{"id":24940,"date":"2019-03-18T13:58:25","date_gmt":"2019-03-18T12:58:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=24940"},"modified":"2019-03-20T12:57:50","modified_gmt":"2019-03-20T11:57:50","slug":"le-cure-palliative-per-la-promozione-di-una-cultura-di-responsabilita-sociale-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/le-cure-palliative-per-la-promozione-di-una-cultura-di-responsabilita-sociale-2.html","title":{"rendered":"Le cure palliative per la promozione di una cultura di responsabilit\u00e0 sociale"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono particolarmente grato a per l\u2019invito rivoltomi per partecipare a questo\nWorkshop promosso dalla Universit\u00e0 Cattolica \u201cNostra Signora del Buon\nConsiglio\u201d, dedicato al tema \u201cContro la cultura dello scarto per una cultura\ndell\u2019amore. Le cure palliative per la promozione di una cultura di\nresponsabilit\u00e0 sociale\u201d. Il tema, mentre richiama l\u2019importanza delle cure\npalliative come modello clinico per gestire la malattia avanzata sino al\npassaggio della morte, sottolinea altres\u00ec l\u2019importanza per la promozione di una\ncultura della cura in una societ\u00e0 come la nostra che facilmente si lascia\nsorprendere da quella che Papa Francesco stigmatizza come \u201ccultura dello\nscarto\u201d. Non \u00e8 affatto raro che nella societ\u00e0 contemporanea i malati e le loro\nfamiglie siano doppiamente vittime: da una parte della malattia e dall\u2019altra\ndell\u2019abbandono. <\/p>\n\n\n\n<p>Le cure palliative non solo contrastano decisamente questa logica\nperversa, ma rispondono a quel bisogno radicale di essere accompagnati sempre e\nsoprattutto nei momenti pi\u00f9 difficili, come pu\u00f2 essere quello della malattia\nnel passaggio della morte. Pi\u00f9 volte il Magistero recente della Chiesa\nCattolica \u00e8 intervenuto in tal senso. Ultimamente, Papa Francesco, ha parlato\ndelle cure palliative come una \u201cespressione dell\u2019attitudine propriamente umana\na prendersi cura gli uni degli altri, specialmente di chi soffre. Esse\ntestimoniano che la persona umana rimane sempre preziosa, anche se segnata\ndall\u2019anzianit\u00e0 e dalla malattia. La persona infatti, in qualsiasi circostanza,\n\u00e8 un bene per s\u00e9 stessa e per gli altri ed \u00e8 amata da Dio\u201d(Discorso del Santo\nPadre Francesco ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia per la\nVita, 2015).<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo ritengo urgente che si promuovano ovunque nel mondo le \u201ccure\npalliative\u201d. L\u2019incontro di quest\u2019oggi, svolto in una sede universitaria di\nmedicina, \u00e8 pertanto esemplare. Anzitutto perch\u00e9 fa comprendere l\u2019importanza di\npromuovere le cure palliative nel loro aspetto scientifico-culturale e\ndidattico. E mi pare una bella coincidenza parlare di questo tema nei giorni\nimmeditatamente successivi alla posa della prima pietra dell\u2019ospedale legato\nalla universit\u00e0. E\u2019 importante che le cure palliative entrino tra le discipline\nuniversitarie. Sappiamo, infatti, che spesso \u00e8 scarso il numero di studenti sia\ndi medicina sia dei corsi infermieristici intenzionati a dedicarsi alla cura\ndei malati in prossimit\u00e0 della morte e soprattutto delle persone anziane. Far crescere\nla stima per le cure palliative significa anche far riscoprire la vocazione pi\u00f9 profonda della medicina\nche consiste prima di tutto nel prendersi cura. Lo richiamava Papa Francesco\nall\u2019Accademia per la Vita: \u201cIl compito (della