{"id":24131,"date":"2018-05-22T12:36:07","date_gmt":"2018-05-22T10:36:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=24131"},"modified":"2018-05-22T15:27:37","modified_gmt":"2018-05-22T13:27:37","slug":"lamore-e-piu-forte-della-morte-monsignor-oscar-arnulfo-romero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/lamore-e-piu-forte-della-morte-monsignor-oscar-arnulfo-romero.html","title":{"rendered":"L&#8217;amore \u00e8 pi\u00f9 forte della morte: monsignor Oscar Arnulfo Romero"},"content":{"rendered":"<p>Papa Francesco ha approvato il miracolo attribuito all\u2019Arcivescovo Oscar Arnulfo Romero e ha quindi annunciato la sua canonizzazione il 14 ottobre 2018, a met\u00e0 del Sinodo dei vescovi sui giovani.<br \/>\nLa canonizzazione di Romero \u00e8 un dono straordinario a tutta la Chiesa cattolica di questo inizio di millennio. Lo \u00e8\u00a0 anche per tutti i cristiani, come mostra l\u2019attenzione della Chiesa anglicana, che nel Duemila ha posto la statua di Mons. Romero nella facciata della cattedrale di Westmister accanto a quella di Martin Luther King e Dietrich Bonhoeffer. Ed \u00e8 un dono anche alla societ\u00e0 umana, come mostra la decisone delle Nazioni Unite di stabilire il 24 marzo \u2013 giorno dell\u2019assassinio di Romero \u2013 \u201cInternational Day for the right to the Truth Concerning Gross Human Rights and for the Dignity of Victims\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 bene esprimere gratitudine a Benedetto XVI che ha seguito la causa fin dall\u2019inizio e che il 20 dicembre del 2012 \u2013 a poco pi\u00f9 di un mese dalla sua rinuncia &#8211; ne ha deciso lo sblocco perch\u00e9 proseguisse il suo itinerario ordinario, passando dalla Congregazione per la Dottrina della Fede alla Congregazione per le Cause dei santi. E penso con gratitudine anche a san Giovanni Paolo II che volle ricordare mons. Romero nella celebrazione dei Nuovi Martiri durante il Giubileo del 2000, inserendone il nome, assente nel testo preparato dall\u2019Ufficio Liturgico, nell\u2019oremus finale. E siamo particolarmente grati a Papa Francesco per aver prima approvato il processo per la Beatificazione e poi per aver voluto unire in un\u2019unica celebrazione Paolo VI e Romero, che vedeva Montini come suo ispiratore e suo difensore. L\u2019impegno della Congregazione per le Cause dei Santi \u2013 sotto la guida del cardinale Angelo Amato \u2013 \u00e8 stato attento e sollecito.<\/p>\n<p>Ora, vedendosi compiere il cammino non semplice della causa, \u00e8 il tempo della gioia. Il <em>sensus fidelium<\/em>, in verit\u00e0, non \u00e8 mai venuto meno sia in El Salvador sia ovunque nel mondo, circa la santit\u00e0 di mons. Romero. Il suo martirio ha dato senso e forza a tante famiglie salvadoregne che avevano perso parenti e amici durante la guerra civile. Il suo ricordo divenne immediatamente il ricordo anche delle altre vittime, magari meno illustri, della violenza. Come Romero, che si era chinato, pieno di commozione, per vegliare il corpo di p. Rutilio Grande, molti salvadoregni non hanno cessato in questi anni di recarsi alla sua tomba per trarre forza dal loro arcivescovo martire.<\/p>\n<p>Finalmente, dopo un lungo lavoro che ha visto non poche difficolt\u00e0 sia per le opposizioni rispetto al pensiero e all\u2019azione pastorale dell\u2019arcivescovo sia per la situazione conflittuale che si era creata attorno alla sua figura, il processo \u00e8 giunto alla sua conclusione. Romero possiamo considerarlo il primo santo della lunga schiera dei Nuovi Martiri contemporanei. Il 24 marzo \u2013 giorno della sua morte &#8211; \u00e8 divenuto per decisione della Conferenza Episcopale Italiana \u201cGiornata di preghiera per i missionari martiri\u201d. Il mondo \u00e8 molto cambiato da quel lontano 24 marzo 1980. C\u2019\u00e8 