{"id":23982,"date":"2018-04-09T00:08:17","date_gmt":"2018-04-08T22:08:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23982"},"modified":"2018-04-09T00:08:17","modified_gmt":"2018-04-08T22:08:17","slug":"per-una-cultura-dellaccompagnamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/per-una-cultura-dellaccompagnamento.html","title":{"rendered":"Per una cultura dell&#8217;accompagnamento"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: medium; font-family: 'Times New Roman', serif;\">Ho accettato volentieri di offrire un contributo al vostro \u201cMaster in accompagnamento spirituale nella malattia en el morir\u00e9\u201d. Siamo tutti consapevoli della importanza di questo tema in un momento storico come quello che stiamo vivendo. E\u2019 urgente \u2013 proprio in rapporto al notevole cammino compiuto dalla scienza nel campo della medicina \u2013 che si intensifichi la riflessione sul versante umanistico per affrontare in maniera sapiente le enormi sfide etiche riguardo alle questioni relative alla malattia e al fine vita. Tutti peraltro sappiamo bene quanto sia facile, in queste situazioni gravi, che i malati gravi e i morenti subiscano le tragiche conseguenza di quella \u201ccultura dello scarto\u201d che papa Francesco non cessa di denunciare. Ebbene, l\u2019unica alternativa al prevalere della \u201ccultura dello scarto\u201d \u00e8 promuovere una \u201ccultura dell\u2019accompagnamento\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Le cure palliative e la cura del malato <\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In tale contesto la Pontificia Accademia per la Vita sta promuovendo una rinnovata attenzione al movimiento per le cure palliative. Ricordo queste parole di Papa Francesco: \u201cLe cure palliative sono espressione dell\u2019attitudine propriamente umana a prendersi cura gli uni degli altri, specialmente di chi soffre. Esse testimoniano che la persona umana rimane sempre preziosa, anche se segnata dall\u2019anzianit\u00e0 e dalla malattia. La persona infatti, in qualsiasi circostanza, \u00e8 un bene per s\u00e9 stessa e per gli altri ed \u00e8 amata da Dio\u201d (Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, 5 marzo 2015). Ribadire che la persona umana \u00e8 sempre degna di rispetto e di attenzione, e che mai va eliminata o scartata, e ci\u00f2 a prescindere dalle condizioni del suo stato, \u00e8 una convinzione che va ribadita. E deve essere altres\u00ec ribadito che \u201cprendersi cura\u201d dell\u2019altro fa parte della missione di ciascuna persona umana. E\u2019 una dimensione che richiede una scelta, ma \u00e8 proprio questa la scelta che distingue la dimensione antropologica dal resto della creazione. Ed \u00e8 in questo orizzonte di servizio alla vita e alla dignit\u00e0 della persona, soprattutto quando \u00e8 malata e indebolita, che si misura la qualit\u00e0 sia della persona che della societ\u00e0. Il movimento delle cure palliative, pertanto, mentre esprime un modo sapiente di stare accanto a chi soffre, diviene anche un messaggio di come concepire l\u2019esistenza umana. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le cure palliative, mentre spingono verso il recupero di un accompagnamento integrale del malato, mostrano <\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">la vocazione pi\u00f9 profonda della medicina, che consiste prima di tutto nel <\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>prendersi cura<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> del malato. E\u2019 bene ricordare che il <\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">compito della medicina \u00e8 quello di curare sempre, anche se non sempre \u00e8 possibile guarire. La medicina \u00e8 chiamata ovviamente ad acquisire nuove conoscenze e a sconfiggere un numero sempre maggiore di malattie. Ma deve restare salda la consapevolezza che il limite \u2013 la malattia e la norte \u2013 va combattuto ma anche riconosciuto