{"id":21558,"date":"2016-03-22T20:06:53","date_gmt":"2016-03-22T19:06:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=21558"},"modified":"2016-03-22T20:06:53","modified_gmt":"2016-03-22T19:06:53","slug":"la-vocazione-e-la-missione-della-famiglia-nella-chiesa-e-nel-mondo-contemporaneo-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/la-vocazione-e-la-missione-della-famiglia-nella-chiesa-e-nel-mondo-contemporaneo-4.html","title":{"rendered":"La Vocazione e la missione della Famiglia  nella Chiesa e nel mondo contemporaneo"},"content":{"rendered":"<p><em>Una Chiesa missionaria <\/em><\/p>\n<p>Abbiamo appena terminato il Sinodo dei Vescovi e nel documento finale si offrono non poche indicazioni sul tema della Famiglia. Siamo in attesa dell\u2019Esortazione Apostolica post-Sinodale per poter accogliere le prospettive che Papa Francesco ci offrir\u00e0. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 per\u00f2 l\u2019orizzonte nel quale iscrivere le nostre riflessioni e la nostra azione pastorale: \u00e8 il nuovo slancio missionario che Papa Francesco ha proposto a tutta la Chiesa particolarmente con l\u2019Enciclica <em>Evangelii Gaudium<\/em>. Il Papa invita le Chiese \u2013 e tutti i credenti \u2013 ad una vera \u201cconversione pastorale\u201d, ossia a intraprendere con nuovo slancio e nuova passione la comunicazione del Vangelo della Famiglia e della Vita.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario mettersi \u201cin uscita\u201d \u2013 scrive il Papa \u2013 per raggiungere coloro che sono nelle periferie urbane ed esistenziali e comunicare loro il Vangelo in maniera non solo comprensibile ma soprattutto attrattiva. E\u2019 evidente perci\u00f2 che non basta pi\u00f9 continuare come sempre abbiamo fatto, non basta qualche semplice aggiornamento. Il Papa chiarisce: \u201cLa pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del \u2018si \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u2019. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunit\u00e0\u201d (34). E\u2019 necessario sintonizzarsi personalmente con questa passione missionaria che il Papa ci comunica e che sgorga da Ges\u00f9 stesso, il quale, come scrive il Vangelo: \u201cvedendo le folle, ne sent\u00ec compassione, perch\u00e9 erano stanche e sfinite come pecore senza pastore\u201d (Mt 9,36ss), chiese di pregare per i futuri operai della messe e invi\u00f2 i discepoli in missione (Mt 10).<\/p>\n<p>E\u2019 necessario fare nostro lo stile stesso di Ges\u00f9 cos\u00ec come appare nei Vangeli. Ges\u00f9 \u00e8 l\u2019esempio da avere davanti ai nostri occhi. E dobbiamo seguirlo con gioia. Questo \u00e8 il cuore del messaggio della Enciclica <em>Evangelii Gaudium<\/em>.\u00a0 Papa Francesco, dissociandosi da un modo difensivo e negativo di pensarsi nella societ\u00e0, scrive: \u201cLa Chiesa in uscita \u00e8 la comunit\u00e0 di discepoli missionari che prendono l\u2019iniziativa, che si coinvolgono, che fruttificano e festeggiano\u201d (24). La sfida \u00e8 profonda, come un cambiamento di ottica e di orientamento: \u201cCostituiamoci in tutte le regioni della terra in uno stato permanente di missione\u201d (25). E\u2019 la \u201cconversione missionaria\u201d: \u201cOgni Chiesa particolare, porzione della Chiesa Cattolica sotto la guida del suo Vescovo, \u00e8 anch\u2019essa chiamata alla conversione missionaria. Essa \u00e8 il soggetto dell\u2019evangelizzazione\u2026\u201d (30).<\/p>\n<p>Sono parole che impegnano e che chiedono un diverso paradigma nell\u2019azione pastorale anche per quel che concerne la Famiglia. Dicevo che attendiamo l\u2019Esortazione Apostolica del Papa sulla Famiglia. Ma ci sono gi\u00e0 i testi del Sinodo dei Vescovi e le Catechesi di Papa Francesco sulla Famiglia. Per parte mia presento alcune riflessioni che tengono conto di questo ricco materiale che gi\u00e0 abbiamo a disposizione.