stato l\u201989 con il crollo del muro di Berlino, \u00e8 venuto poi l\u201911 settembre del 2001, sono giunti i giorni drammatici di una risorgenza terroristica, mentre un clima di violenza e di rabbia sembra espandesi ovunque nel mondo. E tuttavia la memoria di Romero continua a muovere e a commuovere gli animi di tanti. La simbolicit\u00e0 della sua morte sull\u2019altare mentre celebrava il Sacrificio Eucaristico lo ha reso un testimone particolarmente eloquente di quell\u2019amore per i poveri che non conosce limiti. Quel pastore di un piccolo paese dell\u2019America Centrale, \u00e8 posto ora in alto tra i santi, come si pu\u00f2 gi\u00e0 vedere nella cupola della cattedrale di San Salvador, dove \u00e8 stato dipinto accanto a San Giovanni XXIII e santa Madre Teresa di Calcutta: tre santi dell\u2019amore. E non \u00e8 senza significato che la sua canonizzazione avvenga proprio mentre sulla cattedra di Pietro vi \u00e8, per la prima volta nella storia, un papa latinoamericano che vuole una \u201cChiesa povera, per i poveri\u201d. E\u2019 una coincidenza provvidenziale. La Canonizzazione di Romero si iscrive in quella Chiesa \u201cin uscita\u201d che papa Francesco invita tutti a vivere.<\/p>\n<p><strong>Romero un pastore <\/strong><\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019azione pastorale di Romero affondi le sue radici nella testimonianza martiriale di padre Rutilio Grande. Questo gesuita era un uomo buono e generoso, diverso dai suoi confratelli di San Salvador per lo pi\u00f9 intellettuali progressisti d\u2019origine iberica. Rutilio, di origine salvadoregna, lasci\u00f2 l\u2019insegnamento universitario per andare fra i contadini in un piccolo villaggio, Aguilares, vivendo in una stanzetta con un letto, un comodino, un piccolo lume, una Bibbia. Qui aveva creato un movimento di comunit\u00e0 cristiane cui partecipavano migliaia di poveri <em>campesinos<\/em>.<\/p>\n<p>Romero gli era molto amico e lo considerava un uomo di Dio. La sera di quel 12 marzo 1977 Romero vegli\u00f2 tutta la notte davanti al corpo dell\u2019amico e dei due contadini uccisi insieme a lui in un agguato. Era arcivescovo di San Salvador da pochi giorni, non aveva ancora preso confidenza con le sue funzioni. In quelle ore prov\u00f2 molta commozione vedendo l\u2019amico ucciso e i tanti contadini che affollavano la chiesetta. Romero \u2013 confid\u00f2 ad un amico un anno dopo \u2013 si rese conto che quei contadini erano rimasti orfani del loro \u201cpadre\u201d e che ora toccava a lui, arcivescovo, prenderne il posto anche a costo della vita. In quella notte sent\u00ec \u2013 lo scrive pi\u00f9 volte lo stesso Romero &#8211; una ispirazione divina a essere forte, ad assumere un\u2019attitudine di <em>fortaleza<\/em>, mentre nel paese, segnato dall\u2019ingiustizia sociale, aumentava la violenza: era la violenza dell\u2019oligarchia contro i contadini, violenza dei militari contro la Chiesa che difendeva i poveri, ed anche violenza della guerriglia rivoluzionaria.<\/p>\n<p>Secondo una vulgata diffusa, in quella notte Romero avrebbe avuto una conversione, passando da un formale orientamento tradizionalista all\u2019amore per i poveri espresso anche nella politica. Romero, lo ha sempre negato. Diceva nel marzo 1979: \u201cNon parlerei di conversione come molti dicono \u2013 si pu\u00f2 intendere se si vuole \u2013 perch\u00e9 sempre ho avuto affetto per il popolo, per il povero. Prima di essere vescovo sono stato per ventidue anni sacerdote a San Miguel\u2026 Quando visitavo i cantoni sentivo un vero piacere nello stare con i poveri e aiutarli&#8230; Giungendo per\u00f2 a San Salvador, la stessa fedelt\u00e0 cui avevo voluto ispirare il mio sacerdozio mi fece comprendere che il mio affetto verso i poveri, la mia fedelt\u00e0 ai principi