{"id":25003,"date":"2019-03-28T15:41:27","date_gmt":"2019-03-28T14:41:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=25003"},"modified":"2019-03-28T15:41:27","modified_gmt":"2019-03-28T14:41:27","slug":"le-ingiustizie-della-giustizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/le-ingiustizie-della-giustizia.html","title":{"rendered":"Le ingiustizie della giustizia"},"content":{"rendered":"\n<p> <br>di <strong>Antonio Salvati <\/strong>  <\/p>\n\n\n\n<p>Il libro di\u00a0Raffaele Cantone e\u00a0<a href=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/\">Vincenzo Paglia<\/a>,\u00a0<em>La coscienza e la legge,\u00a0<\/em>di cui ci siamo occupati in un precedente blog, tratta diffusamente\u00a0la \u201ccentralit\u00e0\u201d della questione carceraria, relativamente alla consapevolezza dello strettissimo rapporto che lega la condizione delle carceri alla qualit\u00e0 civile di una societ\u00e0. L\u2019indifferenza (o l\u2019ingiustizia) nelle carceri significa anche indifferenza (ingiustizia) della societ\u00e0 verso la persona umana, sostiene Paglia. Siamo sufficientemente informati quanto il sovraffollamento continui a provocare situazioni di profondo degrado della vita e della dignit\u00e0 dei detenuti. Malgrado diversi provvedimenti per fronteggiare le gravissime disfunzioni, siamo ben lontani da una soluzione. Eppure i padri costituenti tracciarono con estrema chiarezza che \u00ab<em>le pene non possono consistere in trattamenti\u00a0contrari al senso di umanit\u00e0 e devono tendere alla rieducazione del condannato\u00a0<\/em>(art. 27 Cost.)\u00bb, definendo, inoltre, la proporzionalit\u00e0 della pena con il crimine compiuto. E, infine, che la pena del carcere deve esaurirsi nella privazione della libert\u00e0 personale del detenuto, senza l\u2019imposizione, come spesso accade, di misure aggiuntive, come l\u2019assenza di qualsiasi privacy, le gravi condizioni sanitarie, la mancanza di lavoro, la privazione dell\u2019affettivit\u00e0, etc. Occorre rispettare tali indicazioni per restituire al carcere quel \u201csenso di umanit\u00e0\u201d di cui, appunto, parla esplicitamente la Costituzione e che permette \u2013 osserva giustamente Paglia &#8211; \u00ab<em>di salvare sia la dignit\u00e0 per i detenuti sia la speranza di una loro futura redenzione<\/em>\u00bb. Non a caso non pochi giuristi da anni predicano unanimemente il carcere come l\u2019<em>extrema ratio<\/em>\u00a0e non come strumento per tranquillizzare la societ\u00e0 o peggio per guadagnare consenso. Infatti, prende sempre pi\u00f9 piede una mentalit\u00e0 vendicatrice verso i colpevoli, contribuendo a rendere le carceri una \u201cdiscarica sociale\u201d di coloro che sono gi\u00e0 ai margini della societ\u00e0 (come attestano i dati relativi al numero decisamente alto di tossicodipendenti e di migranti nelle carceri). E, inoltre, perde sempre pi\u00f9 vigore il dibattito sulle pene alternative al carcere, come la detenzione domiciliare, l\u2019affidamento ai servizi sociali, la semilibert\u00e0 ed anche la liberazione anticipata, quando ci sono ovviamente le condizioni previste. Eppure, da anni, le statistiche sono a favore di tale prospettiva. Sono circa il 30 per cento i casi di recidiva di chi ha scontato la pena attraverso forme alternative e invece nel 70 per cento di chi l\u2019ha scontata in carcere. Tanti detenuti \u2013 ricorda Paglia &#8211; sono per lo pi\u00f9 dimenticati durante la loro detenzione e soprattutto sono abbandonati a loro stessi una volta usciti dal carcere. \u00c8 illusorio pensare che l\u2019inasprimento delle pene, oppure la costruzione di nuove carceri, favoriscano l\u2019affermarsi della giustizia. Oltre che illusorio \u00e8 anche dannoso. Papa Francesco, nel discorso ai penalisti tenuto il 23 ottobre 2014, consapevole della situazione, sosteneva che \u00ab<em>stando cos\u00ec le cose il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libert\u00e0 e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle pi\u00f9 