{"id":23391,"date":"2017-10-04T15:59:42","date_gmt":"2017-10-04T13:59:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=23391"},"modified":"2017-10-04T17:06:19","modified_gmt":"2017-10-04T15:06:19","slug":"il-fondamento-evangelico-della-cultura-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/il-fondamento-evangelico-della-cultura-della-vita.html","title":{"rendered":"Il fondamento evangelico della cultura della vita"},"content":{"rendered":"<p><em>Il 23 e il 24 settembre scorso, una delegazione della Pontificia Accademia per la Vita ha partecipato alla 74^ Assemblea Generale della\u00a0<a href=\"http:\/\/chai-india.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Catholic Health Association of India<\/a>, tenutasi a Kochi, in Kerala.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Presidente, S. Ecc. Mons Vincenzo Paglia, ha aperto i lavori dell\u2019Assemblea, cui partecipavano pi\u00f9 di 800 entusiasti delegati provenienti da strutture sanitarie cattoliche di tutta l\u2019India, e tenuto la prima relazione intitolata \u201cLa buona notizia di Ges\u00f9: fondamento di una cultura della vita\u201d<\/em><\/p>\n<p>Eccellenza,<\/p>\n<p>Signor Presidente,<\/p>\n<p>Carissimi delegati,<\/p>\n<p>La condizione umana attuale, in una forma globalizzata mai vista sinora, vive una stagione peculiare e di cambiamento veloce. Ne apprezziamo tutti i grandi benefici (sono davvero tanti gli indicatori che mostrano un innalzamento della qualit\u00e0 della vita umana per un numero sempre maggiore di individui) e insieme i limiti, talvolta violenti e tragici. L\u2019ambito della cura del malato \u00e8 certo uno di quei luoghi ove lo sviluppo della capacit\u00e0 tecnica sta mostrando le sue sorprendenti possibilit\u00e0 e, al contempo, i suoi nefasti limiti culturali e sociali. Lo sbilanciamento tra paesi ricchi e poveri o tra diverse fasce di popolazione all\u2019interno di un\u2019unica societ\u00e0 evidenziano l\u2019impossibilit\u00e0 della tecnica stessa e delle sue procedure a risolvere la questione dell\u2019esistenza umana.<\/p>\n<p>Presi da una frenesia (fortunatamente sempre pi\u00f9 entusiasmante) di risultati, corriamo il rischio serio di dimenticarci dell\u2019uomo o di considerarlo soltanto per la sua patologia, per la sfida che pone alla nostra arte medica.<\/p>\n<p>Non solo: il doveroso riconoscimento (frutto anche del pensiero cristiano) della intangibile dignit\u00e0 di ogni singola persona umana sta, sempre pi\u00f9 fortemente, mostrando il suo limite quando si lascia prevalere un individualismo narcisista. Il falso mito dell\u2019autosufficienza che porta a slegare ogni legame, spinge a preferire una vuota solitudine alla pienezza dei legami famigliari e sociali. Anche qui, in India, seppur con forme diverse da quanto accade in occidente, si segnalano preoccupanti segnali di dissoluzione del legame sociale e delle tensioni relazionali entro cui sono comprensibile anche quelle di cura e di accompagnamento.<\/p>\n<p>La cultura dell\u2019accompagnamento \u00e8, in verit\u00e0, il paradigma dell\u2019intera convivenza umana. Il dono di accompagnarsi a vicenda, legandosi l\u2019un l\u2019altro, il malato e il sano, il medico e il paziente, delinea il paradigma stesso della esistenza umana. E\u2019 il modo umano di vivere e di morire. \u00c8 in questo orizzonte che va compreso il tema della relazione medico-paziente. Dobbiamo mostrare \u2013 a parole e nei fatti &#8211; Personalmente che la vita umana va accompagnata sin dal suo sorgere nel senso materno e per tutto l\u2019arco degli anni nella quale si sviluppa. Ogni et\u00e0 ha bisogno di essere accompagnata. Nessuna \u00e8 slegata dalle altre. La difesa e la promozione della vita riguarda l\u2019intera esistenza, dalla lotta all\u2019aborto e alle innumerevoli violenze sui piccoli e sugli adolescenti, alla lotta perch\u00e9 i giovani abbiano un futuro e le donne una dignit\u00e0 piena, alla opposizione netta alla guerra, alla fame, alla pena di morte, all\u2019eutanasia. E\u2019 l\u2019impegno perch\u00e9 una nuova visone umanistica si affermi nel contesto della globalizzazione contemporanea che rischia invece di soggiacere alla dittaura della tecnica e del mercato.