{"id":24159,"date":"2018-05-30T21:32:12","date_gmt":"2018-05-30T19:32:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=24159"},"modified":"2018-06-06T01:54:15","modified_gmt":"2018-06-05T23:54:15","slug":"sanctity-of-life-and-the-medical-profession-from-humanae-vitae-to-laudato-si","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/sanctity-of-life-and-the-medical-profession-from-humanae-vitae-to-laudato-si.html","title":{"rendered":"Sanctity of life and the medical profession from Humanae Vitae to Laudato si&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>I quasi cinquant\u2019anni che intercorrono tra l\u2019<i>Humanae vitae<\/i> (1968) e <i>Laudato si\u2019<\/i> (2015) hanno visto realizzarsi grandi cambiamenti negli assetti del pianeta e grandi trasformazioni negli equilibri fra diverse culture. Le dinamiche della globalizzazione hanno infatti condotto a confronti molto pi\u00f9 ravvicinati fra gruppi umani caratterizzati da differenti culture, che peraltro gi\u00e0 al proprio interno conoscevano notevoli evoluzioni. Le questioni riguardanti la vita umana e le specifiche tematiche trattate da HV non hanno per\u00f2 perso di attualit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><i>Dal senso della generazione alla \u201csacralit\u00e0\u201d delle vita<\/i><\/p>\n<p>All\u2019interno delle numerose questioni teologiche, e soprattutto teologico-morali, che nel corso di questi cinquant\u2019anni hanno visto concentrarsi sulla <i>Humanae vitae<\/i> una grande discussione, vorrei qui soffermarmi sull\u2019affermazione che mi pare centrale in questa enciclica, perch\u00e9 costituisce la sua pi\u00f9 sapiente e preziosa eredit\u00e0 teologica e antropologica: la \u00abconnessione inscindibile\u00bb (HV 12) tra sponsalit\u00e0 e generazione, nel matrimonio. La formula \u00e8 da inscrivere all\u2019interno del precedente n. 9, dove Paolo VI ricorda le quattro \u201ccaratteristiche\u201d fondamentali dell\u2019amore coniugale: un \u00abamore pienamente <i>umano<\/i>, vale a dire nello stesso tempo sensibile e spirituale\u00bb, un \u00abamore <i>totale<\/i>, vale a dire una forma tutta speciale di amicizia personale\u00bb, un \u00abamore <i>fedele<\/i> ed esclusivo fino alla morte\u00bb, un \u00abamore <i>fecondo<\/i>\u00bb. Cos\u00ec Paolo VI affermava che l\u2019amore coniugale, come tale, \u00e8 fecondo, superando in un colpo solo la annosa questione del rapporto tra i fini del matrimonio: il fine primario (la <i>prolis generatio et educatio<\/i>) e il fine secondario (<i>mutuum adiutorium<\/i> e <i>remedium concupiscentiae<\/i>). In questo modo la fecondit\u00e0 della generazione veniva pensata come una caratteristica intrinseca all\u2019amore coniugale e non una sua aggiunta successiva. Questo mi pare il primo, essenziale, \u201cguadagno\u201d dell\u2019enciclica di Paolo VI. Una lezione profetica di sapienza umana, che non possiamo e non dobbiamo perdere.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario ricordare che gi\u00e0 in quel periodo storico \u2013 siamo alla fine degli anni \u201960 &#8211; il papa aveva intuito la difficolt\u00e0 che allora era soltanto agli inizi e che oggi, indubbiamente, ha trovato una radicalizzazione oserei dire estrema: la separazione tra amore coniugale e generazione. Nella cultura attuale \u2013 sia nella vita quotidiana sia, soprattutto, nelle sue forme mediatiche \u2013 il sesso ha un destino contraddittorio. Da una parte gli viene conferita una importanza determinante per il raggiungimento della felicit\u00e0. Dall\u2019altra sembra incapace di realizzare quella soddisfazione profonda che si vorrebbe ricavarne. Si pone quindi la domanda se la ragione di questo disagio non provenga da un modo riduttivo di intendere il significato della sessualit\u00e0, che viene sganciata dalle altre dimensioni della persona e dalle relazioni che la costituiscono.