{"id":25255,"date":"2019-07-11T23:00:28","date_gmt":"2019-07-11T21:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=25255"},"modified":"2019-07-11T12:22:19","modified_gmt":"2019-07-11T10:22:19","slug":"essere-e-generare-voler-bene-e-far-essere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/essere-e-generare-voler-bene-e-far-essere.html","title":{"rendered":"Essere \u00e8 generare: voler bene \u00e8 far essere"},"content":{"rendered":"<p>Sono particolarmente lieto di partecipare a questo festival che quest\u2019anno ha voluto centrare la sua attenzione sulla dimensione generativa dell\u2019amore. L\u2019etimologia di \u201cgenerare\u201d ci aiuta ad entrare nel tema. Generare fa parte di un insieme di termini quali \u201cgenerosit\u00e0\u201d, \u201cgenialit\u00e0\u201d, \u201cgenitore\u201d che derivano tutti dalla radice <em>genus<\/em> (genere), la quale rimanda a significati quali partorire, germogliare, fabbricare. In sintesi: mettere al mondo. O, pi\u00f9 estensivamente: dare la vita. Si coglie qui la natura creativa del generare. Che non \u00e8 frutto di un imperativo moralistico, ma di quel potente movimento interiore proprio dell\u2019essere che, mettendoci in sintonia con l\u2019amore vitale, ci spinge ad un ruolo attivo nei confronti della realt\u00e0. In tal senso si pu\u00f2 dire che il \u201cvoler bene fa essere\u201d. L\u2019amore \u00e8 generativo, \u00e8 generoso, \u00e8 eccedente, \u00e8 creativo. E\u2019 su questo che vorrei porre l\u2019attenzione.<\/p>\n<p><em>I diritti dell\u2019umanit\u00e0 <\/em><\/p>\n<p>Vorrei iniziare la mia riflessione richiamando un tema decisamente disatteso nella cultura contemporanea, salvo forse sul piano ecologico: intendo riferirmi ai \u201cdiritti dell\u2019umanit\u00e0\u201d. Non quindi ai \u201cdiritti dell\u2019uomo\u201d, che sono altra cosa e che oggi, peraltro, sono sottoposti anche a critica, soprattutto per quella insaziabile pulsione a modificare il diritto comune in funzione del desiderio individuale che sta pervadendo la societ\u00e0 contemporanea. Qualcuno parla di una \u201cseconda rivoluzione individualistica\u201d contraddistinta dal culto dell\u2019autorealizzazione, dall\u2019edonismo del desiderio, dal consumo privato delle istituzioni collettive. L\u2019<em>Io<\/em> \u00e8 vincente sul <em>Noi<\/em>. Essere l\u2019<em>Unico<\/em> \u00e8 la massima aspirazione di ciascuno. Tzvetan Todorov azzarda l\u2019affermarsi di una \u201ctirannia degli individui\u201d. Non mi dilungo su questo. Ma \u00e8 evidente il danno che provoca. Credo sia giunto il momento di esortare ad avere ben pi\u00f9 attenzione ai \u201cdiritti dell\u2019umanit\u00e0\u201d, ai diritti della \u201cfamiglia umana\u201d, quella che raccoglie gli esseri umani oggi sulla terra e quelli che verranno nelle generazioni future. Noi siamo nati nel grembo di questa \u201cfamiglia\u201d, in essa viviamo e di essa dobbiamo essere responsabili, per l\u2019oggi e per il futuro. Questa \u201cfamiglia umana\u201d \u2013 i sette miliardi e pi\u00f9 che abitano il pianeta \u2013 ha diritto ad essere amata, custodita, difesa, arricchita, accompagnata. Dobbiamo preoccuparcene come ci preoccupiamo del creato che abbiamo scoperto come la \u201ccasa comune\u201d che questa famiglia \u00e8 chiamata ad abitare. Insomma: alla cura del creato come casa comune, deve accompagnarsi la cura dell\u2019umano che \u00e8 comune alla \u201cfamiglia umana\u201d. E\u2019 una \u201cfamiglia\u201d che chiede affetto e cura. Montesquieu giunge ad affermare: \u201cSe sapessi di qualcosa che giovasse (a me, alla mia famiglia, alla mia patria\u2026) e nuocesse al genere umano, lo considererei un delitto\u201d. Dobbiamo essere consapevoli che il male fatto alla creazione \u2013 e per fortuna stiamo cercando di correggere la rotta \u2013 possiamo farlo, e ancor peggiore, alla famiglia umana. Come siamo stati tiranni verso la creazione, possiamo esserlo anche della famiglia umana. Ecco perch\u00e9 va data consistenza all\u2019affezione verso l\u2019umanit\u00e0, verso il genere umano, verso l\u2019umano che ci accomuna.<\/p>\n<p>Quella mentalit\u00e0 individualista che prima ho richiamato ha, in effetti, eroso il senso della \u201ccommunitas\u201d. Il processo di individualizzazione ha cambiato profondamente i rapporti sociali. L\u2019idealit\u00e0 comunitaria ha ceduto all\u2019ambizione immunitaria: la cura della nostra \u201cimmunitas\u201d da ogni rapporto che la metta a rischio \u00e8 diventato un progetto anti-comunitario. Ormai \u00e8 difficile che la gente dica \u201cnoi\u201d pensando di includere tutti gli esseri umani sulla terra. Se lo dice \u00e8 piuttosto per sottolineare il proprio recinto, i propri confini, la propria etnia, la propria religione. Forse, l\u2019ultima volta che abbiamo detto \u201cnoi\u201d &#8211; includendo tutti gli esseri umani -, \u00e8 stato quando l\u2019uomo \u00e8 sbarcato sulla luna. Dicemmo \u201cnoi\u201d, indipendentemente da chi ci fosse a compiere quel grande balzo dell\u2019umanit\u00e0. Oggi \u00e8 davvero raro il \u201cnoi\u201d della famiglia umana del pianeta. Eppure va suscitato questo amore. La \u201cfamiglia umana\u201d va amata, bisogna dedicarle delle risorse, accantonare riserve, offrirle opportunit\u00e0, trovare in essa motivi di orgoglio e di felicit\u00e0. Dobbiamo avere cura che non si deteriori il \u201cnoi\u201d dell\u2019umanit\u00e0, altrimenti ne subiremo le conseguenze negative, noi, i nostri figli, i nostri affetti pi\u00f9 cari. Dovunque la comunit\u00e0 umana sia ferita, il contagio di questa ferita circola nelle sue vene, produce infezione, indebolisce l\u2019organismo collettivo: perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 comunque una. L\u2019infezione si diffonde nei modi propri alla qualit\u00e0 umana: nella psiche, nel linguaggio, nell\u2019immaginazione negli sguardi, negli stili relazionali e nella rete mediatica: si diffonde in modo invisibile e colpisce anche a grandi distanze, acquistando proporzioni epidemiche anche fra popoli lontani. Senza una profonda consapevolezza del \u201cnoi\u201d umano si prosciuga anche l\u2019idea stessa del futuro. In effetti stiamo rischiando di vivere alla giornata, senza futuro, \u201cprigionieri del presente\u201d. In tale orizzonte egocentrico non c\u2019\u00e8 freno al perseguimento del proprio tornaconto, del proprio godimento personale. Le ragioni dello stare insieme, dell\u2019abitare un luogo comune, del fare <em>comunit\u00e0<\/em>, perdono drasticamente forza. L\u2019<em>Io<\/em> \u2013 sciolto da ogni vincolo \u2013 diviene attore di dissoluzione non di legami, di esclusione non di inclusione, di liquefazione non di solidificazione. Resta salda solo l\u2019idolatria dell\u2019<em>Io<\/em>.