{"id":22102,"date":"2016-09-03T20:09:35","date_gmt":"2016-09-03T18:09:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=22102"},"modified":"2016-09-03T20:17:49","modified_gmt":"2016-09-03T18:17:49","slug":"paradiso-e-inferno-sono-qui-tra-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/paradiso-e-inferno-sono-qui-tra-noi.html","title":{"rendered":"\u00abParadiso e inferno sono qui tra noi\u00bb"},"content":{"rendered":"<div class=\"chapter clearfix\">\n<p class=\"chapter-paragraph\">Per Francesco d\u2019Assisi, ormai alla fine dei suoi giorni, era la benvenuta, al punto da sentirla sorella. Sorella morte \u00e8 il titolo che don Vincenzo Paglia ha deciso di dare al suo nuovo libro (Piemme), che affronta il tema pi\u00f9 scandaloso della vita. \u00abPi\u00f9 dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto\u00bb, fa dire Shakespeare ad Amleto. In questa vicinanza e in questa condivisione \u00e8 forse la ragione stessa del libro, nato prima dall\u2019esperienza diretta e dalla conseguente riflessione con gli amici della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio: \u00abCi siamo trovati per anni di fronte a situazioni liminari, con i malati di Aids quando la loro condanna era inevitabile, o con i tanti anziani accompagnati sino alla fine dei loro giorni. Abbiamo sentito il bisogno di affrontare il tema dell\u2019eutanasia che appare una cesura violenta e problematica: di qui, via via, la discussione si \u00e8 allargata non solo alle questioni che riguardano la legge e la medicina ma all\u2019intero mistero della morte e della vita\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter clearfix\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>In genere, di fronte al morire si rimane senza parole: il suo libro sfida il tab\u00f9.<br \/>\n<\/strong><br \/>\n\u00abIn effetti, affrontando la questione della morte, si \u00e8 come sbattuti di fronte ad un mistero impenetrabile e che tuttavia ci coinvolge in maniera drammatica. E non si trovano parole. Il credente deve ripartire da Ges\u00f9. Sono le pagine centrali del libro che mi hanno permesso di dialogare con le diverse sensibilit\u00e0, anche laiche, alla ricerca di parole che accomunino. \u00c8 il tentativo di trasmettere un po\u2019 di speranza, contro il rischio di banalizzare la vita e di occultare la morte. Oggi, la morte \u00e8 diventata la nuova pornografia. Deve essere nascosta e guai a \u201csvelarla\u201d. E invece \u00e8 necessario \u2014 per dire \u2014 toglierle il burka\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"oas_Bottom1\"><strong>\u00a0Il teologo Karl Barth ricorda che il buon cristiano dovrebbe avere sempre in una mano la Bibbia e nell\u2019altra il Giornale. \u00c8 un invito a confrontarsi con il cambiamento\u2026\u00a0<\/strong><\/div>\n<div>\u00abS\u00ec, il Giornale significa la storia. I credenti debbono confrontarsi con essa. La fede \u00e8 per sua natura \u201csociale\u201d: il Vangelo chiede ai cristiani l\u2019impegno per trasformare la storia. Viviamo una singolare contraddizione: da una parte occultiamo la morte e dall\u2019altra, rassegnati, ne mostriamo la violenza nei conflitti e nelle ingiustizie. Perch\u00e9 riguarda altri e non noi. La fede cristiana, ed anche il buon umanesimo, non fa restare neutrali. La Bibbia, che \u00e8 una storia di liberazione dal male e dalla morte, costringe i credenti a entrare nella storia per liberarla perch\u00e9 sia pi\u00f9 giusta, pi\u00f9 pacifica, pi\u00f9 solidale\u00bb.<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Non le pare che spesso il mondo cattolico sia prigioniero delle dichiarazioni dottrinarie di principio e che fatichi a percepire il cambiamento?