{"id":23823,"date":"2018-02-06T16:37:57","date_gmt":"2018-02-06T15:37:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23823"},"modified":"2018-02-06T17:37:04","modified_gmt":"2018-02-06T16:37:04","slug":"la-famiglia-prima-comunita-cristiana-scuola-di-vita-e-di-fede-dei-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-famiglia-prima-comunita-cristiana-scuola-di-vita-e-di-fede-dei-giovani.html","title":{"rendered":"La famiglia, prima comunit\u00e0 cristiana, scuola di vita e di fede dei giovani"},"content":{"rendered":"<p><em>Una condizione paradossale <\/em><\/p>\n<p>La famiglia si trova oggi in una situazione paradossale. Da una parte infatti, resta ancora oggi l\u2019ideale a cui tutti fanno riferimento: \u00e8 sentita come il luogo della sicurezza, del rifugio, del sostegno per la propria vita. Dall\u2019altra, per\u00f2, vediamo i legami famigliari infragilirsi sempre pi\u00f9: le famiglie si disperdono, si dividono, si ricompongono, si allargano. Gli studiosi pi\u00f9 attenti parlano delle societ\u00e0 occidentali a basso tasso di familiarit\u00e0. Ha sorpreso la decisone della primo ministro inglese di creare il \u201cMinistero della Solitudine\u201d. E non perch\u00e9 preoccupata delle questioni affettive, ma per il peso economico che rappresenta il notevole numero di persone sole. In Italia \u00e8 cresciuto in maniera esponenziale il numero di persone che scelgono di restare da sole. A parte la notizia di chi si sposa con se stesso! In ogni caso non c\u2019\u00e8 un lima culturale che favorisca la famiglia.<\/p>\n<p>E tra i motivi pi\u00f9 chiari vi \u00e8 la crescita di una cultura individualistica. C\u2019\u00e8 chi parla di \u201cseconda rivoluzione individualista\u201d. Insomma, viviamo in una societ\u00e0 in cui l\u2019<em>io<\/em> prevale sempre pi\u00f9 sul <em>noi<\/em> e l\u2019<em>individuo<\/em> ha un peso sempre pi\u00f9 forte rispetto a quello della <em>societ\u00e0<\/em>. E in una societ\u00e0 individualista \u00e8 ovvio che si preferisca la coabitazione al matrimonio, l\u2019indipendenza individuale alla dipendenza reciproca. In tal modo, la famiglia, con un capovolgimento totale, pi\u00f9 che \u201ccellula base della societ\u00e0\u201d viene concepita sempre pi\u00f9 come \u201ccellula base per l\u2019individuo\u201d.\u00a0 Ognuno dei due coniugi pensa l\u2019altro in funzione di se stesso: ciascuno cerca la propria singolare individualizzazione pi\u00f9 che la creazione di un \u201csoggetto plurale\u201d che trascende le individualit\u00e0 per creare un \u201cnoi\u201d che affronta la costruzione di un futuro comune. Insomma, l\u2019<em>io<\/em>, nuovo padrone della realt\u00e0, diviene padrone assoluto anche nel matrimonio e nella famiglia. Il sociologo italiano, Giuseppe De Rita, parla di \u201cegolatria\u201d, di un vero e proprio culto dell\u2019<em>io<\/em>.<\/p>\n<p>Lo stesso cristianesimo non \u00e8 immune dal virus dell\u2019individualismo. Lo rileva con sapienza Benedetto XVI, nell\u2019enciclica <em>Spe Salvi<\/em>, quando parla di una riduzione individualista del cristianesimo. Papa Ratzinger si chiede: \u201ccom\u2019\u00e8 potuto accadere che nel cristianesimo moderno si sia affermata la concezione della salvezza come un affare individuale, per cui ciascuno crede che deve impegnarsi per salvare la propria anima, mentre l\u2019intera tradizione biblica e cristiana che ci salviamo in un popolo?\u201d Il Concilio Vaticano II lo ha affermato con grande chiarezza: \u201cDio avrebbe potuto salvare gli uomini in maniera individuale, ma ha scelto di salvarli radunandoli in un popolo\u201d. Tale individualismo religioso \u00e8 divenuto complice di quell\u2019individualismo della cultura contemporanea che sta avvelenando l\u2019intera forma \u201cassociata\u201d della esistenza umana. Assistiamo infatti all\u2019indebolimento di tutti quei legami che comportano una stabilit\u00e0 e comunque una responsabilit\u00e0 continuativa. E ne subiscono le conseguenze tutte le forme associate a partire dalla famiglia che il primo \u201cnoi\u201d che l\u2019individualismo si trova sulla strada. Mi torna in mente la straordinaria definizione che Cicerone dava della famiglia: \u201cFamilia est principium urbis, et quasi seminarium rei pubblicae\u201d.