<\/p>\n<p><em>La Famiglia in una societ\u00e0 globalizzata e individualizzata <\/em><\/p>\n<p>Vorrei iniziare queste mie riflessioni partendo dalla situazione paradossale nella quale si trova oggi la famiglia soprattutto nel contesto occidentale. Da un lato infatti si attribuisce un grande valore ai legami familiari, sino a farne la chiave della felicit\u00e0; dall\u2019altro la famiglia \u00e8 divenuta il crocevia di numerose fragilit\u00e0: le rotture coniugali sono sempre pi\u00f9 frequenti, \u00e8 divenuto normale pensare che gli individui possano \u201cfare famiglia\u201d nelle maniere pi\u00f9 diverse, e i figli si possono fare aldil\u00e0 della famiglia. In un orizzonte come questo, la famiglia non \u00e8 negata, come accadeva in passato, penso a Gide che diceva: \u201cFamiglia, ti odio!\u201d. Oggi la famiglia viene posta accanto a nuove forme di vita e di esperienza relazionale che sono <em>apparentemente <\/em>compatibili con essa, anche se in verit\u00e0 la indeboliscono sino a scardinarla.<\/p>\n<p>Tale tendenza si iscrive all\u2019interno del pi\u00f9 largo processo di \u201cindividualizzazione\u201d che caratterizza l\u2019odierna societ\u00e0 globalizzata. Negli ultimi secoli abbiamo visto l\u2019affermarsi della soggettivit\u00e0, un passo decisamente positivo che ha permesso l\u2019affermarsi della dignit\u00e0 delle singole persone. Ma oggi stiamo assistendo all\u2019affermarsi di una nuova prospettiva culturale che il noto filosofo francese, Gilles Lipovetsky, definisce: \u201c<em>seconda rivoluzione individualista<\/em>\u201d. E\u2019 a dire che l\u2019individuo, sciolto da ogni vincolo, si erge a padrone assoluto nello scenario umano. L\u2019<em>io<\/em> prevale ovunque sul <em>noi<\/em> e l\u2019<em>individuo<\/em> sulla <em>societ\u00e0, <\/em>cos\u00ec pure i diritti dell\u2019<em>individuo<\/em> avanzano su quelli della <em>famiglia<\/em>. Ogni desiderio dell\u2019<em>io<\/em> diventa diritto. E il diritto \u00e8 chiamato a tutelare l\u2019individuo prima che ogni altra dimensione umana.<\/p>\n<p>In una tale cultura individualista \u00e8 normale che si preferisca la coabitazione al matrimonio, l\u2019indipendenza individuale alla dipendenza reciproca. E la famiglia, con un capovolgimento totale, pi\u00f9 che \u201ccellula base della societ\u00e0\u201d viene concepita come \u201ccellula base per l\u2019individuo\u201d.\u00a0 Ognuno dei due coniugi pensa l\u2019altro in funzione di se stesso. L\u2019<em>io<\/em>, nuovo padrone della realt\u00e0, diviene padrone assoluto anche nel matrimonio e nella famiglia. Il sociologo italiano, Giuseppe De Rita, parla di \u201cegolatria\u201d, di un vero e proprio culto dell\u2019<em>io<\/em>.<\/p>\n<p>Le conseguenze di tale atteggiamento si riflettono sulla stessa societ\u00e0 che diviene sempre pi\u00f9, se cos\u00ec posso dire, de-familiarizzata, o comunque \u201ca basso tasso di famiglia\u201d, una societ\u00e0 fatta di persone sole che se si uniscono lo fanno senza alcun impegno duraturo, ove ciascuno pensa soprattutto a se stesso. L\u2019esaltazione dell\u2019individuo, sciolto da qualsiasi vincolo, porta allo sgretolamento di quei legami che siano un minimo saldi e duraturi. Scrive il filosofo marxista Giuseppe Vacca: \u201cIl riconoscimento per legge del desiderio individuale quale fonte della libert\u00e0 e del diritto, crea inevitabilmente frammentazione e atomizzazione in ogni campo. Non a caso nascono molte nuove e spesso effimere formazioni politiche sorte dall\u2019impulso a scindersi, alla prima divergenza, da una precedente aggregazione con la cui linea prevalente non si concorda\u201d. Insomma il \u201cper sempre\u201d non gode pi\u00f9 di cittadinanza culturale.