{"id":23535,"date":"2017-10-13T12:56:50","date_gmt":"2017-10-13T10:56:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23535"},"modified":"2017-10-13T13:08:20","modified_gmt":"2017-10-13T11:08:20","slug":"assemblea-generale-della-pontificia-accademia-per-la-vita-relazione-finale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/assemblea-generale-della-pontificia-accademia-per-la-vita-relazione-finale.html","title":{"rendered":"Assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita &#8211; considerazioni conclusive"},"content":{"rendered":"<ol>\n<li>Una prima considerazione di sintesi riguarda il clima nel quale, sin dall\u2019inizio si \u00e8 svolto questo Congresso. Un clima determinato dalla qualit\u00e0 dei rapporti, piacevolmente disponibili alla cooperazione e allo scambio, anche personale.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ma vorrei aggiungere anche la percezione di un clima mentale, avvertito un po\u2019 da tutti, mi pare, che \u00e8 stato particolarmente espressivo del piacere di riscoprire l\u2019ampiezza del confronto culturale al quale siamo chiamati, e la ricchezza delle implicazioni antropologiche e culturali del tema che siamo chiamati ad indagare. Il merito di aver posto in luce questa ampiezza va riconosciuto anzitutto al contributo dei relatori, dei discussant, degli interventi e delle sollecitazioni che sono emerse dagli apporti individuali e dai lavori di gruppo. I toni costruttivi e dialogici che hanno caratterizzato gli interventi, hanno certamente fissato un modello di stile e di linguaggio che corrisponde alla nostra ispirazione di rigore e di dialogo.<\/p>\n<p>Le preziose indicazioni del discorso del Papa, d\u2019altra parte, che hanno accolto e sviluppato la densit\u00e0 umanistica della proposta del Direttivo, hanno certamente portato vitalit\u00e0 ed entusiasmo nello spirito e nella lettera dei nostri lavori. Davvero grazie a tutti, e a ciascuno di voi.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Una seconda puntualizzazione vorrei farla a proposito del nuovo \u201csoggetto\u201d dell\u2019impegno che \u00e8 venuto implicitamente a delinearsi in questo primo Congresso della nostra rinnovata Accademia.<\/li>\n<\/ol>\n<p>A me sembra che abbiamo raccolto la preziosa eredit\u00e0 di San Giovanni Paolo II rendendola ancor pi\u00f9 feconda per rispondere alla sua pi\u00f9 profonda vocazione. Mi sembra che questo nuovo soggetto \u2013 sulla scia delle parole di Papa Francesco &#8211; potrebbe definirsi, sinteticamente in questi termini. E\u2019 un soggetto che ha mostrato il rigore e la qualit\u00e0 professionale delle diverse forme del sapere che rappresenta, ma non coltiva in modo ideologico e pregiudiziale la loro separazione. Ritiene legittima, anche epistemologicamente, una costante attenzione all\u2019unit\u00e0 dell\u2019oggetto verso il quale si rivolgono, in definitiva, gli sforzi migliori dell\u2019intelligenza che nutre il sapere e la cura dell\u2019umano. Questo oggetto, infatti, \u00e8 l\u2019umano medesimo: non un\u2019idealit\u00e0 astratta e formale, bens\u00ec una realt\u00e0 concreta fatta di persone, di affetti, di amore e di sofferenza, di storia vissuta e creduta dai singoli, dalle comunit\u00e0 e dai popoli. Gli specialismi del sapere devono rimanere governati da soggetti umani: e dunque, non si rassegnano a coltivare la loro separazione e la loro parzialit\u00e0 come un valore assoluto. Uno scienziato, come del resto un filosofo e un teologo, non possono rimanere all\u2019oscuro di ci\u00f2 che viene alla luce negli altri linguaggi che indagano l\u2019umano.<\/p>\n<p>Le parole che narrano l\u2019umano concretamente vissuto devono rimanere condivise e intelligibili per tutti: in tal caso, e soltanto a questa condizione, le diverse forme del sapere saranno al riparo dal pericolo, altrimenti inevitabile, di trasformare il loro specialismo parziale nella pretesa di un riduzionismo totale. Lo scienziato e il filosofo sono \u201cuno di noi\u201d che varca la frontiera dell\u2019ignoto per ritornare con doni che ha l\u2019orgoglio e la responsabilit\u00e0 di condividere con tutti, e a vantaggio di tutti.