{"id":24406,"date":"2018-09-04T00:18:15","date_gmt":"2018-09-03T22:18:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=24406"},"modified":"2018-09-04T00:18:36","modified_gmt":"2018-09-03T22:18:36","slug":"le-implicazioni-ecclesiologiche-di-amoris-laetitia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/le-implicazioni-ecclesiologiche-di-amoris-laetitia.html","title":{"rendered":"Le implicazioni ecclesiologiche di &#8220;Amoris Laetitia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>Il valore \u201csinodale\u201d della Esortazione Apostolica <\/em><\/p>\n<p>Sono passati ormai quasi tre anni dalla pubblicazione della <em>Esortazione Apostolica Postsinodale, Amoris Laetitia.<\/em> Papa Francesco ha raccolto le proposizioni del Sinodo dei Vescovi del 2015, le accolte nella quasi totalit\u00e0 ed ha elaborato un suo testo che ha proposto all\u2019intera Chiesa Cattolica. Non ripercorro il lungo itinerario che ha portato all\u2019<em>Amoris Laetitia<\/em>. Ma credo sia utile sottolineare che non c\u2019\u00e8 stato altro documento papale che abbia avuto una cos\u00ec lunga e elaborata gestazione. E\u2019 il frutto di una dinamica ecclesiale che per alcuni aspetti \u00e8 inedita, visto che \u00e8 stato coinvolto anche il popolo di Dio attraverso richieste consultazioni. Il Papa stesso ha tenuto a sottolineare il prezioso contributo emerso dalle due assemblee sinodali che hanno portato \u201cuna grande bellezza e offerto molta luce\u2026 L\u2019insieme degli interventi dei Padri, che ho ascoltato con grande attenzione, mi \u00e8 parso un prezioso poliedro, costituito da molte legittime preoccupazioni e da domande oneste e sincere. Perci\u00f2 ho ritenuto opportuno redigere una Esortazione Apostolica postsinodale che raccolga contributi dei due recenti Sinodi sulla famiglia, unendo altre considerazioni che possano orientare la riflessione, il dialogo e la prassi pastorale, e al tempo stesso arrechino coraggio, stimolo e aiuto alle famiglie nel loro impegno e nelle loro difficolt\u00e0\u201d(4). L\u2019apprezzamento del Papa, mentre sottolinea la novit\u00e0 del metodo, fa risaltare anche il contenuto che \u00e8 emerso nel corso dei due anni di cammino sinodale. E si pu\u00f2 affermare che l\u2019intero processo \u00e8 stata una \u201cprova di sinodalit\u00e0 possibile\u201d per la Chiesa nata dal Vaticano II, con un seppure iniziale riconoscimento del \u201csensus fidelium\u201d e di ascolto del \u201csensus fidei\u201d (LG,12) e, allo stesso tempo, una valorizzazione della collegialit\u00e0 episcopale.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una luce particolare che illumina le pagine della <em>Amoris laetitia<\/em>, che a me pare importante sottolineare: il modo materno con cui il Papa guarda (e invita l\u2019intera Chiesa a guardare) le famiglie di oggi. La Chiesa, scrive il Papa, deve fare sue le &#8220;gioie e le fatiche, le tensioni e il riposo, le sofferenze e le liberazioni, le soddisfazioni e le ricerche, i fastidi e i piaceri&#8221;(n.96) delle famiglie di questo nostro mondo. Si sente l\u2019eco dell\u2019<em>incipit<\/em> della <em>Gaudium et Spes<\/em>. In effetti, c\u2019\u00e8 un filo rosso che lega l\u2019Esortazione Apostolica <em>Amoris Laetitia<\/em> al Concilio Vaticano II: dalla allocuzione iniziale <em>Gaudet Mater Ecclesia<\/em>, alla <em>Gaudium et Spes<\/em>, alla <em>Evangelii Gaudium<\/em>. Il \u201cgaudium\u201d (la gioia) non \u00e8 solo una parola che le unisce. Il \u201cgaudium\u201d \u00e8 l\u2019esplicitazione di quella \u201csimpatia immensa\u201d che Paolo VI individuava come lo spirito che ha guidato i Padri sinodali nel Vaticano II a guardare il mondo e la societ\u00e0 umana. L\u2019Esortazione Apostolica non \u00e8 tesa semplicemente ad instaurare una nuova strategia pastorale verso le famiglie. Essa chiede molto di pi\u00f9: acquisire tutti &#8211; clero, religiosi e laici &#8211; una modalit\u00e0 nuova di essere Chiesa nel mondo. Si tratta di realizzare una vera conversione pastorale. <em>Amoris laetitia<\/em> e <em>Evangelii gaudium<\/em> si compenetrano e si completano a vicenda. Ecco perch\u00e9 appare davvero riduttivo che l\u2019attenzione sia dei pastori che dell\u2019opinione pubblica si sia fermata soprattutto all\u2019VIII capitolo e, anche qui, ad un\u2019unica frase posta in\u00a0 una nota, la 151. Certo, che nel capitolo VIII si tocchi un problema importante, \u00e8 ovvio. Ma non \u00e8 \u201cil\u201d problema che riguarda la Vocazione e la missione della Famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. In ogni caso, il Papa si \u00e8 attenuto al risultato delle votazioni sinodali; non \u00e8 andato oltre, ma non \u00e8 neppure rimasto un millimetro dietro.