{"id":23405,"date":"2017-10-05T17:30:56","date_gmt":"2017-10-05T15:30:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23405"},"modified":"2017-10-07T12:31:59","modified_gmt":"2017-10-07T10:31:59","slug":"scienza-tecnica-e-vita-introduzione-allassemblea-generale-dellaccademia-per-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/scienza-tecnica-e-vita-introduzione-allassemblea-generale-dellaccademia-per-la-vita.html","title":{"rendered":"Scienza, tecnica e vita &#8211; introduzione all&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Accademia per la vita"},"content":{"rendered":"<p>Cari amici,<\/p>\n<p>Papa Francesco con il suo intervento ha aperto all\u2019impegno della nostra Accademia un ampio orizzonte. Ed eccoci al lavoro in questo Congresso \u2013 il primo per me \u2013 che ha per tema l\u2019accompagnamento della vita umana in un tempo in cui la scienza e la tecnica accrescono sempre pi\u00f9 le loro capacit\u00e0 di intervento nei processi della vita umana. Le loro straordinarie conquiste, permettono il miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone. \u00c8 un innegabile progresso. Ma non possiamo tacere sulle contraddizioni che questo cammino porta con s\u00e9. Come tutte le costruzioni umane, anche la scienza e la tecnica possono produrre risultati opposti a quelli perseguiti. Vorrei richiamare la nostra attenzione su due aspetti.<\/p>\n<p>Il primo riguarda il rischio di un ambiguo riduzionismo dell\u2019idea stessa di persona umana, che conduce a un duplice esito. Da una parte, a causa della tendenza a risolvere l\u2019interiorit\u00e0 del soggetto umano nella combinazione dei suoi processi mentali, si tratta la sensibilit\u00e0 del corpo umano vivente come dato materiale e funzione organica. Dall\u2019altra, il corpo vivente non viene pi\u00f9 riconosciuto come luogo simbolico della vita e del senso della vita: penso all\u2019esperienza della nascita e della morte, della dipendenza e del limite, del desiderio e della donazione, del mistero e del sublime che ci avvolgono e ci superano. I tratti dell\u2019esperienza e della domanda di senso che marcano la vita umana effettivamente vissuta, sono tutte irriducibili alle funzioni d\u2019organo. Esperienze come queste fanno la differenza irriducibile del corpo vivente che conosciamo come essere-umano. In questo senso, Michel Henry, un noto filosofo contemporaneo, provocatoriamente afferma che nei laboratori di biologia, nonostante il nome, non si studia pi\u00f9 la vita umana.<\/p>\n<p>Sono due esiti solo apparentemente contraddittori. La dimensione biologica infatti sembra essere in un primo momento indebitamente sottovalutata, come una sorta di materia prima a disposizione della mente; e in un secondo momento enfatizzata in modo totalizzante, come fosse il codice esplicativo dell\u2019intera qualit\u00e0 umana. Un comune denominatore, per\u00f2, le ispira: ossia, un approccio ideologicamente riduttivo, che mira ad omologare materialisticamente la vita umana a qualsiasi altra manifestazione della vita organica. \u00c8 vero che nel passato si \u00e8 insistito forse in maniera eccessiva sul radicale antropocentrismo di una concezione del mondo della vita, totalmente sacrificato alla supremazia dell\u2019umano. Ma l\u2019attuale riduzione naturalistica della singolare qualit\u00e0 umana, non finisce per determinare una vera e propria fuga dalla responsabilit\u00e0 dell\u2019uomo di essere l\u2019interprete custode dell\u2019intera creazione? Lo sfruttamento dissennato della natura vivente e dello stesso mondo materiale, non appaiono forse oggi perfettamente compatibili con l\u2019atteggiamento rinunciatario dell\u2019essere umano nei confronti del proprio ruolo di custode del creato?<\/p>\n<p>Questa contraddizione \u00e8 stata evidenziata nella riflessione sulla metamorfosi subita dalla scienza e dalla tecnica. Gi\u00e0 Heidegger lo affermava: la tecnica \u00e8 diventata <em>Gestell<\/em>, infrastruttura, dispositivo, sistema mentale e pratico che domina il mondo e cambia la mente. Da allora le cose sono andate molto avanti. E forse non si riflette ancora a sufficienza su questo punto. La scienza e la tecnica (di cui il sistema economico \u00e8 a pieno titolo parte) vengono iscritte in un dispositivo ideologico che attribuisce loro il monopolio della conoscenza razionale e anche il diritto di guidare normativamente i comportamenti e le decisioni dell\u2019intera vita quotidiana. Non sono la scienza e la tecnica in se stesse, ovviamente, il problema, bens\u00ec la forma storica che stanno assumendo nel contesto culturale odierno, ossia la loro organizzazione totale nella linea di una logica