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Il vero scienziato, il vero pensatore, coltivano la legittima ambizione del sapere in stretto collegamento con l\u2019umilt\u00e0 del mistero nel quale si inoltrano. L\u2019essere umano affonda le sue radici nel mistero, da ogni lato. Ieri, con il gruppo dei giovani ricercatori abbiamo iniziato e riflettere proprio su tali questioni, per evitare un dicotomia tra sapere tecnico e sapere umanistico che restringe l\u2019orizzonte. La pretesa di inchiodare l\u2019umano ad una equazione risolutiva, o a un concetto definito, \u00e8 destinata a fallire. Ma non soltanto a fallire cognitivamente: i suoi effetti possono essere anche molto distruttivi, dispotici, divisivi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>E qui appare un terzo aspetto del sentire comune, chiaramente espresso in questo Congresso, che riguarda, per cos\u00ec dire \u201cl\u2019oggetto\u201d. L\u2019oggetto della \u201cbio-etica\u201d non \u00e8 semplicemente lo stesso della bio-logia, e neppure quello della bio-politica, bench\u00e9 abbia con essi &#8211; oggi pi\u00f9 che mai \u2013 un ineliminabile rapporto. L\u2019oggetto della bio-etica, d\u2019altra parte, non \u00e8 neppure limitato alla concentrazione sugli estremi dell\u2019inizio e della fine: la densit\u00e0 del rapporto con il senso del nascere e del morire, infatti, riguarda ogni et\u00e0 della vita individuale, ogni fragilit\u00e0 della creatura umana, ogni legame affettivo del desiderio. Il nascere e il morire sono le coordinate di un processo della vita umana, che le elabora e le vive in ogni evento e in ogni rapporto. Mettere a fuoco la seriet\u00e0 di questa correlazione, impone alla bioetica un respiro pi\u00f9 ampio e un rigore pi\u00f9 alto. Una tematica che \u00e8 emersa in particolare nella seconda giornata del Congresso.<\/p>\n<p>La bioetica, essa stessa, \u00e8 un processo della conoscenza che accompagna il processo della vita. Sotto questa angolatura, potremo meglio inquadrare e comprendere le forme nelle quali questo processo \u00e8 orientato \u2013 e anche dirottato \u2013 dalla pressione delle trasformazioni che segnano non l\u2019epoca, come si dice, ma la stessa condizione umana comune. La bioetica non riduce la vita ai suoi casi estremi: considera tutta la vita un caso serio. Cos\u00ec pure tutte le et\u00e0 della vita sono un caso serio. E proprio per questo, \u00e8 in grado di diventare un sapere propositivo e ispiratore della bellezza e della qualit\u00e0 etica dell\u2019umano.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>Da questa angolatura, sembra possibile affrontare meglio anche l\u2019interrogativo che \u2013 provocatoriamente \u2013 ho voluto porre in apertura del nostro Congresso. Dicevo che mi pare giunto il momento di dedicare nuovamente qualche riflessione di portata pi\u00f9 radicale sulla semantica dell\u2019idea di \u201cvita\u201d (e di vita \u201cumana\u201d, in modo molto specifico e concreto).<\/li>\n<\/ol>\n<p>La nozione, in effetti, appare oggi falsamente intuitiva. Certo, si tratta di un significato, e di un orizzonte di senso, che devono necessariamente essere messi in campo contando sulla spontanea e tacita intesa degli esseri umani che ne fanno esperienza. Esperienza affatto universale e basilare, alla quale nessuno \u00e8 sottratto. E tuttavia, sappiamo bene che l\u2019assunzione generica del termine \u2013 proprio in conseguenza dell\u2019impegno intellettuale che ha giustificato una specifica riflessione bio-etica, nel suo senso pi\u00f9 ampio \u2013 ha le sue insidie e le sue complicazioni. Pensate soltanto al frequente ricorso all\u2019idea di \u201cqualit\u00e0 della vita\u201d, come indicatore di valore che indica il senso e lo scopo dell\u2019impegno individuale e collettivo alla ricerca di \u201cmigliori condizioni di vita\u201d. Credo che tutti conosciamo bene a quali ambiguit\u00e0 rimane esposta questa semantica, in rapporto alla pressione di conformit\u00e0 della cultura del benessere, del progresso tecnologico, dell\u2019aspirazione al godimento. Oppure, si pensi alla nozione di \u201cvita degna di essere vissuta\u201d, cos\u00ec frequentemente invocata come criterio dirimente per la giustificazione di orientamenti selettivi e sacrificali dell\u2019esistenza, deprivata, ferita, o anche insopportabilmente vulnerabile.