{"id":25106,"date":"2019-05-17T13:00:12","date_gmt":"2019-05-17T11:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=25106"},"modified":"2019-05-16T19:46:35","modified_gmt":"2019-05-16T17:46:35","slug":"la-fragilita-umana-come-risorsa-riscoprire-il-senso-del-limite-di-fronte-alla-sfida-del-dolore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-fragilita-umana-come-risorsa-riscoprire-il-senso-del-limite-di-fronte-alla-sfida-del-dolore.html","title":{"rendered":"La fragilit\u00e0 umana come risorsa &#8211; Riscoprire il senso del limite di fronte alla sfida del dolore"},"content":{"rendered":"<p><em>La dignit\u00e0 della fragilit\u00e0 <\/em><\/p>\n<p>Torno da Parigi dove ho partecipato al funerale di Jean Vanier, uno dei testimoni che ha mostrato la forza e la dignit\u00e0 della fragilit\u00e0 umana. E quindi una grande risorsa. Jean Vanier stesso ha percorso umilmente, nella sua conversione all\u2019amore per i pi\u00f9 vulnerabili, la strada \u2013 non subito facile \u2013 che ci conduce al cuore della fragilit\u00e0: dove impariamo la ragione stessa dell\u2019amore che ci tiene in vita e ci riporta alla vita. Scrive: \u201cLa fragilit\u00e0 sta l\u00e0, al cuore del mondo. Si traduce talvolta nella paura, nell\u2019insicurezza. Alle volte incontriamo delle fragilit\u00e0 che fanno molta paura [\u2026] Durante un viaggio a Calcutta mi hanno presentato un malato mentale che gridava di continuo. Gli infermieri lo evitavano un poco. Con il mio poco di esperienza sono andato verso di lui a mani aperte. E lui \u00e8 venuto e ha messo le sue mani fra le mie. Si pu\u00f2 vederlo con la Samaritana. Ges\u00f9 ha toccato la sua anima perch\u00e9 aveva bisogno di lei (\u201cDammi da bere\u201d). Quando si pu\u00f2 cominciare una relazione avendo bisogno dell\u2019altro, quello cambia. Se Ges\u00f9 avesse cominciato a predicare quella sarebbe scappata. Invece \u00e8 venuto umilmente dicendo: Ho bisogno di te\u201d.<\/p>\n<p>La fragilit\u00e0, considerata generalmente come dannosa in quanto \u00e8 una \u201cferita\u201d, deve essere riscoperta nella sua profondit\u00e0 e anche nella sua forza. La fragilit\u00e0, infatti, spinge l\u2019uomo a chiedere ascolto, gentilezza, amore, compagnia. Mentre, l\u2019autonomia e l\u2019autosufficienza sognano un\u2019impossibile salute piena. Ma una societ\u00e0 di forti e di autosufficienti, che disprezza i deboli e vulnerabili, diviene crudele, disumana. Le persone consapevoli della loro fragilit\u00e0 sentono il bisogno degli altri, sanno invocare aiuto, sanno pregare, sanno suscitare una forza di solidariet\u00e0 e ritessere perci\u00f2 le lacerazioni. Potremmo dire che c\u2019\u00e8 un magistero della fragilit\u00e0. In questo \u00e8 una risorsa. Coloro che si credono forti, sono facilmente arroganti, litigiosi, sino ad essere dittatori sugli altri, soprattutto se deboli. L\u2019apostolo Paolo ricorda anche a noi: \u201cquando sono debole \u00e8 allora che sono forte\u201d (2Cor 12,10). Nella debolezza dell\u2019apostolo si manifesta la potenza di Dio.<\/p>\n<p>La fragilit\u00e0 di chi si ammala aiuta chi si crede sano a scoprire i suoi limiti e il suo radicale bisogno di Dio e degli altri. Per una societ\u00e0 pi\u00f9 umana \u00e8 decisivo scoprire che la fragilit\u00e0 \u00e8 una delle strutture portanti della vita: la fragilit\u00e0 ci aiuta a considerare il valore della gentilezza e della mitezza, il valore dell\u2019ascolto e dell\u2019attenzione agli altri, ed anche la forza che deriva dall\u2019essere in comunione con le sofferenze, con le attese e le speranze degli altri. Si crea una comunione straordinaria tra chi cura e chi \u00e8 curato, tra chi assiste e chi \u00e8 assistito. Sappiamo quanta sofferenza viene generata dalla malattia. E\u2019 parte del mistero dell\u2019esistenza umana. Ed \u00e8 saggio cercare di ostacolare la sofferenza e il dolore, anche se sono ineliminabili dall\u2019esistenza umana.