e accettato. Nel concreto questo significa che il malato non va mai abbandonato. Mai. E\u2019 necesario stargli vicino e accompagnarlo fino alla fine. E quando tutte le risorse del \u201cfare\u201d appaiono esaurite, proprio allora emerge l\u2019aspetto pi\u00f9 importante nelle relazioni umane che \u00e8 quello dell\u2019\u201cessere\u201d: essere presenti, essere vicini, essere accoglienti. Questo richiede anche la condivisione dell\u2019impotenza di chi giunge al termine della vita. Se c\u2019\u00e8 la compagnia anche il limite cambia significato: non \u00e8 pi\u00f9 luogo di separazione e di solitudine, ma occasione di incontro e di comunione. La stessa morte viene introdotta in un orizzonte simbolico: non appare pi\u00f9 solo come il termine contro cui la vita si infrange e soccombe, ma anche come compimento di un\u2019esistenza gratuitamente ricevuta e amorevolmente condivisa. Insomma, il malato inguaribile non \u00e8 mai incurabile.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prendersi cura del malato \u00e8 un indispensabile passo culturale da compiere. C\u2019\u00e8 ancora troppo poca cultura dell\u2019accompagnamento. In un mio recente volume, \u201cSorella morte\u201d, ho sottolineato l\u2019urgenza di una cultura dell\u2019accompagnamento. <\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La logica dell\u2019accompagnarsi \u2013 nel senso di prendersi cura gli uni degli altri &#8211; richiama quella dimensione di <\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>mutua dipendenza d\u2019amore<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> che nei momenti di malattia e di sofferenza, soprattutto al termine della vita, emerge con particolare evidenza. A dire il vero la <\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>mutua dipendenza<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> attraversa tutte le et\u00e0 della vita e tutte le relazioni umane. Anzi, ne costituisce la pi\u00f9 specifica caratteristica. E quel che l\u2019Apostolo richiama: \u00abNon siate debitori di nulla a nessuno, se non dell\u2019amore vicendevole; perch\u00e9 chi ama l\u2019altro ha adempiuto la Legge\u00bb (<\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Rm <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">13,8). Il cardinale Parolin, in una lettera inviatami in occasione di un recent\u00e9 Congresso sulle cure palliative, mi scriveva tra l\u2019altro: \u201cAppare allora ragionevole gettare un ponte tra quella cura che si \u00e8 ricevuta fin dall\u2019inizio della vita e che ha consentito ad essa di dispiegarsi in tutto l\u2019arco del suo svolgersi, e la cura da prestare responsabilmente agli altri, nel susseguirsi delle generazioni fino ad abbracciare l\u2019intera famiglia umana. Per questa via pu\u00f2 accendersi la scintilla che collega l\u2019esperienza dell\u2019amorevole condivisione della vita umana, fino al suo misterioso congedo, con l\u2019annuncio evangelico che vede tutti come figli dello stesso Padre e riconosce in ciascuno la sua immagine inviolabile. Questo prezioso legame sta a presidio di una dignit\u00e0, umana e teologale, che non cessa di vivere, neppure con la perdita della salute, del ruolo sociale e del controllo sul proprio corpo. Ecco allora che le cure palliative mostrano il loro valore non solo per la pratica medica \u2013 perch\u00e9, anche quando agisce con efficacia realizzando guarigioni talvolta spettacolari, non si dimentichi di questo atteggiamento di fondo che sta alla radice di ogni relazione di cura \u2013, ma anche pi\u00f9 in generale per l\u2019intera convivenza umana\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\"><i>La comunit\u00e0 cristiana e la cura dei malati <\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Per la comunit\u00e0 cristiana l\u2019accompagnamento dei malati \u00e8 una costante della sua storia e sempre legata all\u2019utopia della guarigione piena. Fin dall\u2019antichit\u00e0, le