{"id":23689,"date":"2017-12-20T03:13:48","date_gmt":"2017-12-20T02:13:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23689"},"modified":"2017-12-23T03:29:22","modified_gmt":"2017-12-23T02:29:22","slug":"natale-omelia-allistituto-giovanni-paolo-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/natale-omelia-allistituto-giovanni-paolo-ii.html","title":{"rendered":"Natale, omelia all&#8217;Istituto Giovanni Paolo II"},"content":{"rendered":"<p>Cari fratelli, care sorelle,<\/p>\n<p>nell\u2019avvicinarsi del Natale ci ritroviamo assieme attorno all\u2019altare per scambiarci gli auguri. E\u2019 una tradizione bella perch\u00e9 ci aiuta a comprendere ancor pi\u00f9 la centralit\u00e0 di quel Bambino anche per questa nostra famiglia del Giovanni Paolo II. Quel Bambino ci unisce perch\u00e9 possiamo vivere sempre pi\u00f9 intensamente la dimensione della fraternit\u00e0 anche nella nostra vita di professori e studenti delle questioni del matrimonio e della famiglia. E\u2019 con questo bagaglio che anche noi, come quei pastori di allora, ci incamminiamo verso quel Bambino. Pellegrini davvero. E non semplici commemora tori di un evento lontano che non cambia nulla della vita personale e sociale. Il mistero del Natale del Signore deve trasformare la storia sia nostra che del mondo. Il mistero dell\u2019incarnazione del Verbo riguarda personalmente ciascuno di noi e questo nostro mondo di oggi. Diceva Silesius, un mistico del Seicento: \u201cnascesse Cristo mille volte a Betlemme, ma non nel tuo cuore, saresti perso in eterno\u201d. E\u2019 qui il perch\u00e9 ci ritroviamo, oggi.<\/p>\n<p>S\u00ec, il Natale che viene sar\u00e0 Natale, solo se quel Bambino nasce nel nostro cuore. Ecco perch\u00e9 il Natale torna. In questi giorni ho meditato un bellissimo canto di Sant\u2019Efrem, il poeta teologo della antica Chiesa Sira. Cantava, rivolgendosi a Ges\u00f9: \u201cquesto giorno \u00e8 simile a Te; \u00e8 amico degli uomini. Esso ritorna ogni anno; invecchia con i vecchi e si rinnova come il bambino che \u00e8 nato. Ogni anno ci visita e passa, quindi ritorna pieno di attrattive. Sa che la natura umana non ne potrebbe fare a meno; come Te, esso viene in aiuto degli uomini in pericolo. Il mondo intero, o Signore, ha sete del giorno della Tua nascita \u2026 Sia dunque anche quest\u2019anno simile a Te, e porti la pace tra cielo e terra\u201d. Il Natale chiede a ciascuno di noi di rinascere, di fare spazio alla sua venuta, alla sua parola, alla sua forza di cambiame4nto. Non \u00e8 scontato tutto ci\u00f2. Conosciamo le nostre resistenze, la forza delle nostra abitudini, delle nostre tradizioni, della nostra autoreferenzialit\u00e0. Non possiamo correre il rischio che egli venga e ci trovi occupati e pieni di noi stessi come quegli abitanti di Betlemme. La nostra societ\u00e0 ha reso il Natale un\u2019abitudine. Diceva un vecchio cardinale italiano: Ormai si a Natale si fa festa senza il festeggiato. Abbiamo bisogno di prepararlo.<\/p>\n<p>La Liturgia di oggi ci presenta Giovanni Battista come l\u2019esempio del credente che attende il Natale. Ges\u00f9, nei versetti che precedono il brano che abbiamo ascoltato, \u00a0presenta il Battista come colui che sa attendere il Signore. Un esempio per i credenti. Il Battista prepara anzitutto se stesso all\u2019incontro con Dio. Lascia la vita molle della citt\u00e0 e di chi si rinchiude nei propri comodi o nel proprio egocentrismo, si ritira nel deserto e diviene un uomo spirituale, un credente che si lascia guidare dallo Spirito di Dio non da se stesso. E\u2019 ci\u00f2 che ogni credente deve vivere. Si tratta di una vera e propria lotta contro se stessi, una lotta fatta di disciplina, di impegno, di perseveranza nella preghiera, di distacco dalle ricchezze, di obbedienza al Signore, di legame del proprio cuore a Dio. E\u2019 questa \u201cviolenza\u201d contro se stessi \u2013 come ci ricorda