{"id":23825,"date":"2018-02-06T17:47:43","date_gmt":"2018-02-06T16:47:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23825"},"modified":"2018-02-06T17:47:43","modified_gmt":"2018-02-06T16:47:43","slug":"la-solidarieta-nella-citta-multireligiosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-solidarieta-nella-citta-multireligiosa.html","title":{"rendered":"La solidariet\u00e0 nella citt\u00e0 multireligiosa"},"content":{"rendered":"<p>Sono lieto dell\u2019invito ad aprire questo ciclo di incontri per ricordare i 440 anni della Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinit\u00e0 dei Pellegrini e Convalescenti di Napoli. Credo sia opportuno, anzitutto, tornare \u2013 seppure brevemente &#8211; a quegli anni che videro nascere la nostra Arciconfraternita. E\u2019 il primo punto di questa mia riflessione. Dobbiamo cogliere la forza che in quegli anni mostrarono le innumerevoli confraternite che nacquero dovunque in Europa, nei piccoli centri delle campagne, come nelle grandi citt\u00e0 di tutta Europa. Si tratta di migliaia e migliaia di associazioni che- iscritte in un ordinamento canonico \u2013 hanno portato la Chiesa a legarsi in maniera virtuosa ai poveri dando cos\u00ec alle citt\u00e0 un respiro solidale. La nostra Arciconfraternita ha vissuto in maniera egregia questa missione nella citt\u00e0 di Napoli e fuori. Nel secondo punto della riflessione, con un salto di quattro secoli, passer\u00f2 ai giorni nostri accennando all\u2019impulso che Papa Francesco sta dando alla Chiesa perch\u00e9 si ponga \u201cin uscita\u201d verso le periferie \u2013 esistenziali e cittadine \u2013 per ritessere il tessuto lacerato delle citt\u00e0 contemporanee. E concluder\u00f2 accennando alla forza storica della carit\u00e0 nella citt\u00e0 multietnica di oggi.<\/p>\n<p><em>La citt\u00e0 moderna e la carit\u00e0 <\/em><\/p>\n<p>Siamo nel Cinquecento, il secolo che vide nascere l\u2019Europa moderna: sbocciavano gli stati nazionali, l&#8217;orizzonte geografico e culturale si era allargato con la scoperta di nuovi mondi e il primo capitalismo iniziava la sua marcia. Ma, proprio in quegli anni, la povert\u00e0 assumeva aspetti drammatici, manifestandosi agli occhi dei contemporanei, come una realt\u00e0 di massa. I poveri erano diventati pericolosi. Faceva paura il loro numero che invadeva le citt\u00e0. Non furono pi\u00f9 chiamati con il termine \u201cvicarius Christi\u201d, un titolo che prima di essere dato al papa veniva riservato ai poveri. Al contrario scattarono nei loro confronti forti misure di sicurezza accompagnate anche da accanite controversie dottrinali. Uno storico di quel periodo, Bronislaw Geremek, scrive: \u00abNell&#8217;et\u00e0 moderna il ritmo di degradazione sociale diventa pi\u00f9 rapido e pi\u00f9 vigoroso.\u00a0 Sembra che la ricchezza generi la povert\u00e0; accanto a una rapida accumulazione di ricchezze abbiamo la pauperizzazione materiale di larghe masse della popolazione; accanto all&#8217;arricchirsi di gruppi sociali, e di singoli individui, l&#8217;impoverimento crescente delle masse\u00bb. Le istituzioni pubbliche tentarono una risposta al pauperismo con forme repressive funzionali all&#8217;ordine sociale dell&#8217;assolutismo e alle esigenze del mercato moderno del lavoro. Ma fu subito chiara l\u2019insufficienza delle politiche pubbliche. Si rendeva indispensabile una risposta pi\u00f9 ampia, pi\u00f9 generosa, pi\u00f9 creativa. Molti Ordini religiosi nacquero per rispondere alla sfida sia del pauperismo che di una rinascita spirituale. E apparve anche una straordinaria creativit\u00e0 laicale per far fronte alle innumerevoli domande di aiuto che salivano dalla nuova povert\u00e0 di massa. Per questi laici, i nuovi poveri, non erano \u201cpericolosi\u201d, ma fratelli da aiutare e accompagnare.