{"id":23403,"date":"2017-10-05T12:02:33","date_gmt":"2017-10-05T10:02:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23403"},"modified":"2017-10-04T18:07:23","modified_gmt":"2017-10-04T16:07:23","slug":"assemblea-generale-dellaccademia-per-la-vita-intervista-di-avvenire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/assemblea-generale-dellaccademia-per-la-vita-intervista-di-avvenire.html","title":{"rendered":"Assemblea generale dell&#8217;Accademia per la vita &#8211; intervista di &#8220;Avvenire&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><strong>L\u2019immagine che avete scelto per accompagnare il programma dell\u2019Assemblea generale \u00e8 quella di un bambino che \u201cmisura\u201d la propria crescita con una serie di tacche segnate alle sue spalle. Ma, al suo fianco, c\u2019\u00e8 il disegno incombente di un dinosauro. Quali sono i nuovi volti del mostro che incombe sulla vita delle nuove generazioni?<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019immagine della locandina dell\u2019Assemblea, il dinosauro non ha tanto un profilo minaccioso, quanto piuttosto la funzione di richiamare un momento arcaico dello sviluppo della vita. Come per dire che la vita umana viene da lontano e chiede uno sguardo ampio, sul passato e proteso al futuro, per essere adeguatamente interpretata e compresa. Solo cos\u00ec potremo decidere con saggezza sulle questioni sempre nuove che si pongono in questo ambito. Infatti \u00e8 vero che non mancano minacce evidenti che insidiano la vita: pensiamo alla distruzione ambientale o all\u2019inverno demografico, che manifesta un chiaro deficit di speranza nel futuro. Ci sono poi rischi che appaiono meno, ma non sono meno seri. Essi dipendono dal modo con cui noi stessi faremo uso dei poteri che scienza e tecnologia ci mettono nelle mani: oggi possiamo modificare le basi stesse della nostra costituzione biologica. Pensiamo ai nuovi strumenti di \u201ctaglia e incolla\u201d sui geni, che ci permettono di intervenire con facilit\u00e0 sul DNA, o all\u2019azione sui circuiti cerebrali, che influire sui processi della nostra mente. La novit\u00e0 \u00e8 che la nostra azione incide non soltanto sull\u2019ambiente esterno al nostro corpo, ma al suo interno. E pur sapendo poco di questi ambiti e degli equilibri che li governano, abbiamo per\u00f2 gi\u00e0 la capacit\u00e0 di trasformarli. Se del nostro ambiente interno avverr\u00e0 quanto sta avvenendo dell\u2019ecosistema che ci circonda, ci sono effettivamente buone ragioni per temere.<\/p>\n<p><strong>In che modo i temi sul tappeto realizzano il nuovo mandato che il Papa ha assegnato alla Pontificia Accademia, che dovr\u00e0 \u201cfarsi luogo di dialogo e di confronto\u201d a tutto campo sui temi della vita?<\/strong><\/p>\n<p>Papa Francesco ha richiamato la responsabilit\u00e0 della nostra Accademia in questo momento storico per aiutare gli uomini e le donne a recuperare una dimensione pi\u00f9 ampia della vita, combattendo il riduzionismo disumanizzante. Parafrasando <em>Evangelii gaudium<\/em>, anche per la vita umana potremmo adottare l\u2019immagine del poliedro. Occorrono discipline e prospettive molteplici per renderne conto in modo pi\u00f9 appropriato: ciascuna fornisce una sfaccettatura, apportando uno specifico contributo e articolandosi con altre dimensioni. Per questo durante il Congresso interverranno esperti di diversi contesti culturali e competenze, sia nell\u2019ambito delle scienze naturali, sia in quello delle scienze umane. Saranno considerati cos\u00ec anche i temi riguardanti la giustizia, in un orizzonte globale, e le opportunit\u00e0 offerte dalla tecnologia per la promozione della giustizia.<\/p>\n<p>Inoltre l\u2019Assemblea considera la vita dal suo nascere fino al passaggio della morte, poich\u00e9 \u00e8 compito specifico dell\u2019Accademia porsi al servizio della vita umana in tutti i suoi stadi, proteggendo la persona umana accompagnandola in ogni fase del suo percorso.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 avete avvertito la necessit\u00e0 di collegare il tema della tecnologia a riflessioni sull\u2019uomo sperimentale e sul mito della prestazione? Non c\u2019\u00e8 proprio nulla da salvare nel progresso tecnologico?