{"id":22281,"date":"2016-10-01T00:10:21","date_gmt":"2016-09-30T22:10:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=22281"},"modified":"2016-10-01T00:25:47","modified_gmt":"2016-09-30T22:25:47","slug":"sorella-morte-di-monsignor-paglia-un-libro-che-non-giudica-ma-che-aiuta-a-valutare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/sorella-morte-di-monsignor-paglia-un-libro-che-non-giudica-ma-che-aiuta-a-valutare.html","title":{"rendered":"&#8220;Sorella Morte&#8221; di Monsignor Paglia: un libro che non giudica, ma che aiuta a valutare"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Mario Marazziti<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un territorio, il pi\u00f9 frequentato, che in tanti si vorrebbe non ci fosse, ed \u00e8 quello proprio della morte e del morire. Ci voleva e ci vuole un uomo colto, fine, coraggioso come Vincenzo Paglia per non rimuovere un tema cos\u00ec importante, per entraci dentro e per accompagnarci in una zona di sentimenti misti, pensieri contraddittori, soluzioni difficili. Per questo, per prima cosa vorrei ringraziarlo di questo libro, del suo lavoro di ricerca, dell\u2019equilibrio, un equilibrio mai equidistante, che pu\u00f2 essere una bussola in un tempo complesso come il nostro.<\/p>\n<p>E\u2019 un libro che aiuta a capire quello che conta e quello che conta di meno nella vita. Che trasuda e trasmette comprensione e simpatia per la vita anche debole, e, nel farlo, ci accompagna dentro una debolezza ineliminabile, non giudica ma comprende la paura che ci accompagna di fronte al dolore, al\u00a0 morire. E\u2019un libro che non giudica, ma che aiuta un giudizio. Senza pregiudizi. Senza chiudere gli occhi, ma aiutando ad aprirli. Senza semplificazioni. E\u2019un libro che si legge con una certa avidit\u00e0, anche perch\u00e9 aiuta a fare nostra una letteratura ampia, fatti, esperienze, che solo un uomo che frequenta questi studi da molti decenni \u2013 il primo studio storico importante di Vincenzo Paglia che non \u00e8 solo un grande pastore, ma capace di vivere sulla frontiera dell\u2019umano con il cuore della misericordia e una capacit\u00e0 di ascolto evangelico non comuni, che si \u00e8 raffinato assieme alla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio per diventare un patrimonio di tutti, \u00e8 una storia della piet\u00e0 confortata, proprio sul morire e sulla piet\u00e0 &#8211; . E\u2019un libro che consiglio. Anche perch\u00e9 fa proprie molte delle nostre domande.<\/p>\n<p>E\u2019una bussola nell\u2019umano, nel come stare vicini, nel come combattere il dolore e il male, la solitudine, per aiutare ognuno di noi a rimanere umani. E le nostre societ\u00e0.<\/p>\n<p>Domande che sono dentro ognuno di noi. Come dice l\u2019autore \u201cLa morte \u00e8 diventata un tab\u00f9. Non solo ormai \u00e8 normale morire in solitudine ma non si pu\u00f2 neppure pi\u00f9 parlare della morte\u201d. Nel tempo, lo stesso linguaggio \u00e8 cambiato. E\u2019il modo in cui l\u2019inconcepibile si \u00e8 fatto strada nella nostra vita quotidiana e \u00e8 diventato pi\u00f9 normale. Eutanasia, buona morte. Ma anche morte \u201cdolce\u201d. Ma anche richiesta, in condizioni particolari, di ricevere la morte, di suicidio assistito. Quello che fino a pochi decenni fa appariva inaccettabile a gran parte del mondo occidentale, e si associava ai programmi di eugenetica di regimi folli e totalitari come quello nazista (anche se programmi di eugenetica in altra forma non sono stati estranei alla socialdemocrazia svedese) oggi ha un altro sapore. E comincia dal linguaggio. Oggi, da pi\u00f9 parti, c\u2019\u00e8 una richiesta insistente per una morte buona e questa arriva ai legislatori. Torner\u00f2 su questo.