{"id":23672,"date":"2017-12-22T03:25:18","date_gmt":"2017-12-22T02:25:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23672"},"modified":"2017-12-22T03:31:05","modified_gmt":"2017-12-22T02:31:05","slug":"lanno-della-fede-e-la-bioetica-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/lanno-della-fede-e-la-bioetica-2.html","title":{"rendered":"L&#8217;anno della fede e la bioetica"},"content":{"rendered":"<p>Tra le molte suggestioni che suscita il titolo di questa relazione \u2013 \u201cl\u2019anno della fede e la bioetica\u201d \u2013 la pi\u00f9 significativa per iniziare la nostra riflessione rinvia a quell\u2019evento straordinario, nella storia del XX secolo, che \u00e8 il concilio Vaticano II. Una riflessione necessaria sia perch\u00e9 l\u2019anno della fede, indetto solennemente da Benedetto XVI con la lettera apostolica <em>Porta fidei,<\/em> \u00e8 simbolicamente iniziato lo scorso 11 ottobre 2012, in concomitanza con il cinquantesimo anniversario dell\u2019apertura dei lavori del concilio Vaticano II, sia perch\u00e9, al di l\u00e0 di tutte le letture ermeneutiche elaborate nel corso degli ultimi decenni, quella straordinaria assise continua ad essere uno strumento prezioso \u2013 una sorta di \u201cbussola\u201d per il nuovo millennio come la defin\u00ec giovanni Paolo II \u2013 non solo per la chiesa ma anche per la societ\u00e0 attuale. Per il cosiddetto mondo \u201cpost-secolare\u201d, che \u00e8 costantemente caratterizzato dal dibattito bioetico che sovente si trasforma, secondo l\u2019arguta interpretazione di Michel Foucault, in uno scontro biopolitico<a href=\"#_edn1\" name=\"_ednref1\">[i]<\/a>.<\/p>\n<p>Ovviamente, com\u2019\u00e8 ampiamente risaputo, la codificazione disciplinare della bioetica \u00e8 successiva allo svolgimento del concilio \u2013 risale, infatti, ai primi anni Settanta \u2013 e non si pu\u00f2 certo affermare, almeno da un punto di vista meramente nominale, che in quella straordinaria assise i padri conciliari elaborarono una teorizzazione compiutamente bioeticista. Tuttavia, \u00e8 altrettanto certo che il discorso etico intorno alla vita \u00e8 ben anteriore all\u2019utilizzo moderno del neologismo \u201cbioethics\u201d adoperato da Van Rensselaer Potter nel 1970 e ha attraversato, in modo importante, tutto il \u2019900, con alcune importanti radici anche nei secoli precedenti<a href=\"#_edn2\" name=\"_ednref2\">[ii]<\/a>. Gli eccezionali progressi della scienza sia nel campo della medicina che in quello della biologia \u2013 dalla scoperta dei sulfamidici negli anni trenta e degli antibiotici negli anni Quaranta fino alla definizione della struttura del dna e alla fecondazione artificiale \u2013 mettono progressivamente in crisi la tradizionale impostazione della morale medica legata alla formulazione ippocratica e fanno emergere una serie di questioni etiche che necessitano, improvvisamente ed urgentemente, di una nuova tematizzazione concettuale.<\/p>\n<p>In particolare, l\u2019emergere del dibattito bioetico trova le sue radici negli anni Sessanta del XX secolo in un orizzonte sociale caratterizzato sia da \u201caspettative crescenti\u201d sul piano economico che da una serie di processi internazionali ormai sempre pi\u00f9 globali \u2013 come, ad esempio, l\u2019imponente processo di crescita materiale in tutto il mondo \u2013 che contribuirono a modificare i costumi e gli stili di vita, oltre che i rapporti tra gli Stati. Le conseguenze di questa fase di intenso sviluppo economico, che, in quel contesto storico, pareva inarrestabile, si manifestarono, in forme diverse, sia sul piano sociale \u2013 connettendosi alla formazione della societ\u00e0 dell\u2019abbondanza e del consumismo \u2013 che su quello delle relazioni internazionali. La fine del \u201clungo dopo-guerra\u201d contraddistinto, dunque, da una sorta di \u201cottimismo vigile\u201d sul futuro del mondo e dalla consapevolezza che il mondo stesse vivendo un\u2019imperiosa fase di crescita, caratterizz\u00f2 lo sfondo storicosociale nel quale si svilupp\u00f2 il concilio Vaticano II, e sul quale i padri conciliari, con la costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo, <em>Gaudium et Spes<\/em>, cercarono di fornire una risposta complessiva ai \u201csegni dei tempi\u201d elaborando una prima formulazione di quella che sarebbe divenuta, in tempi recenti, la cosiddetta \u201cquestione antropologica\u201d<a href=\"#_edn3\" name=\"_ednref3\">[iii]<\/a>.