{"id":23686,"date":"2017-12-23T03:08:00","date_gmt":"2017-12-23T02:08:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23686"},"modified":"2017-12-23T03:14:22","modified_gmt":"2017-12-23T02:14:22","slug":"famiglia-luogo-di-educazione-alla-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/famiglia-luogo-di-educazione-alla-liberta.html","title":{"rendered":"Famiglia, luogo di educazione alla libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>Premessa <\/em><\/p>\n<p>Il contesto familiare resta il luogo fondamentale di trasmissione alle giovani generazioni di abiti mentali, apprendimenti, atteggiamenti e valori. E\u2019 nella famiglia infatti che si apprende a essere liberi, ossia capaci di autonomia e di responsabilit\u00e0 verso gli altri. Purtroppo per\u00f2 la famiglia \u00e8 anche luogo di violenza e di non accoglienza dei bisogni dei figli. In tal senso non va idealizzata in maniera stratta come se potesse esistere una famiglia slegata dalla societ\u00e0 o, nel caso della Chiesa, dalla comunit\u00e0 cristiana. Neppure si deve dimenticare la realt\u00e0 storica che mostra <em>famiglie<\/em> molto differenti tra loro e con una grande variet\u00e0 di tipologie al loro interno. Si possono incontrare, cos\u00ec, differenze di composizione (nuclei ristretti, famiglie allargate), diversit\u00e0 di ruoli tra i genitori, variet\u00e0 nello status economico e sociale, nella filosofia di vita, nel contesto socio-culturale e soprattutto nei modelli educativi. E poi, da un paese a un altro, i valori familiari variano sensibilmente. In ogni caso, le famiglie restano comunque gli \u201cagenti per eccellenza\u201d dello sviluppo morale delle giovani generazioni.<\/p>\n<p>Come ho appena accennato la famiglia non \u00e8 mai \u201csola\u201d, e neppure \u00e8 l\u2019unico ambito di influenza sulla vita dei bambini e dei ragazzi. Accanto ad essa ci sono altre realt\u00e0 importanti per lo sviluppo degli atteggiamenti di vita, come la scuola, i gruppi dei coetanei, degli amici, gli ambiti religiosi, e cos\u00ec oltre. Vorrei ora accennare ad alcuni punti che colgono la crisi dell\u2019educazione, familiare e scolastica e qualche prospettiva per il futuro.<\/p>\n<p><em>Pedagogia \u201cnera\u201d, autorit\u00e0 e controllo nell\u2019educazione <\/em><\/p>\n<p>La \u201cscoperta dell\u2019infanzia\u201d descritta da Philip Ari\u00e8s pu\u00f2 essere collocata nell\u2019Europa moderna. L\u2019autore, con l\u2019espressione \u201cscoperta dell\u2019infanzia\u201d, voleva sottolineare che nelle epoche precedenti i bambini crescevano a tal punto mescolati nel mondo degli adulti da non avere un\u2019attenzione particolare alle loro specificit\u00e0 e ai loro bisogni. Questo non vuol dire che fosse assente una dimensione educativa. Ma non vi era un\u2019attenzione specifica, come in questo nostro tempo. Faccio un solo esempio. Montaigne scriveva \u201cho perduto due o tre bambini quando erano a balia\u201d. Insomma, non conosceva il numero preciso dei figli morti. L\u2019educazione avveniva \u201cper immersione\u201d nell\u2019ambiente sociale e spesso assumeva forme di costrizione, di forte disciplina che condizionava molto i corpi e le menti dei minori.<\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento \u00e8 cresciuta molto l\u2019attenzione verso i bambini al punto da essere definito \u201cil secolo del fanciullo\u201d per la progressiva presa di coscienza dei loro diritti. Tuttavia si \u00e8 lasciata prevalere quella \u201cpedagogia nera\u201d che esplicitamente o implicitamente imponeva il potere degli adulti, attraverso il controllo sulla vita dei pi\u00f9 piccoli nei modi pi\u00f9 diversi, dal forgiare il carattere con prove difficili alle punizioni corporali. La sorveglianza sar\u00e0 vista da Michel Foucault come l\u2019elemento di una pedagogia del potere dell\u2019adulto sul bambino.