<\/p>\n<p>Ci sono grandi studi storici sulla morte in Occidente, come quello di Philippe Ari\u00e8s (<em>Storia della morte in Occidente<\/em>, 1975). Che aiuta a vedere l\u2019evoluzione del nostro rapporto con la morte e il morire. Dalla morte come compagnia quotidiana, ma in un mondo ampiamente indifferente ai corpi, con fosse comuni, ossari anonimi e bene ordinati o corpi consegnati alla Chiesa per la sepoltura: la morte &#8216;addomesticata&#8217;, quella dell\u2019et\u00e0 antica, fatto familiare, sociale. Alla prima svolta umanistica, nel XII-XII secolo, verso la privatizzazione della morte. Quando il volto del defunto viene coperto nei riti funebri davanti all\u2019altare, alla svolta rinascimentale e barocca, della morte \u201caffascinante, teatrale, attraente, fino alla svolta romantica, quando la morte individuale appare nella sua forza, con la paura della morte e la paura della morte apparente, la scienza che fissa le modalit\u00e0 per evitarlo, e l\u2019attuale rimozione e isolamento della morte e del morire in spazi appositi, medicalizzati, ospedalizzati.<\/p>\n<p>Il cancro, <em>la <\/em>malattia incurabile, \u00e8 diventato spesso nella nostra rappresentazione, la<\/p>\n<p>paurosa immagine della morte, il corpo che deperisce, e ha sostituito nell\u2019immaginario le pi\u00f9 antiche immagini medievali, barocche, dello scheletro o del corpo che si sfigura e dissolve in terra. Il cancro, in quanto rappresentante della morte, riceve, allora, il suo stesso trattamento da parte dello sguardo e del discorso ordinario della societ\u00e0 contemporanea: come un esilio, e l\u2019obbligo di dissimularsi.<\/p>\n<p>Il malato terminale ed il morente sono spesso spinti, cos\u00ec, a vivere e a morire nella<\/p>\n<p>clandestinit\u00e0 ospedaliera e in una \u201cconveniente\u201d discrezione, quasi per non intossicare la vita dei<\/p>\n<p>vivi, finch\u00e9 si pu\u00f2. Sono passati 50 anni dalla pubblicazione per Flammarion, la Biblioteca scientifica, del saggio di Vladimir Jank\u00e9l\u00e9vitch\u00a0 <em>La mort<\/em>. Era una riflessione avviatasi in Occidente in maniera nuova, dopo la seconda Guerra Mondiale, dopo la Shoah, una quantit\u00e0 di morte sul nostro continente, che ha portato alla nascita delle nostre democrazie contemporanee, di un rifiuto della guerra di aggressione, e, progressivamente, alla scomparsa della pena di morte dal suolo europeo e dalle nostre leggi. Per Jank\u00e9l\u00e9vitch sulla morte non c\u2019\u00e8 niente da sapere, perch\u00e9 non si pu\u00f2 sapere nulla, perch\u00e9 qualunque sapere \u00e8 sempre \u201cal di qua\u201d, e per questo rimane \u201cimpensabile\u201d e il silenzio \u201cscioccante\u201d. Noi, con il libro di Vincenzo Paglia ci muoviamo in questo territorio sottile,: \u201cNon si deve dimenticare lo scarto e lo scandalo che, comunque, la vita e la morte gettano nel pensare e nel convivere umano. Potremmo dire che tutti, nessuno escluso, ci troviamo davant al mistero \u2013 sono le parole che concludono questo libro. Ed \u00e8 proprio lo spazio del mistero che dobbiamo salvaguardare\u201d. Questo spazio \u00e8 diverso dalla tentazione di rimozione del nostro mondo contemporaneo.<\/p>\n<p>Geoffrey Gorer ha parlato, con qualche ragione. Di \u201cpornografia della morte\u201d nel mondo contemporaneo. Per descrivere come il tab\u00f9 della morte abbia preso progressivamente il posto, nel XX e nel XXI secolo, del tab\u00f9 sul sesso e la sessualit\u00e0. E la morte come tab\u00f9, come la rimozione e il tentativo contemporaneo di governare e dominare il morire e la morte isolandoli in un momento e in una decisione da prendere svelano in realt\u00e0 un grande problema della modernit\u00e0 e del nostro mondo contemporaneo.