{"id":23669,"date":"2017-12-20T16:04:52","date_gmt":"2017-12-20T15:04:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23669"},"modified":"2017-12-20T16:05:38","modified_gmt":"2017-12-20T15:05:38","slug":"il-valore-di-offrire-cure-palliative-alla-societa-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/il-valore-di-offrire-cure-palliative-alla-societa-di-oggi.html","title":{"rendered":"Il valore di offrire cure palliative alla societ\u00e0 di oggi"},"content":{"rendered":"<div class=\"\" data-block=\"true\" data-editor=\"88d71\" data-offset-key=\"7n9e-0-0\"><\/div>\n<div class=\"\" data-block=\"true\" data-editor=\"88d71\" data-offset-key=\"6ru83-0-0\">\n<div class=\"_1mf _1mj\" data-offset-key=\"6ru83-0-0\">\n<p><strong>30\u00b0 Anniversario di ANTEA<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Le cure palliative un diritto da garantire<\/em>. Scuola Ufficiali dell\u2019Arma dei Carabinieri<\/strong><\/p>\n<p>Questa giornata celebrativa del 30 anniversario della fondazione ANTEA \u2013 un grande traguardo! \u2013 ci d\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di esprimere la nostra profonda gratitudine a coloro che ogni giorno collaborano per realizzare la realt\u00e0 di Antea, di assaporare i frutti di molto lavoro e sognare un futuro ancora pi\u00f9 ricco di servizio e di sollievo della sofferenza di quanti, attraverso il percorso di una grave malattia, muovono il passo verso il termine della loro vita.<\/p>\n<p>Nell\u2019articolazione di questa giornata a me tocca proporre qualche spunto di riflessione sul \u201cvalore di offrire cure palliative alla societ\u00e0 di oggi\u201d. Si tratta, in fondo, di dare una lettura etico-culturale di una nobilissima attivit\u00e0 che poi, gli eroi quotidiani delle cure palliative qui presenti, ci mostreranno nell\u2019attuazione concreta.<\/p>\n<p><em>Il valore umano e sociale del prendersi cura<\/em><\/p>\n<p>Il punto davvero essenziale che vorrei sottolineare riguarda il \u201cdebito\u201d che ciascuna societ\u00e0 \u2013 quella civica, cos\u00ec come quella declinata professionalmente \u2013 ha nei confronti delle cure palliative in relazione alla \u201criscoperta\u201d, oggi, di una dinamica umana fondamentale \u2013 e per questo irrinunciabile: il \u201cprendersi cura\u201d gli uni degli altri. Una dinamica che proprio perch\u00e9 \u201cfondamentale\u201d, appartiene in maniera radicale ad ogni essere umano e rappresenta una <em>conditio sine qua non<\/em> per la realizzazione umana e personale di ciascuno di noi, nessuno escluso; una dinamica, pertanto, al di fuori della quale non pu\u00f2 esservi sviluppo umano integrale n\u00e9 felicit\u00e0 personale, per alcuno.<\/p>\n<p>Il prendersi cura che sta alla base di ogni vivere sociale, ristretto o allargato che sia, \u00e8 anche un valore che ciascuno di noi \u00e8 chiamato a coltivare fino a farne una disposizione virtuosa, un agire eccellente. Parole probabilmente superflue in questo contesto, dal momento che per voi professionisti sanitari il \u201cprendersi cura\u201d non \u00e8 solo una dinamica umana ordinaria, ma l\u2019origine di una vocazione professionale e il modello di uno stile di vita.<\/p>\n<p>E a me piace legare il vostro lavoro all\u2019immagine evangelica del Buon Samaritano. Nel Samaritano vedo l\u2019ispirazione pi\u00f9 chiara del prendersi cura dell\u2019altro ridotto in fin di vita. E\u2019 centrale la \u201ccompassione\u201d evangelica che questo \u201cstraniero\u201d ha avuto verso quell\u2019altro \u201cstraniero\u201d: \u201cne ebbe compassione\u201d, scrive l\u2019evangelista. Per questo si ferm\u00f2, gli diede le prime cure, poi lo prese sulla sua cavalcatura, lo port\u00f2 all\u2019albergo e lo affid\u00f2 all\u2019albergatore dicendogli che sarebbe tornato e avrebbe continuato ad interessarsi si lui. Quel Samaritano \u201csi prese cura\u201d di quell\u2019uomo mezzo morto. Non sappiamo come sia terminata la vicenda personale di quell\u2019uomo mezzo morto. Ma certo non fu pi\u00f9 solo, non fu pi\u00f9 abbandonato. E gli fu ridata cos\u00ec la sua dignit\u00e0 di essere un fratello della famiglia umana. Se mi \u00e8 permesso dire: \u00e8 questa la vera e pi\u00f9 profonda guarigione.