{"id":21455,"date":"2016-02-26T16:07:07","date_gmt":"2016-02-26T15:07:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=21455"},"modified":"2016-03-04T19:49:06","modified_gmt":"2016-03-04T18:49:06","slug":"famille-en-communaute-lavenir-dune-utopie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/famille-en-communaute-lavenir-dune-utopie.html","title":{"rendered":"Famille en communaut\u00e9, l\u2019avenir d\u2019une utopie"},"content":{"rendered":"<div id=\":1a0\" class=\"ii gt m1531c4233bcd9d29 adP adO\">\n<div id=\":19z\" class=\"a3s\">\n<div dir=\"ltr\"><strong>Intervento al Congresso Internazionale\u00a0 organizzato da Chemin Neuf a Ginevra <em>Famille en communaut\u00e9, l&#8217;avenir d&#8217;une utopie?<\/em><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"ltr\">\n<p><em><br \/>\nLe \u201cnuove comunit\u00e0\u201d e il sinodo sulla famiglia<\/em><\/p>\n<p>Sono particolarmente lieto di partecipare a questo Colloquio Internazionale che si svolge, significativamente, pochi mesi dopo la fine del Sinodo sulla famiglia. Tra poco uscir\u00e0 l\u2019Esortazione Apostolica Post-sinodale, un testo che raccoglie quanto emerso dal Sinodo e che Papa Francesco iscrive nell\u2019orizzonte missionario della Chiesa in questo momento storico. E\u2019 un orizzonte particolarmente congeniale alle \u201cnuove comunit\u00e0\u201d e alla loro testimonianza evangelica perch\u00e9 non solo si conservi, ma cresca in visione e responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede opportuna anche solo per ricordare il prezioso contributo offerto dalle \u201cnuove comunit\u00e0\u201d al cammino della Chiesa anche nel versante di quella che viene chiamata la \u201cpastorale famigliare\u201d. Una sola cosa per\u00f2 credo vada sottolineata: il parallelismo che si pu\u00f2 stabilire tra lo sviluppo del cristianesimo delle origini attraverso la rete delle famiglie e la vitalit\u00e0 dei movimenti famigliari del Novecento. Sono due momenti storici molto diversi. E tuttavia hanno in comune l\u2019efficacia missionaria della Chiesa quando assume i tratti \u201cfamigliari\u201d. Mi chiedo se in questo inizio di millennio non si debba intraprendere la comunicazione del vangelo attraverso una nuova alleanza tra famiglia e comunit\u00e0 ecclesiale perch\u00e9 fermenti in maniera \u201cfamigliare\u201d una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 individualizzata e disumana.<\/p>\n<p>E\u2019 in questo orizzonte che appare ancor pi\u00f9 chiara la responsabilit\u00e0 delle \u201cnuove comunit\u00e0\u201d a vivere il proprio carisma in maniera pi\u00f9 generosa e creativa. Tra voi ci sono comunit\u00e0 nate nella prima met\u00e0 del Novecento e altre immediatamente dopo il Concilio e vi qualificate per l\u2019appartenenza alle diverse tradizioni cristiane. Vi accomuna, tra le altre cose, una prospettiva che lega strettamente famiglia e comunit\u00e0, ministero ordinato, sacramento nuziale e celibato. Come dare un nuovo impulso che rafforzi il discepolato e la missionari et\u00e0 In questo tempo per certi versi davvero straordinario? Guardiamo l\u2019entusiasmo che Papa Francesco suscita ovunque nel mondo. Egli appare come un seminatore infaticabile che semina ovunque il seme buono del Vangelo. Non c\u2019\u00e8 terreno nel quale egli non getti il seme, consapevole che comunque \u2013 sia che noi dormiamo o vegliamo \u2013 esso porter\u00e0 frutto.<\/p>\n<p>Vedendo l\u2019entusiasmo che egli suscita ovunque nel mondo, viene in mente la festa e la gioia che leggiamo nei Vangeli, quando folle intere accorrevano attorno a Ges\u00f9 per toccarlo, per sentirlo, per trovare comprensione e speranza. Ma una semina cos\u00ec larga chiede che ci siano mietitori sufficienti e attenti a raccogliere i frutti di quanto \u00e8 stato seminato. In questo tempo sento particolarmente urgente l\u2019esortazione di Ges\u00f9 ai discepoli: \u201cLevate i vostri occhi e guardate i campi che gi\u00e0 biondeggiano per la mietitura\u201d(Gv 4,35). La messe \u00e8 davvero molta. Non possiamo restare semplicemente a guardare, stupiti e soddisfatti, quel che il Papa sta vivendo e facendo. Tutte le realt\u00e0 ecclesiali sono chiamate a trovare un nuovo slancio. A mettersi \u201cin uscita\u201d dice Papa Francesco nella <em>Evangelii Gaudium<\/em>. A compiere una vera e propria \u201cconversione pastorale\u201d. E spiega: \u201cLa pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del \u2018si \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u2019. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunit\u00e0\u201d (EG 34). E\u2019 insomma necessaria una nuova audacia, una nuova creativit\u00e0 o, se si vuole, un pi\u00f9 attento ascolto di ci\u00f2 che lo \u201cSpirito dice alle Chiese\u201d(Ap 2, 29).<\/p>\n<p><em>Globalizzazione e \u201cindividualizzazione\u201d della societ\u00e0<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 in questo orizzonte che offrirei qualche riflessione sulla famiglia e il suo rapporto con la comunit\u00e0 cristiana. Faccio anzitutto una premessa. Se dovessi dire in maniera sintetica qual \u00e8 la situazione della famiglia oggi, direi che ci troviamo di fronte ad una condizione \u201cparadossale\u201d. Da una parte infatti si attribuisce alla famiglia un grande valore tanto da farne la chiave della felicit\u00e0. E i dati statistici confermano che la famiglia \u00e8 da tutti sentita come il luogo della sicurezza, del rifugio, del sostegno per la propria vita. Dall\u2019altra, i legami famigliari sono divenuti fragilissimi: le famiglie si disperdono, si dividono, si ricompongono, si allargano. E\u2019 normale pensare che ormai qualsiasi forma di \u201cvivere insieme\u201d pu\u00f2 essere famiglia. L\u2019importante \u2013 si dice &#8211; \u00e8 l\u2019amore. La famiglia, oggi \u2013 a differenza di ieri, penso ad esempio ad una creta cultura marxista -, non \u00e8 negata; viene posta accanto a nuove forme di vita e di esperienza relazionale che sono <em>apparentemente <\/em>compatibili con essa, anche se in verit\u00e0 la <em>scardinano<\/em>. Ci sono dati che gi\u00e0 mostrano l\u2019affermarsi di un circuito disincentivante verso il \u201cfare famiglia\u201d. E deve far riflettere il fatto che in diverse aree del mondo stia crescendo il numero delle persone che scelgono di stare da sole. Andiamo verso una societ\u00e0 de-familiarizzata? Certamente a basso tasso di familiarit\u00e0.<\/p>\n<p>E\u2019 una tendenza che trova sostegno nel processo di \u201cindividualizzazione\u201d che caratterizza la societ\u00e0 contemporanea. Dopo l\u2019affermarsi della soggettivit\u00e0 &#8211; un passo decisamente positivo perch\u00e9 ha permesso l\u2019affermarsi della dignit\u00e0 della persona umana \u2013 ci troviamo ora in una pericoloso deriva individualistica. Gilles Lipovetsky, noto filosofo francese, parla di una \u201c<em>seconda rivoluzione individualista<\/em>\u201d, ossia l\u2019affermarsi dell\u2019individuo sciolto da ogni vincolo al cui dominio viene assoggettata ogni cosa. Massimo Recalcati, uno psichiatra italiano, rileva in maniera analoga una \u201cesasperazione interna\u201d della modernit\u00e0, passata dalla centralit\u00e0 teologica di Dio a quella morale e psicologica dell\u2019<em>io<\/em>.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019<em>io<\/em> sembra prevalere ovunque sul <em>noi<\/em> e l\u2019<em>individuo<\/em> sulla <em>societ\u00e0, <\/em>cos\u00ec pure i diritti dell\u2019<em>individuo<\/em> avanzare su quelli della <em>famiglia<\/em>. Diviene normale, anzi logico, che in una cultura individualista si preferisca la coabitazione al matrimonio, l\u2019indipendenza individuale alla dipendenza reciproca. La famiglia, con un capovolgimento totale, pi\u00f9 che \u201ccellula base della societ\u00e0\u201d viene concepita sempre pi\u00f9 come \u201ccellula base per l\u2019individuo\u201d.