<\/p>\n<p>L\u2019accompagnamento di chi soffre \u00e8 un imperativo categorico del Vangelo. Dio stesso ce ne d\u00e0 per primo l\u2019esempio. Il mistero della incarnazione del Figlio \u00e8 un crescendo della presenza di Dio che accompagna il cammino dell\u2019uomo vulnerabile; da quando Dio si commosse per il suo popolo schiavo in Egitto sino alla pienezza della compassione che rese il Figlio nostro fratello: fino alla morte e \u201calla morte di croce\u201d (Fil 2, 8). In questo passaggio, Ges\u00f9 stesso conobbe gli avvilimenti del corpo e dell\u2019anima procurati e aggravati dall\u2019accanimento ostile dei propri simili. Non ne nascose l\u2019angoscia, non ne trattenne il grido. Le Sacre Scritture non sono in alcun modo reticenti sulla immedesimazione di Ges\u00f9 con la nostra stessa fragilit\u00e0, tranne che nel peccato. E\u2019 questo il \u201cmiracolo\u201d della sua intercessione, la cui fedelt\u00e0 \u00e8 strettamente legata alla conoscenza \u201cpatita\u201d della fragilit\u00e0 umana (Ebr 5, 7-10). Jean Vanier ha formulato il suo appello alla riscoperta ecclesiale di questo nucleo del mistero nel modo pi\u00f9 vissuto e diretto: \u201cLa conoscenza \u2013 ha scritto -\u00e8 un\u2019esperienza di chi sei come uomo o come donna e conoscere Dio vuol dire avere una relazione con Lui. E scoprire che Dio \u00e8 molto pi\u00f9 vulnerabile di come pensiamo. Un Dio fragile! Molto fragile! E questa \u00e8 una delle difficolt\u00e0 della Chiesa. Si parla poco della vulnerabilit\u00e0 e della fragilit\u00e0 di Dio. [\u2026] Credo che Dio abbia una grande tenerezza, oso parlare al femminile di Dio\u201d. Insomma, per conoscersi davvero, bisogna condividere il fondo della nostra fragilit\u00e0. E allora la forza dell\u2019amore trova la sua strada.<\/p>\n<p>La compagnia di Dio non ci protegge da ogni dolore, sempre per\u00f2 ci sostiene in ogni dolore, e mai ci abbandona. Questa compagnia d\u2019amore \u00e8 la prima cura per il malato. La malattia \u2013 voi lo sapete bene per esperienza diretta &#8211; non \u00e8 un problema solo di medicina: \u00e8 anzitutto una domanda di aiuto, di amore, perch\u00e9 si intensifichi la vita attorno a chi la sente ferita e indebolita. Di qui l\u2019importanza della cura, della relazione con i malati: la compagnia del medico, degli amici, della comunit\u00e0 cristiana hanno una forza terapeutica. E questo soprattutto in una societ\u00e0 che, con i suoi squilibri sociali e i suoi processi di emarginazione, aggrava la gi\u00e0 radicale debolezza di ogni persona. Come diceva sempre Jean Vanier, nella lingua ruvida e diretta dei grandi testimoni: \u201cSi rifiutano i deboli, si vogliono scartare gli anziani, si vogliono eliminare i portatori di handicap, si vogliono scartare tutte le nostre fragilit\u00e0. E come riusciremo ad aiutare le persone a ritrovare la dignit\u00e0 dell\u2019essere umano?\u201d<\/p>\n<p>Le richieste di impiego della medicina nella linea del potenziamento (<em>enhancement<\/em>) mostrano qui tutta la loro ambiguit\u00e0. Se esse conducono ad occultare il limite come luogo di relazione e di solidariet\u00e0 non condurranno a nessun miglioramento della esistenza umana. Essa non trova infatti il proprio compimento nel rinforzare attivit\u00e0 funzionali del corpo o nell\u2019introdurne di nuove, ma nella capacit\u00e0 di rinvenire un senso globale della vita (in relazione con gli altri).