{"id":25357,"date":"2019-09-30T20:30:08","date_gmt":"2019-09-30T18:30:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=25357"},"modified":"2019-09-30T20:48:40","modified_gmt":"2019-09-30T18:48:40","slug":"radici-ebraico-cristiane-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/radici-ebraico-cristiane-delleuropa.html","title":{"rendered":"Le radici ebraico-cristiane dell&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p><em><u>Radici culturali non etniche<\/u><\/em><\/p>\n<p>Parlare di radici ebraico-cristiane dell\u2019Europa significa, anzitutto, allontanare decisamente ogni prospettiva dal sapore etnico. Le radici pi\u00f9 lontane \u2013 ma non le meno importanti \u2013 dell\u2019Europa, infatti, non sono europee, ma asiatiche. Gli studiosi ci dicono che gli europei discendono da popolazioni provenienti dall\u2019Asia centrale emigrate verso Ovest, passando poi attraverso il Mediterraneo e le pianure centro-europee. Proprio di qui part\u00ec il paradosso che spinse il nazismo ad affermare la superiorit\u00e0 della \u201crazza\u201d ariana sulle altre \u201crazze\u201d con il simbolo \u2013 la croce uncinata \u2013 creato in India settentrionale. Ed \u00e8 opportuno ricordare che le popolazioni europee discendono da immigrati provenienti da un altro continente. Insomma il fenomeno migratorio \u00e8 parte della vicenda umana e chiede pi\u00f9 che diffidenza capacit\u00e0 di governo. Gli europei dunque non si distinguono dagli altri popoli della terra per motivi di \u201csangue\u201d: del resto, come \u00e8 ormai acclarato sul piano scientifico, tutti gli abitanti della terra sono molto \u201cmischiati\u201d tra loro e non riconducibili a ceppi genetici nettamente distinti tra loro. Questo ci dice la storia.<\/p>\n<p>Ma anche la geografia ci dice che le migrazioni dall\u2019Asia centrale costituiscono una delle conseguenze del legame che unisce l\u2019Europa al grande blocco continentale euro-afro-asiatico, di cui l\u2019Europa costituisce in sostanza un\u2019appendice, peraltro relativamente piccola. La sua storia pi\u00f9 antica, non a caso, rientra in quella della pi\u00f9 ampia ecumene euro-afro-asiatica di cui la Via della Seta \u2013 tornata oggi di moda con l\u2019iniziativa cinese OneBeltOne Road \u2013 ha costituito una delle testimonianze pi\u00f9 significative. In altre parole la separazione dell\u2019Europa dall\u2019Asia \u2013 su cui si \u00e8 tanto insistito anche in termini di contrapposizioni tra valori civili e modelli sociali, come la libert\u00e0 occidentale e il dispotismo asiatico &#8211; non ha origini \u201cnaturali\u201d. L\u2019Europa ha iniziato ad esistere quando qualcuno ha cominciato a vedere un confine dove prima nessuno lo aveva visto: quello che separa oggi la Grecia e la Turchia o, pi\u00f9 precisamente, la Turchia europea da quella asiatica attraversando la grande citt\u00e0 di Istanbul. E\u2019 un confine tutt\u2019altro che evidente sotto il profilo geografico, nato per ragioni storiche: quelle cui fa riferimento la grande epopea della guerra di Troia raccontata da Omero.<\/p>\n<p>Non a caso, l\u2019incertezza del confine orientale ha segnato tutta la vicenda europea. In molte rappresentazioni successive, la stessa Grecia \u2013 che pure ha costituito il primo nucleo dell\u2019Europa\u2013\u00e8 stata posta ai margini o addirittura fuori dalle rappresentazioni dell\u2019Europa (ad esempio durante la lunga stagione dell\u2019offensiva ottomana che ha fatto guardare a Vienna come estremo avamposto europeo). Una sorte analoga \u00e8 toccata \u2013 in modo ancora pi\u00f9 evidente \u2013 anche alla Russia, alternativamente inclusa o esclusa in tali rappresentazioni. L\u2019Europa, insomma, ha un problema di confini orientali mai nettamente definiti, con i suoi abitanti occidentali che tendono ad escludere i territori pi\u00f9 ad Oriente e quelli orientali che tendono ad includerli, come ha fatto Giovanni Paolo II che ha sempre parlato di un\u2019unica Europa dall\u2019Atlantico agi Urali molto prima che si verificasse il collasso sovietico. E\u2019 forse questo il segno pi\u00f9 evidente di un\u2019identit\u00e0 che non \u00e8 mai stata tanto definita dalla geografia quanto dalla storia.