{"id":23867,"date":"2018-02-28T11:31:47","date_gmt":"2018-02-28T10:31:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23867"},"modified":"2018-02-28T12:32:11","modified_gmt":"2018-02-28T11:32:11","slug":"saluto-al-convegno-sulle-cure-palliative-promosso-dalla-pontificia-accademia-per-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/saluto-al-convegno-sulle-cure-palliative-promosso-dalla-pontificia-accademia-per-la-vita.html","title":{"rendered":"Saluto al Convegno sulle cure palliative promosso dalla Pontificia Accademia per la vita"},"content":{"rendered":"<p>Desidero dare il mio benvenuto a tutti Voi che partecipate a questo Congresso internazionale dal titolo \u201cPalliative Care: Everywhere &amp; by Everyone. Palliative care in every region. Palliative Care in every religion or belief\u201d promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita nell\u2019ambito del Progetto PAL-LIFE dedicato alla diffusione e sviluppo delle cure palliative nelle diverse aree del pianeta.<\/p>\n<p><em>Dissipare l\u2019equivoco: palliativo non \u00e8 sinonimo di inutile<\/em><\/p>\n<p>La Pontificia Accademia per la Vita ha gi\u00e0 riflettuto in passato su questo tema. Ma, proprio per la sua importanza, ha ritenuto necessario dare seguito a quanto avviato con un ulteriore sforzo di riflessione e di creativit\u00e0. Siamo infatti convinti che occorre un vero e proprio cambiamento di prospettiva per superare un equivoco concettuale e linguistico molto diffuso riguardo alle cure palliative. Si tratta di mettere meglio a fuoco il tema delle cure palliative e inserirle nell\u2019orizzonte della medicina che oggi dispone di strumenti potenti ed efficaci da poter sconfiggere molte malattie e migliorare significativamente lo stato di salute. Tale straordinario sviluppo della scienza ha portato la medicina contemporanea a ritenere la guarigione come suo scopo esclusivo, con il rischio di concentrarsi sulla lotta alla malattia e trascurare (o ridurre) l\u2019attenzione alla persona del malato. Non dobbiamo mai dimenticare che ogni sforzo terapeutico (<em>to cure<\/em>) assume il suo significato in quel rapporto profondo che porta a prendersi cura della persona malata (<em>to care<\/em>). Ritenere perci\u00f2 una sconfitta della medicina la mancata guarigione del malato \u00e8 fuorviante. Tra i tanti equivoci che ne conseguono vi \u00e8 anche quello di mettere in atto un eccesso di trattamenti che procura inutili sofferenze. Insomma, fare <em>tutto<\/em> il possibile (se questo viene inteso nel senso di utilizzare sempre e comunque tutti i mezzi disponibili) pu\u00f2 significare fare <em>troppo<\/em> (cadere cio\u00e8 in un eccesso che danneggia il paziente). Fare di pi\u00f9 non significa sempre fare meglio.<\/p>\n<p>E non dobbiamo sottovalutare un ulteriore rischio: quello di abbandonare il paziente nel momento in cui viene meno la possibilit\u00e0 di ottenere la guarigione. Se non possiamo guarire, possiamo ancora alleviare il dolore e la sofferenza e continuare a prenderci cura della persona malata. Il paziente \u201cinguaribile\u201d non \u00e8 mai \u201cincurabile\u201d. Senza questa convinzione facilmente si cade o nell\u2019abbandono terapeutico (\u201cvisto che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da fare, non vale la pena far nulla\u201d) oppure nella deriva eutanasica (\u201cconviene farla finita\u201d). \u00a0Le cure palliative \u2013 mentre contrastano questi due rischi \u2013 aiutano la medicina a riscoprire la sua vocazione umanistica di difesa della dignit\u00e0 di ogni persona in qualsiasi condizione essa si trovi. L\u2019esperienza ne offre larga conferma: alla base delle richiesta di eutanasia o di suicidio assistito ci sono sempre due paure, quella dell\u2019abbandono e quella dolore. Ed \u00e8 importante fare anche una precisazione per dissipare l\u2019equivoco, presente soprattutto in certe aree linguistiche del pianeta, secondo cui le cure palliative sono un altro nome per dire \u201ceutanasia\u201d. Eutanasia e suicidio assistito non fanno parte a nessun titolo delle cure palliative.