{"id":24853,"date":"2019-02-26T19:17:21","date_gmt":"2019-02-26T18:17:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=24853"},"modified":"2019-02-26T19:17:21","modified_gmt":"2019-02-26T18:17:21","slug":"roma-mosca-la-dignita-delluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/roma-mosca-la-dignita-delluomo.html","title":{"rendered":"Roma-Mosca: la dignit\u00e0 dell\u2019uomo"},"content":{"rendered":"\n<p>Eminenze, Eccellenze reverendissime, Egregi professori,<\/p>\n\n\n\n<p>sono lieto e onorato di avere questa possibilit\u00e0 di prendere la parola in un\u2019occasione cos\u00ec importante per la costruzione di una pi\u00f9 profonda intesa e collaborazione tra la Chiesa cattolica e il patriarcato di Mosca e dell\u2019intera Chiesa ortodossa russa. Nell\u2019incontro di Cuba di tre anni fa, papa Francesco e il patriarca Kirill hanno messo in evidenza l\u2019importanza del Vangelo e della fede cristiana per la costruzione di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e pacifica, per il \u201crispetto della dignit\u00e0 dell\u2019uomo, chiamato alla vita\u201d. \u00c8 importante che riconosciamo questa responsabilit\u00e0 e la assumiamo come un impegno comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Interpreto come un segno provvidenziale il fatto di essere appena tornato da un viaggio proprio a Cuba deve ho partecipato a un incontro su \u201cL\u2019ordine del mondo nella giustizia e nella pace\u201d in cui si \u00e8 affrontato il tema di una convivenza pi\u00f9 umana e pi\u00f9 equa a livello di tutto il pianeta ormai globalizzato. Ho ricordato l\u2019incontro avuto tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill come anche questo nostro congresso che fa seguito alla Dichiarazione comune da loro firmata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci troviamo in un momento storico che richiede una maggiore unit\u00e0 tra i cristiani perch\u00e9 una globalizzazione senza l\u2019ispirazione cristiana \u00e8 povera di amore e in preda ai conflitti. E purtroppo \u00e8 quel che tanto spesso abbiamo davanti ai nostri occhi. Il momento storico che stiamo vivendo \u00e8 segnato da un ripiegamento dei popoli nei propri recinti. Vediamo crescere ovunque un pericolo individualismo che indebolisce sia la societ\u00e0 che le stesse religioni. E\u2019 urgente che i cristiani \u2013 in un mondo globalizzato \u2013 offrano a tutti quella visione dell\u2019unit\u00e0 del genere umano che \u00e8 propria del Vangelo.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Il crollo del noi<\/h5>\n\n\n\n<p>In effetti, la societ\u00e0 di questo inizio del XXI secolo \u00e8 segnata da alcuni degli esiti deteriori del cammino che la cultura occidentale moderna ha svolto e, di fatto, imposto al mondo intero. Questi effetti si concentrano oggi in una contraddizione che mina alla base le nostre comuni aspirazioni di un umanesimo cristiano. Se da una parte, gli ultimi secoli hanno visto la crescita dell\u2019attenzione nei confronti della persona, della sua insostituibile e preziosa unicit\u00e0 e del desiderio di una vita bella, dall\u2019altro assistiamo all\u2019esplodere della deriva individualista che porta alla sua solitudine, alla chiusura in se stesso e al suo risentimento nei confronti della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni filosofi come, ad esempio, Gilles Lipovetsky, parlano di una \u201cseconda rivoluzione individualista\u201d, segnata dal culto dell\u2019edonismo e della psicologia, dalla privatizzazione della vita e dalla conquista dell\u2019autonomia rispetto alle istituzioni collettive. Zygmunt Bauman, uno degli studiosi pi\u00f9 attenti ai fenomeni sociali, recentemente scomparso, parlava di una \u201csociet\u00e0 liquida\u201d, una societ\u00e0 priva di valori di riferimento.