<\/p>\n<p>La deriva estrema della \u201cpedagogia nera\u201d sfoci\u00f2 nel controllo delle nuove generazioni da parte dei sistemi totalitari. La famiglia doveva cedere il potere allo Stato che si arrogava il compito della educazione dei bambini, degli adolescenti e dei giovani in un\u2019utopia collettivistica che port\u00f2 a gravi degenerazioni. Un esempio. Il popolo tedesco \u00e8 stato \u201ceducato\u201d da una paziente pedagogia nera rafforzata dalla propaganda a considerare altri gruppi, e in particolare gli ebrei, \u201cl\u2019altro\u201d da distruggere.<\/p>\n<p>Anche oggi tuttavia ci sono famiglie in cui continua a vincere la \u201cpedagogia nera\u201d dell\u2019abuso e del maltrattamento. Alice Miller ha mostrato, nel suo volume <em>La persecuzione del bambino<\/em>, i danni fatti a bambini indifesi e soprattutto la loro rimozione da grandi delle ferite sofferte da piccoli. In una suggestiva ricostruzione mostra come Stalin, Hitler, Ceausescu avevano accumulato, in famiglie con padri ubriachi e poveri che li picchiavano, una grande carica di ipocrisia e di crudelt\u00e0. Dovrei allargare il discorso ai giorni nostri. Non \u00e8 questa la sede, ma non posso non accennare alle drammatiche derive dei \u201cbambini soldato\u201d o anche ai bambini trasformati in kamikaze.<\/p>\n<p><em>Dalla pedagogia nera alla pedagogia bianca <\/em><\/p>\n<p>Il passaggio da una \u201cpedagogia nera\u201d ad una \u201cpedagogia bianca\u201d possiamo scorgerlo negli anni del secondo dopo guerra fino a giungere alla approvazione della Convenzione ONU dei diritti del fanciullo del 1989. Lo stesso anno del crollo del muro di Berlino! Questo documento \u00e8 un punto di arrivo ma lo \u00e8 anche di partenza per una pi\u00f9 robusta presa di coscienza del \u201crispetto\u201d, dell\u2019\u201donore\u201d che la societ\u00e0 deve al bambino. La pedagogia del Novecento e del dopoguerra riscopre il bambino come soggetto di dignit\u00e0 e diritti. Ma la strada da fare \u00e8 ancora lunga. Le ricerche in psicologia cognitiva e nelle neuroscienze descrivono un bambino molto pi\u00f9 maturo di quanto pensiamo, intreccio tra natura e cultura.<\/p>\n<p>Ma ci sono state intuizioni che \u2013 nella fatica della solitudine \u2013 hanno avviato il nuovo cammino della riscoperta della dignit\u00e0 del bambino. Tra queste non possiamo non ricordare l\u2019opera teorica e pratica di Maria Montessori. Per questa illustre pedagogista il bambino deve stare al centro. Con un\u2019affermazione icastica amava dire che il bambino \u00e8 \u201cpadre dell\u2019Uomo\u201d, e rappresenta la chiave della rigenerazione dell\u2019umanit\u00e0. Come non ricordare quella pagina evangelica ove Ges\u00f9, di fronte ai discepoli che stavano discutendo su chi tra loro fosse il primo, prese un bambino e lo pose indicandolo come il vero \u201cprimo\u201d (Mt 9, 36-37). Si tratta di una visione che onora e ammira l\u2019infanzia. Di fronte alla repressione dell\u2019educazione degli adulti e alla coercizione che la scuola esercitava sui bambini (attraverso tempi, strutture e comportamenti che lo umiliavano e lo schiacciavano), Montessori credette nel <em>maestro interiore<\/em> come guida dei bambini. Gli adulti, secondo la Montessori, vedono il bambino come svogliato, irrequieto e capriccioso. In realt\u00e0, attraverso l\u2019educazione ricompare il <em>vero <\/em>bambino, che ama l\u2019ordine e il lavoro ed esprime desideri legittimi, non sempre ascoltati dai genitori o dagli educatori.<\/p>\n<p>Volendo dare ora uno sguardo ai giorni nostri, dobbiamo rilevare che ci sono almeno tre elementi che condizionano l\u2019educazione contemporanea. Il primo. E\u2019 dato dal profondo cambiamento di mentalit\u00e0 riguardo al concetto di autorit\u00e0 con la conclamata crisi del ruolo paterno. E\u2019 noto il volumetto di Massimo Recalcati, <em>Cosa resta del padre?