<\/p>\n<p>Papa Francesco pone la famiglia all\u2019interno di questo orizzonte strategico: la famiglia non \u00e8 chiusa nella storia di individui e dei loro desideri di amore (che pure ci sono), ma coinvolge la vita stessa della Chiesa e della societ\u00e0, sino a poter dire che la famiglia \u00e8 la madre di tutti i rapporti.<\/p>\n<p><em>Verso una Chiesa \u201cfamigliare\u201d<\/em><\/p>\n<p>Amoris Laetitia richiede un cambio di passo e di stile che tocca la forma stessa della Chiesa: la Chiesa stessa \u00e8 una Famiglia, e quando la Chiesa parla della famiglia parla anche di s\u00e9, e viceversa. In questa prospettiva \u00e8 evidente che non si tratta semplicemente di riorganizzare la \u201cpastorale famigliare\u201d, quanto di rendere \u201cfamigliare tutta la pastorale\u201d o, ancor pi\u00f9 chiaramente, di rendere \u201cfamigliare tutta la Chiesa\u201d, \u201ctutta la parrocchia\u201d.<\/p>\n<p>La Chiesa non pu\u00f2 presentarsi come un tribunale, o un pubblico ministero dell\u2019accusa per giudicare gli adempimenti e le inadempienze della legge senza riguardo per le dolorose circostanze della vita e l\u2019interiore riscatto delle coscienze. La Chiesa \u00e8 impegnata dal Signore ad essere coraggiosa e forte proprio nel proteggere i deboli, nel curare le ferite dei padri e delle madri, dei figli e dei fratelli; a cominciare da quelli che si riconoscono prigionieri delle loro colpe e disperati per aver fallito la loro vita. E\u2019 indispensabile comprendere il legame indissolubile tra questa madre e i suoi figli. E\u2019 vero che il matrimonio \u00e8 indissolubile, ma il legame della Chiesa con i suoi figli lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 perch\u00e9 \u00e8 come quello che Cristo ha con la Chiesa, piena di peccatori che sono stati amati quando ancora lo erano, e non sono abbandonati, neppure quando ci ricascano. Questo \u00e8 il mistero grande, di cui parla l\u2019Apostolo. La Chiesa ha come suo compito materno riportare a casa coloro che hanno sbagliato per curarli e guarirli; ovviamente non riuscirebbe a farlo se li lascia dove sono abbandonati al loro destino perch\u00e9 \u201cse lo sono cercato\u201d. Dobbiamo intraprendere un nuovo stile ecclesiale, consapevoli della diversit\u00e0 delle situazioni e con la decisione di non lasciar solo nessuno.<\/p>\n<p><em>La vocazione e la missione della famiglia <\/em><\/p>\n<p>Nonostante che la cultura contemporanea cerchi di indebolire la famiglia come luogo saldo, dobbiamo comunque rilevare il bisogno che tutti hanno di famiglia. E\u2019 un bisogno iscritto nelle profondit\u00e0 dell\u2019essere umano, come del resto appare gi\u00e0 nelle prime pagine della Bibbia. Ed \u00e8 bene tornare a rileggerle. Nelle due narrazioni della creazione del\u2019uomo e della donna appare con evidenza che l\u2019immagine e la somiglianza di Dio comprendono l\u2019indispensabile legame tra l\u2019uomo e la donna. E\u2019 nella loro alleanza che si rivela l\u2019essere umano fatto appunto ad immagine e somiglianza di Dio: \u201cE Dio cre\u00f2 l\u2019Adam a sua immagine; a immagine di Dio lo cre\u00f2: maschio e femmina li cre\u00f2\u201d(Gn 1,27). E alla loro alleanza Dio affid\u00f2 due grandi compiti: \u201cSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela\u201d(Gn 1,28). In Adamo ed Eva, pertanto, si raccoglie l\u2019intera umanit\u00e0, l\u2019intera famiglia umana, di cui le singole famiglie sono una delle articolazioni.<\/p>\n<p>La parola della creazione \u2013 ricchissima di tesori \u2013 \u00e8 ancora troppo trascurata e dimenticata, eppure offre ampiezze e profondit\u00e0 nuove. E\u2019 un grande lavoro che aspetta di essere compiuto. Ed \u00e8 entusiasmante: Dio affida il mondo e le generazioni all\u2019uomo e alla donna congiuntamente. Quello che accade tra loro decide tutto. Quando i due progenitori si lasciarono prendere dal delirio di onnipotenza, e quindi di fare a meno di Dio, rovinarono tutto. E\u2019 un racconto che fa intravedere le tragedie conseguenti al rifiuto della benedizione di Dio sul legame generativo tra l\u2019uomo e la donna.