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo contemporaneo, preso dal proprio destino personale in maniera ossessiva, rischia un cos\u00ec forte narcisismo da essere insensibile a chi lo circonda sino a non avere pi\u00f9 la forza interiore impegnarsi a costruire una comunit\u00e0 umana solidale. La passione per la condizione e il \u201cdestino comune\u201d degli esseri umani, che alimenta l\u2019aspirazione verso una \u201cfraternit\u00e0 universale\u201d, si \u00e8 indebolita e si \u00e8 fatta incerta. Potremmo parlare in maniera sintetica di ci\u00f2 che chiamo \u201cil crollo del Noi\u201d, ossia la perdita del sogno comune, della visione comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli uomini e le donne di questo nostro mondo sono oggi tutti pi\u00f9 connessi, ma non per questo sono pi\u00f9 fratelli e pi\u00f9 sorelle. La tecnologia e l\u2019economia se per un verso hanno unificato maggiormente in maniera burocratica le societ\u00e0, dall\u2019altro le hanno disgregate affettivamente: la spinta all\u2019efficienza funzionale mortifica la vita relazionale. Ci troviamo di fronte al progetto di una vera e propria \u201ccreazione\u201d culturale e sociale dell\u2019individuo preso da s\u00e9 stesso e dal suo \u201cpotenziamento\u201d come fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella ricerca di autonomia, l\u2019individuo contemporaneo rimuove, giorno dopo giorno, la memoria delle radici e dei legami che l\u2019hanno generato e costruito come persona umana. Alcuni parlano di una nuova religione, l\u2019\u201cegolatria\u201d, il culto dell\u2019Io, sul cui altare si consumano anche gli affetti pi\u00f9 sacri. Il logoramento del legame sociale, in tutti i suoi aspetti \u2013 famiglia, lavoro, cultura, politica \u2013 \u00e8 uno degli effetti pi\u00f9 critici della diffusione globale di questo individualismo senza mondo e senza storia.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>&nbsp;Humana Communitas<\/em><\/h5>\n\n\n\n<p>Papa Francesco, in occasione del XXV della fondazione della Pontificia Accademia per la Vita che ricorre proprio in questi giorni, ha voluto scrivere una lettera, intitolata&nbsp;<em>Humana Communitas<\/em>. L\u2019abbiamo tradotta in russo e ne vogliamo fare dono al Patriarca Kirill e a tutti voi in questa occasione. Nella lettera il Santo Padre pone le questioni che riguardano la vita umana all\u2019interno di un ampio contesto e indica le radici (teologiche) a cui ricorrere per affrontare le domande e le difficolt\u00e0 che la minacciano.<\/p>\n\n\n\n<p>Egli esplicitamente e chiaramente indica la comunit\u00e0 umana quale luogo pi\u00f9 pieno e vero per lo sviluppo libero e consapevole di ogni uomo e di ogni donna. Cos\u00ec scrive il Papa:&nbsp;<em>La comunit\u00e0 umana \u00e8 il sogno di Dio fin da prima della creazione del mondo (cfr Ef 1,3-14). In essa il Figlio eterno generato da Dio ha preso carne e sangue, cuore e affetti. Nel mistero della generazione la grande famiglia dell\u2019umanit\u00e0 pu\u00f2 ritrovare s\u00e9 stessa.&nbsp;<\/em>(1). Questo sogno \u2026es el que Jes\u00fas ha confiado a la Iglesia y que ha puesto en el coraz\u00f3n de todos los hombres: la entera familia humana tiene un origen com\u00fan y un destino com\u00fan. En un mundo globalizado, la unidad de la familia humana es el horizonte que debe implicar a todos los pueblos. Es decisivo el redescubrimiento de la fraternidad, que desgraciadamente, es la promesa perdida de la modernidad. La vida no es un universal abstracto, la vida es cada persona desde su concepci\u00f3n hasta el pasaje final de la muerte; la vida es la entera familia humana difundida en el mundo. Esta es la vida, una realidad hist\u00f3rica.<\/p>\n\n\n\n<p>E pi\u00f9 avanti:&nbsp;<em>Di fatto, le molte e straordinarie risorse messe a disposizione della creatura umana dalla ricerca scientifica e tecnologica rischiano di oscurare la gioia della condivisione fraterna e la bellezza delle imprese comuni, dal cui servizio ricavano in realt\u00e0 il loro autentico significato. Dobbiamo riconoscere che la fraternit\u00e0 rimane la promessa mancata della modernit\u00e0. Il respiro universale della fraternit\u00e0 che cresce nel reciproco affidamento \u2013 all\u2019interno della cittadinanza moderna, come fra i popoli e le nazioni \u2013 appare molto indebolito<\/em>. (HC 13)<\/p>\n\n\n\n<p>Nella trama delle relazioni che costituiscono l\u2019individuo contemporaneo vanno riportate le domande fondamentali che abitano il suo cuore, la sua mente, anche il suo corpo, altrimenti incapaci di trovare una risposta esaustiva. Anche il tema urgente dei diritti, affinch\u00e9 non diventi una mera dichiarazione di intenti, chiede