{"id":23842,"date":"2018-02-12T18:52:11","date_gmt":"2018-02-12T17:52:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23842"},"modified":"2018-02-27T21:50:46","modified_gmt":"2018-02-27T20:50:46","slug":"dignita-umana-e-bioetica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/dignita-umana-e-bioetica.html","title":{"rendered":"Human dignity and bioethics &#8211; Dignit\u00e0 umana e bioetica"},"content":{"rendered":"<p><strong>Oxford Ascombe Center &#8211; Las Casas Institute, 12th of february 2018<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/OXFORD-FEBRUARY-2018XXXXX.pdf\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"23851\" data-permalink=\"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/dignita-umana-e-bioetica.html\/dv2j7wrv4aaqwlq\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DV2j7WrV4AAqWlQ-e1519764718639.jpg?fit=300%2C400&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"300,400\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"DV2j7WrV4AAqWlQ\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DV2j7WrV4AAqWlQ-e1519764718639.jpg?fit=210%2C280&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DV2j7WrV4AAqWlQ-e1519764718639.jpg?fit=210%2C280&amp;ssl=1\" class=\"alignnone wp-image-23851\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DV2j7WrV4AAqWlQ.jpg?resize=231%2C308\" alt=\"\" width=\"231\" height=\"308\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/OXFORD-FEBRUARY-2018XXXXX.pdf\"><strong>HUMAN DIGNITY AND BIOETHICS <\/strong>&#8211; february 12, 2018<strong><br \/>\n<\/strong><em>read and download<\/em><\/a><\/p>\n<p>Desidero anzitutto ringraziarvi per questo invito e per l\u2019attualit\u00e0 del tema che avete scelto di propormi. La questione della dignit\u00e0 umana \u00e8 infatti molto presente nel dibattito pubblico, sia nell\u2019ambito della bioetica, sia in contesti pi\u00f9 vasti che mettono in gioco la convivenza sociale nel suo insieme. Va notato per\u00f2 che, pur essendo da tutti invocata, della dignit\u00e0 si danno interpretazioni molto differenti, anche per sostenere posizioni opposte, come accade ad esempio nel campo dell\u2019eutanasia. E\u2019 importante riflettere assieme per individuare un consenso su un tema particolarmente complesso. Va tenuto presente che la nozione di dignit\u00e0 \u00e8 presente in diversi documenti che hanno segnato il \u2019900, reagendo agli orrori della Seconda guerra mondiale e con l\u2019intento di porre argini chiari per impedire il ripetersi di tentativi di violenza, di discriminazione e di annullamento dell\u2019umano. Infatti la dignit\u00e0 viene richiamata nel Preambolo della Dichiarazione dei diritti dell\u2019uomo e del cittadino del 1948, che recita: \u201cil riconoscimento della dignit\u00e0 inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libert\u00e0, della giustizia e della pace nel mondo\u201d. E l\u2019articolo 1 ribadisce: \u201cTutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignit\u00e0 e diritti\u201d. Essa \u00e8 anche pi\u00f9 volte invocata nella Dichiarazione universale sulla bioetica e i diritti dell\u2019uomo dell\u2019UNESCO (2005), in riferimento sia all\u2019uomo (artt. 2-3) sia, in modalit\u00e0 pi\u00f9 estensive, all\u2019essere umano (Preambolo, art. 10).<\/p>\n<p>La nozione di dignit\u00e0 rimane tuttavia imprecisa e insufficiente per decidere in situazioni concrete. Risulta difficile, ad esempio, dirimere la tensione che nasce quando dignit\u00e0 e libert\u00e0 della persona si trovano in concorrenza, anche in relazione alle diverse tradizioni di pensiero: mentre nell\u2019Europa mediterranea si tende a dare priorit\u00e0 alla prima, nel mondo anglosassone prevale piuttosto la seconda. Cos\u00ec anche non sempre si trova un punto di conciliazione soddisfacente quando la dignit\u00e0 confligge con altri diritti o esigenze, come nel caso della libert\u00e0 di ricerca o le libert\u00e0 economiche. Nascono quindi molteplici domande sulla dignit\u00e0: sul suo statuto di riconoscibile oggettivit\u00e0, sulla sua incondizionatezza e sui suoi rapporti con altri diritti fondamentali.