<\/p>\n<p><em>La sfida del dolore <\/em><\/p>\n<p>La scienza ha compiuto passi enormi per attutire il dolore e la sofferenza. E, a mio avviso, si richiede un impegno ancor pi\u00f9 vigoroso. Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che voler anestetizzare la vita da ogni dolore, angoscia, preoccupazione e afflizione, ossia voler cancellare il limite dalla nostra esistenza, non \u00e8 solo vano, \u00e8 pericoloso e, infine, crudele. E&#8217; la deriva del narcisismo teso unicamente al proprio benessere, alla propria armonia, alla propria tranquillit\u00e0, allontanando ogni angoscia, preoccupazione e ferita. Triste, molto triste \u00e8 la societ\u00e0 narcisista. Oltre che priva di passioni: senza sdegno per il male che non cessa di produrre dolore e ingiustizie. Soffrire per il male, angosciarsi per le ingiustizie, \u00e8 un patrimonio non solo da custodire, ma \u00e8 da far crescere. Purtroppo, sembra prevalere sempre pi\u00f9 quella indifferenza che papa Francesco non ha avuto timore a chiamarla diabolica. Essa rende ciechi e indifferenti. Se qualcuno in passato ha parlato di una societ\u00e0 dalle passioni tristi, oggi ci son solo passioni deboli. La conseguenza \u00e8 \u00a0l\u2019inverno dell\u2019amore. La beatitudine evangelica degli afflitti, riguarda non solo chi \u00e8 afflitto dal dolore, ma anche chi deve affliggersi per il dolore altrui. Senza \u201ccompassione\u201d \u2013 ossia senza un \u201cpatire-soffrire\u201d assieme \u2013 la vita diviene crudele per tutti. C\u2019\u00e8 bisogno di un\u2019ascesi che aiuti a stare accanto, a soffrire assieme, come anche a combattere la sofferenza sino ad eliminare il dolore. Questa \u00e8 somma dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Certo, la malattia e il dolore non sono da ricercarsi per loro stessi, come se fossero un valore. Gabriel Marcel, saggiamente, scriveva: \u201cIo sono incline ad affermare che la sofferenza \u00e8 un male, ma che l\u2019anima umana, in certe condizioni, pu\u00f2 liberamente, cio\u00e8 con un atto libero, trasformare questo male non tanto in un bene, quanto piuttosto in un principio suscettibile di irradiare amore, speranza e carit\u00e0. Questo implica che l\u2019anima che si trova nel dolore si apra maggiormente agli altri invece di rinchiudersi su se stessa o sulla sua ferita\u201d. L\u2019apostolo Paolo, cantore dell&#8217;<em>agape<\/em>, ossia dell\u2019amore che &#8220;tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#8221;, a Timoteo, suo discepolo prediletto, scrive: &#8220;Io infatti sto gi\u00e0 per essere versato in offerta ed \u00e8 giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede&#8221; (2 Tim 4, 6-7).<\/p>\n<p>La sofferenza pu\u00f2 \u2013 deve \u2013 essere trasformata in un\u2019occasione di crescita ancora pi\u00f9 grande dell\u2019amore. Non siamo invitati a rassegnarci al dolore \u2013 che va combattuto e curato \u2013 sappiamo per\u00f2 che ogni sua goccia \u00e8 preziosa se vissuta nell\u2019amore, in quell&#8217;amore che &#8220;tutto sopporta&#8221; e che non &#8220;avr\u00e0 mai fine&#8221; (cfr. 1Cor 12, 7-8). Tale amore lo riceviamo da Dio stesso e, come i talenti della parabola, glielo restituiamo raddoppiato dalla fede che conserviamo anche nella sofferenza e nel dolore.