<\/p>\n<p>Fa pensare, per portare un solo esempio, il fatto che cresca il numero delle famiglie \u201cunipersonali\u201d. La diminuzione dei matrimoni religiosi e civili non si sta traducendo nella formazione di altre forme di convivenza, come ad esempio le coppie di fatto o quelle omosessuali, bens\u00ec nella crescita numerica di persone che scelgono di vivere da sole. Qualsiasi legame impegnativo \u00e8 sentito come insopportabile: \u00e8 meglio restare soli con se stessi. Quando Zigmund Baumann parla di \u201csociet\u00e0 liquida\u201d, fotografa una societ\u00e0 strutturalmente incerta nei legami: non ci si pu\u00f2 fidare pi\u00f9 di nessuno. I rapporti stabili, ritenuti impossibili, non sono neppure da cercare. Anche l\u2019amore \u00e8 \u201cliquido\u201d. E il desiderio di stabilit\u00e0 affettiva che pure \u00e8 iscritto nel cuore degli uomini, viene falciato non appena esce allo scoperto. La globalizzazione trasferisce l\u2019individualismo a livello planetario e lo lega inscindibilmente al mercato. E\u2019 il trionfo del consumo.<\/p>\n<p><em>Il bisogno di \u201cFamiglia\u201d radicato nel profondo dell\u2019essere umano <\/em><\/p>\n<p>I legami affettivi duraturi, tuttavia, continuano ad essere un\u2019aspirazione. Le ricerche lo rilevano. In effetti, quando la cultura contemporanea prospetta l\u2019obiettivo dell\u2019autonomia assoluta dei singoli, in realt\u00e0 inganna perch\u00e9 propone un falso obiettivo. Il bisogno di \u201cfamiliarit\u00e0\u201d, che definisce in radice la persona umana, seppure affossato, non \u00e8 distrutto. L\u2019umanit\u00e0 e i singoli sono fatti per la comunione, non per la solitudine. Ce lo dice il racconto biblico della creazione dell\u2019uomo e della donna. Dio \u2013 si scrive nel capitolo secondo della Genesi (2, 18) -, dopo aver creato l\u2019uomo, si rese conto che mancava qualcosa a quel suo capolavoro: \u201cNon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d. E subito cre\u00f2 la donna, una compagnia \u201cche gli fosse simile\u201d. Il senso del racconto \u00e8 evidente: la vocazione dell\u2019uomo non \u00e8 la solitudine, ma la comunione nella diversit\u00e0. Ciascun uomo ha bisogno dell\u2019altro, anzi di un altro diverso che lo completi. Da solo non pu\u00f2 esistere. Nel primo capitolo della Genesi (1, 27) si sottolinea questa dimensione comunionale: \u201cDio cre\u00f2 l\u2019uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo cre\u00f2; maschi e femmina li cre\u00f2\u201d. La persona umana, fin\u00a0 dalle origini, non \u00e8 un singolo, ma un \u201cnoi\u201d: l\u2019<em>io<\/em> e l\u2019<em>altro<\/em> sono l\u2019uno complementare dell\u2019altro. L\u2019<em>io<\/em> senza l\u2019<em>altro<\/em> non \u00e8 un\u2019immagine piena di Dio, che \u00e8 invece il \u201cnoi\u201d, l\u2019unione complementare tra l\u2019uomo e la donna. Nella creazione stessa, pertanto, \u00e8 negata l\u2019autosufficienza e iscritto invece il bisogno del \u201cnoi\u201d, della comunione, di cui la famiglia \u00e8 l\u2019archetipo.<\/p>\n<p>Se vogliamo dare solidit\u00e0 alla societ\u00e0 \u00e8 necessario coinvolgere la famiglia. E\u2019 in essa, infatti, che si inizia a costruire, difendere e promuovere il \u201cnoi\u201d dell\u2019umanit\u00e0. Diceva saggiamente Cicerone: \u201cfamilia est principium urbis, et quasi seminarium reipubblicae\u201d. E\u2019 una dimensione ancor pi\u00f9 urgente in un contesto di globalizzazione. La dimensione \u201cfamigliare\u201d contiene le diverse forme di societ\u00e0, sino a quella della \u201cfamiglia dei popoli\u201d. Potremmo dire che i tratti della \u201cfamigliarit\u00e0\u201d sono una grande