<\/p>\n<p>L\u2019aveva percepito Michel Foucault, ne <em>Le parole e le cose<\/em>. \u201cAi nostri giorni \u2013 scriveva, parlando di Nietzsche e della morte di Dio, provocata \u2013 si afferma non tanto l\u2019assenza o la morte di dio, quanto la fine dell\u2019uomo (quel sottile, impercettibile scarto, quell\u2019arretramento nella forma dell\u2019identit\u00e0, che hanno portato la finitudine dell\u2019uomo a convertirsi nella sua fine); e si scopre a questo punto che la morte di Dio e l\u2019ultimo uomo sono strettamente legati: non \u00e8 appunto l\u2019ultimo uomo che annuncia di avere ucciso Dio, ponendo in tal modo il proprio linguaggio, il proprio pensiero, il proprio riso nello spazio del dio gi\u00e0 morto, ma proponendosi anche come colui che ha ucciso Dio e la cui esistenza include la libert\u00e0 e la decisione di tale delitto? Cos\u00ec, l\u2019ultimo uomo \u00e8 a un tempo, pi\u00f9 vecchio e pi\u00f9 giovane della morte di Dio: avendo ucciso Dio, \u00e8 lui stesso che deve rispondere alla propria finitudine; ma dal momento che parla, pensa ed esiste entro la morte di Dio, il suo crimine stesso \u00e8 destinato a morire; nuovi dei, identici, gi\u00e0 gonfiano l\u2019Oceano futuro; l\u2019uomo scomparir\u00e0. Pi\u00f9 che la morte di Dio \u2013 o meglio, nella scia di tale morte e in una profonda correlazione con essa \u2013 il pensiero di Nietzsche annuncia la fine del suo uccisore: ossia l\u2019esplosione del volto dell\u2019uomo nel riso, e il ritorno delle maschere.\u201d<\/p>\n<p>Mi sembra che il rapporto con la morte e il morire contemporanei siano molto legati al tema dell\u2019onnipotenza, la morte di Dio:\u00a0 e l\u2019uomo che rimane solo a dover rispondere della sua finitudine. Sono la solitudine dell\u2019uomo e della donna contemporanei. Anche dal punto di vista dell\u2019organizzazione sociale. Ma mi ha colpito in passato e oggi, leggendolo nel contesto di una riflessione su \u201csorella morte\u201d nel nostro tempo, anche il riferimento conclusivo alle maschere, che faceva Foucault. Uno studio che raccoglie 14 ricerche americane sull\u2019atteggiamento contemporaneo della societ\u00e0 americana davanti alla morte osserva che \u201cquello a cui si rende visita non \u00e8 un vero morto, che presenta i segni della morte, ma un quasi-vivo, truccato e disposto in modo da offrire ancora l\u2019illusione della vita\u201d. La societ\u00e0 americana ha prodotto un armamentario complesso, psicologico e sentimentale, rituale per provare a essere meno colpiti psicologicamente e sentimentalmente e proteggersi dalle quotidiane tragedie della morte con il minimo di emozioni. Il nostro \u00e8 un mondo in cui si aiuta il pi\u00f9 possibile la vita a essere lunga, ma dove non si sa come accompagnare il tempo del morire.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un libro sulla dignit\u00e0, sulla dignit\u00e0 del vivere, e anche del morire. Perch\u00e9 mette al centro gli uomini e le donne veri, del nostro tempo, la vita fragile, ma anche la modernit\u00e0, i cambiamenti intervenuti, la grande conquista degli anni in pi\u00f9 da vivere, i diritti, i doveri di fronte alla vita. E non ha paura di dire che anche il tempo del morire \u00e8 parte della nostra vita e, a volte, non di rado, d\u00e0 ancora pi\u00f9 significato alla vita. Vorrei ringraziare l\u2019Autore perch\u00e9 fa, per tutti noi, il viaggio di avvicinarsi alla bellezza della vita ma anche al dolore, e non c\u2019\u00e8 solo l\u2019atto o l\u2019attimo del morire. Ma c\u2019\u00e8 un prima, la vita che si \u00e8 vissuta, gli affetti, le esperienze, la cultura e la mentalit\u00e0 che si \u00e8 formata, quella di un credente, di un non credente, di un credente in altro modo, magari anche quella di un credulone in filosofie di vita altre, internettiane, e un prima prossimo, il dolore che pu\u00f2 accompagnarsi a una malattia, il cambiamento del corpo ma non del s\u00e9. E il dolore di chi sta accanto, se sta accanto, e di chi resta, dopo. Un libro che tocca davvero un tab\u00f9, che \u00e8 quello del dolore, E lo prende sul serio, non fugge, lo combatte