{"id":23692,"date":"2017-12-23T03:15:58","date_gmt":"2017-12-23T02:15:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23692"},"modified":"2017-12-23T03:21:51","modified_gmt":"2017-12-23T02:21:51","slug":"natale-messa-alluniversita-lateranense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/natale-messa-alluniversita-lateranense.html","title":{"rendered":"Natale, messa all&#8217;Universit\u00e0 Lateranense"},"content":{"rendered":"<p>Eccellenza, mons. Rettore, cari professori e studenti,<\/p>\n<p>\u00e8 un momento sempre significativo nella vita della nostra Universit\u00e0 ritrovarsi nell\u2019imminenza del Natale del Signore per pregare assieme e per scambiarci gli auguri, prima che ciascuno di noi parta per tornare nei propri luoghi, nelle proprie famiglie, nelle proprie Chiese. E vorrei portare in questa celebrazione \u2013 anche se per ora in maniera iniziale \u2013 il saluto del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e la Famiglia che, come sapete il Papa ha voluto ridisegnare per una pi\u00f9 efficace missione nel mondo. Questa nostra celebrazione si iscrive nel tempo dell\u2019Avvento che vede l\u2019intera Chiesa prepararsi alla nascita del suo Signore, un evento che ha cambiato il corso della storia umana. Ed \u00e8 bene stringersi assieme perch\u00e9 ciascuno di noi possa comprendere sempre pi\u00f9 la centralit\u00e0 del giorno della nascita di Ges\u00f9. I nostri antichi \u2013 consapevoli di questo \u2013 contavano gli anni storia in prima e dopo la nascita di Cristo. Certo, tale consapevolezza si \u00e8 attutita nelle coscienze degli uomini e delle donne di oggi, anche se in tante parti del mondo si continua questa tradizione. Il Natale, comunque, non ha perso la sua sostanza storica: divide in due la storia, al di l\u00e0 della nostra consapevolezza. Ritrovarci assieme per esserne consapevoli \u00e8 un dono di cui ringraziamo insieme il Signore.<\/p>\n<p>Il grande poeta teologo della antica Chiesa Sira, San Efrem, cantava il Natale identificandolo a Ges\u00f9 stesso: \u201cquesto giorno \u2013 cantava &#8211; \u00e8 simile a Te; \u00e8 amico degli uomini. Esso ritorna ogni anno; invecchia con i vecchi e si rinnova come il bambino che \u00e8 nato. Ogni anno ci visita e passa, quindi ritorna pieno di attrattive. Sa che la natura umana non ne potrebbe fare a meno; come Te, esso viene in aiuto degli uomini in pericolo. Il mondo intero, o Signore, ha sete del giorno della Tua nascita \u2026 Sia dunque anche quest\u2019anno simile a Te, e porti la pace tra cielo e terra\u201d. Queste antiche parole, mentre contestano ogni rassegnazione e chiusura, anche dei credenti, spingono ad andare incontro al Natale, ad accoglierlo come un giorno amico. Come non rendersi conto di quanto ci sia bisogno di giorni amici per i piccoli, per i poveri, per i deboli, per i malati, per coloro che emigrano dalle loro terre, per i tanti popoli ancora segnati dalla guerra e dai conflitti? Quanto c\u2019\u00e8 bisogno di giorni che siano amici, \u201camici degli uomini\u201d, amici di un tempo nuovo per questo nostro mondo.<\/p>\n<p>Purtroppo i giorni passati \u2013 anche quello di ieri con l\u2019attentato a New York, non sempre sono stati amici e favorevoli agli uomini. Talora, anzi, sono stati bui, e sono ancora bui per tanti. E come saranno i giorni che verranno? Il Natale ci viene incontro perch\u00e9 con la sua amicizia vuole strappare gli uomini e le donne dai giorni tristi e tutti possano sentite la tenerezza che ispira quel Bambino. Non sa parlare, non sa camminare, non sa far neppure rivendicare il diritto ad avere una casa per nascere. Forse, sa solo piangere, per chiedere attenzione, amore, accoglienza, tenerezza. Il Natale vuole commuovere il cuore perch\u00e9 si apra a faccia spazio a chi piange.