<\/p>\n<p>Al contrario, esse sono una via per ridurre la richiesta di morte e per un consolante accompagnamento del malato che vede uniti medici di diverse discipline, famigliari e amici. Ed \u00e8 necessario far comprendere che le cure palliative non arrivano alla fine quando non c\u2019\u00e8 ormai pi\u00f9 nulla da fare, come ritiene ancora oggi la maggioranza della gente. In realt\u00e0, le cure palliative sono presenti fin dall\u2019inizio, almeno quanto a principi e tecniche: penso ad esempio alla terapia del dolore e alla forza terapeutica dell\u2019accompagnamento. Va favorita con decisone una rinnovata cultura medica che vede nell\u2019intervento curativo e in quello palliativo due facce della stessa medaglia. L\u2019azione della cura e quella della palli azione debbono integrarsi, collaborando. L\u2019orizzonte che presiede ambedue \u00e8, come ricordavo prima, il \u201cprendersi cura\u201d del malato in senso totale, anche in contesto domiciliare. E\u2019 cos\u00ec che si combatte l\u2019equivoco piuttosto diffuso secondo cui \u201cpalliativo\u201d vuol dire \u201cinutile\u201d e \u201cinefficace\u201d. Purtroppo, il permanere di questa confusione spiega le resistenze che ostacolano la diffusione delle cure palliative nell\u2019opinione pubblica anche quando se ne afferma l\u2019importanza. E magari ci sono anche leggi adeguate che, proprio per questa ragione, restano ignorate e inapplicate. E\u2019 urgente una maggiore sensibilizzazione dell\u2019opinione pubblica \u2013 nei suoi diversi ambiti, quello politico compreso \u2013 perch\u00e9 cresca l\u2019attenzione verso le cure palliative. E credo altres\u00ec importante che avanzi la ricerca scientifica della dimensione palliativistica della medicina.<\/p>\n<p><em>Le cure palliative come impegno collaborativo<\/em><\/p>\n<p>Sono convinto, infatti, che il senso della medicina come \u201cprendersi cura\u201d del malato abbia bisogno di un rinnovato orizzonte culturale che evidenzi la centralit\u00e0 della persona umana anche di fronte alle enormi sfide posta dallo sviluppo della scienza e della tecnica. Ogni uomo, ogni donna, in qualsiasi condizione si trovino, hanno diritto ad essere prese in cura. E tutti dobbiamo riscoprire il debito di attenzione vicendevole, con il conseguente dovere di prenderci cura gli uni degli altri. Sia nel corpo che nello spirito. Di qui l\u2019urgenza di promuovere una cultura dell\u2019accompagnamento che sola pu\u00f2 contrastare quel narcisismo individualista che sta sempre pi\u00f9 indebolendo, anzi corrompendo, il tessuto relazionale delle nostre societ\u00e0. Credo che le cure palliative \u2013 per lo stile di coinvolgimento che realizzano attorno al malato con medici delle diverse discipline, familiari e amici \u2013 mentre compiono un\u2019alta opera umanitaria, contribuisce anche a ricostruire quella cultura solidaristica che rende umana la globalizzazione. Per questo auspico una larga alleanza tra uomini e donne di culture e fedi diverse per promuovere con audacia e creativit\u00e0 una comune azione perch\u00e9 ovunque nel mondo si sviluppino le cure palliative. E\u2019 anche il senso di questo nostro incontro.<\/p>\n<p>In tale contesto, come cristiano, vedo nella parabola evangelica del samaritano una icona ideale che ben descrive la vocazione delle cure palliative. Nella parabola si staglia la forza della compassione che spinge il samaritano a fermarsi accanto a quell\u2019uomo mezzo morto, a dargli le prime cure, a caricarlo sulla sua cavalcatura sino alla locanda, affidarlo all\u2019albergatore e assicurando il suo coinvolgimento, comprese le spese. E\u2019 una icona evangelica, ma il suo senso \u00e8 universale: questa pagina contrasta ogni indifferenza, abbatte ogni barriera, fa ritrovare la radicale fraternit\u00e0 tra gli uomini, al di l\u00e0 delle loro differenze. Credo che l\u2019istanza della fraternit\u00e0 \u00e8 universale che questa pagina pone davanti ai nostri occhi, ci coinvolge tutti nella responsabilit\u00e0 verso i pi\u00f9 deboli, verso coloro che maggiormente hanno bisogno di essere accompagnati. Ebbene, il movimento delle cure palliative si iscrive in questo movimento di compassione e di accompagnamento facendo riscoprire la fraternit\u00e0 umana che va onorata soprattutto nei momenti nei quali si affronta l\u2019ultimo tratto della vita sulla terra.<\/p>\n<p>E chiedo \u2013 parlo ancora come cristiano, ma sono certo di trovare l\u2019accordo anche delle altre prospettive religiose e umanistiche \u2013 mi chiedo se non si debba dare un nuovo nome alla settima opera di misericordia. Le prime sei, com\u2019\u00e8 noto, sono un invito a dare mangiare, bere, vestire chi \u00e8 nudo, accogliere chi \u00e8 straniero, visitare i malati e i carcerati e, infine, \u201cseppellire i morti\u201d. Non dovremmo trasformarla nel dovere di \u201caccompagnare i morenti\u201d? L\u2019esempio dell\u2019azione di Madre Teresa di Calcutta \u00e8 particolarmente autorevole. Le cure palliative si iscrivono in questo orizzonte religioso e umanistico, assieme.