sfida di fronte all\u2019anonimato e all\u2019individualismo delle societ\u00e0 contemporanee e delle grandi aree metropolitane. Si potrebbe dire che ci troviamo in un crinale storico che, in maniera sintetica, potremmo cos\u00ec semplificare: da una parte, vi \u00e8 l\u2019affermazione biblica che dice: \u201cnon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d (da cui \u00e8 originata la famiglia e l\u2019attitudine \u201cfamigliare\u201d dell\u2019uomo); dall\u2019altra, l\u2019esatto opposto della cultura contemporanea, ossia: \u201c\u00e8 bene che l\u2019individuo sia solo\u201d (da cui deriva l\u2019individualismo sociale ed economico). L\u2019<em>io<\/em>, l\u2019individuo, sciolto da qualsiasi vincolo, viene contrapposto al <em>noi<\/em>, alla famiglia e alla societ\u00e0.<\/p>\n<p><em>La vocazione e la missione della famiglia <\/em><\/p>\n<p>Di qui l\u2019urgenza di ridare dignit\u00e0 culturale e centralit\u00e0 sociale alla famiglia. Essa va riportata nel cuore del dibattito, nel centro della visione della politica e della stessa economia, come pure della vita delle comunit\u00e0 cristiane. Il Sinodo si \u00e8 posto su questa linea: sul bisogno di \u201cpi\u00f9 famiglia\u201d: sia la Chiesa che la societ\u00e0 debbono acquistare i tratti della \u201cfamigliarit\u00e0\u201d. E, a sua volta, la famiglia deve acquisire una dimensione pi\u00f9 larga, sia ecclesiale che sociale.<\/p>\n<p>Papa Francesco \u2013 e il Sinodo \u2013 chiedono di tornare a riflettere sul \u201cmistero dell\u2019inizio\u201d. Ges\u00f9 stesso rinvi\u00f2 a quel che era nel principio, quando gli posero la domanda sulla legittimit\u00e0 del ripudio: \u201call\u2019inizio non fu cos\u00ec\u201d(Mt 19,8). Gi\u00e0 nelle prime pagine della Bibbia viene tracciata la vocazione e la missione della famiglia. Non posso approfondire ora il testo biblico e mi fermo solo a rilevare che all\u2019inizio della storia umana Dio affida ad Adamo ed Eva (in questa prima comunit\u00e0 sono presenti sia la \u201cfamiglia umana\u201d che le singole famiglie) il compito di 1) custodire il creato e 2) la responsabilit\u00e0 della generazione: \u201cSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela\u201d(Gn 1, 28). E\u2019 la sintesi della vocazione e della missione che Dio affida alla famiglia umana, di ieri e di oggi. La famiglia non \u00e8 stata creata per rinchiudersi in se stessa, ma per generare i popoli e rendere abitabile per tutti la \u201ccasa comune\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 questa prospettiva che Papa Francesco propone ai giovani nella via del matrimonio: si tratta di sognare in grande, di pensare la famiglia come il luogo per rendere il mondo pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 bello. Siamo ben lontani dal sogno romantico di \u201cdue cuori e una capanna\u201d. La famiglia deve riscoprire la vocazione di \u201cumanizzare\u201d coloro che nascono alla vita. La famiglia \u2013 potremmo dire anche grazie ai suoi difetti e limiti &#8211; rimane il luogo della vita, il luogo del mistero dell\u2019essere, il luogo della prova e della storia, il luogo per evitare le derive disumane di una societ\u00e0 ipertecnica e iperindividualista.