<\/p>\n<p>La pagina evangelica che abbiamo ascoltato ripete in fondo la scena del Natale: quel figlio \u2013 divenuto pastore \u2013 esce ancora una volta per farsi vicino a chi ha bisogno, \u00e8 un Dio in uscita al punto da non trovarlo mai dentro luoghi sicuri e chiusi. Dal giorno della nascita Ges\u00f9 \u00e8 in uscita finch\u00e9 l\u2019ultima pecora dell\u2019ovile non sia stata salvata. La parabola del pastore che lascia le novantanove pecore per andare a raccogliere quella perduta non \u00e8 un episodio isolato. E\u2019 la descrizione della vita della Chiesa e quella di ogni discepolo.<\/p>\n<p>Anche noi, applicandoci alla riflessione sul mistero di Dio, siamo chiamati a riflettere sul mistero del Natale, per trovare le parole pi\u00f9 adatte a illuminare la mente e a rinsaldare il cuore nella contemplazione di un Dio che si curva teneramente sulle sue creature smarrite. E se le viene a cercare, di persona. Ed \u00e8 straordinaria l\u2019immagine del profeta che parla di Dio come di un Padre o di una madre che \u201cporta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri\u201d. Il Natale \u00e8 il mistero dell\u2019uscita di Dio che si fa uomo per riportare alla casa del Padre tutti i suoi figli e le sue figlie dispersi. In molti modi, Ges\u00f9, ha indicato in questi termini l\u2019<em>unum argumentum<\/em> della passione di Dio per gli uomini: \u201cCos\u00ec \u00e8 la volont\u00e0 del Padre vostro che \u00e8 nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda\u201d. E\u2019 il Vangelo, la buona notizia, della misericordia. Ricordo una delle ultime frasi che mi disse, ero giovane parroco a Santa Maria in Trastevere, un cardinale teologo, Pietro Parente, mentre era sul letto di morte: \u201cVedi don Vincenzo quella libreria piena dei libri da me scritti. Ho riflettuto ho insegnato e scritto molto su Dio e su Ges\u00f9, ma di tutto quello che \u00e8 scritto l\u00ec, una cosa sola conta \u2013 si ferm\u00f2 un poco e aggiunse \u2013 \u2018per fortuna nostra Dio \u00e8 pi\u00f9 misericordioso che giusto\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Papa Francesco ricorda ai professori e studenti di una universit\u00e0 cattolica: \u201cVi incoraggio a studiare come nelle varie discipline &#8211; la dogmatica, la morale, la spiritualit\u00e0, il diritto e cos\u00ec via &#8211; possa riflettersi la centralit\u00e0 della misericordia. Senza la misericordia la nostra teologia, il nostro diritto, la nostra pastorale corrono il rischio di franare nella meschinit\u00e0 burocratica o nell\u2019ideologia, che di natura sua vuole addomesticare il mistero. Comprendere la teologia \u00e8 comprendere Dio, che \u00e8 Amore\u201d. La teologia, con le scienze sacre e umane che formano lo spazio integrale dell\u2019<em>intellectus fidei<\/em>, si rivolge in primo luogo alle ferite e alle debolezze della mente umana, prodigandosi per la sua guarigione. E per questo frequenta generosamente anche le forme umane del sapere, del pensare e del comprendere, per arricchirle e fecondarle con l\u2019ispirazione che viene dalla profonda meditazione della sapienza dell\u2019amore di Dio.\u00a0 In questo modo l\u2019intelligenza della fede concorre alla testimonianza della tenerezza di Dio, della misericordia di Dio, per la sua creatura. Dio non vuole essere subito, bens\u00ec \u2013 per quanto \u00e8 possibile all\u2019umana creatura \u2013 essere amato e compreso, essere ascoltato e ascoltare, stabilire un dialogo ed essere apprezzato. Per questo coloro che piangono, i poveri, i piccoli, sono tra i segni pi\u00f9 evidenti della presenza di Dio sulla terra. Il passaggio del Figlio eterno ci spinge a leggere in profondit\u00e0 il suo mistero di amore. Il nostro studio ci aiuti a mettere in bella copia \u2013 se cos\u00ec posso dire \u2013 il mistero della misericordia di Dio che salva. Il Natale \u00e8 ci viene incontro perch\u00e9 anche noi, intenerendoci di fronte a quel Bambino che piange, possiamo convertire a lui il nostro cuore e i nostri pensieri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eccellenza, mons. 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