\u00a0 Ognuno dei due coniugi pensa l\u2019altro in funzione di se stesso: ciascuno cerca la propria singolare individualizzazione pi\u00f9 che la creazione di un \u201csoggetto plurale\u201d che trascende le individualit\u00e0 per creare un \u201cnoi\u201d che affronta la costruzione di un futuro comune. Insomma, l\u2019<em>io<\/em>, nuovo padrone della realt\u00e0, diviene padrone assoluto anche nel matrimonio e nella famiglia. Il sociologo italiano, Giuseppe De Rita, parla di \u201cegolatria\u201d, di un vero e proprio culto dell\u2019<em>io<\/em>.<\/p>\n<p>Anche il cristianesimo non \u00e8 immune dal virus dell\u2019individualismo. Lo rileva con sapienza Benedetto XVI, nell\u2019enciclica <em>Spe Salvi<\/em>. Papa Ratzinger si chiede: \u201ccom\u2019\u00e8 potuto accadere che nel cristianesimo moderno si sia affermata la concezione della salvezza come un affare individuale, per cui ciascuno crede che deve impegnarsi per salvare la propria anima, mentre l\u2019intera tradizione biblica e cristiana che ci salviamo in un popolo?\u201d Il Concilio Vaticano II lo ha affermato con grande chiarezza: \u201cDio avrebbe potuto salvare gli uomini in maniera individuale, ma ha scelto di salvarli radunandoli in un popolo\u201d. Tale individualismo religioso \u00e8 divenuto complice di quell\u2019individualismo della cultura contemporanea che sta avvelenando l\u2019intera umanit\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Il bisogno di \u201cFamiglia\u201d <\/em><\/p>\n<p>Tutte le ricerche rilevano comunque che i legami affettivi duraturi continuano ad essere un\u2019aspirazione generale. Si potrebbe dire che, nonostante tutto, resta forte il bisogno di \u201cfamiglia\u201d. E\u2019 un bisogno che sale dal profondo della persona umana: siamo fatti per la comunione, non per la solitudine. Il racconto biblico \u00e8 illuminante. Dio \u2013 si scrive nel racconto della Genesi (2, 18) -,\u00a0 dopo aver creato l\u2019uomo, si rese conto che mancava qualcosa, e disse immediatamente: \u201cNon \u00e8 bene che l\u2019uomo sia solo\u201d. Cre\u00f2 la donna, una compagnia \u201cche gli fosse simile\u201d. Nel capitolo primo della Genesi (1, 27) si sottolinea la complementariet\u00e0 dell\u2019uomo e della donna: \u201cDio cre\u00f2 l\u2019uomo a sua immagine: a immagine di Dio lo cre\u00f2; maschi e femmina li cre\u00f2\u201d. Se \u00e8 vero che la vita umana non \u00e8 l&#8217;unica forma di vita contrassegnata dalla differenza sessuale, \u00e8 per\u00f2 solo della differenza sessuale dell\u2019uomo e della donna che si dice \u201ca immagine e somiglianza di Dio\u201d. Tale differenza non \u00e8 posta per la contrapposizione ma per la comunione e l\u2019integrazione tra l\u2019uomo e la donna. Questo significa che gli uomini non possono capire l&#8217;essere umano nella sua profondit\u00e0 se non ascoltano le donne (e quando non lo fanno si vede benissimo cosa succede!). Cos\u00ec pure le donne non possono capire l\u2019essere umano nella sua compiutezza senza il dialogo con gli uomini. Insomma, senza l&#8217;arricchimento di questa relazione \u2013 nel pensiero e nell\u2019azione, negli affetti e nel lavoro \u2013 i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna.<\/p>\n<p>La cultura contemporanea ha creato nuovi spazi, nuove libert\u00e0 e nuove profondit\u00e0 per comprendere questa differenza, introducendovi per\u00f2 anche dubbi e scetticismo. Faccio un solo esempio: la cosiddetta teoria del <em>gender<\/em> non \u00e8 forse anche l&#8217;espressione di questa rassegnazione che mira a cancellare la differenza perch\u00e9 non sa pi\u00f9 confrontarsi con essa? \u201cLa rimozione della differenza, infatti, \u00e8 il problema, non la soluzione\u201d, ha sottolineato Papa Francesco. Il rischio \u00e8 che facciamo un passo indietro. L\u2019uomo e la donna, per risolvere i loro problemi di intesa devono invece parlarsi di pi\u00f9, ascoltarsi di pi\u00f9, volersi bene di pi\u00f9. E quando progettano la loro unione matrimoniale e famigliare, devono farlo per la vita e non solo per la compagnia di un\u00a0 momento. Insomma, il legame matrimoniale e familiare \u00e8 una cosa seria, per tutti, non solo per i credenti.