{"id":24710,"date":"2019-01-19T00:52:29","date_gmt":"2019-01-18T23:52:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=24710"},"modified":"2019-01-19T00:54:28","modified_gmt":"2019-01-18T23:54:28","slug":"i-regali-dell-attesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/i-regali-dell-attesa.html","title":{"rendered":"I regali dell&#8217; attesa"},"content":{"rendered":"\n<p>di Giovanni Cesare Pagazzi <br><br>La quasi scomparsa capacit\u00e0 di  immaginare il Paradiso indica che qualcosa \u00e8 capitato all&#8217;ordine dei nostri affetti. Ciascuno mette ordine nei propri affetti, grazie all&#8217; emozione sistemata al primo posto. Da essa  deriva la costellazione di tutti gli altri sentimenti. Insomma: a  seconda dell&#8217; affetto a cui \u00e8 concesso il primato, tutti gli altri  prendono forma. Se la paura occupa il posto preminente, essa  influenzer\u00e0 ogni altra emozione, perfino il trasporto amoroso o  l&#8217; attaccamento alla vita. Le cose cambiano se al primo posto  si colloca la fiducia. Infatti, mentre la paura predilige le  scorciatoie, rendendo frettolosi e incapaci di attendere, la  fiducia d\u00e0 credito a persone, cose, a Dio stesso, poich\u00e9 sentiti  come attendibili: li si pu\u00f2 attendere poich\u00e9 certamente  arriveranno. Tra gli aspetti principali dell&#8217; attesa sta l&#8217; immaginazione di quanto \u00e8 desiderato. Le frettolose scorciatoie aperte dalla paura, invece, esentando dalla fatica dell&#8217; attesa, esimono dall&#8217; esercizio d&#8217; immaginare quanto si attende. La mancanza d&#8217; immaginazione  del Paradiso potrebbe quindi indicare il sopravvento della paura sulla fiduciosa attesa. Tutto (perfino il  Vangelo) \u00e8 frettolosamente anticipato e appiattito sul qui e Adesso. Non si \u00e8 in grado di descrivere, almeno un poco, quanto ci attende, per l&#8217; ottima ragione che non attendiamo un bel niente da  nessuno\u2026 Dio compreso! Come se Dio ci avesse gi\u00e0 dato tutto qui e adesso. In alcuni casi la fretta di anticipare in questa vita tutta la promessa del Vangelo \u00e8 sostenuta dalla riduzione del cristianesimo a  proposta di una vita buona, a garanzia di felicit\u00e0, magari identificata nel benessere psicofisico. \u00c8  necessario riabilitarsi a considerare la vita terrena come un&#8217; iniziazione che attende il compimento. E  ci\u00f2 non in nome del disprezzo del mondo e della carne, in vista di chiss\u00e0 quale eterea perfezione  ultraterrena, ma proprio in forza delle ragioni della carne. Infatti se \u00e8 vero che essa gode del mondo e<br> lo apprezza, onorando la propria parentela con esso, \u00e8 altrettanto vero che la carne denuncia il  disonore di cui \u00e8 vittima. La medesima carne che si compiace del mondo e col mondo \u00e8 al contempo  carne affamata e non nutrita, nuda e non vestita, malata e non curata, senza casa, senza tomba. \u00c8<br> carne che, anche nella vicenda di una via normale, invecchia e muore. Sicch\u00e9 mentre si sente depositaria di una promessa, la carne denuncia la mancanza del compimento. Come minimo, tale  mancanza fa provare i dolori del parto (Lettera ai Romani 8, 19-24), ma spesso apre le scorciatoie<br> dell&#8217; ingiustizia. Una forma di ingiustizia \u00e8 vivere come se non ci fosse bisogno del compimento. \u00c8 il  ragionamento di una carne ricca, disinteressata della carne che soffre ingiustizia, oppure dimentica<br> del fatto che essa stessa va disfacendosi fino a morire. Affinch\u00e9 la fede sia vitale, deve toccare l&#8217;immaginazione. Essa non \u00e8 la fantasia che crea dal nulla mondi tanto strampalati quanto improbabili.<br> Al contrario, l&#8217; immaginazione \u00e8 la traccia antichissima del nostro legame col mondo e con la realt\u00e0.