vulnerabili, in nome di una finalit\u00e0 preventiva la cui efficacia, fino ad ora, non si \u00e8 potuta verificare, neppure per le pene pi\u00f9 gravi, come la pena di morte. C\u2019\u00e8 il rischio di non conservare neppure la proporzionalit\u00e0 delle pene, che storicamente riflette la scala di valori tutelati dallo Stato. Si \u00e8 affievolita la concezione del diritto penale come ultima ratio, come ultimo ricorso alla sanzione, limitato ai fatti pi\u00f9 gravi contro gli interessi individuali e collettivi pi\u00f9 degni di protezione. Si \u00e8 anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative. In questo contesto, la missione dei giuristi non pu\u00f2 essere altra che quella di limitare e di contenere tali tendenze. \u00c8 un compito difficile, in tempi nei quali molti giudici e operatori del sistema penale devono svolgere la loro mansione sotto la pressione dei mezzi di comunicazione di massa, di alcuni politici senza scrupoli e delle pulsioni di vendetta che serpeggiano nella societ\u00e0<\/em>\u00bb. Queste parole del papa, precise e dettagliate, per Vincenzo Paglia, andrebbero considerate e comprese nella loro forza sia giuridica sia umanistica, talmente tante sono numerose le contraddizioni che afferiscono alle carceri. C\u2019\u00e8 da essere preoccupati per la crescita di mentalit\u00e0 vendicatrice senza n\u00e9 perdono n\u00e9 misericordia, avvertono gli autori del volume. \u00ab<em>Non possiamo retrocedere sulla concezione redentiva del carcere e della pena. \u00c8 una questione di civilt\u00e0. La distrazione da tale questione diviene complicit\u00e0 con una cultura giustizialista e, alla fine, crudele<\/em>\u00bb. Paglia si sofferma sulla presenza in carcere dei bambini piccoli, seppur si tratta certamente di una presenza numericamente esigua. I dati del Dipartimento dell\u2019amministrazione penitenziaria, al 31 agosto 2018, contavano nelle carceri italiane 52 madri con 62 bambini, quasi equamente distribuite tra italiane (27 con 33 figli al seguito) e straniere (25 con 29 figli). \u00c8 un numero in calo rispetto alla precedente rilevazione del marzo 2018, quando erano presenti nei penitenziari italiani 58 madri con 70 bambini, nelle aree del carcere denominate \u201csezioni nido\u201d. Questi bimbi possono restare con le madri fino all\u2019et\u00e0 di 3 anni. Nei cinque Icam, dove si pu\u00f2 restare fino ai 6 anni, ce n\u2019erano \u2013 sempre al 31 marzo 2018 \u2013 altri 18 (con 15 mamme). Un sistema che non riesce a liberare 62 bambini non solo \u00e8 contro i dettami costituzionali che vedono nel carcere uno strumento rieducativo, ma \u00e8 profondamente in contraddizione con il minimo senso della\u00a0<em>humana pietas<\/em>. \u00c8 senza dubbio una delle frontiere dove la societ\u00e0 pu\u00f2 mostrare il rapporto virtuoso e indissociabile tra giustizia, misericordia e perdono.<\/p>\n\n\n\n<p> Cantone fa proprie le parole di Paglia quando afferma\u00a0\u00ab<em>il torto sub\u00ecto o non ricucito, sia nelle vicende personali sia nello scacchiere internazionale, crea abissi di rancore<\/em>\u00bb. E\u2019 quanto in parte accaduto \u2013 rileva il magistrato napoletano &#8211; anche nel nostro paese o, meglio ancora, quella che \u00e8 stata la sensazione di una parte dei cittadini, poi strumentalmente alimentata da una parte non sempre corretta dell\u2019informazione e dai fautori delle politiche securitarie. \u00c8 vero che in Italia non c\u2019\u00e8 un aumento della criminalit\u00e0 e i dati statistici lo dimostrano in modo inequivocabile,\u00a0\u00ab<em>ma il senso di insicurezza dei cittadini \u00e8 certamente cresciuto nell\u2019ultimo periodo e ci\u00f2 \u00e8 stato anche dovuto spesso a risposte sul piano dell\u2019ordine pubblico e giudiziario che non sono apparse a molti italiani sufficienti a risarcire quelli che apparivano i torti commessi<\/em>\u00bb. Per il magistrato\u00a0pretendere un po\u2019 di rigore e una maggiore afflittivit\u00e0 delle pene non significa affatto voler contestare