<\/em> Ove si parla della \u201cevaporazione\u201d del padre. E ancora prima, il testo dello psicologo tedesco degli anni Settanta, Alessandro Mitscherlich <em>Verso una societ\u00e0 senza padre<\/em>. L\u2019affermazione dell\u2019autonomia della persona e\u00a0 della libert\u00e0\u00a0 individuale \u00e8 andata di pari passo con una severa critica all\u2019eredit\u00e0 della tradizione, ed alla staticit\u00e0 di norme trasmesse dalle generazioni precedenti. E qui si<\/p>\n<p>Il secondo elemento \u00e8 la centralit\u00e0 del \u201cbambino\u201d nella societ\u00e0 contemporanea. Il calo demografico in Europa ha avuto due esiti, per un verso il bambino oggi \u00e8 davvero \u201cprezioso\u201d divenendo pi\u00f9 soggetto e non oggetto, per l\u2019altro verso \u00e8 divenuto \u201cbambino-re\u201d, ossia \u201cspecchio\u201d del narcisismo degli adulti. E, infine, come mostra il dibattito tra liberali e comunitaristi, la rivolta contro il padre si \u00e8 accompagnata sia ad una prevalenza narcisistica dell\u2019io, sia ad un desiderio di rinnovata fusione tra l\u2019uomo e il mondo esterno, a una regressione adolescenziale dell\u2019adulto.<\/p>\n<p><em>Stili educativi famigliari e comportamenti impliciti <\/em><\/p>\n<p>I genitori influiscono sulla vita dei ragazzi in molti modi: in particolare attraverso l\u2019attaccamento, ossia con i modi e la qualit\u00e0 del legame, il calore e la fiducia fondamentale, l\u2019identificazione nel padre nella madre oppure con il modello \u201cpremi-punizione\u201d. Gi\u00e0 dagli studi di Adorno sulla personalit\u00e0 autoritaria, lo stile educativo genitoriale \u00e8 di notevole importanza nell\u2019orientare la chiusura\u2013apertura dei figli verso la diversit\u00e0. Adorno, Fromm, Erikson, Maslow hanno messo in luce la sindrome della personalit\u00e0 autoritaria, caratterizzata da un \u201cio\u201d debole, compensato da un forte Super-io, soggetto ad autorit\u00e0 esterne, incline a stereotipi e a cercare sicurezza nella disciplina e nell\u2019ordine.<\/p>\n<p>Le ricerche sul dogmatismo autoritario mostrano che l\u2019atteggiamento autoritario dei genitori riduce le possibilit\u00e0 di scambio e impedisce al figlio di maturare una disponibilit\u00e0 al dialogo, ostacolando la comparsa di condotte di cooperazione e aiuto. Gli atteggiamenti \u201cpositivi\u201d o \u201cnegativi\u201d verso i bambini influenzano la loro capacit\u00e0 di interagire, di dialogare, di accettare l\u2019altro. Nei bambini con una relazione affettuosa o distaccata con la propria madre, si riscontrano maggiori o minori comportamenti aggressivi. La risposta affettiva dei genitori (soprattutto di fronte alle trasgressioni), se accompagnata dal ragionamento, contribuisce a far interiorizzare nei bambini le norme morali e a far loro valutare le conseguenze delle azioni.<\/p>\n<p>Ancora, l\u2019orientamento egocentrico (il padre o la madre tengono conto soprattutto delle proprie sensazioni) oppure decentrato (attenzione alla prospettiva dell\u2019altro) appare in stretto rapporto con le risposte dei figli. Le famiglie ad orientamento <em>posizionale<\/em>, ad esempio, pi\u00f9 tradizionali, tendono ad impostare il rapporto con i figli\u00a0 in base allo statuto formale dei membri; la distinzione dei ruoli \u00e8 marcata e i genitori tendono a imporre comportamenti senza discussioni. Mentre, le famiglie ad orientamento <em>personale <\/em>lasciano grande spazio alla comunicazione e alla discussione e tendono a \u201cpsicologizzare\u201d le relazioni interne. Non vanno nascosti i rischi legati all\u2019estremizzazione di quest\u2019ultimo orientamento, che pu\u00f2 condurre a facilitare un relativismo in materia morale e un\u2019eccessiva contrattazione delle regole, Tuttavia, dal punto di vista dello sviluppo della prosocialit\u00e0, \u00e8 lecito supporre che le famiglie del primo tipo ricorrano pi\u00f9 facilmente a motivazioni estrinseche, mentre le seconde, sottolineando l\u2019importanza della responsabilit\u00e0 personale, contribuiscono a rafforzare sentimenti di identificazione e di empatia.