<\/p>\n<p>Inoltre \u00e8 innegabile che negli ultimi anni gli sviluppi delle biotecnologie, della robotica, delle neuroscienze se, da una parte hanno consentito grandi passi avanti nella cura della salute, dall\u2019altra hanno posto problemi inediti riguardo ai rapporti dell\u2019uomo con il proprio corpo fin negli aspetti pi\u00f9 profondi della coscienza, della generazione, degli equilibri con altri esseri viventi secondo una effettiva giustizia dei nostri rapporti con l\u2019intero mondo della vita.<\/p>\n<p>In questa mia presentazione vorrei in un primo momento mostrare come la situazione dell\u2019attuale conflitto delle interpretazioni sia l\u2019esito di una molteplicit\u00e0 di linee di pensiero presenti nella storia dell\u2019Occidente. Cercher\u00f2 di raccogliere questi contributi attorno a tre prospettive principali: quella della tradizione ebraico-cristiana, quella dell\u2019etica di ispirazione kantiana e quella pi\u00f9 recente dell\u2019antropologia della (tarda) modernit\u00e0. In un secondo momento, valorizzando quanto le diverse fanno emergere, vorrei individuare una nozione di dignit\u00e0 per quanto possibile coerente. Senza dimenticare che oggi siamo immersi in un contesto sempre pi\u00f9 complesso, che ci espone a semplificazioni e distorsioni della comunicazione, rendendo pi\u00f9 difficile la reciproca comprensione.<\/p>\n<p><strong>Principali snodi storici della nozione di dignit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p><em>La tradizione ebraico-cristiana. <\/em><\/p>\n<p>Pur conoscendo diverse accentuazioni e sfumature nel corso dei secoli e in funzione dei mutevoli contesti culturali, la tradizione ebraico-cristiana ha manifestato una notevole costanza circa gli elementi centrali della nozione di dignit\u00e0. Come viene ricordato dal Concilio Vaticano II (in particolare <em>GS<\/em>, 12-22), l\u2019impostazione cristiana su questo tema \u00e8 fondata sulla testimonianza biblica, ampiamente confermata dalla tradizione patristica, secondo cui l\u2019uomo \u00e8 creato \u201ca immagine e somiglianza di Dio\u201d. Questo vale per ogni uomo e per ogni donna, in qualunque situazione si trovino. La dignit\u00e0 \u00e8 un altro nome per indicare la \u201csomiglianza\u201d con Dio. Siamo quindi in presenza di una nozione che potremmo dire di valenza ontologica. E\u2019 una posizione che contrasta quella dell\u2019antica Roma ove la <em>dignitas<\/em> non era collegata (ontologicamente) alla persona umana, ma era costituita da una carica pubblica, che veniva attribuita appunto ad alcuni \u201cdignitari\u201d. Non tutti gli uomini \u2013 e soprattutto le donne \u2013 erano degni di ricevere questo onore, che era appannaggio solamente di alcuni.<\/p>\n<p>Per Ges\u00f9 avveniva un movimento opposto: non solo egli aveva un\u2019attenzione privilegiata per i poveri e per i deboli, ma giunge addirittura ad identificarsi con loro. Ricordo le pagine straordinarie e sconvolgenti delle \u201cBeatitudini\u201d ove i poveri, i deboli, gli afflitti vengono chiamati \u201cbeati\u201d. Ovviamente non \u00e8 beata la malattia, la povert\u00e0, l\u2019afflizione. La beatitudine \u00e8 rivolta alle persone, le quali non solo non perdono la dignit\u00e0 in quelle condizione ma sono privilegiate dall\u2019attenzione di Dio stesso. Quindi, non solo non perdono la dignit\u00e0, ma sono addirittura elevati ad essere rappresentanti di Dio sulla terra.