ma non lo cancella, come \u00e8 davvero nella vita. Come Giacobbe che combatte con Dio e il dolore a volte si impossessa di tutto il corpo e la mente o vorrebbe: ma abbiamo una medicina palliativa e del dolore che ne spuntano le armi. L\u2019autore sa il legame tra la voglia di farla finita e il dolore che crea la disperazione, come pure quella disperazione o triste condizione di chi pensa che non ci sia pi\u00f9 vita perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019altra compagnia disperante, quella della solitudine del morente, e della solitudine nella vita.<\/p>\n<p>L\u2019autore indica la via che lui chiama: \u201cN\u00e9 rinuncia, n\u00e9 abbandono, n\u00e9 accanimento\u201d, e sa che occorre combattere contro solitudine e dolore, causa di disperazione e di perdita della dignit\u00e0 di ognuno di noi. Non arriva a soluzioni semplificate. Poggia sulla grande esperienza, quaranta anni e pi\u00f9, della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio nell\u2019accompagnamento delle persone anziane, che ha attraversato la trasformazione del nostro mondo contemporaneo, l\u2019invecchiamento della societ\u00e0 italiana ed europee, ben conosce gli inferni contemporanei di certi istituti per anziani, dove si pu\u00f2 essere lasciati soli su un materasso senza fodera, di gommapiuma, d\u2019estate, con biscotti sbriciolati senza pigiama, che bruciano la pelle. Come quelli che ho visto e visitato, e di persone dichiarate dementi senili, che semplicemente urlavano l\u2019ingiustizia di quell\u2019abbandono, lucide, razionali, disperate, bisognose solo di uno che pulisse il letto, desse un bicchiere d\u2019acqua, una carezza, rispondesse al lamento. Ricordo quando fui denunciato per avere raccontato questo, con la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, dalla pi\u00f9 grande casa per lungodegenti del Lazio, per poi essere assolto in Appello. Scrivevo: \u201cDai lager c\u2019\u00e8 chi, pochi, \u00e8 uscito e racconta. Qui no\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019autore conosce questi inferni, non fornisce una visione consolatoria, edulcorata. Per questo ci aiuta, tutti, a entrare in questa zona difficile della vita che il nostro mondo non vorrebbe considerare. Da cristiano, biblista, uomo del Vangelo, cos\u00ec vicino alla misericordia che ci viene regalata, a credenti e non credenti, da papa Francesco, mette al centro Ges\u00f9, la sua agonia, la sua morte, il mistero della risurrezione e la speranza che nulla di quello che si \u00e8 vissuto venga perduto, come nel corpo risorto di Ges\u00f9 che mostra tutti i segni della crocifissione.<\/p>\n<p>Allora, in un tempo di grande individualismo, nel mondo occidentale, quando l\u2019individualismo, nel proliferare delle credenze e nel pluralismo delle religioni, sembra diventato una religione unica, l\u2019unica globalizzata, almeno nell\u2019Occidente, questo libro aiuta a contrastare l\u2019isolamento del morente, indica vie per rispondere alle grandi domande della vita cui da soli si rischia di non sapere rispondere davvero nella vita: che cosa \u00e8 il male, perch\u00e9 la malattia e la morte, chi manda il male, che senso pu\u00f2 avere, se ce l\u2019ha, la sofferenza.<\/p>\n<p>In un mondo in cui \u00e8 esaltata la libert\u00e0 di scelta, sulla vita e sulla morte.<br \/>\nL\u2019autore non lo dice, perch\u00e9 pieno di rispetto anche per coloro dei quali non condivide la visione e la richiesta di una eutanasia attiva, legale, fino al suicidio assistito. Ma \u00e8 implicito il fatto che la vita non \u00e8 mai solo un bene individuale, ma sempre relazionale. E che anche chi a volte chiede con forza il diritto di autodeterminazione, anche indipendentemente dalle cure disponibili, pure esprimendo volont\u00e0 autentica potrebbe non essere davvero \u201clibero\u201d perch\u00e9 sotto la spinta del dolore, della paura, dei modelli culturali, sociali, di una idea di s\u00e9 e della integrit\u00e0 della vita molto fisica, o giovanilistica, sotto la spinta della solitudine o dell\u2019abbandono, in una libert\u00e0 molto condizionata.