<\/p>\n<p>E\u2019 importante sottolineare il ruolo svolto dalla paura. Una maggiore sicurezza del bambino, specie nella prima infanzia, favorisce la disponibilit\u00e0 ad uscire dal proprio piccolo ambito, esplorando l\u2019ambiente circostante. Analogamente, la sicurezza di essere accettati, non minacciati, accolti, influenza la possibilit\u00e0 di affrontare il mondo esterno senza vedere in ogni estraneo il nemico. La paura e l\u2019insicurezza minano la fiducia di potersi confrontare con l\u2019altro, mentre la certezza di essere accettati apre alla curiosit\u00e0, al dialogo e allo scambio. Varie ricerche sull\u2019influenza della paura sull\u2019interazione sociale dei bambini hanno mostrato, anche se con significative differenze tra maschi e femmine, che la paura determina un aumento dei comportamenti aggressivi.<\/p>\n<p>La famiglia, quindi, trasmette e comunica ai figli orientamenti morali a diversi livelli, quali l\u2019affermazione della autorit\u00e0, la sollecitazione affettiva, l\u2019argomentazione. Questi elementi possono essere integrati in uno stile educativo orientato verso una consapevole educazione morale. In questo senso, l\u2019esercizio dell\u2019autorit\u00e0 deve far riferimento all\u2019autorevolezza. Mentre la sollecitazione affettiva, attraverso l\u2019esempio e l\u2019educazione delle emozioni, pu\u00f2 aiutare i bambini a percepire le reazioni degli altri, identificandosi con la loro situazione. Infine l\u2019argomentazione, di tipo razionale, pu\u00f2 contribuire a comprendere ed interpretare le emozioni stesse, decifrandone i messaggi.<\/p>\n<p>Anche di fronte alle trasgressioni dei figli, come vari autori hanno messo in luce, i genitori possono svolgere un\u2019efficace educazione morale integrando la dimensione dell\u2019ascolto con quella dell\u2019autorevolezza. In questo senso, essi potranno: ascoltare le motivazioni del bambino, collocando gli avvenimenti nella storia precedente e all\u2019interno del quadro dei suoi comportamenti abituali; contestualizzare l\u2019evento in cui il bambino ha trasgredito o disobbedito alle regole, individuando circostanze attenuanti, senza tuttavia relativizzare in modo assoluto le norme; evidenziare le conseguenze negative per gli altri del comportamento del bambino, inducendo a valutare le conseguenze delle azioni; evitare il ricatto affettivo che minaccia di togliere amore come risposta alla trasgressione dei figli.<\/p>\n<p><em>Educare alla solidariet\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Il processo di maturazione dei bambini non \u00e8 una libert\u00e0 fine a se stessa. La libert\u00e0 \u00e8 \u201cper\u201d qualcosa e \u201cper\u201d qualcuno. La domanda cruciale dell\u2019educazione pertanto \u00e8: \u201cper chi sono io?\u201d e non semplicemente rispondere a \u201cchi sono io?\u201dL\u2019educazione deve tendere a formare persone consapevoli del loro legame con gli altri, della dimensione del rispetto e ancor pi\u00f9 dell\u2019amicizia con gli altri. La persona umana, ogni singola persona (piccoli, giovani, adulti) vive di relazioni. Zygmunt Bauman nel suo \u201cConversazioni sull\u2019educazione\u201d ha parlato del delicato equilibrio tra \u201ccoinvolgimento\u201d e \u201cdistacco\u201d: non possiamo n\u00e9 fonderci completamente con l\u2019altro, n\u00e9 allontanarci troppo.