<\/p>\n<p><em><u>Tre citt\u00e0 simbolo: Atene, Roma e Gerusalemme<\/u><\/em><\/p>\n<p>L\u2019identit\u00e0 europea possiamo delinearla \u2013 in grande sintesi &#8211; attorno a tre citt\u00e0-simbolo: Atene, Roma e Gerusalemme (quest\u2019ultima peraltro non collocata sul suolo europeo). Com\u2019 \u00e8 noto, <em>Atene <\/em>incarna la tradizione della polis e della stessa razionalit\u00e0 europea che nel Settecento sar\u00e0 chiamato IIluminismo. <em>Roma<\/em> invece \u00e8 la citt\u00e0 simbolo della legge e del diritto: a Roma \u00e8 stato coniato il motto <em>ubi societas, ibi ius. <\/em>Ricordo qui solo la vicenda di San Paolo che alla condanna inflittagli dalla legge locale ribatte orgogliosamente: <em>civis romanus sum<\/em>. Cittadini di Roma si diventa perch\u00e9 le istituzioni pubbliche riconoscono i diritti delle persone. E, infine, <em>Gerusalemme<\/em>. Quest\u2019ultima, anche se non collocata sul suolo europeo, \u00e8 sempre stata rivendicata come parte dello spazio europeo: le crociate prima che proporsi l\u2019obiettivo della conquista intendevano affermare la sua appartenenza a questo spazio. Gerusalemme vuol dire fede cristiana, peraltro in stretto collegamento con quella ebraica e la cultura semitica. L\u2019europeo insomma \u00e8 colui che edifica la convivenza civile sulla base del diritto e sulla legge ma anche colui che crede nella tradizione evangelica. Menzionare queste tre citt\u00e0, e ci\u00f2 che rappresentano, non significa tuttavia ignorare n\u00e9 tantomeno escludere altre importanti influenze, come quella esercitata a pi\u00f9 riprese dalla stessa cultura araba.<\/p>\n<p>Queste tre tradizioni rappresentate da Atene, Roma e Gerusalemme hanno traversato momenti difficili come quelli costituti da nuovi movimenti migratori che chiamiamo abitualmente invasioni barbariche. Bench\u00e9 si sia trattato di uno sconvolgimento profondo, proprio le eredit\u00e0 rappresentate da queste tre citt\u00e0 hanno permesso di saldare vecchio e nuovo. E\u2019 noto il ruolo avuto in questo senso dalla Chiesa e in particolare dal Monachesimo benedettino che ha fatto incontrare l\u2019eredit\u00e0 classica con le nuove popolazioni immigrate, plasmando in una luce cristiana le fondamenta valoriali e culturali dell\u2019Europa moderna. Il panorama architettonico e urbanistico che caratterizza ancora oggi l\u2019Europa si \u00e8 formato attraverso questa saldatura tra rapporti diversi fusi per\u00f2 da una sintesi.<\/p>\n<p>Oggi le diverse tradizioni ideali, morali e culturali rappresentate da queste tre citt\u00e0 vengono talvolta viste in contrapposizione tra loro. Negli ultimi anni, in particolare, proprio il dibattito sulle radici cristiane dell\u2019Europa \u00e8 stato animato da discussioni che hanno contrapposto cultura laica e cultura cristiana. Ma si tratta di una contrapposizione nuova, che dimentica come le diverse tradizioni europee si siano sviluppate a partire da radici comuni e in modi strettamente intrecciati. Anche se laici e cattolici nel contesto ottocentesco si sono scontrati duramente sul ruolo pubblico della Chiesa, i loro valori profondi erano per molti aspetti simili. Se oggi sembrano emergere divaricazioni a volte radicali \u2013 per esempio su grandi questioni come la famiglia e la vita \u2013 non \u00e8 perch\u00e9 tali tradizioni siano diventate improvvisamente incompatibili ma al contrario perch\u00e9 se ne sta perdendo la comprensione storica profonda. Il contrasto infatti nasce spesso da radicalismi ideologici dell\u2019una o dell\u2019altra parte che stravolgono il senso profondo di tradizioni diverse ma unite da comuni riferimenti etici e antropologici.