{"id":23891,"date":"2018-03-04T01:59:52","date_gmt":"2018-03-04T00:59:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23891"},"modified":"2018-03-04T02:09:49","modified_gmt":"2018-03-04T01:09:49","slug":"terapie-di-fine-vita-non-ce-spazio-per-leutanasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/terapie-di-fine-vita-non-ce-spazio-per-leutanasia.html","title":{"rendered":"Terapie di fine vita. Non c&#8217;\u00e8 spazio per l&#8217;eutanasia"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"author\">di <strong>Luciano Moia<\/strong><\/span><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La scelta di prendersi cura del malato fino alla sua fine naturale \u00e8 una giusta e doverosa modalit\u00e0 cristiana di \u00abpromuovere la globalizzazione della fraternit\u00e0\u00bb. L\u2019accompagnamento di chi soffre \u00e8 l\u2019unica risposta d\u2019amore, quindi pienamente umana, per allontanare da chi soffre le paure della solitudine e del dolore, quelle che alimentano poi il desiderio di morte. Ma per l\u2019antropologia cristiana non c\u2019\u00e8 alcun spazio per l\u2019eutanasia. Lo assicura il\u00a0<b>presidente della Pontificia accademia per la vita, l\u2019arcivescovo Vincenzo Paglia<\/b>\u00a0che, al termine del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/chiesa\/pagine\/fine-vita-cardinale-parolin-cure-palliative\">grande convegno organizzato dalla sua istituzione<\/a>, si tiene a far chiarezza su equivoci e confusioni.<\/p>\n<p><b>Qual \u00e8 l\u2019autentica risposta della Chiesa a proposito della sofferenza e del malato terminale che emerge dal convegno sulle cure palliative?<\/b><\/p>\n<p>La Chiesa, l\u2019intera comunit\u00e0 dei credenti, \u00e8 chiamata a stare accanto vicino all\u2019uomo che soffre e che sta morendo con tutto l\u2019amore e morente con tutte le professionalit\u00e0 disponibili e, pi\u00f9 ancora, con tutta l\u2019umanit\u00e0 che pu\u00f2 esprimere, perch\u00e9 possa affrontare questo momento della vita confortato dall\u2019affetto e dalla cura. La risposta autentica quindi \u00e8 quella che nasce dall\u2019amore. Ed \u00e8 stato sorprendente vedere il consenso unanime di tutte le persone presenti al convegno \u2013 medici, ma anche economisti, cappellani, sociologi, filosofi, infermieri, volontari \u2013 in questa prospettiva. Davvero la Chiesa mostra di essere esperta in umanit\u00e0. E, in questo modo, testimonia l\u2019amore di Dio per i pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p><b>Proviamo a far chiarezza una volta per sempre. Qual \u00e8 la differenza tra cure palliative, sedazione profonda, eutanasia, suicidio assistito?<\/b><\/p>\n<p>Le cure palliative vogliono accompagnare la persona malata sino alla sua fine naturale, contrastando le due grandi paure che spesso sono pi\u00f9 forti della morte, la paura della solitudine e e quella dolore. In questa prospettiva le cure palliative richiamano il compito della medicina che \u00e8 quello di prendersi cura del malato, anche quando non pu\u00f2 pi\u00f9 guarire. La sedazione profonda agisce sullo stato di coscienza. Essa viene utilizzata in presenza di un dolore refrattario ad altri trattamenti. \u00c8 un intervento impegnativo sia per gli ammalati, sia per i familiari, sia per i curanti: con la sedazione viene annullata quella dimensione relazionale e comunicativa che \u00e8 importantissima nell\u2019accompagnamento delle cure (palliative). Pertanto queste procedure, ribadisce papa Francesco, \u00abesigono sempre un attento discernimento e molta prudenza. Vanno considerate come estremo rimedio, dopo aver esaminato e chiarito con attenzione le indicazioni \u00bb. L\u2019esperienza dice che abitualmente questo trattamento non accorcia la vita n\u00e9 intende abbreviarla. E qui sta la differenza con l\u2019eutanasia, che invece intende procurare la morte, utilizzando mezzi adeguati a questo scopo. Il suicidio assistito infine consiste nel procurare al paziente gli strumenti conoscitivi e operativi perch\u00e9 lui stesso si tolga la vita.