{"id":21444,"date":"2025-03-22T13:44:29","date_gmt":"2025-03-22T12:44:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vincenzopaglia.it\/?p=21444"},"modified":"2025-03-05T12:46:28","modified_gmt":"2025-03-05T11:46:28","slug":"terza-domenica-di-quaresima-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vincenzopaglia.it\/index.php\/terza-domenica-di-quaresima-3.html","title":{"rendered":"Terza Domenica di Quaresima"},"content":{"rendered":"<p class=\"versetti\">Dal vangelo di Luca 13,1-9<\/p>\n<p class=\"brano\"><em>In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Ges\u00f9 disse loro: &#8220;Credete che quei Galilei fossero pi\u00f9 peccatori di tutti i Galilei, per aver sub\u00ecto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali croll\u00f2 la torre di S\u00ecloe e le uccise, credete che fossero pi\u00f9 colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo&#8221;.<\/em><\/p>\n<p class=\"brano\"><!--more--><br \/>\n<em>Diceva anche questa parabola: &#8220;Un tale aveva piantato un albero di fichi nella suavigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trov\u00f2. Allora disse al vignaiolo: &#8220;Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest&#8217;albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perch\u00e9 deve sfruttare il terreno?&#8221;. Ma quello gli rispose: &#8220;Padrone, lascialo ancora quest&#8217;anno, finch\u00e9 gli avr\u00f2 zappato attorno e avr\u00f2 messo il concime. Vedremo se porter\u00e0 frutti per l&#8217;avvenire; se no, lo taglierai&#8221;&#8221;.<\/em><\/p>\n<p class=\"brano\">Continua il nostro cammino quaresimale che ci condurr\u00e0 a Gerusalemme per la Pasqua. Siamo alla terza tappa, dopo la tentazione nel deserto e la visione del Tabor. La Liturgia di questa domenica si apre con la narrazione dell&#8217;esperienza religiosa di Mos\u00e8 su un altro monte, l&#8217;Oreb. Mos\u00e8, narra il libro dell&#8217;Esodo, stava pascolando il gregge del suocero e si spinse sino all&#8217;Oreb; era fuggito dall&#8217;Egitto perch\u00e9 la sua vita era in pericolo (aveva ucciso un egiziano) e si era sistemato con la trib\u00f9 di Ietro, sacerdote di Madian. L\u00ec conduceva una vita normale, come quella di tanti; forse, l&#8217;unica differenza era quella di tenersi a distanza dagli egiziani.<br \/>\nUn giorno, arrivato alle pendici del monte Oreb, &#8220;l&#8217;angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto&#8221;: un fuoco che bruciava ma non consumava. Cos\u00ec \u00e8 della Parola di Dio: brucia la nostra vita ma non la distrugge; ci inquieta ma non ci annienta. Questo fuoco cos\u00ec particolare si fa parola viva, toccante: chiama Mos\u00e8 per nome. In quel deserto sconfinato, mentre si trovava solo con le sue greggi, quell&#8217;ebreo egiziano egli non era n\u00e9 solo n\u00e9 abbandonato: &#8220;Mos\u00e8, Mos\u00e8!&#8221;, si sent\u00ec chiamare. Alla sua risposta la voce continu\u00f2: &#8220;Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perch\u00e9 il luogo sul quale tu stai \u00e8 terra santa!&#8221;. Mos\u00e8 non solo si tolse i calzari, si vel\u00f2 anche il viso, &#8220;perch\u00e9 aveva paura di guardare verso Dio&#8221;. Non si pu\u00f2 stare impunemente alla presenza di Dio. Ancora oggi, in Oriente, quando si entra nei luoghi santi (pensiamo alle moschee o alla zona attorno all&#8217;altare nelle chiese cristiane copte dell&#8217;Egitto), bisogna togliersi le scarpe.