<\/p>\n<p><strong><em>Ges\u00f9, medico: cura e guarisce <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Parlando a medici e operatori sanitari cristiani ho pensato, in quanto vescovo e Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, di offrire una riflessione che cogliesse in profondit\u00e0 il senso stesso della missione della Chiesa e, in questo caso, anche dei medici e di chiunque opera nella sanit\u00e0. Senza questa energia spirituale \u00e8 pi\u00f9 difficile comprendere e vivere quella che non esito a chiamare l\u2019alta vocazione della cura dei malati e della loro guarigione. Tale prospettiva \u00e8 iscritta in maniera evidente nelle pagine evangeliche.<\/p>\n<p>Il rapporto tra Ges\u00f9 e i malati riguarda una dimensione centrale del messaggio evangelico. La guarigione dei malati \u2013 per Ges\u00f9 &#8211; \u00e8 il segno concreto e tangibile che mostra l\u2019azione stessa di Dio nella storia umana, come una storia di guarigione e di cura, fino al suo pieno compimento nella pienezza del Regno. Il cristianesimo non \u00e8 quindi una ideologia, non \u00e8 una dottrina, non \u00e8 una morale: \u00e8 l\u2019ingresso di Dio nella storia che si fa compagno degli uomini per aiutarli a vivere meglio e a sconfiggere il male e la morte.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nell\u2019Antico Testamento, in verit\u00e0, si riportano numerose invocazioni di guarigione rivolte a Dio. Pert tutte cito solo la vicenda di Ezechia, re di Giuda. Quando cadde malato egli si rivolse al Signore dicendo: \u201cGuariscimi e rendimi la vita\u201d (Is 38,16). In questa duplice richiesta troviamo sia l\u2019attesa della guarigione ma anche di una vita restituita. Potremmo tradurre: \u201cFammi durare, fammi vivere, fammi star bene per sempre\u201d.<\/p>\n<p>Guarire le malattie \u00e8 una costante della missione di Ges\u00f9. Gli evangelisti riassumono la sua opera attorno a due poli: \u201cGes\u00f9 andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermit\u00e0.&#8221;(Mt 4,23). L\u2019evangelista continua: &#8220;La sua fama si sparse per tutta la Siria e cos\u00ec condussero a Lui tutti i malati tormentati da varie malattie, indemoniati, epilettici, paralitici, ed Egli li guariva.&#8221;(4, 24-25). Ed \u00e8 bella la scena descritta da Luca: \u201cAl calar del sole, quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva\u201d (Lc 4,40).<\/p>\n<p>L\u2019azione taumaturgica di Ges\u00f9 si differenziava da quella dei normali guaritori dell\u2019epoca. Si inseriva, infatti, nella tradizione biblica ove si narra l\u2019intervento di Dio nella storia umana come un Dio che guarisce il suo popolo e lo salva dandogli una vita piena e pacifica. Nell\u2019Antico Testamento una sola volta si parla di Dio come \u201cmedico\u201d: \u201cIo sono il Signore, colui che ti guarisce\u201d(Es 15, 26). Ma le pagine dell\u2019Antico Testamento sono piene di invocazioni di guarigione. Se si raccogliessero le preghiere, le invocazioni e anche le proteste, che il salmista malato rivolge a Dio, ne risulterebbe un vero e proprio \u201csalterio dei malati\u201d. Il Signore viene sempre a visitare il suo popolo e a guarirlo dalle malattie. In questo orizzonte di liberazione dalle malattie si iscrive l\u2019attesa del tempo messianico, il tempo della sconfitta delle malattie e della guarigione piena.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 non tiene per s\u00e9 questo potere. Lo trasferisce anche ai suoi discepoli. Scrive l\u2019evangelista: \u201cEgli diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e di infermit\u00e0\u201d. E poco pi\u00f9 avanti aggiunge: \u201cpredicate che il Regno di Dio \u00e8 vicino, guarite gli infermi, resuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni\u201d. La missione dei discepoli deve modellarsi su quella stessa di Ges\u00f9: annunciare il Vangelo e guarire dalle malattie. La guarigione pertanto non \u00e8 un\u2019azione aggiuntiva all\u2019annuncio. La guarigione dei malati \u00e8 il segno concreto e visibile che il Regno di Dio \u00e8 iniziato. Ecco perch\u00e9 Ges\u00f9 insiste: \u201cGuarite, resuscitate, sanate, cacciate gli spiriti immondi!