<\/p>\n<p>Certo, restano le domande: quali sono le parole della fede di fronte a chi soffre? Come accompagnare chi \u00e8 in una condizione di gravissime sofferenze? Come stare accanto a chi continua a vivere ma in condizioni di terribile sofferenza e la morte \u00e8 ormai alle porte, inesorabile? A mio avviso vanno evitate formule stereotipate, come anche affermazioni che invitano semplicemente alla rassegnazione o peggio a suggerire che sia Dio a inviare dolore e sofferenza. I Vangeli raccontano piuttosto che Dio sta accanto a chi soffre per combattere con lui la battaglia della vita contro il male e la morte. E sta vicino non in maniera esteriore e impassibile, ma come un Dio Crocifisso: \u201cesperto\u201d nel dolore, che porta \u201cfuori\u201d dal dolore, verso la risurrezione. Scriveva Paul Claudel: \u201cDio non \u00e8 venuto per spiegare la sofferenza; \u00e8 venuto per riempirla della sua presenza\u201d. Questa \u00e8 una delle ragioni che spiega perch\u00e9 i malati dotati di risorse spirituali riescono a far fronte alla malattia con maggiore forza. La fede, potremmo dire, \u00e8 un presidio terapeutico per l\u2019interezza della persona, ben determinata a sconfiggere \u2013 in ogni senso \u2013 l\u2019insidiosa alleanza del dolore e della disperazione alla quale siamo cos\u00ec vulnerabili (e talora, per debolezza, anche religiosamente condiscendenti). La fede combatte questa alleanza, che il farmaco convenzionale non arriva a sconfiggere, attraverso un amore che non si lascia intimidire dalla sofferenza. E anche in essa, e fino alla morte, si dispone a rendere testimonianza al Dio della speranza e della vita.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>La sofferenza, nulla va perduto<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019esperienza del dolore e dell\u2019angoscia &#8211; e, soprattutto, la consapevolezza della propria fragilit\u00e0 rispetto all\u2019incombere di vicende personali e collettive dolorose o addirittura laceranti &#8211; \u00e8 forse quella universalmente pi\u00f9 condivisa. <\/strong>La malattia, metafora della vita stessa, manifesta la nostra radicale fragilit\u00e0 e il bisogno di essere accompagnati e, infine, salvati. Si tratta di una lezione decisiva in questo nostro tempo nel quale la cultura inclina verso il culto della salute, con l\u2019illusione della onnipotenza sino ad azzardare l\u2019immortalit\u00e0. Siamo disposti a tutto pur di conseguire una salute piena. Si potrebbe dire: la salute a tutti i costi! Una sorta di nuovo imperativo che porta a inseguire persino l\u2019improbabile mito di \u201cmorire in buona salute\u201d. Viene per\u00f2 la malattia, inesorabilmente. Tutti, prima o poi, sperimentiamo l\u2019indebolirsi del nostro corpo, scoprendo cos\u00ec l\u2019ineliminabile limite che abita dentro la condizione umana.<\/p>\n<p>E\u2019 vero che la radice ultima della malattia e della morte si trova nel disordine immesso creato dal male che ha spinto l\u2019uomo ad affermare se stesso, illudendo che sia signore del bene e del male (cfr. Gn 3,5). Ma questa affermazione non lega la causa della malattia alla persona che ne \u00e8 colpita (a meno che qualcuno non se la procuri da se stesso). Ges\u00f9 \u00e8 molto chiaro a tale proposito quando risponde alla domanda dei suoi discepoli se la cecit\u00e0 del cieco nato fosse stata causata dal suo peccato o da quello dei genitori: \u201cN\u00e9 lui ha peccato n\u00e9 i suoi genitori, ma \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 si manifestassero in lui le opere di Dio&#8221;(Gv 9,3). Con ci\u00f2 \u00e8 chiarito che il male non viene da Dio. Al contrario, Dio ha inviato il suo stesso Figlio per contrastarlo sino a sconfiggerlo, come ho gi\u00e0 accennato in precedenza. Del resto, basta leggere i Vangeli: la maggior parte dei miracoli compiuti da Ges\u00f9 riguardano la guarigione dalla malattia e persino dalla morte. Ges\u00f9 \u00e8 venuto per guarire e salvare, questo \u00e8 il Vangelo, la \u201cbuona notizia\u201d da comunicare a tutti a partire dai malati.