<\/p>\n<p>Quella costituzione pastorale, infatti, non espose soltanto principi generali di fede, ma si espresse anche in merito alle questioni pi\u00f9 importanti del mondo contemporaneo: dalla scienza alla cultura, dal matrimonio alla famiglia, dall\u2019ordine sociale all\u2019economia, dalla pace alla guerra. La <em>Gaudium et spes<\/em>, certamente uno dei pi\u00f9 importanti e originali documenti conciliari, mise indubitabilmente l\u2019uomo al centro della sua tematizzazione. \u00ab\u00c8 l\u2019uomo dunque\u00bb, si legge nel Proemio della costituzione pastorale, \u00abconsiderato nella sua unit\u00e0 e nella sua totalit\u00e0, corpo e anima, l\u2019uomo cuore e coscienza, pensiero e volont\u00e0\u00bb che \u00e8 \u00abil cardine\u00bb su cui si basa tutta \u00abla nostra esposizione\u00bb<a href=\"#_edn4\" name=\"_ednref4\">[iv]<\/a>. In quel documento, dunque, da un lato l\u2019uomo costituisce il legame che sussiste tra la Chiesa e il mondo; dall\u2019altro lato, la Chiesa riesce ad annunciare pienamente Cristo, solo se \u00e8 in grado di rivelare all\u2019uomo la sublimit\u00e0 e la magnificenza della sua dignit\u00e0 personale.<\/p>\n<p>La <em>Gaudium et spes<\/em>, pur pagando in alcuni passaggi la desuetudine impressagli dal tempo, assume, ancora oggi, un significato particolare. Essa, infatti, al netto di ogni sedimento storico, continua ad apparire, agli occhi degli osservatori pi\u00f9 attenti, come un documento che conserva una sua incontrovertibile attualit\u00e0. Un\u2019attualit\u00e0 che risalta nella sua capacit\u00e0 di anticipare, profeticamente, la svolta antropologica degli ultimi decenni. in quel documento, in cui la dignit\u00e0 dell\u2019uomo viene vista e interpretata come derivante da Dio e fondata in Ges\u00f9 Cristo, viene infatti sviluppata \u201cun\u2019antropologia unitaria\u201d che vede l\u2019uomo non certo come una \u201cmonade isolata\u201d ma come \u201cun essere dialogico\u201d, in costante relazione con Dio e con le altre creature. Un concetto ampiamente ripreso nella dichiarazione <em>Dignitatis Humanae <\/em>\u2013 pubblicata lo stesso giorno della <em>Gaudium et spes<\/em>, il 7 dicembre 1965 \u2013 la quale ammette che non esiste pi\u00f9 solamente un diritto alla verit\u00e0 ma anche un diritto alla persona e che la verit\u00e0 pu\u00f2 essere riconosciuta soltanto nella libert\u00e0.<\/p>\n<p>La <em>Gaudium et spes<\/em> risente, indubbiamente, del contesto storico in cui viene redatta e si colloca sul solco delle due grandi encicliche redatta da papa giovanni XXIII che avevano avuto, precedentemente, una grandissima accoglienza in tutto il mondo: la <em>Mater et magistra <\/em>e la <em>Pacem in terris<\/em>. Nel volgere di pochissimi anni, per\u00f2, questa \u201cluna di miele\u201d tra la chiesa e il mondo contemporaneo \u2013 perlomeno nella sua percezione pubblica \u2013 fa segnare una imprevista inversione di tendenza. Una frattura profondissima che, per molti aspetti, perdura ancora oggi<a href=\"#_edn5\" name=\"_ednref5\">[v]<\/a>. Questa frattura avviene, non casualmente, proprio sui temi bioetici con la pubblicazione nel 1968 dell\u2019enciclica <em>Humanae<\/em> <em>Vitae<\/em>, la quale, ribadendo l\u2019illeceit\u00e0 del<em> birth control <\/em>attraverso la contraccezione artificiale, segna non solo la \u201cfine dell\u2019idillio\u201d che la stampa aveva decretato nei confronti di Paolo VI nei primi anni del suo pontificato, ma apre due gravissime fratture nella storia della chiesa: una di \u201ctipo istituzionale\u201d, che riguarda direttamente l\u2019autorit\u00e0 del Papa; e una di \u201ctipo morale\u201d, che riguarda esplicitamente \u00abil matrimonio cristiano e la possibilit\u00e0 di utilizzare i contraccettivi\u00bb<a href=\"#_edn6\" name=\"_ednref6\">[vi]<\/a>.<\/p>\n<p>La pubblicazione della cosiddetta \u201cenciclica della pillola\u201d fa emergere, d\u2019improvviso e violentemente, tutti i profondi mutamenti dei codici simbolici e di condotta morale che erano ormai intervenuti, negli ultimi due decenni, in tutte le societ\u00e0 occidentali.