<\/p>\n<p>Certo, sappiamo che oggi la prospettiva della \u201cguarigione\u201d, gioca un ruolo preponderante nella medicina contemporanea. Ma va evitato il rischio che sia l\u2019unico obiettivo da ottenere a qualsiasi costo, dimenticando cio\u00e8 il limite radicale che fa parte della nostra esistenza. L\u2019illusione della immortalit\u00e0 che fa da sfondo all\u2019unico obiettivo della guarigione \u00e8 pericolosissima. La radicale finitudine umana porta ad escludere con decisione il cosiddetto \u201caccanimento terapeutico\u201d che infliggerebbe sofferenze inutili oltre che dannose al paziente. Mai bisogna perci\u00f2 abbandonare il malato, anche quando viene meno la possibilit\u00e0 di guarigione. Quando non si pu\u00f2 fare pi\u00f9 nulla per guarire non \u00e8 vero che non si pu\u00f2 fare pi\u00f9 nulla. Si deve accompagnare, sollevare dalla sofferenza, aiutare a vivere tutto il tempo della debolezza con amore. Questa \u00e8 dignit\u00e0. E non \u00e8 poco. Nessuno viene mai scartato. Cos\u00ec direbbe Papa Francesco.<\/p>\n<p>La medicina, nonostante i notevolissimi progressi tecno-scientifici, non sempre pu\u00f2 guarire, quasi sempre pu\u00f2 ottenere un buon controllo dei sintomi e certamente pu\u00f2 sempre prendersi cura del paziente nei suoi bisogni fondamentali, sia di natura corporeo-fisiologica (l\u2019alimentazione, l\u2019igiene, la mobilizzazione, etc.), sia di natura psicologica, relazionale, spirituale. La medicina, se pu\u00f2 \u201cfallire\u201d nell\u2019ottenere la guarigione, non fallisce mai nel prendersi cura del malato. Ecco perch\u00e9, nonostante i notevoli e continui progressi tecno-scientifici, l\u2019ambito, forse unico, in cui si ha la certezza di conseguire sempre l\u2019obiettivo \u00e8 quello del prendersi cura della persona malata. E, purtroppo, questo spesso \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 trascurato e a volte persino ignorato della medicina. Voi sapete quanto l\u2019esperienza clinica, didattica, il confronto con l\u2019esperienza di altri colleghi a livello nazionale e internazionale, confermi che pochi studenti sia di medicina sia dei corsi infermieristici, sono intenzionati a dedicarsi alla cura della persona terminale e soprattutto delle persone anziane, considerandolo tutto ci\u00f2 poco gratificante rispetto ad altri ambiti della medicina. In realt\u00e0, per secoli proprio il prendersi cura ha costituito l\u2019identit\u00e0 propria della professione medica.<\/p>\n<p>Il \u201cprendersi cura\u201d, nel contesto della professione medica, ha pertanto bisogno di un ulteriore scatto culturale: ossia di tenere sempre conto, nel suo agire, delle esigenze della dignit\u00e0 della persona umana in ogni momento della sua vita. Tale rispetto esige: il rispetto incondizionato (vuol dire sempre, in ogni circostanza) della vita umana, al di l\u00e0 di qualunque deriva utilitaristica (oggi una forte tentazione); l\u2019attenzione alla persona malata nella sua globalit\u00e0, non solo alla dimensione fisico-corporea (come una medicina altamente scientifica, ma scarsamente umanizzata potrebbe rischiare di fare), ma anche a quella esistenziale, che si manifesta nel bisogno di relazioni umane concrete, di accompagnamento, di significato della vita, di senso della sofferenza e della stessa morte che si avvicina.<\/p>\n<p><em>Focus su alcune questioni di fine vita <\/em><\/p>\n<p>Una riflessione vorrei ora offrirla a proposito del diritto a \u201cmorire con dignit\u00e0\u201d, divenuto un aspetto centrale nella cultura contemporanea. E\u2019 un diritto sacrosanto che peraltro si deve estendere a tutto l\u2019arco della esistenza umana, dall\u2019inizio alla fine e in tutte le condizioni nelle quali una persona si trova a vivere. Parlare di dignit\u00e0 del morire significa pertanto \u00a0promuovere una nuova cultura dell\u2019intera vita umana e delle sue relazioni.