<\/p>\n<p>E\u2019 questo il senso dell\u2019affermarsi delle confraternite in quegli anni. Si tratt\u00f2 di un risveglio religioso che univa la preghiera alla solidariet\u00e0 con i poveri. L\u2019esempio pi\u00f9 chiaro di questo risveglio religioso dell\u2019inizio del Cinquecento sono le \u201cCompagnie del Divino Amore\u201d. Si trattava di gruppi di fedeli laici, fondato a Genova dal Vernazza, che si diffuse rapidamente nell\u2019intera penisola italiana con l\u2019intento di ritrovare uno slancio religioso che sfociasse anche in un rinnovamento sia della Chiesa che della societ\u00e0. Il Concilio di Trento \u2013 \u00e8 quel che far\u00e0 il Concilio Vaticano II &#8211; raccolse queste istanze riformatrici e si impegn\u00f2 ad una nuova definizione del compito pastorale dei vescovi e dei parroci, ponendo uno stretto rapporto tra Chiesa, societ\u00e0 e poveri. I nuovi ordini religiosi &#8211; dai Gesuiti agli Oratoria\u00adni \u2013 scelsero la regola della povert\u00e0 e del servizio ai poveri. Ci furono anche alcune Congregazioni che nacquero con lo spe\u00adcifico scopo di venire incontro ai numerosi bisogni delle fa\u00adsce pi\u00f9 deboli della societ\u00e0, come gli ordini ospedalieri.<\/p>\n<p>E\u2019 questo l\u2019orizzonte spirituale che spinse i cinque artigiani napoletani a fondare la Confraternita della Trinit\u00e0 dei Pellegrini. Avevano certamente saputo che gi\u00e0 28 anni prima a Roma San Filippo Neri aveva fondato una confraternita per accogliere i pellegrini che venivano a Roma per l\u2019anno giubilare del 1575. Questi cinque \u201cconfratelli\u201d \u2013 assieme a coloro che si univano in questa opera di solidariet\u00e0 \u2013 testimoniarono una nuova operosit\u00e0 apostolica e cari\u00adtativa a Napoli e nelle altre confraternite associate. La loro religiosi\u00adt\u00e0 e la loro carit\u00e0 affermarono nel contesto citta\u00addino quel nuovo volto di societ\u00e0 cristiana i cui lineamenti erano stati riproposti nel dibattito tridentino. Questo innumerevole reticolo di aggregazioni laicali, composte da ar\u00adtigiani, professionisti, cittadini comuni, si opponevano alla disgregazione della citt\u00e0 e offrivano una struttura di prote\u00adzione solidale per i pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p>Non c&#8217;era problema sociale che non venisse affrontato dalle confraternite: da quello dei malati a quello dei pellegrini \u2013 come la nostra arciconfraternita -, dai car\u00adcerati ai condannati a morte, dalle donne \u00abpericolanti\u00bb ai bambini, dalle scuole popolari per i ragazzi poveri all&#8217;aiuto ai nobili decaduti. Questa rete di solidariet\u00e0 cerc\u00f2 di imbrigliare la vita delle citt\u00e0 e delle campagne in una sorta di cristianizzazione della societ\u00e0, di cui l&#8217;aspetto assi\u00adstenziale fu uno dei cardini. All\u2019operosit\u00e0 di queste istituzioni faceva riscontro anche una nuova riflessione teologica sulla carit\u00e0. Ne faccio solo un cenno. La controversia attorno alla carit\u00e0 emerse sia in campo cattolico che in quello protestante, e nasceva non tanto in base a problemi di ordine dottrinale (sebbene nella critica protestante ci fossero motivi contro un modello di cristianesimo