comunit\u00e0 cristiane hanno chiamato Ges\u00f9 \u201cmedico dei cristiani\u201d e la Chiesa \u201cvera e propria clinica\u201d. E\u2019 nota l\u2019espressione di Ireneo: \u201cIl Signore \u00e8 venuto come medico di coloro che sono malati\u201d. E Origene: \u201cSappi vedere (nei Vangeli) che Ges\u00f9 guarisce ogni debolezza e malattia, non solo in quel tempo in cui queste guarigioni avvenivano secondo la carne, ma ancora oggi guarisce; sappi vedere che non \u00e8 disceso solo tra gli uomini di allora, ma che ancora oggi discende ed \u00e8 presente. Ecco, infatti, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo\u201d. Potremmo continuare a lungo. Dalla Liturgia di San Marco ove la Chiesa prega: \u201cSignore\u2026 medico delle anime e dei corpi, visitaci e guariscici\u201d, a un\u2019antica iscrizione cristiana: \u201cTi prego, Signore, vieni in mio aiuto, tu solo medico\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dovremmo chiederci con maggiore seriet\u00e0 perch\u00e9 oggi, nelle nostre comunit\u00e0, abbiamo messo da parte queste pagine evangeliche ritenendole di fatto inapplicabili. Non dovremmo riprenderle nella loro forza originaria? Forse, un cristianesimo troppo razionalistico ha spinto a ignorarle. E\u2019 raro sentir parlare di preghiera di guarigione dei malati. Eppure, la domanda di guarigione continua a crescere. Quanti \u2013 nella nostra societ\u00e0 ipertecnologizzata \u2013 ricorrono a pratiche magiche, occulte, esoteriche, per guarire da malattie fisiche e psichiche, delusi dalla t\u00e9cnica medica! Peraltro, cresce il numero dei pellegrini nei santuari che sono ritenuti \u2013 dalla piet\u00e0 dei credenti &#8211; luoghi di protezione e di guarigione. E\u2019 una riflessione che potrebbe coinvolgere anche gli ospedali cattolici, in diverse angolature. Del resto, il <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">rapporto tra Chiesa e malattia, tra Comunit\u00e0 cristiana e guarigione, \u00e8 parte della missione stessa indicata da Ges\u00f9. Si potrebbe dire che Chiesa e Medicina hanno lo stesso scopo: guarire i malati. Sappiamo bene che i due termini, curare e guarire, possono essere interscambiabili, anche se vi sono diverse sfumature di diversit\u00e0. La guarigione eccede la cura e tende verso la pienezza della vita. Ges\u00f9 che guarisce vuol dire che ridona ai malati la salute nella prospettiva del Regno di Dio. Per la comunit\u00e0 cristiana la cura della malattia \u00e8 stata sempre legata a questa utopia che spinge verso un duplice oltre: la pienezza della vita e la dimensione comunitaria. Dio \u00e8 venuto a salvare l\u2019intero suo popolo e ogni singolo membro. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\"><i>La malattia e la morte segno della fragilit\u00e0 umana<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Credo sia importante comprendere il senso della malattia \u2013 e della morte &#8211; come manifestazione della fragilit\u00e0 umana. La fragilit\u00e0, la debolezza, il limite \u2013 considerati come dannosi e da combattere in ogni modo \u2013 in verit\u00e0 \u00e8 una condizione che va riscoperta nella sua profondit\u00e0. La fragilit\u00e0 \u2013 proprio perch\u00e9 \u00e8 un \u201cferita\u201d \u2013 spinge a uscire da se stessi per chiedere ascolto, aiuto, amore, compagnia. L\u2019autonomia e l\u2019autosufficienza \u2013 l\u2019opposto della fragilit\u00e0 e della debolezza \u2013 sognano invece una salute piena. Ma \u00e8 una illusione crudele. Una societ\u00e0 di forti e di autosufficienti, che disprezza i deboli e vulnerabili, \u00e8 inevitabilmente disumana, anzi crudele. Le persone consapevoli della loro fragilit\u00e0 invece sentono il bisogno degli altri, sanno invocare aiuto, sanno pregare, sanno suscitare una forza di solidariet\u00e0 e ritessere lacerazioni umane. Vorrei dire che c\u2019\u00e8 un magistero della fragilit\u00e0. S\u00ec, la fragilit\u00e0 ci ricorda che tutti siamo fragili, anche