<\/p>\n<p>Con questa mia riflessione vorrei cogliere alcune implicazioni di ordine ecclesiologico che l\u2019Esortazione suggerisce per poter essere sia compresa che attuata. Ovviamente sono unicamente degli spunti che tuttavia chiamano in causa il complesso delle discipline teologiche, diritto compreso, la lettura della situazione culturale e sociale nella quel si trova oggi la famiglia e, ovviamente, il conseguente impegno pastorale.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Verso una Chiesa \u201cfamigliare\u201d<\/em><\/p>\n<p>Una prima considerazione riguarda il cambio di passo e di stile che l\u2019Esortazione Apostolica chiede e che riguarda la \u201cforma\u201d stessa della Chiesa, il suo modo di essere e di testimoniare. Va ribadito anzitutto che Amoria Laetitiae, segnato in ogni sua pagina da uno sguardo di grande simpatia per le famiglie, ribadisce l\u2019altezza della missione affidata agli sposi dal Signore: \u201cin nessun modo la Chiesa deve rinunciare a porre l\u2019ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza\u201d(307). Il testo lo descrive con queste parole: \u201cIl matrimonio cristiano, riflesso dell\u2019unione tra Cristo e la sua Chiesa, si realizza pienamente nell\u2019unione tra un uomo e una donna, che si donano reciprocamente in un amore esclusivo e nella libera fedelt\u00e0, si appartengono fino alla morte e si aprono alla trasmissione della vita, consacrati dal sacramento che conferisce loro la grazia per costituirsi come Chiesa domestica e fermento di vita nuova per la societ\u00e0\u201d(292). Non si pu\u00f2 pertanto essere reticenti nell&#8217;annunciare tale ideale, secondo la forte parola del Signore a riguardo della bellezza e della seriet\u00e0 del legame matrimoniale, come forma piena di attuazione della fede. La famiglia \u00e8 un bene indispensabile per la vita della Chiesa, \u00e8 un bene prezioso per l&#8217;evangelizzazione della vita, \u00e8 un patrimonio indispensabile per la stessa societ\u00e0 umana. E la Chiesa da sempre ne \u00e8 consapevole.<\/p>\n<p>Proprio tale altezza di ideale spinge il Papa a chiedere un rinnovato impegno per avvicinarsi alle famiglie nella concretezza della loro vita. Oggi non basta pi\u00f9 semplicemente ripetere e ribadire la dottrina sul matrimonio e la famiglia. La Chiesa guarda con chiarezza le malattie che affiggono le famiglie di oggi, come mostrano le pagine del secondo capitolo della Esortazione Apostolica. Ma di fronte ai gravi problemi che affliggono sia l\u2019istituto matrimoniale che quello della famiglia la Chiesa non vive un rassegnato pessimismo. Potremmo prendere in prestito le parole che Ges\u00f9 disse per l\u2019amico Lazzaro: \u201cquesta malattia non \u00e8 per la morte\u201d(Gv 11,4). La Chiesa \u00e8 amica della famiglia, di tutte le famiglie. Ed \u00e8 piena di speranza. Sa che il Signore \u00e8 venuto per salvare. E la Chiesa sa che \u201cla speranza non delude\u201d. Sente altres\u00ec la responsabilit\u00e0 di aiutare tutte le famiglie perch\u00e9 siano portate davanti a Ges\u00f9. E lui le aiuter\u00e0 a crescere nell\u2019amore.<\/p>\n<p>Questo nuovo sguardo della Chiesa per le famiglie richiede che essa stessa compia una svolta nel suo modo di essere e di concepirsi. Essa stessa deve vivere come una famiglia, in modo che parlando delle famiglie, la Chiesa parli di se stessa. Amoris Laetitia chiede che la famiglia non sia pi\u00f9 pensata esclusivamente come destinataria di un\u2019azione formativa, di un agire pastorale o sacramentale, ma riconosciuta come \u201csoggetto dell\u2019azione pastorale attraverso l\u2019annuncio esplicito del Vangelo e l\u2019eredit\u00e0 di molteplici forme di testimonianza: la solidariet\u00e0 verso i poveri, l\u2019apertura alla diversit\u00e0 delle persone, la custodia del creato, la solidariet\u00e0 morale e materiale verso le altre famiglie soprattutto verso le pi\u00f9 bisognose, l\u2019impegno per la promozione del bene comune anche mediante la trasformazione delle strutture sociali ingiuste, a partire dal territorio nel quale essa vive, praticando le opere di misericordia corporale e spirituale\u201d(290). Questa pi\u00f9 essenziale ecclesiologia della famiglia, per dir cos\u00ec, \u00e8 l\u2019afflato di cui il testo respira, l\u2019orizzonte verso il quale vuole condurre il sentire cristiano per questa nuova epoca. Tale trasformazione, se accolta con fede, \u00e8 destinata a trasformare decisamente lo sguardo con il quale deve essere percepita la Chiesa dei credenti in questo passaggio d\u2019epoca.