<\/p>\n<p>Dio affida il miracolo della vita all\u2019amore fecondo tra l\u2019uomo e la donna: il matrimonio \u00e8 una chiamata (una vocazione) alla generativit\u00e0. E\u2019 sulla differenza sessuale che si costruisce la \u201cpotenza\u201d generativa. L\u2019unione tra due uguali non sa generare (al massimo soddisfa un bisogno), mentre solo unendo la radicale differenza \u00e8 possibile all\u2019essere umano adempiere al proprio mandato (alla propria vocazione) di generare e di accogliere la vita. Per questo \u00e8 nella famiglia che viene scritta la prima pagina della sacralit\u00e0 della vita che nasce, \u00e8 dall\u2019amore tra l\u2019uomo e la donna che nasce l\u2019accoglienza e la cura delle nuove generazioni, che si genera il dono responsabile della vita. La natura generativa dell\u2019amore di coppia la rende poi capace di accoglienza di ogni vita, capace di accogliere anche chi viene rifiutato. Cos\u00ec l\u2019adozione, l\u2019affido, la cura delle persone fragili in famiglia sono frutto e compito dell\u2019amore tra l\u2019uomo e la donna.<\/p>\n<p><em>La famiglia e la sequela di Ges\u00f9<\/em><\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per affrontare il tema del rapporto tra il sacramento del matrimonio e la famiglia che ne \u00e8 il frutto. E vorrei spendere anche solo una parola sul tema della sequela di Ges\u00f9. Come diviene discepola di Ges\u00f9? Come segue il Vangelo? Come comunica la fede sia dentro che fuori casa? Sono solo alcuni interrogativi che dobbiamo porci con maggiore attenzione. Non \u00e8 la famiglia come tale che salva. Ges\u00f9 conosce bene i pericoli che si annidano nella famiglia se ci si lascia guidare solo dall\u2019amore per se stessi. Se cos\u00ec accade, la famiglia facilmente diventa una gabbia da cui fuggire oppure un luogo di violenze a volte terribili. La Bibbia ci ammaestra su questo punto sin dalla prima pagina. Certamente ci dice che non \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo. Ma se in famiglia crescono sentimenti egocentrici accade l\u2019irreparabile. Pensiamo al litigio tra Adamo ed Eva, dopo la disobbedienza a Dio; al primo fratricidio di Caino che uccide Abele. Tale consapevolezza fa dire a Ges\u00f9 quelle parole che a prima vista sembrerebbero contrapporre i legami famigliari con l\u2019invito a seguirlo: \u201cChi ama il padre e la madre pi\u00f9 di me non \u00e8 degno di me, chi ama il figlio o la figlia pi\u00f9 di me non \u00e8 degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue non \u00e8 degno di me\u201d (Mt10, 37-38)?<\/p>\n<p>Ges\u00f9 non vuole affatto cancellare il quarto comandamento. \u201conora il padre e la madre\u201d! Nella Bibbia vi \u00e8 una grande chiarezza su questo comandamento, anche se noi lo abbiamo spesso banalizzato riducendolo ai bambini che debbono obbedire ai genitori. In realt\u00e0, quelle parole bibliche sono rivolte ai figli adulti perch\u00e9 non abbandonino i loro genitori anziani, anche quando \u201cperdono il senno\u201d. Ges\u00f9 non vuole abolire tale comandamento, ma affermare che il legame con lui vale pi\u00f9 di ogni altro legame. S\u00ec, la sequela del Vangelo \u00e8 il primo legame su cui fondare tutti gli altri. La stessa famiglia cristiana si edifica su questa roccia che \u00e8 la fede in Ges\u00f9. Questo significa \u201csposarsi nel Signore\u201d. Vale anche qui la parola evangelica: \u201cDove sono riuniti due persone nel mio nome io sono in mezzo a loro\u201d.<\/p>\n<p>La prima opera della famiglia come soggetto evangelizzatore, pertanto, \u00e8 seguire il Vangelo. La sequela di Ges\u00f9 non solo non cancella il quarto comandamento e i legami famigliari, ma li trasforma profondamente rendendoli pi\u00f9 creativi, pi\u00f9 robusti e capaci di superare i confini della stessa famiglia. I legami famigliari, irrorati dal Vangelo, spingono ad uscire di casa per creare una paternit\u00e0 e una maternit\u00e0 pi\u00f9 ampie, per accogliere come fratelli e sorelle anche coloro che sono soli o emarginati dalla societ\u00e0. Ricordiamo cosa rispose Ges\u00f9 a chi gli disse che fuori della casa c\u2019erano la madre e i fratelli che lo aspettavano: \u201cEcco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volont\u00e0 di Dio, costui \u00e8 mio fratello, sorella e madre\u201d (Mc 3, 35).