il principio di rieducazione delle pene o peggio ancora strizzare gli occhi ai forcaioli dell\u2019ultima ora; \u00ab<em>significa, al contrario, provare a togliere argomenti a chi soffia su certe preoccupazioni pi\u00f9 o meno fondate che avvertono i cittadini! Non credo, ad esempio, in questa prospettiva, che sarebbe scandaloso augurarsi una riforma del sistema di giustizia minorile che non leghi certe opportunit\u00e0 solo al dato anagrafico, ma tenga conto dell\u2019effettivo sviluppo dei minori; non tutti i diciassettenni, ad esempio, sono uguali e non tutti meritano di essere trattati da ragazzini che devono essere aiutati a crescere<\/em>\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p> E\u2019 opportuno il richiamo di Paglia alla nota affermazione evangelica: \u00ab<em>Ero carcerato e siete venuti a visitarmi<\/em>\u00bb (Matteo 25,36). Sono poche parole \u2013 ricorda Paglia, facendo tesoro dell\u2019esperienza nelle carceri della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.santegidio.org\/\">Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio<\/a>\u00a0\u2013, che hanno segnato in profondit\u00e0 milioni di credenti, di carcerati ed anche la stessa storia civile. Sono le parole con cui Ges\u00f9 in certo modo chiuse la sua stessa vicenda terrena. Ges\u00f9 \u2013 seguendo la narrazione dei Vangeli \u2013 visse in prima persona le esperienze dei perseguitati dalla \u201cgiustizia\u201d umana, fino alla condanna a morte pur essendo innocente, come lo stesso Pilato riconobbe pubblicamente. Ricorda Paglia: \u00ab<em>Ges\u00f9 fece esperienza della rappresaglia e dell\u2019arresto, prov\u00f2 l\u2019angoscia sino a sudare sangue, sub\u00ec l\u2019arresto, la detenzione, il processo, le false testimonianze, le false accuse, le derisioni dei carcerieri, e infine il supplizio della morte in croce. Al culmine del suo dramma seppe trovare anche le parole giuste per confortare uno dei suoi due compagni di croce. A questi che gli chiese: \u201cRicordati di me quando sarai nel tuo regno\u201d, egli rispose: \u201cOggi stesso, sarai con me in paradiso\u201d<\/em>\u00bb. Don Mazzolari, da quel grande credente che era, scrisse che Ges\u00f9 entrava in paradiso assieme al buon ladrone, al cattivo ladrone e anche a Giuda. E, con qualche compiacimento, commentava:\u00a0<em>\u00abChe corteo!\u00bb.<\/em>\u00a0Ges\u00f9 non si vergogn\u00f2 di identificarsi con i carcerati, fu lui stesso carcerato. C\u2019\u00e8 come una sorgiva \u201cfraternit\u00e0\u201d dei cristiani con i carcerati. In precedenti pubblicazioni Paglia aveva gi\u00e0 ricordato quanto nella tradizione cristiana \u00e8 ininterrotta la pratica della visita ai carcerati, ed \u00e8 tra le pi\u00f9 pervase di misericordia: \u00ab<em>e spesso \u00e8 stata all\u2019origine di una nuova e pi\u00f9 umana condizione dei carcerati e degli stessi edifici nella loro struttura architettonica sino al cambiamento del termine, da carceri a penitenziari, ossia luoghi di penitenza in analogia ai conventi. E la penitenza era tesa alla redenzione, al cambiamento del colpevole, perch\u00e9 potesse reinserirsi nella societ\u00e0. Tale amore per i carcerati ha spinto molti credenti lungo i secoli a frequentare i luoghi di reclusione e a sviluppare una preziosa e molteplice azione tesa comunque ad umanizzare le carceri<\/em>\u00bb.<br><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.notizieitalianews.com\/2019\/03\/le-ingiustizie-della-giustizia.html\"><strong>NOTIZIE \/ ITALIA \/ NEWS<\/strong><\/a><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Salvati Il libro di\u00a0Raffaele Cantone e\u00a0Vincenzo Paglia,\u00a0La coscienza e la legge,\u00a0di cui ci siamo occupati in un precedente blog, tratta diffusamente\u00a0la \u201ccentralit\u00e0\u201d della questione carceraria, relativamente alla consapevolezza dello strettissimo rapporto che lega la condizione delle carceri alla qualit\u00e0 civile di una societ\u00e0. 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