<\/p>\n<p>I mutamenti nel costume e nello stile di vita, nella morale e nell\u2019<em>ethos<\/em> pubblico, nel modo di stare-nel-mondo e di rapportarsi con esso contraddistinguevano, soprattutto, ma non solo, le giovani generazioni, istruite e inurbate, che si fecero portavoce, al di l\u00e0 della patina panpoliticista e dell\u2019aspetto ideologico ribellistico-sovversivo, di istanze essenzialmente anti-gerarchiche, anti-istituzionali e libertarie. In quel singolare contesto storico emersero due importanti processi socio-culturali che, seppur declinati in forme nuove, sono ancora oggi attualissimi. In primo luogo, emerse un processo di carattere socio-antropologico: ovvero l\u2019affermazione della \u201csociet\u00e0 dei consumi\u201d all\u2019interno della cosiddetta \u201ccitt\u00e0 secolare\u201d. La secolarizzazione invest\u00ec, progressivamente, non solo la sfera religiosa ma, anche la morale pubblica e tutte le pi\u00f9 importanti culture politiche otto-novecentesche. Questo processo di \u201cdisincanto del mondo\u201d fu il prodotto di una \u201cdrammatica accelerazione\u201d della secolarizzazione dei \u201ccomportamenti\u201d religiosi e delle \u201cappartenenze\u201d socio-culturali<a href=\"#_edn7\" name=\"_ednref7\">[vii]<\/a>. Questa \u201caccelerazione\u201d secolarizzante fu determinata sia dal boom economico \u2013 che diffuse il consumismo e allontan\u00f2 la popolazione dalle chiese \u2013 e anche dall\u2019incontro\/scontro tra le nuove esigenze socio-economiche della \u201csociet\u00e0 dei consumi\u201d e l\u2019affermazione egemonica di una cultura libertaria e radicale che, combinata con lo sviluppo della contraccezione di massa e il successivo consenso sociale sul divorzio e sull\u2019aborto, inizi\u00f2 lentamente destrutturare le basi tradizionali della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Sin dalla fine del XVIII secolo, infatti, le societ\u00e0 occidentali hanno vissuto una rivoluzione demografica che le ha profondamente trasformate: si \u00e8 abbassato il tasso di mortalit\u00e0, molto elevato per partorienti e neonati, e si \u00e8 prolungata la vita umana. Questa importantissima rivoluzione demografica ha permesso che la pratica del controllo delle nascite si sia ideologicamente collegata all\u2019idea della liceit\u00e0 del controllo del momento della morte. Da questo punto di vista, dunque, la pianificazione della nascita e della morte, fanno entrambe parte di quella grande e articolata corrente ideologica che si va progressivamente affermando nella modernit\u00e0 consumistica e secolarizzata e che vuole trasformare l\u2019essere umano \u201cda creatura a creatore\u201d<a href=\"#_edn8\" name=\"_ednref8\">[viii]<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019utopia della liberazione sessuale, in particolare, \u00e8 riuscita a mettere insieme, sullo stesso piano, antropologi e psicoanalisti, medici e scienziati. Quest\u2019utopia, scindendo il comportamento sessuale dalla sfera emotiva e da quello morale, ha permesso di dare una nuova linfa vitale all\u2019archetipo letterario della \u201cpubblica felicit\u00e0\u201d. Una \u201cpubblica felicit\u00e0\u201d che in quel tornante storico, legittimandosi attraverso la liberazione sessuale, produce, inizialmente, il desiderio\/diritto di una maternit\u00e0 consapevole, quindi, l\u2019autodeterminazione del soggetto individuale e, infine, l\u2019affermazione di una cultura sempre pi\u00f9 incentrata sulla realizzazione individualistica. Una cultura, che di conseguenza, pone una scarsissima attenzione alla difesa della famiglia<a href=\"#_edn9\" name=\"_ednref9\">[ix]<\/a>.<\/p>\n<p>Il secondo processo, oltre a quello socio-antropologico che ho appena descritto, \u00e8, invece, di carattere eminentemente ideologico, e riguarda la progressiva affermazione di una ideologia tecno-scientista che presenta, a tratti, anche forti inclinazioni nichiliste. Un esempio paradigmatico di questo processo \u00e8 ben rappresentato dall\u2019opera di Jacques Monod, un biologo proveniente da una famiglia protestante dell\u2019alta borghesia francese, il quale, rendendosi conto che nella societ\u00e0 contemporanea la scienza e la tecnologia stavano assumendo progressivamente un ruolo determinante e influente non solo nel campo della ricerca biomedica ma nel vissuto quotidiano delle persone, nel 1970 pubblic\u00f2 un volume che divent\u00f2 ben presto un best sellers, <em>Il caso e la necessit\u00e0<\/em>, in cui smentiva qualsiasi interpretazione antropomorfica dell\u2019universo e della vita. L\u2019evoluzione biologica, secondo lo studioso francese, non era altro che il risultato combinato del caso e della necessit\u00e0 delle leggi della selezione naturale<a href=\"#_edn10\" name=\"_ednref10\">[x]<\/a>.