\u201d Era necessario che i discepoli continuassero la sua stessa opera; anzi, che la ingrandissero: \u201cIn verit\u00e0, in verit\u00e0 vi dico, anche chi crede in me, compir\u00e0 le opere che io compio e ne far\u00e0 di pi\u00f9 grandi\u201d(Gv. Queste parole esprimono chiaramente il potere dato ai discepoli.<\/p>\n<p><em>La comunit\u00e0 cristiana e la guarigione<\/em><\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 cristiane, fin dall\u2019antichit\u00e0, non hanno esitato a chiamare Ges\u00f9 \u201cmedico dei cristiani\u201d e la Chiesa \u201cvera e propria clinica\u201d. E\u2019 nota l\u2019espressione di Ireneo: \u201cIl Signore \u00e8 venuto come medico di coloro che sono malati\u201d. E Origene insegnava: \u201cSappi vedere (nei Vangeli) che Ges\u00f9 guarisce ogni debolezza e malattia, non solo in quel tempo in cui queste guarigioni avvenivano secondo la carne, ma ancora oggi guarisce; sappi vedere che non \u00e8 disceso solo tra gli uomini di allora, ma che ancora oggi discende ed \u00e8 presente. Ecco, infatti, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo\u201d. Potremmo continuare a lungo in citazioni di questo genere, da quella della Liturgia di San Marco: \u201cSignore\u2026Medico delle anime e dei corpi, visitaci e guariscici\u201d, a un\u2019antica iscrizione cristiana: \u201cTi prego, Signore, vieni in mio aiuto, tu solo medico\u201d.<\/p>\n<p>Per la comunit\u00e0 cristiana la cura della malattia \u00e8 stata costante e sempre accompagnata dall\u2019utopia della guarigione piena. Ecco perch\u00e9 \u00e8 stata constante la presenza della preghiera come parte della cura del malato. Questo non significava sottovalutazione dell\u2019azione del medico. Tutt\u2019altro. Il Siracide chiede che il medico venga onorato: \u201cOnora il medico, come si deve secondo il bisogno, anche egli \u00e9 creato dal Signore. Da Dio viene la guarigione, la scien\u00adza del medico lo fa procedere a testa alta. Il Signore ha creato i medicamenti della terra, e l&#8217;uomo assennato non li disprezza. Dio ha dato agli uomini la scienza, perch\u00e9 potessero gloriarsi. Con essa il medico cura ed elimina il dolore, e il farmacista prepara le miscele, non verranno meno le sue opere, da lui proviene il benessere sulla terra. Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed Egli ti guarir\u00e0. Offri incenso, e un memoriale di fior di farina e sacrifici pingui, secondo le tue responsabilit\u00e0. Poi fai passare il medico, perch\u00e9 il Signore ha creato anche lui, che non stia lontano da te. Ci sono casi in cui il successo \u00e8 nelle loro mani, anch&#8217;essi pregano il Signore perch\u00e9 li guidi felicemente ad al\u00adleviare la malattia e a risanarla, perch\u00e9 il malato ritorni alla vita\u201d(Sir 38, 1-14).<\/p>\n<p>Il rapporto tra Chiesa e malattia, tra Comunit\u00e0 cristiana e guarigione, tra medico e malato \u00e8 parte della missione stessa indicata da Ges\u00f9. Si potrebbe dire che Chiesa e Medicina hanno lo stesso scopo: guarire i malati. I due termini, curare e guarire, possono essere interscambiabili, anche se vi \u00e8 una sfumatura di diversit\u00e0. La guarigione, infatti, eccede la cura e tende verso la pienezza della vita nel Regno di Dio. Ges\u00f9 che guarisce vuol dire che ridona ai malati la salute nella prospettiva, appunto, della pienezza. Per la comunit\u00e0 cristiana la cura della malattia non \u00e8 mai stata senza questa utopia che ha per\u00f2 una dimensione anche comunitaria: tutto il popolo viene salvato. La preghiera \u2013 che esprime quell\u2019oltre di Dio &#8211; ha sempre accompagnato la cura del malato, senza che questo significasse disprezzo dell\u2019azione medica.