<\/p>\n<p>Ovviamente questo modo di concepire la dignit\u00e0 della persona dipende da due premesse, da non dare per scontate: la prima \u00e8 la convinzione dell\u2019esistenza di Dio e la seconda \u00e8 la distinzione tra \u201cchi\u201d \u00e8 veramente umano \u2013 e quindi fatto a immagine e somiglianza di Dio \u2013 e chi non lo \u00e8 ancora o non lo \u00e8 pi\u00f9. Entrambe queste premesse, in modi diversi, non sono pi\u00f9 salde ovunque. La prima \u00e8 inficiata da una cultura secolarizzata, la seconda si scontra con tradizioni culturali che non marcano chiaramente il confine dell\u2019umano. Certo, \u00e8 ormai superato il dibattito che sorse al momento della scoperta delle Americhe, quando ci si chiedeva addirittura se gli indigeni fossero pienamente umani. Ci fu una accesa disputa agli inizi del XVI secolo tra il filosofo Gin\u00e8s de Sepulveda e il vescovo di Chiapas Bartolom\u00e9 de Las Casas. Per venire all\u2019oggi, vi \u00e8 un dibattito che non possiamo considerare troppo frettolosamente superato, perch\u00e9 potrebbe ripresentarsi in relazione agli esseri (che qualcuno chiama gi\u00e0 <em>post-umani<\/em>) resi possibili dalla chirurgia dei trapianti o dagli interventi in campo genetico (o epigenetico) o addirittura dagli sviluppi dell\u2019intelligenza artificiale. \u00c8 qui che possiamo menzionare il secondo contributo determinante nella riflessione dell\u2019Occidente, cio\u00e8 quello di I. Kant.<\/p>\n<p><em>La svolta kantiana<\/em><\/p>\n<p>Nei <em>Fondamenti della critica dei costumi<\/em>, alla fine della seconda sezione, Kant formula una proposizione che avr\u00e0 un seguito enorme nella civilt\u00e0 occidentale. Egli afferma che la condizione per cui qualcosa \u00e8 un fine in s\u00e9, cui \u00e8 impossibile attribuire un prezzo, \u00e8 la dignit\u00e0, in quanto valore intrinseco alla persona. Tale dignit\u00e0 non \u00e8 suscettibile di una stima economica e non \u00e8 n\u00e9 graduabile, n\u00e9 divisibile, in modo tale che tutti gli uomini sono degni della stessa dignit\u00e0 e invitati a portare rispetto verso tutti gli altri. Kant fonda questa dignit\u00e0 sulla legge morale che ognuno trova dentro di s\u00e9. In un certo senso quindi \u201claicizza\u201d quanto nella tradizione cristiana risultava dipendente dalla relazione con Dio. Per inciso possiamo notare che GS 16, parlando della coscienza dell\u2019uomo come luogo in cui ciascuno scopre una legge che non si \u00e8 dato da s\u00e9, ma che \u00e8 scritta da Dio, opera una saldatura tra le due prospettive<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>In ogni caso la domanda che si pone a questo punto \u00e8 se la legge morale di cui parla Kant sia presente in tutti gli esseri umani. Che dire di quelli che compiono delitti efferati o hanno deficit neurologici, per cui sembrano privi anche solo di ogni consapevolezza? Certo occorrerebbe qui una risposta elaborata e approfondita perch\u00e9 l\u2019obiezione \u00e8 senz\u2019altro rilevante. Ma ora ci basti dire che la crudelt\u00e0 che alcuni assassini mostrano nei confronti delle loro vittime, pu\u00f2 essere interpretata non tanto come assenza della dignit\u00e0, ma al contrario proprio come segno della sua persistenza. Perch\u00e9 l\u2019accanimento della violenza, nel suo modo di infierire sulla vittima che deve essere eliminata, dice di pi\u00f9 della volont\u00e0 di eliminare un ostacolo o un avversario. Parla il linguaggio dell\u2019odio distruttivo, che gode di infliggere sofferenza, umiliazione, disprezzo. Alcuni fanno notare giustamente che si esprime in tal modo un tentativo \u2013 per quanto orribile &#8211; di cancellare la resistenza dell\u2019umana sensibilit\u00e0 all\u2019orrore della violenza fine a se stessa, per soffocare il rimorso di cui la coscienza chieder\u00e0 conto. I colpi in eccesso sono rivolti verso di s\u00e9, pi\u00f9 che verso la vittima. Il diritto protegge l\u2019assassino da chi vuole fare giustizia sommaria, in nome dell\u2019umanit\u00e0 che anche in lui deve essere infine riconosciuta, a dispetto di tutto, pur nella condanna e nella punizione del delitto. In questo modo, protegge l\u2019umanit\u00e0 di cui egli stesso partecipa, l\u2019umanit\u00e0 che egli condivide con noi. E come se cercasse di proteggere questa sua umanit\u00e0, separandolo dal suo delitto: \u201cin quanto essere umano, tu sei pi\u00f9 di questo orrore commesso, e vali di pi\u00f9 di ci\u00f2 che in te ha preso il sopravvento\u201d. Il rispetto fondamentale che la legge prescrive, anche per il reo di orribili delitti, contraddice e giudica la mancanza di rispetto che ha guidato il suo disprezzo per la dignit\u00e0 umana: nell\u2019altro e in se stesso.