<\/p>\n<p>Il biologo francese, da un lato, costruisce una teoria scientifica della realt\u00e0 basata su basi sociobiologiche e, dall\u2019altro, espelle sia la cosiddetta \u00abillusione antropocentrica\u00bb prodotta dal cristianesimo, che ogni forma di angoscioso esistenzialismo filosofico. Il \u00abmale dell\u2019anima\u00bb che affligge l\u2019uomo moderno, secondo Monod, \u00e8 superabile solamente con \u00abun\u2019etica della conoscenza\u00bb che permette di assumere la consapevolezza dell\u2019oggettivit\u00e0 della natura e di stipulare \u00abuna nuova alleanza\u00bb con la scienza, escludendo, in tal modo, ogni interpretazione finalistica ed escatologica dell\u2019esistenza. Quella di Monod, dunque, non \u00e8 solo la proposta di una sorta di \u201cesistenzialismo scientifico\u201d \u2013 seppur evidenti sono i punti di contatto con camus \u2013 ma rappresenta una delle pi\u00f9 compiute teorizzazioni del secondo dopoguerra, in cui un fideismo acritico nei confronti del sapere tecnico-scientifico si combina con un tenace indifferentismo antropologico e religioso<a href=\"#_edn11\" name=\"_ednref11\">[xi]<\/a>. La ricezione dell\u2019opera di Monod nella cultura occidentale, al di l\u00e0 di tutti i dibattiti dell\u2019epoca, pu\u00f2 essere interpretata, oggi, come un esemplare punto di sintesi ideologico tra un pensiero tecno-scientista e una cultura individual-nichilista che, di fatto, legittima i profondi mutamenti della societ\u00e0 come una diretta ed ineluttabile conseguenza dei progressi in campo biomedico. Il cui apice, non casualmente, \u00e8 emblematicamente rappresentato dai \u201csuccessi\u201d della fecondazione artificiale, la cui et\u00e0 d\u2019oro, per ci\u00f2 che riguarda la sua diretta applicazione, si riscontra, proprio in questo contesto storico, che va dalla fine degli anni Sessanta alla conclusione del decennio successivo. la nascita di Louise Brown, della prima bambina \u201cconcepita in provetta\u201d con il metodo della Fivet, \u00e8 infatti del 1978.<\/p>\n<p>Indubbiamente, tra tutte le scoperte biomediche che hanno segnato la storia di questi ultimi due secoli, la fecondazione artificiale ricopre un posto di assoluta preminenza, perch\u00e9, non solo riesce a \u201cgenerare la vita\u201d ma perch\u00e9 obbliga a riflettere su come una societ\u00e0 \u201cpensa\u201d la famiglia e sull\u2019annoso rapporto tra cultura e natura. La fecondazione artificiale, infatti, mettendo in relazione il rapporto genitori\/figli e quello tra paternit\u00e0 e maternit\u00e0, evidenzia con forza il rapporto problematico tra l\u2019uomo, la natura e la scienza e arriva a simboleggiare o, addirittura, a vaticinare l\u2019affermazione di un \u00abprossimo futuro post-umano dominato dalla tecnica\u00bb<a href=\"#_edn12\" name=\"_ednref12\">[xii]<\/a>. Un futuro prossimo che rimanderebbe, dunque, ad una sorta di drammatica riproposizione del visionario romanzo scritto nel 1932 da Aldous Huxley, <em>Il Mondo nuovo<\/em>, in cui la riproduzione umana, che avviene \u201cin serie\u201d secondo il modello fordista, \u00e8 completamente extrauterina e gli embrioni vengono prodotti e fatti sviluppare in apposite fabbriche.<\/p>\n<p>Questi due processi che ho sommamente descritto \u2013 sociale e ideologico \u2013 portano, sostanzialmente, a due esiti molto importanti per la societ\u00e0 odierna: la creazione di un senso comune pregiudizievolmente favorevole ad ogni progresso biomedico; e una sorta di \u201cpoliteismo delle prospettive morali\u201d che, di fatto, finisce per minare e destrutturare l\u2019istituzione familiare.<\/p>\n<p>Nel primo caso, si viene a creare quello che Jacques Ellul ha definito come lo \u00abslittamento di giudizio\u00bb ovvero quella \u00abtendenza tipica delle societ\u00e0 tecnologiche ad accettare sempre in modo acritico le innovazioni tecniche, anche se, alla nascita, sono oggetto di condanna generale\u00bb. Dopo un certo lasso di tempo, evidenzia Ellul, la novit\u00e0 sembra divenuta inevitabile e la spinta a essere moderni fa il resto inducendoci ad accettarla, anche se le riserve non sono sciolte. \u00abUna proposizione morale\u00bb, scrive Ellul, \u00abverr\u00e0 considerata valida per un dato periodo solo se sar\u00e0 conforme al sistema tecnico, se concorder\u00e0 con esso\u00bb. In questo modo, dopo alcune resistenze iniziali, l\u2019innovazione viene accettata dalla societ\u00e0 e una volta codificata come un evento \u201cnormale\u201d diventa molto difficile elaborare un pensiero critico nei confronti di queste innovazioni tecno-scientifiche<a href=\"#_edn13\" name=\"_ednref13\">[xiii]<\/a>.