medicina) \u00e8 di curare sempre,\nanche se non sempre si pu\u00f2 guarire. Certamente l\u2019impresa medica si basa sull\u2019impegno\ninstancabile di acquisire nuove conoscenze e di sconfiggere un numero sempre\nmaggiore di malattie. Ma le cure palliative introducono all\u2019interno della\npratica clinica la consapevolezza che il limite richiede non solo di essere\ncombattuto e spostato, ma anche riconosciuto e accettato. E questo significa\nnon abbandonare le persone malate, ma anzi stare loro vicino e accompagnarle\nnella difficile prova che si fa presente alla conclusione della vita. Quando\ntutte le risorse del \u201cfare\u201d sembrano esaurite, proprio allora emerge l\u2019aspetto\npi\u00f9 importante nelle relazioni umane che \u00e8 quello dell\u2019\u201cessere\u201d: essere\npresenti, essere vicini, essere accoglienti. Questo comporta anche di\ncondividere l\u2019impotenza di chi giunge al punto estremo della vita. Diventando\nsolidali nel momento in cui l\u2019azione non riesce pi\u00f9 a incidere nel corso degli\neventi, il limite pu\u00f2 cambiare di segno: non pi\u00f9 luogo di separazione e di\nsolitudine, ma occasione di incontro e di comunione\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi paiono riflessioni particolarmente significative. Ed \u00e8 in questo\norizzonte che si comprende ancor pi\u00f9 quanto la promozione delle cure palliative\nfavorisca la cultura della cura vicendevole che unisce i diritti e i doveri: tutti\nhanno diritto ad essere accompagnati e curati, e tutti hanno il dovere di accompagnare\ne di curare. A me piace ricordare che il termine palliativo viene da <em>pallium<\/em> (una parola latina che significa\n<em>mantello<\/em>): il pi\u00f9 debole ha bisogno\ndi essere circondato dal mantello dell\u2019amore. Sappiamo quanto tale prospettiva\nsia radicata nella sensibilit\u00e0 evangelica. Ma essa \u00e8 presente anche in altre\ntradizioni religiose. Cito,\nper fare un solo esempio, una <em>sura<\/em>\ndel Corano scoperta di recente: \u2018Che la tenerezza ti ricopra, tu, l\u2019altro, come\nun manto\u2019. <\/p>\n\n\n\n<p>Papa Francesco, in questo orizzonte di senso, afferma: \u201cCogliere nella propria\nesperienza come la vita umana sia ricevuta dagli altri che ci hanno messo al\nmondo e si sia sviluppata grazie alla loro cura, conduce a comprendere pi\u00f9\nprofondamente il senso della dimensione passiva che la caratterizza. Appare\nallora ragionevole gettare un ponte tra quella cura che si \u00e8 ricevuta fin\ndall\u2019inizio della vita e che le ha consentito di dispiegarsi in tutto l\u2019arco\ndel suo svolgersi, e la cura da prestare responsabilmente agli altri, nel\nsusseguirsi delle generazioni fino ad abbracciare l\u2019intera famiglia umana. Per\nquesta via pu\u00f2 accendersi la scintilla che collega l\u2019esperienza dell\u2019amorevole\ncondivisione della vita umana, fino al suo misterioso congedo, con l\u2019annuncio\nevangelico che vede tutti come figli dello stesso Padre e riconosce in ciascuno\nla Sua immagine inviolabile. Il mistero santo di questo legame sta a presidio\ndi una dignit\u00e0 che non cessa di vivere: neppure con la perdita della salute,\ndel ruolo sociale e del controllo sul proprio corpo. Ecco allora che le cure\npalliative mostrano il loro valore non solo per la pratica medica \u2013 perch\u00e9\nanche quando agisce con efficacia realizzando guarigioni talvolta spettacolari,\nnon si dimentichi di questo atteggiamento di fondo che sta alla radice di ogni\nrelazione di cura \u2013, ma anche pi\u00f9 in generale per l\u2019intera