<\/p>\n<p>L\u2019oscuramento della sensibilit\u00e0 pu\u00f2 arrivare anche a paralizzare ogni rimorso degli atti crudeli compiuti, fino a estinguere ogni apparenza di coscienza morale. La totale mancanza di sensibilit\u00e0 morale appare allora come una vera e propria patologia: una malattia che \u00e8 necessario curare pi\u00f9 che punire. Siamo di fronte a una situazione che possiamo valutare soltanto in rapporto ai segni empirici \u2013 emozionali e comportamentali, psichici e organici. Forse la legge morale continua a vivere, nel profondo della coscienza, ma non trova riscontro nella soggettivit\u00e0 manifesta: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la sensibilit\u00e0, n\u00e9 la forza, di accogliere il rimprovero della coscienza morale. Qualcuno vede rappresentata questa situazione nel quadro dell\u2019urlo di Munch: la coscienza grida, ma non si sente nulla, come se nella persona si siano spenti i recettori in grado di captare quella voce. La legge morale \u00e8 sempre presente: sia che la si ascolti, sia che la si renda muta; sia che la si colga, ma senza la forza di seguirla; sia che vengano a mancare i mezzi per riconoscerla, anche quando cerca il modo di esprimersi.<\/p>\n<p><em>Epoca moderna<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019epoca moderna si \u00e8 progressivamente diventati pi\u00f9 sensibili alla dimensione relazionale, riconoscendo il ruolo fondamentale giocato dall\u2019altro nell\u2019accedere alla propria dignit\u00e0. Occorre, per prenderne coscienza, che gli altri la riconoscano in me. Nella fenomenologia dello spirito, Hegel afferma che: \u201cSe la mia dignit\u00e0 non \u00e8 riconosciuta dagli altri, essa non esiste pienamente\u201d. Egli non dice che la riconoscenza degli altri fa esistere la dignit\u00e0, ma che senza la riconoscenza non esiste pienamente. Quindi non basta dire che la dignit\u00e0 dell\u2019uomo si trova nello sguardo che si porta su di lui. La dignit\u00e0 anzi precede la riconoscenza, ma quest\u2019ultima compie e realizza la prima. Quando nelle cure palliative si dice che non si perde la propria dignit\u00e0 se si \u00e8 guardati con dignit\u00e0, si intende il sentimento della propria dignit\u00e0, non la sua dimensione ontologica, che appunto non si pu\u00f2 mai perdere. Se ne pu\u00f2 perdere il sentimento, e lo sguardo di ciascuno di noi pu\u00f2 dare un po\u2019 di coraggio e di serenit\u00e0 a chi dubita della propria dignit\u00e0, perch\u00e9 magari si trova incontinente per la malattia e calvo per la terapia. Si vede allora quanto sia importante favorire condizioni di cura, soprattutto in contesti fortemente invalidanti o di morte prossima che corrispondano alla dignit\u00e0 umana e ne favoriscano il pi\u00f9 possibile il riconoscimento.<\/p>\n<p>Ma nelle fasi pi\u00f9 avanzate della modernit\u00e0, la dignit\u00e0 della persona \u00e8 stata interpretata in modo sempre pi\u00f9 connesso con il suo grado di autonomia, di controllo, di indipendenza. Questa \u00e8 la convinzione di coloro che sono favorevoli alla eutanasia. Anche grazie ai crescenti poteri acquisiti con la rivoluzione scientifica di controllare le forze naturali e di volgerle a vantaggio dell\u2019uomo, la dignit\u00e0 \u00e8 divenuta relativa alla capacit\u00e0 di essere autocoscienti e razionali, di esercitare il controllo e in ultima analisi di autodeterminarsi. Chi non \u00e8 provvisto di queste capacit\u00e0 attuali sarebbe privo di dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa impostazione \u00e8 