<\/p>\n<p>L\u2019educazione morale deve dare maggiore spazio alla dimensione affettiva senza tralasciare quella cognitiva. La dimensione emozionale &#8211; affettiva ed empatica &#8211; che guida molti comportamenti \u00e8 fondamentale. E qui la famiglia gioca un ruolo centrale nella formazione della dimensione <em>affettiva<\/em>. Questo non vuol dire far prevalere le emozioni ma favorire la consapevolezza dell\u2019importanza degli altri per la nostra vita. La famiglia \u00e8 il primo luogo della formazione della dimensione relazionale. Aveva ragione Cicerone nel definire la famiglia \u201cprincipium urbis et quasi seminarium rei pubblicae\u201d, ossia il luogo della formazione delle relazioni o, se si vuole, della convivenza pacifica tra diversi.<\/p>\n<p>Non basta solo conoscere il giusto per agire bene. Jean-Claude Forquin, osserva che \u201c<em>ogni attivit\u00e0 intellettuale rigorosa favorisce lo sviluppo di capacit\u00e0, atteggiamenti, motivazioni che possono giocare un ruolo importante nello sviluppo della moralit\u00e0, predispone all&#8217;adozione di condotte morali, ma non conduce certamente ad esse in modo diretto ed automatico<\/em>&#8220;<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. \u00a0\u00a0\u00a0L&#8217;approccio procedurale-formale di tipo razionalistico <em>tout court<\/em> (Durkheim, Kohlberg) non conduce necessariamente a dare efficaci risposte educative. Si pu\u00f2 essere razionali ed allo stesso tempo disinteressati verso gli altri e non maturare un&#8217;effettiva condotta di aiuto.<\/p>\n<p>Carol Gilligan, esaminando le qualit\u00e0 della morale adulta (autonomia, indipendenza, controllo), ha avanzato l&#8217;ipotesi che alla base della morale non vi \u00e8 solo l&#8217;orientamento alla giustizia, ma anche l&#8217;esperienza dell&#8217;attaccamento, della sollecitudine, che ci fa sentire con gli altri, che ci porta ad identificarci con le loro emozioni. Questa prospettiva \u00e8 pi\u00f9 matura di una morale basata solo sulla giustizia, spesso fredda e impersonale. Gilligan sostiene che accanto a una morale dei diritti, a una morale razionale e cognitiva, c\u2019\u00e8 una <em>morale della sollecitudine<\/em>, basata sull&#8217;empatia, sulla relazione con gli altri, sull&#8217;affettivit\u00e0<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> .<\/p>\n<p>Per questo, non si tratta di trasmettere regole astratte da applicare, quanto di realizzare <em>relazioni affettive dirette<\/em> tra i bambini e gli altri, a partire dai famigliari. E\u2019 quell\u2019insieme di sentimenti non concettualizzati che tuttavia sono ben presenti e colti dai ragazzi<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.\u00a0 Certo, che ne \u00e8 delle <em>relazioni affettive dirette<\/em> \u201cal tempo di Internet\u201d, mentre la Rete ha completamente invaso il campo, specie tra gli adolescenti? I ragazzi vivono <em>online<\/em>, in un mondo che non \u00e8 separato da quello reale, ma rischia di diventarlo. Vorrei fare a questo proposito l\u2019esempio della legge sul cyberbullismo, recentemente approvata dal Parlamento. Il bullismo non \u00e8 altro che comportamenti crudeli, offensivi e diffamatori da parte di un ragazzo\/a o di un gruppo nei confronti di un altro\/altra. Si potrebbe dire che \u00e8 sempre esistito; eppure, le caratteristiche di Internet (cyber) lo rendono diverso. Si tratta di un fenomeno specifico per vari motivi, il principale dei quali \u00e8 la \u201cdistanza\u201d tra il persecutore e la vittima. Chi fa del male a un coetaneo lo vuole certamente fare, ma <em>non vede gli effetti<\/em>\u00a0 dei suoi comportamenti\u00a0 e delle sue parole. Il <em>volto<\/em> dell\u2019altro ragazzo, o addirittura bambino, \u00e8 lontano, l\u2019anonimato protegge, l\u2019emulazione giustifica l\u2019azione (\u201clo fanno tutti\u201d). In un certo, senso la Rete rischia di separare dagli altri e rendere meno evidente le conseguenze della violenza. Ci\u00f2 non significa che Internet sia di per s\u00e9 \u201ccolpevole\u201d ma certo pu\u00f2 facilitare quella distanza che indebolisce le relazioni e le rende meno responsabili.