<\/p>\n<p>Perdendo questa prospettiva non appare pi\u00f9 evidente come un figlio meriti di essere generato all\u2019interno di una relazione di amore tra un uomo e una donna e nemmeno all\u2019interno di una relazione stabile, socialmente istituita e riconosciuta, come \u00e8 la famiglia. Tocchiamo qui qualcosa di centrale per la fede cristiana. La realt\u00e0 della generazione ci introduce nell\u2019intimit\u00e0 del mistero di Dio stesso, in cui al generare del Padre corrisponde l\u2019essere generato del Figlio. Il legame del Padre e del Figlio fa essere entrambi, nello Spirito. La rivelazione mostra cos\u00ec che l\u2019amore che conduce alla felicit\u00e0 non pu\u00f2 realizzarsi se non facendo essere l\u2019altro da s\u00e9, in una circolazione della vita di cui la creatura umana \u00e8 fatta capace e responsabilmente partecipe. L\u2019ingresso di Dio nella generazione umana con l\u2019incarnazione (attraverso il grembo di una Donna) apre una prospettiva di vita che, assumendo la storia con le sue contraddizioni in una logica di agape, giunge alla risurrezione.<\/p>\n<p>\u00c8 solo in questo ampio orizzonte di significato che diventa possibile cogliere in modo cosa si intenda per sacralit\u00e0 (<i>sanctity<\/i>) della vita. \u00c8 infatti solo sullo sfondo della chiamata soprannaturale che possiamo comprendere la grandezza e la preziosit\u00e0 della vita umana anche nella sua fase temporale, come dice S. GP2 in EV 2. Egli proprio all\u2019inizio dell\u2019enciclica afferma che \u201cproprio questa chiamata soprannaturale sottolinea la relativit\u00e0 della vita terrena dell&#8217;uomo e della donna. Essa, in verit\u00e0, non \u00e8 realt\u00e0 \u00abultima\u00bb, ma \u00abpenultima\u00bb\u201d. \u00c8 in questo contesto che essa si presenta come \u201crealt\u00e0 sacra che ci viene affidata perch\u00e9 la custodiamo con senso di responsabilit\u00e0 e la portiamo a perfezione nell&#8217;amore e nel dono di noi stessi a Dio e ai fratelli\u201d (EV, 2). Ciascuno \u00e8 quindi chiamato a realizzare la propria vita nella logica del dono, in relazione a Dio e ai fratelli, come ribadisce poco oltre S. GP2: \u201cla vita del corpo nella sua condizione terrena non \u00e8 un assoluto per il credente, tanto che gli pu\u00f2 essere richiesto di abbandonarla per un bene superiore; come dice Ges\u00f9, \u00abchi vorr\u00e0 salvare la propria vita, la perder\u00e0; ma chi perder\u00e0 la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salver\u00e0\u00bb (Mc 8, 35)\u201d (EV, 47).<\/p>\n<p>Da <i>Humanae vitae <\/i>a <i>Laudato si\u2019<\/i><\/p>\n<p>Il tema della generazione si presenta quindi come snodo che tocca non solo la vita delle singole persone o della famiglia, ma l\u2019intera sfera delle relazioni sociali. Il collegamento che lo stesso Paolo VI ha posto tra HV e <i>Populorum progressio<\/i>, ci consente di fare un ulteriore passo verso LS. Possiamo notare che l\u2019intero pianeta, pur con sensibili differenze nei diversi continenti, tende all\u2019invecchiamento. E quelle societ\u00e0 che sono pi\u00f9 povere di figli appaiono pi\u00f9 colpite da una sorta di declino non solo materiale ma anche spirituale. LS mette in evidenza come non \u00e8 la terra a essere avara, ma \u00e8 la nostra amministrazione a essere ingiusta. \u00c8 forte la tentazione di ripiegamento dei gruppi umani sui propri interessi, culturalmente pi\u00f9 inclini alla riproduzione dell\u2019individuo che alla generazione della comunit\u00e0. Focalizzandoci sull\u2019autorealizzazione, si moltiplicano le forme di sterilit\u00e0. La LS ci indica quindi come \u2013 lasciandoci illuminare dal mistero generativo di Dio che si rivela nella realt\u00e0 del Figlio fatto uomo nel grembo di Maria \u2013 la Chiesa \u00e8 chiamata a restituire fiducia a un mondo che fatica a trasmettere il senso stesso del venire al mondo.