<\/p>\n<p>Emerge qui uno dei compiti pi\u00f9 urgenti affidati dalla storia alle famiglie cristiane e alle comunit\u00e0 cristiane. In questo orizzonte globale suona profetico quanto diceva il grande Patriarca Atenagora: \u201cChiese sorelle, popoli fratelli\u201d. La societ\u00e0 globalizzata potr\u00e0 trovare un futuro saldo di civilt\u00e0 se e nella misura in cui sar\u00e0 capace di promuovere una nuova cultura della \u201cfamigliarit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><em>La vocazione e la missione della famiglia <\/em><\/p>\n<p>Il Sinodo riafferma il bisogno di \u201cfamiglia\u201d. In certo modo dobbiamo ripartire dall\u2019inizio, come Ges\u00f9 stesso disse a coloro che gli posero la domanda sulla legittimit\u00e0 del ripudio: \u201call\u2019inizio non fu cos\u00ec\u201d(Mt 19,8). E\u2019 indispensabile e urgente una nuova riflessione sulle prime pagine della Bibbia. In esse vengono tracciate in maniera inequivocabile la vocazione e la missione della famiglia. Nella prima famiglia umana \u00e8 contenuta sia la \u201cfamiglia dei popoli\u201d sia le singole famiglie. A queste famiglie Dio affida il compito di custodire il creato e la responsabilit\u00e0 della generazione: \u201cSiate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela\u201d(Gn 1, 28). Non siamo stati creati per rinchiuderci in noi stessi, ma per rendere abitabile da tutti i popoli quella \u201ccasa comune\u201d che \u00e8 la terra. E\u2019 in questo orizzonte che si colloca la profezia della famiglia. Da essa non sono esclusi coloro che scelgono il celibato.<\/p>\n<p>Vorrei spendere una parola su questo tema. Il celibato va approfondito anche perch\u00e9 \u00e8 parte del discorso sulla dimensione \u201cfamigliare\u201d dell\u2019umanit\u00e0 e della missione che Dio le ha affidato attraverso la comunit\u00e0 &#8220;ecclesiale&#8221;. In tale prospettiva la condizione &#8220;monastica&#8221; associata al ministero non \u00e8 in competizione con la forma &#8220;domestica&#8221; della vita di fede del popolo di Dio. Al contrario, introduce nella comunione ecclesiale una polarit\u00e0 feconda per l&#8217;apertura evangelica della dimensione famigliare, dalla quale riceve a sua volta la concretezza della sua destinazione ecclesiale. I carismi, anche i pi\u00f9 grandi, come insegna Paolo, non sono per noi stessi ma per l&#8217;utilit\u00e0 comune (1Cor 12, 7; 14, 12). E il loro fine ultimo \u00e8 unico per tutti: l&#8217;ospitalit\u00e0 e la condivisione dell&#8217;amore di Dio (1 Cor 12, 31; 14, 1).<\/p>\n<p>La vocazione celibataria si appoggia alla scelta fatta da Ges\u00f9, e corrisponde ad una chiamata singolare, di cui Ges\u00f9 non manca di segnalare il simbolo forte ed anche enigmatico (&#8220;Vi sono infatti eunuchi che sono nati cos\u00ec dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi pu\u00f2 capire, capisca&#8221;, Mt 19, 12). Queste parole evangeliche seguono immediatamente quelle con cui Ges\u00f9 celebra la purezza della vocazione coniugale originaria dell&#8217;uomo e della donna, sottraendola ad ogni compromesso ed esaltandone la portata paritaria e la dignit\u00e0 creaturale (Mt 19, 3-11). Ges\u00f9 non contrappone il celibato alla coniugalit\u00e0. E il cristianesimo ha sempre resistito \u2013 a dispetto di molti equivoci della sua stessa storia \u2013 alla esaltazione del primo svalutando la seconda. E neppure si tratta di argomentare in termini di pratica utilit\u00e0 del ministero comunitario o della vita di preghiera. Quando Ges\u00f9 parla della dignit\u00e0 della donna nel matrimonio e del privilegio dei bambini nella comunit\u00e0, come anche i gesti di Ges\u00f9 che risuscita l&#8217;amico Lazzaro e restituisce la figlia al Centurione, non diminuisce il valore dei vincoli famigliari.