<\/p>\n<p><em>I diritti della \u201cgenerazione\u201d <\/em><\/p>\n<p>A questo punto, vorrei avviare una riflessione sulla \u201cgenerazione\u201d \u2013 nel significato appena accennato &#8211; sia nel suo versante orizzontale che in quello verticale. Il primo riguarda il cosiddetto inverno demografico che riguarda in particolare l\u2019Occidente. Se mancano i figli \u00e8 ovvio che si intacca gravemente il futuro della societ\u00e0 e della famiglia umana. Qualche anno addietro era forte la paura del sovrappopolamento del pianeta. In verit\u00e0, siamo cresciuti senza che sia accaduta la prevista catastrofe dei pessimisti. La popolazione \u00e8 molto cresciuta nel pianeta. Ma i problemi non vengono dalla sua crescita numerica. Vengono piuttosto dall\u2019esplosione di drammatiche disuguaglianze, di pericolosissime disparit\u00e0. Basti pensare che in alcuni paesi si muore per fame e in altri per l\u2019eccesso di cibo e bevande. L\u2019occidente soprattutto \u00e8 colpito dalla crisi delle nascite. E se non si fanno figli, non c\u2019\u00e8 futuro. La corsa alla soddisfazione di s\u00e9, al benessere individuale, come meta primaria da raggiungere ad ogni costo e subito, in realt\u00e0 sta bruciando il futuro dell\u2019umanit\u00e0. Non posso dilungarmi sul tema, ma \u00e8 evidente che la separazione dell\u2019amore dalla generazione si rivela sempre pi\u00f9 nella sua problematicit\u00e0. Se continua l\u2019inverno demografico alcune societ\u00e0 sono destinate a scomparire. Credo che l\u2019importanza dell\u2019atto generativo biologico debba ritrovare il suo spazio culturale e politico nella societ\u00e0 contemporanea. Un continente biologicamente sterile difficilmente \u00e8 capace di guardare con fiducia il futuro.<\/p>\n<p>A questa prima considerazione se ne aggiunge un\u2019altra che riguarda l\u2019infragilirsi \u2013 sino all\u2019interrompersi &#8211; dei legami tra le diverse generazioni. In tale prospettiva il senso del \u201cgenerare\u201d non viene ristretto unicamente ad una questione biologica, ossia \u2018fare figli\u2019, ma \u00e8 molto di pi\u00f9. Generare significa anche prendersi la responsabilit\u00e0 delle relazioni che debbono essere appunto \u201cgenerate\u201d, realizzate. La difficolt\u00e0 dei rapporti tra le generazioni \u00e8 una questione che agita le societ\u00e0 da qualche decennio. Oggi si \u00e8 fatta pi\u00f9 pressante perch\u00e9 per la prima volta nella storia convivono in uno stesso orizzonte temporale quattro generazioni. Ma appaiono slegate tra loro. E va recuperato il legame tra di esse. In passato la responsabilit\u00e0 intergenerazionale era pi\u00f9 evidente. Oggi, si \u00e8 appannata. E ce n\u2019\u00e8 ancor pi\u00f9 bisogno. Le nostre societ\u00e0, infatti, soffrono per plurime lacerazioni sia all\u2019interno delle singole generazioni \u2013 faccio un solo esempio: siamo tutti molto pi\u00f9 connessi: ma non per questo pi\u00f9 solidali \u2013 o pi\u00f9 fraterni \u2013 a dispetto dell\u2019apparente prossimit\u00e0. Ed \u00e8 sempre pi\u00f9 problematica la trasmissione di valori e di senso da una generazione all\u2019altra. Anzi, sembra allargarsi il fossato.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Dalla produzione alla generazione <\/em><\/p>\n<p>Negli ultimi due secoli ci siamo concentrati in modo particolare sulla dimensione strumentale, raggiungendo una serie di risultati straordinari: la rivoluzione scientifica, in combinazione con quella industriale, ha cambiato la vita delle persone, gettando anche le basi per lo sviluppo della democrazia. Un assetto istituzionale che, nonostante tutti i suoi difetti, continua ad essere uno strumento indispensabile. Nell\u2019insieme si pu\u00f2 dire che il paradigma che abbiamo seguito \u00e8 stato quello della \u201cproduzione\u201d: ossia, di una prassi che induce i soggetti a definirsi in funzione del possesso e del consumo di \u201ccose\u201d. Le ragioni storiche di questa linea di sviluppo sono comprensibili, certo: \u00e8 anche chiaro, per\u00f2, che abbiamo sviluppato soprattutto la nostra capacit\u00e0 di produrre beni materiali, con tutti i vantaggi e le distorsioni conseguenti.