convivenza umana\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>La Pontificia\nAccademia per la Vita ha preso l\u2019impegno perch\u00e9 tutto ci\u00f2 possa avvenire a\nlivello della Chiesa Cattolica ovunque nel mondo. Ha fatto sue le parole che Papa\nFrancesco pronunci\u00f2 nel corso dell\u2019Udienza della XXII Assemblea Generale\ndella Pontificia Accademia per la Vita, nel cui contesto veniva organizzato il\nWorkshop \u201cAssisting the Elderly and Palliative Care\u201d: \u201cApprezzo il vostro\nimpegno scientifico e culturale per assicurare che le cure palliative possano\ngiungere a tutti coloro che ne hanno bisogno. Incoraggio i professionisti e gli\nstudenti a specializzarsi in questo tipo di assistenza che non possiede meno\nvalore per il fatto che \u201cnon salva la vita\u201d. Le cure palliative realizzano\nqualcosa di altrettanto importante: valorizzano la persona. Esorto tutti coloro\nche, a diverso titolo, sono impegnati nel campo delle cure palliative, a\npraticare questo impegno conservando integro lo spirito di servizio e\nricordando che ogni conoscenza medica \u00e8 davvero scienza, nel suo significato\npi\u00f9 nobile, solo se si pone come ausilio in vista del bene dell\u2019uomo, un bene\nche non si raggiunge mai \u201ccontro\u201d la sua vita e la sua dignit\u00e0. E\u2019 questa\ncapacit\u00e0 di servizio alla vita e alla dignit\u00e0 della persona malata, anche\nquando anziana, che misura il vero progresso della medicina e della societ\u00e0\ntutta. Ripeto l\u2019appello di san Giovanni Paolo II: \u00abRispetta, difendi, ama e\nservi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo,\nlibert\u00e0 vera, pace e felicit\u00e0!\u00bb\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Desiderando dare seguito alle parole del Santo Padre, la Pontificia\nAccademia per la Vita ha avviato il Progetto PAL-LIFE con l\u2019intentodi promuovere\niniziative a favore dello sviluppo e diffusione delle cure palliative nel mondo\ne della promozione di una cultura della cura e dell\u2019accompagnamento sino alla\nfine dei malati. Sono stati gi\u00e0 realizzati eventi internazionali: a Houston,\nnegli Stati Uniti, a Doha, in Qatar, a Roma e a Milano. Nel prossimo mese di\nmaggio ci sar\u00e0 un incontro in Brasile per l\u2019implementazione nell\u2019America\nLatina; a fine settembre in Rwanda per affrontare il tema nel continente\nafricano.Vi \u00e8 poi un aspetto che mi pare opportuno sottolineare, ossia le cure\npalliative nel contesto ecumenico e interreligioso. Sono state gi\u00e0 firmate due\ndichiarazioni congiunte tra la Pontificia Accademia per la Vita e la Chiesa\nMetodista americana e la Qatar Foundation. Una ulteriore dichiarazione\ninterreligiosa \u00e8 in corso di elaborazione con la religione ebraica e islamica.\nQuesto speciale interesse per la prospettiva interreligiosa deriva dalla\nconsapevolezza che l\u2019attenzione integrale alla persona che sta alla base delle cure\npalliative non risponde alle logiche economiche che governano la nostra cultura\ncontemporanea e che portano ad una \u201ccultura dello scarto\u201d. Una nuova alleanza\ntra fede e umanesimo consente di affermare che nella vita umana, anche quando \u00e8\nfragile e apparentemente sconfitta dalla malattia, vi \u00e8 una preziosit\u00e0\nintangibile. Le cure palliative incarnano una visione dell\u2019uomo che \u00e8\nprofondamente religiosa ed assieme profondamente umana. A mio avviso, tale\nprospettiva \u00e8 la vera anima e la vera forza delle cure palliative. <\/p>\n\n\n\n<p>In questo orizzonte mi fa piacere presentare