cristiani e l\u2019adesione alla Santa Sede dovevano prendere una direzione un po\u2019 diversa. Il 22 febbraio del 1977 presi possesso dell\u2019Arcidiocesi e a quella data vi era una raffica di espulsioni di sacerdoti&#8230; Il 12 marzo del 1977 avvenne l\u2019assassinio del p. Rutilio Grande\u2026 ebbe un forte impatto nella diocesi e mi aiut\u00f2 a sentire <em>fortaleza<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Romero credette alla sua funzione di vescovo e di primate del paese e si sentiva responsabile della popolazione, specie pi\u00f9 povera: per questo si fece carico del sangue, del dolore, della violenza, denunciandone le cause nella sua carismatica predicazione domenicale seguita alla radio da tutta la nazione. Potremmo dire che fu una \u201cconversione pastorale\u201d, con l\u2019assunzione da parte di Romero di una <em>fortaleza<\/em> indispensabile nella crisi in cui versava il paese. Si fece <em>defensor civitatis<\/em> secondo la tradizione dei Padri antichi della Chiesa, difese il clero perseguitato, protesse i poveri, afferm\u00f2 i diritti umani. Un rapporto non troppo favorevole all\u2019azione pastorale di Romero notava: \u201cRomero ha scelto il popolo e il popolo ha scelto Romero\u201d. Ebbene, questa che a taluni appariva un\u2019accusa, era in verit\u00e0 l\u2019elogio pi\u00f9 bello per un pastore. Romero \u201csentiva l\u2019odore delle pecore\u201d e queste se ne erano accorte. E\u2019 commovente vedere ancora oggi i contadini parlare con lui inginocchiati davanti alla sua tomba! E\u2019 stato un vescovo secondo la migliore tradizione arricchita dal grande insegnamento del Vaticano II.<\/p>\n<p>Il clima di persecuzione era palpabile. Ma Romero divenne chiaramente il difensore dei poveri di fronte ad una repressione crudele. Dopo due anni di arcivescovado a San Salvador, Romero conta 30 preti perduti, tra uccisi, espulsi o richiamati per sfuggire alla morte. Gli squadroni della morte uccidono decine e decine di catechisti delle comunit\u00e0 di base, e molti fedeli di queste comunit\u00e0 scompaiono. A tutto questo si aggiungevano le profanazioni delle chiese e del Santissimo Sacramento. Insomma, con un clima di terrore si voleva scoraggiare anche il pi\u00f9 piccolo desiderio di cambiamento della situazione. La Chiesa era la principale imputata e quindi quella maggiormente colpita. Romero resistette e accett\u00f2 di dare la vita per difendere il suo popolo.<\/p>\n<p><strong>Ucciso sull\u2019altare durante la Santa Messa<\/strong><\/p>\n<p>Fu ucciso sull\u2019altare. In lui si voleva colpire la Chiesa che sgorgava dal Concilio Vaticano II. La sua morte \u2013 come mostra chiaramente l\u2019accurato esame documentario \u2013 fu causata non da motivi semplicemente politici, ma dall\u2019odio per una fede impastata della carit\u00e0 che non taceva di fronte alle ingiustizie che implacabilmente e crudelmente si abbattevano sui poveri e sui loro difensori. L\u2019uccisione sull\u2019altare \u2013 una morte senza dubbio pi\u00f9 incerta visto che si doveva sparare da trenta metri rispetto ad una provocata da distanza ravvicinata \u2013 aveva una simbolicit\u00e0 che suonava come un terribile avvertimento per chiunque volesse proseguire su quella strada. Lo stesso san Giovanni Paolo II lo nota con efficacia: \u201clo hanno ucciso proprio nel momento pi\u00f9 sacro, durante l\u2019atto pi\u00f9 alto e pi\u00f9 divino\u2026 E\u2019 stato assassinato un vescovo della Chiesa di Dio mentre esercitava la propria missione santificatrice offrendo l\u2019Eucarestia\u201d. E pi\u00f9 volte disse: \u201cRomero \u00e8 nostro, \u00e8 della Chiesa!\u201d.