<\/p>\n<p>A tale scopo propongo due osservazioni. La prima \u00e8 relativa all\u2019atteggiamento di Ges\u00f9: nessuno ha pi\u00f9 diritto di un altro di accostarsi a Lui e di ricevere la benedizione, la salvezza e la promessa del regno di Dio. Anche Ges\u00f9 ha i suoi affetti famigliari, ma non una sua famiglia. Non c\u2019\u00e8 spazio privilegiato: ognuno che cerca Dio pu\u00f2 trovarlo, in Lui, senza l&#8217;imbarazzo di ferire qualcuno che ha umanamente pi\u00f9 diritto. Insomma, Ges\u00f9 mette in pratica quel che dice: chi ascolta la Parola e fa la volont\u00e0 di Dio, costui \u00e8 per me fratello, sorella e madre. E chi lascia moglie e campi, <em>per questo<\/em>, ricever\u00e0 il centuplo: ossia, arricchir\u00e0 il mondo di affetti famigliari, in un modo che \u00e8 umanamente impensabile!<\/p>\n<p>Nella vita gli affetti pi\u00f9 cari e pi\u00f9 sacri del legame coniugale e famigliare spesso sono feriti, abusati, lacerati, abbandonati. Molti legami cercano di vivere, pur in condizioni di povert\u00e0 materiale e spirituale, molti cercano di ricomporsi, pur in condizioni difficili e precarie. La comunit\u00e0 cristiana, che \u00e8 radicata nella vita delle famiglie, \u00e8 anche pi\u00f9 grande della famiglia: essa riesce a far vivere e sperare nella benedizione di legami veramente famigliari, anche coloro che in quei legami faticano a vivere e a sperare: compresi i soli, le abbandonate, i messi da parte e i rifiutati, e tutti coloro che non hanno potuto condividere e generare una vita.<\/p>\n<p>Ecco, il celibato si colloca simbolicamente nel punto pi\u00f9 povero di questa costellazione di fragilit\u00e0 e di ferite umane, per presidiare e custodire il punto pi\u00f9 alto del riscatto della loro impotenza. E incita la comunit\u00e0 della fede a offrire uno spazio famigliare cos\u00ec grande da poter contenere e sostenere tutte le solitudini e gli abbandoni: anche nelle condizioni, apparentemente impossibili, della vita. Il &#8220;solo&#8221; e &#8220;l&#8217;abbandonata&#8221;, resi tali dalle circostanze della vita o dalla cattiveria degli uomini (\u00e8 l&#8217;esempio di Ges\u00f9, che parla prima della &#8220;ripudiata&#8221; e poi dell'&#8221;eunuco&#8221;, con tutta franchezza e in assoluta libert\u00e0, perch\u00e9 non parla per s\u00e9, appunto) trovano la spazio per la loro dignit\u00e0 e per il loro riscatto. E per la loro reintegrazione nell&#8217;orizzonte famigliare della Chiesa.<\/p>\n<p>La seconda osservazione riguarda la dimensione \u201cfamigliare\u201d del celibato &#8220;ecclesiale&#8221;. E\u2019 a dire che la testimonianza del celibato \u2013 una chiamata squisitamente personale che pu\u00f2 venire solo da Dio, perch\u00e9 agisce profeticamente &#8220;in deroga&#8221; al comandamento creaturale e al sacramento cristiano \u2013 non si comprende al di fuori della logica &#8220;fraterna&#8221; della fede evangelica e della comunit\u00e0 ecclesiale. Se il principio monastico e quello domestico della costituzione della comunit\u00e0 cristiana agiscono nel solco di un&#8217;alleanza che edifica la Chiesa, la testimonianza dell&#8217;intero della fede prende una forza straordinaria anche per la missione dell&#8217;umanesimo nuovo inaugurato dal Signore. L&#8217;alleanza del principio monastico e del principio domestico \u2013 senza opposizione, senza costrizione \u2013 infatti, libera la sessualit\u00e0 dalla riduzione a pulsione del godimento e la restituisce alla sua dignit\u00e0 umana di scelta e di libert\u00e0. Nello stesso tempo, la relazione coniugale viene restituita alla sua dimensione comunitaria ed ecclesiale. L&#8217;intimit\u00e0 e la generazione trovano la loro profonda corrispondenza nello sviluppo e nella circolazione di una paternit\u00e0, di una maternit\u00e0, di una fratellanza pi\u00f9 ampia di quella che si chiude nell&#8217;autoreferenzialit\u00e0 dei legami di coppia e di clan.