in questa sede \u2013 \u00e8 la prima presentazione pubblica dopo\nl\u2019Assemblea Generale dello scorso febbraio &#8211; un Libro Bianco che sar\u00e0 inviato\nalle Universit\u00e0 e Ospedali Cattolici nel mondo per aiutare la conoscenza e la\npratica delle cure palliative. Attraverso questo testo vogliamo promuovere\nuna \u201ccultura palliativa\u201d, sia per rispondere alla tentazione che viene\ndall\u2019eutanasia e dal suicidio assistito, sia soprattutto per fa maturare quella\n\u201ccultura della cura\u201d che permette di offrire una compagnia di amore sino al\npassaggio della morte. In tal modo si aiuta la stessa medicina a riscoprire il\nsuo compito che \u00e8 certo quello della \u201cguarigione\u201d, che nella medicina\ncontemporanea gioca un ruolo preponderante, ma evitando di farne l\u2019unico\nobiettivo da raggiungere ad ogni costo. Il rischio, infatti, sarebbe quello di andare oltre la\nragionevolezza nell\u2019uso dei trattamenti medici e di sfociare nel cosiddetto\n\u201caccanimento terapeutico\u201d che procura al paziente sofferenze inutili. Ovviamente\nva escluso sempre l\u2019abbandono terapeutico quando viene meno la possibilit\u00e0 di\nottenere la guarigione. Dobbiamo essere chiari: se non possiamo guarire,\npossiamo ancora alleviare il dolore e la sofferenza e continuare a prenderci\ncura di quella persona. Il paziente inguaribile non \u00e8 mai incurabile. Non\ndobbiamo dimenticare il limite radicale che fa parte della nostra esistenza su\nquesta terra. L\u2019illusione della immortalit\u00e0, che fa da sfondo all\u2019unico\nobiettivo della guarigione, \u00e8 pericolosissima. La radicale finitudine umana\nporta ad escludere con decisione l\u2019ostinazione nell\u2019uso dei trattamenti, che\ninfligge sofferenze inutili o addirittura dannose al paziente. Mai bisogna\nperci\u00f2 abbandonare il malato, anche quando viene meno la possibilit\u00e0 di\nguarigione. <\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo bene quanto le cure palliative siano state protagoniste del\nrecupero di un accompagnamento integrale del malato nell\u2019ambito della medicina\ncontemporanea. Prendersi cura del malato \u00e8 un passo indispensabile da compiere.\nA volte i sintomi di un disagio psicologico e della sofferenza esistenziale\nlegati alla malattia emergono in maniera improvvisa e devastante, anche per un\ndiffuso individualismo che lascia soli coloro che avrebbero pi\u00f9 bisogno di\nsostegno e di accompagnamento. La medicina, se pu\u00f2 \u201cfallire\u201d nell\u2019ottenere la guarigione,\nnon fallisce mai nel prendersi cura del malato. Ecco perch\u00e9, nonostante i\nnotevoli e continui progressi tecno-scientifici, l\u2019ambito, forse unico, in cui\nsi ha la certezza di conseguire sempre l\u2019obiettivo \u00e8 quello del prendersi cura\ndella persona malata. <\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poca cultura dell\u2019accompagnamento anche perch\u00e9 c\u2019\u00e8 poco amore\ngratuito. In un mio recente volume, \u201cSorella morte\u201d, ho sottolineato l\u2019urgenza\ndi un modo nuovo di essere vicini a chi \u00e8 debole, particolarmente a chi deve\naffrontare l\u2019ultima tappa della vita nel passaggio della morte. E credo che\nanche la pastorale cristiana \u00e8 chiamata a interrogarsi seriamente sul perch\u00e9 si\n\u00e8 rarefatta la predicazione sulla morte e sulle realt\u00e0 ultime. A mio avviso vi\n\u00e8 un colpevole \u201cindebolimento della predicazione del Vangelo della morte,\nrisurrezione e vita eterna. \u00c8 divenuto sempre pi\u00f9 raro, purtroppo, ascoltare