<br \/>\n<\/strong><br \/>\n\u00abCerto, anche noi cristiani dobbiamo ripensare le questioni ultime: l\u2019oltre dopo la morte, l\u2019Inferno, il Paradiso, il giudizio, la salvezza. Dobbiamo ripensarle nel cuore della storia, e non come una cosa solo a venire. Nel Credo affermiamo di credere nella \u201cvita eterna\u201d, non semplicemente nell\u2019\u201caldil\u00e0\u201d. La fede va legata alla vita, all\u2019oggi. Ad esempio, l\u2019inferno inizia gi\u00e0 da questa terra: la Siria, la Nigeria, i bambini che muoiono di fame, i naufraghi nel Mediterraneo, non stanno vivendo l\u2019inferno? Anche il Paradiso inizia qui: ogni volta che facciamo un gesto d\u2019amore&#8230; Mi ha colpito il racconto di suor Emanuelle, una donna che trascorse la sua vita nel quartiere dell\u2019immondizie del Cairo: lei mette in parallelo la morte triste di Onassis, abbandonato in una clinica, e quella consolata di un povero raccoglitore di immondizia circondato dall\u2019amore di chi gli voleva bene\u00bb.<\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Come si pu\u00f2 liberare dal male un mondo che conosce lo sterminio quotidiano, le tragedie del mondo, il naufragio di massa dei migranti nel Mediterraneo, la morte per fame dei bambini, la violenza cieca del terrorismo islamico?<\/strong><\/p>\n<p class=\"chapter-paragraph\">\u00abIl Signore della creazione \u00e8 il nemico irriducibile del male e della morte: combatte l\u2019una e l\u2019altra e non sopporta che si abbattano sugli uomini. E chiama i credenti a combattere. Certo, appare una battaglia impossibile, ma la fede \u00e8 anche lotta (agonia). San Paolo invita a sperare contro ogni speranza (una frase che piaceva molto anche a Pannella), e aggiunge che la speranza non delude. L\u2019amore \u00e8 la chiave della fede e della vittoria sulla morte, \u00e8 l\u2019arma contro lo sterminio quotidiano che continua proprio perch\u00e9 manca l\u2019amore. Mentre crescono muri e diffidenze. La morte inizia il suo lavoro pi\u00f9 distruttivo l\u00e0 dove non c\u2019\u00e8 l\u2019amore e l\u2019uomo resta solo\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>\u00c8 nell\u2019idea di uomo come essere \u00abrelazionale\u00bb che si innestano i suoi dubbi sull\u2019autodeterminazione?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCerto. La libert\u00e0 individuale \u2014 che resta una grande conquista \u2014 se \u00e8 sciolta da qualsiasi vincolo ci getta nella fossa della solitudine con un illusorio delirio di onnipotenza. Guai a sentirci padroni assoluti della nostra vita, a sentirci come Dio. L\u2019amico Giuseppe De Rita ha ragione nel parlare di \u201cegolatria\u201d, di un nuovo culto, quello dell\u2019Io, sul cui altare sacrifichiamo tutto, noi stessi e gli altri, in ambito privato e in ambito pubblico. Pensiamo ad Aleppo. Sugli altari degli interessi individuali delle diverse parti si sacrificano bambini, donne, gente inerme con la sola colpa di stare ad Aleppo. In una cultura iperindividualista, l\u2019interesse individuale prevale sempre su quello pubblico. Ma siamo tutti interdipendenti, persone e popoli. La dimensione della relazionalit\u00e0 va riconquistata.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Un capitolo del suo libro si intitola con un verso di John Donne: \u00abNessun uomo \u00e8 un\u2019isola\u00bb.<br \/>\n<\/strong><br \/>\n\u00abRispetto alla autodeterminazione nel campo individuale, nel libro riporto la reazione di Luciana Castellina di fronte alla decisione di Lucio Magri di darsi la morte in una clinica. Mi ha colpito la sua riflessione. Lei, anche se favorevole alla legge sull\u2019eutanasia, ha affermato di non riuscire a perdonarlo: \u201cVuol dire che i legami di amicizia non servono a fermarti e che il tuo dolore conta pi\u00f9 del dolore che procuri\u201d. Sento una grande preoccupazione di fronte all\u2019aumento dei suicidi. \u00c8 sempre una sconfitta. Di tutti\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>\u00c8 difficile rendere conto agli altri di ogni tuo gesto intimo. Come possiamo condannare il suicidio di Pavese o di Primo Levi o di tanti altri che hanno voluto andarsene per ragioni insondabili?