coloro che si ritengono sani. Quest\u2019ultimi diventano facilmente arroganti che fanno sentire in colpa chi \u00e8 caduto nella malattia e nella debolezza. Ma l\u2019apostolo Paolo ci viene in soccorso. Egli afferma: \u201cquando sono debole \u00e8 allora che sono forte\u201d (2Cor 12,10). Nella debolezza dell\u2019apostolo si manifesta la potenza di Dio. La fragilit\u00e0 di chi si ammala aiuta chi si crede sano a scoprire i suoi limiti e il suo bisogno di Dio e degli altri. Per una societ\u00e0 pi\u00f9 umana \u00e8 decisivo scoprire che la fragilit\u00e0 \u00e8 una delle strutture portanti della vita: la fragilit\u00e0 ci aiuta a considerare il valore della gentilezza e della mitezza, dell\u2019ascolto e dell\u2019attenzione agli altri, ed anche il valore dell\u2019essere in comunione con le sofferenze, con le attese e le speranze degli altri. Si crea cos\u00ec una comunione straordinaria tra chi cura e chi \u00e8 curato, tra chi assiste e chi \u00e8 assistito.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Naturalmente tutti sappiamo quanta sofferenza viene generata dalla malattia. Ed \u00e8 saggio cercare in ogni modo di ostacolare la sofferenza e il dolore, anche se di fatto sono ineliminabili dall\u2019esistenza umana. E resta l\u2019obbligo di accompagnare chiunque \u00e8 colpito dalla malattia e dalla sofferenza. In tal senso mi verrebbe da dire, in linguaggio kantiano, che l\u2019accompagnamento \u00e8 un \u201cimperativo categorico\u201d. Dio stesso ne d\u00e0 l\u2019esempio: Dio, che non ci protegge da ogni dolore, sempre per\u00f2 ci sostiene in ogni dolore, mai ci abbandona. E questa compagnia d\u2019amore \u00e8 la prima cura per il malato. La malattia \u2013 voi lo sapete bene per esperienza diretta &#8211; non \u00e8 un problema solo di medicina: \u00e8 anzitutto una domanda di aiuto, di amore, perch\u00e9 si intensifichi la vita attorno a chi la sente ferita e indebolita. Di qui l\u2019importanza della cura, della relazione con i malati: la compagnia del medico, degli amici, della comunit\u00e0 cristiana ha una forza terapeutica. E questo soprattutto in una societ\u00e0 che, con i suoi squilibri sociali e i suoi processi di emarginazione, aggrava la gi\u00e0 radicale debolezza di ogni persona.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times-Roman, serif;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><i>Ha un senso il soffrire? <\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times-Roman, serif;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">Anestetizzare la vita da ogni dolore, da ogni angoscia, da ogni preoccupazione \u00e8 vano e pericoloso. E&#8217; la deriva a cui vorrebbe portare il dilagante narcisismo contemporaneo tutto teso al raggiungimento del proprio benessere, della propria armonia, della propria tranquillit\u00e0, allontanando ogni angoscia, preoccupazione e ferita. Credo che sarebbe davvero triste, molto triste, questa societ\u00e0, anche perch\u00e9 sarebbe priva di passioni e quindi anche senza sdegno per le sofferenze e per il male che le provoca. Soffrire per il male, angosciarsi per le ingiustizie, \u00e8 un patrimonio non solo da custodire, ma \u00e8 da far crescere. Se qualcuno in passato ha parlato di passioni tristi, oggi si parla di passioni deboli. E\u2019 l\u2019inverno dell\u2019amore. La beatitudine degli afflitti, come enunciata dal Vangelo, scuote da questo freddo inverno. La beatitudine riguarda non solo chi \u00e8 afflitto dal dolore, ma anche chi deve affliggersi per coloro che soffrono. Senza \u201ccompassione\u201d \u2013 ossia senza un \u201cpatire-soffrire\u201d assieme \u2013 la vita diviene crudele per tutti. C\u2019\u00e8 bisogno di un\u2019ascesi che aiuti a stare accanto, a soffrire assieme, come anche a combattere la sofferenza sino ad eliminare il dolore. Questa \u00e8 somma dignit\u00e0.