andata di pari passo con scelte non del tutto tematizzate nella loro portata, che hanno eroso praticamente, spesso in modo quasi inavvertito, il significato della dignit\u00e0. Non sono immediatamente all\u2019interno del campo bioetico, per\u00f2 certamente hanno una ricaduta sulla mentalit\u00e0 diffusa e anche sui presupposti impliciti delle argomentazioni in bioetica. Sono pratiche che assegnano valori diversi alla vita fino a considerare priva di ogni valore la vita di alcuni esseri umani. Per giungere a questo esito ha notevole rilievo l\u2019enfasi oggi posta sulla vita in quanto conosciuta con le categorie delle scienze empiriche. La dimensione biologica tende cos\u00ec a divenire criterio di riferimento per l\u2019interpretazione della vita, emarginando la prospettiva biografica. Facciamo l\u2019esempio dei trattamenti imposti agli migranti. Negli anni \u201990, quando diversi Paesi europei hanno progressivamente chiuso le porte per l\u2019ingresso dei migranti per motivi economici, come anche per i rifugiati politici, alcuni Paesi (come la Francia) fecero delle eccezioni. Si aggiunse un nuovo criterio di regolazione, basato su parametri sanitari: uno straniero in situazione irregolare la cui vita fosse minacciata da una malattia non curabile nel suo Paese di origine, poteva ottenere il permesso di soggiorno e la copertura sanitaria per le cure mediche. Si \u00e8 cos\u00ec assistito a un progressivo aumento delle persone presenti per ragioni sanitarie, al punto da superare negli anni 2000 il numero di persone che godevano dello statuto di rifugiato. Le cose sono poi diventate pi\u00f9 complesse, ma \u00e8 interessante notare lo slittamento che si \u00e8 operato nella responsabilit\u00e0 verso la vita: si aiutano pi\u00f9 facilmente le persone esposte alle patologie che quelle minacciate dalle persecuzioni. Il certificato medico \u00e8 pi\u00f9 credibile del racconto dei richiedenti asilo. Si sviluppa una preminenza del biologico sul biografico, pur su basi spesso discutibili, che conducono a una sorta di \u201ccittadinanza biologica\u201d, cio\u00e8 al riconoscimento di un posto legittimo nella societ\u00e0 in forza di criteri biologici. Si potrebbero citare altri esempi in cui il riscontro di alcune malattie in persone che vivono in contesti abitativi svantaggiati \u00e8 stato il motivo per migliorare le politiche della casa: per indurre le autorit\u00e0 all\u2019azione \u00e8 stato necessario tradurre le diseguaglianze sociali nel linguaggio della malattia e della biologia.<\/p>\n<p>Esempi analoghi possono essere fatti anche in campo economico. Un caso emblematico \u00e8 quello delle assicurazioni sulla vita, che si sono imposte nel XIX secolo, e dell\u2019indennit\u00e0 per gli incidenti sul lavoro. Cos\u00ec non solo le vite vengono sottoposte a una valutazione che conduce alla stima di un prezzo corrispettivo, ma anche tale somma \u00e8 diversa da caso a caso. Due elementi, la gradualit\u00e0 e la disparit\u00e0, che abbiamo visto essere del tutto incompatibili con la nozione di dignit\u00e0. Situazioni simili si \u00e8 creata con il fondo di compensazione istituito dopo l\u2019attacco alle Torri gemelle dell\u201911 settembre 2001. Le famiglie sono state indennizzate in funzione degli stipendi dei loro parenti deceduti. Cos\u00ec alcune famiglie hanno ricevuto delle somme fino a otto volte superiori rispetto ad altre. Questa modalit\u00e0 meccanica ha fatto anche s\u00ec che le donne ricevessero sistematicamente una valutazione pi\u00f9 bassa rispetto ai maschi, in media di un terzo inferiore. Entrano quindi anche elementi attinenti alla disparit\u00e0 di genere.