di essere posto, fondato, espresso e realizzato, non in riferimento a un \u201cio\u201d separato, ma nel pi\u00f9 comprensivo riferimento di un \u201cnoi\u201d umano. Senza armonica correlazione di diritti e doveri condivisi, la giusta tutela della persona e della sua inerente dignit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 garantita, e la vita della comunit\u00e0 non diventa affatto pi\u00f9 umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Un solo esempio: troppo spesso assistiamo alla riduzione del grande tema dell\u2019aspirazione umana alla felicit\u00e0 nel basso profilo della ricerca della gratificazione psicofisica, che diventa criterio e misura unica della \u201cqualit\u00e0 della vita\u201d quotidiana. In realt\u00e0, a ben pensarci, il vero benessere \u00e8 quello che scaturisce dal volersi bene reciprocamente, dall\u2019essere bene-amati, cio\u00e8 amati e capaci di amare, accolti e accoglienti, \u201cmisericordiati\u201d (come ama dire Papa Francesco) e misericordiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>La sfida che la vita umana di pi\u00f9 di sette miliardi di persone oggi impone \u00e8 dunque quella del \u201cnoi\u201d: ossia, quella del ripensarsi dentro una trama di relazioni che certo segna, limita, si impone, ma proprio per questo non abbandona, continua a generare, rimane solidale con la speranza di una salvezza che ci possa riconciliare, insieme, con la speranza condivisa della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Due sono i passaggi a mio parere fondamentali in questo orizzonte. Il primo riguarda la ricollocazione della necessaria interrogazione etica sulla vita umana nell\u2019ampiezza che la prospettiva globale oggi si impone. \u00c8 obiettivamente insensato e sterile affrontare l\u2019analisi di singole questioni e interrogativi senza una previa collocazione in un quadro pi\u00f9 ampio, capace di assumere e comprendere, per quanto possibile, la complessit\u00e0 del mondo attuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel rispetto, nella difesa, nella promozione della vita umana, ormai tutto si tiene: non si possono trattare i sintomi locali se non si intercettano le cause globali. La bioetica globale \u00e8 la forma corrente dell\u2019interrogazione sulla qualit\u00e0 umana delle scelte che custodiscono e riaffermano il destino ultimo della vita: la resistenza all\u2019apertura di questa portata radicale del tema sarebbe un serio fraintendimento della odierna responsabilit\u00e0 della fede.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo passaggio si pone invece come un allargamento di tema. Negli ultimi decenni, assai giustamente, si \u00e8 posta l\u2019attenzione sulle condizioni del nostro pianeta e sulle conseguenze dell\u2019agire umano sull\u2019ambiente. Oggi \u00e8 tempo di allargare questa preoccupazione, dalla casa comune ai suoi abitanti; proprio perch\u00e9 l\u2019abitabilit\u00e0 del pianeta \u00e8 messa in crisi dall\u2019agire sconsiderato ed egoista dei suoi abitanti, \u00e8 giunto il tempo di preoccuparsi seriamente di questo comportamento. Siamo chiamati a riscoprire il collegamento tra le relazioni fra di noi e quelle con i luoghi che ospitano le nostre esistenze.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\">Accompagnare nel passaggio della morte<\/h5>\n\n\n\n<p>Dentro questo quadro appare particolarmente significativa una comprensione solidale e sociale del morire. Ci\u00f2 che mi turba profondamente nella domanda di approvazione delle diverse pratiche eutanasiche non \u00e8 semplicemente il fatto che si voglia pervertire il senso della pratica medica, tutta dedita alla vita del paziente e non alla sua morte, quanto il fatto che ci sia qualcuno che, in un momento particolarmente grave e difficile della sua esistenza, chiede di morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Il compito di accompagnare chi si avvicina al passaggio delicato dalla vita terrena all\u2019incontro definitivo con il Padre celeste ha una valenza che non si riduce alle persone immediatamente coinvolte, ma ha implicazioni che vanno ben oltre. \u00c8 espressione di una cura che sa trovare il giusto equilibrio tra l\u2019impiego delle risorse che la medicina oggi ci metta a