<\/p>\n<p>In effetti Monsignor Romero \u00e8 stato un vescovo al servizio del Vangelo e della Chiesa, come emerge gi\u00e0 dal suo motto episcopale: \u201csentire cum ecclesia\u201d. E della preoccupazione fondamentale della Chiesa, la \u201csalus animarum\u201d, aveva fatto la sua priorit\u00e0: rest\u00f2 tra la sua gente anche a costo della vita. L\u2019immagine di Romero politico \u00e8 lontana da tutta la sua storia e dalla sua formazione spirituale e culturale. E se Romero talora entrava nel campo della politica, lo faceva perch\u00e9 costretto e solo per\u00a0 difendere la Chiesa e il popolo, perseguitati da un regime e da uomini spietati e bugiardi. Non era un intellettuale, un teologo, un organizzatore, un amministratore. Neppure un riformatore. E tanto meno un politico, come qualcuno ha voluto vederlo, strumentalizzando il suo nome a propri fini. Romero era un uomo di Dio, un uomo di preghiera, un uomo di obbedienza e di amore per la gente. In una omelia del 17 febbraio del 1980 dice con chiarezza: \u201cquello che cerco di fare non \u00e8 politica. E se per necessit\u00e0 del momento sto illuminando la politica della mia patria, \u00e8 perch\u00e9 sono pastore, \u00e8 a partire dal Vangelo, \u00e8 una luce che deve illuminare le strade del paese e dare il suo contributo, come Chiesa; quel contributo che, proprio perch\u00e9 Chiesa, deve dare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Romero e la scelta dei poveri<\/strong><\/p>\n<p>Romero da sempre ha amato i poveri. Giovanissimo sacerdote a San Miguel veniva accusato di comunismo perch\u00e9 chiedeva ai ricchi di dare il giusto salario ai contadini coltivatori di caff\u00e8. Diceva loro che, agendo in quel modo, non solo andavano contro la giustizia, ma erano essi stessi ad aprire le porte al comunismo. Tutti coloro che lo hanno conosciuto ancora semplice sacerdote ricordano la sua commozione e la sua tenerezza verso i poveri che incontrava. Particolare impressione fece il suo interessamento per i bambini lustrascarpe di San Miguel che lo port\u00f2 anche ad organizzare anche una mensa per loro. Notoria poi era la generosit\u00e0. Un piccolo episodio mostra la sua \u201cesagerazione\u201d, come qualcuno diceva. Una volta ricevette una gallina da mangiare, lungo la strada una donna chiedeva aiuto e lui subito gliela diede, non badando alle rimostranze dell\u2019autista che gli diceva che in episcopio non c\u2019era nulla da mangiare. Certo frequentava anche i ricchi, ma chiedeva loro di aiutare i poveri e la Chiesa, come una via per salvare la loro anima.<\/p>\n<p>Romero comprese sempre pi\u00f9 chiaramente che per essere il pastore di tutti doveva iniziare dai poveri. Mettere i poveri al centro delle preoccupazioni pastorali della Chiesa e quindi anche di tutti i cristiani, compresi i ricchi, era la via nuova della pastorale. L\u2019amore preferenziale per i poveri non solo non attutiva l\u2019amore di Romero per il suo paese, al contrario lo sosteneva. E\u2019 stato il vescovo <em>defensor pauperum <\/em>secondo l\u2019antica tradizione dei Padri della Chiesa. In tal senso Romero non era un uomo di parte, anche se ad alcuni poteva apparire tale, bens\u00ec un pastore che voleva il bene comune di tutti, ma a partire, appunto, dai poveri. Non ha mai cessato di cercare le vie per la pacificazione del paese.<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi di vita, alcuni settori progressisti della Chiesa, che prima lo esaltavano, lo criticarono duramente per avere sostenuto una nuova Giunta di governo, con militari riformisti e democristiani. Romero sapeva che il paese stava precipitando nella guerra civile. E voleva evitarla in ogni modo. Molti, invece, avevano categorie mentali di rivoluzione o massimaliste per cui qualsiasi potere costituito doveva essere rifiutato. Le riforme erano stimolate da Romero, ma la sinistra le riteneva un inganno perch\u00e9 esse avrebbero abbassato la tensione rivoluzionaria. Romero pensava diversamente. Vedendo le sofferenze del popolo si preoccupava di lenirle in ogni modo, anche con la carit\u00e0 individuale, con la elemosina, oppure raccomandando le persone per il lavoro e aiutando materialmente i bisognosi\u2026 Altri cattolici pensavano, invece, che questo tipo di carit\u00e0 non solo non serviva, ma era addirittura nociva perch\u00e9 sosteneva di fatto un sistema politico ingiusto.