<\/p>\n<p>Nel secondo caso, invece, legandosi alla rivoluzione sessuale e alla realizzazione individuale, prende corpo, invece, un \u201cpoliteismo delle prospettive morali\u201d che, da un lato, legittima l\u2019ideologia del <em>gender<\/em> e, dall\u2019altro lato, produce una critica serratissima nei confronti dell\u2019istituzione familiare. La famiglia, in questo contesto, non viene pi\u00f9 intesa come il fondamento della societ\u00e0 ma, all\u2019opposto, viene interpretata come \u00abil luogo d\u2019origine di ogni autoritarismo, come la fonte di ogni alienazione, come l\u2019istituzione tesa alla normalizza-zione dei comportamenti dell\u2019individuo\u00bb<a href=\"#_edn14\" name=\"_ednref14\">[xiv]<\/a>. Tra la miriade di libri e pamphlet prodotti dalla cultura della \u201ccritica della famiglia\u201d, spicca un volume dal titolo fortemente evocativo, <em>The Death of Family<\/em>, pubblicato in Gran Bretagna nel 1971 dallo psichiatra David Cooper e ancora oggi in catalogo in molti Paesi europei. Cooper sostiene che la famiglia svolge un ruolo fondamentale nell\u2019inculcare \u00abla base del conformismo, cio\u00e8 la normalit\u00e0, tramite la primaria socializzazione del bambino\u00bb e, in definitiva, finisce per limitare la stessa identit\u00e0 dell\u2019individuo perch\u00e9 lo sottomette al primato dell\u2019istituzione imprimendogli un radicato sistema di tab\u00f9, vincoli e costumi necessari alla sopravvivenza della famiglia stessa. Quel volumetto, al di la di molti passaggi discutibilissimi che oggi lo rendono essenzialmente un documento storico, ha il merito di sintetizzare, efficacemente, l\u2019<em>humus<\/em> culturale dell\u2019epoca in cui \u00e8 stato pubblicato. Un <em>humus<\/em> culturale che \u00e8 poi diventato, attraverso sentieri controversi, un elemento fondante del <em>modus vivendi<\/em> delle attuali societ\u00e0 occidentali.<\/p>\n<p>Naturalmente, quel volume, rifacendosi ad una lunga e antica tradizione letteraria di critica alla famiglia \u2013 a partire dalle elaborazioni di Lewis Henry Morgan e di Friederich Engels fino a quelle della Scuola di Francoforte \u2013 rappresenta il momento estremo di una destrutturazione simbolica dell\u2019istituzione familiare che, se fino allora era stata appannaggio di ristretti cenacoli intellettuali, da quel particolare momento storico emerge poderosamente come un elemento caratterizzante del senso comune diffuso della modernit\u00e0 secolare e consumistica.<\/p>\n<p>L\u2019affermazione progressiva di questo senso comune fortemente critico nei confronti della tradizionale famiglia monogamica e stabile \u2013 a favore, invece, di nuove forme di convivenza sociale provvisorie e aperte anche ad un unioni tra persone dello stesso sesso \u2013 segna una netta cesura storica tra il discorso pubblico sulla famiglia elaborato della chiesa cattolica e quello proposto dai soggetti politico-culturali pi\u00f9 importanti della secolarizzata societ\u00e0 di massa. Da questo momento in poi, infatti, la rappresentazione sociale della famiglia subisce una divaricazione fondamentale. Da un lato, infatti, si afferma una visione del mondo che, in nome della necessaria rottura dei vincoli che minano la libert\u00e0 dell\u2019agire e l\u2019autodeterminazione, rappresenta la famiglia come il luogo dell\u2019arbitrio, del conformismo e della repressione. Dall\u2019altro lato, invece, continua ad essere riproposta, ma con sempre meno ricezione pubblica, la tradizionale declinazione della famiglia, \u201csantificata dal cristianesimo\u201d, come cellula fondamentale della societ\u00e0 in cui si afferma l\u2019amore e la solidariet\u00e0 tra le differenti generazioni che la compongono. Due rappresentazione opposte che, come \u00e8 stato notato, finiscono per essere declinate \u00abl\u2019una come progressista e dispensatrice di libert\u00e0, l\u2019altra come inevitabilmente conservatrice e reazionaria\u00bb<a href=\"#_edn15\" name=\"_ednref15\">[xv]<\/a>.