<\/p>\n<p><em>Il Progetto PAL-LIFE<\/em><\/p>\n<p>Permettetemi, infine, almeno un cenno al progetto PAL-LIFE della Pontificia Accademia per la Vita. Nel corso dell\u2019Udienza concessa ai partecipanti alla XXII Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita, nel cui contesto veniva organizzato il Workshop \u201cAssisting the Elderly and Palliative Care\u201d, Papa Francesco ci rivolgeva le seguenti parole: \u201cApprezzo pertanto il vostro impegno scientifico e culturale per assicurare che le cure palliative possano giungere a tutti coloro che ne hanno bisogno. Incoraggio i professionisti e gli studenti a specializzarsi in questo tipo di assistenza che non possiede meno valore per il fatto che \u2018non salva la vita\u2019. Le cure palliative realizzano qualcosa di altrettanto importante: valorizzano la persona. Esorto tutti coloro che, a diverso titolo, sono impegnati nel campo delle cure palliative, a praticare questo impegno conservando integro lo spirito di servizio e ricordando che ogni conoscenza medica \u00e8 davvero scienza, nel suo significato pi\u00f9 nobile, solo se si pone come ausilio in vista del bene dell\u2019uomo, un bene che non si raggiunge mai \u2018contro\u2019 la sua vita e la sua dignit\u00e0. \u00c8 questa capacit\u00e0 di servizio alla vita e alla dignit\u00e0 della persona malata, anche quando anziana, che misura il vero progresso della medicina e della societ\u00e0 tutta. Ripeto l\u2019appello di san Giovanni Paolo II: \u00abRispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libert\u00e0 vera, pace e felicit\u00e0!\u00bb\u201d<\/p>\n<p>Desiderando dare seguito alle parole del Santo Padre, nel marzo 2017, la Pontificia Accademia per la Vita avvia il Progetto PAL-LIFE, istituendo un Gruppo di Studio, internazionale, per favorire lo sviluppo e la diffusione delle cure palliative nel mondo e la promozione di una cultura dell\u2019accompagnamento dei deboli e di chi sta per affrontare l\u2019ultimo tratto della sua vita. Attraverso tale Progetto l\u2019Accademia auspica la promozione di una maggiore sensibilit\u00e0 delle comunit\u00e0 cristiane e delle societ\u00e0 civili per lo sviluppo delle cure palliative nelle diverse aree del mondo. L\u2019Accademia vuole interloquire con le istituzioni accademiche e le realt\u00e0 scientifiche per la promozione delle cure palliative nel mondo, come anche con i diversi stakeholder per la realizzazione di progetti concreti.<\/p>\n<p>Da marzo ad oggi, sono state realizzate diverse attivit\u00e0 in questo ambito, tra cui la cooperazione con l\u2019Associazione \u201cPallium India\u201d (attualmente diretta dal Dr. Rajagopal) e la Catholic Health Association of India. La redazione di un \u201cWhite Paper for global palliative care advocacy\u201d, a cui ha lavorato l\u2019intero nostro Gruppo di esperti e che vorrei ufficialmente presentare al termine di questo nostro Congresso. In tale prospettiva desideriamo essere presenti presso gli organismi internazionali, in particolare l\u2019ONU, lavorando a stretto contatto, su questo punto, con Liliana De Lima e Katherine Pettus della International Association of Hospice and Palliative Care. Vorremmo, inoltre, avviare altri Gruppi di lavoro per l\u2019approfondimento della cura spirituale nel contesto delle cure palliative: un seminario si \u00e8 gi\u00e0 tenuto nell\u2019agosto scorso con la guida della Prof.ssa Christina Puchalski. Particolarmente importante \u00e8 stato il Convegno sulle questioni di fine vita organizzato lo scorso mese di Novembre in partnership con la World Medical Association.<\/p>\n<p>Alla luce di questa radice umanista che anima il lavoro di noi tutti, sono certo che potremo lavorare insieme efficacemente, apprendendo molto reciprocamente. A tutti auguro buon lavoro.<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/greetings-to-the-pal-life-conference.html\">ENGLISH VERSION<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Desidero dare il mio benvenuto a tutti Voi che partecipate a questo Congresso internazionale dal titolo \u201cPalliative Care: Everywhere &amp; by Everyone. Palliative care in every region. 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