<\/p>\n<p>I legami famigliari irrorati dal Vangelo svincolano dall\u2019egoismo, dal familismo, dalla chiusura e rendono responsabili di tutti gli altri legami che si stabiliscono. La famiglia diviene un motore di legami da instaurare e da difendere. E riguardano tutte le et\u00e0 della vita: pensiamo ai bambini, agli anziani, ai deboli, ai malati non solo quelli legati dai vincoli di sangue ma a tutti. Le famiglie cristiane sono guidate dall\u2019amore stesso di Dio, un amore che per sua natura va sempre oltre se stessi e si dirige verso tutti soprattutto verso chi \u00e8 debole.<\/p>\n<p>Le famiglie che vivono nella sequela di Ges\u00f9, che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica, che sanno allargare le porte di casa per accogliere chi ha bisogno, che sanno uscire per aiutare i poveri e i deboli, che conoscono la strada degli ospedali e delle carceri, che sanno vedere nelle pieghe nascoste del quartiere e delle citt\u00e0 le persone sole bisognose di una visita (pensiamo agli anziani soli), che sanno scorgere altre famiglie pi\u00f9 deboli che fanno fatica e magari sono sull\u2019orlo della crisi, che sanno accorrere l\u00e0 dove c\u2019\u00e8 un grido che nessuno ascolta perch\u00e9 tutti sono assordati dai propri rumori, e cos\u00ec oltre, queste famiglie stanno compiendo miracoli. Sono come quei servi a Cana che sanno offrire un vino buono a chi ha la festa della vita ormai rovinata. Ed \u00e8 cos\u00ec \u2013 attraverso queste famiglie &#8211; che il Vangelo arriva nei nostri quartieri, nelle nostre citt\u00e0.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 intuire da questi pochi cenni, una famiglia che vive la sequela di Ges\u00f9 non \u00e8 affatto isolata e chiusa in se stessa. E non solo perch\u00e9 vive comunque \u201cin uscita\u201d, ossia con gli occhi e il cuore aperti, con le braccia allargate e i piedi in movimento, ma anche perch\u00e9 l\u2019energia dell\u2019amore la riceve dall\u2019altare e dalla comunione con la comunit\u00e0 cristiana con la quale ascolta le Scritture e celebra la comunione con l\u2019unico pane e l\u2019unico calice. Purtroppo, tale rapporto oggi \u00e8 opaco e talora cos\u00ec debole da inficiare la sua stessa forza. C\u2019\u00e8 bisogno di una pi\u00f9 chiara alleanza tra la famiglia e la parrocchia.<\/p>\n<p><em>La parrocchia: dal funzionalismo alla familiarit\u00e0 <\/em><\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che la famiglia non pu\u00f2 vivere per se stessa, anche la parrocchia, la comunit\u00e0 cristiana non pu\u00f2 vivere per se stessa. La parrocchia \u00e8 la famiglia di coloro che seguono Ges\u00f9. Quando la parrocchia, la comunit\u00e0 cristiana, si rinchiude in se stessa ecco che appare quella malattia che chiamerei il parrocchialismo, una malattia che rende la parrocchia pi\u00f9 una organizzazione che una fraternit\u00e0, pi\u00f9 un corpo funzionale che una famiglia, pi\u00f9 un luogo ove si offrono servizi che una casa ospitale.<\/p>\n<p>Prendiamo esempio da Ges\u00f9. L\u2019assemblea-tipo di Ges\u00f9 \u2013 e quindi anche la sua famiglia, sia quella naturale che quella pi\u00f9 ampia &#8211; non ha la forma di una organizzazione chiara ed efficiente, non ha i tratti di una setta esclusiva, o quelli di un club compatto e interessato solo al suo sviluppo, ha invece i tratti di una famiglia ospitale e quasi senza confini: ci troviamo Pietro e Giovanni, ma anche l\u2019affamato e l\u2019assetato, lo straniero e il perseguitato, la peccatrice e il pubblicano, il fariseo e le folle che si accalcano. E Ges\u00f9 non cessa di accogliere e di parlare con tutti, anche con chi non si aspetta pi\u00f9 di incontrare Dio nella sua vita.