<\/p>\n<p>Oggi si muore spesso in solitudine, senza nessuno accanto. \u00c8 il segno di un profondo cambiamento \u2013 di imbarbarimento, direi \u2013 di una cultura che passa dalla richiesta di \u201cpiet\u00e0 per chi muore\u201d a quella di volere la \u201cmorte per piet\u00e0\u201d. Nella societ\u00e0 contemporanea l\u2019uomo \u00e8 rimasto solo, soprattutto quando ha pi\u00f9 bisogno di aiuto, come appunto nel momento della morte. Ma la solitudine \u2013 lo sappiamo tutti per esperienza diretta &#8211; \u00e8 sempre brutta. E nei momenti di debolezza o di malattia grave, lo \u00e8 ancora di pi\u00f9. E\u2019 facile preferire la morte al soffrire da soli. La richiesta di eutanasia molte volte parte proprio da qui. Mi chiedo: \u00e8 proprio una dimensione di dignit\u00e0 mettere una pillola mortale sul comodino a disposizione del moribondo? Ed \u00e8 ben triste quella societ\u00e0 che consacra la scelta eutanasica, sino a ritenerla un\u2019ideale di morte a cui guardare. Ben altra cultura \u00e8 quella che spinge a continuare ad aiutare il malato nel momento in cui la morte si approssima. Insomma, una cosa \u00e8 aiutare a morire e altra cosa farlo morire. La vera dignit\u00e0 \u00e8 quella che prova la persona fragile, malata, quando viene curata con delicatezza, tatto e accompagnata con affetto e generosa attenzione.<\/p>\n<p>Nella fede cristiana \u2013 ma anche in altre culture \u2013 l\u2019uomo \u00e8 per sua natura un essere relazionale. E quindi la dipendenza \u2013 o meglio la sua radicale interdipendenza \u2013 \u00e8 un valore. L\u2019alterit\u00e0 non \u00e8 il limite con cui l\u2019uomo deve scontrarsi, la minaccia da cui deve difendersi, ma il suo intimo punto di forza, la sua migliore possibilit\u00e0. Nella debolezza si scopre che l\u2019aiuto altrui (la tanto temuta \u201cdipendenza\u201d) possiede una grande forza. Non solo supplisce alle debolezze fisiche e ai naturali limiti imposti dalle invalidit\u00e0 del corpo, ma conserva e spesso restaura capacit\u00e0 cognitive, mnemoniche e relazionali in modo molto potente. Innumerevoli studi epidemiologici mostrano come le necessit\u00e0 assistenziali, la qualit\u00e0 della vita e le riserve funzionali fisiche e mentali siano significativamente e direttamente correlate alla grandezza e alla qualit\u00e0 della rete di rapporti umani e sociali.<\/p>\n<p>Le cure palliative hanno il merito di accompagnare verso un\u2019effettiva \u201cbuona morte\u201d vincendo la paura di una sofferenza insopportabile e vissuta in solitudine. Purtroppo ancora non c\u2019\u00e8 un\u2019adeguata conoscenza e neppure un adeguato impegno per far conoscere e quindi praticare le cure palliative. Lo scarso impulso dato a questa prospettiva facilita la triste altalena tra accanimento e abbandono terapeutico.<\/p>\n<p>Un limite culturale, che affligge anche alcuni sanitari che si occupano di medicina palliativa, \u00e8 quello di pensare che, di fronte a esplicita richiesta del paziente o a situazioni drammatiche di sofferenza, la scelta di abbreviare la vita di una persona possa far parte dell\u2019armamentario delle soluzioni adottabili: ci\u00f2 non solo stravolge la definizione stessa di cure palliative, ma anche il senso profondo di questo approccio al malato e, in ultima analisi, il senso di tutta la medicina. Dal punto di vista medico, \u00e8 fondamentale il criterio della \u201cproporzionalit\u00e0 delle cure\u201d. Ci\u00f2 ammette l\u2019astensione dalle terapie, quando queste non siano pi\u00f9 adeguate da un punto di vista dell\u2019indicazione medica. Ci\u00f2 per\u00f2 non deve essere confuso con forme di eutanasia omissiva. Non ogni astensione di cure \u00e8 di per s\u00e9 eticamente appropriata, neanche per il fatto che ci si trovi di fronte ad un paziente con infermit\u00e0 avanzata e persino terminale. Soprattutto, anche qualora le terapie attive si rivelassero oramai inefficaci o sproporzionate, si dovr\u00e0 comunque sempre continuare a prendersi cura del malato, attraverso l\u2019adeguata palliazione dei sintomi e l\u2019attenzione alla sua persona e a i suoi bisogni attraverso la cura della nutrizione, dell\u2019idratazione e dell\u2019igiene.<\/p>\n<p>Il malato deve restare vivo fino alla morte, e non morire socialmente prima che biologicamente.<\/p>\n<p><em>Il Progetto PAL-LIFE<\/em><\/p>\n<p>Permettetemi ora di spendere una parola per il Progetto PAL-LIFE della Pontificia Accademia per la Vita, dedicato al tema delle cure palliative.