<\/p>\n<p>In ogni caso, seguendo l\u2019antico racconto biblico, Dio non abbandona l\u2019uomo e la donna al loro destino e ribadisce la forza di quel legame generativo dell\u2019inizio. Quando dice al serpente ingannatore: \u201cIo porr\u00f2 inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe\u201d (Gn 3, 15a), Dio pone la donna come una barriera protettiva, di inimicizia verso male: \u00e8 una benedizione a cui essa pu\u00f2 ricorrere \u2013 se vuole \u2013 in ogni generazione. Vuol dire che la Donna porta una segreta e speciale benedizione, per la difesa della sua creatura dal Maligno! Come la Donna dell\u2019Apocalisse, che corre a nasconderlo dal Drago. E Dio la protegge (cfr. Ap 12, 6). E la protezione di Dio, nei confronti dell\u2019uomo e della donna, non viene comunque mai meno per entrambi. Prima di far uscire i peccatori dal mondo-giardino, Dio \u201cfece all\u2019uomo e alla donna tuniche di pelle e li vest\u00ec\u201d (cfr. Gn 3, 21). Anche nelle dolorose conseguenze del nostro peccato, Dio fa attenzione che non rimaniamo nudi e abbandonati al nostro destino!<\/p>\n<p>L\u2019uomo e la donna non sono sati creati per rinchiudersi ciascuno in se stesso e neppure nel rinchiudersi tra loro due. Essi sono stati creati per operare assieme affinch\u00e9 custodiscano il creato (la casa comune) e la riempiano di generazioni. In questo ampio orizzonte si colloca la profezia dell\u2019alleanza tra l\u2019uomo e la donna. Un\u2019alleanza che deve essere vissuta nella famiglia naturale, nella Chiesa e nella stessa famiglia umana. E non dobbiamo dimenticare che anche il celibe \u00e8 parte della dimensione \u201cfamigliare\u201d della Chiesa e dell\u2019umanit\u00e0 (Ges\u00f9 non contrappone il celibato alla coniugalit\u00e0. E il cristianesimo ha sempre resistito \u2013 a dispetto di molti equivoci della sua stessa storia \u2013 alla esaltazione del primo svalutando la seconda). La comunit\u00e0 cristiana comunque \u00e8 pi\u00f9 grande della famiglia: essa riesce a far vivere e sperare nella benedizione di legami veramente famigliari, anche coloro che in quei legami faticano a vivere e a sperare: compresi i soli, gli abbandonati, i messi da parte e i rifiutati, e tutti coloro che non hanno potuto condividere e generare una vita.<\/p>\n<p><em>Il matrimonio, la famiglia e la comunit\u00e0 ecclesiale<\/em><\/p>\n<p>Vorrei ora accennare al rapporto tra il sacramento nuziale, la famiglia e la comunit\u00e0 ecclesiale. Amoris Laetitia in certo modo riallinea in maniera pi\u00f9 chiara questa triplice scansione e manifesto la lacuna che c\u2019\u00e8 nel pensiero teologico a tale proposito. Mentre \u00e8 abbondante la letteratura morale e canonistica sul matrimonio, scarseggia la teologia sulla famiglia come se quest\u2019ultima fosse una conseguenza pratica dell&#8217;unione coniugale. Deve essere sviluppato ben di pi\u00f9 il legame intrinseco fra il sacramento del matrimonio e la famiglia, sino a poter dire con chiarezza che l&#8217;uomo e la donna non si uniscono in matrimonio semplicemente per loro stessi, bens\u00ec per l\u2019edificazione di una famiglia intesa come luogo di generazione umana, di educazione filiale, di legame sociale e di fraternit\u00e0 ecclesiale. Insomma, il matrimonio \u00e8 per la famiglia, non viceversa: il sacramento sigilla il reciproco e indispensabile rapporto dell\u2019uomo e della donna. La destinazione sociale e la vocazione comunitaria del matrimonio, che nella famiglia trova il suo simbolo compiuto e il suo nucleo propulsivo, sono assunte all&#8217;interno della fede cristiana e della stessa forma ecclesiale, sulla base del disegno comunitario di Dio a riguardo della creatura umana.