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times-Roman, serif;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">Certamente la malattia e il dolore non vanno ricercati per se stessi, come se fossero un valore in s\u00e9. Mi paiono sagge queste parole di <\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">Gabriel Marcel: \u201cIo sono incline ad affermare che la sofferenza \u00e8 un male, ma che l\u2019anima umana, in certe condizioni, pu\u00f2 liberamente, cio\u00e8 con un atto libero, trasformare questo male non tanto in un bene, quanto piuttosto in un principio suscettibile di irradiare amore, speranza e carit\u00e0. Questo implica che l\u2019anima che si trova nel dolore si apra maggiormente agli altri invece di rinchiudersi su se stessa o sulla sua ferita\u201d. L\u2019apostolo Paolo, cantore dell&#8217;<\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><i>agape<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">, ossia l\u2019amore, che &#8220;tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#8221;, a Timoteo, suo discepolo prediletto, scrive: &#8220;Io infatti sto gi\u00e0 per essere versato in offerta ed \u00e8 giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato al corsa, ho conservato la fede&#8221; (2 Tim 4, 6-7). <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">L\u2019apostolo Paolo suggerisce che la sofferenza <\/span><span style=\"color: #00000a;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">pu\u00f2 \u2013 deve \u2013 essere trasformata in un\u2019occasione di crescita ancora pi\u00f9 grande dell\u2019amore. Non siamo invitati a rassegnarci al dolore \u2013 che va combattuto e curato \u2013 sappiamo per\u00f2 che ogni goccia di dolore \u00e8 preziosa se vissuta nell\u2019amore, in quell&#8217;amore che &#8220;tutto sopporta&#8221; e che non &#8220;avr\u00e0 mai fine&#8221; (cfr. 1Cor 12, 7-8). Tale amore lo riceviamo da Dio stesso e, come i talenti della parabola, glielo restituiamo raddoppiato dalla fede che conserviamo anche nella sofferenza e nel dolore. <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times-Roman, serif;\"><span style=\"color: #00000a;\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">Certo, restano le domande: quali sono le parole della fede di fronte a chi soffre? Come accompagnare chi \u00e8 in una condizione di gravissime sofferenze? Come stare accanto a chi continua a vivere ma in condizioni di terribile sofferenza e la morte \u00e8 ormai alle porte, inesorabile? La prima cosa \u00e8 evitare le formule stereotipate, affermazioni che invitano alla rassegnazione o peggio a suggerire che \u00e8 Dio che manda dolore e sofferenza. Non si deve mai dimenticare che Ges\u00f9 slega dall\u2019automatismo che sovrappone sofferenza e peccato personale. I Vangeli non rispondono alla domanda sull\u2019origine del male. Raccontano, invece, che Dio sta accanto a chi soffre per combattere con lui la battaglia della vita contro il male e la morte. E sta vicino come un Dio Crocifisso: \u201cesperto\u201d nel dolore, che porta \u201cfuori\u201d dal dolore, verso la risurrezione. Diceva Paul Claudel: \u201cDio non \u00e8 venuto per spiegare la sofferenza; \u00e8 venuto per riempirla della sua presenza\u201d. Questa \u00e8 una delle ragioni che spiega perch\u00e9 i malati dotati di risorse spirituali riescono a far fronte alla malattia con maggiore forza. La fede, potremmo dire, \u00e8 un presidio terapeutico per l\u2019interezza della persona, ben determinata a sconfiggere \u2013 in ogni senso \u2013 l\u2019insidiosa alleanza del dolore e della disperazione alla quale siamo cos\u00ec vulnerabili (e talora, per debolezza, anche religiosamente condiscendenti). La fede combatte questa alleanza, che il farmaco convenzionale non arriva a sconfiggere, attraverso un amore che non si lascia intimidire dalla sofferenza. E anche in essa, e fino alla morte, si dispone a rendere testimonianza al Dio della speranza e della vita. <\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><i>Per una cultura