<\/p>\n<p>La sofferenza fa parte della vita. Ges\u00f9 stesso l\u2019ha sperimentata in prima persona, come accade nella sua ultima settimana di vita, devastata dalla sofferenza: la preghiera agonica nel Getsemani, l\u2019arresto, il tradimento di Pietro, l\u2019ingiuria, la flagellazione, la crocifissione e l\u2019atroce morte sulla croce. Ges\u00f9 non aveva cercato tutto questo. Ma l\u2019amore per il Padre e per gli uomini era cos\u00ec grande da fargli accettare anche la pi\u00f9 alta delle sofferenze, come quella procurata dalla morte sulla croce. Vi \u00e8 andato incontro, riempiendola con il suo amore. E questa \u00e8 la via della salvezza.<\/p>\n<p>Prendo in prestito da Benedetto XVI l\u2019invito a considerare la necessit\u00e0 di farsi prossimi alla sofferenza umana come una dimensione essenziale per l\u2019intera societ\u00e0. Nella enciclica <em>Spe Salvi<\/em>, afferma: \u201cLa misura dell&#8217;umanit\u00e0 si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la societ\u00e0. Una societ\u00e0 che non riesce ad accettare i sofferenti e non \u00e8 capace di contribuire mediante la com-passione a far s\u00ec che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente \u00e8 una societ\u00e0 crudele e disumana. La societ\u00e0, per\u00f2, non pu\u00f2 accettare i sofferenti e sostenerli nella loro sofferenza, se i singoli non sono essi stessi capaci di ci\u00f2 e, d&#8217;altra parte, il singolo non pu\u00f2 accettare la sofferenza dell&#8217;altro se egli personalmente non riesce a trovare nella sofferenza un senso, un cammino di purificazione e di maturazione, un cammino di speranza. Accettare l&#8217;altro che soffre significa, infatti, assumere in qualche modo la sua sofferenza, cosicch\u00e9 essa diventa anche mia. Ma proprio perch\u00e9 ora \u00e8 divenuta sofferenza condivisa, nella quale c&#8217;\u00e8 la presenza di un altro, questa sofferenza \u00e8 penetrata dalla luce dell&#8217;amore. La parola latina <em>con-solatio<\/em>, consolazione, lo esprime in maniera molto bella suggerendo un essere-con nella solitudine, che allora non \u00e8 pi\u00f9 solitudine. Ma anche la capacit\u00e0 di accettare la sofferenza per amore del bene, della verit\u00e0 e della giustizia \u00e8 costitutiva per la misura dell&#8217;umanit\u00e0, perch\u00e9 se, in definitiva, il mio benessere, la mia incolumit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 importante della verit\u00e0 e della giustizia, allora vige il dominio del pi\u00f9 forte; allora regnano la violenza e la menzogna\u201d (<em>Spe Salvi<\/em>, n.38).<\/p>\n<p>La sofferenza pu\u00f2 essere trasformata in un\u2019occasione di crescita dell\u2019amore. La fede non invita a rassegnarsi alla sofferenza. Semmai aiuta a combatterla e, se possibile, ad eliminarla. E la ragione di questa forza sta nell\u2019amore che sa commuoversi, come quello che viene descritto dalla pagina evangelica del buon samaritano. La scelta che Ges\u00f9 fa di un samaritano (il Vangelo parla solo del samaritano, senza aggiungere l\u2019aggettivo buono), ossia di un uomo non appartenente alla fede ebraica, spinge a ritenere che l\u2019amore compassionevole \u00e8 iscritto nel cuore di ogni uomo, anche non credente. Questo amore che si lascia commuovere \u2013 ma pu\u00f2 esserci un altro amore? &#8211; spinge alla prossimit\u00e0 verso i pi\u00f9 deboli, verso coloro che soffrono. E\u2019 un amore forte che riesce ad essere pi\u00f9 forte della stessa sofferenza. E\u2019 un