{"id":22693,"date":"2017-02-28T18:32:02","date_gmt":"2017-02-28T17:32:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=22693"},"modified":"2017-02-28T18:56:45","modified_gmt":"2017-02-28T17:56:45","slug":"dj-fabo-paglia-sconfitta-per-tutti-incapaci-di-rispondere-al-suo-dolore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/dj-fabo-paglia-sconfitta-per-tutti-incapaci-di-rispondere-al-suo-dolore.html","title":{"rendered":"Dj Fabo. Paglia: sconfitta per tutti, incapaci di rispondere al suo dolore"},"content":{"rendered":"<div class=\"m_-1883070929239942953yiv7109790988titolettoNot\">\n<div>\n<p>Suscita dolorosi interrogativi la morte di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo. Era cieco e tetraplegico da tre anni a seguito di un incidente stradale. Ha scelto di porre fine alla sua vita in Svizzera attraverso il suicidio assistito all\u2019et\u00e0 di 40 anni. Nelle sue ultime volont\u00e0, Fabo ha parlato di esistenza senza speranza e di sofferenza. Su questa vicenda, che ha innescato in Italia un dibattito sulla mancanza di una legge idonea, <strong>Giancarlo La Vella<\/strong> ha intervistato <strong>mons. Vincenzo Paglia<\/strong>, presidente della Pontificia Accademia per la Vita:<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-22693-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/00571880.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/00571880.mp3\">http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/00571880.mp3<\/a><\/audio>\n<\/div>\n<div class=\"m_-1883070929239942953yiv7109790988titolettoNot\">\n<div>&#8220;La vicenda di dj Fabo \u00e8 molto triste ed \u00e8 anche una grande sconfitta per lui, nel senso che, purtroppo, avr\u00e0 sentito di non farcela, e una sconfitta per la societ\u00e0 che non ha saputo rispondere. Nella profondit\u00e0 dell\u2019animo di Fabo c\u2019era come una grande domanda di amore, di senso della vita, se valga la pena vivere anche in situazioni difficili. Purtroppo la societ\u00e0 intera non ha saputo rispondere. Ed \u00e8 questo che deve suscitare in noi una riflessione urgente. Purtroppo la confusione che sta avvenendo ovunque tra eutanasia, accanimento terapeutico, suicido assistito, terapia del dolore, testamento biologico, rende necessario riprendere in mano le fila di tutti questi temi che sono enormi, ma non vanno confusi. Certamente c\u2019\u00e8 una domanda che viene rivolta a tutti: come riusciamo a vincere quella solitudine profonda che, quando si lega a situazioni dolorose, ci porta a dire che \u00e8 meglio morire che vivere? C\u2019\u00e8 un individualismo pervasivo che lascia soli, soprattutto nei momenti pi\u00f9 difficili. Perch\u00e9 solo ora c\u2019\u00e8 tutto questo marasma di interrogativi? Perch\u00e9 prima, di fatto, la societ\u00e0 ha lasciato solo questo povero giovane che indubbiamente \u00e8 passato da una condizione di esuberanza ad una condizione drammatica? L\u2019amore, l\u2019intelligenza appassionata deve arrivare prima che si giunga a giudizi cos\u00ec drammatici e a decisioni altrettanto drammatiche&#8221;.<\/div>\n<div><strong><strong><strong><br \/>\nA proposito di questo, c\u2019\u00e8 il rischio che si estendano addirittura i confini dell\u2019eutanasia fino a comprendere vite che semplicemente si ritengano non degne di essere vissute?<\/strong><\/strong><\/strong>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p>Ma non c\u2019\u00e8 dubbio! Quanti suicidi abbiamo nella nostra societ\u00e0, persino di ragazzi! E purtroppo, di fronte a questi esiti, non sappiamo trovare quelle ragioni che devono rendere capaci di cambiare la societ\u00e0, la sua cultura e il suo atteggiamento tra di noi. La solitudine porta al fatto che ciascuno sia lasciato solo con se stesso, non ci si sente corresponsabili, non ci si sente importanti gli uni per gli altri, non c\u2019\u00e8 un legame che scardina quell\u2019indifferenza o quell\u2019abbandono che porta \u2013 appunto \u2013 a \u00a0ritenere insopportabili determinate situazioni, che possono essere sia di dolore fisico che psicologico. In questo senso c\u2019\u00e8 bisogno di una rivoluzione culturale, di una rivoluzione del noi. L\u2019&#8221;io&#8221; \u00e8 un virus che ci sta distruggendo nella convivenza quotidiana e anche nei momenti difficili come quello della morte. Ed \u00e8 oggi allora che avviene l\u2019estensione dell\u2019eutanasia anche a persone non malate, sane, ma che ritengono che sia chiuso il ciclo della loro esistenza sia possibile. Questa \u00e8 un\u2019aberrazione.<\/p>\n<\/div>\n<div><strong>Questa vicenda ha innescato nuovamente il dibattito su una possibile legge sul fine vita \u2026<\/strong><\/div>\n<div>L\u2019accostamento tra questo fatto e il dibattito legislativo svela delle strumentalizzazioni ed \u00e8 vergognoso che questo accada, anche perch\u00e9 qui si tratta di una persona che ha scelto di finire la sua vita e questo non ha nulla a che vedere con il dibattito legislativo circa le disposizioni di fine vita. Io credo che sia certamente possibile che ognuno di noi possa scrivere quello che crede sia importante al termine della sua vita, ma \u00e8 importante che questo avvenga all\u2019interno di un\u2019alleanza affettuosa amorosa tra il paziente, il medico, i famigliari e gli amici. Questo \u00e8 quello che la societ\u00e0 deve provocare. Affidare il tutto a quattro righe di legge per risolvere situazioni l\u2019una diversa dall\u2019altra, diventa davvero rischioso. In questo senso un procedimento legislativo \u00e8 utile, ma va scardinato da quelle battaglie ideologiche che rischiano di ridurre ad unum situazioni diversissime l\u2019una dall\u2019altra. Ecco perch\u00e9 io penso che c\u2019\u00e8 bisogno, magari anche di una legge, ma che prima di tutto \u00e8 necessario che si instauri una solidariet\u00e0, una vicinanza per tutta la vita soprattutto nei momenti pi\u00f9 difficili.<em>(da <strong>Radio Vaticana<\/strong>)<\/em><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Suscita dolorosi interrogativi la morte di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo. Era cieco e tetraplegico da tre anni a seguito di un incidente stradale. Ha scelto di porre fine alla sua vita in Svizzera attraverso il suicidio assistito all\u2019et\u00e0 di 40 anni. 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