{"id":22116,"date":"2016-09-04T02:32:11","date_gmt":"2016-09-04T00:32:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=22116"},"modified":"2016-09-04T02:51:39","modified_gmt":"2016-09-04T00:51:39","slug":"eutanasia-non-decida-il-caso-limite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/eutanasia-non-decida-il-caso-limite.html","title":{"rendered":"Eutanasia, non decida il \u00abcaso limite\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; convinzione diffusa ormai che il dibattito sull\u2019eutanasia sia segnato da imprecisioni, ambiguit\u00e0 e confusione. Ci troviamo in una vera e propria \u201cbabele\u201d di significati, sino a poter dire che non c\u2019\u00e8 termine pi\u00f9 ambiguo di \u201ceutanasia\u201d. Eppure la sua etimologia \u00e8 chiara. Da pi\u00f9 di duemila anni \u00e8 intesa in questo senso: dal suo apparire, nel mondo greco-romano, il termine eutanasia ha sempre significato \u201cbuona morte\u201d e mai l\u2019atto di soppressione di un malato da parte di un medico (anche quando il suicidio era ammesso senza tanto scandalo). La richiesta dell\u2019eutanasia si accompagna spesso a casi che appassionano e dividono l\u2019opinione pubblica e all\u2019enfasi del caso estremo di profonda sofferenza, solitudine e insopportabile angoscia, che richiede appunto l\u2019intervento per evitare tanto dolore. La paura della morte in condizioni difficili commuove l\u2019opinione di tanti: come non essere compassionevoli davanti a casi cos\u00ec drammatici? Certo, i casi estremi toccano tutti, fanno riflettere, sconvolgono i cuori, rendono pensosi e richiedono partecipazione e molta, molta attenzione. Le esperienze \u2013 come riportate sia da medici sia da infermieri \u2013 manifestano una pluralit\u00e0 di situazioni talora anche contrastanti.<\/p>\n<p>Nessuno deve considerare freddamente i molteplici casi drammatici che oggi in particolare si pongono. Ciascun caso \u00e8 da considerare a s\u00e9. Va evitata una classificazione generale. Molti operatori comunque invitano a non cedere a una \u201cpiet\u00e0 pericolosa\u201d \u2013 per riprendere la vicenda narrata nel romanzo di Stefan Zweig <i>L\u2019impazienza del cuore\u2013<\/i> perch\u00e9 porterebbe a derive drammatiche. Sulla spinta di casi estremi \u00e8 sempre difficile fare una buona legge per sua natura generale. \u00c8 utile porre attenzione alle riflessioni del noto chirurgo Lucien Isra\u00ebl che ha svolto per molti anni il suo servizio con i malati terminali di tumore. Nella sua lunga esperienza egli dice che una sola volta gli \u00e8 capitato di ricevere da un malato in maniera determinata e continua la richiesta di eutanasia. A suo parere, l\u2019affermarsi di quella che lui chiama la \u201cmoda dell\u2019eutanasia\u201d deriva, pi\u00f9 che da un sussulto di compassione, dal crollo di quella cultura umanistica che di fatto sostiene le relazioni umane nella societ\u00e0 occidentale: \u00abL\u2019eutanasia legalizzata rappresenta la rottura del legame simbolico tra le generazioni. Figli, nipoti e, ormai, pronipoti, visto che stiamo per diventare una societ\u00e0 a quattro generazioni, sapranno che ci si pu\u00f2 sbarazzare dei vecchi. Nel momento in cui una simile prospettiva dovesse essere ammessa e diventare oggetto di una forma di consenso sociale, i pi\u00f9 giovani non potrebbero fare a meno di vedere i pi\u00f9 anziani come oggetti da gettar via.<\/p>\n<p>Quando i \u201cvecchi\u201d non serviranno pi\u00f9, che siano depressi o che ancora non abbiano trovato il reparto medico in grado di non farli soffrire, si decider\u00e0 che \u00e8 tanto semplice, e persino pi\u00f9 caritatevole, sbarazzarsene. In queste condizioni, i legami tra le generazioni, che gi\u00e0 al giorno d\u2019oggi, per diverse ragioni, diventano sempre pi\u00f9 fragili, si indeboliranno ancora di pi\u00f9\u00bb (<i>Contro l\u2019eutanasia).