<\/p>\n<p>La chiave di questa trasformazione non si trova, come \u00e8 sembrato nell\u2019equivoca disputa che ha polarizzato gli inizi del cammino sinodale, nel presunto conflitto (o alternativa) fra rigore della dottrina e condiscendenza pastorale. La Chiesa, dietro l&#8217;impulso magisteriale del Papa, si vede confermata nella sua costitutiva disposizione a portarsi oltre ogni artificiosa separazione e contrapposizione della verit\u00e0 e della prassi, della dottrina e della pastorale, per riscoprire fino in fondo la responsabilit\u00e0 morale e dunque pratica dei suoi processi di interpretazione della dottrina. Insomma, c\u2019\u00e8 una dimensione pastorale della dottrina e assieme una pastorale che \u00e8 anch\u2019essa dottrinale che deve essere vissuta come un orizzonte rinnovato dell\u2019essere stesso della Chiesa. Questa responsabilit\u00e0 &#8211; che le viene dall&#8217;imitazione del Signore, il quale in molti modi e con grande chiarezza ne ha dato l&#8217;esempio &#8211; impone alla Chiesa (alla comunit\u00e0 cristiana) di praticare un discernimento delle regole che si fa carico della vita delle persone, affinch\u00e9 non vada persa in nessun caso la loro percezione di essere amate da Dio.<\/p>\n<p>L\u2019immagine evangelica che userei \u2013 sulla scia della <em>Evangelii Gaudium<\/em> &#8211; per delineare la \u201cforma ecclesiae\u201d da vivere oggi \u00e8 quella della parabola della pecora smarrita (cfr Lc 15,4-7): non \u00e8 solo il pastore che deve uscire, tutte le novantanove sono chiamate ad uscire con il pastore per cercare, accompagnare, discernere e integrare chiunque ha bisogno di aiuto. Ma tutti dobbiamo vivere \u201cin uscita\u201d. Le novantanove, se restano sole, in certo modo si privano della essenziale dimensione missionaria del pastore: il recinto rischia di ridursi a burocrazia autoreferenziale. L\u2019Esortazione chiede pertanto una nuova \u201cforma ecclesiae\u201d, che sia tutta missionaria, tutta \u201cin uscita\u201d, in \u201ceffettiva\u201d uscita. Ecco perch\u00e9 non basta \u2013 per restare nell\u2019ambito della famiglia &#8211; semplicemente riorganizzare la \u201cpastorale famigliare\u201d. C\u2019\u00e8 bisogno di molto di pi\u00f9: rendere \u201cfamigliare tutta la pastorale\u201d o, ancor pi\u00f9 chiaramente, rendere \u201cfamigliare tutta la Chiesa\u201d.<\/p>\n<p>Il Papa sa bene che non \u00e8 facile o scontato accogliere questo orizzonte. Ma non vuole essere equivocato, anche perch\u00e9 non mancano fra i credenti coloro che vorrebbero una Chiesa che si presenti essenzialmente come un tribunale della vita e della storia degli uomini. Insomma, una Chiesa pubblico ministero dell\u2019accusa, oppure notaio che registra gli adempimenti e le inadempienze di legge senza riguardo per le dolorose circostanze della vita e l\u2019interiore riscatto delle coscienze. Ci si dimentica in tal modo che la Chiesa \u00e8 stata impegnata dal Signore ad essere coraggiosa e forte proprio nella protezione dei deboli, nel riscatto dei debiti, nella cura delle ferite dei padri e delle madri, dei figli e dei fratelli; a cominciare da quelli che si riconoscono prigionieri delle loro colpe e disperati per aver fallito la loro vita. E vuole accompagnare tutti sino alla piena integrazione al Corpo di Cristo che \u00e8 la Chiesa.<\/p>\n<p>I segni forti di questo raddrizzamento di rotta sono almeno due. Il primo: se \u00e8 ovvio che il matrimonio \u00e8 indissolubile, il legame della Chiesa con i suoi figli e le sue figlie lo \u00e8 ancora di pi\u00f9, si potrebbe dire, perch\u00e9 \u00e8 come quello che Cristo ha stabilito con la Chiesa, un legame che mai viene rescisso. Per di pi\u00f9 \u00e8 stato stabilito gi\u00e0 da quando eravamo nel peccato. E mai comunque saremo abbandonati dal Signore, anche quando ricadiamo nel peccato. Questo, come dice l\u2019apostolo Paolo, \u00e8 proprio un mistero grande, che va decisamente oltre ogni romantica metafora d un amore che rimane in vita soltanto nell\u2019idillio di \u201cdue cuori e una capanna\u201d. L\u2019immagine paolina non dice, in primo luogo, che nel rapporto tra Cristo e la Chiesa c&#8217;\u00e8 un grande mistero che riguarda l&#8217;uomo e la donna. Bens\u00ec il contrario. Ossia, l\u2019alleanza dell\u2019uomo e la donna Dio trova nel rapporto tra Cristo e la Chiesa la sua ragione di grazia. Non ne esaurisce per\u00f2 la ricchezza che si estende,peraltro, su tutti i legami di fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>Il secondo segno \u00e8 la conseguente piena consegna al Vescovo di questa responsabilit\u00e0 ecclesiale, sapendo che il principio irrinunciabile \u00e8 la <em>salus animarum<\/em> (un\u2019affermazione solenne che chiude il Codice di Diritto Canonico, ma che spesso viene dimenticata). Il Vescovo \u00e8 giudice in quanto pastore. E il pastore riconosce le sue pecore anche quando hanno smarrito la strada. Il suo scopo ultimo \u00e8 sempre quello di riportarle a casa, dove pu\u00f2 curarle e guarirle, mentre non lo pu\u00f2 fare se le lascia dove sono abbandonandole al suo destino perch\u00e9 \u201cse lo sono cercato\u201d.