<\/p>\n<p>Il fatto che il legame matrimoniale costituisca un sacramento della nuova alleanza, va compreso in continuit\u00e0 con l\u2019originaria destinazione generativa e comunitaria dell&#8217;alleanza creaturale. Nel sacramento del matrimonio, l\u2019alleanza originaria dell\u2019uomo e della donna, \u00e8 redenta e inserita nell&#8217;economia della salvezza cristiana. Il fatto che esista un intrinseco ordinamento del sacramento del matrimonio verso la famiglia e della famiglia verso la comunit\u00e0 ecclesiale, non \u00e8 una semplice conseguenza pratica dell&#8217;amore totale e fedele &#8220;dei due&#8221;, quasi che il significato essenziale del matrimonio (e quindi del sacramento) si condensasse e si esaurisse in primo luogo nel legame d&#8217;amore assoluto della coppia. In verit\u00e0, la destinazione ai vincoli famigliari e alla comunit\u00e0 ecclesiale \u00e8 piuttosto da ricondurre alla natura intrinseca del legame matrimoniale secondo il disegno creatore, che nell&#8217;economia salvifica cristiana viene inserito \u2013 come parte attiva \u2013 nel pi\u00f9 fondamentale legame di Cristo con &#8220;i molti&#8221; per i quali \u00e8 destinato l&#8217;amore di Dio ed \u00e8 versato il sangue redentore.<\/p>\n<p>In questa pi\u00f9 ampia e concreta connessione si potr\u00e0 ancor meglio comprendere il senso genuinamente &#8220;ecclesiale&#8221; della formula paolina sul \u201cmistero grande\u201d, riscoperta dalla recente teologia del matrimonio (Ef 5, 15).<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Famiglie e comunit\u00e0 \u201cin missione\u201d<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019orizzonte evangelico appare chiaro il primato assoluto del legame con Ges\u00f9 su tutti gli altri legami, quelli famigliari compresi. I coniugi pongono l\u2019amore di Ges\u00f9 come fondamento del loro amore. E\u2019 questo il senso dello \u201csposarsi nel Signore\u201d. Nell\u2019orizzonte della sequela, pertanto, i legami famigliari vengono irrobustiti e trasformati: sono cio\u00e8 resi pi\u00f9 saldi, pi\u00f9 creativi, e pi\u00f9 universali perch\u00e9 senza pi\u00f9 confini. La forza del Vangelo fa \u201cuscire di casa\u201d e abilita a creare paternit\u00e0 e maternit\u00e0 pi\u00f9 ampie, per accogliere come fratelli e sorelle gli altri discepoli di Ges\u00f9. A chi gli disse che fuori della casa c\u2019erano la madre e i fratelli che lo aspettavano, Ges\u00f9 rispose: \u201cEcco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volont\u00e0 di Dio, costui \u00e8 mio fratello, sorella e madre\u201d (Mc 3, 35). La comunit\u00e0 ecclesiale \u00e8 la \u201cfamilia Dei\u201d.<\/p>\n<p>Le famiglie che vivono la sequela di Ges\u00f9, pertanto, non sono isolate e chiuse in se stesse. Esse attingono l\u2019energia dell\u2019amore dall\u2019altare: ascoltando assieme le Scritture e nutrendosi dell\u2019unico pane e dell\u2019unico calice. Per questo \u00e8 urgente un pi\u00f9 chiaro legame tra famiglia e comunit\u00e0 partendo proprio dalla &#8220;comunit\u00e0 dell\u2019altare&#8221;. La pastorale di base dovrebbe sviluppare molto di pi\u00f9, in chiave &#8220;famigliare&#8221;, la ricchezza di questo legame che &#8220;fa la Chiesa&#8221;. Dall\u2019unico altare della Domenica ci si disperde poi negli altari delle case, delle strade e delle piazze per comunicare a tutti il Vangelo del Regno e guarendo malattie e infermit\u00e0. Una Chiesa secondo il Vangelo non pu\u00f2 che avere la forma di una casa accogliente, ospitale, larga, senza confini. E questo avverr\u00e0 realizzandola in una \u201cforma domestica\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019utopia di un nuovo modo di vivere, non chiuso in se stesso ma aperto a tutti e particolarmente ai poveri. In un tale orizzonte diviene chiara la responsabilit\u00e0 di accogliere coloro che non hanno famiglia, le persone sole e deboli perch\u00e9 facciano parte della pi\u00f9 larga famiglia di Dio. Ed \u00e8 in questo orizzonte che si deve porre anche il tema dei divorziati risposati o di quelle famiglie imperfette e in fieri. Verso costoro deve affrettarsi il nostro