<\/p>\n<p>A quel punto, la testimonianza ecclesiale di una fede che genera un orizzonte famigliare per tutti, estendendo il comandamento del Creatore all&#8217;orizzonte dell&#8217;intera condizioni umana, e per chiunque, \u00e8 perfettamente abilitata al suo compito. Il carisma della vocazione monastica, sottratto all&#8217;orgoglio di una prova di forza, e restituito al roccioso sostegno \u2013 e incoraggiamento e dedizione \u2013 che esso deve provvedere alla comunit\u00e0 dei testimoni del regno di Dio fra gli uomini, si rallegrer\u00e0 della vitalit\u00e0 che i legami famigliari, vissuti nella fede, portano all&#8217;unica missione ecclesiale della fede. E la gioiosa vocazione a renderla un possibile di Dio, persino l\u00e0 dove esso appare impossibile agli uomini. Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una misteriosa corrispondenza, nella fede evangelica, e non opposizione, fra l&#8217;alleanza dell&#8217;uomo e della donna voluta da Dio e la chiamata a portare questa alleanza oltre se stessa: in favore di <em>ogni <\/em>uomo e di <em>ogni<\/em> donna.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Il matrimonio, la famiglia e la comunit\u00e0 ecclesiale<\/em><\/p>\n<p>Vorrei ora almeno accennare al rapporto tra il sacramento, la famiglia e la comunit\u00e0 ecclesiale. Anche qui c\u2019\u00e8 una lacuna del pensiero teologico, nonostante l&#8217;ampia letteratura morale e canonistica. La teologia del matrimonio ha trascurato la dimensione famigliare, iscrivendola tacitamente fra le conseguenze pratiche dell&#8217;unione coniugale, che definiscono la condizione comune di una forma sociale di base. Oggi invece appare chiara l\u2019inadeguatezza di tale prospettiva. Va sviluppato ben di pi\u00f9 il legame intrinseco fra il sacramento del matrimonio e la famiglia, sino a poter dire con chiarezza che l&#8217;uomo e la donna non si uniscono in matrimonio semplicemente per se stessi, bens\u00ec per l\u2019edificazione di una famiglia intesa come luogo di generazione umana, di educazione filiale, di legame sociale e di fraternit\u00e0 ecclesiale. Insomma, il matrimonio \u00e8 per la famiglia, non viceversa: il sacramento sigilla il loro reciproco e indispensabile rapporto. La destinazione sociale e la vocazione comunitaria del matrimonio, che nella famiglia trova il suo simbolo compiuto e il suo nucleo propulsivo, sono assunte all&#8217;interno della fede cristiana e della stessa forma ecclesiale, sulla base del disegno comunitario di Dio a riguardo della creatura umana.<\/p>\n<p>Il fatto che il legame matrimoniale costituisca, nell&#8217;ordine cristiano, un vero e proprio sacramento della nuova alleanza, va compreso in continuit\u00e0 con l\u2019originaria destinazione generativa e comunitaria dell&#8217;alleanza creaturale. Nel sacramento cristiano, il legame delle origini \u00e8 redento e inserito nell&#8217;economia della salvezza cristiana, ma la logica del suo disegno creaturale continua a rappresentare il fulcro del suo compimento nella fede in Ges\u00f9 Cristo, condivisa nella Chiesa. Il fatto che esista un intrinseco ordinamento del sacramento alla famiglia, e della famiglia alla comunit\u00e0 ecclesiale, non \u00e8 una semplice conseguenza pratica dell&#8217;amore totale e fedele &#8220;dei due&#8221;, quasi che il significato essenziale del matrimonio (e quindi del sacramento) si condensasse e si esaurisse in primo luogo nel legame d&#8217;amore assoluto della coppia. In verit\u00e0, la destinazione ai vincoli famigliari e alla comunit\u00e0 ecclesiale \u00e8 piuttosto da ricondurre alla natura intrinseca del legame matrimoniale secondo il disegno creatore, che nell&#8217;economia salvifica cristiana viene inserito \u2013 come parte attiva \u2013 nel pi\u00f9 fondamentale legame di Cristo con &#8220;i molti&#8221; per i quali \u00e8 destinato l&#8217;amore di Dio ed \u00e8 versato il sangue redentore.<\/p>\n<p>In questa pi\u00f9 ampia e concreta connessione si potr\u00e0 ancor meglio comprendere il senso genuinamente &#8220;ecclesiale&#8221; della formula paolina sul \u201cmistero grande\u201d, riscoperta dalla recente teologia del matrimonio (Ef 5, 15).