<\/p>\n<p>Mi limito ora ad integrare questa focalizzazione, anche in seguito a molti acuti spunti che hanno toccato il tema, ormai strettamente correlato, della pervasivit\u00e0 degli apparati strumentali, con l\u2019ipotesi di dedicare analogo approfondimento al concetto di \u201ctecnica\u201d, in prospettiva specificamente bio-etica. La pura e semplice condanna della \u201ctecnica\u201d, sotto molti aspetti comprensibile, ci appare ormai anche generica e, infine, insoddisfacente. L\u2019abilit\u00e0 nell\u2019invenzione di mezzi e strumenti \u201cutili\u201d alla vita ci appare, dopo tutto, una qualit\u00e0 propria dell\u2019intelligenza umana. Proprio la considerazione bioetica incalza il tema ad uscire dalla genericit\u00e0: a quali condizioni lo strumento e l\u2019utilit\u00e0 conservano il loro carattere ausiliario nei confronti del modo umano di vivere la vita e di prendersene cura? Non basta immaginare come e che cosa la tecnica salva dell\u2019umano: \u00e8 necessario giudicare anche che cosa distrugge dell\u2019umano.\u00a0 La tecnica non \u00e8 valutabile esclusivamente in rapporto al godimento dei \u201cbeni\u201d che pu\u00f2 procurare, ma deve passare al vaglio della \u201cgiustizia\u201d dei rapporti che deve rispettare. Solo a questo punto \u00e8 degna di considerarsi utile all\u2019umano. Molti interventi del nostro Congresso hanno messo a fuoco la necessit\u00e0 di questa integrazione, tuttora normalmente trascurata.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li>Se adottiamo queste linee di orientamento, emerse in vario modo dalla sensibilit\u00e0 sviluppata in questo incontro, cercando di renderle feconde alla luce degli importanti stimoli antropologici offerti dalle parole di papa Francesco, potremo riaprire veramente un nuovo orizzonte culturale, a vantaggio dell\u2019umano comune.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il pensiero cristiano deve riprendere l\u2019iniziativa, ci ha detto il Papa. Noi tutti sappiamo che, anche negli ambienti intellettuali e professionali pi\u00f9 secolarizzati, non manca la percezione dell\u2019apporto \u2013 magari inconfessabile, ma nella realt\u00e0 sperato \u2013 di un\u2019intelligenza della condizione umana ispirata dal vangelo e dalla fede.<\/p>\n<p>Si tratta anche di sapere quale parte siamo disposti a giocare per venire incontro alla tenacia dell\u2019amore di Dio. Nelle parole del Papa \u00e8 risuonata chiaramente l\u2019indicazione della duplice \u201crimozione\u201d che mette a rischio totale la seriet\u00e0 dell\u2019impegno umano a riguardo della vita: l\u2019alleanza dell\u2019uomo e della donna, la riconciliazione delle generazioni. Il tratto originale dell\u2019ispirazione che la fede porta dentro la nuova attenzione globale della bio-etica, prende vigore e concretezza proprio di qui. Che cosa pensiamo \u2013 diciamo, facciamo \u2013 per alzare il livello dell\u2019alleanza fattiva dei maschi e delle femmine in ordine all\u2019identificazione vincolante delle priorit\u00e0 umane della scienza, della tecnica, della qualit\u00e0 della vita? Quale pensiero possiamo mettere in campo per disinnescare la riduzione delle et\u00e0 della vita all\u2019eterna adolescenza di Peter Pan e di Biancaneve, e riaprire il tema dell\u2019unit\u00e0 del ciclo vitale dell\u2019umano, in tutto l\u2019arco dell\u2019esistenza, che riserva le sue ricchezze migliori all\u2019onore dei padri e delle madri, e alla trasmissione ai figli dell\u2019ambizione di rendere la vita della comunit\u00e0 pi\u00f9 bella di quella di ogni singolo?<\/p>\n<p>L\u2019unit\u00e0 dell\u2019umano, l\u2019unit\u00e0 degli umani, l\u2019unit\u00e0 della famiglia umana, dunque, non sono pi\u00f9 un tema estraneo per le scienze della vita. E l\u2019umilt\u00e0 nei confronti del mistero dell\u2019umano \u2013 mai solo corpo-macchina, ma sempre anche spirito-sensibile \u2013 pu\u00f2 e deve ridiventare comune ai professionisti del sapere. L\u2019umilt\u00e0 di questo riconoscimento favorisce l\u2019amicizia dei saperi e degli umani, congiuntamente. E Dio benedice chi onora lo Spirito della vita, a qualunque trib\u00f9, popolo o nazione, appartenga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una prima considerazione di sintesi riguarda il clima nel quale, sin dall\u2019inizio si \u00e8 svolto questo Congresso. Un clima determinato dalla qualit\u00e0 dei rapporti, piacevolmente disponibili alla cooperazione e allo scambio, anche personale. 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