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 evidente, si tratta di un nuovo stile ecclesiale da intraprendere. E questo richiede anche la consapevolezza della diversit\u00e0 delle situazioni. Il Papa non propone n\u00e9 una nuova astratta dottrina n\u00e9 nuove regole giuridiche. Nel testo il Papa ricorda che gi\u00e0 durante il Sinodo vi \u00e8 stata una pluralit\u00e0 degli interventi dei vescovi che hanno composto un \u00abprezioso poliedro\u00bb (n.4). Tale orizzonte sollecita la teologia ad intraprendere una rinnovata riflessione in materia e spinge le singole Chiese a prendersi la responsabilit\u00e0 di far fronte alle innumerevoli sfide che le famiglie sono chiamate ad affrontare nei diversi contesti sociali e culturali. Nelle diverse regioni \u2013 scrive il Papa \u2013 \u201csi possono cercare soluzioni pi\u00f9 inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, \u201cle culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale [&#8230;] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato\u201d (n.3). Il Papa avverte altres\u00ec che \u00abnon tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero\u00bb.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>L\u2019alleanza di Dio con l\u2019uomo e la donna, cuore della storia <\/em><\/p>\n<p>La famiglia \u2013 secondo Papa Francesco &#8211; non riguarda semplicemente la storia di alcuni individui e dei loro desideri di amore (che pure ci sono), ma coinvolge la vita stessa della Chiesa e della societ\u00e0, sino a poter dire che la famiglia \u00e8 la madre di tutti i rapporti, come appare nei primi due capitoli della Genesi che l\u2019Esortazione richiama, ove la storia umana e la famiglia sono strettamente congiunte. In questo orizzonte strategico, Amoris Laetitiae chiede una riflessione teologica sul matrimonio e la famiglia con una prospettiva che riproponga l\u2019alleanza di Dio con l\u2019uomo e la donna cos\u00ec come essa viene tracciata nella creazione, ove appare chiaro che la storia del mondo e la storia della sua salvezza, camminano sulle gambe di questa alleanza di Dio con l&#8217;uomo e la donna. Dove essa \u00e8 attiva e feconda, l&#8217;umanesimo cresce e la promessa custodita dalla fede viene sostenuta e onorata. Dove quell&#8217;alleanza si sfalda, l&#8217;umanesimo si arresta, e la promessa della fede viene mortificata.<\/p>\n<p>La consegna dell&#8217;amore umano dell&#8217;uomo e della donna alla fede nel Figlio redentore e nello Spirito dell&#8217;<em>agape<\/em> di Dio che rinnova tutte le cose, attesta il carattere irrevocabile dell&#8217;alleanza creaturale. E la rende capace di irradiare la concreta evidenza della grazia che ci salva: anche quando ci scopriamo deboli e vulnerabili, peccatori e incapaci, sopraffatti dalla nostra debolezza e traditi dalla nostra stessa infedelt\u00e0. La dottrina rivelata della creazione non \u00e8 dunque una semplice deduzione razionale, che attiene alla natura umana cos\u00ec come la concepiscono le scienze biologiche o l&#8217;astrazione filosofica, nella cornice di una pregiudiziale separazione della verit\u00e0 della creazione dall&#8217;economia della grazia (difetto dal quale, del resto, neppure la teologia \u00e8 rimasta sempre immune).<\/p>\n<p>Non si tratta perci\u00f2 semplicemente di assicurare il buon funzionamento religioso e morale delle unioni, ovvero di istruire teologicamente la grandezza metafisica e sentimentale del vincolo. La posta in gioco \u00e8 ancora pi\u00f9 alta e fondamentale. Si tratta, detto in breve, di riallineare i processi di incarnazione della grazia e quelli della trasmissione della vita. Ossia, fra il legame d&#8217;amore con il Signore custodito nella fraternit\u00e0 ecclesiale, e l&#8217;ospitalit\u00e0 offerta dall&#8217;amore dell&#8217;uomo e della donna per la generazione che viene. In altre parole, \u00e8 necessario ricomporre la qualit\u00e0 cristiana pi\u00f9 alta con la condizione di vita pi\u00f9 comune. E di rendere normale questa figura dell&#8217;essere-Chiesa: ossia la rete dei legami famigliari che istruiscono e disseminano le forme essenziali dell&#8217;<em>agape<\/em> di Dio. Bisogna perci\u00f2 allineare in maniera pi\u00f9 evidente il sacramento con la famiglia e la comunit\u00e0 ecclesiale. Non \u00e8 a caso che nel testo papale, le quattro parole pi\u00f9 citate dal Papa siano: \u201camore\u201d(365 volte), \u201cfamiglia\u201d(279), \u201cmatrimonio\u201d (185) e \u201cchiesa\u201d(149). Si tratta di una sequenza non solo terminologica, ma con un peso contenutistico che va esplicitato.<\/p>\n<p>E\u2019 facile rilevare, ad esempio, una qualche trascuratezza da parte della teologia del matrimonio verso la dimensione famigliare, che \u00e8 stata tacitamente iscritta fra le conseguenze pratiche dell&#8217;unione coniugale, che definiscono la condizione comune di una forma sociale di base. Va invece sviluppato di pi\u00f9 il legame fra il sacramento del matrimonio e la famiglia, sino a poter dire con chiarezza che l&#8217;uomo e la donna non si uniscono in matrimonio semplicemente per loro stessi, bens\u00ec per l\u2019edificazione di una famiglia intesa come luogo di generazione umana, di educazione filiale, di legame sociale e di fraternit\u00e0 ecclesiale. Il matrimonio \u00e8 per la famiglia, non viceversa. La vocazione sociale e comunitaria del matrimonio, che nella famiglia trova il suo simbolo fondamentale e il suo nucleo propulsivo, \u00e8 assunta all&#8217;interno della fede cristiana e della stessa forma ecclesiale, in quanto principio creaturale del disegno comunitario di Dio a riguardo della creatura umana.