<\/p>\n<p><em>Famiglie e comunit\u00e0 \u201cin uscita\u201d<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019orizzonte evangelico appare chiaro il primato assoluto del legame con Ges\u00f9 su tutti gli altri legami. La famiglia cristiana ha come suo primo compito la sequela di Ges\u00f9. E\u2019 questo il senso dello \u201csposarsi nel Signore\u201d. I legami famigliari \u2013 nella sequela del Signore &#8211; vengono irrobustiti e trasformati: sono cio\u00e8 resi pi\u00f9 robusti, pi\u00f9 creativi, e pi\u00f9 universali perch\u00e9 senza pi\u00f9 confini. La forza del Vangelo fa uscire di casa e abilita a creare paternit\u00e0 e maternit\u00e0 pi\u00f9 ampie, per accogliere come fratelli e sorelle gli altri discepoli di Ges\u00f9. A chi gli disse che fuori della casa c\u2019erano la madre e i fratelli che lo aspettavano, Ges\u00f9 rispose: \u201cEcco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volont\u00e0 di Dio, costui \u00e8 mio fratello, sorella e madre\u201d (Mc 3, 35). La comunit\u00e0 ecclesiale \u00e8 la \u201cfamilia Dei\u201d. Nel seno della Comunit\u00e0 cristiana, le famiglie cristiane ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica, allargano le porte di casa per accogliere chi ha bisogno, escono dal loro recinto per aiutare i poveri e i deboli, conoscono la strada degli ospedali e delle carceri, scorgono nelle pieghe nascoste del quartiere e delle citt\u00e0 le persone sole bisognose di una visita, si accorgono delle altre famiglie pi\u00f9 deboli che fanno fatica e magari sono sull\u2019orlo della crisi, ascoltano le grida che nessuno ascolta pi\u00f9 perch\u00e9 ciascuno \u00e8 assordato dal proprio rumore, e cos\u00ec oltre. Queste famiglie stanno compiendo miracoli. Esse sono come quei servi a Cana che sanno offrire un vino buono a chi ha la festa della vita ormai rovinata. Ed \u00e8 cos\u00ec \u2013 attraverso queste famiglie &#8211; che il Vangelo arriva nelle periferie del mondo.<\/p>\n<p>Le famiglie che vivono la sequela di Ges\u00f9 non sono isolate e chiuse in se stesse. Esse attingono l\u2019energia dell\u2019amore dall\u2019altare: ascoltando assieme le Scritture e nutrendosi dell\u2019unico pane e dell\u2019unico calice. Per questo \u00e8 urgente un pi\u00f9 chiaro legame tra famiglia e comunit\u00e0 partendo proprio dalla &#8220;comunit\u00e0 dell\u2019altare&#8221;. La pastorale di base dovrebbe sviluppare molto di pi\u00f9, in chiave &#8220;famigliare&#8221;, la ricchezza di questo legame che &#8220;fa la Chiesa&#8221;. Dall\u2019unico altare della Domenica ci si disperde poi negli altari delle case, delle strade e delle piazze per comunicare a tutti il Vangelo del Regno e guarendo malattie e infermit\u00e0. Una Chiesa secondo il Vangelo non pu\u00f2 che avere la forma di una casa accogliente, ospitale, larga, senza confini. E questo avverr\u00e0 realizzandola in una \u201cforma domestica\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019utopia di un nuovo modo di vivere, non chiuso in se stesso ma aperto a tutti e particolarmente ai poveri. In un tale orizzonte diviene chiara la responsabilit\u00e0 di accogliere coloro che non hanno famiglia, le persone sole e deboli perch\u00e9 facciano parte della pi\u00f9 larga famiglia di Dio. Ed \u00e8 in questo orizzonte che si deve porre anche il tema dei divorziati risposati o di quelle famiglie imperfette e in fieri. Verso costoro deve affrettarsi il nostro passo, irrobustirsi il nostro ascolto, intensificarsi la nostra compagnia. C\u2019\u00e8 una responsabilit\u00e0 particolare dei movimenti che gi\u00e0 vivono una interrelazione tra famiglia e comunit\u00e0. E\u2019 la responsabilit\u00e0 di aiutare la Chiesa a colmare il divario tra famiglie e comunit\u00e0 cristiane. Potremmo dire che le famiglie sono troppo poco ecclesiali perch\u00e9 facilmente si rinchiudono in se stesse, e le comunit\u00e0 cristiane poco famigliari perch\u00e9 appesantite dalla burocratizzazione, o ingrigite dal funzionalismo.