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, Paolo VI, gi\u00e0 nei primissimi anni Settanta, per descrivere la societ\u00e0 del tempo, aveva parlato della diffusione di un \u00abpansessualismo ostentato\u00bb e \u00abdegradante\u00bb, di un \u00abedonismo frivolo e passionale\u00bb che, da un lato, aveva avuto \u201cun effetto anestetizzante per la vita di fede\u201d e, dall\u2019altro, aveva cancellato il \u00absenso dell\u2019onesto e del dovere\u00bb sostituendolo spesso con \u00abquello dell\u2019istinto e del tutto lecito\u00bb<a href=\"#_edn16\" name=\"_ednref16\">[xvi]<\/a>. Sulla stessa scia di papa Montini, nell\u2019Esortazione apostolica <em>Familiaris<\/em> <em>Consortio <\/em>del 1981, Giovanni Paolo II aveva denunciato la \u00abdegradazione di alcuni valori fondamentali\u00bb che avevano ormai investito la famiglia: da \u00abuna errata concezione teorica e pratica dell\u2019indipendenza dei coniugi fra di loro\u00bb alle \u00abgravi ambiguit\u00e0 circa il rapporto di autorit\u00e0 fra genitori e figli\u00bb; dalle \u00abdifficolt\u00e0 concrete, che la famiglia spesso sperimenta nella trasmissione dei valori\u00bb fino \u00aball\u2019instaurarsi di una vera la scissione tra libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 e tra desiderio e diritto sembrano aver prodotto una sorta di corto circuito simbolico sulle domande ultime dell\u2019esistenza e sul significato essenziale della famiglia\u00bb<a href=\"#_edn17\" name=\"_ednref17\">[xvii]<\/a>.<\/p>\n<p>La scissione tra libert\u00e0 e responsabilit\u00e0, da un lato, e la profonda sovrapposizione semantico-ideologica tra desiderio e diritto, dall\u2019altro, sembrano aver prodotto, nella societ\u00e0 odierna \u2013 i cui prodromi sono rintracciabili negli esempi storici che ho appena fornito \u2013 una sorta di corto circuito simbolico che si riverbera, dapprincipio, sulle domande ultime dell\u2019esistenza e dello stare-nel-mondo e, poi, di conseguenza, sul significato essenziale di tutte le aggregazioni sociali, a partire dalla famiglia, il cui dibattito sulla normazione giuridica o sulla definizione naturale\/culturale testimonia efficacemente l\u2019<em>aporia<\/em> in cui sembra essere giunta la societ\u00e0 occidentale moderna: ovvero, l\u2019esistenza di sempre pi\u00f9 risposte possibili, sempre pi\u00f9 opzioni percorribili, tutte apparentemente valide, senza che nessuna riesca a prendere il sopravvento sulle altre.<\/p>\n<p>In virt\u00f9 di quanto detto fin qui, il grande tema di riflessione del mondo contemporaneo, nel quale si inserisce alla perfezione l\u2019anno della fede, \u00e8 l\u2019ormai conclamata <em>crisi di<\/em> <em>senso <\/em>dell\u2019uomo moderno. Una<em> crisi di senso <\/em>che \u00e8 il corollario insostituibile della profonda <em>crisi<\/em> <em>economica <\/em>della societ\u00e0 occidentale che sta de-terminando, come \u00e8 stato evidenziato, l\u2019esaurimento di quel tecno-capitalismo nichilista che si basava su una crescita esponenziale e quantitativa delle merci e dei prodotti<a href=\"#_edn18\" name=\"_ednref18\">[xviii]<\/a>. Que-sta angosciosa duplice crisi, non \u00e8 altro che la dimostrazione, come aveva affermato in pi\u00f9 occasioni Benedetto XVI, di come la questione sociale \u00e8 ormai diventata radicalmente una questione antropologica<a href=\"#_edn19\" name=\"_ednref19\">[xix]<\/a>.<\/p>\n<p>Uno dei grandi drammi dell\u2019attualit\u00e0, infatti, \u00e8 l\u2019esistenza delle povert\u00e0 \u201cimmateriali\u201d, che non sono una diretta e automatica conseguenza delle \u201ccarenze materiali\u201d ma, all\u2019opposto, si assommano a queste e, per molti aspetti, le anticipano. C\u2019\u00e8 insomma una crisi della \u201cradice morale\u201d dell\u2019occidente che combina il <em>modus vivendi<\/em> dei paesi industrializzati con le \u201cnuove povert\u00e0\u201d che emergono in queste latitudini. In definitiva, ci\u00f2 che sta alla base della crisi delle societ\u00e0 occidentali, non \u00e8 altro che la presenza vischiosa di una <em>povert\u00e0<\/em> <em>relazionale<\/em>, generata dalla rottura di alcuni vincoli sociali fondamentali e dalla messa in discussione della famiglia monogamica come cellula basilare della societ\u00e0. Un tipo di povert\u00e0, quindi, non propriamente economica che rimanda direttamente alle riflessioni sui <em>beni relazionali<\/em>, ovvero su quei beni che non possono essere n\u00e9 prodotti n\u00e9 consumati da un solo individuo, perch\u00e9 dipendono sempre dalle interazioni con altre persone e che, proprio per questo, possono essere goduti solo se condivisi nella piena reciprocit\u00e0 e solo se la relazione, come sostengono sia la filosofa Martha C. Nussbaum che l\u2019economista Luigino Bruni, \u00e8 il bene stesso: \u00abcio\u00e8 un rapporto che non \u00e8 un incontro di interessi ma un incontro di gratuit\u00e0\u00bb<a href=\"#_edn20\" name=\"_ednref20\">[xx]<\/a>.