il Vangelo &#8211; che edifica in noi l\u2019uomo interiore. Uno spirituale com\u2019era il patriarca Atenagora, diceva: \u201cLa guerra la faccio a me stesso, per disarmarmi, per vincere il male che \u00e8 in me. Si tratta della guerra pi\u00f9 aspra, quella contro se stessi. Bisogna riuscire a disarmarsi\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 con uno spirito disarmato \u2013 questo \u00e8 il senso del vestire austero \u2013 del battista. E cos\u00ec poteva aprire con la sua predicazione una via nel cuore degli uomini della sua generazione. E Ges\u00f9 pu\u00f2 dire di lui che \u00e8 \u201cil pi\u00f9 grande tra i nati di donna\u201d, ossia che \u00e8 un fratello unico inviatoci perch\u00e9 prepariamo il nostro cuore ad accogliere Ges\u00f9 come il Salvatore. Dicendo inoltre che il pi\u00f9 piccolo nel regno \u00e8 pi\u00f9 grande di Giovanni, Ges\u00f9 vuole esortare i discepoli \u2013 ciascuno di noi &#8211; a scoprire la grandezza della vocazione ricevuta dal Signore e che tante volte calpestiamo con la nostra pigrizia e la nostra grettezza, con le nostre abitudini e la nostra avarizia, anche del pensiero e della riflessione. Ma il Signore ha riposto nei suoi discepoli una fiducia straordinaria: \u201cchi crede in me, anch&#8217;egli compir\u00e0 le opere che io compio e ne compir\u00e0 di pi\u00f9 grandi di queste\u201d (Gv 14,12). Che ne facciamo di questa fiducia che il Signore ripone in ciascuno di noi per compiere opere persino pi\u00f9 grandi di quelle che ha fatto il Signore? Il Natale non deve significare una rinascita sia personale che anche come Istituto?<\/p>\n<p>Certo, dobbiamo ascoltare Isaia che ci ricorda che siamo vermi e larve. Avere consapevolezza di questo fa parte della lotta spirituale contro il proprio orgoglio, contro la presunzione che in ci fa ritenere migliori degli altri. Ma il Signore per bocca del profeta ci dice: \u201cNon temere vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele; io vengo in tuo aiuto\u201d. E\u2019 questo il Natale, il Signore che viene in aiuto dei vermiciattoli e delle larve. \u201cNon temere, io ti vengo in aiuto!\u201d, dice il Signore. L\u2019invito si ripete pi\u00f9 volte in questa pagina del profeta come a voler vincere la nostra paura di uscire all\u2019aperto e di restare chiusi nella sicurezza delle abitudini egocentriche. Il Signore insiste: \u201cTu sei il mio servo, ti ho scelto, non ti ho rigettato\u201d. Dobbiamo confidare pi\u00f9 in Ges\u00f9 che in noi stessi e nelle nostre opere. Il Signore \u00e8 il sostegno del suo popolo, il ristoro per i poveri, il liberatore dei prigionieri. E se \u00e8 vero che \u201ci miseri e i poveri cercano acqua ma non ce n\u2019\u00e8 e la loro lingua \u00e8 riarsa per la sete\u201d, \u00e8 anche vero che il Signore viene presto in loro aiuto. Il profeta parla del nuovo esodo del popolo d\u2019Israele dall\u2019esilio babilonese: sar\u00e0 una liberazione ancor pi\u00f9 profonda della prima. Infatti, se durante il cammino nel deserto dopo la liberazione dall\u2019Egitto il popolo d\u2019Israele fu dissetato con acqua che scatur\u00ec da una roccia, ora il Signore trasformer\u00e0 l\u2019intero deserto in un \u201clago di acqua, e la terra arida in una fontana\u201d. Quel bambino che nasce \u00e8 la nostra forza. Se lo accogliamo diventiamo come quelle trebbie con lame acuminate che tritano monti e colline sino a ridurle in polvere. Quel Bambino ci rende non solo buoni ma anche forti, come diceva Bonoheffer.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari fratelli, care sorelle, nell\u2019avvicinarsi del Natale ci ritroviamo assieme attorno all\u2019altare per scambiarci gli auguri. E\u2019 una tradizione bella perch\u00e9 ci aiuta a comprendere ancor pi\u00f9 la centralit\u00e0 di quel Bambino anche per questa nostra famiglia del Giovanni Paolo II. 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