<\/p>\n<p><em>La pro-socialit\u00e0 ha una ragione \u201cnaturale\u201d<\/em><\/p>\n<p>\u201cNessun uomo \u00e8 un\u2019isola\u201d, scriveva il poeta teologo John Donne (XVII secolo) in una sua poesia che divenne molto nota. Il poeta voleva sottolineare che ogni persona \u00e8 parte dell\u2019intera umanit\u00e0. Tale prospettiva contrasta decisamente con una cultura egocentrica che sta mettendo l\u2019Io sulla sommit\u00e0. Non mi dilungo su questo. Ma \u00e8 bene sottolineare la natura sociale di ogni persona umana. Una concezione individualistica dell\u2019esistenza \u00e8 in certo modo contro la struttura fondamentale della persona umana.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una enorme responsabilit\u00e0 della societ\u00e0 contemporanea nel trasmettere una sensibilit\u00e0 narcisista fin dall\u2019infanzia, con il conseguente distacco dagli altri come parte essenziale del la propria esistenza. La solitudine narcisista \u00e8 contro la radicale spinta alla comunione dell\u2019uomo. Purtroppo una cultura narcisista porta alla crescita nella societ\u00e0 di sentimenti di intolleranza, di pregiudizio. Ma nel profondo di ciascuno c\u2019\u00e8 il sigillo dei sentimenti di simpatia, di solidariet\u00e0 con il conseguente orientamento di una pro-socialit\u00e0. Le basi per un impegno solidale da parte dell\u2019uomo e della donna sono iscritti nell\u2019essere umano stesso. Educare vuol dire aiutare a far emergere e a cresce fin dai primissimi tempi nella vita del bambino atteggiamenti di collaborazione, empatia, fraternit\u00e0 con gli altri.<\/p>\n<p>Gli studiosi che hanno approfondito tale concetto (Hoffmann, Staub, Berkowitz) mettono in luce come questi comportamenti non sono messi in atto in vista dell\u2019approvazione altrui, o di un tornaconto personale, quanto di un\u2019autentica volont\u00e0 di aiuto, derivante da solidariet\u00e0 e senso di responsabilit\u00e0 interiorizzati. Dal punto di vista pedagogico, l\u2019atteggiamento pro-sociale presenta numerosi motivi di interesse. Pur non presupponendo la \u201cnaturale bont\u00e0\u201d dell\u2019essere umano, bens\u00ec la sua \u201cinsocievole socievolezza\u201d, educare all\u2019attenzione all\u2019altro concorre a formare in maniera matura la persona. La comprensione della natura sociale dell\u2019uomo, quindi della sua capacit\u00e0 di altruismo, di condivisione, di compassione, porta a porre al centro la relazione come aspetto fondamentale nell\u2019espressione dell\u2019umanit\u00e0. Il rapporto interpersonale, l\u2019essere-con-gli-altri-nel-mondo, realizza la piena coscienza dell\u2019uomo. L\u2019apertura all\u2019altro rende l\u2019uomo ancor pi\u00f9 se stesso. Su questa linea, l\u2019educazione rivolge uno specifico interesse alla persona in crescita, vista nel contesto sociale e nei suoi scambi, centrando l\u2019attenzione sui meccanismi di trasmissione e di comunicazione di comportamenti ed atteggiamenti aperti all\u2019altro. Ne risulta, di conseguenza, uno sguardo particolarmente approfondito alla famiglia come nucleo in cui pu\u00f2 svilupparsi o anche inaridire la capacit\u00e0 umana di guardare l\u2019altro con occhi di amicizia, affetto e condivisione.<\/p>\n<p>Si tratta di una \u201cscuola familiare\u201d di solidariet\u00e0 attraverso la prosocialit\u00e0 e l\u2019apertura.