<\/p>\n<p>Dio \u00e8 venuto a salvare l\u2019uomo nella sua totalit\u00e0. La malattia non \u00e8 perci\u00f2 un semplice fatto biologico: essa diviene metafora della vita, ne manifesta la radicale la debolezza e il bisogno di salvezza da parte di Dio. L\u2019uomo \u00e8 \u201cpolvere\u201d (come dice la Genesi), o \u00e8 un \u201cvaso di creta\u201d (come scrive Paolo). Ma Dio si prende cura di questa polvere: non solo le soffia la vita, ma la cura, la difende e la guarisce quand\u2019essa viene colpita. Il malato, con la sua condizione, ci ricorda di cosa siamo fatti e ci suggerisce l\u2019indispensabilit\u00e0 dell\u2019affidarsi agli altri. E\u2019 una lezione davvero importante in questo tempo nel quale la cultura \u00e8 tesa al culto della salute a qualsiasi costo, alla illusione della onnipotenza sino a potersi dare l\u2019immortalit\u00e0. Il cardinale Martini ha scritto: \u201cLa malattia \u00e8 parte della vita\u2026 Non \u00e8 un incidente, ma la rivelazione della condizione normale di limite insita in ogni condizione umana, \u00e8 qualcosa che mi definisce nel mio essere fragile, debole, incerto, mancante. Rivela chiaramente ci\u00f2 che \u00e8 nascosto in me anche quando sto bene. E la temo, la malattia, perch\u00e9 non voglio che emerga la verit\u00e0 della mia limitatezza, della mia povert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>In tal senso credo sia importante oggi ridare senso alla fragilit\u00e0. Considerata dannosa, la fragilit\u00e0 va invece riscoperta nella sua profondit\u00e0. La fragilit\u00e0 \u2013 \u00e8 certo una \u201cferita\u201d \u2013 ma essa chiede ascolto, gentilezza, amore, compagnia. L\u2019autonomia e l\u2019autosufficienza, sono il suo opposto, come pure l\u2019impossibile salute piena. Una societ\u00e0 di forti e di autosufficienti \u00e8 crudele, disumana. Le persone consapevoli della loro fragilit\u00e0 invece sentono il bisogno degli altri, sanno invocare aiuto, sanno pregare, sanno suscitare una forza di solidariet\u00e0 e ritessere le lacerazioni. Coloro che, illudendosi, si credono forti, sono in realt\u00e0 arroganti, litigiosi, dittatori sugli altri. L\u2019apostolo Paolo scrive: \u201cquando sono debole \u00e8 allora che sono forte\u201d(2Cor 12,10). Nella debolezza dell\u2019apostolo si manifestava a potenza di Dio. La fragilit\u00e0 di chi si ammala aiuta chi si crede sano a scoprire la sua fragilit\u00e0. Per una societ\u00e0 pi\u00f9 umana \u00e8 decisivo scoprire che la fragilit\u00e0 \u00e8 una delle strutture portanti della vita: ci aiuta a scoprire il valore della gentilezza e della mitezza, dell\u2019ascolto e dell\u2019attenzione agli altri, ma anche il valore dell\u2019essere in comunione con le sofferenze, con le attese e le speranze degli altri. Si crea una comunione straordinaria tra chi cura e chi \u00e8 curato, tra chi assiste e chi \u00e8 assistito.<\/p>\n<p>La malattia si accompagna anche al dolore e alla sofferenza. Fa parte del mistero dell\u2019esistenza umana. Possiamo e dobbiamo combattere sia la sofferenza che il dolore. Eliminarli, non credo possiamo riuscirci. Accompagnarli, dobbiamo farlo. E\u2019 una delle chiavi che ripropone la centralit\u00e0 della cura. Dio stesso, che non ci protegge da ogni dolore, ci sostiene sempre in ogni dolore. La compagnia amorevole \u00e8 la prima cura per il malato. La malattia non \u00e8 un problema solo di medicina: \u00e8 una domanda di aiuto, di amore, perch\u00e9 si intensifichi la vita attorno a chi la sente ferita e indebolita. E\u2019 importante far emergere questa forza terapeutica del medico, della comunit\u00e0 cristiana, verso i malati, soprattutto in una societ\u00e0 che, con i suoi squilibri sociali e i suoi processi di emarginazione, aggrava la gi\u00e0 radicale debolezza di ogni persona.