<\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019Udienza concessa ai partecipanti alla XXII Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita, nel cui contesto veniva organizzato il Workshop \u201cAssisting the Elderly and Palliative Care\u201d, il Santo Padre Papa Francesco ci rivolgeva le seguenti parole: \u201cApprezzo pertanto il vostro impegno scientifico e culturale per assicurare che le cure palliative possano giungere a tutti coloro che ne hanno bisogno. Incoraggio i professionisti e gli studenti a specializzarsi in questo tipo di assistenza che non possiede meno valore per il fatto che \u201cnon salva la vita\u201d. Le cure palliative realizzano qualcosa di altrettanto importante: valorizzano la persona. Esorto tutti coloro che, a diverso titolo, sono impegnati nel campo delle cure palliative, a praticare questo impegno conservando integro lo spirito di servizio e ricordando che ogni conoscenza medica \u00e8 davvero scienza, nel suo significato pi\u00f9 nobile, solo se si pone come ausilio in vista del bene dell\u2019uomo, un bene che non si raggiunge mai \u201ccontro\u201d la sua vita e la sua dignit\u00e0. E\u2019 questa capacit\u00e0 di servizio alla vita e alla dignit\u00e0 della persona malata, anche quando anziana, che misura il vero progresso della medicina e della societ\u00e0 tutta. Ripeto l\u2019appello di san Giovanni Paolo II: \u00abRispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libert\u00e0 vera, pace e felicit\u00e0!\u00bb\u201d<\/p>\n<p>Desiderando dare seguito alle parole del Santo Padre, nel marzo 2017, la Pontificia Accademia per la Vita avvia il Progetto PAL-LIFE, istituendo un Gruppo di Studio consultivo, internazionale, che possa supportarla nelle iniziative a favore dello sviluppo e diffusione delle cure palliative nel mondo e della promozione di una cultura e attitudini di accoglienza della morte e cura del morente. Attraverso tale Progetto l\u2019Accademia auspica di:<\/p>\n<p>&#8211; promuovere una maggiore sensibilit\u00e0 delle realt\u00e0 ecclesiali sulla necessit\u00e0 di sviluppare buone cure palliative nelle diverse aree del mondo;<\/p>\n<p>&#8211; stimolare l\u2019attenzione delle realt\u00e0 sociali e culturali extra-ecclesiali sulla realt\u00e0 delle cure palliative;<\/p>\n<p>&#8211; porsi come interlocutore delle istituzioni accademiche e delle realt\u00e0 scientifiche, nella promozione delle cure palliative nel mondo<\/p>\n<p>&#8211; promuovere, ai diversi livelli, il dialogo e la cooperazione tra i diversi stakeholder nella realizzazione di progetti concreti di cure palliative.<\/p>\n<p>Da marzo ad oggi, sono gi\u00e0 state realizzate diverse attivit\u00e0 nell\u2019ambito del progetto PAL-LIFE. Tra queste spiccano:<\/p>\n<p>&#8211; la cooperazione, patrocinata dalla Pontificia Accademia per la Vita, tra l\u2019Associazione \u201cPallium India\u201d (attualmente diretta dal Dr. Rajagopal) e la Catholic Health Association of India per la concreta implementazione delle cure palliative in tutte le strutture assistenziali cattoliche dell\u2019India;<\/p>\n<p>&#8211; una linea di studio e approfondimento della cura spirituale nella pratica delle cure palliative, guidata da Christina Puchalski;<\/p>\n<p>&#8211; attivit\u00e0 di promozione e advocacy delle cure palliative presso gli organismi internazionali, in particolare l\u2019ONU, lavorando a stretto contatto, su questo punto, con Liliana De Lima e Katherine Pettus della International Association of Hospice and Palliative Care;<\/p>\n<p>&#8211; un \u201cWhite Paper for global palliative care advocacy\u201d, a cui sta lavorando l\u2019intero nostro Gruppo di esperti e che sar\u00e0 ufficialmente presentato nel congresso del prossimo febbraio.<\/p>\n<p>Il 28 febbraio e il 1\u00b0 marzo prossimi celebreremo, infatti, a Roma il primo congresso internazionale del Progetto PAL-LIFE. Il titolo dell\u2019evento \u00e8: \u201cPALLIATIVE CARE: EVERYWHERE &amp; by EVERYONE. PC in every region. PC in every religion or belief\u201d. Si esploreranno temi come: il valore delle cure palliative per la medicina, l\u2019assistenza sanitaeia e la societ\u00e0; la diffusione e i modelli di cure palliative nel mondo; il contributo delle differenti fedi religiose e della cura spirituale nell\u2019accompagnamento al morente; le implicazione politiche ed economiche della diffusione e implementazione delle cure palliative.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>30\u00b0 Anniversario di ANTEA Le cure palliative un diritto da garantire. 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