<\/p>\n<p>In primo luogo il problema della sostenibilit\u00e0. Il modello di vita occidentale, divenuto ormai riferimento mondiale, non \u00e8 sostenibile su ampia scala \u2013 diciamo che, per paradosso, non \u00e8 globalmente sostenibile \u2013 e ci\u00f2 pone enormi questioni. Non solo perch\u00e9 gli squilibri ambientali provocheranno aggiustamenti di portata biblica (es. sulle migrazioni), ma anche perch\u00e9 la scarsit\u00e0 di risorse rischia di diventare una causa di conflitto planetario per il controllo di materie prime, acqua, persino della produzione agricola (per effetto della desertificazione). La probabilit\u00e0 che tutto ci\u00f2 abbia implicazioni molto negative sulla libert\u00e0 di intere popolazioni del pianeta \u00e8 assai elevata. In secondo luogo, l\u2019avanzamento pervasivo della digitalizzazione delle funzioni decisionali rischia di creare un neo-taylorismo societario, mentre la progressiva integrazione del corpo umano nel processo di tecnicizzazione espone al rischio di una messa in produzione della vita in quanto tale, in tutti i suoi aspetti. Da sempre l\u2019uomo \u00e8 intervenuto per cercare di regolare la nascita e per combattere la morte. Ma, allo stesso tempo, \u00e8 la prima volta che una societ\u00e0 mira esplicitamente a modificare i caratteri stessi di questi due momenti decisivi della vita umana. Le motivazioni sono quelle che sappiamo: combattere le malattie e dare la possibilit\u00e0 a tutti di fare l\u2019esperienza della genitorialit\u00e0. Tuttavia ci\u00f2 che viene spesso taciuto \u00e8 che cos\u00ec facendo vengono messe a repentaglio le priorit\u00e0 di senso che definiscono i legami della vita umana in quanto umana.<\/p>\n<p>Il tema di fondo \u00e8 ancora quello del controllo: in una societ\u00e0 in cui tutto deve essere monitorato e controllato, appare inammissibile che la nascita (e la morte) non siano anch\u2019esse \u201cprodotte\u201d secondo criteri di funzionalit\u00e0 e ottimizzazione delle risorse e delle funzioni. Ci\u00f2 spinge in una direzione ben precisa: associare al paradigma della produzione anche la nascita (e la morte). Secondo i critici, ci\u00f2 causer\u00e0 una deriva eugenetica basata su argomenti tecnici relativi all\u2019efficienza del \u201cprodotto\u201d. Questi criteri non terranno conto di noi (e nemmeno della nostra presunta unicit\u00e0): ci renderanno seriali, in anticipo sulla nostra stessa nascita. Purtroppo un simile scenario sembra avere le carte in regola per divenire una profezia che si auto-avvera: dato che l\u2019abbiamo definita secondo parametri tecnici, la vita viene plasmata da questi stessi criteri. Per quanto non confermata ufficialmente, nel novembre del 2018 \u00e8 stata data la notizia della nascita di due bambini geneticamente modificati per essere immuni dell&#8217;aids. Dunque un intervento preventivo che, per metterci al riparo da una contaminazione, manipola il dna personale. Una tale iniziativa mostra chiaramente il pericolo da cui ci dovremo difendere: finire assoggettati ad un criterio tecnico che pretende di definire la vita o, come gi\u00e0 accade in Cina con la <em>credit card<\/em> che premia e punisce i comportamenti sociali di ogni singolo cittadino, finire nelle mani di un \u201cgrande fratello\u201d che, mentre ci sorveglia, pretende di indicarci ci\u00f2 che \u00e8 buono e ci\u00f2 che \u00e8 invece dannoso per noi e per la nostra vita.