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Il medico: una missione alta<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In questo orizzonte credo si iscriva l\u2019azione del medico cristiano e di chiunque si avvicina al malato. L\u2019etica della cura non si riduce nella espletazione delle capacit\u00e0 tecniche e nell\u2019osservanza delle regole deontologiche, ovviamente necessarie. Ma \u00e8 indispensabile creare un rapporto profondo tra il medico e il malato, che \u00e8 ben di pi\u00f9 che quello tra un tecnico e una malattia. Voi lo sperimentate ogni giorno: i malati non hanno bisogno solo di cure mediche, di farmaci, di tecnologia, ma anche di amore, di relazione, di ascolto, di essere guardati negli occhi e sentire il conforto della compassione.<\/p>\n<p>Il Vangelo chiede che i malati siano sentiti come la parte privilegiata dell\u2019umanit\u00e0 su cui riversare le proprie capacit\u00e0 di ordine tecnico-scientifico assieme all\u2019amore e alla passione per la loro guarigione. Questo atteggiamento non \u00e8 scontato. Richiede una vera e propria conversione, ossia un atteggiamento del cuore che porta a dare il proprio amore, anzi la propria stessa vita per gli altri. A legarsi al malato in profondit\u00e0. Troppo spesso medici, infermieri, sacerdoti, parenti, stanno in piedi accanto al malato, fieri della loro salute ma estranei alla sua debolezza. E\u2019 una lontananza che il malato percepisce. E non dimentichiamo l\u2019opera di misericordia nella quale Ges\u00f9 stesso si presenta come il malato che andiamo a visitare.<\/p>\n<p>Alla necessaria professionalit\u00e0 scientifica va aggiunta la forza terapeutica dell&#8217;amore. Purtroppo, questa dimensione sembra attutirsi anche nelle comunit\u00e0 cristiane. Eppure, la storia della Chiesa, \u00e8 piena di santi taumaturghi. E qui mi permetto anche solo un cenno sulla necessit\u00e0 di recuperare una spiritualit\u00e0 della guarigione. Anche oggi sono possibili i miracoli. Senza scivolare sul piano della magia. Le guarigioni dei malati richiedono medici e credenti con un cuore puro. Cipriano di Cartagine afferma che la santit\u00e0 personale anche un\u2019efficacia taumaturgica: \u201cQuando saremo casti e puri, modesti nelle nostre azioni, frenati nelle nostre parole, potremo guarire anche i malati\u201d. Ricordo anche i santi Cosma e Damiano, martiri del terzo secolo. Essi si trovano raffigurati a Roma, nella omonima Basilica, vestiti con le vesti bianche, come i medici, accanto a Cristo vestito di bianco. La tradizione dice che questi due medici andavano al capezzale dei malati e, prima di informarsi sulla loro salute, pregavano. Solo dopo si informavano sulla loro salute e decidevano la cura. I loro miracoli erano come un misto di fede e di cure. La guarigione \u00e8 sempre un insieme di amore e di cure.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, malgrado l&#8217;imperante mentalit\u00e0 razionalista, c\u2019\u00e8 un&#8217;enorme domanda di guarigione? Quanta gente va alla ricerca di pratiche magiche, occulte, miracolistiche, astrologiche! Quest\u2019affannosa ricerca di protezione, di sicurezza e di guarigione non \u00e8 altro che una grande domanda d&#8217;amore? Ecco perch\u00e9 dovrebbero aprirsi pi\u00f9 facilmente le porte dei nostri cuori verso i malati. Se c\u2019\u00e8 l\u2019amore anche se il corpo non guarisce, lo spirito ritorna pi\u00f9 vigoroso.<\/p>\n<p>Il primato dell\u2019amore per l\u2019uomo \u00e8 la regola che tutti i credenti debbono avere nell\u2019azione verso i malati. E i medici debbono essere i primi. I malati non sono dei pazienti, sono dei fratelli e delle sorelle da amare sino in fondo. E\u2019 su questa convinzione che anche la medicina deve basare la sua azione di cura. Giovanni Paolo II aveva ragione nel dire che la scienza medica \u00e8 \u201cuna forma sublime di servizio all\u2019uomo\u201d.<\/p>\n<p>Grazie<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Paglia-India-English-def.pdf\">ENGLISH VERSION<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 23 e il 24 settembre scorso, una delegazione della Pontificia Accademia per la Vita ha partecipato alla 74^ Assemblea Generale della\u00a0Catholic Health Association of India, tenutasi a Kochi, in Kerala. Il Presidente, S. Ecc. 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