devozionistico), quanto da problemi concreti suscitati dai poveri e che rendevano problematico il tessuto cittadino. Un teologo del tempo, Paracelso, stigmatizzava la ricchezza che, a suo parere, \u201cgenera naturalmente, tra i tanti mali, anche le \u00abcitt\u00e0 del demonio\u00bb, dalle quali i poveri vengono cacciati\u201d. E a riprova diceva: \u00e8 sufficiente vedere dove vanno a fini\u00adre le ricchezze per capire se esse vengono o no dal maligno: quelle che non rifluiscono sui poveri come una pioggia be\u00adnefica sono sicuramente d&#8217;origine diabolica. E il demonia\u00adco, nell&#8217;economia \u2013 continua il suo pensiero -, \u00e8 la produzione di beni di lusso, dal vellu\u00adto ai vetri tondi, dalle finestre al pane bianco, fatti apposta per essere di pochi. E aggiunge: \u00ab\u00c8 inammissibile che una citt\u00e0 eriga uno splendido e fastoso palazzo municipale, fornito di tutti gli immaginabili lussi, mentre i tuguri dei poveri sono carichi di miseria e flagellati ogni giorno dalla pioggia e dal vento\u00bb. Non vado oltre. Ma gi\u00e0 questi pochi cenni mostrano la forza di tali aggregazioni laicali, come la nostra Arciconfraternita.<\/p>\n<p><em>Papa Francesco: una Chiesa povera per i poveri\u00a0 <\/em><\/p>\n<p>Vi dicevo che avrei fatto un salto di quasi cinque secoli dalla nascita della nostra Arciconfraternita, per giungere ai nostri giorni. Ovviamente va evitato ogni parallelismo. Tuttavia resta vero anche oggi, seppure in maniera nuova e diversa rispetto al Cinquecento, che le citt\u00e0 sono nuovamente nel crocevia della storia. Dal 2006 pi\u00f9 di met\u00e0 della popolazione mondiale vive nelle citt\u00e0. E la previsione \u00e8 che nel 2050 sar\u00e0 il 75% della popolazione mondiale a vivere nelle citt\u00e0. E ritroviamo nelle citt\u00e0 contemporanee l\u2019emergere di nuove e molteplici forme di povert\u00e0. Nella loro diversit\u00e0 sono per\u00f2 tutte legate da un comune denominatore: i poveri, oggi, sono gli esclusi, gli scartati, direbbe Papa Francesco. In effetti, i poveri di Abidjan o di Calcutta, di Citt\u00e0 del Messico o di New York, di Mosca o di Milano, di Buenos Aires e di Roma, non sono solo poveri, sono emarginati, sono \u201cdi troppo\u201d, possono essere anche dimenticati, allontanati, senza che accada nulla. E tuttavia \u2013 \u00e8 uno dei punti centrali della testimonianza di Papa Francesco \u2013 essi sono nel \u201ccuore\u201d delle citt\u00e0. Anche se invisibili e dimenticati. E\u2019 bella questa poesia di Padre David Maria Turoldo, credente e poeta:<\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 una povera in via Giovasso<\/em><br \/>\n<em>che non pu\u00f2 pi\u00f9 camminare,<\/em><br \/>\n<em>e dorme entro giornali<\/em><br \/>\n<em>nessuno di quelli che stanno<\/em><br \/>\n<em>di sopra<\/em><br \/>\n<em>ha tempo di scendere a salutare.<\/em><br \/>\n<em>Per lei \u00e8 di troppo<\/em><br \/>\n<em>Un po\u2019 di scatole per guanciale<\/em><br \/>\n<em>E stare<\/em><br \/>\n<em>Nel cuore di Milano.