la\npredicazione sugli eventi ultimi della vita e sul mistero della vita oltre la\nmorte\u201d (p. 217). Le nostre societ\u00e0 sono pi\u00f9 povere di parole sul mistero del\npassaggio che la morte rappresenta nella esistenza umana. Peraltro, sono sempre\npi\u00f9 dubbioso nel parlare della morte come fine della vita. Non \u00e8 questa la sede\nper dilungarmi su tale aspetto. Dico solo che preferisco sottolineare la morte\ncome un passaggio, con tutto il bagaglio culturale e spirituale che questo\ncomporta. Noi \u2013 ciascuno di noi, tutte le generazioni che si susseguono lungo\nla storia &#8211; non siamo una parentesi tra due nulla. La morte non \u00e8 la fine. Sarebbe\nuna profonda ingiustizia! Neppure la ragione pu\u00f2 sopportarlo: che ne sarebbe di\ntutto il bene che abbiamo fatto, degli affetti, dei legami? Riflettere sul tema\ndelle cure palliative significa anche chiedersi quali sono le parole che\ndobbiamo riapprendere per accompagnare chi sta vivendo i momenti finali della\nsua esistenza terrena.<\/p>\n\n\n\n<p>Ribadire comunque che la persona umana \u00e8 sempre degna di rispetto e di\nattenzione, e che mai va eliminata o scartata, e ci\u00f2 a prescindere dalle\ncondizioni del suo stato, \u00e8 una convinzione che va ribadita. E deve essere\naltres\u00ec ribadito che \u201cprendersi cura\u201d dell\u2019altro fa parte della missione di\nciascuna persona umana. E\u2019 una dimensione che richiede una scelta, ma \u00e8 proprio\nquesta la scelta che distingue la dimensione antropologica dal resto della\ncreazione. Ed \u00e8 in questo orizzonte di servizio alla vita e alla dignit\u00e0 della\npersona, soprattutto quando \u00e8 malata e indebolita, che si misura la qualit\u00e0 sia\ndella persona che della societ\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Il movimento delle cure palliative, pertanto, mentre esprime un modo\nsapiente di stare accanto a chi soffre, diviene anche un messaggio di come\nconcepire l\u2019esistenza umana. La comunit\u00e0 delle cure palliative testimonia un\nnuovo modo di convivere che mette al centro la persona e il suo bene a cui non\nsolo l\u2019individuo, ma l\u2019intera comunit\u00e0, tende. In questa comunit\u00e0 il bene di\nciascuno \u00e8 perseguito come bene per tutti. Le cure palliative rappresentano un\ndiritto umano e con soddisfazione vediamo che vari programmi internazionali si\nstanno adoperando per attuare tutto questo. Ma il vero diritto umano di ogni\npersona \u00e8 continuare ad essere riconosciuta e accolta come membro della\nsociet\u00e0, come parte di una comunit\u00e0. Sin dalla Parabola del samaritano il\nVangelo chiede il coinvolgimento personale per la cura di chi ha bisogno. E va\nnotato che il \u201csamaritano\u201d non era un credente! La Chiesa pertanto non fa nulla\ndi straordinario quando si mostra attenta alla dimensione della cura del\nmalato. Fa solo quel che le \u00e8 chiesto dal Vangelo.&nbsp; Le cure \u2013 anche le cure palliative &#8211;\nrappresentano un diritto (il vero diritto!) delle persone malate e morenti. Sono\nconvinto che le cure palliative possono essere protagoniste nel recupero di una\ncultura dell\u2019accompagnamento che deve qualificare la qualit\u00e0 spirituale ed\numana della societ\u00e0 contemporanea. <\/p>\n\n\n\n<p>Avviandomi alla conclusione vorrei ribadire la mia convinzione che occorre\nalimentare in tutti i modi la ricerca delle vie migliori per la promozione\ndella salute, per la difesa della persona umana e dei suoi fondamentali e\ninalienabili diritti. Il lavoro umano di cura, che fronteggia la vulnerabilit\u00e0\nmateriale e spirituale di noi umani, in qualsiasi forma e professione, vive gi\u00e0\nsempre sul filo del paradosso anti-utilitaristico. Ma questo \u00e8 il paradosso che\nci rende umani. <\/p>\n\n\n\n<p>Gli uomini e le donne delle quali ci sentiamo impegnati a prenderci cura,\nda che mondo \u00e8 mondo, sono creature mortali. E da questo non le guariremo.