<\/p>\n<p><strong>Romero, uomo di Dio e della Chiesa <\/strong><\/p>\n<p>Romero era un uomo di Dio, un uomo di preghiera, di obbedienza e di amore per la gente. Pregava molto: si arrabbiava se nelle prime ore del mattino, mentre pregava, lo interrompevano. Ed era severo con se stesso, legato ad una spiritualit\u00e0 antica fatta di sacrifici, di cilicio, di penitenza, di privazioni. Ebbe una vita spirituale \u201clineare\u201d, pur con un carattere non facile, rigoroso con se stesso, intransigente, tormentato. Ma nella preghiera trovava riposo, pace e forza. Quando doveva prendere decisioni complicate, difficili, si ritirava in preghiera.<\/p>\n<p>Fu un vescovo fedelissimo al magistero. Nelle sue carte emerge chiara la familiarit\u00e0 con i documenti del Vaticano II, di Medellin, di Puebla, della dottrina sociale della Chiesa e in genere gli altri testi pontifici. Ho potuto fare l\u2019elenco delle opere della sua biblioteca: gran parte \u00e8 occupata dai testi del Magistero. Nelle carte dell\u2019archivio sono conservati i discorsi che Romero scriveva per due nunzi quando questi dovevano spiegare i testi conciliari. Il cardinale Cassidy racconta che nel 1966 con Romero e qualche altro sacerdote facevano spesso giornate di approfondimento sui testi del Vaticano II. Romero si era costruito uno amplissimo schedario di citazioni (circa 5000 schede) per predicare, tratte soprattutto dal Magistero. Venti giorni prima di morire, il 2 marzo 1980, in una omelia domenicale afferma: \u201cFratelli, la gloria pi\u00f9 grande di un pastore \u00e8 vivere in comunione con il papa. Per me il segreto della verit\u00e0 e della efficacia della mia predicazione \u00e8 stare in comunione con il papa. E quando vedo nel suo magistero pensieri e gesti simili a quelli di cui ha bisogno la nostra Chiesa, mi riempio di gioia\u201d.<\/p>\n<p>Molte volte si dice che Romero era subornato dalla teologia della liberazione. Un giornalista gli chiese: \u201cLei \u00e8 d\u2019accordo con la teologia della liberazione?\u201d Romero rispose: \u201cSi certo. Ma ci sono due teologie della liberazione. Una \u00e8 quella che vede la liberazione solo come liberazione materiale. L\u2019altra \u00e8 quella di Paolo VI . Io sono con Paolo VI\u201d. Ed \u00e8 significativa la testimonianza che ho potuto raccogliere da padre Gustavo Gutierrez: \u201cMonsignor Romero \u00e8 stato anzitutto un pastore, questa \u00e8 la prima condizione che appariva fin dal primo contatto con lui. \u00c8 stato un testimone autentico della verit\u00e0 evangelica, con una formazione spirituale e teologica che possiamo dire tradizionale. Non era una persona che stava alla merc\u00e9 delle opinioni altrui, non era manipolabile. La sua fede lo portava a discernere i punti di vista e le realt\u00e0 che gli si presentavano. \u00c8 stato un uomo libero. La ragione di questa libert\u00e0 stava nel suo senso di Dio, che gli permise di conservare la serenit\u00e0 anche davanti alla morte\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Papa Francesco ha approvato il miracolo attribuito all\u2019Arcivescovo Oscar Arnulfo Romero e ha quindi annunciato la sua canonizzazione il 14 ottobre 2018, a met\u00e0 del Sinodo dei vescovi sui giovani. La canonizzazione di Romero \u00e8 un dono straordinario a tutta la Chiesa cattolica di questo inizio di millennio. 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