passo, irrobustirsi il nostro ascolto, intensificarsi la nostra compagnia. C\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 particolare dei \u201cmovimenti ecclesiali\u201d che gi\u00e0 vivono una interrelazione tra famiglia e comunit\u00e0. E\u2019 la responsabilit\u00e0 di aiutare la Chiesa a colmare il divario tra famiglie e comunit\u00e0 cristiane. Potremmo dire che normalmente le famiglie sono troppo poco ecclesiali perch\u00e9 facilmente si rinchiudono in se stesse, e le comunit\u00e0 cristiane sono poco famigliari perch\u00e9 appesantite dalla burocratizzazione, o ingrigite dal funzionalismo.<\/p>\n<p><em>La profezia di una Chiesa famigliare in un mondo di soli<\/em><\/p>\n<p>Oggi, purtroppo, vi \u00e8 come un fossato tra le famiglie e la parrocchia. Si potrebbe dire che le famiglie sono troppo poco ecclesiali (perch\u00e9 facilmente si rinchiudono in se stesse) e le comunit\u00e0 cristiane poco famigliari (perch\u00e9 appesantite dalla burocratizzazione, o ingrigite dal funzionalismo). E\u2019 l\u2019utopia di un nuovo modo di vivere, non chiuso in se stesso ma aperto a tutti e particolarmente ai poveri. In un tale orizzonte diviene chiara la responsabilit\u00e0 di accogliere coloro che non hanno famiglia, le persone sole e deboli perch\u00e9 facciano parte della pi\u00f9 larga famiglia di Dio. Ed \u00e8 in questo orizzonte che si deve porre anche il tema dei divorziati risposati o di quelle famiglie imperfette e in fieri. Verso costoro deve affrettarsi il nostro passo, irrobustirsi il nostro ascolto, intensificarsi la nostra compagnia. Va colmato il divario tra famiglie e comunit\u00e0 cristiane.<\/p>\n<p>Famiglia e comunit\u00e0 cristiana debbono trovare la loro nuova alleanza, non per rinchiudersi nel loro circolo ma per fermentare in maniera \u201cfamigliare\u201d l\u2019intera societ\u00e0. Nello scenario di un mondo segnato dalla tecnocrazia economica e dalla subordinazione dell\u2019etica alla logica del profitto, \u00e8 strategico riproporre il \u201cVangelo della famiglia\u201d come forza di umanesimo. La famiglia \u2013 una profezia di amore in un mondo di soli &#8211; decide dell\u2019abitabilit\u00e0 della terra, della trasmissione della vita, dei legami nella societ\u00e0. Il Vaticano II afferma con chiarezza la vocazione della Chiesa, delle comunit\u00e0 cristiane, delle famiglie: essere segno e strumento dell\u2019unit\u00e0 di tutto il genere umano. E\u2019 questo l\u2019amore che deve abitare nella famiglia e nella Chiesa.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>L\u2019amore e la generativit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>L\u2019Esortazione Apostolica offre inoltre numerose indicazioni che possiamo chiamare pastorali, soprattutto a partire dai capitoli IV e V. In essi si declinano le due dimensioni che sostanziano il matrimonio e la famiglia: ossia il legame d\u2019amore tra un uomo e una donna e la fecondit\u00e0 generatrice che ne consegue. E qui appare una novit\u00e0 singolare: il Papa non si ferma, come accade nella pi\u00f9 diffusa catechesi, a commentare la pur fondamentale lezione del Cantico dei Cantici, che rimane certamente un gioiello della rivelazione biblica dell&#8217;amore dell&#8217;uomo e della donna. Commenta piuttosto e in maniera del tutto originale la fenomenologia dell\u2019amore ispirato da Dio nello splendido inno paolino 1Corinzi 13. Il Papa parla dell\u2019amore in chiave tutt\u2019altro che mistica e romantica. Appare evidente che l\u2019amore di cui si parla \u00e8 pieno di concretezza e di dialettica, di bellezza e di sacrificio, di vulnerabilit\u00e0 e di tenacia (l\u2019amore tutto sopporta, tutto spera, tutto crede, tutto perdona, non cede mai\u2026). Insomma, l&#8217;amore di Dio \u00e8 cos\u00ec, sembra affermare il Papa.