<\/p>\n<p>Ma offre anche altri spunti che invitano a comprendere la vita umana nel contesto della casa comune, secondo il paradigma della ecologia integrale. Questa prospettiva sistemica ci aiuta a porre in relazione aspetti della vita che spesso non consideriamo nella loro interconnessione, restringendo cos\u00ec l\u2019orizzonte di pensiero. Il quadro concettuale dell\u2019ecologia integrale permette di sviluppare una comprensione pi\u00f9 articolata e convincente (e forse anche comunicabile) di alcune categorie che ci stanno a cuore nel difendere e promuovere la vita umana in tutte le fasi del suo decorso, soprattutto quando \u00e8 pi\u00f9 fragile e pi\u00f9 esposta.<\/p>\n<p>Vorrei ora proporre qualche breve cenno di riflessione sul senso della dignit\u00e0 della persona, l\u2019argomento al centro della vostra attenzione questa mattina. Sappiamo che la nozione di dignit\u00e0 viene infatti invocata da tutti. E in genere si fa riferimento al Preambolo della Dichiarazione dei diritti dell\u2019uomo e del cittadino del 1948, che recita: \u201cil riconoscimento della dignit\u00e0 inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libert\u00e0, della giustizia e della pace nel mondo\u201d. E l\u2019articolo 1 ribadisce: \u201cTutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignit\u00e0 e diritti\u201d. Essa \u00e8 anche pi\u00f9 volte invocata nella Dichiarazione universale sulla bioetica e i diritti dell\u2019uomo dell\u2019UNESCO (2005). Ma le interpretazioni sono diverse, con la conseguente difficolt\u00e0 a trovare un accordo sulle decisioni da prendere nelle situazioni concrete a cui l\u2019evoluzione delle biotecnologie ci mette di fronte.<\/p>\n<p>La diversit\u00e0 delle interpretazioni nasce anche dalla diversit\u00e0 degli orizzonti culturali che in Occidente possiamo raggruppare in tre prospettive principali: quella ebraico-cristiana, quella kantiana e quella pi\u00f9 recente della (tarda) modernit\u00e0.<\/p>\n<p><i>1. La tradizione ebraico-cristiana <\/i>Pur conoscendo diverse accentuazioni e sfumature nel corso dei secoli, la tradizione ebraico-cristiana ha manifestato una notevole costanza circa gli elementi centrali della nozione di dignit\u00e0 che trova la sua ragione sulla creazione dell\u2019uomo \u201ca immagine e somiglianza di Dio\u201d. Sebbene il peccato sfiguri questa immagine, essa viene ripristinata dalla grazia e dalla salvezza che Ges\u00f9 Cristo offre all\u2019uomo. Questo vale per ogni uomo e per ogni donna. In tal senso, la dignit\u00e0 \u00e8 un altro nome per indicare la figliolanza da Dio. La dignit\u00e0 pertanto non dipende da altri fattori, come il comportamento o particolari capacit\u00e0 del soggetto, ma solo dal fatto di essere figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza. Ges\u00f9 proseguendo in questa direzione, giunge ad affermare che i poveri &#8211; coloro che sono scartati perch\u00e9 privi di dignit\u00e0 \u2013 lo rappresentano sulla terra. Sono il suo sacramento.<\/p>\n<p><i>2. La svolta kantiana. <\/i>Nei <i>Fondamenti della critica dei costumi<\/i>, Kant afferma che la dignit\u00e0 \u00e8 la condizione per cui la persona \u00e8 fine in s\u00e9: essa non \u00e8 suscettibile di una stima economica, cio\u00e8 non le si pu\u00f2 attribuire un prezzo. La dignit\u00e0 non \u00e8 n\u00e9 graduabile, n\u00e9 divisibile. Tutti gli uomini sono uguali nella dignit\u00e0. Kant fonda questa affermazione sulla legge morale che ognuno trova dentro di s\u00e9. Potremmo dire che \u201claicizza\u201d quanto nella tradizione cristiana risultava dipendente dalla relazione (di figliolanza) con Dio. E il Vaticano II (GS 16), parlando della coscienza dell\u2019uomo come il luogo in cui ciascuno scopre una legge che non si \u00e8 dato, ma che ha ricevuto da Dio, opera in certo modo una saldatura tra la prospettiva kantiana e quella maturata in contesto ebraico-cristiano.