<br> Infatti, perfino la pi\u00f9 intima, esclusiva, segreta attivit\u00e0 del nostro pensiero \u00e8 sempre praticata grazie a immagini visive, uditive, tattili, gustative, olfattive. Perfino i concetti pi\u00f9 astratti risultano dal vincolo tra<br>  il nostro corpo e il mondo, la terra, vista, sentita, gustata, toccata, odorata. Basti un esempio:  riusciamo a pensare al nulla solo ricorrendo all&#8217;immagine del buio, della nebbia, del freddo, del  grigio\u2026, cose con cui abbiamo a che fare grazie al quotidiano contatto col mondo. Insomma: non<br> riusciamo (per fortuna!) a cogliere nulla di cos\u00ec spirituale, intimo, immediato da essere slegato dalla  terra da cui \u00e8 stato tratto Adamo. Siamo parenti troppo stretti per stare uno senza l&#8217; altra, e anche l&#8217; immaginazione certifica questa familiarit\u00e0 indissolubile. L&#8217; incapacit\u00e0 di immaginare il Paradiso \u00e8 sintomo di due profonde debolezze nella pratica della fede e della pastorale. La prima: annunciamo la  morte del Signore, proclamiamo la sua risurrezione, attendiamo la sua venuta in modo cos\u00ec astratto  da sorvolare la carne, il creaturale multiforme legame tra corpo e mondo. In tal modo la carne, non, sentendosi toccata dal Vangelo, si ritrova incapace di immaginare quanto non la tocca, dato che l&#8217; immaginazione \u00e8 un con-tatto, un legame sensibile, sensoriale, sentimentale. La seconda: viviamo i<br> nostri giorni in modo cos\u00ec disincarnato (molteplici, differenti, palesi e nascosti sono i modi in cui ci  allontaniamo dalla carne) da non riuscire a vedere, udire, toccare il Verbo della Vita, che carne si \u00e8  fatto e che carne rimane (1 Giovanni 1, 13), come se i nostri sensi non fossero spirituali, cio\u00e8 aperti,  abitati e resi potenti dallo Spirito Santo, ma al contrario anestetizzati. In un modo o nell&#8217; altro, la  debole immaginazione del Paradiso evidenzia non solo l&#8217; incapacit\u00e0 di pensare all&#8217; al di l\u00e0, ma anche<br> l&#8217; inettitudine a vivere e credere dentro la carne. Invece \u00e8 proprio la fondamentale dimensione carnale  della Rivelazione ad abilitare il Nuovo Testamento a immaginare il Paradiso, facendo riferimento a  case ampie e ospitali (Giovanni 14, 1-3), banchetti di vario genere (Luca 22, 28-30; Apocalisse 19, 6)  dove evidentemente non manca il vino (Marco 14, 25), alla sparizione di lacrime e lutto (Apocalisse  21, 4), a citt\u00e0 (Apocalisse 21, 9-21) e campagna, alberi, raccolta di frutti, fiumi (Apocalisse 22, 1-2), e  a tutte (ma proprio tutte!) le cose (Apocalisse 5, 13; 21, 5). Certo, non mancano studi raffinati sull&#8217; escatologico, ma a volte il modo con cui ne trattano sembra cos\u00ec astratto e formale da risultare  etereo. Sicuro, si parla di corpo, libert\u00e0, verit\u00e0, definitivo, ma la sensazione \u00e8 quella di star davanti ad  alimenti perfetti, senza coloranti, senza zuccheri aggiunti, senza glutine, privi di grassi, assolutamente  sani, ma con la sensazione che non siano nutrienti e, per giunta, insapori. Il bel libro dell&#8217; arcivescovo  Vincenzo Paglia Vivere per sempre. L&#8217; esistenza, il tempo e l&#8217; Oltre (Milano, Piemme, 2018, pagine<br> 198, euro 17,50) scansa questo rischio, poich\u00e9 si presenta come un piatto sostanzioso, pieno di  gusto e, soprattutto, capace di stuzzicare l&#8217; appetito a palati diversi: di credenti e non, di teologi e non.<br> Il pregio pi\u00f9 grande di questo testo \u00e8 quello di assomigliare a un processo di riabilitazione alimentare.  \u00c8 risaputo che a motivo di un trauma o di una malattia si pu\u00f2 perdere la capacit\u00e0 di mangiare, o  perfino il gusto di mangiare. Riattivare simile desiderio e abilit\u00e0 \u00e8 quasi risuscitare un morto. Tuttavia chi si appresta a riabilitare qualcuno al cibo buono deve porre attenzione a quanto la persona da accompagnare pu\u00f2 e deve mangiare. Ci sono alimenti che, all&#8217; inizio, un malato non \u00e8 in grado di  assimilare. Altri da assumere in qualsiasi caso, magari modificandone la consistenza, la forma e il  gusto. Dalla prima all&#8217; ultima pagina del libro si avverte la pazienza, la competenza e la fiducia di un  accorto riabilitatore.<\/p>\n\n\n\n<p>(L&#8217;OSSERVATORE ROMANO)<\/p>\n\n\n\n\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-gallery columns-0 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\"><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Cesare Pagazzi La quasi scomparsa capacit\u00e0 di immaginare il Paradiso indica che qualcosa \u00e8 capitato all&#8217;ordine dei nostri affetti. Ciascuno mette ordine nei propri affetti, grazie all&#8217; emozione sistemata al primo posto. Da essa deriva la costellazione di tutti gli altri sentimenti. 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