<\/p>\n<p>Siamo lontani da quell\u2019individualismo che chiude l&#8217;amore nell&#8217;ossessione possessiva &#8220;a due&#8221; che peraltro mette a rischio la &#8220;letizia&#8221; del legame coniugale e famigliare. Il lessico famigliare dell&#8217;amore, nell&#8217;interpretazione del Papa, non \u00e8 povero di passione, \u00e8 ricco di generazione. Per questo include serenamente la libert\u00e0 di pensare e di apprezzare l&#8217;intimit\u00e0 sessuale dei coniugi come un grande dono di Dio per l&#8217;uomo e la donna. Potremmo dire che \u2013 anche in questo &#8211; il testo papale porta a pienezza le suggestioni presenti nella <em>Gaudium et Spes<\/em> che cita esplicitamente: \u201cIl matrimonio \u00e8 in primo luogo una \u00abintima comunit\u00e0 di vita e di amore coniugale\u00bb che costituisce un bene per gli stessi sposi, e la sessualit\u00e0 \u2018\u00e8 ordinata all\u2019amore coniugale dell\u2019uomo e della donna\u2019\u201d(n.80).<\/p>\n<p>Il Papa porta l\u2019attenzione sull\u2019altra dimensione dell\u2019amore coniugale: quella fecondit\u00e0 e della generativit\u00e0. Si parla in maniera spiritualmente e psicologicamente profonda dell\u2019accogliere una nuova vita, dell\u2019attesa nella gravidanza, dell\u2019amore di madre e di padre, della presenza dei nonni. Ma anche della fecondit\u00e0 allargata, dell\u2019adozione, dell\u2019accoglienza e del contributo delle famiglie a promuovere una \u201ccultura dell\u2019incontro\u201d, della vita nella famiglia in senso ampio, con la presenza di zii, cugini, parenti, amici. Il Papa sottolinea la inevitabile dimensione sociale del sacramento del matrimonio (n.186), al cui interno si declina sia il ruolo specifico del rapporto tra giovani e anziani, sia la relazione tra fratelli e sorelle come tirocinio di crescita nella relazione con gli altri. Il testo chiarisce che il figlio non \u00e8 un oggetto del desiderio, ma un progetto di consegna della vita.<\/p>\n<p>Di qui segue il tema del rapporto fra le generazioni, che la frammentazione e la liquidit\u00e0 di <em>eros<\/em> mettono a rischio. Il legame fra le generazioni \u00e8 il luogo dell&#8217;eredit\u00e0 che deve essere fatta fruttare. Questo \u00e8 il grande compito affidato alla famiglia che deve custodire la tradizione della vita senza imprigionarla, provvedere valore aggiunto al futuro senza mortificarlo. Tale dinamismo \u00e8 impossibile se la famiglia perde il suo ruolo sociale di stabilit\u00e0 e di propulsivit\u00e0 degli affetti.<\/p>\n<p><em>I ministri ordinati e l\u2019accompagnamento dei fidanzati<\/em><\/p>\n<p>Nel capitolo sesto l\u2019Esortazione ribadisce che le famiglie sono soggetto e non solamente oggetto di evangelizzazione. Sono esse, anzitutto, ad essere chiamate a comunicare al mondo il \u201cVangelo della famiglia\u201d come risposta al profondo bisogno di famigliarit\u00e0 iscritto nel cuore nella persona umana e della stessa societ\u00e0. Certo, hanno bisogno di un grande aiuto in questa loro missione. Il Papa parla, anche in questa prospettiva, della responsabilit\u00e0 dei ministri ordinati. E sottolinea con franchezza che a loro \u201cmanca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie\u201d(n.202). E chiede una rinnovata attenzione anche alla formazione dei seminaristi. Se da una parte bisogna migliorare la loro formazione psico-affettiva e coinvolgere di pi\u00f9 la famiglia nella formazione al ministero (cfr. n.203), dall\u2019altra sostiene che \u201cpu\u00f2 essere utile (\u2026) anche l\u2019esperienza della lunga tradizione orientale dei sacerdoti sposati\u201d(n. 202).<\/p>\n<p>Un punto particolare merita l\u2019attenzione: l\u2019accompagnamento dei fidanzati sino alla celebrazione del sacramento e nei primi passi della nuova vita famigliare. Il testo iscrive questa prospettiva all\u2019interno della vita della Comunit\u00e0 ecclesiale: \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente che si tratta di aiutare i due giovani fidanzati a vivere la fede nella comunit\u00e0 cristiana alla quale appartengono. Va allontanato ogni \u201cindividualismo religioso\u201d, come lo stesso Benedetto XVI osservava nella Enciclica <em>Spe salvi<\/em>. E\u2019 indispensabile perci\u00f2 accompagnarli mentre muovono i loro primi passi di vita famigliare (compreso il tema della paternit\u00e0 responsabile). Qui ci troviamo di fronte ad un vasto campo quasi del tutto ignoto alla vita ordinaria delle parrocchie. E\u2019 utile qui l\u2019esperienza dei movimenti famigliari che hanno gi\u00e0 individuato dei percorsi efficaci di accompagnamento. Ed \u00e8 anche in questo orizzonte che vanno promosse le associazioni famigliari sia per aiutare la vita spirituale delle famiglie sia per una pi\u00f9 efficace presenza nella vita sociale ed anche politica.