<\/p>\n<p>Ecco, questa \u00e8 la lezione da apprendere ancora oggi. Quanto \u00e8 bella la scena descritta da Marco della citt\u00e0 raccolta davanti alla porta della casa dove stava Ges\u00f9! Sono cos\u00ec le porte delle nostre parrocchie? Ges\u00f9 sceglie i discepoli per pendersi cura di questa assemblea, di questa famiglia. I membri che ne fanno parte non siamo noi a deciderli, sono invece gli invitati da Dio, sono i suoi ospiti, di cui noi dobbiamo essere servitori. Non riconosciamo in questa immagine lo stile evangelico che papa Francesco vorrebbe fosse di tutte le nostre parrocchie?<\/p>\n<p>Cari amici, per ricomporre questa immagine nei nostri giorni \u00e8 indispensabile una nuova alleanza tra la famiglia cristiana che si sforza di seguire Ges\u00f9 e la comunit\u00e0 cristiana che si sforza di essere essa stessa \u201cfamiglia di Dio\u201d. Insomma, famiglia e parrocchia sono i due luoghi \u201cprivilegiati\u201d dove dobbiamo realizzare quella comunione d\u2019amore che trova la sua fonte ultima in Dio stesso. Una Chiesa davvero evangelica non pu\u00f2 che avere la forma di una casa accogliente, ospitale, larga, senza confini. E questo avverr\u00e0 se non ci sar\u00e0 solo il parroco e qualcuno di buona volont\u00e0, ma se ci saranno famiglie che si offrono lietamente, esse stesse, perch\u00e9 si realizzi la \u201cforma domestica\u201d della Chiesa.<\/p>\n<p>Le famiglie \u201cin uscita\u201d invadono le parrocchie e le comunit\u00e0 parrocchiali assumono i tratti della famiglia di Dio. In tale orizzonte si comprendono anche le varie modalit\u00e0 di costituire gruppi famigliari per un mutuo aiuto ed anche per una presenza pi\u00f9 efficace nella societ\u00e0 civile. In certo modo, la parrocchia e le famiglie debbono costituire assieme una presenza che evidenzia la bellezza di un nuovo modo di vivere, non chiuso in se stesso ma aperto a tutti e particolarmente ai poveri. In un tale orizzonte vanno accolti con generosit\u00e0 coloro che non hanno famiglia, ossia le persone sole e deboli perch\u00e9 facciano parte della pi\u00f9 larga famiglia di Dio. Ed \u00e8 in questo orizzonte che si pone il tema dei divorziati risposati o di quelle famiglie imperfette e in fieri. Verso costoro deve affrettarsi il nostro passo, irrobustirsi il nostro ascolto, intensificarsi la nostra compagnia.<\/p>\n<p>Oggi, purtroppo, dobbiamo constatare un profondo divario tra la famiglia e la parrocchia: le famiglie sono troppo poco ecclesiali (facilmente si rinchiudono in se stesse), e le parrocchie sono poco famigliari (facilmente appesantite dalla burocratizzazione, dal funzionalismo). Emblematico in tale senso \u00e8 la povert\u00e0 della preparazione dei giovani al matrimonio: si tratta di pochi momenti quasi come quei corsi di inglese di sopravvivenza. E quanto \u00e8 grande l\u2019abbandono dei giovani sposi da parte della comunit\u00e0 parrocchiale! Queste giovani famiglie si trovano ad essere sole proprio mentre appaiono i problemi.\u00a0 E che dire della comunicazione della fede ai figli? C\u2019\u00e8 da ripensare interamente l\u2019iniziazione cristiana! Si tratta di due campi che richiedono con urgenza una riflessione pi\u00f9 ampia e soprattutto una creativit\u00e0.<\/p>\n<p>In ogni caso \u00e8 urgente sconfiggere sia il familismo che parrocchialismo per ritrovare una nuova alleanza tra la famiglia e la parrocchia. Una breve riflessione ci fa capire dov\u2019\u00e8 la radice di queste due malattie. La radice \u00e8 l\u2019individualismo che ha invaso anche il campo della fede. Insomma, si crede da soli, si pensa di salvarsi da soli. Benedetto XVI, nell\u2019enciclica <em>Spe Salvi<\/em>, si chiedeva: \u201ccom\u2019\u00e8 potuto accadere che nel cristianesimo moderno si sia affermata la concezione della salvezza come un affare individuale, per cui ciascuno crede che deve impegnarsi per salvare la propria anima, mentre l\u2019intera tradizione biblica e cristiana che ci salviamo in un popolo?