<\/p>\n<p><em>I tre poli della nozione di dignit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>L\u2019esercizio di ascolto che abbiamo svolto ripercorrendo in sintesi alcuni snodi particolarmente importanti nella riflessione sulla dignit\u00e0, ci mostra come da una parte diversi contributi forniscano indicazioni preziose e dall\u2019altra sia importante accogliere con discernimento tali indicazioni, articolandole in modo per quanto possibile organico. La complessit\u00e0 dell\u2019essere umano richiede di lavorare in questa linea, di cui il cammino che stiamo facendo qui insieme pu\u00f2 essere un esempio. Occorre anzitutto tenere insieme la duplice valenza della dignit\u00e0, che \u00e8 allo stesso tempo sia dono sia compito, sia fondamento sia obiettivo da perseguire. Potremmo poi assumere le considerazioni fatte sopra, aggregandole in tre poli: quello della dignit\u00e0 in quanto ontologicamente costitutiva dell\u2019essere umano, quello soggettivo, in cui la dignit\u00e0 risuona sul piano dell\u2019esperienza vissuta, e quello oggettivo, in cui la dignit\u00e0 si dispiega operativamente nel mondo esterno attraverso l\u2019agire. Essi vanno tenuti presenti nel loro insieme, senza eliderne nessuno e riconoscendone al contempo la diversit\u00e0 e la reciproca interazione.<\/p>\n<p>Il primo nucleo riguarda la dignit\u00e0 ontologica intrinseca, legata all\u2019appartenenza di ciascuno alla specie umana, al cui interno viene all\u2019esistenza. \u00c8 un livello decisivo, concettualmente previo ad ogni altro dato, che non pu\u00f2 essere negato se non riducendo a nulla sia l\u2019umanit\u00e0 dell\u2019altro sia la propria. Pur essendo il livello fondamentale, occorre riconoscerne una certa formalit\u00e0, che il polo successivo aiuta a rendere pi\u00f9 vicino e pi\u00f9 accessibile.<\/p>\n<p>Su questo secondo piano troviamo il riverbero interiore e vissuto della dignit\u00e0. Lo potremmo anche chiamare fenomenologico, nel senso che riguarda il sentimento esperito della propria dignit\u00e0, strettamente collegato all\u2019immagine e alla stima di s\u00e9. \u00c8 qui che assume rilievo non solo teorico, ma effettivamente sperimentato la relazione con gli altri, come luogo in cui progredisce da una parte la consapevolezza della propria dignit\u00e0 attraverso l\u2019altrui riconoscimento e dall\u2019altra la comprensione della dinamica di reciprocit\u00e0 che la caratterizza. Infatti in positivo \u00e8 possibile esigere il rispetto della propria dignit\u00e0 solo in quanto ciascuno la esige senza parzialit\u00e0 anche per ogni altro essere umano. E in negativo, contraddire la dignit\u00e0 dell\u2019altro \u00e8 con uno stesso gesto contraddire la propria.<\/p>\n<p>Anche l\u2019apprezzamento con cui ciascuno percepisce i propri atti ha un riverbero sul piano della dignit\u00e0 \u201cvissuta\u201d. Essi suscitano infatti gioia, soddisfazione, rimorso, delusione\u2026 Ma fermarsi su questo piano significa essere sommersi dall\u2019emotivit\u00e0. Del resto anche la vergogna dovuta al fallimento, all\u2019insuccesso, alla mancata corrispondenza alle altrui attese e alle norme sociali non \u00e8 facile da gestire in situazioni di particolare difficolt\u00e0, come quelle che in caso di grave e invalidante malattia possono condurre alla richiesta di eutanasia. Il richiamo alla dimensione ontologica, insieme a relazioni che facciano sperimentare un\u2019accoglienza che va oltre quanto \u00e8 immediatamente apparente, costituisce un valido polo di resistenza rispetto all\u2019immediatezza del sentimento, arginando una tendenza che oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 diffusa.<\/p>\n<p>Infine l\u2019essere soggetti dotati di una dignit\u00e0 inerente alla propria natura, invita ad agire e a esistere in modo conforme al dono ricevuto, a intraprendere la via dell\u2019umanizzazione, cio\u00e8 a determinarsi concretamente nel senso di ci\u00f2 che si \u00e8. La dignit\u00e0 obiettiva proietta cos\u00ec la persona nel mondo per mettere in opera questa umanit\u00e0. La distanza dall\u2019ideale e l\u2019impatto del limite non sono necessariamente colpevoli quando sono determinati da un male e da una finitezza non volontariamente scelte. Qualora i comportamenti non fossero in grado di esprimere responsabilmente la dignit\u00e0 costitutiva della persona, quest\u2019ultima rimane comunque per segnalare che ogni persona \u00e8 sempre molto di pi\u00f9 della somma dei suoi atti, anche quando indegni della sua umanit\u00e0. Inoltre questo dispiegarsi in atto della dignit\u00e0 sottolinea come i comportamenti non vadano mai isolati dal soggetto agente.