<\/p>\n<p><i>3. <\/i>Nell\u2019<i>epoca moderna<\/i> \u2013 l\u2019emergere sia della soggettivit\u00e0 che della relazionalit\u00e0 &#8211; la dignit\u00e0 \u00e8 legata al giudizio sia degli altri che alla convinzione dello stesso soggetto. Si parla perci\u00f2 della percezione della propria dignit\u00e0 pi\u00f9 che della sua dimensione ontologica che, ovviamente, non deve essere perduta. In termini aristotelici si potrebbe dire che la dignit\u00e0 non riconosciuta dagli altri \u00e8 in potenza, ma non ancora in atto. E\u2019 importante allora lo sguardo del medico credente per dare un po\u2019 di coraggio e di serenit\u00e0 a chi dubita della propria dignit\u00e0 perch\u00e9 si trova in una condizione di debolezza e di dipendenza. E\u2019 quindi indispensabile favorire in ogni modo condizioni di cura, alleanze tra medici e malati soprattutto in contesti fortemente invalidanti o di morte prossima. Oserei dire che la dignit\u00e0 \u00e8 strettamente legata alla relazionalit\u00e0.<\/p>\n<p><i>I tre poli della nozione di dignit\u00e0<\/i><\/p>\n<p>Il percorso svolto ci mostra come nella nozione di dignit\u00e0 si sedimentino diverse linee di pensiero che forniscono indicazioni preziose per determinare il senso della dignit\u00e0 della persona umana. E accolgo volentieri queste parole di un filosofo francese laico, Luc Ferry, il quale afferma: \u201cl\u2019idea stessa che un essere umano possa \u2018perdere la sua dignit\u00e0\u2019 perch\u00e9 \u00e8 divenuto debole, malato, vecchio e per questo in una situazione di dipendenza \u00e8 un\u2019idea intollerabile sul piano etico, e si pone accanto alle funeste teorie degli anni Trenta\u201d. E fanno riflettere queste osservazioni di uno scrittore italiano, Lucio Magris, attento studioso della cultura contemporanea, sulla questione della dignit\u00e0 nel contesto eutanasico: \u201c\u201cProposta in nome della piet\u00e0 e della dignit\u00e0 umana, l\u2019eutanasia pu\u00f2 divenire facilmente un\u2019obbrobriosa anche se inconscia igiene sociale; l\u2019arbitrio di chi, in nome della qualit\u00e0 della vita, afferma che al di sotto di una certa qualit\u00e0 la vita non \u00e8 degna di essere vissuta e si conferisce il diritto di stabilire quale sia il livello che autorizza a eliminare chi non lo possiede. Indubbiamente, per molti dei milioni di bambini spaventosamente denutriti che ci sono al mondo \u2013 e spesso lesi, nella loro scandalosa condizione, pure nel pensiero e nell\u2019affettivit\u00e0 \u2013 la morte sarebbe una sventura minore della vita infame che li attende, ma \u00e8 dubbio che ci\u00f2 autorizzi la loro eliminazione\u201d.<\/p>\n<p>Vale la pena leggere un bel testo del Vaticano II pieno di sapienza: \u201cciascuno consideri il prossimo, nessuno eccettuato, come un altro \u00abse stesso\u00bb\u2026 Inoltre tutto ci\u00f2 che \u00e8 contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l&#8217;aborto, l&#8217;eutanasia e lo stesso suicidio volontario; tutto ci\u00f2 che viola l&#8217;integrit\u00e0 della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, le costrizioni psicologiche; tutto ci\u00f2 che offende la dignit\u00e0 umana, come le condizioni di vita subumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavit\u00f9, la prostituzione, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili: tutte queste cose, e altre simili, sono certamente vergognose\u201d.