<\/p>\n<p>Il fatto che il legame matrimoniale costituisca, nell&#8217;ordine cristiano, un vero e proprio sacramento della nuova alleanza, va compreso in continuit\u00e0 con l\u2019originaria destinazione come appare nella narrazione della Genesi. L&#8217;alleanza creaturale dell&#8217;uomo e della donna, nella seriet\u00e0 del suo impegno generativo e famigliare, non ha perci\u00f2 motivo alcuno di essere cristianamente disprezzata e ripudiata: anche l\u00e0 dove essa rimanga soggettivamente e\/o congiunturalmente in una condizione di distanza temporale, o in uno stato di virtuale approssimazione, rispetto alla celebrazione cristiana del sacramento. In tale prospettiva si muove il testo papale quando spinge alla ricerca dei segni dell\u2019amore di Dio, anche l\u00e0 dove non c\u2019\u00e8 il sacramento. Si potrebbe dire che <em>Dio non fa eccezione di famiglia<\/em>: lo Spirito raccoglie i vagiti della creatura e la Chiesa deve essere generosa nel confermare la grazia ricevuta e la salvezza destinata, pur annunciando l&#8217;appello alla fede che deve indirizzarla al suo compimento nella riconoscenza e nella testimonianza della fede. La garanzia istituzionale di una seria forma civile, o di una collaudata forma consuetudinaria, va apprezzata come oggettivamente convergente con la bont\u00e0 del sacramento primordiale consegnato con la creazione (e confermato anche nella condizione decaduta).<\/p>\n<p>Nel sacramento cristiano, il legame delle origini \u00e8 redento e inserito nell&#8217;economia della salvezza cristiana, ma la logica del suo disegno creaturale continua a rappresentare il fulcro del suo compimento nella fede in Ges\u00f9 Cristo, condivisa nella Chiesa. Il fatto che esista un intrinseco ordinamento del sacramento alla famiglia, e della famiglia alla comunit\u00e0 ecclesiale, non \u00e8 una semplice conseguenza pratica dell&#8217;amore totale e fedele &#8220;dei due&#8221;, quasi che il significato essenziale del matrimonio (e quindi del sacramento) si condensasse e si esaurisse in primo luogo nel legame d&#8217;amore assoluto della coppia. La famiglia non riguarda semplicemente la storia di alcuni individui e dei loro desideri di amore (che pure ci sono), ma coinvolge la vita stessa della Chiesa e della societ\u00e0, sino a poter dire che la famiglia \u00e8 la madre di tutti i rapporti. La destinazione ai vincoli famigliari e alla comunit\u00e0 ecclesiale \u00e8 da ricondurre perci\u00f2 alla natura intrinseca del legame matrimoniale secondo il disegno creatore, che nell&#8217;economia salvifica cristiana viene inserito \u2013 come parte attiva \u2013 nel pi\u00f9 fondamentale legame di Cristo con &#8220;i molti&#8221; per i quali \u00e8 destinato l&#8217;amore di Dio ed \u00e8 versato il sangue redentore. In questa pi\u00f9 ampia e concreta connessione si potr\u00e0 ancor meglio comprendere il senso genuinamente &#8220;ecclesiale&#8221; della formula paolina sul \u201cmistero grande\u201d, riscoperta dalla recente teologia del matrimonio (Ef 5, 15).<\/p>\n<p>La riflessione si deve poi allargare anche alla vocazione e missione della \u201cdonna\u201d. Dobbiamo chiederci il senso delle parole primordiali che Dio rivolse al serpente tentatore: &#8220;Il seme di lei ti schiaccer\u00e0 il capo&#8221; (Gn 3, 15). Pensiamo a quale bellezza e a quale forza potrebbe arrivare una parola cristiana che rilanciasse il nesso fra l&#8217;alleanza creaturale di Dio e il mistero del seme, della donna, della generazione, della trasmissione dell&#8217;umano e del senso del divino che sono iscritti nell&#8217;universale esperienza dell&#8217;essere figlio. Questo tema, molto esplorato riguardo all&#8217;eredit\u00e0 del peccato, \u00e8 stato totalmente disatteso riguardo all&#8217;eredit\u00e0 della salvezza. Incominciando proprio da quel nato &#8220;da donna&#8221; ridotto alla nascita &#8220;nel peccato&#8221;, invece che predicato come il modo in cui Dio ha deciso di &#8220;dare la vita&#8221; umana al Figlio che vince il male per &#8220;ogni uomo che viene in questo mondo&#8221;. Se dovessimo svolgere questa implicazione dovremmo incominciare proprio di qui: dalla rivelazione del maltrattato capitolo 3 del libro della Genesi. La grazia e la salvezza passano di l\u00ec, dal grembo della donna. Abbiamo una teologia e un&#8217;antropologia della grazia all&#8217;altezza di questa rivelazione? Se l&#8217;avessimo, un grosso e bellissimo capitolo di teologia del matrimonio, dove il nesso della salvezza e del nascere da donna sarebbero centrali, sarebbe a disposizione. Ma a questo punto, non sarebbe pi\u00f9 soltanto una teologia del matrimonio: sarebbe anche una cristologia e un&#8217;ecclesiologia, in cui il grembo della donna \u2013 tanto per cominciare \u2013 sarebbe un luogo teologico.