<\/p>\n<p><em>La profezia di una Chiesa famigliare in un mondo di soli<\/em><\/p>\n<p>Famiglia e comunit\u00e0 cristiana debbono trovare la loro alleanza non per rinchiudersi nel loro circolo ma per fermentare in maniera \u201cfamigliare\u201d l\u2019intera societ\u00e0. Nello scenario di un mondo segnato dalla tecnocrazia economica e dalla subordinazione dell\u2019etica alla logica del profitto, \u00e8 strategico riproporre il Vangelo famiglia come forza di umanesimo. La famiglia \u2013 una profezia di amore in un mondo di soli &#8211; decide dell\u2019abitabilit\u00e0 della terra, della trasmissione della vita, dei legami nella societ\u00e0. Il Vaticano II afferma con chiarezza la vocazione della Chiesa, delle comunit\u00e0 cristiane, delle famiglie: essere segno e strumento dell\u2019unit\u00e0 di tutto il genere umano. E\u2019 questo l\u2019amore che deve abitare nella famiglia e nella Chiesa.<\/p>\n<p>La parola della creazione \u2013 ricchissima di tesori \u2013 \u00e8 ancora troppo trascurata e dimenticata, eppure offre ampiezze e profondit\u00e0 nuove. E\u2019 un grande lavoro che aspetta di essere compiuto. Ed \u00e8 entusiasmante: Dio affida il mondo e le generazioni all\u2019uomo e alla donna congiuntamente. Quello che accade tra loro decide tutto. Quando i due progenitori si lasciarono prendere dal delirio di onnipotenza, e quindi di fare a meno di Dio, rovinarono tutto. E\u2019 un racconto che fa intravedere le tragedie conseguenti al rifiuto della benedizione di Dio sul legame generativo tra l\u2019uomo e la donna.<\/p>\n<p>In ogni caso, seguendo l\u2019antico racconto biblico, Dio non abbandona l\u2019uomo e la donna al loro destino e ribadisce la forza di quel legame generativo dell\u2019inizio. Quando dice al serpente ingannatore: \u201cIo porr\u00f2 inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe\u201d (Gn 3, 15a), Dio segna la donna con una barriera protettiva, di inimicizia verso male: \u00e8 una benedizione a cui essa pu\u00f2 ricorrere \u2013 se vuole \u2013 in ogni generazione. Vuol dire che la Donna porta una segreta e speciale benedizione, per la difesa della sua creatura dal Maligno! Come la Donna dell\u2019Apocalisse, che corre a nasconderlo dal Drago. E Dio la protegge (cfr. Ap 12, 6). E la protezione di Dio, nei confronti dell\u2019uomo e della donna, non viene comunque mai meno per entrambi. Prima di far uscire i peccatori dal mondo-giardino, Dio \u201cfece all\u2019uomo e alla donna tuniche di pelle e li vest\u00ec\u201d (cfr. Gn 3, 21). Anche nelle dolorose conseguenze del nostro peccato, Dio fa attenzione che non rimaniamo nudi e abbandonati al nostro destino!<\/p>\n<p>La famiglia \u00e8 una benedizione insostituibile per la terra, che \u00e8 la nostra casa comune, la casa di tutti i popoli di ieri, di oggi e di domani. La promessa che Dio fa all\u2019uomo e alla donna, all\u2019origine dell\u2019umanit\u00e0, include tutti gli esseri umani, sino alla fine della storia. Se abbiamo fede \u2013 anche poca ne basta -, le famiglie dei popoli della terra guarderanno le famiglie cristiane e le comunit\u00e0 cristiane che gi\u00e0 vivono questa solidariet\u00e0 ampia e si riconosceranno in questa benedizione. E\u2019 il grande sogno di Dio sul mondo: riunire tutti nell\u2019unica famiglia umana. Chiunque si lascia commuovere da questa visione, a qualunque popolo, nazione, religione appartenga, pu\u00f2 unirsi alla Chiesa: \u00e8 nostro fratello, sorella e madre.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\":19z\" class=\"a3s\">\n<div class=\"yj6qo\"><em>\u00a0<\/em><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\":1ax\" class=\"hq gt a10\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervento al Congresso Internazionale\u00a0 organizzato da Chemin Neuf a Ginevra Famille en communaut\u00e9, l&#8217;avenir d&#8217;une utopie? Le \u201cnuove comunit\u00e0\u201d e il sinodo sulla famiglia Sono particolarmente lieto di partecipare a questo Colloquio Internazionale che si svolge, significativamente, pochi mesi dopo la fine del Sinodo sulla famiglia. 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