disposizione e la ricerca del bene integrale della persona, nel suo contesto familiare e sociale. Infatti, lo sviluppo delle conoscenze in campo biomedico rischia di rendere la guarigione quasi lo scopo principale, se non esclusivo, della pratica clinica contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale evoluzione porta con s\u00e9 il rischio di focalizzarsi sulla lotta alla malattia e trascurare (o ridurre) il malato. Si dimentica allora che ogni sforzo terapeutico (<em>to cure<\/em>) assume il suo significato pi\u00f9 profondo in una relazione che consiste nel prendersi cura del malato (<em>to care<\/em>). La tendenza diviene, soprattutto nei contesti fortemente tecnologizzati, quella di guardare alla eliminazione della malattia come all\u2019unico obiettivo da perseguire.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo atteggiamento, a sua volta, comporta due conseguenze. Anzitutto il rischio di superare la ragionevolezza nell\u2019uso dei trattamenti medici, al fine di ottenere una guarigione che \u201cdeve\u201d essere raggiunta a tutti i costi, perch\u00e9 in ogni mancata guarigione si vede una sconfitta della medicina. In questo modo, per\u00f2, si pongono le premesse che conducono a un eccesso di trattamenti, ostinandosi in modo irragionevole\u201d. Si finisce cos\u00ec per procurare al paziente sofferenze dovute a un impiego di mezzi, spesso invasivi, che perde di vista il bene integrale della persona: fare&nbsp;<em>tutto<\/em>&nbsp;il possibile (se questo viene inteso nel senso di utilizzare sempre e comunque tutti i mezzi disponibili) pu\u00f2 significare fare&nbsp;<em>troppo<\/em>&nbsp;(cadere cio\u00e8 in un eccesso che danneggia il paziente).<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo rischio \u00e8 quello di abbandonare il paziente nel momento in cui viene meno la possibilit\u00e0 di ottenere la guarigione: se questa opzione non \u00e8 data, si conclude il rapporto tra il medico e il paziente, la medicina (la societ\u00e0) non ha pi\u00f9 altro da fare per lui. E questa \u00e8 una conclusione fuorviante. Infatti se non possiamo guarire, possiamo per\u00f2 ancora alleviare il dolore e la sofferenza e continuare a prenderci cura di quella persona. Il paziente inguaribile non \u00e8 mai incurabile.<\/p>\n\n\n\n<p>E questo atteggiamento profondo di cura scaturisce dalla interiore convinzione che ogni persona \u00e8 dotata di una dignit\u00e0 assoluta in qualunque fase della sua vita. Non si pu\u00f2 parlare seriamente di umanizzazione della medicina se non si \u00e8 raggiunta una comprensione effettiva della dignit\u00e0 della persona umana, nella sua singolarit\u00e0, anche quando gravemente malata o morente. Ma proprio questo \u00e8 il rischio che il paziente inguaribile corre oggi nella mentalit\u00e0 medica delle nostre societ\u00e0, il rischio dell\u2019abbandono, dovuto all\u2019idea che \u201ctanto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da fare\u201d o che \u201cnon ne vale la pena\u201d. Un rischio che ha come altra faccia della medaglia l\u2019eutanasia, basata sull\u2019idea che se non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare, tanto vale \u201cfarla finita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fermo rifiuto che va dato a queste logiche trova nelle cure palliative un prezioso alleato. Proprio in questi giorni la comunit\u00e0 scientifica internazionale ha approvato (e l\u2019Accademia \u00e8 stata tra i soggetti sostenitori di questo passaggio) una nuova definizione di cure palliative. Essa esordisce affermando che: \u201c<em>Palliative care is the active holistic care of individuals across all ages with serious health-related suffering due to severe illnesses, and especially of those near the end of life. It aims to improve the quality of life of patients, their families and their caregivers.