<\/p>\n<p>Circolare tra questi tre poli significa riconoscere e assumere la complessit\u00e0 dell\u2019essere umano che sempre pi\u00f9 riconosciamo affermarsi nella cultura contemporanea. La dignit\u00e0 non fornisce soluzioni immediate alle questioni della bioetica, ma invita a prendere sul serio le diverse dimensioni che le sono proprie per affrontare le domande che ci vengono poste.\u00a0 A convocare le diverse dimensioni del sapere senza idolatrare nessuno di questi poli sotto pena di cadere rispettivamente nel formalismo astratto o nell\u2019emotivit\u00e0 soggettivista o nell\u2019esteriorit\u00e0 legalista.<\/p>\n<p><em>Conclusione<\/em><\/p>\n<p>Il cristianesimo porta i suoi argomenti a questa impostazione che vuole prendere in conto e articolare diverse dimensioni. Il cristiano non rispetta l\u2019altro e se stesso in funzione dei beni o della salute, di quanto pu\u00f2 apportare a s\u00e9 o alla societ\u00e0, ma in quanto figlio nel Figlio, primo nato dai morti, immagine del Dio invisibile. La dignit\u00e0 filiale \u00e8 fondamento dell\u2019uguaglianza di tutti gli umani, che conduce a rifiutare ogni discriminazione. Allo stesso tempo la dignit\u00e0 dispiegata nell\u2019agire non \u00e8 sempre all\u2019altezza del dono di Dio e la confessione delle proprie inadempienze esprime la cognizione di non aver sempre risposto della dignit\u00e0 filiale gratuitamente ricevuta con atti corrispondenti a questa appartenenza. E questa esperienza di perdono \u00e8 senz\u2019altro luogo privilegiato in cui pu\u00f2 rinnovarsi la consapevolezza di una dignit\u00e0 che nessuna condizione o condotta pu\u00f2 sopprimere.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> L&#8217;uomo ha in realt\u00e0 una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire \u00e8 la dignit\u00e0 stessa dell&#8217;uomo, e secondo questa egli sar\u00e0 giudicato (17). La coscienza \u00e8 il nucleo pi\u00f9 segreto e il sacrario dell&#8217;uomo, dove egli \u00e8 solo con Dio, la cui voce risuona nell&#8217;intimit\u00e0 (18). GS 16.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oxford Ascombe Center &#8211; Las Casas Institute, 12th of february 2018 HUMAN DIGNITY AND BIOETHICS &#8211; february 12, 2018 read and download Desidero anzitutto ringraziarvi per questo invito e per l\u2019attualit\u00e0 del tema che avete scelto di propormi. La questione della dignit\u00e0 umana \u00e8 infatti molto presente nel dibattito pubblico, sia nell\u2019ambito della bioetica, sia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":23845,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[15,3,8],"tags":[],"class_list":["post-23842","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-english","category-interventi","category-news"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/DV1FNgmX0AAQH9c-1-e1518464091998.jpg?fit=600%2C206&ssl=1","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p5mkxU-6cy","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23842","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23842"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23842\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23864,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23842\/revisions\/23864"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23845"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23842"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23842"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23842"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}