amore che cambia il corso della storia e blocca la forza del male. Spesso si fa strada la convinzione che di fronte alla forza del male e della malattia nulla possiamo con le nostre forze. In realt\u00e0, la vicinanza affettuosa fatta di gesti magari piccoli ma pieni di amore, ha una forza nascosta ma efficace di guarigione e di consolazione. Ges\u00f9 ne ha dato per primo l\u2019esempio. Egli, che ha assunto in s\u00e9 tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano tranne il peccato, attraversa per intero la lezione di Giobbe: fino all\u2019angoscia di morte e al grido di abbandono. La passione e la morte del Signore <em>ci salvano<\/em>: una delle verit\u00e0 fondamentali della fede sulla quale il cristianesimo \u00e8 edificato. Al tempo stesso, una di quelle verit\u00e0 che devono essere custodite con delicatezza speciale dall\u2019oscuramento e dal fraintendimento. Dovremmo riflettere in questa prospettiva su queste parole dell\u2019apostolo Paolo: <em>\u201c<\/em><em>Perci\u00f2 sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e <\/em><strong>completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo<\/strong><em> che \u00e8 la Chiesa\u201d<\/em>(Col 1,24).<\/p>\n<p>Anche la sofferenza ha un suo senso spirituale. Potremmo dire che nessuna goccia di dolore va perduta. Benedetto XVI recupera una tradizione ben radicata in passato,ma senza indulgere al dolorismo: \u201cFaceva parte di una forma di devozione, oggi forse meno praticata, ma non molto tempo fa ancora assai diffusa, il pensiero di poter \u00aboffrire\u00bb le piccole fatiche del quotidiano, che ci colpiscono sempre di nuovo come punzecchiature pi\u00f9 o meno fastidiose, conferendo cos\u00ec ad esse un senso. In questa devozione c&#8217;erano senz&#8217;altro cose esagerate e forse anche malsane, ma bisogna domandarsi se non vi era contenuto in qualche modo qualcosa di essenziale che potrebbe essere di aiuto. Che cosa vuol dire \u00aboffrire\u00bb? Queste persone erano convinte di poter inserire nel grande com-patire di Cristo le loro piccole fatiche, che entravano cos\u00ec a far parte in qualche modo del tesoro di compassione di cui il genere umano ha bisogno\u2026Forse dovremmo davvero chiederci se una tale cosa non potrebbe ridiventare una prospettiva sensata anche per noi\u201d(40).<\/p>\n<p>Dono della grazia non \u00e8 la sofferenza, quanto piuttosto il legame d\u2019amore che attraverso di essa si instaura. Tante volte mi \u00e8 accaduto di sentire persone che si domandano se il loro male non sia una conseguenza del loro peccato, oppure che Dio gli stia dando quello che si \u00e8 meritato per il male compiuto, mostrando cos\u00ec l\u2019idea di un Dio giudice e di una vita maledetta. Sono domande che chiedono attenzione, ascolto, amicizia e un abbraccio di amore. Anche Giobbe non smetteva di parlare con Dio e di porgli domande. C\u2019\u00e8 anche chi vuole essere liberato dalla colpa di continuare a vivere pur essendo malato: \u201cIo lo so che sono molto malato e che dovr\u00f2 morire ma io voglio vivere ancora. Giusto vero?\u201d In chi soffre c\u2019\u00e8 una profonda domanda di una vita di bene, in cui il male e la morte siano vinti. Sono domande della fede, non parole di rassegnazione. Il segno della presenza del Signore \u00e8 nell\u2019appello dell\u2019amore, non nella consacrazione del dolore. L\u2019angoscia di Ges\u00f9 nell\u2019orto del Getsemani, il suo grido sulla croce, proteggono il disagio dei deboli e degli indifesi dalla necessit\u00e0 di vergognarsi della loro prostrazione e di giustificare cos\u00ec il loro abbandono. Ma nel Vangelo di Ges\u00f9 c\u2019\u00e8 dell\u2019altro: Ges\u00f9 stesso prende su di s\u00e9 tutto il peccato e lo redime con un amore che non conosce limite, neppure quello della sua morte. Ges\u00f9 fa esplodere tutta la violenza del peccato del mondo su di s\u00e9. E salva tutti!