<\/p>\n<p><em><u>\u201cPotere mite\u201d e universalismo europeo<\/u><\/em><\/p>\n<p>Tra i prodotti pi\u00f9 significativi dello sviluppo storico-culturale europeo vorrei sottolineare due prospettive, due ideali, particolarmente importanti. Il primo \u00e8 l\u2019ideale di un \u201cpotere mite\u201d. In Europa, infatti, sono maturati, lentamente e faticosamente ma in modo profondo, il rispetto della dignit\u00e0 umana e il superamento dell\u2019antica legge del capro espiatorio. Le radici ebraico-cristiane e quelle illuministe hanno contribuito a desacralizzare, dominare e raffinare il potere dell\u2019uomo sull\u2019uomo, un potere ineliminabile della convivenza umana e capace di produrre effetti terribili. Non \u00e8 un caso se proprio in Europa la politica \u00e8 stata separata dalla religione (l\u2019opposizione non \u00e8 tra Cesare e Dio, ma tra Dio e Mammona): la sovranit\u00e0 \u00e8 andata incontro a molteplici limitazioni, la separazione dei poteri si \u00e8 progressivamente imposta, i principi liberali si sono diffusi, la democrazia \u00e8 stata pensata e praticata ecc. E cos\u00ec l\u2019Europa \u00e8 stata autorevole per l\u2019intero pianeta. Il riconoscimento dei diritti umani ha radici europee. Ed appartiene alla tradizione europea il legame tra l\u2019esercizio del potere e la protezione dei cittadini: dai re taumaturghi medievali al moderno welfare state, in Europa il potere \u00e8 chiamato a prendersi cura della vita degli uomini e delle donne che la popolano.<\/p>\n<p>La seconda prospettiva ideale dell\u2019Europa \u00e8 la sua innata \u201cuniversalit\u00e0\u201d. Direi che il genio europeo \u00e8 identificabile con una capacit\u00e0 di rapportarsi ad altre aree del pianeta terra e di \u201cpensare\u201d il mondo intero in una visione universale che \u00e8 propria della tradizione ebraico-cristiana. Il cristianesimo \u00e8 per sua natura universale. Ecco perch\u00e9 l\u2019Europa si \u00e8 concepita anche come un soggetto storico che si costruisce e si organizza intorno a principi, obiettivi e iniziative in grado di coinvolgere il mondo intero. Questa spinta ha prodotto un progetto particolarmente rilevante nella storia degli ultimi cinque secoli: il progetto Occidente. Naturalmente, il modo in cui gli europei hanno praticato l\u2019universalit\u00e0 \u00e8 stato spesso censurabile, specie quando si \u00e8 preteso di imporre con la forza l\u2019egemonia europea. Eppure, l\u2019apertura di orizzonti che investe l\u2019umanit\u00e0 intera resta fondamentalmente valida e, anzi, preoccupano alcune tendenze attuali al ripiegamento degli europei su loro stessi.<\/p>\n<p><em><u>Le ragioni dell\u2019Europa unita<\/u><\/em><\/p>\n<p>Queste radici fondano anche le ragioni attuali dell\u2019Europa unita come appare nel corso del Novecento. Durante il XX secolo, l\u2019Occidente \u2013 per cos\u00ec dire &#8211; \u00e8 uscito dall\u2019 Europa: la fiaccola di questo ideale di universalit\u00e0 \u00e8 passata prima in mani americane e poi ha cominciato a subire la concorrenza di altri progetti, maturati in aree del mondo precedentemente marginali sulla scena mondiale. L\u2019idea di un\u2019Europa unita si \u00e8 sviluppata a partire da un contesto di processi di globalizzazione non pi\u00f9 riconducibili all\u2019egemonia degli Stati nazionali europei, con l\u2019obiettivo non solo di assecondarne gli sviluppi positivi ma anche di contrastarne conseguenze e implicazioni negative. Oggi i movimenti euroscettici accusano le istituzioni europee di \u201crubare\u201d sovranit\u00e0 agli Stati nazionali. Non \u00e8 cos\u00ec: sono piuttosto alcuni processi di globalizzazione ad erodere le sovranit\u00e0 nazionali, mentre l\u2019unit\u00e0 europea cerca di difenderle attraverso una pi\u00f9 stretta collaborazione. L\u2019unit\u00e0 europea si basa su uno scambio tra indipendenza e sovranit\u00e0: gli Stati europei cedono quote di indipendenza alle istituzioni comunitarie per difendere collettivamente le loro sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Vecchio continente si \u00e8 messo su questa strada gi\u00e0 a partire dal primo dopoguerra, iniziando a sognare un\u2019Europa senza guerra e finalmente unita, e dopo la Seconda guerra mondiale ha cominciato a realizzare questo sogno. L\u2019assenza di guerre nell\u2019Europa unita dal 1945 ad oggi \u00e8 una novit\u00e0 eloquente che non ha bisogno di commenti. Vorrei anche ricordare un altro ruolo esercitato dalle istituzioni europee, che gi\u00e0 Alcide De Gasperi segnalava in una famosa conferenza tenuta nel 1948 a Bruxelles: l\u2019Europa unita aiuta i singoli Stati europei a difendere e a sviluppare la democrazia. De Gasperi pensava all\u2019Italia, ma vale anche per altri paesi europei.<\/p>\n<p>Naturalmente, tutto ci\u00f2 non significa che l\u2019Unione europea sia perfetta. Tutt\u2019altro. Ma c\u2019\u00e8 bisogno non di meno Europa bens\u00ec di pi\u00f9 Europa: solo un\u2019Europa pi\u00f9 unita e solidale pu\u00f2 affrontare le sfide della globalizzazione. Un esempio evidente \u00e8 quello dei migranti che cercano di raggiungere il nostro continente. Sarebbe disumano, ingiusto e pericoloso ignorare le loro richieste e, del resto, i migranti costituiscono risorse lavorative di cui l\u2019Europa ha bisogno. Ma \u00e8 chiaro che un fenomeno di dimensioni straordinarie ed epocali come questo pu\u00f2 essere affrontato solo dagli europei tutti insieme, attingendo a risorse non solo economiche e politiche ma anche ideali e morali. Si tratta di un\u2019iniziativa importante anche per rendere pi\u00f9 umana la globalizzazione. Fermarla, chiudendo tutte le porte come vorrebbero i nuovi nazionalismi, oltre che impossibile sarebbe sbagliato, come mostrano gli effetti negativi per tutti della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina. Un\u2019Europa pi\u00f9 forte, invece, non aiuta solo gli europei: \u00e8 una grande spinta anche per sviluppare la globalizzazione della solidariet\u00e0 di cui parla papa Francesco. Un altro grande terreno su cui l\u2019Europa pu\u00f2 e deve svolgere un ruolo fondamentale nella realizzazione della globalizzazione della solidariet\u00e0 \u00e8 certamente quello della crisi climatica e dello sviluppo sostenibile. Solo grandi gruppi di Stati che condividono con forza valori comuni \u2013 come l\u2019Europa, appunto \u2013 ppossono agire efficacemente per realizzare l\u2019enorme cambiamento a livello planetario, che sta diventando sempre pi\u00f9 urgente. Si tratta di una grande impresa in cui il ruolo delle religioni e delle Chiese \u00e8 fondamentale, per il bene dei popoli europei e del mondo intero, per contrastare i nazionalismi e per costruire la pace.<\/p>\n<p><strong><em>Convegno a Napoli sul tema \u00abEuropa. Radici. Ragioni. Futuro\u00bb organizzato dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro.<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>28 settembre 2019<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Radici culturali non etniche Parlare di radici ebraico-cristiane dell\u2019Europa significa, anzitutto, allontanare decisamente ogni prospettiva dal sapore etnico. Le radici pi\u00f9 lontane \u2013 ma non le meno importanti \u2013 dell\u2019Europa, infatti, non sono europee, ma asiatiche. 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