<\/i> Mi pare particolarmente lucida l\u2019analisi di Isra\u00ebl nel cogliere anche la deriva verso cui conduce una cultura eutanasica. Si mina in radice quel contratto sociale che fonda la comunit\u00e0 umana. E purtroppo avviene quasi in maniera banale, non riflessa. Lucien Isra\u00ebl aggiunge: \u00abBisognava aspettarselo che la richiesta di esecuzione medica diventasse quasi una banalit\u00e0. Per quanto mi riguarda, in tutto ci\u00f2 vedo il riflesso di un indebolimento dei legami esistenti sia tra gli individui che tra le generazioni e i gruppi sociali. Al giorno d\u2019oggi, proprio quei valori che rendono possibile la societ\u00e0 sono in pericolo. Esiste un non detto indispensabile alla coerenza di una societ\u00e0; rivelatore di questo non detto \u00e8 il rispetto dovuto alla vita e la necessit\u00e0 di estendere fino alla fine gli sforzi per prolungarla \u00bb. L\u2019esaltazione dei casi limite portati per giustificare disposizioni legislative rischia di innescare processi che conducono allo scardinamento della vita anche associata.<\/p>\n<p>Tutti concordiamo che la sofferenza pu\u00f2 far paura pi\u00f9 della stessa morte. E va ricercato ogni rimedio per eliminarla. E qui si apre la questione di quanto la societ\u00e0 si impegni nella ricerca per abbattere il dolore, per sostenere le cure palliative, per favorire un coinvolgimento della stessa societ\u00e0 perch\u00e9 nessuno venga lasciato solo nei momenti di sofferenza. E cos\u00ec oltre. Non mi pare ragionevole neppure la posizione di chi ritiene sufficiente anche un solo caso per proporre la legge. E non \u00e8 saggia la tesi di chi sostiene che l\u2019eutanasia va legalizzata perch\u00e9 comunque riguarderebbe solo chi la chiede. \u00c8 ovvio \u2013 si dice da parte di costoro \u2013 che non pu\u00f2 essere imposta. E insistono dicendo che esiste il diritto alla vita, non l\u2019obbligo, per cui chi desidera vivere fino alla morte naturale, pu\u00f2 ovviamente farlo, ma non si pu\u00f2 vietare di morire a chi liberamente lo sceglie. Per confermare questa tesi si aggiunge: se \u2013 in Italia \u2013 il tentato suicidio non \u00e8 penalizzato, perch\u00e9 dovrebbe essere penalizzata l\u2019eutanasia? \u00c8 vero per\u00f2 che, nel martellamento propagandistico, si stia realizzando una vera \u201cnewspeak orwelliana\u201d: la morte per eutanasia viene presentata come un evento positivo che risponde alla richiesta di morire in maniera dignitosa. Purtroppo, ancora una volta, avviene un pericoloso slittamento: \u201caiutare\u201d un malato vuol dire sempre di pi\u00f9 \u201caiutarlo a morire\u201d pi\u00f9 che \u201caiutarlo a vivere\u201d. E affermare che bisogna \u201cmorire in modo degno\u201d significa sempre di meno \u201cmorire in modo naturale\u201d (considerato spesso indegno, specie se la morte si fa aspettare) e sempre pi\u00f9 ottenere la morte per via medicalmente indotta.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.avvenire.it\/Cultura\/Pagine\/EUTANASIA---3.aspx\">(da <strong>Avvenire<\/strong>)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; convinzione diffusa ormai che il dibattito sull\u2019eutanasia sia segnato da imprecisioni, ambiguit\u00e0 e confusione. Ci troviamo in una vera e propria \u201cbabele\u201d di significati, sino a poter dire che non c\u2019\u00e8 termine pi\u00f9 ambiguo di \u201ceutanasia\u201d. Eppure la sua etimologia \u00e8 chiara. 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