<\/p>\n<p>In questa prospettiva, l\u2019amore aiuta a resistere al male. Dona energie per affrontare il difficile cammino della malattia e anche dalla morte, perch\u00e9 non si \u00e8 soli. Nell\u2019abbraccio dell\u2019amico si sciolgono tante amarezze e si pu\u00f2 sperimentare una capacit\u00e0 di resistenza che non si era pensato di avere. C\u2019\u00e8 una parte di noi abitata da Dio e dalla sua forza. Ricordo che Antonio &#8211; un anziano in una casa alloggio della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio &#8211; nonostante fosse sfinito dalla malattia, aveva detto sorridendo: \u201csto lottando, qui sono circondato\u201d \u2013 riferendosi alle persone che gli stavano attorno e che si prendevano cura di lui. Il suo sorriso non \u00e8 mai venuto meno, neanche nei momenti pi\u00f9 difficili della malattia. Anche Elisa \u2013 un\u2019anziana nella stessa casa alloggio &#8211; quando non riusciva pi\u00f9 a far udire la sua voce, nella sua estrema debolezza ha continuato a parlare con il suo sorriso. E anche quando la vita e il corpo sembravano andare incontro a tante limitazioni, \u00e8 emerso tutto il suo attaccamento alla vita, tutta la sua gioia per quello che viveva, per l\u2019affetto di tanti amici. Nel voler bene e lasciarsi voler bene non si \u00e8 lasciata rubare la gioia dalla malattia, che pure era faticosa. \u201cChe bella vita\u201d aveva esclamato pi\u00f9 volte! Parlava della malattia come di una battaglia da vincere ed era sicura che l\u2019avrebbe vinta. Diceva \u201cla vita va vissuta tutta, fino in fondo\u201d. In una societ\u00e0 in cui si vive sempre pi\u00f9 soli e isolati \u00e8 grande il bisogno di condividere il proprio dolore. Riversarlo nel cuore di un amico lo rende pi\u00f9 leggero, pi\u00f9 sopportabile e fa vedere la speranza che il male pu\u00f2 essere vinto. E\u2019 la grande risorsa della fragilit\u00e0 umana!<\/p>\n<p><em>Padova, 17 maggio 2019<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La dignit\u00e0 della fragilit\u00e0 Torno da Parigi dove ho partecipato al funerale di Jean Vanier, uno dei testimoni che ha mostrato la forza e la dignit\u00e0 della fragilit\u00e0 umana. E quindi una grande risorsa. Jean Vanier stesso ha percorso umilmente, nella sua conversione all\u2019amore per i pi\u00f9 vulnerabili, la strada \u2013 non subito facile \u2013 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":24558,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[3,8],"tags":[],"class_list":["post-25106","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi","category-news"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/accademiavita-4-755x491.jpg.pagespeed.ce_.Lx4tYF3uGZ.jpg?fit=755%2C491&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p5mkxU-6wW","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25106","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25106"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25106\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25107,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25106\/revisions\/25107"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24558"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25106"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25106"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25106"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}