totalmente autoreferenziale del loro procedere. Una logica esclusivamente funzionale all\u2019accrescimento della pura potenza strumentale, ultimamente indifferente \u2013 e potenzialmente distruttiva \u2013 nei confronti della soggettivit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 di scivolare progressivamente \u2013 e in certa misura inconsapevolmente, ma non per questo meno pericolosamente \u2013 verso una condizione in cui gli esseri umani risultano estranei all\u2019esercizio della loro stessa responsabilit\u00e0. Sono gli uomini e le donne a essere considerati di fatto un freno allo sviluppo di un mondo ostile all\u2019umano. C\u2019\u00e8 chi prospetta anche una strategia di puro adattamento alla rimozione dell\u2019umano che scaturisce dalla logica immanente della tecnica: si tratta di lasciarsi portare oltre l\u2019umano, nel post-umano, nel trans-umano. In verit\u00e0, le trasformazioni degli ultimi decenni portano conseguenze gravi sia a livello planetario (penso ai grandi rischi di distruzione dell&#8217;ambiente, alla pandemia della solitudine, all\u2019inverno demografico, allo sfaldamento del senso civile e al ritorno della violenza primitiva), sia nella vita quotidiana e nell\u2019esperienza personale (penso all\u2019offuscamento della stessa capacit\u00e0 di giudizio per cui tutto \u00e8 divenuto indistinto e neutro). Ma una ragione ridotta al calcolo degli automatismi e delle funzioni \u2013 lo ripeteva spesso papa Benedetto \u2013 \u00e8 pericolosamente deprivata della sua capacit\u00e0 di reazione al carattere distruttivo del naturalismo e del relativismo della vita. Non mi dilungo su questo anche perch\u00e9 credo sar\u00e0 tema di confronto in questi giorni.<\/p>\n<p>Papa Francesco ha richiamato la nostra Accademia a prendersi la responsabilit\u00e0 in questo momento storico di aiutare \u2013 per la sua parte &#8211; gli uomini e le donne di oggi a recuperare una dimensione pi\u00f9 ampia della vita contro ogni riduzionismo. Questa prospettiva ci spinge a confrontarci con una domanda ancor pi\u00f9 radicale: ossia, cosa possiamo \u2013 o meglio, dobbiamo &#8211; chiamare vita umana. Chiedo a me stesso e a tutti noi: un\u2019Accademia intestata e finalizzata alla produzione di pensiero e di orientamento \u201cper la Vita\u201d non dovrebbe riproporsi, nel mutato contesto culturale, la domanda sull\u2019orizzonte semantico di questo termine, cos\u00ec denso nelle sue implicazioni esistenziali e cos\u00ec difforme nelle sue interpretazioni teoriche?<\/p>\n<p>Gli interrogativi che oggi ci pongono le scienze della vita sono molto seri. L\u2019emergenza di discipline scientifiche nuove, o in versioni rinnovate, e le convergenze che esse mostrano nell\u2019elaborare un paradigma conoscitivo basato sullo scambio di informazioni e su procedimenti di calcolo, trasforma anche la nostra concezione degli organismi viventi. Lo studio delle affinit\u00e0 dei processi della vita con le strutture della realt\u00e0 inorganica, artificiale, virtuale, si mostra sensibile all\u2019assimilazione dei processi deterministici e probabilistici che identificano gli eventi suscettibili di regolazione calcolabile e di manipolazione tecnica. Sotto la spinta di questo spostamento della razionalit\u00e0, anche il sapere socialmente diffuso che plasma il senso comune e la mentalit\u00e0 corrente, forma i suoi luoghi comuni.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza spirituale, come forma della vita, in questa cornice, \u00e8 destinata a perdere non soltanto la centralit\u00e0 della sua irriducibile differenza qualitativa, ma anche la sua pura e semplice legittimazione quale tema di conoscenza. La rapida evoluzione della cosiddetta \u201cintelligenza artificiale\u201d \u00e8 gi\u00e0 in vista della \u201csimulazione affettiva\u201d delle macchine antropomorfe.<\/p>\n<p>Di fronte a questa tendenza, che spinge verso la marginalizzazione e l\u2019impoverimento dei potenziali spirituali della vita umana, \u00e8 importante dedicare una pi\u00f9 approfondita riflessione al tema della trasmissione della vita e del senso della vita umana. In questa prospettiva, merita un\u2019attenzione del tutto particolare la riflessione sull\u2019esperienza originaria della generazione. La vita umana non \u00e8 la consegna di un codice di assemblaggio delle parti organiche, \u00e8 la trasmissione dell\u2019attitudine ad abitare relazioni personali: con significativi riscontri negli stessi processi biologici e psichici che anticipano la venuta alla luce. Essa, infine, \u00e8 intenzionalit\u00e0 d\u2019amore ed esperienza d\u2019amore, indisgiungibilmente. L\u2019uomo e la donna, nella loro alleanza affettiva e generativa, sono parte integrante della definizione della vita umana: in senso reale e in senso cognitivo. Non ne sono il fondamento, ma i mediatori, non i proprietari, ma gli affidatari: e sono come tali, nel punto pi\u00f9 alto del ministero e della signoria che Dio ha consegnato all\u2019umana creatura. Il Papa ce lo ha ricordato nel suo intervento offrendoci una preziosa indicazione quando ha mostrato nell\u2019alleanza tra l\u2019uomo e la donna la guida della storia.