<br \/>\n<\/strong><br \/>\n\u00abLa scelta suicida non \u00e8 mai un valore. Sempre lascia inevasa una disperata domanda di amore, di senso, di un futuro diverso. \u00c8 come voler passare ad una vita migliore senza il ponte: si cerca con un salto \u2014 drammatico \u2014 di raggiungere l\u2019altra sponda. Per questo guardo quel dolore con misericordia e persino con tenerezza. E mi interrogo: noi dove stavamo? E se mi viene chiesto, da sacerdote celebro sempre il funerale. A chi si \u00e8 tolto la vita desidero offrire quella sponda che non ha trovato prima. Dio ascolta quella scintilla d\u2019amore. Non \u00e8 n\u00e9 sordo n\u00e9 distratto\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Nel libro ricorre la metafora del tenersi per mano.<br \/>\n<\/strong><br \/>\n\u00ab\u00c8 la metafora della vita e della morte. Siamo gli uni legati agli altri, tutti, la solitudine \u00e8 contro natura. Chi non sa stendere le mani per gli altri \u00e8 un \u201cmisantropo\u201d nel senso pi\u00f9 deteriore della parola. Dio stesso sent\u00ec il bisogno di mani amiche, soprattutto nei momenti drammatici della sua morte. Pensiamo ai baci di quella donna mentre gli ungeva i piedi. E poi \u00e8 la scena dell\u2019orto degli ulivi e della croce che ci dicono il bisogno di amore. \u00c8 il filo che unisce le pagine di questo libro\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Lei \u00e8 contrario alla legge sul testamento biologico?<br \/>\n<\/strong><br \/>\n\u00abNon \u00e8 proprio cos\u00ec. Sulla questione delle dichiarazioni anticipate di volont\u00e0 ci sono molte domande di diversa natura, compresa quella sul suo valore giuridico. Non dico che non si debbano scrivere le proprie volont\u00e0, scriviamole pure, ma deve sempre prevalere la relazione affettiva, appassionata, anche dialettica, tra coloro che sono coinvolti. Fare credito all\u2019amore degli altri \u00e8 un modo per sfidare la morte, per non lasciarle l\u2019ultima parola. Anche la morte va affrontata assieme, come la vita\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Si ha sempre l\u2019impressione che quando si parla di questi temi si formino i soliti schieramenti ideologici o fideistici e che nessuno sia disposto davvero ad ascoltare l\u2019altro.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel libro cito pi\u00f9 volte il presidente Mitterrand, uomo di profonde convinzioni laiche, per il coraggio di ricercare risposte alla morte e alle questioni ultime. \u00c8 un esempio straordinario di umanista. Sarebbe utile che laici e credenti moltiplicassero dibattiti e confronti su questi temi. \u00c8 uno degli obiettivi che mi propongo con questo libro. Del resto, il radicarsi della mentalit\u00e0 consumista, che nega nei fatti ogni dimensione agonica della vita, porta ad anestetizzare l\u2019esistenza. La dittatura dell\u2019Io porta a disinteressarsi della comunit\u00e0. Hannah Arendt individuava nell\u2019atomizzazione della societ\u00e0 il miglior alleato dei totalitarismi\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Fatto sta che la scienza permette sempre pi\u00f9 di sottrarre la morte ai ritmi naturali e di consegnarla alla scelta del singolo per evitare una sofferenza prolungata e penosa.