<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Due aspetti di questa definizione mi sembrano particolarmente significativi: il primo \u00e8 l\u2019approccio olistico che le cure palliative offrono, cio\u00e8 esattamente l\u2019opposto di una riduzione medicale della cura. Noi non abbiamo pazienti, abbiamo persone, con tutto il loro bagaglio fisico, psicologico, culturale e spirituale. Solo dentro questo quadro che tiene conto del tutto della persona umana, la tecnologia, oggi particolarmente efficiente, trova la sua vera efficacia, esprime la sua vera forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo tratto offerto dalla nuova definizione di cure palliative \u00e8 quello che riconosce, accanto ai malati, la presenza dei familiari e di quanti si operano per la loro salute, con l\u2019interessante clausola che tali soggetti non vengono coinvolti solo come attori di una cura della persona sofferente, ma essi stessi sono visti come destinatari di un\u2019attenzione specifica e premurosa. Questa formulazione \u00e8 decisiva, proprio perch\u00e9 ricolloca la persona sofferente, anche quella che si appresta al passaggio della morte, dentro le sue relazioni fondamentali, familiari e sociali. Non si pu\u00f2 morire da soli!<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esperienza dice che la domanda di eutanasia o di suicidio assistito \u00e8 nella quasi totalit\u00e0 dei casi figlia dell\u2019abbandono sociale e terapeutico del malato. Al contrario, una volta che si sia messa in atto una valida presa in carico multidisciplinare del paziente e coinvolta positivamente la rete di relazioni affettive e professionali \u00e8 rarissimo trovarsi di fronte a una richiesta di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>A questa fondamentale vocazione al \u201cprendersi cura\u201d occorre che la medicina dia nuovamente respiro, riconoscendone il valore. Occorre uscire dall\u2019equivoco che intende \u201cpalliativo\u201d come \u201cinutile\u201d o inefficace. Una confusione che appare dalle resistenze che di fatto ostacolano la pratica e la diffusione delle cure palliative, anche quando se ne afferma in linea di principio l\u2019importanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le diverse dimensioni e figure coinvolte in questo prendersi cura che viene riattivato in modo specifico anche grazie alle cure palliative, una particolare attenzione merita la questione spirituale e religiosa e le figure (cappellani, assistenti) coinvolte. Per il credente, il passaggio della morte ha sempre una forma di consegna radicale al mistero di Dio che non abbandona i suoi figli nella tomba; inoltre gli ultimi giorni della vita terrena di ogni persona umana sono occasione preziosa e insostituibile per fare un bilancio della propria esistenza e porre parole e gesti di riconciliazione e perdono. Aiutare e accompagnare un morente (e la sua famiglia!) in questo duplice passaggio \u00e8 gesto prezioso che realmente sostiene anche i momenti finali di un\u2019esistenza umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Cari amici, la sequela del Signore Ges\u00f9, medico dei corpi e delle anime, ci affida la responsabilit\u00e0 nei confronti delle vite degli uomini e delle donne, soprattutto dei pi\u00f9 piccoli e dei pi\u00f9 poveri, di oggi e delle generazioni future. \u00c8 una sfida grande, per la complessit\u00e0 del mondo che viviamo e per la vastit\u00e0 del suo orizzonte. Certo non pu\u00f2 essere ridotta a una semplice questione tecnologica. Il cristianesimo pu\u00f2 davvero, in questa nostra epoca, aiutare l\u2019umanit\u00e0 intera a cogliere le sfide della vita in una dimensione umanistica e spirituale imprescindibile, essenziale. Anche per questo siamo qui oggi, insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Relazione tenuta a Mosca il 12 febbraio alla conferenza internazionale \u00abLa morte e il morire in una societ\u00e0 tecnologica: tra biomedicina e spiritualit\u00e0\u00bb promossa in occasione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em> del terzo anniversario dell\u2019incontro del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill e Papa Francesco a L\u2019Avana il 12 febbraio 2016 <\/em><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eminenze, Eccellenze reverendissime, Egregi professori, sono lieto e onorato di avere questa possibilit\u00e0 di prendere la parola in un\u2019occasione cos\u00ec importante per la costruzione di una pi\u00f9 profonda intesa e collaborazione tra la Chiesa cattolica e il patriarcato di Mosca e dell\u2019intera Chiesa ortodossa russa. 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