<\/p>\n<p><em>Voler bene \u00e8 far essere<\/em><\/p>\n<p>Riprendere a pensare il futuro vuol dire tornare all\u2019amore che genera: \u201cfare l\u2019amore \u00e8 far essere\u201d. L\u2019esempio pi\u00f9 evidente \u2013 ma non esclusivo &#8211; di questa relazione sta nella gestazione del figlio nel grembo della madre e nella sua generazione. E\u2019 tra i misteri pi\u00f9 alti dell\u2019umano eppure \u00e8 davvero poca la consapevolezza della sua forza simbolica. Comprendere la forza di questa dimensione \u00e8 decisivo. \u00c8 un po\u2019 come la potenza simbolica dei ritmi della terra, che il contadino sa e dei quali noi non sappiamo pi\u00f9 niente e di cui il Vangelo invece dice: \u201cche dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia\u201d (Mc 4,27). C\u2019\u00e8 una forza generatrice immessa da Dio stesso nell\u2019umano creato a sua immagine e somiglianza. L\u2019uomo e la donna non sono una semplice replica del divino, non sono dei robot che ripetono meccanicamente un modello precostituito. In essi l\u2019immagine di Dio significa la potenza dell\u2019amore che genera una diversit\u00e0 irriducibile: alla quale spetta a noi di dare l\u2019interpretazione corrispondente alla qualit\u00e0 personale di cui siamo investiti.<\/p>\n<p>I cristiani stessi devono ritrovare il linguaggio adatto alla testimonianza e all\u2019intelligenza di questa singolarit\u00e0 dell\u2019umano, nel contesto della pressione di conformit\u00e0 che vuole eliminarne le variabili decisionali e le modulazioni affettive. Nel credo cristiano la prima parola che definisce Dio \u00e8, appunto la parola \u201cgenerazione\u201d: \u201cDio\u201d \u00e8 rivelato e appreso dall\u2019Unigenito. Nel seno della Trinit\u00e0 la generazione \u00e8 decisiva per la comprensione dell\u2019intimit\u00e0 divina, anche per rapporto alla differenza personale: il Padre non sar\u00e0 mai il Figlio e il Figlio non sar\u00e0 mai il Padre. Il rapporto tra le tre persone diviene non \u00e8 di semplice contiguit\u00e0 ma, appunto, iscritto nella generazione del Figlio e nell\u2019amore dello Spirito. I padri del concilio di Nicea cambiarono la referenza semantica della lingua greca per arrivare a questo, e dissero \u201cgenerato, non fatto\u201d. Per la cultura greca del tempo \u201cgenerato\u201d e \u201cfatto\u201d erano la stessa cosa, riferendosi alla dimensione umana (\u201ccreata\u201d). L\u2019intelligenza della fede della Chiesa ha come scorporato il senso del \u201cgenerato\u201d: il Figlio eterno non \u00e8 \u201cfatto\u201d, ossia \u201ccreato\u201d: ma l\u2019essere-generato gli appartiene, ne dice la verit\u00e0. Da allora in avanti \u00e8 cambiato il linguaggio. \u201cGenerato\u201d rimane anche se non \u00e8 prodotto, anche se non \u00e8 creato, anche se non \u00e8 fatto. Generato \u2013 per la fede cristiana &#8211; ha un significato assoluto. Il referente \u00e8 la generazione eterna del Figlio. Quando diciamo che Dio \u00e8 amore, ci dovremmo ricordare che lo \u00e8 perch\u00e9 da sempre \u00e8 generazione. L\u2019amore \u00e8 tale se esce da s\u00e9, generando. Dio, nelle scritture bibliche, apre un cammino di rivelazione della propria intimit\u00e0 e del proprio rapporto con la creatura che approda a questa decisiva illuminazione. Dio \u00e8 \u201cunico\u201d, ma