<br \/>\n<\/strong><br \/>\n\u00abCredo sia indispensabile suscitare una nuova cultura della vita, come anche un impegno pi\u00f9 deciso per favorire le terapie contro il dolore. Comunque non mi pare saggio legiferare sulle questioni ultime, essendo privi di pensiero e di parole condivise sulla vita e sulla morte. Oltretutto \u2014 come dice Gustavo Zagrebelsky \u2014 di fronte alle questioni ultime siamo sempre penultimi. Resta infatti aperto il progresso della scienza, la possibilit\u00e0 di nuove medicine, e cos\u00ec via\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Qual \u00e8 il suo obiettivo come Presidente dell\u2019Accademia per la Vita, nominato di recente dal Papa?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDialogare, creare ponti, anche in maniera dialettica, creare un nuovo umanesimo. \u00c8 una prospettiva su cui Papa Francesco non cessa di insistere. Solo i ponti permettono di passare da una parte all\u2019altra. Il fondamentalismo \u00e8 assenza di ponti: esistono solo pilastri lontani gli uni dagli altri. La verit\u00e0 \u00e8 \u201cdialogica\u201d: essa cerca di unire non di separare. Anche noi cristiani dobbiamo rimetterci in discussione e senza timori percorrere anche le frontiere pi\u00f9 delicate. A chi lo accusava di essere troppo rivoluzionario, Giovanni XXIII rispondeva: \u201cNon \u00e8 il Vangelo che cambia, siamo noi che lo comprendiamo meglio\u201d\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Lei \u00e8 stato presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia: che relazione c\u2019\u00e8 tra il sentimento della morte e i cambiamenti della famiglia\u2026<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 il tema di oggi e di domani. Ed \u00e8 una sfida da affrontare proprio mentre la morte \u00e8 occultata e la famiglia bersagliata. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 una voragine tra la famiglia e la morte: alcuni decenni fa, i bambini stavano intorno al letto del nonno morente. Oggi, invece, vanno accuratamente tenuti lontani (anche se poi li vediamo vittime innocenti delle guerre senza reagire come si dovrebbe!). Questa separazione \u00e8 una violenza: oscurando la morte, si cancella il senso stesso delle generazioni. Un riverbero \u00e8 l\u2019abisso che stiamo ponendo tra giovani e anziani. Va recuperata l\u2019alleanza tra le generazioni. La morte fa parte del programma. Cancellarla significa eliminare la coscienza della continuit\u00e0 della vita, del passaggio del testimone\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"chapter\">\n<p class=\"chapter-paragraph\"><strong>Abbiamo cominciato accennando all\u2019esperienza diretta: che cosa si prova accompagnando qualcuno verso la fine?<br \/>\n<\/strong><br \/>\n\u00abSeguire il morente \u00e8 un\u2019esperienza profondamente umana: costringe a ad amare, a pensare agli altri e anche a se stessi, alla propria fragilit\u00e0 e al bisogno di aiuto. Tra i tanti ricordi mi viene in mente ora Pietro Scoppola, a dieci anni dalla sua morte. Intuendo che il nostro sarebbe stato l\u2019ultimo incontro, mi volle vedere vestito e seduto sulla sedia: voleva benedirmi. Tante riflessioni avevamo avuto tra noi, anche vivaci, sulla Chiesta, sul paese, sulla vita umana, ma quella volta \u2014 come da una cattedra \u2014 volle dirmi parole di benedizione. \u00c8 difficile dimenticare incontri come questi. Altre volte le situazioni sono pi\u00f9 drammatiche e magari il pianto prevale, ma stare comunque accanto a chi muore e tenersi per mano, vale la vita\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cultura\/16_settembre_02\/sorella-morte-monsignor-vincenzo-paglia-piemme-ed300b78-711e-11e6-82b3-437d6c137c18.shtml\"><em>(dal <strong>Corriere della Sera<\/strong>)<\/em><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per Francesco d\u2019Assisi, ormai alla fine dei suoi giorni, era la benvenuta, al punto da sentirla sorella. 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