\nEppure, nulla \u00e8 pi\u00f9 universalmente qualificante e commovente della nostra\nquotidiana lotta contro i segni dolorosi della fragilit\u00e0 che annuncia la nostra\ncondizione mortale. Noi lottiamo strenuamente perch\u00e9 non sia l\u2019avvilimento\ndella morte a decidere il valore della vita. Lottiamo, perch\u00e9 non sia la\nmalattia a decidere l\u2019utilit\u00e0 della nostra vita, il valore della nostra\npersona, la verit\u00e0 dei nostri affetti. Noi accettiamo la nostra condizione\nmortale. Resistiamo all\u2019illusione delirante di poter cancellare il mistero di\nquesto estremo passaggio, con i suoi dolorosi segni di contraddizione. <\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro della cura \u00e8 il nostro impegno a rendere umana questa\naccettazione, impedendole di diventare complicit\u00e0. Insomma, noi ci rifiutiamo\ndi fare il lavoro sporco della morte: anche solo simbolicamente. L\u2019atto della\ncura accetter\u00e0 \u2013 e aiuter\u00e0 ad accettare \u2013 il proprio limite invalicabile: con\ntutta la delicatezza dell\u2019amore, con tutto il rispetto per la persona, con\ntutta la forza della dedizione, di cui saremo capaci. Nessun atto di cura,\nper\u00f2, vorr\u00e0 portare il segno di quella complicit\u00e0 con la morte: nemmeno\nnell\u2019apparenza. <\/p>\n\n\n\n<p>Questa mi sembra la sfida \u2013 difficilissima e umanissima \u2013 che abbiamo\ndavanti e che credo dobbiamo affrontare insieme. L\u2019accompagnamento ad\naccogliere la necessit\u00e0 di vivere umanamente anche la morte, senza perdere\nl\u2019amore che lotta contro il suo avvilimento, \u00e8 l\u2019obiettivo della \u201cprossimit\u00e0\nresponsabile\u201d alla quale tutti, come essere umani, siamo chiamati. L\u2019intera\ncomunit\u00e0 deve esserne coinvolta. Non staremo a guardare la morte che fa il suo\nlavoro, senza fare nulla. Ma non faremo il lavoro sporco della\nmorte, che ci libera dal disagio, come fosse un atto d\u2019amore. L\u2019amore per la\nvita, nella quale abbiamo amato e ci siamo amati, non \u00e8 pi\u00f9 solo nostro: \u00e8 di\ntutti coloro con i quali \u00e8 stato condiviso. E cos\u00ec deve essere, sino alla fine.\nNessuno deve sentirsi colpevole del peso che la sua condizione mortale impone\nalla comunit\u00e0 dei suoi simili. Siamo umani. E l\u2019idea umana della cura contrasta\nl\u2019idea della malattia come esclusione dalla comunit\u00e0 e colpa imperdonabile. Per\nnon dire del Vangelo, naturalmente, che ce ne libera anche teologicamente. \n\n\n\n\n\n\n\n&#8220;mime_t8\ufffd\ufffd\ufffd\u0001\ufffd\u0007<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em> Universit\u00e0 Cattolica \u201cNostra Signora del Buon Consiglio\u201d, Tirana, Albania ,&nbsp;18&nbsp;marzo&nbsp;2019<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono particolarmente grato a per l\u2019invito rivoltomi per partecipare a questo Workshop promosso dalla Universit\u00e0 Cattolica \u201cNostra Signora del Buon Consiglio\u201d, dedicato al tema \u201cContro la cultura dello scarto per una cultura dell\u2019amore. Le cure palliative per la promozione di una cultura di responsabilit\u00e0 sociale\u201d. 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