<br \/>\n\u00c8 il senso della nostra pochezza e della nostra povert\u00e0. Prostriamoci davanti a chi \u00e8 tanto pi\u00f9 grande di noi, infinitamente pi\u00f9 grande, nella forza e soprattutto nell&#8217;amore! Le parole che Dio rivolse a Mos\u00e8 bruciavano di un amore sdegnato per l&#8217;oppressione di Israele: &#8220;Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti; conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo&#8221;. Il Dio che Mos\u00e8 si trova davanti non era lontano e impassibile, ma un roveto d&#8217;amore, un fuoco che brucia per liberare il suo popolo. Davanti a questa fiamma dobbiamo davvero coprire il nostro volto, spesso freddo e distante. La vicinanza di questo fuoco ci trasforma e ci rende testimoni dell&#8217;amore. Mos\u00e8 aveva paura di tornare in Egitto, e soprattutto di presentarsi al suo popolo. Con quale autorit\u00e0 avrebbe chiesto di essere ascoltato? Per questo chiede al Signore: &#8220;Chi sono io per parlare al popolo d&#8217;Israele?&#8221;. \u00c8 una domanda saggia, impregnata della consapevolezza della sua fragilit\u00e0 e inadeguatezza. La voce dell&#8217;angelo che la forza del discepolo non si fonda sulle sue capacit\u00e0, ma sulla vicinanza del Signore: &#8220;Io sono (sar\u00f2) con te&#8221;. Mos\u00e8 non dovr\u00e0 andare a liberare i suoi fratelli con parole dettate dal suo cuore vacillante, ma con quelle di Dio: &#8220;Io-Sono mi ha mandato a voi&#8221;. La definizione che Dio d\u00e0 di se stesso, &#8220;lo sono colui che sono&#8221;, non \u00e8 costretta, \u00e8 storica: il nome di Dio (ossia Dio stesso) accompagner\u00e0 sempre Mos\u00e8 e il suo popolo.<br \/>\nSu quel monte, l&#8217;Oreb, si manifesta la scelta di Dio per Israele e per gli uomini: &#8220;Io sar\u00f2 con te, dice il Signore a ogni uomo, a ogni donna; io sar\u00f2 per te come il fuoco che riscalda e illumina, come la nube che guidava Israele nel deserto; io sar\u00f2 la tua libert\u00e0 e il tuo futuro, come diedi a Israele la terra promessa. Non solo; io porr\u00f2 la mia tenda in mezzo a voi, mi stabilir\u00f2 per sempre con voi; sar\u00f2 l&#8217;Emanuele, il Dio con noi&#8221;. La definizione che Dio ha dato di se stesso sull&#8217;Oreb in Ges\u00f9 raggiunge il suo culmine: Ges\u00f9 \u00e8 il definitivo roveto ardente (&#8220;Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse gi\u00e0 acceso&#8221;, Lc 12,49). Ed \u00e8 lui che ha detto ai discepoli: &#8220;Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo&#8221; (Mt 28,20).<br \/>\nLa pericope evangelica di questa terza domenica di Quaresima ci presenta Ges\u00f9 come un vignaiolo che intercede presso il padrone per salvare una pianta di fico. Per vari anni quest&#8217;albero non ha prodotto frutto e il padrone, sdegnato, vuole tagliarlo. Il vignaiolo insiste perch\u00e9 il padrone aspetti ancora un po&#8217; di tempo. La supplica raggiunge il padrone e lo convince. Con questa parabola Ges\u00f9 non fa che descrivere la vicenda della nostra vita, spesso senza frutto. Essa per\u00f2 \u00e8 salvata dalla misericordia di Ges\u00f9 che si \u00e8 fatto compagno, amico e difensore di ognuno di noi. Ma chiede di lasciarci toccare il cuore. La Quaresima \u00e8 uno di quei tempi particolari, opportuni, che ci sono donati per la nostra conversione. Dio non \u00e8 intento a mandarci disgrazie perch\u00e9 ci ravvediamo (\u00e8 una concezione distorta di Dio, anche se purtroppo \u00e8 molto diffusa). Gli esempi riportati da Ges\u00f9 sono chiarissimi in questo senso; e il salmo ripete spesso: &#8220;Buono e pietoso \u00e8 il Signore, lento all&#8217;ira e grande nell&#8217;amore&#8221; (Sal 102\/103,8). Tuttavia il richiamo all&#8217;urgenza della conversione \u00e8 serio; non tanto per la vendetta di Dio, quanto per evitare di farsi del male: &#8220;Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere&#8221; ?(l Cor 10,12).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal vangelo di Luca 13,1-9 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Ges\u00f9 disse loro: &#8220;Credete che quei Galilei fossero pi\u00f9 peccatori di tutti i Galilei, per aver sub\u00ecto tale sorte? 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