non \u00e8 mai stato \u201csolitario\u201d. Non c\u2019\u00e8 perfezione del concetto d\u2019amore senza generazione. L\u2019amore deve ripetere la generazione, deve concorrere a definirla: e in tal modo si definisce, al riparo da ogni autoreferenzialit\u00e0. Altrimenti si corrompe e ci corrompe. Il senso dell\u2019amore \u00e8 generazione, non solo la sua conseguenza. Il cristianesimo deve parlare del fatto che anche il nostro essere venuti al mondo ha una destinazione. E il suo compimento dipende proprio dal fatto che noi abbiamo onorato \u2013 non importa se in maniere imperfetta e piena di limiti \u2013 la dimensione fondamentale dell\u2019amore e del voler bene, che \u00e8 la generazione, cio\u00e8 il dedicarci a onorare la destinazione.<\/p>\n<p>Riscoprire l\u2019amore come generazione \u00e8 decisivo per questo nostro tempo. La generativit\u00e0 \u00e8 fondativa. E pu\u00f2 \u2013 anzi deve \u2013 essere intesa in senso ampio: da quello della madre che genera dei figli, a tutte le altre dimensioni generative, da quelle artistiche a quelle affettive a quelle che portano sviluppo in tutti i campi della vita. Si tratta di riconoscere appieno che lo scopo della nostra libert\u00e0 \u00e8 quello di agire in pienezza.<\/p>\n<p>Questo amore \u2013 ad immagine di Dio &#8211; non \u00e8 l\u2019amore romantico, l\u2019<em>amour-passion<\/em>. Nella nostra cultura, il nome dell\u2019amore si \u00e8 molto annacquato, ridotto al circolo sentimentale romantico. La conseguenza sta dentro la celebre metafora coniata da Zygmunt Bauman: la \u201cliquidit\u00e0\u201d nella quale vive la societ\u00e0 contemporanea. Oggi l\u2019amore si forma e scioglie con la stessa facilit\u00e0, aderisce a qualsiasi oggetto godibile e se ne ritrae non appena un altro attira il suo desiderio: ha rapporto solo col proprio incanto e col proprio godimento, senza riferimento alcuno alla generazione e alla comunit\u00e0. Per la fede cristiana il paradigma dell\u2019amore cristiano \u00e8 quello di Ges\u00f9. Un amore cos\u00ec straordinario, cos\u00ec oltre l\u2019amore umano, che gli autori del Nuovo Testamento quando dovettero parlarne furono costretti a trovare un termine nuovo, <em>agape<\/em>, appunto, una parola praticamente non usata dalla cultura greca che preferiva <em>eros<\/em> e <em>philia<\/em>. Con questo termine <em>agape<\/em>, il Nuovo Testamento introduce una nuova e impensata concezione dell\u2019amore: un amore che non si nutre della mancanza dell\u2019altro (<em>eros<\/em>) e che nemmeno semplicemente si rallegra della presenza dell\u2019altro (<em>philia<\/em>), ma un amore, appena concepibile dagli uomini, che trova il suo modello culminante appunto nel compimento della nascita dell\u2019altro e nel riscatto della morte dell\u2019altro. L\u2019amore che appare in Ges\u00f9: riflesso dell\u2019Unigenito che diventa Primogenito di molti fratelli, principio del riscatto che si compie mediante lo Spirito che risuscita i morti. Un amore disinteressato, gratuito, perfino ingiustificato, perch\u00e9 continua ad agire \u2013 ed \u00e8 il meno che si possa dire \u2013 anche oltre ogni reciprocit\u00e0 interessata e anche di fronte alla mancanza di interesse per la reciprocit\u00e0. E\u2019 un amore che fa essere, che genera. Un amore che attraversa, purifica e riscatta i difetti e gli eccessi di eros e di philia, restituendoli alla loro perfezione e alla loro destinazione. Per questo \u00e8 superiore a tutto, anche alla fede. Paolo, con un incredibile capovolgimento, ma cogliendo