<\/strong><\/p>\n<p>Lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e della tecnologia ha permesso importanti passi avanti nel curare malattie e nel realizzare condizioni di vita pi\u00f9 umane. Per\u00f2 sappiamo che la tecnica non \u00e8 priva di rischi, come anche la Enciclica <em>Laudato si\u2019<\/em> ci ricorda. Anzitutto si basa su una logica di dominio e di continuo accrescimento che combatte il limite senza assumerne il significato e comprenderne il valore per le relazioni umane. Quindi quando si erge a unica chiave di lettura della realt\u00e0 e di azione, la tecno-scienza, che poi estende il suo dominio sull\u2019economia e la politica facendosi tecnocrazia, conduce a conseguenze che contraddicono i fini stessi per cui aveva preso origine. Quella natura da cui volevamo proteggerci va ora protetta dai pericoli introdotti dalla stessa tecnica. Inoltre, essa tende a favorire chi parte da posizioni di maggiore vantaggio, con l\u2019effetto di aumentare le disuguaglianze. Si tratta allora di gestire conoscenze e strumenti in modo da controbilanciare le tendenze spontanee che operano nella \u201ccultura dello scarto\u201d e di individuare percorsi di conversione personali e comunitari di inclusione sociale e di promozione del bene comune.<\/p>\n<p><strong>Nei temi dell\u2019Assemblea di oggi, come siete riusciti a collegare la riflessione tra le diverse et\u00e0 della vita e la necessit\u00e0 di ridefinire una nuova alleanza tra le generazioni capace di soddisfare quel bisogno di relazioni autentiche, spesso insoddisfatto, che sembra tra i mali pi\u00f9 cupi del nostro tempo?<\/strong><\/p>\n<p>Il tema della generazione \u00e8 uno snodo centrale della riflessione sulla vita umana ed ha uno spazio importante nell\u2019Assemblea. La generazione rinvia alla dimensione passiva e recettiva che \u00e8 alla base della vita. Essa richiama l\u2019evidenza \u2013 tanto elementare quanto dimenticata \u2013 che la vita non pu\u00f2 essere trasmessa se non \u00e8 anzitutto ricevuta: la persona \u00e8 anticipata a se stessa nel suo trovarsi inserita nel mondo e in relazioni di cui non dispone, con il proprio corpo e con gli altri che la precedono. La riflessione credente riconosce qui Dio come padre benevolente, che dona la vita ai propri figli e figlie, offrendo loro di entrare in comunione. \u00c8 qui che va riconosciuto l\u2019incontro tra le generazioni, che pu\u00f2 esprimersi come alleanza, se assunto con responsabilit\u00e0. E questo vale non soltanto nel nascere, ma anche nel corso della vita: occorre continuare a vivere assumendo consapevolmente le implicazioni dell\u2019essere nati, sia sul piano personale sia su quello sociale. Soffermandosi su questa esperienza, la dipendenza e il limite lasciano trasparire anche un versante positivo: non solo come luoghi di conflitto, ma anche di possibile incontro e di elaborazione di senso. Esplorando l\u2019esperienza del nascere si pu\u00f2 mettere meglio a fuoco il senso della corporeit\u00e0, come dimensione costitutiva e non accidentale per l\u2019essere umano, e il senso dell\u2019incontro con il creato e fra le generazioni, per allargarsi in modo solidale fino all\u2019umanit\u00e0 tutta.<\/p>\n<p><strong>Una battuta sul nuovo saggio, \u201cIl crollo del Noi\u201d (uscito da Laterza). Lei sottolinea il rischio di una sorta di \u201cmonotesimo dell\u2019io\u201d e paventa l\u2019affermarsi di una \u201cegocrazia\u201d che sembrerebbe l\u2019apoteosi del pi\u00f9 triste soggettivismo. Come mai non siamo riusciti a capire che tutto questo sarebbe stato l\u2019anticamera dell\u2019infelicit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Il libro \u00e8 come un grido di allarme per il \u201ccrollo\u201d della dimensione della socialit\u00e0, appunto, del \u201cnoi\u201d, a partire dalla famiglia, dalla citt\u00e0, dal paese, dalla societ\u00e0 delle nazioni. E purtroppo si sta affermando una supremazia dell\u2019 \u201cio\u201d sul cui altare si sacrifica tutto. La straordinaria conquista moderna della soggettivit\u00e0, sganciata dalla costitutiva dimensione della relazionalit\u00e0, vien come ferita a morte. L\u2019Io si sente l\u2019Unico.\u00a0 E cos\u00ec\u00a0 l\u2019uomo smarrisce anche la felicit\u00e0. L\u2019uomo infatti per sua natura \u00e8 plurale, cresce nelle relazioni, vive di affetti umani. La prima pagina biblica lo affermava: \u201cnon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d. Oggi \u00e8 urgente riscoprire il bisogno della relazionalit\u00e0, della fraternit\u00e0. La domanda dal sapore narcisistico: \u201cchi sono io?\u201d deve\u00a0 lasciare il passo ad un\u2019altra: \u201cPer chi sono io?\u201d. Dobbiamo reinventare la prossimit\u00e0 per ridare un volto umano alle nostre societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong><em>(Avvenire)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019immagine che avete scelto per accompagnare il programma dell\u2019Assemblea generale \u00e8 quella di un bambino che \u201cmisura\u201d la propria crescita con una serie di tacche segnate alle sue spalle. Ma, al suo fianco, c\u2019\u00e8 il disegno incombente di un dinosauro. Quali sono i nuovi volti del mostro che incombe sulla vita delle nuove generazioni? 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