<\/p>\n<p>Il passaggio che oggi stiamo vivendo, ci chiede di pensare nuovamente questa responsabilit\u00e0. La riflessione sul mistero della generazione dell\u2019essere personale deve oggi confrontarsi con la tendenza ideologica a ridurre l\u2019orientamento naturale della vita e l\u2019inclinazione spontanea della persona alla lotta per la sopravvivenza e alla competizione per il godimento. Il radicalismo di questa visione finisce per produrre e legittimare, al tempo stesso, la rassegnazione al nichilismo e il delirio di onnipotenza. La densit\u00e0 spirituale e il mistero personale della generazione umana rinviano alla dimensione passiva-recettiva che \u00e8 alla base della vita (e della coscienza) di ogni individuo umano: che riceve se stesso, anzitutto come un dono del quale appropriarsi responsabilmente, e come una promessa di senso che deve essere onorata relazionalmente. L\u2019umana generazione richiama l\u2019evidenza \u2013 tanto elementare quanto esistenzialmente trascurata \u2013 in cui la vita appare come un\u2019anticipazione della vita personale: consegnata alla libera responsabilit\u00e0 di se stessa attraverso il vincolo personale di un\u2019alleanza che la consegna amorevolmente all\u2019altro, anima e corpo. La legge bella e misteriosa, naturale e spirituale, della trasmissione della vita umana \u00e8 questa. Una vita personale non si riproduce: si inaugura come un evento irriducibile alle sue cause e si adempie come una responsabilit\u00e0 inseparabile dai suoi affetti.<\/p>\n<p>Questa \u201clegge\u201d non vale soltanto per l\u2019atto fondamentale del nascere, ma anche per ogni et\u00e0 della vita: occorre continuare a vivere assumendo consapevolmente le implicazioni dell\u2019essere nati come un dono di cui l\u2019umano si fa tramite, e dell\u2019essere vissuti come una promessa che noi stessi siamo chiamati ad onorare. Il reciproco sostegno di questo duplice compito, fra gli esseri umani, \u00e8 il loro modo di essere \u201cper la vita\u201d. L\u2019azione che definisce la qualit\u00e0 totale di questa missione dell\u2019uomo e della donna, non si misura solo sulla potenza (e l\u2019efficienza) dell\u2019essere-soggetto, ma include la passivit\u00e0 (e la perdita) del voler-bene, riconoscendole come spazi di accoglienza dell\u2019altro e di condivisione della sua vulnerabilit\u00e0. Nel solco dell\u2019esperienza di \u201cfraternit\u00e0\u201d che ne deriva, la dipendenza e il limite, e quindi la differenza e la mancanza che sono iscritte nell\u2019umano che genera l\u2019umano, appaiono nella loro accezione positiva: non soltanto luoghi di inevitabile distanza e conflitto, ma anche di possibile incontro e di alleanza.<\/p>\n<p>L\u2019alleanza della generazione \u201cfa\u201d la vita umana, e quella delle generazioni \u201cfa\u201d la storia umana. La riflessione sulla vita \u00e8 quindi gravida di una dimensione simbolica che la illumina come fatto sociale totale: non meramente, individuale, privato, aggiuntivo, rispetto alla forma collettiva dell\u2019elaborazione del senso e dei legami fra i popoli. Il contributo appassionato e convergente di molte competenze e di molti saperi riflette, esso stesso, la complessit\u00e0 di questa realt\u00e0 poliedrica che definisce la vita e il senso della vita: di et\u00e0 in et\u00e0, di generazione in generazione. Il nostro lavoro accompagna e sostiene l\u2019alleanza degli uomini e delle donne che devono responsabilmente assumersi le fatiche e le gioie dell\u2019umano mestiere di vivere. In ultima analisi, \u00e8 il senso stesso dell\u2019impegno della nostra rinnovata Pontificia Accademia; \u00e8 la prospettiva che ispira l\u2019orizzonte tematico di questo nostro primo incontro; ed \u00e8 anche l\u2019orientamento fondamentale del compito che ci \u00e8 autorevolmente assegnato per i prossimi anni. Grazie, sin d\u2019ora, per la vostra generosa disponibilit\u00e0 ad accompagnare questo cammino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cari amici, Papa Francesco con il suo intervento ha aperto all\u2019impegno della nostra Accademia un ampio orizzonte. 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