in profondit\u00e0 le parole di Ges\u00f9, osa dire: &#8220;Se avessi tutta la fede tanto da poter trasportare i monti, ma non avessi l&#8217;amore, non sarei nulla&#8221; (1Cor 13, 1). Tutto passer\u00e0, anche la fede e la speranza. Scrive ancora Paolo: \u201cQueste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carit\u00e0; ma di tutte pi\u00f9 grande \u00e8 la carit\u00e0\u201d (1Cor 13, 13). Al termine rester\u00e0 solo l&#8217;amore che ci aprir\u00e0 definitivamente gli occhi alla visione di Dio, ch\u2019\u00e8 \u201cagape\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019amore del prossimo, nell\u2019interpretazione di Ges\u00f9, \u00e8 dotato di una assolutezza che nessun\u2019altra figura dell\u2019amore possiede. Le diverse forme dell\u2019amore vi partecipano, nel registro di <em>eros<\/em> come in quello di <em>philia<\/em>, nella misura in cui si dispongono ad interpretarne in questa chiave la loro destinazione ultima.<\/p>\n<p>Il fondamento dell\u2019amore del prossimo \u00e8 il dono dell\u2019amore stesso di Dio che si riversa sulla sua creatura per destinarla alla pienezza della vita. La partecipazione all\u2019amore <em>di Dio<\/em> porta l\u2019amore del prossimo alla stessa altezza dell\u2019amore che deve essere rivolto <em>a Dio<\/em>. L\u2019indissolubile unit\u00e0 dei due comandamenti \u00e8 il cuore stesso del cristianesimo, \u00e8 il suo incomparabile tesoro che deve testimoniare al mondo. Certo, ci domandiamo se i cristiani sono all\u2019altezza di questo dono. Ma ci \u00e8 stato rivelato che, nonostante la nostra fragilit\u00e0, l\u2019amore-agape si realizza quando non siamo ripiegati su noi stessi, in quel triste circolo narcisista e al fine nichilista, ma sappiamo generare una prossimit\u00e0 concreta a chi ha bisogno, a chi chiede aiuto, a chi ha bisogno di essere accolto e amato.<\/p>\n<p><em>(testo integrale dell&#8217;intervento al festival <strong>Filosofi lungo l&#8217;Oglio<\/strong> &#8211; 11 luglio 2019)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono particolarmente lieto di partecipare a questo festival che quest\u2019anno ha voluto centrare la sua attenzione sulla dimensione generativa dell\u2019amore. L\u2019etimologia di \u201cgenerare\u201d ci aiuta ad entrare nel tema. Generare fa parte di un insieme di termini quali \u201cgenerosit\u00e0\u201d, \u201cgenialit\u00e0\u201d, \u201cgenitore\u201d che derivano tutti dalla radice genus (genere), la quale rimanda a significati quali partorire, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":25256,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[3,8],"tags":[],"class_list":["post-25255","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi","category-news"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/vincenzo_paglia-filosofi-lungo-oglio-e1569451674790.jpg?fit=700%2C355&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p5mkxU-6zl","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25255","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25255"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25255\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25259,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25255\/revisions\/25259"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/25256"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25255"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25255"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25255"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}