, la sua distribuzione e confezione, le forme del consumo collettivo, familiare e personale: tutti questi passaggi devono essere vissuti in modo responsabile. Non ci sono territori franchi o procedure intoccabili. Ogni passaggio, certo in modo diverso e articolato, deve essere apprezzato per il suo rapporto con la giustizia del bene e del male che riguardano l\u2019uomo: non solo quella dei contratti, dei prezzi, dei guadagni.<\/p>\n<p>Sono oggi a disposizione soluzioni e procedure che ci permettono di fare cose inimmaginabili anche solo qualche decennio fa. Alcune di queste soluzioni sono nate per dare risposta concreta alla fame dei sette miliardi di uomini, donne e bambini che abitano la nostra terra. Esse saranno efficaci e progressive nel risultato cercato, se saranno umane e condivise nella scelta dei mezzi adottati.<\/p>\n<p>IL SOGNO DI DIO<\/p>\n<p>Il nutrimento \u00e8 cultura, come oggi ci ripetono ossessivamente gli annunci commerciali. Indubbiamente, una civilt\u00e0 fondata sulla condivisione della qualit\u00e0 umana della vita, passa attraverso i valori simbolici del nutrimento. Proprio per questo la barbarie di una cultura tecnologica fondata sulla spregiudicata competizione del profitto, non pu\u00f2 vincere la guerra alla fame, anche quando afferma di volerlo. Saremo \u2013 siamo \u2013 giudicati su ci\u00f2 che avremo fatto della fame e della nudit\u00e0 dei nostri simili (Mt 25, 35-36).<\/p>\n<p>Cos\u00ec scriveva gi\u00e0 il profeta Isaia, in un momento particolarmente faticoso della vicenda del suo popolo:<\/p>\n<p>\u201c<em>Il Signore degli eserciti preparer\u00e0 per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapper\u00e0 su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminer\u00e0 la morte per sempre<\/em>.\u201d (Is 25,6-8)<\/p>\n<p>Ecco il sogno di Dio per gli uomini, la fine e il fine della storia: una vita che non viene meno, un sontuoso banchetto per tutti i popoli.<\/p>\n<p>Questa tavola siamo chiamati, anche noi, nessuno escluso, a imbandire. Per tutti.<\/p>\n<p><strong>FAO, 17 ottobre 2019<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA BENEDIZIONE DELLA FAME Se c\u2019\u00e8 un\u2019esperienza che tocca in profondit\u00e0 la vita umana \u00e8 quella della fame. Il primo gesto dell\u2019amore \u00e8 nutrire il generato. E l\u2019essere nutriti \u00e8 la prima esperienza dell\u2019essere amati. La fame, in s\u00e9 stessa \u00e8 esperienza basilare del senso relazionale della vita. L\u2019uomo non vive di s\u00e9 stesso! 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