<\/p>\n<p>Questo incontro di gratuit\u00e0 proposto dalla Nussbaum, oltre che evocare l\u2019elaborazione di un \u201cnuovo umanesimo\u201d che possa permettere la costruzione di un nuovo momento d\u2019incontro tra laici e credenti, rimanda irrevocabilmente a quel rapporto d\u2019amore, gratuito e unilaterale, tra dio e l\u2019uomo. E l\u2019anno della fede che si concluder\u00e0 il 24 novembre 2013, durante la Solennit\u00e0 di Cristo Re dell\u2019Universo, ha voluto rimarcare proprio questo eccezionale incontro nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Un incontro che non si certo \u00e8 limitato a toccare romanticamente i cuori degli uomini, in una declinazione intimista e privatista oggi troppo spesso in voga, ma ha plasmato storicamente i caratteri dell\u2019uomo, riuscendo a delineare i pilastri etici e morali di una civilt\u00e0 che per secoli si \u00e8 fondata su quel \u00abquaerere Deum\u00bb che aveva caratterizzato, profondamente, il monachesimo occidentale. Ieri come oggi, in un momento in cui la societ\u00e0 occidentale, in particolare quella europea, sempre pi\u00f9 polverizzata e atomizzata, sembra aver smarrito il senso del <em>noi condiviso<\/em>, risulter\u00e0 assolutamente decisivo impegnarsi nella \u00abricerca di Dio\u00bb ovvero nel \u00abtrovare la vita stessa\u00bb<a href=\"#_edn21\" name=\"_ednref21\">[xxi]<\/a>.<\/p>\n<p>Una vita i cui confini epistemologici e morali sembrano essere, per\u00f2, sempre pi\u00f9 in discussione. Da questo punto di vista, le sfide pi\u00f9\u00a0impegnative del prossimo futuro riguarderanno, indubbiamente, la famiglia e, in una misura ancor pi\u00f9 generale, l\u2019identit\u00e0 dell\u2019essere umano. Un\u2019identit\u00e0 che, come ho accennato, \u00e8 storicamente minata sia dal \u201csistema tecnico\u201d che da quello \u201cideologico\u201d. La frontiera attuale del dibattito bioetico sembra sempre pi\u00f9 ridurre l\u2019uomo ad un mero agglomerato biologico, derubricando, di fatto, l\u2019<em>umano<\/em> a modesta materialit\u00e0 e cancellando, del tutto, quell\u2019originaria dualit\u00e0 tra anima e corpo che \u00e8 il fondamento costitutivo di ogni persona.<\/p>\n<p>Sar\u00e0, dunque, un impegno necessario e doveroso \u201csalvaguardare <em>l\u2019umano<\/em>\u201d sforzandosi pervicacemente di tematizzare un discorso pubblico sulla bioetica che si diriga, sempre, verso l\u2019uomo e, orgogliosamente, in difesa dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a> Sul mondo \u201cpost-secolare\u201d, su cui esiste una nutrita pubblicistica, rimando, per brevit\u00e0, al confronto promosso nel gennaio del 2004 dall\u2019Accademia cattolica di Monaco di Baviera, tra il filosofo J\u00fcrgen Habermas e l\u2019allora Cardinale Joseph Ratzinger. Cfr. j. habermas, j. ratzinger, <em>Etica, religione e Stato liberale<\/em>, a cura di m. nicolEtti, Morcelliana, Brescia 2004; oppure j. habermas, j. ratzinger, <em>Ragione e fede in dialogo<\/em>, a cura di g. bosetti, Marsilio, Venezia 2005; vedi anche g. amato \u2013 v. paglia, <em>Dialoghi post-secolari<\/em>, Marsilio, Roma 2006. Sulla nozione di biopolitica si veda, invece, m. foucault, <em>Biopolitica e liberalismo<\/em>, Edizioni Medusa, Milano 2001.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref2\" name=\"_edn2\">[ii]<\/a> v. r. potter, \u00abBioethics: the Science of survival\u00bb, in <em>Perspectives in Biology and Medicine<\/em>, 14 (1970), 127-153; id., <em>Bioethics: Bridge to the Future<\/em>, Englewood Cliffs, Prentice \u2013 Hall, 1971. Sulla storicit\u00e0 del dibattito bioetico si veda l. scaraffia (a cura di), <em>Bioetica come storia<\/em>, Lindau, Torino 2011.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref3\" name=\"_edn3\">[iii]<\/a> concilio ecumenico vaticano ii, <em>Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes<\/em>, 7 dicembre 1965.