<\/p>\n<p>Libert\u00e0 di scegliere, s\u00ec, sembra dire l\u2019autore. Ma essere soli non aiuta la libert\u00e0, come si sarebbe detto una volta, occorre \u201cil libero arbitrio \u2013 senza costrizioni interne ed esterne \u2013 e la piena avvertenza. Altra materia difficile.<\/p>\n<p>Il Parlamento \u00e8 impegnato per cercare di creare norme lievi, un &#8216;diritto lieve&#8217;, che aiuti a umanizzare le fasi terminali della vita e a creare percorsi meno controversi. Nelle scorse legislature questi temi hanno spaccato il paese, con una spinta a legiferare sulla base di dolorosi casi estremi, completamente diversi, quelli di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby. Non si fa mai una buona legge sulla spinta di situazioni estreme. Abbiamo cercato di affrontare questi temi e la Commissione Affari Sociali, dopo avere avviato un lavoro,m anche di studio preliminare e di ascolto,\u00a0 assieme alla Commissione Giustizia su proposte di legge vertenti sull\u2019eutanasia attiva e sul suicidio assistito,\u00a0 ha dato grande impulso al lavoro di esame di ben 15 proposte che vertono su quelle che vengono chiamate Dichiarazioni o Disposizioni Anticipate di Trattamento.<\/p>\n<p>DAT. Occorre togliere temi cos\u00ec sensibili alle tifoserie, e anche a informazioni stampa non precise, magari nella speranza di fare crescere una opinione pubblica favorevole o contraria. Stiamo lavorando con continuit\u00e0 a un testo-base che tenga conto dei 15 disegni di legge presentati sulle DAT, e in quindici giorni dovremmo arrivare al testo per la parte emendativa. Dal 4 febbraio 2016 abbiamo ascoltato circa 30 soggetti istituzionali, associazioni di famiglie e di pazienti, societ\u00e0 mediche e scientifiche, farmaceutiche, esperti di livello nazionale e internazionale, in 7 giornate dedicate. Da tempo si riunisce il Comitato Ristretto. Come ho detto, non siamo lontani da un testo-base condiviso nella struttura, anche se su questioni sensibili esistono naturalmente posizioni e visioni diverse. Ma stiamo cercando di superare posizioni manichee su un tema cos\u00ec delicato.<\/p>\n<p>Occorre tenere insieme aspetti che sembrano a volte non stare insieme. Ma ci hanno aiutato le molte audizioni svolte, che ci aiutano anche nel linguaggio. Disposizioni o Dichiarazioni di trattamento? Immodificabili e vincolanti, ma da quando, in che circostanze? Interpretabili da un fiduciario indicato tra i familiari o anche al di fuori, assieme al personale medico, nel caso di impossibilit\u00e0 di espressione da parte della persona in difficolt\u00e0? N\u00e9 abbandono, n\u00e9 accanimento terapeutico, n\u00e9 rinuncia ad aiutare e al sostegno. Rispetto della volont\u00e0 della persona, della Costituzione, a rifiutare cure invasive. Ma anche\u00a0 necessit\u00e0 di cure appropriate e proporzionate, di un consenso davvero informato che richiede il tempo della spiegazione e del consenso e la possibilit\u00e0 di aggiornamento costante, nel tempo, anche sulle possibilit\u00e0 di cura e di sollievo dal dolore, palliative, o domiciliari, valorizzazione, al tempo stesso, del ruolo del medico in una alleanza terapeutica reale e non burocratica, verso una pianificazione condivisa delle cure, come elemento dinamico, verso una societ\u00e0 pi\u00f9 capace di ascoltare e non lasciare soli, non isolare, chi sta male, i suoi familiari e amici, i sanitari che svolgono la loro funzione e missione di cura.