<\/p>\n<p>Non credo ci siano dubbi sul fatto che ciascuna persona dovrebbe vivere e morire in modo dignitoso. Mi hanno fatto riflettere queste parole di una signora novantenne che spiegava cosa fosse per lei morire dignitosamente: \u201cVorrei una morte tranquilla, nel mio letto, non all\u2019ospedale. Vorrei che ci sia qualcuno attorno a me e che mi dica parola d\u2019amore, che mi dia la forza di morire, che mi carezzi con gesti dolci e leggeri, che mi lasci scivolare nella morte senza forzarmi a mangiare, se non ne ho pi\u00f9 voglia. Voglio sentire la vita attorno a me, i bambini che corrono, la gente che parla, e se io soffro, che qualcuno mi dia ci\u00f2 che mi aiuti a non soffrire. Questo \u00e8 per me morire con dignit\u00e0\u201d. Certo, \u00e8 difficile legare questa morte ad un dispositivo legislativo. In verit\u00e0, parlare di dignit\u00e0 del morire significa promuovere una nuova cultura della vita e delle relazioni. Non \u00e8 dignit\u00e0 mettere una pillola mortale sul comodino a disposizione del moribondo; e tanto meno \u00e8 dignit\u00e0 una iniezione di veleno, o un bicchiere di bevanda letale, anche se a chiederlo \u00e8 stato lo stesso malato. Ed \u00e8 certo indegno non accorgersi del mare di solitudine e di non senso che sta vivendo chi ritiene che non vale pi\u00f9 la pena di vivere. Tale indifferenza \u00e8 l\u2019amara conferma di ci\u00f2 che lo tormenta: non valere pi\u00f9 nulla per nessuno. Il medico cattolico \u2013 almeno lui \u2013 stia accanto e accompagni, cerchi di guarire fin dove \u00e8 possibile e non smetta mai di curare. E\u2019 quel che Ges\u00f9 faceva e per questo dall\u2019antica Chiesa fu chiamato \u201cmedico\u201d.<\/p>\n<p><a name=\"_GoBack\"><\/a> Cari amici, la vera dignit\u00e0 \u00e8 quella che prova la persona fragile, malata, quando viene curata con delicatezza, tatto, attenzione e accompagnata con affetto e generosa attenzione. La dignit\u00e0, infatti, \u00e8 essere riconosciuti come persona sempre, in ogni condizione, in ogni situazione. La vicinanza, il contatto fisico \u2013 una stretta di mano continuata, una parola detta con dolcezza, una carezza sulla guancia mentre si \u00e8 negli ultimi istanti della vita \u2013 testimoniano a chi muore la sua grande dignit\u00e0 e a chi resta un ammaestramento sul senso della vita anche al momento della morte. Per questo dovremmo sdegnarci molto di pi\u00f9 per la morte indignitosa di milioni di persone per la fame, la guerra, l\u2019abbandono terapeutico, e cos\u00ec oltre. Lo scrive Papa Francesco nell\u2019ultima Esortazione Apostolica, <i>Gaudete et Exultate<\/i>: \u201c<span style=\"color: #000000;\">La difesa dell\u2019innocente che non \u00e8 nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perch\u00e9 l\u00ec \u00e8 in gioco la dignit\u00e0 della vita umana, sempre sacra, e lo esige l\u2019amore per ogni persona al di l\u00e0 del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra \u00e8 la vita dei poveri che sono gi\u00e0 nati, che si dibattono nella miseria, nell\u2019abbandono, nell\u2019esclusione, nella tratta di persone, nell\u2019eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavit\u00f9, e in ogni forma di scarto\u201d(101)<\/span>. Mi parrebbe quanto mai opportuno suscitare iniziative culturali \u2013 e questo Congresso ne \u00e8 un esempio \u2013 assieme a proposte di leggi perch\u00e9 tutti abbiano una vita dignitosa, sana, e una attenta assistenza sanitaria. In un breve scritto redatto da cristiani evangelici e cattolici, in Germania, e pubblicato da Bernhard Vogel con il titolo \u201cAl centro: la dignit\u00e0 dell\u2019essere umano\u201d, vien detto molta chiarezza che \u201cla dignit\u00e0 \u00e8 l\u2019esigenza di rispetto\u201d. Ma forse pi\u00f9 che \u201cesigenza\u201d andrebbe usato il termine \u201cdiritto\u201d. In tal senso si dovrebbe dire: \u201cLa dignit\u00e0 \u00e8 il diritto al rispetto\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I quasi cinquant\u2019anni che intercorrono tra l\u2019Humanae vitae (1968) e Laudato si\u2019 (2015) hanno visto realizzarsi grandi cambiamenti negli assetti del pianeta e grandi trasformazioni negli equilibri fra diverse culture. 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