\u201d Il Concilio Vaticano II lo afferma con grande chiarezza: \u201cDio avrebbe potuto salvare gli uomini in maniera individuale, ma ha scelto di salvarli radunandoli in un popolo\u201d. Tale individualismo religioso \u00e8 divenuto complice di quell\u2019individualismo della cultura contemporanea che sta avvelenando l\u2019intera umanit\u00e0.<\/p>\n<p><em>La famiglia, profezia di comunione in un mondo di soli<\/em><\/p>\n<p>Famiglia e comunit\u00e0 cristiana debbono trovare la loro alleanza non per rinchiudersi nel loro circolo ma per fermentare in maniera \u201cfamigliare\u201d l\u2019intera societ\u00e0. Le famiglie e le parrocchie debbono riscoprire il sogno stesso di Dio sul mondo: non debbono vivere per se stesse, neppure per la Chiesa deve vivere per se stessa, siamo chiamati, anche come famiglie e comunit\u00e0 cristiane a vivere per realizzare il disegno di Dio sul mondo, ossia fare dei della terra popoli un\u2019unica grane e variegata famiglia.<\/p>\n<p>Nello scenario di un mondo segnato dalla tecnocrazia economica e dalla subordinazione dell\u2019etica alla logica del profitto, \u00e8 strategico pertanto riproporre il Vangelo della famiglia come forza di umanesimo. La famiglia deve tornare a occupare il centro della politica, dell\u2019economia e della convivenza civile: la famiglia infatti decide dell\u2019abitabilit\u00e0 della terra, della trasmissione della vita, dei legami nella societ\u00e0. La famiglia cristiana \u00e8 una profezia di amore in un mondo di soli. E\u2019 questo che noi dobbiamo riscoprire e vivere con l\u2019entusiasmo di chi riceve un grande compito da Dio per la storia umana. Non ci si sposa per se stessi e neppure si va in chiesa per se stessi, ma per essere di aiuto a Dio nel suo disegno di salvezza per il mondo. Il Concilio vaticano II afferma con chiarezza la vocazione della Chiesa, delle comunit\u00e0 cristiane, delle famiglie: essere segno e strumento dell\u2019unit\u00e0 di tutto il genere umano. E\u2019 questo l\u2019amore di cui si tratta quando si parla della famiglia e della Chiesa. Siamo lontani mille miglia da quel romanticismo sentimentale che \u00e8 in balia di ogni vento egocentrico.<\/p>\n<p>La sapienza cristiana sulla famiglia \u00e8 un tesoro preziosissimo da esplorare e offre un contributo a mio avviso indispensabile per l\u2019affermarsi di un nuovo umanesimo. IN tale prospettiva la famiglia \u00e8 una benedizione insostituibile per la terra, nostra casa comune, casa di tutti i popoli di ieri, di oggi e di domani. La promessa che Dio fa all\u2019uomo e alla donna, all\u2019origine dell\u2019umanit\u00e0, include tutti gli esseri umani, sino alla fine della storia. Se abbiamo fede \u2013 anche poca ne basta -, le famiglie dei popoli della terra guarderanno le famiglie cristiane e le comunit\u00e0 cristiane che gi\u00e0 vivono questa solidariet\u00e0 ampia e si riconosceranno in questa benedizione. E\u2019 il grande sogno di Dio sul mondo: riunire tutti nell\u2019unica famiglia umana. Chiunque si lascia commuovere da questa visione, a qualunque popolo, nazione, religione appartenga, si mette in cammino con noi. Sar\u00e0 nostro fratello, sorella e madre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una Chiesa missionaria Abbiamo appena terminato il Sinodo dei Vescovi e nel documento finale si offrono non poche indicazioni sul tema della Famiglia. Siamo in attesa dell\u2019Esortazione Apostolica post-Sinodale per poter accogliere le prospettive che Papa Francesco ci offrir\u00e0. 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