<\/p>\n<p>Per questo mi ha colpito recentemente, di fronte alle notizie circolate sul giovane belga per cui i genitori hanno chiesto l\u2019eutanasia attiva, l\u2019accelerazione mediatica che ha portato al sondaggio tra militanti 5Stelle, 2000, e che \u00e8 stato tradotto in una percentuale quasi totalitaria a favore sia dell\u2019eutanasia attiva che delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento. Molti giornali hanno amplificato o riportato l\u2019autodefinita capacit\u00e0 \u201crivoluzionaria\u201d di questa forma di democrazia diretta (dove lo 0, 000033 degli italiani si sarebbe espresso e che dovrebbe vincolare in tal modo il lavoro di un quinto del Parlamento e la principale forza di opposizione). Con la modestia che mi viene da audizioni complesse anche sul tema della terminologia mi sono chiesto su che cosa possano avere cliccato quelle duemila persone. E penso che sia davvero \u201crivoluzionaria\u201d, se deve essere \u201crivoluzionaria\u201d, una democrazia che cerca di costruire una legge saggia, studiata, capace di considerare tutte le anime del paese, con il contributo di tutte le opposizioni e delle diverse culture politiche e sociali, culturali in Parlamento, tutte le questioni in campo, come stiamo facendo, e non solo due titoli.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la rivoluzione autentica, ci dice l\u2019autore, \u00e8 quella ci ci aiuterebbe a vivere insieme, anche nelle difficolt\u00e0. A non essere isole, o isole contrapposte. Papa Francesco (p. 119 libro Paglia, <em>Solo L\u2019amore ci pu\u00f2 salvare<\/em>, p.83) riferendosi agli anziani ci ricorda che \u201cl\u2019autoeliminazione degli anziani \u00e8 una maledizione che spesso questa nostra societ\u00e0 si auto infligge. La scomparsa degli anziani, magari rinchiudendoli nei cronicari, \u00e8 vista dalla Bibbia come una minaccia da parte di Dio\u201d. E\u2019 la minaccia riportata nel libro di Samuele (1 Sam 2, 31-32). Ce lo spiega meglio nella <em>Amoris Laetitia<\/em>: \u201cla valorizzazione della fase conclusiva della vita \u00e8 oggi tanto pi\u00f9 necessaria quanto pi\u00f9 si tenta di rimuovere in ogni modo il momento del trapasso. (\u2026) L\u2019eutanasia e il suicidio assistito sono gravi minacce per le famiglie in tutto il mondo. (<em>Amoris Laetitia,<\/em> n.48).<\/p>\n<p>E\u2019 la cultura dello scarto, in cui siamo immersi. E riguarda tutta la vita debole e marginalizzata.<\/p>\n<p>In Italia e in molti paesi occidentali questo \u00e8 molto concreto, anche in assenza di leggi<em>ad hoc<\/em>. Sulla base di tante esperienze, racconti, penso che sia importante ricordare a tutti noi, anche come legislatori, che oggi il tema pi\u00f9 diffuso, anche se fuori dall\u2019attenzione mediatica, ignorato, non \u00e8 quello dell\u2019accanimento terapeutico, ma quello della desistenza e dell\u2019abbandono terapeutico, pi\u00f9 vasto di piccoli numeri. Fatto di terapie intensive dove avviene una selezione all\u2019ingresso, spesso, sulla base dell\u2019et\u00e0.<\/p>\n<p>Vincenzo Paglia ci ricorda con questo libro che la rivoluzione \u00e8 stare accanto a chi \u00e8 scartato. Lo ringrazio di cuore.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mariomarazziti.it\/2016\/09\/con-sorella-morte-monsignor-paglia.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-22282\" src=\"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/01.jpg\" alt=\"01\" width=\"585\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/01.jpg 1026w, https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/01-260x96.jpg 260w, https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/01-768x284.jpg 768w, https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/01-280x103.jpg 280w\" sizes=\"auto, (max-width: 585px) 100vw, 585px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Marazziti C\u2019\u00e8 un territorio, il pi\u00f9 frequentato, che in tanti si vorrebbe non ci fosse, ed \u00e8 quello proprio della morte e del morire. 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