<\/p>\n<p>E ancora. Il tema del &#8220;non separare ci\u00f2 che Dio ha unito&#8221;, oltre che riferito al vincolo dell&#8217;uomo e della donna, nel contesto di una discussione sull&#8217;interpretazione della tradizione a proposito del ripudio, andrebbe esteso all&#8217;intera trama dei rapporti implicati nell&#8217;atto creatore di Dio. Non solo uomo e donna non vanno separati, ma anche differenza sessuale e socializzazione umana, unione famigliare e lavoro della vita, governo del mondo e custodia del creato, non vanno separati. Dio ha pensato questi elementi nella bellezza della loro unione, e li ha affidati all&#8217;alleanza dell&#8217;uomo e della donna. Dove l&#8217;intima profondit\u00e0 di questi nessi (che sono biologici e psichici, come anche spirituali e sociali) si perde o viene violata, l&#8217;intera ricchezza dell&#8217;atto di &#8220;dare la vita&#8221;, nell&#8217;armonia delle sue molte componenti, \u00e8 destinata a vanificarsi nella coscienza collettiva. E come potremo sostenere l&#8217;intero ordine degli affetti umani, che proprio dalla potenza di questa alleanza generativa trae forme e forze, linguaggi e conoscenza? L&#8217;unione dell&#8217;uomo e della donna \u00e8 una grammatica elementare dell&#8217;umano, la cui decifrazione \u00e8 alla portata di tutti. Ma \u00e8 anche sintassi complessa, piena di incanti e di enigmi che ci superano, e che vanno esplorati e riconosciuti con delicatezza e rispetto. Il richiamo al rigore dell&#8217;impianto personalistico, che chiede unicit\u00e0 e fedelt\u00e0 del rapporto, insieme con\u00a0 la sua irrevocabilit\u00e0 di evento che cambia la vita per sempre, ha impressionato gli stessi discepoli di Ges\u00f9. E questo si declina anche all\u2019interno di una ecclesiologia \u201cfamiliare\u201d ove si riconosce la vocazione e la missione della donna come componente essenziale della Chiesa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec pure, l&#8217;alleanza coniugale e generativa \u2013 fisica e spirituale \u2013 deve essere restituita alla sua alta vocazione, non surrogabile da nessun&#8217;altra alleanza d&#8217;amore, della quale una nuova cultura dovr\u00e0 sviluppare la potenza e la fecondit\u00e0. La nostra infatti \u00e8 diventata sterile, non per caso, sui due fronti del legame sociale: quello generativo e quello simbolico. La complicit\u00e0 di uomo e donna \u00e8 discriminante per la riuscita dell&#8217;intera storia del legame umano con il mondo creato: la signoria delle cose, lo sviluppo del sapere, la cultura del lavoro, l&#8217;istituzione della giustizia, la riparazione della terra, l&#8217;armonia dell&#8217;habitat, dipendono dalla loro complicit\u00e0. L&#8217;uomo viene a sapere troppo poco dell&#8217;umano, senza la donna. E la donna viene a sapere troppo poco dell&#8217;umano, senza l&#8217;uomo. Il mistero dell&#8217;umano si trasmette solo nell&#8217;alleanza dei due. E\u2019 in questo orizzonte che si gioca la &#8220;nuova&#8221; vocazione e missione della famiglia, oggi: sia nella Chiesa, sia nel mondo. Come la fede, il sacramento non \u00e8 cosa che si possa imporre. Il comandamento divino dell&#8217;amore, infatti, \u00e8 altra cosa: \u00e8 l&#8217;autorizzazione di un azzardo, del quale nessuno si sentirebbe all&#8217;altezza, confidando solo nelle sue forze. La grazia del sacramento non \u00e8 una benedizione ornamentale, \u00e8 una forza efficace. L&#8217;uomo e la donna che si dispongono ad accogliere la sfida di una durevole alleanza coniugale e famigliare sono perci\u00f2 degni di ogni ammirazione e di ogni onore. La stessa Chiesa, come del resto l&#8217;intera comunit\u00e0 civile, dovranno restituire molto di pi\u00f9, per quello che ogni giorno, da sempre, ne ricevono.<\/p>\n<p>L\u2019Esortazione Apostolica sottolinea le due dimensioni che sostanziano il matrimonio e la famiglia: ossia il legame d\u2019amore trai coniugi e la conseguente fecondit\u00e0 generatrice. E\u2019 piena di significato la scelta del Papa \u2013 \u00e8 una parte della Esortazione Apostolica non presente nelle proposizioni sinodali \u2013 di prendere come testo ispiratore della Scrittura, non il Cantico dei Cantici, un testo tra i pi\u00f9 poetici della Bibbia, ma l\u2019inno all\u2019amore di Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi al capitolo 13 che commenta parola per parola. E\u2019 evidente l\u2019intenzione di richiamare l\u2019attenzione sull\u2019importanza di iscrivere il sacramento