<\/p>\n<p><b>Quali di queste pratiche rispetta davvero fino in fondo la dignit\u00e0 umana?<\/b><\/p>\n<p>Evidentemente l\u2019eutanasia o il suicidio assistito, poich\u00e9 procurano la morte, sono contrari alla dignit\u00e0 umana. Mentre tutti quegli interventi che accompagnano e sostengono nel difficile percorso delle fasi conclusive della vita, alleviando la sofferenza e favorendo la comunicazione, contribuiscono a rispettare la dignit\u00e0 della persona. La sedazione rimane un trattamento da non escludersi, ma da utilizzare con grande prudenza, consapevoli della sua delicatezza.<\/p>\n<p><b>Perch\u00e9 l\u2019antropologia del &#8216;prendersi cura&#8217; \u00e8 radicalmente diversa rispetto alla logica dell\u2019eutanasia?<\/b><\/p>\n<p>Penso che la differenza fondamentale riguardi il modo di intendere le relazioni interpersonali. Nell\u2019eutanasia ognuno si considera padrone assoluto della propria vita e ne pu\u00f2 disporre come crede senza considerare anche il diritto degli altri alla sua compagnia, al suo affetto e al suo amore. Vuol dire tenersi legati sempre. In effetti esiste un diritto-dovere di prenderci cura gli uni degli altri, sempre. L\u2019esperienza mostra che quando c\u2019\u00e8 un rapporto di amore e quando si sconfiggono la paura, la solitudine e il dolore, praticamente le richieste di eutanasia scompaiono. Le cure palliative aiutano questo processo.<\/p>\n<p><b>\u00c8 sbagliato considerare l\u2019accompagnamento al malato, in tutte le sue forme, come uno dei tanti aspetti della misericordia?<\/b><\/p>\n<p>Tutt\u2019altro che sbagliato. L\u2019Apostolo ci richiama il debito d\u2019amore che abbiamo gli uni per altri, In questo senso l\u2019accompagnamento \u00e8 un contenuto della misericordia, tenersi per mano l\u2019uno altro nella buona e nella cattiva sorte. Nell\u2019antropologia sottesa all\u2019eutanasia si considera invece l\u2019individuo come soggetto isolato, che dispone della propria vita senza cogliere la responsabilit\u00e0 che essa comporta verso gli altri, come se la vita fosse una propriet\u00e0 solo dell\u2019individuo. Al contrario, alla base del &#8216;prendersi cura&#8217;, c\u2019\u00e8 l\u2019idea che la persona \u00e8 costituita dalle relazioni, a partire dalla nascita. \u00c8 dalla relazione fra due persone, che diventano madre e padre, che nasce il figlio.<\/p>\n<p><b>In che modo la Chiesa sta combattendo la deriva dell\u2019egoismo individualista, deriva che \u00e8 culturale, prima che sociale e scientifica?<\/b><\/p>\n<p>In un ambiente che definirei addirittura iperindividualista la Chiesa \u2013 papa Francesco ce ne sta dando un esempio \u2013 \u00e8 chiamata a promuovere una cultura dell\u2019accompagnamento, che si radica sulla radicale fraternit\u00e0 umana. Di fronte alla sola globalizzazione del mercato bisogna promuovere una globalizzazione della fraternit\u00e0. L\u2019inizio della Bibbia ce lo ricorda, con la domanda di Dio a Caino: &#8216;dov\u2019\u00e8 tuo fratello?&#8217;. E sottolineiamo che Abel in ebraico vuol dire soffio, debolezza. La fraternit\u00e0 si ritesse partendo dal pi\u00f9 debole.<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/attualita\/pagine\/paglia-non-c-spazio-per-leutanasia\">(<strong>Avvenire<\/strong>)<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luciano Moia\u00a0 La scelta di prendersi cura del malato fino alla sua fine naturale \u00e8 una giusta e doverosa modalit\u00e0 cristiana di \u00abpromuovere la globalizzazione della fraternit\u00e0\u00bb. 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