<\/p>\n<p>Il Papa esorta quindi all\u2019accompagnamento anche delle persone abbandonate, di quelle separate o divorziate. Sottolinea, tra l\u2019altro, l\u2019importanza della recente riforma dei procedimenti per il riconoscimento dei casi di nullit\u00e0 matrimoniale e della responsabilit\u00e0 affidata ai Vescovi. Il testo richiama la sofferenza dei figli nelle situazioni conflittuali. Si accenna ai matrimoni misti e a quelli con disparit\u00e0 di culto, e alla situazione delle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale, ribadendo il rispetto nei loro confronti e il rifiuto di ogni ingiusta discriminazione e di ogni forma di aggressione o violenza.<\/p>\n<p><em>La cura delle famiglie ferite: accompagnare, discernere e integrare <\/em><\/p>\n<p>Il capitolo ottavo \u2013 tra le parti pi\u00f9 attese della Esortazione papale &#8211; costituisce un invito alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore propone. Il Papa ribadisce che non si deve affatto rinunciare ad illuminare la verit\u00e0 del cammino della fede e le forti esigenze della sequela del Signore. Esorta per\u00f2 ad assumere lo sguardo di Ges\u00f9 e lo stile di Dio che ha chiaramente espresso nelle sue parole, nei suoi gesti, nei suoi incontri. Richiama il fatto che ci sono anche \u201caltre forme di unione che contraddicono radicalmente questo ideale, mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo\u201d e in queste ultime il Papa colloca i credenti conviventi o quelli uniti solo con matrimonio civile. In ogni caso, la Chiesa \u201cnon manca di valorizzare gli \u2018elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non pi\u00f9\u2019 al suo insegnamento sul matrimonio\u201d(n.292). C\u2019\u00e8 qui l\u2019ansia evangelica di non spegnere il lucignolo fumigante (cfr. Mt.12,20). Ogni \u201cseme di famiglia\u201d \u2013 si potrebbe dire \u2013 ovunque ci sia, va accompagnato e fatto crescere.<\/p>\n<p>Il Papa iscrive l\u2019intera Esortazione nell\u2019orizzonte della Misericordia. E consegna tre verbi tra loro legati: accompagnare, discernere, integrare. Tale itinerario \u00e8 possibile solo se c\u2019\u00e8 una comunit\u00e0 cristiana che, appunto, accompagna, discerne e integrare chi deve guarire e crescere nell\u2019amore di Cristo. Il discernimento nella Chiesa, va certamente fatto con un giusto giudizio, ossia che sia aderente alla concretezza degli atti e degli avvenimenti che hanno prodotto una situazione critica dal punto di vista della coerenza cristiana e della coscienza morale. Ma non deve essere, per\u00f2, un atto liquidatorio di condanna che non tiene conto della qualit\u00e0 morale degli atti e delle intenzioni, dei fatti e delle circostanze. E soprattutto il giudizio \u00e8 teso ad aprire la strada per la conversione. Un giudizio che registra il peccato e non attiva la salvezza \u00e8 pre-cristiano.<\/p>\n<p>E&#8217; questo il significato dell&#8217;ammonimento del Papa, quando dice che vanno evitati i \u201cgiudizi che non tengono conto della complessit\u00e0 delle diverse situazioni, ed \u00e8 necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione\u201d(n.296). Le situazioni sono molto diverse tra loro e \u201cnon devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale\u201d(n.298). In ogni caso, per quanto riguarda il cristiano, e la stessa Chiesa, \u201cnessuno pu\u00f2 essere condannato per sempre\u201d(297).