dell\u2019amore <em>familiare<\/em> nel quadro di una fondamentale declinazione dell\u2019<em>agape<\/em> cristiana. Se ben si osserva, infatti, il lessico dell\u2019Inno paolino su <em>agape<\/em>, il principio supremo e la via perfetta di tutti i carismi della fede, illustra le qualit\u00e0 di agape mediante l\u2019adozione delle parole-simbolo dell\u2019iniziazione familiare all\u2019ordine degli affetti. La forza di dominare le passioni che li mettono alla prova, come anche la disposizione a custodire la fedelt\u00e0 all\u2019amore anche nella prova pi\u00f9 difficile, sono il riflesso pi\u00f9 eloquente della fede evangelica di cui l\u2019<em>agape<\/em> di Dio ci rende capaci. Il Papa parla dell\u2019amore in chiave tutt\u2019altro che mistica e romantica. L\u2019amore di cui si parla nel testo \u00e8 pieno di concretezza e di dialettica, di bellezza e di sacrificio, di vulnerabilit\u00e0 e di tenacia (l\u2019amore tutto sopporta, tutto spera, tutto crede, tutto perdona, non cede mai\u2026). Insomma, l&#8217;amore di Dio \u00e8 cos\u00ec!<\/p>\n<p>Siamo lontani da quell\u2019individualismo che chiude l&#8217;amore nell&#8217;ossessione possessiva &#8220;a due&#8221; che peraltro mette a rischio la &#8220;letizia&#8221; del legame coniugale e famigliare. Il lessico famigliare dell&#8217;amore, nell&#8217;interpretazione del Papa, non \u00e8 povero di passione, \u00e8 ricco di generazione. Per questo include serenamente la libert\u00e0 di pensare e di apprezzare l&#8217;intimit\u00e0 sessuale dei coniugi come un grande dono di Dio per l&#8217;uomo e la donna. Potremmo dire che \u2013 anche in questo &#8211; il testo papale porta a pienezza le suggestioni presenti nella <em>Gaudium et Spes<\/em> che cita esplicitamente: \u201cIl matrimonio \u00e8 in primo luogo una \u00abintima comunit\u00e0 di vita e di amore coniugale\u00bb che costituisce un bene per gli stessi sposi, e la sessualit\u00e0 \u2018\u00e8 ordinata all\u2019amore coniugale dell\u2019uomo e della donna\u2019\u201d(n.80). Il lessico famigliare dell&#8217;amore, come proposto dal Papa, \u00e8 ricco di passione, \u00e8 robusto nella generazione.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>La cura delle relazioni familiari fragili e ferite<\/em><\/p>\n<p>Permettetemi, infine, di fare almeno un cenno alla delicata questione dell\u2019accesso ai sacramenti da parte dei divorziati risposati, ovviamente solo in alcuni casi e a determinate condizioni. Non entro nel dibattito sviluppatosi durante e soprattutto dopo l\u2019uscita dell\u2019Esortazione Apostolica. Un dibattito serio e importante che, tuttavia, ha portato molti, anzi moltissimi, a concentrare l\u2019attenzione quasi unicamente sul capitolo ottavo, anzi su una sola nota a pi\u00e8 di pagina, la nota 151. Credo anch\u2019io che si tratti di un punto delicato, anche se non \u00e8 n\u00e9 il cuore della Esortazione papale n\u00e9 \u201cil\u201d problema pastorale decisivo per la pastorale famigliare oggi. Ma l\u2019unica cosa che vorrei sottolineare \u00e8 che il vero cambiamento su tale questione, ossia sul problema dei divorziati risposati in rapporto al loro legame con la Chiesa lo aveva gi\u00e0 fatto Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio, al n. 84. Il testo recita: \u201cesorto caldamente i pastori e l&#8217;intera comunit\u00e0 dei fedeli affinch\u00e9 aiutino i divorziati procurando con sollecita carit\u00e0 che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita\u201d, con la possibilit\u00e0 anche della comunione se si vive come \u201cfratello e sorella\u201d. Costoro non sono scomunicati, ma fanno parte della Chiesa, interrompendo cos\u00ec la ormai consolidata consuetudine \u2013 anche nel Codice di Diritto Canonico non appariva pi\u00f9 \u2013 di considerare i divorziati risposati come \u201cpubblici peccatori\u201d. San Giovanni Paolo II, con grande intuito pastorale, richiama i pastori a favorire l\u2019integrazione nella comunit\u00e0 favorendo in ogni modo la loro vita cristiana e quindi l\u2019accesso alla grazia. Ma questo purtroppo non \u00e8 passato. Il problema \u00e8 che la maggioranza sia dei fedeli sia di coloro che sono in questa condizione, sono di fatto convinti di essere \u201cfuori\u201d della Chiesa. E\u2019 un problema di percezione ed anche di condizione esistenziale. Purtroppo, l\u2019affermazione sull\u2019essere nella Chiesa \u00e8 stata poco tematizzata e soprattutto poco elaborata pastoralmente, soprattutto se si pensa che, oltre alla proibizione della Comunione, si sono aggiunte altre sette proibizioni da parte della normale prassi pastorale. Norme non presenti nel Codice di Diritto Canonico, ma molto in evidenza nella pratica pastorale. Ancora oggi sono un cruccio per i parroci.