<\/em><\/p>\n<p>La Chiesa deve lasciarsi interpellare dalle grandi citt\u00e0 contemporanee. Lo sa bene la Chiesa di Napoli e il suo arcivescovo! Vorrei dire che le citt\u00e0 contemporanee chiedono che la Chiesa riprenda ad essere il Buon Samaritano che si china sulle sue numerose ferite, spesso nascoste, ma non per questo meno gravi. Mi pare ovvio affermare che il futuro del pianeta dipender\u00e0 dalla qualit\u00e0 della vita delle citt\u00e0. E il futuro stesso del cristianesimo dipender\u00e0 da come i cristiani sapranno comunicare il Vangelo nelle citt\u00e0 di oggi. La Chiesa deve mostrare la via di una nuova prossimit\u00e0: deve vedere e fermarsi. Benedetto XVI, nell\u2019enciclica <em>Deus caritas est<\/em>, scrive che la Chiesa \u00e8 un \u201ccuore che vede\u201d. E\u2019 in questa linea la storia bimillenaria della Chiesa. Ogni volta che nelle comunit\u00e0 cristiane si \u00e8 affievolito l\u2019amore per i poveri, si \u00e8 indebolita anche la sua testimonianza evangelica. Al contrario, ogni volta che i cristiani hanno cercato di riprendere a seguire con pi\u00f9 chiarezza il il Vangelo, si sono coinvolti in maniera pi\u00f9 generosa con i poveri.<\/p>\n<p>Ricordiamo tutti Papa Francesco che, nella prima intervista concessa ai giornalisti, disse, sospirando: \u201cCome vorrei una Chiesa povera per i poveri!\u201d. Una Chiesa povera \u00e8 quella che si affida solo alla forza del Vangelo. E necessariamente diviene Chiesa \u201cdei\u201d poveri. I poveri, per la Chiesa, non sono \u201cutenti\u201d o estranei, non sono un problema a cui prestare attenzione e soluzione. Essi sono suoi membri a pieno titolo. Per questo la Chiesa non pu\u00f2 essere \u2013 come Papa Francesco ripete spesso \u2013 \u201cuna ONG pietosa\u201d. La Chiesa sente i poveri come parte di se stessa, anzi la parte da amare e da privilegiare. \u201cIl nostro impegno \u2013 dice papa Francesco &#8211; non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non \u00e8 un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un\u2019attenzione all\u2019altro considerandolo come un\u2019unica cosa con se stesso\u2026 Il povero, quando \u00e8 amato, \u00e8 considerato di grande valore, e questo differenzia l\u2019autentica opzione per i poveri da qualsiasi ideologia\u201d (EG 199).<\/p>\n<p>E il perch\u00e9 di tale privilegio papa Francesco lo spieg\u00f2 nella Veglia di Pentecoste del 2013, ai movimenti. \u201cI poveri, per i cristiani non sono \u201cuna categoria sociologica\u201d, ma la \u201ccarne di Cristo\u201d. Si poneva con decisione nella tradizione profonda della Chiesa, iscritta nel mistero della incarnazione di Cristo. Non basta pi\u00f9 dire che Dio si fa carne per comprendere fino in fondo il mistero. Si deve esplicitare che si fa carne affamata, assetata, malata, carcerata\u2026 Non mancano infatti carni \u201cprofumate\u201d attorno, anzi il giorno che la carne di Cristo fu profumata, cominciarono subito le questioni di denaro e fu Giuda a sollevarle. Dio si \u00e8 fatto carne scartata. E\u2019 questa ad essere \u201csacramento\u201d di Cristo.<\/p>\n<p>Queste parole suonarono di scandalo. Quel giorno di Pentecoste chiese ai presenti: \u201cQuando facciamo l\u2019elemosina a un povero, lo guardiamo negli occhi, gli tocchiamo la mano o gli gettiamo la moneta?\u201d E\u2019 un interrogativo davvero semplice, ma nella sua immediatezza e concretezza lacera la coscienza cristiana. E non solo. La povert\u00e0 \u2013 continu\u00f2 Papa Francesco &#8211; non pu\u00f2 essere derubricata a \u201ccategoria sociologica o filosofica o culturale\u201d: \u201cUna Chiesa povera per i poveri incomincia con l\u2019andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo verso la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povert\u00e0 del Signore. E questo non \u00e8 facile&#8221;. E spiegava che toccare significa \u201cprendere su di noi questo dolore per i poveri\u201d. Il richiamo si fece stringente: \u201cE questo vale ancora di pi\u00f9 in questo momento di crisi. Noi cristiani non possiamo preoccuparci soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello scoraggiamento\u2026 Questo \u00e8 un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose\u2026 ma sapete che cosa succede? Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala!&#8221;<\/p>\n<p>E\u2019 su queste frontiere che la Chiesa deve misurare la sua veridicit\u00e0 evangelica. \u201cLa Chiesa deve uscire da stessa\u201d e andare \u201cverso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano\u201d. Ed ecco cosa risponde a chi teme incidenti o esagerazioni: &#8220;Io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata per chiusura! Uscite fuori, uscite!\u201d. E attacca con decisione quella che chiama la <em>cultura dello scarto<\/em>: &#8220;Oggi \u2013 questo fa male al cuore dirlo \u2013 oggi, trovare un barbone morto di freddo non \u00e8 notizia. Oggi \u00e8 notizia, forse, uno scandalo. Uno scandalo: ah, quello \u00e8 notizia! Oggi, pensare che tanti bambini non hanno da mangiare non \u00e8 notizia. Questo \u00e8 grave, questo \u00e8 grave! Non possiamo restare tranquilli!\u201d. E riport\u00f2 quel <em>midrash <\/em>della tradizione rabbinica sulla costruzione della Torre di Babele per denunciare quanto ancora oggi, come migliaia di anni fa, la dignit\u00e0 di un operaio conti meno del denaro: \u201cQuesto succede oggi: se gli investimenti nelle banche calano un po\u2019\u2026 tragedia\u2026 come si fa? Ma se muoiono di fame le persone, se non hanno da mangiare, se non hanno salute, non fa niente! Questa \u00e8 la nostra crisi di oggi! E la testimonianza di una Chiesa povera e per i poveri va contro questa mentalit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p>La Chiesa non pu\u00f2 che stare dalla parte dei poveri, degli esclusi, degli emarginati dalla societ\u00e0. Papa Francesco insiste nel dire che i poveri sono nel cuore stesso della Chiesa: \u201c\u00e8 dalla fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, che deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei pi\u00f9 abbandonati delle societ\u00e0\u201d(EG 186). Torna alla mente la tesi del grande teologo del secolo scorso, H. De Lubac, sugli \u201caspetti sociali del dogma cristiano\u201d: \u201cLa fede non \u00e8 un deposito di verit\u00e0 morte, che si mettono rispettosamente \u2018da parte\u2019, per organizzare senza di esse tutta la vita\u2026 Per conservarsi soprannaturale, la carit\u00e0 non \u00e8 costretta a farsi disumana: come lo stesso soprannaturale non si concepisce se non si incarna. Colui che si sottomette alla sua legge, lungi dal liberarsi con ci\u00f2 dai suoi legami naturali, mette al servizio della societ\u00e0 di cui la natura l\u2019ha fatto membro, un\u2019attivit\u00e0 tanto pi\u00f9 efficace, quanto pi\u00f9 libero ne \u00e8 il principio\u201d (<em>Cattolicismo<\/em>, p.278).<\/p>\n<p>Per Papa Francesco si deve promuovere \u201cuna teologia e una spiritualit\u00e0 dell\u2019opzione per i poveri\u201d. Non basta una semplice opzione sociale o politica e neppure assistenziale. I poveri vanno scelti per il loro valore sacramentale: in essi vi \u00e8 Cristo stesso. L\u2019ascolto dei poveri \u00e8 un ascolto religioso, ma non astratto e vuoto. L\u2019ascolto parte dal vedere la loro carne, dall\u2019udire il loro grido di dolore. Rimanere fuori dal grido dei poveri significa mettersi fuori da Dio stesso: \u201cRimanere fuori da quel grido, quando noi siamo gli strumenti di Dio per ascoltare il povero, ci pone fuori dalla volont\u00e0 del Padre e dal suo progetto\u201d. \u201cLa Chiesa \u2013 continua \u2013 ha riconosciuto che l\u2019esigenza di ascoltare quel grido deriva dalla stessa opera liberatrice della grazia in ciascuno di noi, per cui non si tratta di una missione riservata solo ad alcuni\u201d (188). I poveri sono parte della famiglia universale della Chiesa. Ed \u00e8 con questa convinzione che interviene denunciando, richiamando e, soprattutto, dando lui per primo l\u2019esempio.