<\/p>\n<p>L\u2019educazione all\u2019identificazione a all\u2019empatia \u00e8 un\u2019apertura al riconoscimento delle persone. I genitori possono far operare ai figli il passaggio dal \u201csentire dolore\u201d inteso come identificazione con il <em>mio<\/em> dolore a un\u00a0 atteggiamento di simpatia nei confronti dell\u2019<em>altro<\/em>, vincendo la naturale reazione che riconduce sempre a dirigersi verso se stessi. Inoltre, possono far evolvere un generale atteggiamento empatico in una specifica simpatia, soprattutto verso persone o gruppi pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p>Tale compito educativo sarebbe inutile e rischioso se i figli non fossero sostenuti e guidati dalla famiglia a trasformare una sensibilit\u00e0 prosociale, nutrita di empatia e simpatia, in solidariet\u00e0, che si nutre di gesti concreti. Senza questi ultimi, una generica apertura alla sofferenza degli altri, divenuta impotente, si ripiegherebbe su se stessa,\u00a0 abbandonandosi alla delusione e giustificando la propria scelta di indifferenza, rassegnazione o violenza. La compassione e l\u2019empatia che non divengono azione solidale, anche se solo attraverso gesti piccoli o simbolici, possono, infatti, vanificarsi e dissolversi.<\/p>\n<p>Il prossimo Sinodo dei vescovi vuole interrogarsi su come accompagnare i giovani nella loro crescita sia come membri della societ\u00e0 che della comunit\u00e0 cristiana. Ci potremmo chiedere: come la Chiesa educa con una \u201cpedagogia bianca\u201d? Una risposta potrebbe essere quella di farsi carico della dimensione umanizzatrice dell\u2019incontro con l\u2019altro, che come scriveva Guardini, \u201cdiviene un tu per me\u201d. Non potr\u00e0 farlo per\u00f2 con\u00a0 le regole o le teorie, ma solo con la forza della testimonianza. Ci vogliono maestri degni di fiducia, ascoltati volentieri perch\u00e9 le loro scelte e i loro volti convergono in una veracit\u00e0, in una credibilit\u00e0 umana e spirituale. In questi giorno ricordiamo don Milani, indimenticabile educatore, maestro della parola, che sintetizzava la sua opera educatrice con la scuola nell\u2019espressione \u201cagli svogliati dargli uno scopo\u201d . L\u2019educazione apre a una ricerca di senso, schiudendo il segreto della relazione con gli altri. Il testimone non insegna certezze e neppure assume il dubbio come metodo. Egli non sta n\u00e9 in alto n\u00e9 in basso, viene da \u201cprima\u201d perch\u00e9 ha vissuto di pi\u00f9 ma non pu\u00f2 per questo rendere pesante il cammino dei nuovi arrivati: condivide con i pi\u00f9 giovani le stesse paure e le stesse speranze: sono insieme nel \u201cnoi\u201d della fede.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Forquin J.C., \u00ab\u00a0L&#8217;enfant, l&#8217;\u00e9cole et la question de l&#8217;\u00e9ducation morale. Approches th\u00e9oriques et perspectives de recherche\u00a0\u00bb, in &#8220;<em>Revue Fran\u00e7aise de P\u00e9dagogie<\/em>&#8220;, 1993, <em>102<\/em>, p.95.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Gilligan C., \u201cIn a different voice: Women&#8217;s conceptions of self and of morality<em>\u201d<\/em>, in &#8220;<em>Harvard Educational Review<\/em>&#8220;, 1977, <em>4<\/em>, pp.481-517.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Pagoni Andr\u00e9ani M., <em>Le d\u00e9v\u00e9loppement socio-moral. Des th\u00e9ories \u00e0 l&#8217;\u00e9ducation civique,<\/em> Villeneuve-d&#8217;Ascq, Presses Universitaires du Septentrion, 1999, p.48.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa Il contesto familiare resta il luogo fondamentale di trasmissione alle giovani generazioni di abiti mentali, apprendimenti, atteggiamenti e valori. E\u2019 nella famiglia infatti che si apprende a essere liberi, ossia capaci di autonomia e di responsabilit\u00e0 verso gli altri. 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