<\/p>\n<p>E\u2019 indispensabile una nuova comprensione in questo campo sia sul piano pastorale che teologico. E\u2019 ovvio che se si afferma che sono nella Chiesa ma vengono relegati a stare solo in cantina o in soffitta, non cambia nulla: restano di fatto esclusi dalla comunit\u00e0 e ritenuti ancora pubblici peccatori. Quando ero Presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia ho potuto ascoltare centinaia di uomini e donne che vivono situazioni di fallimento matrimoniale, sia quei divorziati che sono rimasti fedeli al matrimonio, sia quelli che avevano intrapreso una nuova unione. Ebbene tutti mi hanno confidato con dolore e tristezza di essere sempre stati posti ai margini della comunit\u00e0 cristiana, in una sorta di estraneit\u00e0 e soprattutto una mancanza di ascolto e di considerazione da parte dei sacerdoti e della comunit\u00e0 parrocchiale. Mi chiedo perci\u00f2: se nelle nostre comunit\u00e0 parrocchiali si fosse messo in pratica quanto san Giovanni Paolo II aveva esortato a fare nella Familiaris Consortio (n. 84) avremmo avuto una \u201cforma\u201d della Chiesa capace di trovare soluzioni anche in questo ambito. E\u2019 la logica stessa della vita della Chiesa, della sua teologia, della sua pastorale ed anche del suo Diritto. La Chiesa, infatti, non \u00e8 una idea che scende dall\u2019alto, ma una storia che cresce e si sviluppa sul saldo fondamento degli Apostoli e sostenuta dallo \u201cSpirito Santo che il Padre mander\u00e0 nel mio nome, lui vi insegner\u00e0 ogni cosa e vi ricorder\u00e0 tutto ci\u00f2 che vi ho detto\u201d(Gv 14,26). E\u2019 solo un cenno per mostrare quanto la Chiesa \u2013 nella sua \u201cforma\u201d storica \u2013 sia ispiratrice di prospettive di sviluppo della sua vita sia nel versante dottrinale che in quello pastorale. E\u2019 in questo orizzonte spirituale che Papa Francesco invita ad una recezione attiva del testo sinodale. Egli non chiede semplicemente una applicazione alla lettera del documento, quanto soprattutto di recepirne lo spirito: la sua lettura comporta \u201cliberare in noi le energie della speranza, traducendole in sogni profetici, azioni trasformatrici e immaginazione della carit\u00e0\u201d(n.57).<\/p>\n<p><em>Conclusione<\/em><\/p>\n<p>Per Papa Francesco si tratta di avviare il processo per realizzare una Chiesa di famiglie, che lasciandosi plasmare dall\u2019<em>agape<\/em> di Dio si muova in direzione contraria e quella della coppia erotica e della cosca familistica, per evitare un malinconico logoramento della classica istituzione confessionale che ha corrisposto al tempo ormai irrevocabilmente congedato. Oggi, la Chiesa, anche attraverso la recezione di Amoris Laetitia, \u00e8 certamente in grado di rilanciare lo spirito di un&#8217;alleanza \u2013 quella tra uomo e donna, e quella tra le generazioni \u2013 la cui conflittualit\u00e0 odierna va lentamente ma inesorabilmente a erodere lo stesso legame sociale. E di qui, sgretola fatalmente il senso della umanit\u00e0 condivisa, quale comunione di origine e di destino: aperta alla promessa religiosa di riscatto e di compimento di una vita d&#8217;amore altrimenti assurdamente sprecata. D&#8217;altra parte, \u00e8 impossibile tener ferma questa speranza senza la generosa rassicurazione della comunit\u00e0 famigliare della fede: la quale, condividendo tutte le precariet\u00e0 della condizione famigliare, rimane tuttavia salda e ospitale a credibile sostegno della promessa ricevuta.<\/p>\n<p><strong><em>(Intervento tenuto al 50esimo Congresso Nazionale dell\u2019Associazione Canonisti Italiani, Catanzaro, 3 settembre 2018)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il valore \u201csinodale\u201d della Esortazione Apostolica Sono passati ormai quasi tre anni dalla pubblicazione della Esortazione Apostolica Postsinodale, Amoris Laetitia. Papa Francesco ha raccolto le proposizioni del Sinodo dei Vescovi del 2015, le accolte nella quasi totalit\u00e0 ed ha elaborato un suo testo che ha proposto all\u2019intera Chiesa Cattolica. Non ripercorro il lungo itinerario che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":24353,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,3],"tags":[],"class_list":["post-24406","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","category-interventi"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Visita_Monsenor_Vincenzo_Paglia_4-e1532387138667.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24406","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24406"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24406\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24407,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24406\/revisions\/24407"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/24353"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24406"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24406"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24406"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}