<\/p>\n<p>In tale prospettiva \u201c\u00e8 comprensibile \u2013 continua il Papa &#8211; che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi\u201d(n.300). La dottrina cattolica e la norma morale del matrimonio \u00e8 gi\u00e0 chiaramente espressa, per tutti, nella sua inderogabile trasparenza. La domanda che dobbiamo farci non \u00e8 sulla dottrina, ma sulla realt\u00e0 che abbiamo di fronte: cosa fare nella complessit\u00e0 delle storie di vita che, in diverso modo, entrano in contraddizione con essa? La seriet\u00e0 della dottrina cattolica circa il giudizio morale, forse un po&#8217; trascurata dal prevalere della sua semplificazione legale, viene rimessa in onore dalla Esortazione Apostolica. La qualit\u00e0 dei processi di conversione non coincide automaticamente con la definizione giuridica-istituzionale degli stati di vita. Per questo il testo scrive che \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta \u2018irregolare\u2019 vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante\u201d(301). Il compito dei sacerdoti \u00e8 accompagnare in questo percorso ecclesiale di conversione e di integrazione. Quindi niente \u201cfai-da-te\u201d, per nessuno. E, secondo una retta ecclesiologia della comunione, anche il Vescovo non viene lasciato solo nell&#8217;esercizio del suo specifico ministero di unit\u00e0, che deve sostenere il ministero sacerdotale e la comunit\u00e0 cristiana. L&#8217;ampiezza di questo coinvolgimento ecclesiale, e la ricerca della sua armonia dottrinale e pastorale, \u00e8 indispensabile. Infatti, non vi \u00e8 qui soltanto un calcolo legale da applicare, codici alla mano. N\u00e9 del resto, si tratta di una complessit\u00e0 da semplificare ad arbitrio, stabilendo eccezioni o concedendo privilegi dettate dalle ragioni e dalle convenienze del mondo, invece che dalla giustizia e con la misericordia del vangelo (300). E\u2019 un processo delicato, che si iscrive in un cammino spesso intricato e non subito decifrabile, del rapporto fra la coscienza del peccato e la grazia della riconciliazione. E questo rende perfettamente comprensibile il suo legame con l&#8217;inviolabile intimit\u00e0 del \u201cforo interno\u201d (che attiene per un verso alla delicata mediazione della direzione spirituale, e per altro aspetto alla dottrina del sacramento della Riconciliazione). D&#8217;altra parte, la ricomposizione dei legami di fede fra storie difficili della vita familiare e la trasparenza testimoniale della comunione ecclesiale, non pu\u00f2 prescindere dal discernimento delle condizioni visibili e pubbliche della riconciliazione possibile.<\/p>\n<p><strong><em>(Intervento ad Assisi al convegno dell\u2019Associazione nazionale parroci e vicari parrocchiali di Italia e Albania dell\u2019Ordine dei frati minori)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una condizione paradossale La famiglia si trova oggi in una situazione paradossale. Da una parte infatti, resta ancora oggi l\u2019ideale a cui tutti fanno riferimento: \u00e8 sentita come il luogo della sicurezza, del rifugio, del sostegno per la propria vita. Dall\u2019altra, per\u00f2, vediamo i legami famigliari infragilirsi sempre pi\u00f9: le famiglie si disperdono, si dividono, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":23560,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,8],"tags":[],"class_list":["post-23823","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interventi","category-news"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/paglia-kX-U1101665185383lJH-1024x576@LaStampa.it_-e1517931523665.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23823","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23823"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23823\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23824,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23823\/revisions\/23824"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23560"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23823"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23823"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23823"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}