<\/p>\n<p><em>Reinventare la fraternit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Papa Francesco parla della carit\u00e0 come di una forza che cambia la storia. E\u2019 dalla carit\u00e0 che prende avvio l\u2019impegno per \u201crisolvere le cause strutturali della povert\u00e0\u201d e di prenderlo con urgenza (EG 202). Auspica perci\u00f2 che \u201ccresca il numero dei politici capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde e non l\u2019apparenza dei mali del mondo!\u201d (EG 205). Papa Francesco non teme di denunciare la \u201cdittatura dell\u2019economia\u201d che schiavizza e abbatte i poveri soprattutto: \u201c&#8230; la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precariet\u00e0 quotidiana con conseguenze funeste. Alcune pa\u00adtologie aumentano, con le loro conseguenze psicologiche; la paura e la disperazione prendono i cuori di numerose per\u00adsone, anche nei Paesi cosiddetti ricchi; la gioia di vivere va diminuendo; l&#8217;indecenza e la violenza sono in aumento; la povert\u00e0 diventa pi\u00f9 evidente. Si deve lottare per vivere, e spesso per vivere in modo non dignitoso. Una delle cause di questa situazione, a mio parere, sta nel rapporto che ab\u00adbiamo con il denaro, nell&#8217;accettare il suo dominio su di noi e sulle nostre societ\u00e0. Cos\u00ec la crisi finanziaria che stiamo attraversando ci fa dimenticare la sua prima origine, situata in una profonda crisi antropologica. Nella negazione del pri\u00admato dell&#8217;uomo! Abbiamo creato nuovi idoli. L&#8217;adorazione dell&#8217;antico vitello d&#8217;oro (cfr <em>Es<\/em> 32, 15-34) ha trovato una nuova e spietata immagine nel feticismo del denaro e nella ditta\u00adtura dell&#8217;economia senza volto n\u00e9 scopo realmente umano\u201d (Discorso ad alcuni nuovi ambasciatori presso la Santa Sede, il 16 maggio 2013).<\/p>\n<p>E avverte: \u00abIl denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri; ma il Papa ha il dovere, in nome di Cristo, di ricordare al ricco che deve aiutare il povero, rispettarlo, promuoverlo. Il Papa esorta alla solidariet\u00e0 disinteressata e a un ritorno dell&#8217;eti\u00adca in favore dell&#8217;uomo nella realt\u00e0 finanziaria ed econo\u00admica &#8230; Si former\u00e0 allora una nuova mentalit\u00e0 politica ed economica che contribuir\u00e0 a trasformare la dicotomia as\u00adsoluta tra la sfera economica e quella sociale in una sana convivenza\u00bb. (Riccardi, <em>La sorpresa di papa Francesco<\/em>, p.94). Potremmo dire che con \u201cCesare\u201d \u2013 la politica &#8211; si pu\u00f2 trattare, con\u00a0 Mammona, mai!