dell\u2019accompagnamento<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sono convinto che il \u201cprendersi cura\u201d del malato richieda un nuovo orizzonte culturale ove la persona umana sia al centro dell\u2019attenzione. Ogni uomo, ogni donna hanno diritto ad essere prese in cura. Solo una cultura dell\u2019accompagnamento pu\u00f2 contrastare il narcisismo individualista che sta sempre pi\u00f9 indebolendo, anzi corrompendo, il tessuto relazionale delle nostre societ\u00e0. In tale prospettiva le cure palliative \u2013 per lo stile di coinvolgimento che realizzano attorno al malato con medici delle diverse discipline, familiari e amici \u2013 mentre compiono un\u2019alta opera umanitaria, contribuiscono anche a ricostruire quella cultura solidaristica che rende umano questo nostro mondo. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Siamo consapevoli che noi e coloro di cui ci prendiamo cura siamo creature mortali. E da questo non guariremo n\u00e9 noi n\u00e9 loro. Ma nulla \u00e8 pi\u00f9 commovente della nostra quotidiana lotta contro i segni dolorosi della fragilit\u00e0 che manifesta la nostra condizione mortale. Noi lottiamo strenuamente perch\u00e9 non sia l\u2019avvilimento della morte a decidere il valore della vita. Lottiamo, perch\u00e9 non sia la malattia a decidere l\u2019utilit\u00e0 della nostra vita, il valore della nostra persona, la verit\u00e0 dei nostri affetti. Noi accettiamo la nostra condizione mortale. E resistiamo all\u2019illusione delirante di poter cancellare il mistero della fragilit\u00e0 e dell\u2019estremo passaggio della morte. Il lavoro della cura e dell\u2019accompagnamento fanno parte del nostro impegno a rendere umana questa accettazione, impedendole di diventare complicit\u00e0. Insomma, noi ci rifiutiamo di fare il lavoro della morte: anche solo simbolicamente. L\u2019atto della cura accetter\u00e0 \u2013 e aiuter\u00e0 ad accettare \u2013 il proprio limite invalicabile: con tutta la delicatezza dell\u2019amore, con tutto il rispetto per la persona, con tutta la forza della dedizione, di cui saremo capaci. Nessun atto di cura, per\u00f2, vorr\u00e0 portare il segno di quella complicit\u00e0 con la morte: nemmeno nell\u2019apparenza. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span lang=\"it-IT\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questa mi sembra la sfida \u2013 difficilissima e umanissima \u2013 che abbiamo davanti e che credo dobbiamo affrontare insieme. L\u2019accompagnamento ad accogliere la necessit\u00e0 di vivere umanamente anche il tempo della malattia e della stessa morte, senza perdere l\u2019amore che lotta contro il suo avvilimento, \u00e8 l\u2019obiettivo della \u201cprossimit\u00e0 responsabile\u201d alla quale tutti, come essere umani, siamo chiamati. L\u2019intera comunit\u00e0 deve esserne coinvolta. Non staremo a guardare la morte che fa il suo lavoro, senza fare nulla. Ma non faremo il lavoro della morte, che ci libera dal disagio, come fosse un atto d\u2019amore. L\u2019amore per la vita, nella quale abbiamo amato e ci siamo amati, non \u00e8 pi\u00f9 solo nostro: \u00e8 di tutti coloro con i quali \u00e8 stato condiviso. E cos\u00ec deve essere, sino alla fine. Nessuno deve sentirsi colpevole del peso che la sua condizione mortale impone alla comunit\u00e0 dei suoi simili. Siamo umani. E l\u2019idea umana della cura contrasta l\u2019idea della malattia come esclusione dalla comunit\u00e0 e colpa imperdonabile. Per non dire del Vangelo, naturalmente, che ce ne libera anche teologicamente. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Prato, Villa del Palco, 8 aprile 2018<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho accettato volentieri di offrire un contributo al vostro \u201cMaster in accompagnamento spirituale nella malattia en el morir\u00e9\u201d. Siamo tutti consapevoli della importanza di questo tema in un momento storico come quello che stiamo vivendo. 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