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref4\" name=\"_edn4\">[iv]<\/a> <em>Ibidem<\/em>, n. 3.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a> g. m. vian, \u00abIncomprensioni\u00bb, in id. (a cura di), <em>Il<\/em> <em>filo interrotto<\/em>, Mondadori, Milano 2012, 6.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref6\" name=\"_edn6\">[vi]<\/a> l. scaraffia, <em>Tutti contro l\u2019Humanae vitae<\/em>, in <em>Ibidem<\/em>, 50.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref7\" name=\"_edn7\">[vii]<\/a> Cfr. g. davie, <em>Europe<\/em><em>: The Exceptional Case. Parameters<\/em> <em>of Faith in the Modern World<\/em>, Longman &amp; Todd, Londra 2002; d. hervieu-leger, <em>Catholicisme, la fin d\u2019un monde<\/em>, Bayard, Parigi 2003.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref8\" name=\"_edn8\">[viii]<\/a> Si veda aa.vv., \u00abN\u00e9 accanimento, n\u00e9 eutanasia\u00bb, <em>Quaderni di Scienza&amp;Vita<\/em>, 1 (2006).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref9\" name=\"_edn9\">[ix]<\/a> Sulla rivoluzione sessuale e le sue ricadute sulla cultura occidentale rimando a l. scaraffia, \u00abLo scenario culturale: la rivoluzione sessuale e i progressi scientifici\u00bb, in id., <em>Custodi e interpreti della vita<\/em>, Lateran University Press, Roma 2010, 53-64.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref10\" name=\"_edn10\">[x]<\/a> j. monod, <em>Il caso e la necessit\u00e0<\/em>, Mondadori, Milano 2010.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref11\" name=\"_edn11\">[xi]<\/a> <em>Ibidem<\/em>, XIII.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref12\" name=\"_edn12\">[xii]<\/a> Una storia della fecondazione artificiale che riflette su questi interrogativi ma che \u00e8 estremamente critica nei confronti della morale cattolica \u00e8 quella di e. betta, <em>L\u2019altra genesi<\/em>, Carocci, Roma 2012.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref13\" name=\"_edn13\">[xiii]<\/a> Cfr. j.-l. porquet, <em>Jacques Ellul, l\u2019uomo che aveva pre-visto (quasi) tutto<\/em>, Jaca Book, Milano 2008; j. ellul,<em> Il sistema tecnico<\/em>, Jaca Book, Milano 2009.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref14\" name=\"_edn14\">[xiv]<\/a> Cfr. d. cooper, <em>La morte della famiglia<\/em>, Einaudi, Torino 1991 (prima ediz. 1971).<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref15\" name=\"_edn15\">[xv]<\/a> a. possieri<em>,<\/em> \u00abLa famiglia non \u00e8 morta\u00bb, in <em>L\u2019Osservatore Romano<\/em>, 10 settembre 2011.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref16\" name=\"_edn16\">[xvi]<\/a> paolo vi, <em>Esigenze assolute della legge morale nella vita<\/em> <em>contemporanea<\/em>, Udienza generale, 14 luglio 1971.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref17\" name=\"_edn17\">[xvii]<\/a> giovanni paolo ii, Esortazione apostolica <em>Familiaris Consortio<\/em>, 22 novembre 1981.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref18\" name=\"_edn18\">[xviii]<\/a> m. magatti, <em>Libert\u00e0 immaginaria. Le illusioni del capitalismo tecno-nichilista<\/em>, Feltrinelli, Milano 2009.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref19\" name=\"_edn19\">[xix]<\/a> benedetto xvi, Enciclica <em>Caritas in Veritate<\/em>, 29 giugno 2009.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref20\" name=\"_edn20\">[xx]<\/a> Cfr. m.c. nussbaum, <em>Non per profitto. Perch\u00e9 le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica<\/em>, il Mulino, Bologna 2013; id., <em>La fragilit\u00e0 del bene: fortuna ed etica nella<\/em> <em>tragedia e nella filosofia greca<\/em>, il Mulino, Bologna 2004. l. bruni, <em>Reciprocit\u00e0. Dinamiche di cooperazione, economia e societ\u00e0 civile, <\/em>Bruno Mondadori, Milano 2006.<\/p>\n<p><a href=\"#_ednref21\" name=\"_edn21\">[xxi]<\/a> benedetto xvi, <em>Incontro con il mondo della cultura al<\/em> <em>Coll\u00e8ge des Bernardins<\/em>, 12 settembre 2008.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le molte suggestioni che suscita il titolo di questa relazione \u2013 \u201cl\u2019anno della fede e la bioetica\u201d \u2013 la pi\u00f9 significativa per iniziare la nostra riflessione rinvia a quell\u2019evento straordinario, nella storia del XX secolo, che \u00e8 il concilio Vaticano II. 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