<\/p>\n<p>L\u2019impegno con i poveri \u2013 inteso nel senso della carit\u00e0 evangelica \u2013 si potrebbe dire che travalica anche i confini della fede. Basti ricordare la pagina evangelica di Matteo 25 sul giudizio universale. Non saremo giudicati non sulla fede, ma sull\u2019amore; ossia, se abbiamo dato da bere a un assetato, da magiare ad un affamato, visitato un malato e un carcerato. E quando i non credenti diranno al giudice: \u201cMa noi non ti abbiamo mai visto assetato, affamato, malato e in carcere\u201d, si sentiranno rispondere: \u201ctutto quello che avete fatto ad uno solo di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli, l\u2019avete fatto a me\u201d(Mt 25, 40). La via dell\u2019amore scavalca ogni confine e unisce tutti. I credenti in Dio (religiosi) e i credenti nell\u2019uomo (umanisti laici) nell\u2019incontro con i poveri ritrovano una efficacissima alleanza. E\u2019 di qui che si riparte per ritessere il tessuto lacerato delle nostre citt\u00e0. Il coinvolgimento per il riscatto dei poveri traccia una linea di cambiamento: ogni volta che l\u2019uomo viene riposizionato nella sua dignit\u00e0, credenti e laici riscoprono il radicale umanesimo che unisce. Per il cristianesimo, tale orizzonte, \u00e8 centrale: chi incontra i poveri, incontra Dio stesso. Questo \u00e8 l\u2019umanesimo cristiano. Nella <em>Lettera a Diogneto<\/em>, uno dei testi pi\u00f9 significativi della prima Chiesa, l\u2019autore si rivolge all\u2019interlocutore: \u201cSe tu mi dicessi: mostrami il tuo Dio. Io ti direi: mostrami il tuo uomo e io ti mostrer\u00f2 il mio Dio\u201d. Il legame indissolubile \u201cVangelo-Chiesa-poveri\u201d chiede un coinvolgimento ben pi\u00f9 ampio da parte dei cristiani di quanto accade e assieme una ben pi\u00f9 attenta riflessione teologica sul tema. Lo chiede l\u2019impegno che papa Francesco sta ponendo in prima persona in questa direzione. unisce. In una citt\u00e0 multi etnica, multi culturale, multi religiosa, la via che pu\u00f2 unire tutti, senza distinzione alcuna, \u00e8 quella dell\u2019amore per i poveri.<\/p>\n<p>Ritorna provocante la domanda di Dio a Caino: \u201cDov\u2019\u00e8 tuo fratello?\u201d. Uno degli intellettuali pi\u00f9 fini di questo nostro tempo, Jacques Deridda &#8211; nel bicentenario della Rivoluzione Francese (1989), il filosofo francese, in un seminario sul rapporto tra fraternit\u00e0 e democrazia &#8211; si chiedeva: \u201cDov\u2019\u00e8 allora il problema? Eccolo: non ho smesso di chiedermi, chiedo che ci si chieda che cosa si vuol dire quando si dice \u201cfratello\u201d, quando si chiama qualcuno \u201cfratello\u201d. E quando vi si riassume o sussume l\u2019umanit\u00e0 dell\u2019uomo al pari dell\u2019alterit\u00e0 dell\u2019altro\u2026 mi chiedo, ecco tutto, e chiedo che cosa ci si chieda qual \u00e8 la politica implicita in questo linguaggio\u201d. Pochi si sono interrogati sul perch\u00e9 della scomparsa della fraternit\u00e0 rispetto alla trilogia della rivoluzione francese. Si parla di uguaglianza e di libert\u00e0, quasi mai di fraternit\u00e0. La fraternit\u00e0 \u00e8 la promessa mancata della modernit\u00e0. Ma su di essa si gioca il futuro delle nostre citt\u00e0 e dell\u2019intero pianeta. Siamo chiamati a riscoprirla o, se si vuole, a reinventarla. E comunque la vita della reinvenzione passa dalla riscoperta dei poveri come fratelli e sorelle nostri.<\/p>\n<p>Noi cristiani \u2013 noi pi\u00f9 dei laici, direbbe Paolo VI \u2013 abbiamo un obbligo particolare: uscire da noi stessi e dai nostri recinti religiosi per trasformare le citt\u00e0, ripartendo dai poveri. C\u2019\u00e8 bisogno di audacia e di creativit\u00e0. I nostri antichi fondatori della Arciconfraternita, ebbero audacia e creativit\u00e0. Scrive papa Francesco: \u201cUna fede autentica \u2013 che non \u00e8 mai comoda e individualista \u2013 implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra. Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l\u2019umanit\u00e0 che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilit\u00e0\u2026 tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore\u201d (183). C\u2019\u00e8 bisogno che sorga una nuova cultura solidale: \u00abNon basta essere buoni e generosi: bisogna essere intelligenti, capaci, efficaci\u00bb.<\/p>\n<p>Quando i cardinali riuniti al Conclave chiesero al neoeletto che nome prendeva, rispose: \u201cFrancesco\u201d. Una sorta di brivido percorse la cappella Sistina e tutti i cardinali quasi all\u2019unisono esclamarono \u201cOh!\u201d Papa Francesco scelse di legarsi a Francesco d\u2019Assisi, il quale volle unire in unit\u00e0 inseparabile il Vangelo e i poveri. L\u2019assisiate non ha cambiato la storia del suo tempo con la politica o le armi, ma con la scelta della predicazione del Vangelo ai \u201cminores\u201d (gli esclusi di allora). Papa Francesco raccoglie \u2013 anche per tutti noi &#8211; il lungo filo rosso dell\u2019amore che ha traversato la storia bimillenaria della Chiesa \u2013 di cui fa parte anche la straordinaria vicenda della nostra Arciconfraternita &#8211; e lo fa risplendere perch\u00e9 tutti, credenti e non credenti, riscoprano che \u201c c\u2019\u00e8 pi\u00f9 gioia nel dare che nel ricevere\u201d, come scrive l\u2019Apostolo riportando una frase di Ges\u00f9. E senza chiedere nulla per s\u00e9. E\u2019 per questo che i nostri antichi confratelli, mettevano il cappuccio. Doveva risplendere l\u2019amore nella sua gratuit\u00e0. Non i loro volti. Cos\u00ec fece Ges\u00f9, per primo. Padre David Maria Turoldo canta cos\u00ec l\u2019amore per i poveri senza chiedere nulla in cambio. La poesia \u00e8 intitolata: \u201cE non chiedere nulla\u201d :<\/p>\n<p><em>Ora invece la terra<\/em><br \/>\n<em>si fa sempre pi\u00f9 orrenda:<\/em><br \/>\n<em>il tempo \u00e8 malato<\/em><br \/>\n<em>i fanciulli non giocano pi\u00f9<\/em><br \/>\n<em>le ragazze non hanno<\/em><br \/>\n<em>pi\u00f9 occhi<\/em><br \/>\n<em>che splendono a sera.<\/em><\/p>\n<p><em>E anche gli amori<\/em><br \/>\n<em>Non si cantano pi\u00f9, le speranze non hanno pi\u00f9 voce,<\/em><br \/>\n<em>i morti doppiamente morti<\/em><br \/>\n<em>al freddo di queste liturgie:<\/em><br \/>\n<em>ognuno torna alla sua casa<\/em><br \/>\n<em>sempre pi\u00f9 solo.<\/em><\/p>\n<p><em>Tempo \u00e8 di tornare poveri<\/em><br \/>\n<em>per ritrovare il sapore del pane,<\/em><br \/>\n<em>per reggere alla luce del sole<\/em><br \/>\n<em>per varcare sereni la notte<\/em><br \/>\n<em>e cantare la sete della cerva.<\/em><\/p>\n<p><em>E la gente, l\u2019umile gente<\/em><br \/>\n<em>Abbia ancora chi l\u2019ascolta,<\/em><br \/>\n<em>e trovino udienza le preghiere.<\/em><br \/>\n<em>E non chiedere nulla.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>(Celebrazioni per il 440\u00b0 Anniversario\u00a0dell\u2019Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali di Napoli &#8211; incontro sul tema\u00a0&#8220;La strada della\u00a0pace \u00e8 il dialogo&#8221;)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono lieto dell\u2019invito ad aprire questo ciclo di incontri per ricordare i 440 anni della Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinit\u00e0 dei Pellegrini e Convalescenti di Napoli. Credo sia opportuno, anzitutto, tornare \u2013 seppure brevemente &#8211; a quegli anni che videro nascere la nostra Arciconfraternita. E\u2019 il primo punto di questa mia riflessione. 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